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Referendum, la richiesta in Cassazione

in POLITICA

Consegnato stamane in Corte di Cassazione il documento che attesta la deliberazione che richiede il referendum abrogativo sulla quota proporzionale della legge elettorale nazionale. Delegati a portare la delibera il presidente del Consiglio Stefano Allasia e quale supplente Alberto Preioni (Lega).

La deliberazione era stata approvata dall’Aula giovedì scorso.

“Questo è soltanto l’inizio di un percorso – spiega Allasia – che dovrà portare a far esprimere i cittadini su una questione molto importante: il modo di eleggere i propri rappresentanti. Senza entrare nel merito, credo che in democrazia sia sempre un bene dare voce agli elettori su temi così rilevanti per il nostro Paese”.

La richiesta, come quella delle altre Regioni che l’hanno approvata, doveva essere depositata entro il 30 settembre per far sì che il referendum si tenga nel 2020.

Demarchi, la creazione dell’opera d’arte vista come itinerario

in CULTURA E SPETTACOLI

 Nella mostra torinese delle opere  dell’artista

 

“Itinerari”. Un termine che ha da sempre affascinato artisti e letterati, da Jack Kerouac a Italo Calvino, che affermava che “il camminare presuppone che ad ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure qualcosa cambi in noi”. “Itinerari ” è il titolo della personale dell’artista astratto Roberto Demarchi, che inaugurerà giovedì  3 ottobre prossimo dalle 18.30 nei suoi spazi espositivi in corso Rosselli 11, a Torino.

“Itinerario – afferma l’artista Roberto Demarchi  – è un percorso, un cammino segnato da tappe. L’esistenza può essere vista come un itinerario segnato da due tappe certe ed ineludibili, la nascita e la morte, mentre il resto è un campo da gioco nel quale si disputa la partita tra volontà e destino, libero e servo arbitrio”.

Anche il creare un’opera artistica rappresenta, metaforicamente, un atto assimilabile a quello del camminare verso una meta non ancora precisata, attraverso itinerari diversi che l’artista sceglie.

La mostra “Itinerari” propone una selezione delle opere di Roberto Demarchi, quadri che si avventurano nel mondo lontano della cultura giapponese, attraversando alcuni momenti della poesia e della prosa del passato, esplorando  il momento aurorale del pensiero occidentale  che si muove attraverso il mistero del mistero della fede, percorrendo anche i sentieri affascinanti dell’astrologia. Gli itinerari che propone l’artista Roberto Demarchi sono diversi, ma seguono tutti un medesimo fil rouge, quello di cercare di soddisfare il bisogno di comprendere e conferire forma visibile all’enigma che è alla base dell’esistenza.

Mara Martellotta

Taurinense e Nizza Cavalleria sul podio delle truppe alpine

in BREVI DI CRONACA
Portano il “Toro” della Taurinense sullo scudetto al braccio i militari del 9°
reggimento Alpini dell’Aquila e i Dragoni del reggimento Nizza Cavalleria
(1°) di Bellinzago Novarese che si sono aggiudicati il primo e il secondo
posto del “Trofeo Comandante delle Truppe Alpine”, una tre giorni di
competizioni tecnico-militari che ha visto confrontarsi i migliori reparti
alpini.
Giunti dal Piemonte, dall’Abruzzo, dal Friuli e dal Trentino i plotoni si
sono sfidati in prove militari tra le quali il CAGSM (circuito addestrativo
ginnico sportivo militare), la marcia zavorrata e i tiri con l’arma in
dotazione oltre che il trasporto del tronco e l’arrampicata e discesa in
doppia sono state il banco di prova dei migliori tra i 10000 alpini in
servizio. I genieri del 2° accanto ai cavalieri del Nizza 1° e agli alpini
dell’8° e del 9° si sono dati battaglia anche nella risalita di corde fisse dove
si risale un piano inclinato utilizzando bloccanti (maniglie
jumar) su corde fisse.
Una serie di prove tra la disciplina sportiva e la tecnica militare volte a
migliorare, nel mantenimento dell’efficienza fisica, la preparazione e
l’addestramento militare.
Il Comandante delle Truppe Alpine ha premiato i vincitori, soddisfatto
comunque del risultato globale più importante della singola performance.
“Dobbiamo sfruttare ogni possibilità per addestrarci e migliorare, siamo
impegnati in tante attività da strade sicure all’approntamento per le
missioni all’estero, questa è stata una occasione, ottimamente sfruttata,
per addestrarci e confrontare tra i diversi reparti le singole capacità.
Complimenti a tutti, a chi ha vinto e a chi ha dato il massimo”.
L’area addestrativa “Paolo Caccia Dominioni”, sede delle gare, è gestita dal
2° reggimento genio guastatori di Trento ed è spesso impiegata, per la
​versatilità e per le diverse possibili offerte esercitative, per addestramento
non solo degli alpini ma anche delle altre specialità dell’Esercito

Un morto e due feriti nello schianto in autostrada

in BREVI DI CRONACA

 Un  morto e due persone  ferite: è il bilancio di  un incidente stradale  avvenuto questa mattina sull’autostrada del Frejus all’altezza di Bardonecchia. Sono rimasti coinvolti tre tir e un’auto, la vittima è il camionista. I mezzi hanno preso fuoco. Due feriti sono stati soccorsi dal 118, e  trasportati all’ospedale. Un terzo è rimasto incastrato tra le lamiere. I vigili del fuoco e la polizia stradale sono impegnati nelle operazioni di soccorso. E’ stata chiusa l’autostrada  con uscita obbligatoria a Oulx e Bardonecchia.

