Torino si prepara al Natale. Vi proponiamo alcuni scatti suggestivi della nostra lettrice Isotta Meliga

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione
No, Rebecca Zlotowski non ha propria la stoffa di Hitchcock
Si chiama Lilian Steiner, di professione psichiatra, trapiantata tra le piazze e les avenue di Parigi, vita solitaria, un matrimonio interrotto alle spalle – ma una cena a due e un paio di bicchieri di buon vino rosso potrebbero lasciarci intravedere una notte di sesso e una conciliazione -, un rapporto parecchio maldestro con il figlio da poco divenuto padre. Ma la “Vita privata” non è soltanto questo, s’allarga a quello studio che ospita lettino e pazienti, alla gran gamma di registrazioni inscatolate a documentare situazioni drammatiche e no, segni e sogni, infanzie e rapporti, ricordi e vita quotidiana che ha necessità di un inquadramento. Magari d’immagini rosseggianti facendo parlare il colore e inondandone lo schermo. Un casellario popoloso e variopinto, a cui Lilian (una sempre eccellente Jodie Foster, dal grugno femminilmente duro) sembra a volte dare poca importanza, ascolta distrattamente, redarguisce se mancano agli appuntamenti e chiede di chiudere il conto. Tutto è una vaga partecipazione o lo svolgimento di un abitudinario lavoro ormai svolto da anni? Tutto è vago, se Lilian poco guarda agli altri mentre dimentica di scavare totalmente in se stessa.
Qualcosa prende ad agitarsi alla notizia del suicidio di una paziente, la bionda Paula, quando l’attività muta del tutto e da psichiatra si passa comodamente a giocare all’investigatore privato, con un’area di ricerca che altalena tra i toni drammatici a quelli (quasi) divertenti, allorché alla zelante Poirot s’affianca quel Watson di marito (di professione oculista, un Daniel Auteuil ancora innamorato e pronto di risate e carezze) trascinato allo svelamento di indizi e prove, essendosi convinta la nostra che di omicidio si tratti e che il colpevole vada ricercato tra le fredde mura domestiche della defunta. Anche il buon vecchio Hitchcock sobbalzava con momenti “divertenti”, inventava gag, incollava sui visi di Stewart o di Grant insuperabili intervalli di leggerezza dopo averli spremuti e terrificati a dovere: e qui, finché percorre i binari della descrizione dei caratteri e degli ambienti, finché inquadra l’avvio e il primo procedere della vicenda la regista Rebecca Zlotowski (franco-polacca, quarantacinquenne, anche sceneggiatrice qui con Anne Berest) non se la cava troppo male. Snella, veloce, essenziale, precisa: anche se l’indagine investigativa vera e propria vanta altri sapori, più profondi, più maturi.
Poi il film, nell’ultima ventina di minuti (ti accorgi davvero come sulla Montée des marches di Cannes, dove “Vita privata” si è visto nel maggio scorso en première, i francesi posizionino prodotti di casa loro che con difficoltà dovrebbero trovarvi posto, la grandeur non mente), arriva improvviso sullo scivolo e sbanda clamorosamente e rumorosamente, anche per tratti ridicoli e quanto mai banali, con la coppia Poirot/Watson (con un pizzico di Gatto Silvestro) impegnata in appostamenti notturni e a documentare la doppia vita del recente vedovo (un irriconoscibile, spaesato Mathieu Amalric) e mamma Lilian a deporre la freddezza per recuperare un figlio e ricordarsi quanto è bello fare la nonna. Tutto diventa macchietta, assurdamente goffo. In lontananza s’intravedono due attrici francesi che hanno fatto la storia, Marlène Jobert – è passata dai nostri Petri e Risi E monicelli a Ford Coppola e Chabrol e Ozon – e Irène Jacob – un lungo itinerario anche il suo, da Kieślowski a Wenders, da Hugh Hudson a Angelopoulos a Lelouch -, due apparizioni perse nel definitivo pollice verso. Non sto a raccontarvi di un’ipnotista e di quanto riesce a cavare dalla mente polverosa della povera Lilian/Jodie, cioè riscoprirsi in una grande orchestra come violoncellista nella Parigi occupata dove i cattivi hanno le divise dei nazi e il direttore d’orchestra dirige a suon di pistola: musica per musica, volete ricordare per un attimo – tutt’altro panorama, diversissimi realtà e inconscio – dei piatti finali dell’”Uomo che sapeva troppo”, dove i cattivi erano i diabolici coniugi Drayton?
