ilTorinese

Emergenza latte: “serve subito un Tavolo regionale” 

“L’intesa nazionale raggiunta sul prezzo del latte rappresenta un primo passo per riportare equilibrio tra domanda e offerta, e per evitare che il peso della crisi ricada interamente sugli allevatori. È un risultato che va riconosciuto e valorizzato, ma che non può far abbassare la guardia sulle prospettive del comparto lattiero-caseario, oggi esposto a forti criticità” – afferma il presidente regionale di CIA Agricoltori italiani del Piemonte, Gabriele Carenini, richiamando le parole del presidente nazionale CIA Cristiano Fini, che ha espresso apprezzamento per l’esito del Tavolo negoziale al MASAF con il Ministro Lollobrigida, e per l’atteggiamento responsabile dimostrato da tutte le parti coinvolte, a tutela di un settore strategico per l’agroalimentare italiano.

“L’accordo – osserva Carenini – consente di gestire un’emergenza reale, scongiurando la disdetta dei contratti e definendo un percorso di prezzo, mese per mese, oltre a criteri per condividere la gestione delle eccedenze. È un segnale di responsabilità che va nella giusta direzione e che offre un po’ di respiro agli allevatori”.

Allo stesso tempo, però, CIA Piemonte avverte che il quadro di mercato resta estremamente delicato, soprattutto a livello regionale.

“Il comparto lattiero-caseario piemontese – sostiene Carenini – sta vivendo ha fase di forte incertezza, segnata dal crollo del prezzo del latte spot e dal rischio che il ribasso si rifletta anche sui rinnovi contrattuali. Ci troviamo di fronte a uno squilibrio fra domanda e offerta, che può innescare una crisi in tutta la filiera”.

A pesare, soprattutto, è l’aumento della produzione di latte su scala mondiale, e quindi l’offerta di prodotto a basso costo sul mercato nazionale.

“È indispensabile andare oltre la gestione dell’emergenza – prosegue Carenini – e lavorare a un vero patto di filiera, capace di tutelare la parte produttiva e di governare anche le fasi di sovrapproduzione. Servono strumenti strutturali, una visione e di medio-lungo periodo e una politica di sostegno che renda il settore più equo, competitivo e sostenibile”.

In questo contesto, CIA Agricoltori italiani del Piemonte chiede con forza la convocazione e urgente di un Tavolo regionale del latte, che coinvolga tutti gli attori della filiera: produttori, industrie di trasformazione e grande distribuzione organizzata.

“È necessario – conclude Carenini – aprire subito un confronto a livello piemontese per condividere dati, responsabilità e soluzioni. Solo con il coinvolgimento di tutte le parti possiamo affrontare le criticità attuali e costruire condizioni di mercato più stabili e giuste per il futuro del latte piemontese”.

Mara Martellotta

Dopo vent’anni la Fiaccola Olimpica torna a Torino

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Torino rivive l’atmosfera olimpica. Il braciere di Milano Cortina 2026 si è acceso ieri sera in piazza Castello, meta della tappa torinese della fiaccola olimpica. A condurla, nell’ultimo tratto, due campioni molto amati dal pubblico torinese e italiano, Pecco Bagnaia e Giorgio Chiellini.

Con loro sul palco è salito il sindaco Stefano Lo Russo che in piazza ne aveva atteso l’arrivo insieme all’assessore allo Sport e Grandi Eventi Domenico Carretta. “A Milano Cortina 2026 – ha detto il Sindaco – va il nostro augurio più sincero: che siano Giochi capaci di mostrare al mondo il meglio dell’Italia e che possano essere non solo una grande festa dello sport, ma anche l’occasione per ribadire il senso profondo delle Olimpiadi e far partire dal nostro Paese un messaggio di pace”.