L’isola del libro

in CULTURA E SPETTACOLI

A cura di Laura Goria

Miriam Toews “La mia estate fortunata”   -Marcos Y Marcos-  euro 18,00

Questo è stato il suo primo libro, uscito nel 1996, quando era una trentenne che già maneggiava mirabilmente il suo linguaggio inconfondibile, sospeso tra humor e profondità, che sono diventate la cifra dei suoi romanzi. L’ha scritto prima che la tragedia travolgesse la sua famiglia con i suicidi del padre e della sorella e racconta le strampalate vicende di un gruppo di ragazze madri che crescono da sole le loro nidiate e convivono tutte in una casa popolare. Hanno un passato difficile e un futuro incerto. Eppure sono abilissime e intelligenti nel trasformare disagio e vita precaria  in una forza straordinaria: quella che le lega l’una all’altra, in un mix strategico di solidarietà soffusa di allegria.Location è Winnipeg, dove caldo e freddo sono sempre estremi e difficili da sopportare. La casa di accoglienza in cui hanno trovato rifugio vive dell’allegria, dei pianti e del nervosismo dei bambini dietro i quali si affannano le ragazze. Due sono le protagoniste principali. Lucy, che ha appena 18 anni e manco sa chi sia il padre di suo figlio. E Lish, che in una sola notte d’amore con un artista di strada (che le ha proposto di condividere la vita errabonda) ha messo in cantiere la bellezza di due gemelle; che si sommano alle altre 2 figlie avute con un altro uomo. La casa che ospite le giovani madri è piena di storie simili che la Toews racconta con leggerezza ed ironia. L’estate fortunata sarà quella in cui Lucy e Lish caricano la loro prole su un furgone scassatissimo e si mettono in viaggio verso il Colorado alla ricerca del padre delle gemelle.

 

 

 

Per capire meglio la profondità di questa scrittrice vi ripropongo stralci  dell’intervista che le feci in occasione di un Salone del libro di Torino dove era venuta a presentare i suoi libri.

 

E’di una dolcezza infinita Miriam Toews. Bella senza un filo di trucco, esprime semplicità e una forza titanica. La famosa scrittrice canadese emana un fortissimo senso di serenità.

Eppure la sua è una vita segnata in partenza. E’ nata in una rigida comunità mennonita ai margini del mondo, dalla quale è fuggita a 18 anni. Poi le difficoltà dell’esilio e 2 grandi tragedie: il suicidio del padre (nel 1998) e dell’unica sorella (nel 2010). Da queste stigmate è nata una delle scrittrici più interessanti e coinvolgenti del panorama letterario internazionale, vincitrice di prestigiosi premi, tradotta in 15 lingue e, in Italia, autrice di punta dell’editore Marcos y Marcos. Nata nel 1964 a Steinbach in Manitoba, un villaggio nella zona centrale delle praterie canadesi, 

figlia di un discendente diretto dei primi coloni in fuga dall’Ucraina a fine 800, cresce stretta nelle maglie della rigida disciplina dei mennoniti. La più numerosa delle chiese anabattiste,che vive come nel 500: rifiutando elettricità, auto e mondo esterno, nell’ottica che la vita si riduca al lavoro e a prendersi cura della famiglia. Come scrive la Toews in “Un complicato atto d’amore”, “… la sottosetta più sfigata a cui si possa appartenere a 16 anni” sorta perché “500 anni fa, in Europa, un tizio di nome Menno Simmons si è messo di buzzo buono per inventarsi una religione tutta sua..”. 

In casi come questi la vita offre due sponde: restare e uniformarsi…o fuggire. Ed è quello che fatto l’autrice. Nella sua vita ci sono 2 lauree (in Lettere e Cinema, e in  Giornalismo) e l’intermezzo da attrice protagonista nel film “Luz  Silenciosa”, voluta a tutti i costi dal regista Carlo Reygadas; esperienza che le ha ispirato il romanzo “Mi chiamo Irma Voth”.

Ma la sua grandezza è nei romanzi fortemente autobiografici in cui l’humor è la cifra con cui  maneggia pagine di vita difficili, come il suicidio della sorella e sullo sfondo anche quello del padre in “I miei piccoli  dispiaceri”; la fuga e rapporti familiari difficili in “Un complicato atto d’amore”.

Nascere in una comunità mennonita cosha significato e cosa proprio non sopportava?

«Non mi sentivo libera. Appena finita la scuola, anche se ancora non ero sicura di voler diventare un’artista, sapevo già che avrei fatto qualunque cosa pur di vivere in un ambiente libero soprattutto dal punto di vista mentale. Da un lato quello era l’unico mondo che conoscevo e sentivo il senso di appartenenza, dall’altro avvertivo di dover scappare. Ero anche molto impaurita ed è stato difficile. Sono andata a Montreal, la città canadese più liberale, l’opposto del mio paese conservatore, e percepivo continuamente questo contrasto».