Da questa mattina sono in corso perquisizioni nell’edificio occupato da Askatasuna in corso Regina. La polizia sta perquisendo anche abitazioni di militanti riconducibili al centro sociale e a collettivi studenteschi. L’operazione di polizia è collegata all’inchiesta sugli assalti alle Ogr, a Leonardo e alla sede de La Stampa, durante manifestazioni pro Pal nei mesi scorsi. Il centro sociale, attivo dal 1996, e’ stato alla fine sgomberato. Dentro c’erano alcuni attivisti, mentre secondo le regole del patto di “legalizzazione” del centro sociale in corso con il Comune, sarebbe dovuto essere vuoto. Ora cadono le condizioni per continuare nel percorso che il sindaco Lo Russo perseguiva, di rendere Askatasuna “bene comune”.
Le reazioni politiche
“Caro sindaco, te l’avevo detto, te l’avevamo detto. Quanto emerso oggi durante le perquisizioni al centro sociale Askatasuna di Torino conferma ciò che denunciamo da tempo: quel già assurdo patto di collaborazione siglato con il Comune è stato un’altra volta apertamente violato”. Lo dichiara il ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, che prosegue: “L’accordo prevedeva un utilizzo limitato e regolamentato degli spazi. La presenza di persone che vi abitavano stabilmente, ben oltre quanto consentito, dimostra che non c’è mai stata la volontà di rispettare le regole. Quando un patto viene tradito, quel patto cessa di avere valore. Non esistono zone franche né scorciatoie ideologiche che giustifichino l’illegalità. Chi occupa spazi pubblici e non rispetta gli accordi presi con le istituzioni non può pretendere indulgenza o coperture politiche. Askatasuna deve essere sgomberato: lo Stato non tratta con chi considera le regole un optional”. Il Ministro ha poi concluso: “L’imbarazzante gestione della questione da parte del Comune e del sindaco ha, com’era ovvio, portato soltanto a una perdita di tempo. Parlare di patto sciolto, ora, non basta più. Siamo nel bel mezzo di uno scenario che richiede responsabilità e azioni politiche, un lessico e un immaginario da Libro Cuore non risolveranno la situazione. Il sindaco di Torino prenda atto concretamente della violazione e agisca di conseguenza: governare una città significa far rispettare le regole, non voltarsi dall’altra parte”.
“L’operazione di questa mattina ha certificato quello che noi dal territorio denunciamo da sempre. Non c’è stato giorno in cui Askatasuna sia stato libero dagli antagonisti. Per mesi il Comune di Torino ha raccontato la versione del Patto con i “civici”, dei piani interdetti, dei lavori necessari per permettere allo stabile di sanare l’inagibilità, ma nei fatti in Corso Regina 47 continuava ad esistere la base del peggior antagonismo violento. Finalmente speriamo che l’operazione di oggi metta un punto fermo su questa vicenda e riporti alta la credibilità dello Stato” a dichiararlo e la capogruppo di Fdi in Circ.7 Patrizia Alessi insieme ai consiglieri Domenico Giovannini e Francesco Caria.
Alessi continua: “Signor Sindaco, Assessore alla Sicurezza, Assessori tutti della Giunta Lo Russo, Garanti del Patto Askatasuna e tanti altri…..oggi almeno un pò di vergogna spero esca da voi! BASTA prenderci in giro!”.
