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“In viaggio con le parole” con il Progetto Cantoregi

in CULTURA E SPETTACOLI

A Racconigi serata di letture e musiche per l’Università delle Tre Età

Sabato 5 ottobre, ore 21

Racconigi (Cuneo)

Sarà un viaggio intorno al mondo attraverso le pagine di grandi autori classici e della contemporaneità. “In viaggio con le parole”, come recita, per l’appunto, il titolo: il tutto, in una serata di letture e musica, ideata da “Progetto Cantoregi” (l’Associazione Culturale fondata nel 1977 a Carignano dal regista Vincenzo Gamna e oggi presieduta da Marco Pautasso), durante la quale il Comune presenterà il Programma 2019/20 dell’Università per le Tre Età. L’appuntamento è per sabato 5 ottobre, alle ore 21, presso la Chiesa di Santa Croce, in via Morosini, a Racconigi.   La serata, attraverso letture da romanzi, saggi, poesie o poemi che hanno raccontato luoghi reali, ma anche immaginati, spazi geografici, ma anche mentali, fantastici e dell’anima “farà viaggiare lo spettatore – assicurano gli organizzatori – da una parte all’altra del globo con le parole di grandi maestri della letteratura internazionale che hanno saputo raccontare territori, paesi e città ognuno con la propria sensibilità e il proprio sguardo”. Si passerà così dal Portogallo di José Saramago (“Viaggio in Portogallo”) alla Patagonia di Bruce Chatwin (“In Patagonia”), dall’Oriente di Ryszard Kapuściński (“In viaggio con Erodoto”) agli Stati Uniti on the road di Jack Kerouac (“Sulla Strada”). Ma anche dalle profondità degli abissi dell’umanità e della disperazione raccontate da Louis-Ferdinand Céline (“Viaggio al termine della notte”), alle atmosfere tristemente apocalittiche di Cormac McCarthy (“La strada”), fino al viaggio – tra inquietudini e sogno – della baleniera “Pequod” in “Moby Dick” di Herman Melville.

La serata sarà presentata da Cristina Fenoglio, con letture da parte sua e di Fabio FerreroElide GiordanengoVincenzo Leuzzi e Andrea Piovano.

I brani musicali, scelti in sintonia con i testi proposti, sono affidati alla voce della cantante Chiara Catrambone.

Entrata libera, con rinfresco a fine serata.

 

Per info: Biblioteca Racconigi e UniTre, tel. 0172/85336 o cultura@comune.racconigi.cn.it / Progetto Cantoregi, tel. 335/8482321 o www.progettocantoregi.it o info@progettocantoregi.it

 

g. m.

 

 

 

 

A Oulx torna l’antica Fiera Franca

in LIFESTYLE

È arrivato l’autunno ed è tempo di transumanza anche in alta Valle di Susa. Concluso il lavoro negli alpeggi estivi i margari accompagnano il bestiame, mucche, pecore e capre, nelle stalle di pianura per trascorrere il lungo inverno.

A Oulx torna sabato 5 e domenica 6 ottobre l’antica Fiera Franca, che risale al XV secolo, una grande festa per allevatori e villeggianti. Storia, cultura, folclore e tradizioni si tramandano da secoli e rivivono ancora oggi sulle nostre montagne ricordandoci anche che 525 anni fa, a settembre, un famoso re di Francia attraversò la Valle di Susa. Con il suo passaggio nacque la Fiera Franca di Oulx. Era Carlo VIII, diretto a sud, alla conquista del regno di Napoli. Transitava per questa Valle alla testa di un immenso esercito che doveva conquistare gran parte della penisola e giungeva tra queste montagne già valicate da tanti altri sovrani e condottieri. Tra questi Annibale con i suoi elefanti, l’imperatore Augusto che nella romana Segusium siglò il patto di alleanza con le tribù ribelli delle Alpi Cozie o Costantino il Grande che tra Rivoli e il Musinè sconfisse le legioni del rivale Massenzio e ancora Carlo Magno contro l’ultimo re longobardo nel 773. Nel 1494 ad Oulx Carlo VIII si fermò per una breve sosta. Certo non sappiamo quanto tempo il sovrano si fermò nel piccolo borgo e dove trascorse la notte, forse sotto una grande tenda in piazza Garambois o in una locanda nei pressi dell’attuale stazione.