Si può dire che la scrittura per lei sia catartica e l’aiuta a metabolizzare la vita?

«Si proprio perché mi permette di dare un senso alle mie emozioni e soprattutto alle mie esperienze; in un certo senso mi consente di riordinarle. Attraverso i romanzi riesco a fare un po’ di ordine nella mia caotica vita».

Se una persona che amiamo non vuole più vivere, amarla vuol dire trattenerla o lasciarla andare?

«La mia famiglia ed io abbiamo tentato in ogni modo di dissuadere mia sorella, ma lei voleva proprio morire e ha fatto di tutto per riuscirci. Ho cercato di convivere con il dolore per il suo suicidio, di capirlo e di rispettare la sua scelta. So che in realtà l’unica via per dare sollievo al suo dolore era farla finita».

Come dirimere il conflitto tra l’idea che abbiamo il diritto di decidere della nostra morte e le responsabilità nei confronti  delle persone che ci vogliono bene e che ne soffriranno?

«Ovviamente mio padre ed io abbiamo affrontato questo conflitto e fatto di tutto per evitare la morte. Voglio sottolineare che la scelta spetta alla persona che soffre, ma questo non vuol dire che chi si suicida non ami i suoi cari. Solo che quando proprio non ce la fa più deve lasciarsi andare completamente. Sono convinta che bisognerebbe legalizzare la morte assistita, cosa che è avvenuta in Canada mentre scrivevo il libro».

Nel suo paese cosa prevede la legislazione in materia?

«Ora il suicidio è legale, con l’assistenza di un dottore, tutte le firme necessarie e per persone che non possono avere più alcuna cura. Invece per le malattie psichiatriche non è così. Se non è provato che la malattia sia incurabile, e per i medici è complicato stabilirlo, la situazione è ancora parecchio difficile».

Cosa si può obiettare a chi definisce il suicidio una scelta egoistica?

«Dal mio punto di vista non lo è, proprio perché ci sono vari tipi di suicidio e comunque sono persone che soffrono e continuerebbero a soffrire. Una sorta di dolore psichico davvero insopportabile. Non qualcosa di egoistico; ma accettare la propria sofferenza e poi lasciarla andare».

Cos’ha capito dei  suicidi nella sua famiglia? Qual è il male  di  vivere? 

«Io non soffro di depressione e disturbo bipolare come mio padre, ma ho tratto una lezione: continuare ad essere felice e gioiosa. Lui e mia sorella avrebbero voluto questo per me, anche se loro ne erano incapaci».

Suo padre e sua sorella si sono suicidati entrambi e nello stesso modo: si è geneticamente condannati, esiste il suicidio nel Dna di una persona?

«Ci ho pensato e ripensato e ci sono studi che provano l’esistenza di qualche collegamento. Il suicidio è sempre esistito e continuerà ad esserci. Forse con il progresso medico si riuscirà a prevenirlo».

Sofferenza fisica e psicologica hanno pari diritto alla morte?

«Non credo ci sia una grande differenza, anzi per me non c’è. Ho letto statistiche di altri paesi che dimostrano come il dolore psichico possa essere tale da giustificare la morte assistita e che molte persone vi ricorrano per farla finita».

L’humour come istruzioni d’uso alla vita…lei  come ci  riesce?

«Il mio è un “dark humor” un modo di trattare l’assurdità della realtà. A volte è  ridicola e va di pari passo con la sofferenza. E’ proprio l’oscurità che accompagna la luce del mondo».

Com’è stata la sua esperienza di attrice e  perché non ha continuato?

«E’ stata una cosa anomala ed estemporanea. Il regista mi ha chiamata proprio perché non voleva un’attrice. Semplicemente ero una ragazza mennonita nei panni di un’attrice casuale. Un’esperienza interessante ma non quello che volevo davvero fare, che è scrivere»

 

Arcieri piemontesi ai Campionati Europei Campagna

in SPORT

Scatta a Mokrice-Catez l’ultimo appuntamento internazionale di tiro con l’arco del 2019. Sono i Campionati Europei Campagna, nei quali la nazionale italiana difende il primo posto nel medagliere conquistato due anni fa nella stessa località slovena. Nell’occasione gli azzurri raccolsero 3 ori, 4 argenti e 7 bronzi, bottino che sperano di poter confermare al termine della prossima settimana (sabato 5 ottobre sarà la giornata conclusiva dell’evento continentale). Otto arcieri piemontesi – o tesserati per società piemontesi – sono stati convocati dal Responsabile Tecnico Giorgio Botto, anch’egli piemontese. Nell’olimpico Senior Marco Morello (Aeronautica Militare); nel compound Senior Marco Bruno (Arcieri di Volpiano), Giuseppe Seimandi e Irene Franchini (Fiamme Azzurre/Arcieri delle Alpi); nella stessa divisione Junior Alex Boggiatto (Ar. Co. Arcieri Collegno); nell’arco nudo Senior Alessio Noceti (Arcieri Delle Alpi) e Stefania Coppo (Arcieri Di Volpiano); nell’arco nudo Junior Gian Lorenzo Soldi (Arcieri Varian). L’elenco completo degli atleti convocati e dei componenti dello staff a questo link.