“Lo sgombero di Askatasuna è esattamente il contrario della sicurezza: è un ulteriore passo verso la criminalizzazione delle lotte sociali ed è il tentativo di cancellare spazi di partecipazione e solidarietà. Tutto questo, fatto dal Ministero degli Interni anche contro la Città, che aveva finora risposto alle continue richieste di sgombero con un patto che riconosceva Aska come bene comune: patto che la Prefettura ha in sostanza fatto saltare. Non è con la forza che si risponde al bisogno di socialità, cultura e mutualismo che questi luoghi hanno rappresentato per anni”. Lo dichiarano Marco Grimaldi, vice capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera, Alice Ravinale capogruppo AVS in consiglio regionale del Piemonte, Sara Diena e Emanuele Busconi consiglieri comunali di Torino, sinistra ecologista. Le due capigruppo da questa mattina sono davanti a corso Regina 47.
“Il governo Meloni – proseguono– continua a usare la forza come risposta politica, trasformando le forze dell’ordine in uno strumento di propaganda, addirittura cancellando a oltre 500 bambini gli ultimi giorni di scuola prima delle vacanze di Natale pur di mandare in scena la sua odiosa spettacolarizzazione della repressione, con un intero quartiere militarizzato. Ma la storia dei centri sociali non si cancella con un’operazione di polizia: è una storia che ha attraversato decenni, costruendo alternative, reti di solidarietà, cultura dal basso. La città deve resistere a un governo che usa luoghi come il Leoncavallo e Aska come lo scalpo del nemico: occorre aprire subito un confronto pubblico sul futuro dell’immobile di corso Regina, perché Torino non ha bisogno di silenzi, ma di spazi vivi, aperti, partecipati”.
“Chi oggi esulta per lo sgombero è minoranza in città – concludono i rappresentanti rosso verdi– dimentica che la libertà non si sgombera. Ogni volta che si chiude uno spazio sociale, si spegne una luce nella città. Noi continueremo a lottare perché ci sia ancora più luce contro questo buio”, commenta Sinistra Ecologista Torino.
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“Finalmente sono in corso perquisizioni e si stanno sgomberando i locali occupati abusivamente a Torino da Askatasuna. In uno stato civile e democratico il ripristino della legalità è doveroso”. Lo ha affermato il Segretario Generale del SAP, Stefano Paoloni. “Gli appartenenti ad Askatasuna – ha aggiunto – sono stati protagonisti più volte delle manifestazioni in cui sono scoppiati gravi episodi di violenza. Si tratta di veri e propri professionisti del disordine, i quali, indipendentemente dalla motivazione della manifestazione, hanno quale unico scopo quello di provocare tensioni. Per troppo tempo è stata tollerata la situazione di illegalità e finalmente oggi è stato deciso l’intervento. È stato un lavoro capillare di verifiche e accertamenti, da parte dei colleghi di Torino, per dimostrare in modo oggettivo lo stato di illegalità presente nel centro sociale. La professionalità degli operatori ha superato il pregiudizio ideologico”, ha concluso Paoloni. |
Maxi sequestro della Dia a un pregiudicato
Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di Torino – sezione misure di prevenzione, su iniziativa della Dia e del questore di Alessandria. Si tratta del sequestro preventivo di beni per un valore di circa 3 milioni di euro eseguito dalla Direzione investigativa antimafia di Torino insieme alla Questura di Alessandria nei confronti dei familiari di un noto pregiudicato alessandrino. L’operazione è tra le più importanti mai effettuate in provincia di Alessandria in relazione a misure di prevenzione patrimoniale.
Regina Margherita, l’ospedale dei bimbi del mondo
ABITARE CON STILE
Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà
Con l’arrivo delle feste natalizie succede sempre la stessa cosa: ci guardiamo intorno e ci rendiamo conto che la casa è piena. Piena di oggetti, di accumuli silenziosi, di cose che non usiamo più ma che continuiamo a spostare da un mobile all’altro. Fare ordine diventa quasi una necessità pratica – per accogliere ospiti, decorazioni, nuovi acquisti – ma anche un gesto simbolico: lasciare andare ciò che non serve più per fare spazio all’anno che verrà.
È proprio in questo contesto che torna spesso a galla una parola diventata ormai familiare: decluttering. Un termine che abbiamo imparato a conoscere grazie a Marie Kondo, la celebre consulente giapponese del riordino diventata popolare con la sua serie Netflix. Ma il decluttering non è solo una moda né una sequenza di piegature perfette: è un cambio di prospettiva sul nostro modo di abitare gli spazi.