L’attesa della fiaccola olimpica è stata nel pomeriggio l’occasione per un momento di festa e spettacolo, ma anche per rivivere le emozioni di vent’anni fa, tornando con la memoria alle Olimpiadi di Torino 2006. A ricordarle, mentre sul maxischermo scorrevano le immagini di quei giorni sono stati il sindaco di allora, Sergio Chiamparino, e tre tedofori d’eccezione, Evelina Christillin, Valentino Castellani e Tiziana Nasi, che furono tra i protagonisti dell’avventura olimpica e paralimpica torinese. Un’occasione per celebrare il passato ma anche per guardare al futuro, con i grandi eventi sportivi in programma in città nel 2026, resi possibili anche dalla presenza degli impianti realizzati in occasione dell’evento olimpico del 2006 “che sono stati un’eredità importante – ha detto il sindaco Stefano Lo Russo – ma io penso che l’eredità più importante sia stato l’orgoglio di essere torinesi, di appartenere ad una città che tutti coloro che visitano per la prima volta trovano straordinaria. Sono certo che anche questi momenti che stiamo vivendo questo orgoglio contribuiscano a rafforzarlo”.

TorinoClick

Amedeo di Savoia Duca d’Aosta

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Ho ritrovato nei miei archivi una fotografia del 1964 del Duca Amedeo di Savoia, nipote dell’eroe dell’Amba Alagi e nipote di Umberto II che fu suo testimone di notte a Cintra in quello stesso anno. Amedeo, allievo del Collegio militare del Morosini di Venezia si firmava Amedeo di Savoia, una firma che deve far pensare a certi cortigiani odierni. Con Amedeo ci fu un rapporto cordiale. Eravamo stati ambedue allievi convittori all’Istituto Filippin di Paderno del Grappa gestito dai Fratelli delle scuole cristiane. Mi parlò di lui Carlo Delcroix che era amico dello zio del principe morto in prigionia a Nairobi nel 1942 e io, quando Domenico Giglio mi invitò  a Roma a ricordare Delcroix, feci ascoltare il suo discorso a Vicenza del 1960 alla presenza del giovanissimo principe. Lo invitai anche a Palazzo Cisterna a Torino insieme a persona sgradita e inopportuna che impedì tra noi la ripresa di un vecchio rapporto. Era in lui che Umberto II  riponeva la sua fiducia e la sua speranza. Amedeo incarnava la serietà della stirpe, la sua dignità, la sua continuità storica. Metterò in cornice la fotografia di Amedeo e la collocherò  nel mio studio privato. Mi hanno “radiato“  mesi fa, in realtà  cacciato, dall’ Ordine cavalleresco  Mauriziano perché avevo apprezzato  un’intervista del “Corriere “al principe Aimone figlio di Amedeo .Non mi colpì la decisione (non ho mai ambito a titoli anche perché sono insignito della più alta onorificenza dello Stato italiano) ma mi offese il modo grossolano, da fureria di caserma ,di considerare un delitto di opinione poche righe di una rubrica sul “Torinese”  che tengo da oltre cinque anni.Un vero attentato alla mia libertà di giornalista iscritto all’Ordine dal 1968. Adesso mi terrà compagnia questo principe marinaio destinato a morire giovane, dopo un intervento  chirurgico, nel quale si trovavano riunite le migliori qualità dei Savoia e della loro storia. Lo zio Amedeo rimase, malato, in Africa, per non lasciare i suoi soldati fatti prigionieri sull’  Amba, difesa con eroismo,  della cui gloria militare e pietà cristiana scrissero  Delcroix e il poeta Nino Costa e sul quale Gianni Oliva ha tracciato una lucida biografia che fa risaltare chi furono gli Aosta nella storia d’Italia.

Aggressioni alla polizia penitenziaria: gli ultimi casi

Altri episodi di violenza verso la polizia penitenziaria avvenuti nel carcere di Ivrea, dove un agente ha subito la rottura delle costole mentre cercava di contenere un recluso agitato, probabilmente affetto da disagi psichiatrici, e nel carcere di Brissogne, in Valle d’Aosta, nel quale un agente, nel tentativo di impedire un gesto di autolesionismo da parte di un detenuto, è stato violentemente aggredito dallo stesso. La denuncia è arrivata dal Sindacato Nazionale Autonomo Polizia Penitenziaria, che ha evidenziato l’importanza di gestire con la massima severità il grave problema dei detenuti extracomunitari violenti, organizzando e velocizzando le pratiche di rimpatrio, anche a fronte degli alti costi economici e di sicurezza previsti per il mantenimento in cella. Inoltre, sottolinea con forza il Sindacato, sarebbe opportuno gestire in strutture sanitarie apposite tutti i detenuti violenti affetti da patologie psichiatriche.