 

Per quanto riguarda i recenti risultati internazionali degli arcieri piemontesi in gara, agli Europei Campagna del 2017 Marco Morello e Irene Franchini vinsero l’oro nell’arco olimpico e compound rispettivamente; Giuseppe Seimandi fu argento nell’arco nudo e Alex Boggiatto (Ar.Co.Arcieri Collegno) bronzo nel compound giovanile. Franchini e Boggiatto si laurearono campioni europei anche a squadre, mentre Seimandi e Morello conquistarono l’argento. I tre atleti Senior sono saliti sul podio a squadre anche ai Mondiali Campagna dell’anno scorso. A livello nazionale, nella stagione in corso Alessio Noceti ha vinto i Campionati Italiani; stesso discorso per Irene Franchini, che si è aggiudicata anche il Grand Prix Campagna, con la finale di quest’ultimo disputata la scorsa settimana. Ai Tricolori Marco Bruno ha messo invece al collo la medaglia d’argento, piazzandosi terzo nel Grand Prix. Sul podio di quest’ultimo anche Seimandi, argento, e Morello, bronzo.

La pagina sul sito FITARCO con le notizie e i link utili a questo link

Immigrati, FdI contro la cittadinanza automatica

in POLITICA

“In piazza a Torino e in provincia per raccogliere le firme contro la legge sulla cittadinanza automatica agli immigrati” ad annunciarlo sono la parlamentare di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli e il capogruppo di FdI in Regione Piemonte Maurizio Marrone, raccogliendo l’invito lanciato da Giorgia Meloni. “Il governo giallo-rosso da un lato apre i porti dall’altro è occupato a mandare avanti la legge per concedere la cittadinanza automatica agli immigrati.
Contro questa vergogna, Fratelli d’Italia è gia’ mobilitata e sabato prossimo organizzeremo anche a Torino la raccolta firme per chiedere al presidente della Repubblica di fermare questa follia”.

Torino Airport fa rotta sul 2050: obiettivo emissioni zero

in ECONOMIA SOCIETA' E COSTUME

Con il programma NetZero2050 di ACI Europe
L’Aeroporto di Torino si impegna ad arrivare
alle ‘emissioni zero’ entro il 2050.
In occasione del vertice ONU sull’azione globale per il clima svoltosi a New York,
l’associazione degli aeroporti europei ACI Europe ha fornito un aggiornamento sulla
risposta del settore all’emergenza climatica.
Nel giugno di quest’anno, ACI Europe ha annunciato una risoluzione storica che
impegnava i suoi 500 membri a raggiungere l’azzeramento entro il 2050 per le
emissioni di carbonio sotto il loro controllo. Ad oggi, tale impegno è stato sottoscritto
da oltre 200 aeroporti, tra i quali anche Torino Airport.
“L’Aeroporto di Torino è orgoglioso di sottoscrivere questo impegno – ha dichiarato
Andrea Andorno, Chief Executive Officer di Torino Airport -. Nel corso degli anni
abbiamo investito in modo significativo nella gestione ambientale. Lavoriamo per
ridurre le nostre emissioni di carbonio dal 2012 e siamo certificati al Livello 1-
Mapping del programma Airport Carbon Accreditation. Ma è ora di fare un passo
avanti. Prendiamo atto del recente rapporto IPCC e del cambiamento nella percezione
pubblica del trasporto aereo. Le persone chiedono più atti concreti anche alle imprese
e noi siamo desiderosi di soddisfare questa esigenza. NetZero2050 è un impegno serio
e siamo fiduciosi che attraverso la ricerca e gli investimenti, lo scambio di conoscenze
e le partnership, saremo in grado di identificare le migliori soluzioni per raggiungere
le ‘emissioni zero’ nelle nostre operazioni aeroportuali”.
Olivier Jankovec, Direttore Generale di ACI Europe, ha commentato: “L’impegno di
NetZero2050 si basa su una forte riduzione del carbonio da parte del settore
aeroportuale europeo, che è stato ben documentato nell’ultimo decennio. Siamo lieti di
aver superato la quota dei 200 aeroporti impegnati a raggiungere questo obiettivo.
Molte grazie agli scali che sono saliti a bordo negli ultimi 3 mesi: Torino, Aberdeen,
Glasgow, Liegi, Lussemburgo, Malta, Salisburgo, Southampton e Tolosa-Blagnac. Ci
aspettiamo che ancora altri si uniranno a noi nei prossimi mesi”.
Patricia Espinosa, segretario esecutivo dell’UNFCCC, ha dichiarato: “Il rapporto
speciale IPCC dello scorso ottobre è inequivocabile sulla necessità di raggiungere le
emissioni zero entro la metà del secolo. Abbiamo bisogno che tutti i settori della
società lavorino per raggiungere questo obiettivo finale. È quindi incoraggiante vedere
l’industria aeroportuale alzare volontariamente le proprie ambizioni e non vediamo
l’ora di lavorare con questo settore vitale”.
La scadenza del 2050 è in linea con le ultime prove dell’IPCC e la strategia di
decarbonizzazione definita dalla Commissione europea e adottata dal Consiglio
dell’Unione europea.
Nel 2017, l’industria aeroportuale europea si è impegnata ad avere 100 aeroporti
carbon neutral entro il 2030. Con 50 aeroporti europei ora carbon neutral, l’industria è
sulla buona strada per mantenere questa promessa.
La risoluzione rimane aperta a firmatari aggiuntivi