Decluttering significa, letteralmente, liberarsi dal superfluo. Non organizzare meglio ciò che abbiamo, ma chiederci se tutto quello che possediamo abbia ancora un senso nella nostra vita. Le case in cui viviamo da anni – o quelle ereditate, cariche di memoria – tendono a trasformarsi in archivi emotivi: oggetti dimenticati, scatole mai aperte, stanze che diventano depositi più che luoghi da vivere. E spesso il disordine materiale è solo il riflesso di un sovraccarico più profondo.
Il metodo KonMari parte proprio da qui. Non propone semplicemente di “riordinare”, ma di scartare. Secondo Marie Kondo, meno oggetti possediamo, più è facile mantenere ordine nel tempo. Ed è una questione prima di tutto mentale: il decluttering efficace non è quello che facciamo una volta ogni tanto, ma quello che cambia il nostro rapporto con le cose.
Uno degli aspetti più interessanti – e anche più discussi – del metodo è l’idea che il riordino debba essere un evento unico, quasi straordinario, e non una routine quotidiana. Fare tutto in una volta, sostiene Kondo, serve a spezzare definitivamente il legame con le vecchie abitudini. È un approccio radicale, che non tutti sentono proprio. Per qualcuno può funzionare meglio un decluttering graduale, settimanale, più morbido e sostenibile.
Altro punto chiave: non si riordina per stanze, ma per categorie. Vestiti, libri, documenti, oggetti vari e infine i ricordi. Questo perché spesso lo stesso tipo di oggetto è sparso in più punti della casa e riordinarlo “a pezzi” non fa che spostare il problema altrove. Il cuore del metodo, però, sta in una domanda tanto semplice quanto spiazzante: “Questo oggetto mi suscita gioia?”
Se la risposta è sì, resta. Se è no, va lasciato andare.
Qui il decluttering si fa più personale, quasi intimo. Perché non si tratta di decidere cosa buttare, ma cosa scegliere di tenere. E questo richiede una visione: immaginare la vita che vogliamo vivere nella nostra casa, oggi. Non quella di dieci anni fa, non quella che “potrebbe servire”, ma quella reale, presente.
Il metodo KonMari ha anche lati estremi e non sempre condivisibili – come l’invito a ridurre drasticamente libri, fotografie e documenti – e una componente spirituale molto marcata, fatta di rituali di commiato e dialoghi simbolici con la casa. Elementi che possono affascinare o lasciare perplessi. Personalmente, confesso che su certi punti faccio volentieri un passo indietro: alcune cose non devono per forza “scatenare gioia”, ma raccontano chi siamo stati e fanno parte della nostra storia.
Ed è forse questo il punto più importante: non esiste un decluttering giusto in assoluto. Esiste quello giusto per noi, per il nostro modo di abitare, per il momento della vita che stiamo attraversando. L’obiettivo non è avere una casa perfetta, ma una casa più leggera, più funzionale, più allineata a chi siamo oggi.
Le feste possono essere l’occasione ideale per iniziare. Non per stravolgere tutto, ma per fare spazio. Spazio per accogliere, per respirare, per iniziare il nuovo anno con meno peso addosso.
Perché, in fondo, come recita una frase diventata ormai un mantra:
“All you need is less.”
Fratò, i sapori della Sicilia nel cuore di Torino
C’è un angolo di Sicilia sotto la Mole, nel cuore del capoluogo sabaudo. Siamo da Fratò in via Andrea Doria 21/B, pieno centro di Torino, un’oasi di sapori e profumi mediterranei, un ristorante raffinato e moderno in cui la cucina siciliana incontra la creatività e l’eleganza per un’esperienza di gusto di ottimo livello.
Materie prime di altissima qualità, trasformate con tecnica e creatività in piatti che uniscono stagionalità ed innovazione. Ambienti raffinati ed essenziali che riflettono la ricerca estetica che si ritrova nei piatti. Ogni portata è una sorpresa, tanto per la presentazione quanto per l’armonia dei sapori. Da Fratò – guidato da una squadra giovane e talentuosa, composta dallo chef Federico Allegri e dal maître Stefano Bartolomei, entrambi esperti nel settore ed appassionati della cucina siciliana – ogni dettaglio è pensato per coinvolgere i sensi e sorprendere il palato.