È sicuro comunque che le sue truppe attraversarono la Valle per un lungo cammino che lo avrebbe portato fino a Napoli. Ma gli abitanti di Oulx non hanno un bel ricordo dell’invasore transalpino che impose pesanti sacrifici alla popolazione come già era avvenuto quarant’anni prima al passaggio delle schiere armate di Renato d’Angiò. Ma un favore al paese dell’alta Valle Carlo VIII lo fece ugualmente: per ricompensare la comunità dei danni subiti dal passaggio del suo esercito il re consentì a Oulx di tenere, ogni anno, negli ultimi giorni d’estate, una “Fiera Franca”, libera dalle tasse. Toccherà in seguito ad un altro re di Francia, Francesco I, che però non passò a Oulx, concedere nel 1529 alla comunità locale di organizzare un mercato settimanale nella giornata di sabato. Da quel lontano 1494 la Fiera porta a Oulx la popolazione del Delfinato proveniente dalla Valle della Dora, dalle zone di Pragelato e di Briancon confermando quel rapporto di scambio tra le comunità occitane transalpine che dura da secoli. La Fiera venne poi fatta coincidere con la prima parte del mese di ottobre, periodo in cui il bestiame lasciava i pascoli estivi per scendere a valle. La Fiera Franca, in programma a Oulx sabato e domenica, rappresenta il più importante evento autunnale per l’alta Valle e tra le bancarelle si possono degustare ed acquistare i prodotti locali. Alla Fiera Franca di Oulx-Fiera del Grand Escarton, giunta quest’anno all’edizione numero 525, si affianca la rassegna zootecnica della Comunità montana Valle Susa e Val Sangone con esposizione e premiazione di capi bovini ed equini e promozione delle produzioni tipiche del territorio. La manifestazione si dipana nel borgo di Oulx e comprende due settori, dedicati alle lingue minoritarie, in particolare l’occitano, e ai capi di bestiame che scampaneranno per il paese con i loro campanacci, i “rudun”.

Protagonisti della Fiera saranno i produttori agricoli, gli allevatori, antichi mestieri e artigiani artisti, scuole di intaglio e associazioni culturali, dove musica, ballo, folclore e divertimento non mancheranno neanche quest’anno. Il programma prevede sabato 5 ottobre, dalle 10.00 in poi, la Giornata dedicata alle lingue minoritarie con convegni, mostre, giochi, gare sportive e concerti mentre domenica 6 ottobre andrà in scena la Fiera Franca con la sfilata del bestiame per le vie di Oulx, gli stand di espositori e produttori, esibizioni di gruppi flocloristici e il concerto della banda musicale.

Filippo Re

Squadra di Soccorso Alpino Militare soccorre alpinista sul Monviso

in BREVI DI CRONACA
Una squadra di Soccorso Alpino Militare del 3° reggimento Alpini di Pinerolo è intervenuta oggi in soccorso di un alpinista caduto durante la fase di discesa dal Monviso, a monte del bivacco Andreotti.

Gli Alpini della Taurinense, presenti da alcuni giorni sul “Re di pietra” proprio per una serie di esercitazioni delle Squadre di Soccorso Alpino Militare, stavano rientrando da un’ascensione dalla vetta del Monviso quando sono state allertate da una guida alpina che aveva assistito e prestato i primi soccorsi ad un alpinista caduto da un’altezza di circa quaranta metri.
Gli Alpini hanno quindi raggiunto e stabilizzato l’infortunato, miracolosamente sopravvissuto alla caduta ma con numerosi politraumi, provvedendo intanto con gli apparati radio in dotazione a chiamare l’elisoccorso e i tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese. Il tempestivo intervento dell’elisoccorso ha consentito trasportare in sicurezza l’infortunato presso le strutture ospedaliere.
Le Squadre di Soccorso Alpino Militare delle Truppe Alpine, il cui obiettivo primario è quello di fornire assistenza alle truppe in addestramento e in operazione in montagna, sono composte da militari in possesso di specifiche qualifiche militari nei settori sciistico, alpinistico, meteo-nivologico e sanitario. Tali qualifiche, legate all’ambiente montano, rendono le Squadre di Soccorso Alpino Militare una capacità peculiare delle Truppe Alpine dell’Esercito, di pagante impiego in un ampio spettro di emergenze, come dimostrato in questo caso.