Nuova vita per “La Totalità” di Costas Varotsos

in CULTURA E SPETTACOLI

Grazie al protocollo di intesa sottoscritto tra Città di Torino, Fondazione
Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” e Intesa Sanpaolo, l’opera “La Totalità” del
Maestro Costas Varotsos, costituita da elementi di vetro sovrapposti, sarà ricollocata nel Giardino Grosa,
zona verde a fianco al grattacielo Intesa Sanpaolo di corso Inghilterra, 3.
Nel 1999 la scultura, di proprietà della Città di Torino, era stata posizionata nei giardini Martini in Piazza
Benefica punto di riferimento dell’area urbana di Cit Turin e sede di uno dei mercati rionali più importanti e
conosciuti della città. A scegliere il progetto firmato dal noto artista ateniese (tra le tre soluzioni candidate)
erano stati gli abitanti del quartiere.
Nel 2017 il lavoro di Varotsos, presentando condizioni di degrado, è stato rimosso per essere riprogettato
alla luce delle innovazioni tecnologiche e di un adeguato piano di manutenzione e conservazione. Nel
corso degli anni, infatti, il monumento ha subito l’aggressione degli agenti atmosferici e l’invasione dei
colombi che, attratti dal vicino mercato, stazionavano su di esso imbrattandolo. Situazione che, unita al
malcontento dei cittadini, ha portato la Città di Torino a valutare l’opportunità di ricollocare l’opera in altra
sede.
“’La Totalità’ dell’artista Costas Varotsos, sarà restituita alla cittadinanza che potrà tornare a godere di
questo straordinario progetto artistico – sottolinea Francesca Leon, assessora alla cultura della Città
di Torino -. La reinstallazione nei giardini Grosa conclude un lungo, appassionante e impegnativo lavoro,
realizzato con il prezioso supporto di Intesa Sanpaolo e del Centro Conservazione e Restauro La Venaria
Reale, in stretta connessione con i tecnici dell’Assessorato alla Cultura. Ringrazio tutti coloro che hanno
collaborato con noi per raggiungere questo importante traguardo. In primo luogo il Maestro Varotsos, che
ha accolto la proposta di ricollocazione della sua scultura, rimettendosi al lavoro sul suo progetto insieme
ai tecnici del Comune e agli esperti del Centro Conservazione e Restauro. Un lavoro realizzato da tutti
con professionalità e passione. Un grazie particolare a Intesa Sanpaolo, partner dell’iniziativa, sensibile
sostenitore dei progetti di valorizzazione artistica”.
“In questi anni Intesa Sanpaolo ha confermato un’attenzione particolare alla ricchezza artistica e culturale
di Torino, in stretta e costante sinergia con le istituzioni pubbliche. Questo dialogo continua con l’impegno
a riconsegnare alla comunità una testimonianza d’arte che le appartiene, l’originale scultura dell’artista
greco Varotsos, rivalorizzata insieme al Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” con cui
condividiamo importanti restauri di capolavori del passato e contemporanei. La “restituzione” dell’opera
Totalità è anche un significativo contributo a rendere ancora più vivo il Giardino Grosa di fronte al Grattacielo”
ha commentato Michele Coppola, Executive Director, Arte Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo.
“LA TOTALITÀ” nei Giardini Martini (piazza Benefica)
Nel 1999 la scultura fu collocata nei giardini Martini, punto di riferimento di Cit Turin. I cittadini, a cui erano
state prospettate tre diverse soluzioni per riqualificare l’area, si erano espressi in favore del progetto firmato
dall’artista Costas Varotsos, noto scultore ateniese, che aveva proposto il monumento denominato “Figura
in movimento” che rappresenta la “resurrezione, il passaggio ad una nuova vita” un’ardita struttura astratta,
simile a un turbine, composta da strati sovrapposti di lastre triangolari in vetro, montate su elementi in
acciaio sorretti da un perno centrale inclinato, anch’esso in acciaio.
‘La Totalità’, nella sua prima collocazione presentava queste peculiarità: alta nove metri, l’opera era
costituita da elementi triangolari di vetro sovrapposti e ancorati a un’anima di ferro che permetteva di
assumere una posizione non baricentrica, creando un’originale virtuosismo estetico, con un andamento
che può essere definito con buona approssimazione elicoidale. Protetta alla base da una fontana circolare
era stata collocata a cielo aperto al centro della piazza.
Il progetto di ricollocazione nel Giardino Grosa (grattacielo Intesa Sanpaolo)
La Città, con l’obiettivo di rendere il lavoro artistico maggiormente visibile e fruibile al pubblico e di tutelare
la sua conservazione, dopo aver effettuato le necessarie verifiche, ha proposto un nuovo luogo dove
installare la scultura. Si tratta di un’area del “Giardino Grosa” di circa 200 metri quadri (13 metri per
15,30 metri trasversali, determinati su 3 lati dalla presenza della pavimentazione esistente), adiacente a