Mara Martellotta

Carletto e gli Impossibili: Dance, Rock, Pop e Funky al teatro Juvarra

Giovedì 22 gennaio, al teatro Juvarra, si terrà il concerto di Carletto e gli Impossibili, alle 21.30, che omaggeranno i più illustri artisti del rock e del pop con “La grande truffa del rock’n roll”. Si tratta di un concerto surreale e divertente per celebrare icone e leggende che hanno attraversato la storia della musica come meteore luminose. Carletto e gli Impossibili è una delle cover band più longeve ed eclettiche della musica italiana, i suoi show sono eventi unici in grado di ripercorrere con uno stile personalissimo il meglio della musica internazionale. Divertirsi e divertire sono le parole chiave dei loro concerti. Da oltre 25 anni si esibiscono in locali e animano feste private con uno show costellato di brani mixati e arrangiati in uno stile diventato un vero e proprio marchio di fabbrica. Vedere in azione Carletto e i suoi Impossibili è un’esperienza da non perdere: 100 brani condensati in un concerto di due ore in cui la Dance e il Rock, il Pop e il Funky si fondono per creare medley sempre coinvolgenti e ballabili.

La band è composta da musicisti di esperienza che vantano prestigiose collaborazioni con artisti italiani e non, quali Caparezza, Jovanotti, Giuliano Palma, Mike Patton dei Faith no more. I tre cantanti e quattro strumentisti propongono un concerto di grande qualità tecnica e interpretativa. Le scenografie e i costumi a tema, ogni volta diversi, sorprendono il pubblico e regalano uno spettacolo completo da ascoltare e da vedere. Bee Gees e Queen, David Bowie e Bruno Mars, Michele Jackson e Madonna, i brani indimenticabili anni ’70 e ’80 e i successi più recenti, il tutto condito con ironia, finalizzata a divertire e divertirsi

Carletto e gli Impossibili: Carlo Alberto Rubietti – chitarre/Roberta Bacciolo, Gianni Agnolon, Alberto Giraudi tra gli Impossibili / Carlo Bagini – tastiera e voce – Ciccio Cubal – basso e voce – Vittorio Ciaccia alla batteria

Giovedì 22 gennaio ore 21.30 – teatro Juvarra, via Juvarra 13, Torino

Info: teatrojuvarra.it – mailticket.it

Mara Martellotta

Lega Giovani Piemonte: dalla parte del popolo venezuelano e iraniano

 

La Lega Giovani Piemonte è dalla parte del popolo che da Caracas a Teheran chiede libertà dai regimi. In Venezuela stanno festeggiando la libertà dalla dittatura socialista di Nicolás Maduro, in Iran stanno chiedendo con forza la libertà dal regime islamico di Ali Khamenei.

Sono rivoluzioni che non incidono soltanto sulla popolazione locale, ma su tutti i venezuelani e iraniani nel mondo, che in molti sono casi costretti a fuggire dai loro Paesi ma sarebbero pronti a tornarci nel caso della fine del socialismo del XXI secolo e della fine del regime degli Ayatollah. Sono rivoluzioni che si ripercuotono anche a livello regionale, negli altri Paesi del Sud America e del Medio Oriente.

Sono rivoluzioni attese da decenni dai rispettivi popoli e rese ora possibili solo grazie all’intervento e alle pressioni di Donald Trump, che sta avendo infatti grande sostegno da parte della popolazione. Nonostante la falsa narrativa dei suoi oppositori, che vorrebbero dipingerlo al contrario come un guerrafondaio antidemocratico, le persone che hanno vissuto sulla propria pelle la guerra e la mancanza di democrazia invocano il suo intervento e si dicono fiduciosi per il futuro. Dov’erano queste persone quando per 78 giorni si è bombardata Belgrado senza mandato dell’ONU? Sono forse gli stessi che elogiavano Barack Obama come un eroe mentre bombardava la Siria? Non hanno sollevato preoccupazioni sulla stabilità o sul rispetto del diritto internazionale quando la Francia è stata l’artefice nonché il primo Stato ad attaccare la Libia di Gheddafi nel 2011. Il problema è solo Trump oggi e non sfugge alla condanna dei progressisti neanche il premio Nobel Machado, che viene addirittura messa in discussione per il legame e il sostegno reciproco con il Presidente USA.