Mieloma ti sfido

in ECONOMIA SOCIETA' E COSTUME

La sfida al Mieloma Multiplo, una forma aggressiva di tumore del sangue, approda in Piemonte dove secondo il Registro Tumori regionale sono almeno 400 i nuovi casi diagnosticati ogni anno e diverse centinaia di pazienti convivono con la malattia, pazienti che possono avvalersi di Centri ematologici di eccellenza come quello dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino.

Grazie alla ricerca oggi la sopravvivenza dei pazienti è aumentata, la qualità di vita migliorata e il Mieloma Multiplo sta perdendo terreno. Ma è fondamentale non abbassare la guardia: la sfida continua e adesso ci sono molte armi in più per combatterla, come la terapia di mantenimento dopo il trapianto di cellule staminali, che aiuta i pazienti a guadagnare tempo di vita libero dalla malattia, allontanando le ricadute.

Fa leva sulla metafora della scherma l’invito rivolto a tutti i cittadini da Mieloma Ti Sfido, campagna di sensibilizzazione promossa da AIL – Associazione Italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma onlus, per la quale quest’anno si celebrano con una serie di eventi di alto profilo i 50 anni di attività, insieme a La Lampada di Aladino e il coinvolgimento di due “paladini” d’eccezione: Aldo Montano, medaglia d’oro nella sciabola ai Giochi Olimpici di Atene 2004, ed Elisa Di Francisca, due ori nel fioretto alle Olimpiadi di Londra 2012 e l’argento alle Olimpiadi di Rio 2016.

La campagna di sensibilizzazione sul Mieloma Multiplo, dopo Roma, Milano, Napoli, Bari, Ancona e Bologna approda a Torino con l’installazione itinerante “I Duellanti”, allestita fino al 5 ottobre in Piazza San Carlo, per veicolare ai cittadini il messaggio chiave, sintetizzato nell’hashtag ufficiale #iotisfido: unirsi alla sfida contro il Mieloma Multiplo, aiutare i pazienti a non cadere, perché i progressi delle terapie possono incoraggiarli nel loro percorso di cura.

Marnati: «Modificare il testo unico sull’Ambiente o si blocca l’economia circolare»

in ECONOMIA SOCIETA' E COSTUME

Dalla Regione Piemonte

Interviene l’assessore  all’Ambiente. Appello di tutte le Regioni italiane

Le 20 Regioni italiane, più le province autonome, hanno chiesto al Governo, con una lettera indirizzata al ministro dell’Ambiente Sergio Costa, di riformare il testo unico sull’Ambiente nella parte riguardante il riciclo dei rifiuti cosiddetti «End of Waste», tipologia di scarti che poi diventano prodotti. Le Regioni chiedono, in pratica, che venga loro riassegnata la delega di concedere le autorizzazioni alle aziende che svolgono questa attività «caso per caso». All’appello, partito dalla Commissione Ambiente Energia, si è unito l’assessore all’Ambiente, Matteo Marnati, che ha lanciato l’allarme sul blocco delle procedure di assegnazione delle autorizzazioni.

«A febbraio 2018 – spiega l’assessore Marnati – il Consiglio di Stato, ha emesso una sentenza che stabilisce che i criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto cosiddetto caso per caso non possono più essere definiti dalle Regioni o da enti delegati, ma soltanto dallo Stato. Così facendo c’è il rischio di bloccare il processo di riciclo di alcuni rifiuti e di bloccare lo sviluppo dell’economia circolare e l’innovazione dei processo produttivi con grave danno all’ambiente e allo sviluppo economico della regione».

In vista della riunione del Consiglio dei Ministri di domani, tutte le 20 Regioni più le province autonome, hanno così sottoscritto una lettera indirizzata al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, nella quale si chiede una modifica della normativa attuale. «Le attività di preparazione per il riutilizzo e il riciclo, che consentono di trasformare rifiuti in nuovi prodotti attraverso la cessazione della qualifica del rifiuto – si legge nel documento – sono fondamentali per realizzare interventi concreti di economia circolare». «È evidente – si legge ancora nel testo – che il venire meno di filiere virtuose di riciclaggio comporta che consistenti flussi di rifiuti vengano indirizzati allo smaltimento in discarica, all’incenerimento o anche a gestioni illecite sfociate poi in emergenze come quelle dei roghi».

I talenti “made in Torino” conquistano Grand Prix

in SPORT

Nel fine settimana si terrà presso la Wurth Arena di Egna-Neumarkt (Bolzano) la settima e ultima tappa del prestigioso circuito dell’ISU Grand Prix junior.