corso Vittorio Emanuele II, a lato dell’ingresso principale del grattacielo Intesa Sanpaolo, dove, su idea
dell’artista, ‘La Totalità’ emergerà, in un angolo dei giardini, da una collinetta di verde e sarà delimitata da
arbusti che rappresentano un deterrente contro possibili atti vandalici pur assicurando un giusto punto di
vista complessivo della struttura.
L’opera del Maestro Varotsos sarà costituita da lastre di vetro sovrapposte poggiate su una struttura
metallica e fissate tra loro con materiale siliconico. I piani, che ricopriranno completamente la struttura di
sostegno, seguiranno un andamento elicoidale raggiungendo un’altezza superiore ai 9 metri. La scultura
sarà inoltre sbilanciata in una direzione rispetto alla base di appoggio dando nel complesso un’impressione
di movimento come progettato dall’artista. La struttura metallica, che consentirà l’appoggio delle lastre di
vetro, sarà costituita da 3 tronchi di tubo centrali ai quali verranno saldate coppie di vassoi orizzontali.
Nella nuova installazione sarà assecondato con maggior gradualità l’andamento inclinato della struttura
disponendo il primo tronco non più verticale ma inclinato di 10° rispetto al progetto originario.
Per mantenere nel tempo le caratteristiche, la funzionalità, l’efficienza e il valore della scultura è stato
programmato un piano di manutenzione, che sarà sostenuto da Intesa Sanpaolo.
Il Centro Conservazione e Restauro per “La Totalità”
Il Centro Conservazione e Restauro affronta le problematiche legate alla conservazione delle opere
complesse come sono le opere d’arte contemporanea, partendo da un approccio scientifico, soprattutto
in considerazione della convivenza di diversi materiali originali e di intervento con alterazioni e degradi
specifici considerando l’esposizione all’aperto come incremento alla progressione di questi fenomeni.
Grazie a questa esperienza il Centro ha collaborato con la Città di Torino e con Intesa Sanpaolo per gestire
e sovrintendere al processo di ricollocazione della scultura nel luogo designato, attraverso il coordinamento
dei professionisti coinvolti (ingegneri progettisti, tecnici, validatori, collaudatori e, non ultimo, l’artista), la
scelta dei materiali e delle imprese coinvolte nella realizzazione della struttura, a partire dal disallestimento
dell’opera dalla collocazione originaria di piazza Benefica fino alla fase di allestimento nella nuova sede.
Sarà così possibile riconoscere il percorso creativo dell’opera sia a livello tecnico costruttivo che dei
materiali impiegati, in modo da poter consentire una migliore conservazione futura grazie ad una
manutenzione appositamente studiata per l’opera.
Biografia Maestro Costas Varotsos
Costas Varotsos nasce nel 1955 ad Atene, dove vive e lavora.
Nel 1976 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma e nel 1978 si laurea in Architettura all’Università
degli Studi di Pescara. Nel 1990-1991 ha ottenuto la Borsa di Studio Fulbright. Nel 1999 è stato nominato
Professore nell’Aristotle University di Thessaloniki, dove a oggi ha la cattedra di Architettura. La sua
produzione artistica ha inizio sul finire degli anni ’70 dove immediatamente risalta la sua predilezione per
la scultura. Nel 1982 l’artista ritorna in Grecia e inizia a produrre lavori di richiamo internazionale, come
‘Il Poeta’ (1983) e ‘Il Corridore’ (1985), opere che riassumono la sua visione artistica orchestrando materiali,
idee e cromatismi in uno stile personalissimo fatto di trasparenza, luminosità e levità, qualità intrinsecamente
associate al vetro, da sempre materiale prediletto da Varotsos. Nel 1987 il Maestro ha rappresentato la
Grecia alla Biennale di San Paolo e, nel 1999, alla Biennale di Venezia. Ha quindi partecipato alla Biennale
di Venezia per il Padiglione Italiano nel 1993, nel 1995 ad Arte Laguna e alla Biennale Internazionale di
Los Angeles nel 1999. Nel 2004 ha ricevuto la Distinzione Onorifica di Cavaliere dell’Ordine della Stella della
Solidarietà Italiana dal Presidente della Repubblica. Ha presentato i suoi lavori in numerose mostre nazionali
e internazionali e realizzato importanti opere pubbliche per Grecia, Cipro, Italia, Stati Uniti e Svizzera. Tra
le più recenti, nel 2012 ‘L’Approdo. Opera all’Umanità Migrante’ ad Otranto e nel 2016, nell’ambito della
rassegna espositiva ‘L’Albero della cuccagna. Nutrimenti dell’arte’ a cura di Achille Bonito Oliva, Orizzonte
Due, nell’Università degli Studi di Salerno. Nel 2014 ha preso parte ad Icastica, Arezzo e nel 2016 ad Arte
alle Corti, Torino. Varotsos predilige le grandi dimensioni e le sue opere testimoniano una riflessione su temi
essenziali della vita e dell’uomo, quali l’energia, lo spazio, il tempo e la natura, in realizzazioni che uniscono
monumentalità e profondità poetica