Si rimane esterrefatti di fronte alla difficoltà della sinistra non solo di riconoscere quanto sopra, ma pure di schierarsi apertamente e senza ambiguità contro quelle dittature. Per non parlare dell’arroganza e dell’aggressività mostrata dalla CGIL contro i venezuelani. Ormai un “sindacato” sempre più lontano dal popolo e sempre più estremizzato in politica, che ha imparato dai riferimenti politici a porsi con supponenza e con presunta superiorità. Ancora una volta, la sinistra si schiera contro il popolo e dalla parte sbagliata della storia. Vorrebbero insegnare loro, che l’hanno vissuto sulla propria pelle, come si viveva in quelle condizioni e cosa è giusto e cosa sbagliato. Il solito atteggiamento da finti Democratici.

La verità è che la sinistra occidentale progressista è così rabbiosa con Trump perché ora gli unici suoi alleati in Sudamerica sono l’Uruguay che sostiene ampiamente il Mercosur, la Colombia dove il narcotraffico e le FARC stanno tornando a uccidere come negli anni ’80 e il Brasile di Lula condannato a 13 anni di carcere per corruzione, salvatosi solo per problemi di giurisdizione del tribunale che ha emesso la sentenza. E gli unici modelli da seguire restano Cuba, la Cina, l’Iran e per i comunisti pure la Corea del Nord.

Teniamo tutti a mente il comportamento tenuto in questi giorni, che ci fa aprire gli occhi dinanzi alle contraddizioni tra la finta propaganda a sostegno degli immigrati (irregolari) e la reale avversione a chi è scappato dai regimi sostenuti dalla sinistra.

Alessio Ercoli

Responsabile Esteri Lega Giovani Piemonte

Matteo Gagliasso

Coordinatore Lega Giovani Piemonte”

La Festa di Sant’Antonio Abate

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Domenica 18 gennaio 2026

La benedizione degli animali e una visita guidata tematica su Sant’Antonio, il fuoco sacro e gli animali

 

Per la festa di Sant’Antonio Abate, il protettore degli animali, la Precettoria di Ranverso organizza una giornata, fra la tradizione sacra e profana, dedicata agli animali che sono parte integrante dei cicli decorativi, delle storie, dei rituali e degli immaginari sacri e collettivi.

Alle 9.45 e alle 15 è in programma la visita tematica “Sant’Antonio, il fuoco sacro e gli animali” alla scoperta della figura di Sant’Antonio Abate, che unisce il racconto delle tradizioni e dei festeggiamenti in suo onore alla conoscenza degli affreschi e delle architetture di Ranverso.

Alle 11, la Santa Messa con la benedizione degli animali, dei prodotti della terra e dei mezzi agricoli officiata dal Parroco di Buttigliera Alta e Rosta, Don Franco Gonella. Nel corso della celebrazione, come da tradizione, si procederà alla benedizione dei pani e dei prodotti agricoli (non è consentito portare animali all’interno della chiesa); alle ore 12, all’esterno, si continua con la benedizione degli animali e degli attrezzi agricoli.

 

INFO

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Località Sant’Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (TO)

Costo visita tematica: 5 euro, oltre il prezzo del biglietto

Biglietti: intero 5 euro, ridotto 4 euro

Hanno diritto alla riduzione: minori di 18 anni, over 65, gruppi min. 15 persone

Fino a 6 anni e possessori di Abbonamento Musei: biglietto ingresso gratuito

È indispensabile la prenotazione entro il giorno precedente.