Prenderanno parte alle competizioni alcuni atleti che si allenano a Torino con i tecnici dell’Ice Club Torino Asd. Molti di loro hanno già affrontato nel corso della stagione altre tappe del circuito.

Nella categoria singolo femminile scenderà sul ghiaccio la Campionessa italiana assoluta Alessia Tornaghi, reduce da un bel 9° posto nella tappa di Zagabria della settimana scorsa con il punteggio di 148.86, un personal best ottenuto grazie ad uno splendido programma lungo da 103.44 punti. Questo risultato le ha consentito di aggiudicarsi anche l’appuntamento di Egna.

Alessia Tornaghi (Agorà Skating Team) è allenata e coreografata da Edoardo De Bernardis e nel  programma corto pattinerà sulle musiche di “Matrix”, interpretando Trinity, il personaggio femminile del film, mentre nel lungo sarà una diva del cinema degli Anni ’50 nel musical “Sunset Boulevard”. Da due anni la Tornaghi si allena tra Torino e Pinerolo.

Tra le italiane che si sono aggiudicate due tappe di Grand Prix junior c’è anche Lucrezia Gennaro, altra atleta coreografata da Edoardo De Bernardis, che si allena a Padova con Ludmilla Mladenova. La Gennaro presenterà un programma corto su “Sola” di Nina Zilli e un lungo sulle musiche “Dark Piano Limbo” di Lucas King Piano, “Mad World” di Jasmine Thompson e “Dark Piano Mother” di Lucas King Piano.

Anche l’atleta della nazionale svizzera Anaïs Coraducci, trasferitasi lo scorso anno a Torino per allenarsi con Edoardo De Bernardis è stata invitata a due tappe di Grand Prix junior, mentre la finlandese Sofia Sula ha preso parte al Grand Prix in Polonia.

Nella tappa di Grand Prix junior di Egna esordirà nella prestigiosa competizione dell’ISU un giovanissimo pattinatore dell’Ice Club Torino che è cresciuto con i tecnici della società: a soli 13 anni affronterà i due segmenti di gara Raffaele Zich, allenato da Renata Lazzaroni.

“La nostra nuova stagione – ha affermato la Presidente dell’Ice Club Torino Claudia Masoero – è iniziata con gare molto importanti e abbiamo ottenuto risultati soddisfacenti. Siamo contenti di crescere a Torino atleti giovanissimi e promettenti che provengono dall’Italia e dall’estero”.

Si sono aperte proprio in questi giorni le iscrizioni ai corsi che si terranno al Pala Tazzoli di Torino e allo Stadio Olimpico di Pinerolo e che saranno dedicati a tutte le fasce di età: dai bambini più piccoli, ai ragazzini fino agli adulti. Lo staff tecnico dell’Ice Club Torino sarà disponibile per lezioni di prova.

 bc

Ricatto sessuale: costringono ragazza a fare i compiti per non diffondere foto osè

in BREVI DI CRONACA

Hanno 20 anni i due giovani  a processo in tribunale a Torino accusati di avere ricattato sessualmente una compagna di scuola minacciandola di diffondere una sua foto osé. I ragazzi l’avrebbero costretta a fare alcuni favori, come compiti e il pagamento di  pizze. Nel giugno del 2017 durante i corsi di recupero, uno dei due giovani ebbe un rapporto sessuale con la compagna nei bagni di un istituto di Torino e le scattò la foto. Una docente che era stata avvisata  da altri ragazzi ha sporto denuncia. La ragazza oggi ha 21 anni  ed aveva  avuto difficoltà nel rendimento scolastico. Era  anche stata bocciata prima dell’esame di maturità. La famiglia è parte civile nel processo.

INQUINAMENTO DI SOSTANZE PARAFFINICHE SULLA COSTA  DEL SAVONESE

in Dall Italia e dal Mondo

Dalla Liguria

 DA IERI MATTINA LA GUARDIA COSTIERA LIGURE E’ IMPEGNATA IN UNA INTENSA E DELICATA ATTIVITA’ ANTINQUINAMENTO CON INGENTE DISPIEGAMENTO DI UOMINI E MEZZI AERONAVALI.