Che successo il viaggio notturno di Torino Spiritualità

in prima pagina

La XV edizione dedicata alla notte è stata un successo di pubblico con oltre 22.000 presenze, tra sold out, code e tanti applausi

 Ieri, domenica 29, ha chiuso i battenti Torino Spiritualità, festival dedicato alle grandi domande dell’umanità esplorate attraverso l’intreccio di fedi, culture e religioni. La XV edizione ha proposto al pubblico un affascinante viaggio notturno, tra lezioni, letture, dialoghi, esperienze, grandi testimonianze e incontri, per esplorare la maestosa e ambivalente bellezza della notte, capace di racchiudere in sé mistero e ispirazione, terrore o letizia. Ad infinita notte, quindi, perché la notte è dietro e davanti a noi: appena passata, già ci attende di nuovo. È una presenza sognata, uno scrigno dalla capienza infinita.

Torino Spiritualità è stato quest’anno stringersi insieme intorno a un fuoco, come quei viaggiatori antichi e misteriosi che compaiono nell’opera di copertina realizzata per il festival dall’illustratore Alessandro Sanna. Un’esperienza da fare insieme, dialogando e scambiandosi pareri e opinioni: oltre 22.000 presenze per i più di 110 appuntamenti in programma nelle 35 location della rassegna diffusa. Un successo per l’edizione quest’anno concentrata in quattro intensi giorni, invece dei tradizionali cinque. La comunità del festival si è infatti raccolta a ogni ora, da mattina a sera – anche fino alle 2 di notte per il laboratorio con Stefano Faravelli – donne e uomini di età diverse che hanno deciso di prender parte, ascoltando attenti, interrogandosi, insieme alle più di 100 voci dal mondo, sui volti della notte, le sfumature dell’ombra, l’ora della veglia dal punto di vista religioso, filosofico, letterario ma anche scientifico, perché Torino Spiritualità è un festival che incrocia discipline e sguardi, che fa incontrare umanesimo e scienza.

Curiosità: il libro più venduto durante i giorni della rassegna è stato Nessun amico oltre le montagne (add editore) di Behrouz Boochani, ospite in collegamento telefonico dall’isola in cui è detenuto dal governo australiano. Esaurito ancor prima dell’incontro quello di Pablo d’Ors, sacerdote spagnolo, Biografia del silenzio (Vita e Pensiero). Successo per Una verità che disturba (EMI Editrice Missionaria Italiana) di Timothy Radcliffe e L’universo e la carità (AnimaMundi) di Chandra Livia Candiani.

Già nelle due settimane precedenti l’inizio, il festival ha registrato i primi sold out, esaurendo di fatto i biglietti per gli appuntamenti a pagamento ben prima dell’inaugurazione del 26 settembre. Davanti ai teatri e alle diverse sedi di Torino Spiritualità, in molti si sono messi in coda per garantirsi l’ingresso agli incontri gratuiti. Una comunità che si ritrova ogni anno, che non manca l’appuntamento con la manifestazione, attesa come evento imperdibile del settembre torinese.

La grande partecipazione di pubblico, pienoni e applausi, l’entusiasmo con cui il tema della XV edizione è stato accolto, attestano Torino Spiritualità tra le manifestazioni più apprezzate. Non contenitore di eventi, ma proposta vera di riflessione che si snoda da un’idea precisa, il festival non rinuncia mai alla complessità, e proprio questa è la sua forza e vitalità.

Buio, ombra e veglia: queste le parole che hanno attraversato l’edizione, parole che durante il festival sono state ispirazione ma soprattutto esperienza, come durante l’incontro con l’eremita non vedente Wolfgang Fasser, in un Teatro Carignano straordinariamente a luci spente. Con la dolcezza, semplicità e concretezza che lo contraddistinguono, Fasser ha accompagnato il pubblico in un percorso a occhi chiusi, a condurli la sua voce e le musiche del quartetto Shalom Klezmer di cui lui stesso fa parte.

Tra i tanti momenti memorabili dell’edizione notturna di Torino Spiritualità si ricorda innanzitutto l’inaugurazione, come sempre nella Chiesa di San Filippo Neri, che quest’anno ha visto protagonisti di un inedito dialogo il maestro dell’horror Dario Argento e il priore di Bose Luciano Manicardi. Incalzati dalle domande di Armando Buonaiuto, curatore del festival, i due ospiti hanno generosamente raccontato di sé, delle loro paure e delle loro notti, talvolta ricche di sogni, altre volte di incubi. Un confronto intimo sui mostri che si annidano nel buio, arricchito dalla proiezione di spezzoni di film amati o realizzati dal regista, come Suspiria. Ma anche l’anteprima del festival, in collaborazione con Gruppo Iren, è stata speciale: sul palco del Circolo dei lettori Matteo Caccia ha intervistato Luca, Andrea, Mario, Dario, Edoardo, lavoratori notturni, tra storie e aneddoti per conoscere esperienze di vita insolite, quelle di chi invece di dormire prepara il nostro risveglio.