Info e prenotazioni (dal mercoledì alla domenica):

011 6200603 ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it

Serie A, 20ª giornata – Inter-Napoli 2-2

Pareggio spettacolare nella super sfida scudetto di San Siro. L’Inter parte fortissimo e sblocca il match dopo nove minuti con Dimarco. Il Napoli reagisce e trova l’1-1 nel primo tempo grazie a McTominay, sempre più decisivo.
Nella ripresa succede di tutto: il Var assegna un rigore ai nerazzurri per un fallo su Mkhitaryan, con Conte che perde le staffe e viene espulso. Dal dischetto Calhanoglu è glaciale e firma il 2-1. Ma il Napoli non molla e trova il definitivo pareggio ancora con McTominay, autore di una doppietta. Nel recupero brivido finale: clamoroso palo di Mkhitaryan.
Un punto a testa che lascia tutto aperto: Chivu resta primo con tre punti di vantaggio sul Milan, Napoli terzo a meno quattro.

Enzo Grassano

Nuova segreteria Giovani Democratici del Piemonte

Il coordinamento regionale dei Giovani Democratici del Piemonte ha ufficialmente insediato la sua nuova segreteria: un fatto che segna un momento di svolta e rinascita per il nostro territorio. Dopo anni in cui la giovanile piemontese, come tante altre realtà, si è trovata priva di una guida nazionale, accogliamo con entusiasmo questa nuova fase, che per la prima volta da molto tempo vede una segreteria regionale operare in coordinamento con la segreteria nazionale.

È in questo nuovo orizzonte di chiarezza e rinnovamento che la segreteria regionale del Piemonte si pone come obiettivo di dare nuova forma al protagonismo giovanile sul nostro territorio, ricucire i legami con le comunità locali e tradurre l’energia delle nuove generazioni in proposte concrete.

“Sono orgogliosa della squadra che abbiamo composto, fatta di persone accomunate da un obiettivo comune: crediamo nella possibilità di poter essere la forza del cambiamento. 

Abbiamo una visione ben chiara della società che vogliamo, per garantire a chi verrà di godere di diritti di cui oggi la nostra generazione si vede privata. Vogliamo lottare per una società più giusta ed equa, in cui tutte e tutti, ovunque, possano avere dignità.

È necessario superare paradossi inaccettabili come il lavoro povero. Dobbiamo lottare per posti di lavoro sicuri, in cui nessuno rischi la vita o subisca gravi infortuni.

Difendiamo il diritto universale alla salute, garantendo a tutte e tutti l’accesso a cure tempestive attraverso un Servizio Sanitario Nazionale pubblico e da rafforzare. Allo stesso modo, rivendichiamo il diritto a un’istruzione gratuita e di qualità, realmente accessibile.

Vogliamo inoltre investire nello sviluppo di infrastrutture e di un sistema di trasporti pubblici efficiente, su ferro e su gomma, capace di collegare l’intero territorio piemontese, senza lasciare indietro le aree interne e montane, che rappresentano il cuore della nostra Regione.

Dobbiamo alzare la voce di fronte ai tagli che vanno a colpire i piccoli comuni, promuovendo al contrario soluzioni contro lo spopolamento dei nostri territori e continuare a promuovere i valori della nostra Costituzione, ricordando il passato da cui veniamo per non vanificare gli sforzi di chi ha lottato, con la fatica e la vita, per garantirci oggi di vivere in un’Italia libera e democratica” dichiara la neoeletta Segretaria regionale Annet Moscatello.

Sulla nuova fase organizzativa interviene anche la Vicesegretaria regionale Sveva Sapino: “Sono molto onorata del ruolo e della delega che la Segretaria Annet Moscatello ha scelto per me. È una posizione importante, direttamente al suo fianco. 

Per quanto riguarda la delega, intendo continuare l’attività, iniziata da Segretaria metropolitana di Torino, dei sopralluoghi al CPR di Corso Brunelleschi, per portare fuori tutta la sofferenza e l’ingiustizia di quel non-luogo. 

Inoltre, vorrei portare all’attenzione la questione dei permessi di soggiorno, arrivando a proporre, insieme al gruppo che mi accompagnerà, dei cambiamenti al sistema che li regola, per facilitarne l’ottenimento. 