LA COMUNICAZIONE E’ GIUNTA ALLA CAPITANERIA DI PORTO DI SAVONA DA PARTE DI UN BAGNINO DI UNO STABILIMENTO DI FINALE LIGURE, CHE SEGNALAVA LA PRESENZA SULLA SPIAGGIA DELLA CITTADINA DEL SAVONESE DI GRUMI DI MATERIALE INQUINANTE DI COLORE BIANCASTRO.

IMMEDIATAMENTE LA CAPITANERIA DI PORTO DI SAVONA, IN COORDINAMENTO CON LA DIREZIONE MARITTIMA – 1° M.R.S.C. DI GENOVA, PROCEDEVA A  INVIARE IN ZONA PERSONALE DELL’UFFICIO CIRCONDARIALE MARITTIMO DI LOANO-ALBENGA CHE PERLUSTRAVA ACCURATAMENTE LA ZONA OGGETTO DELLA SEGNALAZIONE, RISCONTRANDO L’EFFETTIVO SPIAGGIAMENTO DELLA CITATA SOSTANZA.

NELLA SERATA DI IERI UN ELICOTTERO DELLA GUARDIA COSTIERA, DECOLLATO DALLA BASE ELICOTTERI DI SARZANA, EFFETTUAVA UN SORVOLO NEL LITORALE FINALESE RISCONTRANDO LA PRESENZA DI UNA ULTERIORE MACCHIA NELLE ADIACENZE DELLA COSTA.

NELLA MATTINATA ODIERNA LE ATTIVITA’ ANTINQUINAMENTO SONO PROSEGUITE RISCONTRANDO CHE IL MATERIALE SPIAGGIATO HA INTERESSATO CIRCA DUE CHILOMETRI DI SPIAGGIA  A FINALE LIGURE. I CONCESSIONARI DEGLI STABILIMENTIO BALNEARI DANNEGGIATI DALL’EVENTO, ALL’UOPO PRONTAMENTE INTERESSATI, SONO IMMEDIATAMENTE INTERVENUTI, UNITAMENTE ALLA DITTA “FINALE AMBIENTE” COINVOLTA DAL COMUNE PER LA BONIFICA DELL’AREA INQUINATA.

PER LA PARTE DI MATERIALE INQUINANTE INTERESSANTE LA PARTE A MARE, E’ STATA ATTIVATA LA CONVENZIONE CON IL  MINISTERO DELL’AMBIENTE CHE PREVEDE L’IMPIEGO  DI UN MEZZO NAUTICO ANTINQUINAMENTO, SPECIALIZZATO IN BONIFICHE (R/RE UGO CASA), DI STANZA NEL PORTO DI IMPERIA.

IL PERSONALE DELL’ARPAL HA EFFETTUATO GLI OPPORTUNI CAMPIONAMENTI SUL MATERIALE SPIAGGIATO PER ACCERTARNE LA NATURA E PER AGEVOLARE LE INDAGINI DELLA GUARDIA COSTIERA CIRCA L’INDIVIDUAZIONE DELLE CAUSE E DEI RESPONSABILI DELL’AZIONE CRIMINOSA

“Emergenza climatica? Per il Comune di Rivoli non è importante”

in POLITICA

Riceviamo e pubblichiamo

Lo scorso 30 settembre, in consiglio comunale a Rivoli, è stata discussa la mozione in cui veniva richiesta la “DICHIARAZIONE DELL’EMERGENZA CLIMATICA ED AMBIENTALE”. All’incontro erano presenti anche una rappresentanza dei ragazzi di «Fridays For Future», che proprio qualche giorno prima, il 27 settembre (giorno del “Global Strike for Climate”), hanno invaso con cortei e striscioni, vie e piazze di Torino insieme ad altri moltissimi studenti, per chiedere alla politica azioni concrete contro i cambiamenti climatici e in generale riguardo ai temi dell’ambiente.Nessuna richiesta è stata approvata e presa a cuore dalla neo giunta rivolese, A TRAZIONE LEGHISTA. La prova la si ha avuta soprattutto quando il Sindaco, ad un certo punto, ha pensato bene di ‘lasciare l’aula’ mentre i giovani attivisti esprimevano le loro richieste, senza dimenticare la più totale indifferenza di diversi esponenti della giunta durante tutta la seduta, ad eccezione degli assessori Montanari e Reinero, visibilmente interessati. La maggioranza, dunque, ha deciso di ‘rinviare’ la mozione nell’opportuna commissione per “riscrivere una mozione fatta come si deve” tutti insieme. Secondo noi VERDI, è un RINVIO gravissimo di cui non si ‘comprende la reale necessità’, visto che questa stessa mozione è stata presentata in centinaia di altri comuni italiani, senza alcun problema e dimostra, ancora una volta, quanto i partiti di destra siano lontani anni luce dai temi verdi. Come Europa Verde Piemonte, ci saremmo aspettati un’altra accoglienza, un nutrito interesse verso i temi dell’ambiente, oltre ad una buona educazione nei confronti di un’istanza che, seppur declamata con voce di ragazzi, ha un timbro adulto che ci dice chiaramente: “FATE PRESTO, E’ IL MOMENTO DI AGIRE!”