Il menù di Fratò è un’autentica celebrazione dei piatti della cucina siciliana, con proposte che spaziano dalle specialità di pesce alle ricette di carne, tutte preparate con ingredienti freschi e di alta qualità. Tra i piatti provati, ed apprezzati, segnaliamo: il Ncancarancà, una delicata e suggestiva combinazione di mare ed agrumi; la Caponata alla siciliana, un perfetto contrasto agrodolce; la Parmigiana di melanzane, un omaggio alla semplicità ma anche un’esperienza di consistenze delicate; il Pacchero con pesto di pistacchi e gamberi di Mazara del Vallo, una vera e propria dichiarazione d’amore per la Sicilia ed il Polpo con zucca gialla e chips al nero di seppia, un connubio di sapori che esalta la delicatezza del mare e la dolcezza della terra. Il tutto accompagnato da una superba selezione di vini siciliani, italiani ed internazionali di altissimo livello. Squisita anche la carta dei dolci: dalla rivisitazione di due classici quali la Bavarese al pistacchio e la Cassata fino all’immancabile Cannolo, un’inevitabile conclusione di questo straordinario percorso gastronomico.
Fratò dispone di tre sale, due perfette per compagnie più o meno numerose, un privè per coppie ed occasioni speciali, oltre ad uno spazioso e confortevole dehor esterno. L’atmosfera è resa elegante e raffinata da luci soffuse ed arredamento moderno che creano un ambiente accogliente ed intimo.
Per gli amanti della cucina di qualità e per chi voglia gustare i sapori autentici che profumano di Sicilia, l’indirizzo giusto per un’esperienza che si distingue anche per la gentilezza e la professionalità del personale di sala.
Alessandro Sartore
Da oggi la zona sud di Torino ha un presidio di Polizia Locale in più. Taglio del nastro ieri per i nuovi locali destinati all’Aliquota Pronto Impiego Sud, al Centro Civico della Circoscrizione 2, in strada comunale di Mirafiori 7. All’inaugurazione, allietata dalle note della Banda Musicale del Corpo di Polizia Locale, era presente il sindaco Stefano Lo Russo, insieme all’assessore alla Sicurezza e Polizia Locale Marco Porcedda, al presidente della Circoscrizione 2 Luca Rolandi, al Comandante del Corpo di Polizia Locale Roberto Mangiardi e al vicecomandante vicario del Corpo di Polizia Locale Alessandro Parigini.
L’Aliquota di Pronto Impiego della Polizia Locale è una struttura specializzata, dedicata agli interventi urgenti e operativi sul territorio, come controlli straordinari, sicurezza stradale e gestione di eventi, opera spesso in modalità interforze ed è organizzata in sezioni dedicate per garantire una risposta rapida e specializzata. Il nuovo presidio nasce per dare risposta alle esigenze della zona Sud della Città, con la scelta di collocare logisticamente l’Aliquota di Pronto Impiego a Mirafiori sud, e si inserisce nella riorganizzazione avviata della struttura operativa del corpo di Polizia Locale, che si propone di abbassare l’età media del personale in servizio e garantire un migliore controllo del territorio e un maggior presidio di prossimità. Nella nuova sede saranno operativi 40 agenti, 32 di recente assunzione e 8 istruttori più esperti, che hanno effettuato nei mesi scorsi la formazione operativa nell’Aliquota Pronto Intervento Nord.