Perché un Paese davvero giusto è un Paese che non lascia indietro nessuno”.

Sul fronte comunicazione, il Responsabile Comunicazione Jacopo Geromin sottolinea la necessità di un cambio di paradigma: “La Giovanile democratica deve diventare un punto di riferimento per tutto il Partito nell’ambito della comunicazione.

Le parole che scegliamo non sono neutrali: costruiscono realtà e diventano fatti concreti. Se continuiamo a raccontarci solo come forza di opposizione, resteremo confinati in quel ruolo.

È tempo di cambiare approccio. Dobbiamo superare la critica fine a sé stessa e iniziare a parlare in modo chiaro, propositivo e credibile. Raccontare chi siamo, quali sono le nostre idee, le nostre proposte e mostrare i giovani eletti che rappresentano una nuova generazione di impegno politico.

Basta dare visibilità a Meloni, basta dare visibilità a Cirio. Da oggi saremo noi i veri protagonisti della nostra comunicazione.

Dobbiamo valorizzare ciò in cui crediamo e dare forza al nostro progetto, mostrando che esiste un’alternativa concreta di sinistra, competente e capace di governare il futuro”.

Infine, il Vicesegretario Alessandro Barone richiama il ruolo politico e culturale dell’organizzazione: “Ci troviamo oggi a un bivio democratico. Come organizzazione giovanile, abbiamo il dovere di scegliere chi essere e quale futuro intendiamo costruire. 

In un mondo segnato da un crescente individualismo, la nostra missione è ricostruire il senso di comunità, riportando le persone al centro dell’azione politica. 

Vogliamo restituire la speranza che un mondo migliore sia possibile, creando le condizioni affinché ogni individuo possa trovare la sua piena realizzazione all’interno della società”.

 

GD Piemonte

Figli di un Dio minore? A Barriera sempre peggio

“Vorrei andarmene”

Da oltre quattro anni vado sovente a Messa alla Madonna della Pace. In corso Giulio Cesare, per solidarietà con la gente di Barriera e con i parroci che si può ben dire danno l’anima a favore di questo Quartiere assolutamente dimenticato dalle ultime Amministrazioni.  Stamane entro in Chiesa e un signore del servizio d’ordine cui chiedo come va mi risponde “vorrei andarmene di qui”.  Molti che vorrebbero farlo non lo fanno perché gli immobili in questi anni si sono svalutati tantissimo. Per mia natura non mi basta denunciare i problemi, faccio il possibile per trovare delle soluzioni. Così dopo aver lanciato una Petizione che ha ottenuto migliaia di firme, ho chiesto al Sindaco di incontrarmi insieme ai rappresentanti del Comitato Angelo Martino.  Il 4 dicembre scorso Giuseppe Dramisino, una persona molto per bene, presidente del Comitato Angelo Martino, durante l’incontro, segnalò tra le altre cose al Sindaco la situazione del Bar Casablanca di via Palestrina. Stamane su Torino Cronaca si denuncia che in quel Bar si rischierebbe un’altra Crans-Montana. Nell’ incontro del 4 dicembre il Sindaco ci ha comunicato che conta sull’intervento di due gruppi privati per sistemare l’area Gondrand e la Piscina Sempione due zone di grandissimo   degrado durate lunghi anni che hanno creato tante difficoltà agli abitanti di Barriera. Così come con i soldi dello Stato con almeno dieci anni di ritardo inizieranno i lavori della Linea 2 della Metro. Ma a Barriera serve più sicurezza e più lavoro, non solo i Centri commerciali. Però è chiaro che tutto è rinviato ancora in là e a me viene da sottolineare che tutti i ritardi nel fare le cose colpiscono solo la popolazione una popolazione che da anni si sente figlia di un Dio minore è questo non è giusto, assolutamente. Il Sindaco ci ha promesso un incontro in Barriera che si dovrebbe tenere a Febbraio perché dobbiamo trovare urgentemente alcune soluzioni perché la gente si Barriera se lo merita eccome.
Mino GIACHINO