Torino Spiritualità è proseguito con la lettura sold out di Neri Marcorè da L’avversario di Emmanuel Carrère con i bravissimi Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, e con il dialogo tra Ascanio Celestini e Simone Regazzoni sul buio delle periferie e sulle vite di chi sta ai margini, in collaborazione con Festival delle Migrazioni alla Scuola Holden. L’attivista per i diritti umani Meir Margalit e il giornalista Domenico Quirico hanno invece parlato di guerre, degli impossibili addii alle armi che affliggono il nostro mondo in un gremito Teatro Gobetti, mentre il biblista e fondatore di Bose Enzo Bianchi, nell’incontro sold out al Teatro Carignano, ha invitato all’insurrezione delle coscienze contro i tempi bui che viviamo, per difenderci da chi vuole farci credere che noi veniamo prima degli altri, per sfatare quella che gli ebrei chiamano la notte delle notti.

In tantissimi anche al Tempio Valdese per meditare insieme alla pastora Sophie Langeneck e allo Spazio ZeroSei per sperimentare, da adulti, i percorsi esperienziali dedicati ai bambini. Pienone per Svamini Hamsananda Ghiri, Guidalberto Bormolini e Marco Vannini e la loro lezione in musica Quando è notte per gli uomini, i saggi vegliano. Una Chiesa di Gesù Nazareno stracolma ha ascoltato Timothy Radcliffe che, dopo l’intervento sulla maestosa intimità della notte, ha girato tra le panche per rispondere da vicino alle domande del pubblico. Intanto, altri hanno preso parte all’atelier creativo e liberatorio con il pongo, a lume di candela, guidati da Stefano Faravelli, dalle 21 alle 2 di notte.

Innanzitutto voglio invitarvi a essere filologi: amici della parole. A mettere ordine nel linguaggio, questa è stata l’esortazione con cui Vito Mancuso ha aperto la sua lezione sold out Madre notte, mentre il vescovo di Pinerolo Derio Olivero ha condotto un appassionato intervento su Guernica, un invito a inoltrarsi nella notte che ferisce. Il direttore del Salone Internazionale del Libro, Nicola Lagioia, ha invece invitato il pubblico a seguirlo in una coinvolgente ricognizione sugli scrittori capaci di avventurarsi nel mondo delle tenebre. Giuseppe Plazzi, direttore del Centro per i disturbi del sonno di Bologna, ha tenuto una lezione interessantissima sull’insonnia partendo da casi clinici, mentre Christian Greco, direttore del Museo Egizio, un intervento sull’iconografia del Libro del Giorno e del Libro della Notte. Sale gremite per entrambi gli incontri.

Mario Calabresi e Omid Tofighian hanno raccontato all’Aula Magna della Cavallerizza Reale la tragica storia di Behrouz Boochani, in collegamento telefonico, giornalista curdo da anni detenuto in un’isola in mezzo al Pacifico dal governo australiano. Di silenzio e luce, di Dio e ombre, ha dissertato invece Pablo d’Ors, scrittore e sacerdote spagnolo, consultore del Pontificio Consiglio della Cultura, mentre con Maciej Bielawski una lezione di canto gregoriano per canticchiare insieme odi notturne. Giulio Biino, presidente della Fondazione Circolo dei lettori, accompagnato dalla tromba di Giorgio Li Calzi, ha incantato il pubblico ripercorrendo la straordinaria vicenda che ha portato l’uomo per la prima volta sulla Luna, nello splendido contesto della terrazza dell’hotel NH. Dal cielo alle profondità marine con Angelo Mojetta, biologo, che ha dialogato con l’astrofisico Amedeo Balbi sull’oscurità dell’oceano inesplorato e su quella dell’universo.

Parola a Gabriella Caramore e Elena Loewenthal in un Teatro Gobetti stracolmo, per un dialogo sulla necessità di custodire la parola Dio per non estinguerne l’inesauribile scintilla. Sold out anticipato anche per l’incontro tra la poetessa Chandra Livia Candiani e il sacerdote Paolo Scquizzato al Teatro Gobetti e per Massimo Recalcati e la sua lezione Ascoltate questo sogno che ho fatto al Teatro Carignano. Successo per la lezione di Roberto Casati sulle forme dell’ombra. Tutto esaurito per lo spettacolo di Daria Bignardi, ricognizione sulle facce dell’ansia, e per la meditazione sonora Spiritual Sound. Attesi ancora l’appuntamento con la storica della cultura Tiffany Watt Smith che esplorerà le emozioni oscure al Teatro Gobetti, per Mi sono nascosto, confronto tra Brunetto Salvarani, Alessandro Zaccuri, Francesco Antonioli e per Ombra e radura dell’umanità. Il significato “ecologico” della notte con Carlo Grande.

Gli oltre 100 volontari, tra i quali si annoverano quest’anno anche i giovani studenti del progetto alternanza scuola-lavoro, hanno dato all’organizzazione del festival un contributo fondamentale.

Questo e molto altro ancora è stato Torino Spiritualità, progetto di Fondazione Circolo dei lettori, con il sostegno di Regione Piemonte, Città di Torino, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Teatro Stabile Torino – Teatro Nazionale. Con il patrocinio di Università degli Studi di Torino. Media partner La Stampa e Radio3. Main Partner UBI Banca, Gruppo Iren. Partner Damilano, Sparea, Yogi Tea. Partner tecnici Lavazza, EXKi, IBS.it.

 

(foto archivio: A. Cherchi)

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