“Mirafiori e la zona sud – spiega il sindaco Stefano Lo Russo – sono al centro dell’impegno dell’amministrazione che vede i quartieri come fulcro di una più ampia strategia urbanistica, ben delineata dal nuovo piano regolatore generale approvato ieri, dove le cittadine e i cittadini possano fruire dei servizi essenziali in tutte le diverse zone della città. Nei mesi scorsi abbiamo inaugurato un nuovo servizio bibliotecario in via Negarville, poi la biblioteca civica Cesare Pavese, completamente rinnovata grazie ad un importante intervento di riqualificazione. Oggi, come ci eravamo impegnati a fare con le cittadine e i cittadini della zona sud, riportiamo un presidio fisso della Polizia Locale su questo territorio. Svolgerà un’importante attività di controllo e di prossimità: gli uomini e le donne della nostra Polizia Locale rappresentano il primo contatto con la comunità cittadina e siamo certi che la loro presenza darà una risposta concreta alle istanze di sicurezza e ascolto della zona sud della città”.
Per fare spazio alla nuova sede sono stati realizzati interventi di adeguamento di locali al piano interrato del Centro Civico della Circoscrizione 2, precedentemente utilizzati come uffici e magazzini, per un costo complessivo di circa 80mila euro. Il presidio svolgerà diversi compiti relativi alla viabilità e al controllo del territorio. Gli agenti saranno a disposizione, su strada, dei comandi territoriali di Santa Rita, Pozzo Strada, San Salvario, Nizza, Prima/Centro e del Comando centrale. Collaboreranno anche alla gestione degli eventi sul territorio della zona sud. L’attività di sportello front-office con il cittadino continuerà, invece, ad essere affidata al personale della Sezione Territoriale con le consuete modalità dal lunedì al giovedì, dalle 9 alle 16, e il venerdì dalle 8 alle 15.
«Abbiamo rispettato la promessa fatta ai residenti. Alla fine dello scorso anno avevamo annunciato l’attivazione di un nuovo presidio della nostra Polizia Locale – afferma l’assessore alla Sicurezza e alla Polizia Locale Marco Porcedda – e oggi rispettiamo quell’impegno inaugurando l’Aliquota Pronto Impiego, che riveste un’importanza cruciale per la sicurezza urbana. Era uno degli obiettivi strategici per il 2025, strettamente correlato ad offrire più presidio al territorio della zona sud. L’importanza di questa nuova sede deriva dalla necessità di una risposta rapida ed efficace a una serie di situazioni critiche che vanno oltre la normale amministrazione del traffico e dei regolamenti locali. Grazie al nuovo presidio si incrementerà la sicurezza di prossimità, creando un legame diretto e fiduciario tra le forze dell’ordine e la comunità locale e offrendo una risposta ai problemi quotidiani che incidono sulla qualità della vita e sulla percezione della sicurezza da parte dei cittadini».
«Grazie a tutta la comunità di Mirafiori presente oggi – ha detto il presidente della Circoscrizione 2 Luca Rolandi – Con l’apertura del presidio si chiude un’altra pagina importante delle opere strategiche per questo quartiere. Dal 2020 il Comando di Polizia Locale di via Morandi 10 era chiuso. Ora lì dentro ha riaperto una scuola, che a pieno regime avrà 300 studenti. In questi anni i residenti hanno continuato a chiedere un presidio di sicurezza e prossimità: un desiderio che oggi si esaudisce con questa inaugurazione. A Mirafiori avremo maggiore sicurezza e più vivibilità con una presenza importante di agenti sul nostro territorio».
Molto soddisfatto del nuovo presidio sul territorio anche il comandante della Polizia Locale Roberto Mangiardi: “L’apertura di questa nuova sede operativa rappresenta un momento significativo per la nostra comunità e per l’intero corpo di Polizia Locale. Si tratta di un investimento concreto in sicurezza, prossimità e qualità dei servizi, che ci permette di essere ancora più vicini ai cittadini, alle loro esigenze e al loro vissuto quotidiano, pensato per garantire una presenza più capillare sul territorio, tempi di intervento più rapidi e una maggiore capacità di prevenzione. Ringrazio l’Amministrazione comunale per il sostegno, gli uffici tecnici e le donne e gli uomini della Polizia Locale che, con professionalità e dedizione, ogni giorno contribuiscono alla sicurezza della città. La nostra missione resta quella di tutelare la convivenza civile, promuovere la legalità e offrire ai cittadini un servizio moderno, efficiente e umano. Questa sede è un passo importante in quella direzione”.
«Siamo orgogliosi di questo nuovo presidio che – afferma Alessandro Parigini vicecomandante vicario della Polizia Locale – grazie ai 40 nuovi operatori, giovani fortemente motivati, rappresenta un centro di ascolto rivolto al territorio e ai problemi dei cittadini del quartiere».
TorinoClick
Un regalo perfetto da acquistare in edicola.
Cosa c’e’ di piu’ affascinante di un giallo in bianco, di una trama che tiene inchiodati alle pagine, avvolti da silenzio, da scenari da sogno ed enigmi al cardiopalmo? Morte nella neve mantiene la promessa che ci si aspetta da un libro in cui gioco intellettuale e senso di appagamento si mescolano, in cui la risoluzione del mistero avviene all’interno di uno scenario elegante e di calma rassicurante.
Pubblicato originariamente negli anni Trenta, Morte nella neve rappresenta uno degli esempi più raffinati del cosiddetto “Golden Age” del giallo inglese, il periodo tra le due guerre mondiali in Gran Bretagna, quando autori come Agatha Christie, Dorothy L. Sayers e Jefferson Farjeon definirono i canoni del mistero classico, con delitti intelligenti, indagini logiche e finali sorprendenti.
Joseph Jefferson Farjeon, scrittore britannico prolifico del XX secolo, noto per i suoi gialli classici caratterizzati da trame intricate, suspense calibrata e grande attenzione all’atmosfera, costruisce una trama che mantiene alta la suspense fino all’ultima pagina, dimostrando come anche ambientazioni apparentemente serene possano nascondere inquietudini e delitti.
Il Natale 2025 dei lettori piemontesi e italiani si tinge nuovamente di mistero grazie a Morte nella neve, proposto in edizione speciale da Lindau e che si’ trovera’ in edicola. Il romanzo unisce atmosfera invernale, tensione narrativa e fascino classico del giallo britannico, ideale per chi ama immergersi in un’indagine serrata tra neve e segreti.
La neve come elemento narrativo rende questo giallo particolarmente adatto al periodo natalizio. I paesaggi innevati amplificano la tensione, creano isolamento e intensificano il senso di mistero: il silenzio dei boschi, le strade deserte e le case illuminate solo dalle luci natalizie trasformano l’ambientazione in un personaggio aggiuntivo, che accompagna ogni colpo di scena. Un giallo sulla neve diventa così perfetto come “mood di Natale”: unisce l’atmosfera tipica delle feste con l’adrenalina della suspense, offrendo una lettura avvolgente, suggestiva e al tempo stesso elegante.
La storia si apre con un omicidio durante le festività invernali e procede tra sospetti, indizi nascosti e rivelazioni sorprendenti. Farjeon gioca abilmente con i codici classici del giallo: personaggi ambigui, tensione crescente e finale a sorpresa che ribalta le aspettative. L’ambientazione natalizia, con neve e gelo, accentua il contrasto tra la tranquillità apparente e l’oscuro segreto da svelare, rendendo la lettura un’esperienza unica, adatta a chi ama i misteri senza eccessiva violenza o crudezza.
L’edizione Lindau offre ai lettori la possibilità di scoprire o riscoprire Farjeon in un formato curato, con traduzione fedele e apparati che facilitano la comprensione del contesto storico. Il libro, pur appartenendo al filone classico britannico di altri tempi, risulta accessibile anche ai lettori moderni, combinando suspense e atmosfera natalizia con eleganza narrativa.
Oltre al piacere della lettura, Morte nella neve diventa anche un oggetto da collezione, perfetto da regalare o da conservare. È una lettura capace di intrattenere tutta la famiglia o di accompagnare momenti di riflessione e pausa nelle giornate invernali.
Infine, il libro conferma il fascino intramontabile dei classici del giallo d’epoca: storie costruite con precisione, tensione calibrata e ambientazioni suggestive, capaci di trasportare il lettore in un mondo lontano nel tempo ma vicino nella suspense. Morte nella neve è quindi un regalo perfetto per chi ama il mistero, la neve, il Natale e il gusto di scoprire colpi di scena tra le pagine di un romanzo elegante e senza tempo.
Di Maria La Barbera