I co- Portavoce Regionali dei Verdi del Piemonte Mossa Tiziana e Pizzi Alessandro
Il responsabile dei Verdi di Rivoli Vito Rosiello.

Il sogno spezzato di Vincent Van Gogh tra Arles e Saint-Rémy de Provence

in CULTURA E SPETTACOLI

Arles 23 gennaio 1889 “Caro Theo, […] Hai ragione che la partenza di Gauguin è terribile, e ci fa ricominciare da capo proprio quando abbiamo creato e ammobiliato una casa per ospitare gli amici nei giorni cattivi. Ma intanto teniamoci i mobili lo stesso. E anche se oggi tutti avranno paura di me, col tempo ciò scomparirà. Tutti siamo mortali e soggetti a tutte le malattie possibili. Che ci possiamo noi se queste ultime non sono sempre di tipo piacevole. La miglior cosa è cercare di guarirle. Io pure ho dei rimorsi pensando alla pena che da parte mia ho causato, seppure involontariamente, a Gauguin”.

All’inizio del 1888 Vincent Van Gogh si era trasferito in Provenza per cercare quella luce e quei colori del Sud che avrebbero prima ripulito dalle tinte scure e cupe della nativa Olanda e, poi, incendiato la sua tavolozza negli ultimi due anni della sua esistenza e gli avrebbero consentito di creare capolavori immortali.

La ricerca ossessiva del colore e della luce era accompagnata dal desiderio, quasi un bisogno, una necessità profondamente radicata dentro di sé, di creare ad Arles una comunità di pittori che si sostenessero e si aiutassero, condividendo il difficile percorso artistico, un gruppo costituito da anime che facevano dell’arte la propria ragione di vita.

Gauguin avrebbe dovuto essere il primo adepto di quella comunità, il primo ospite, l’artista al quale Vincent guardava e che, in una sorta di esaltazione, aveva idealizzato, collocandolo su un piedistallo, come del resto, in passato, aveva già fatto con altri personaggi che, per brevi periodi, aveva considerato suoi maestri, sue guide lungo il difficile cammino della vita.

Per Gauguin Van Gogh aveva preparato una casa, la “Maison jaune” un rifugio, una stanza, per lui aveva cercato i mobili migliori e in lui aveva riposto le proprie speranze di condividere un percorso artistico in quella Provenza che tanto lo affascinava e che con il suo calore, la sua luce abbacinante, il mistral violento e frequente sollecitava i suoi nervi già fragili.

Gauguin giunse in Provenza il 29 ottobre 1888, spinto più dal sostegno economico assegnatogli dal fratello di Vincent, Theo, che da un effettivo desiderio di diventare il primo membro della comunità di artisti, e definì Arles “il luogo più sporco del Mezzogiorno”, mal adattandosi fin dall’inizio alla vita disordinata dell’inquilino.

Altri desideri si stavano, infatti, facendo strada nella mente di Gauguin, quelli di luoghi lontani e misteriosi dove creare una pittura nuova e primitiva.

Nel 1891 annuncerà all’amico Odillon Redon di avere “deciso di andare a Tahiti per finire là la mia esistenza. Credo che la mia arte, che voi ammirate tanto, non sia che un germoglio, e spero di poterla coltivare laggiù per me stesso allo stato primitivo e selvaggio. Per far questo mi occorre la calma: che me ne importa della gloria di fronte agli altri! Per questo mondo Gauguin sarà finito, non si vedrà più niente di lui”.

Già nel dicembre 1889 il sogno di Van Gogh naufragava: iniziavano i primi scontri tra i due artisti, si susseguivano litigi violenti e furibondi che culminarono nell’episodio del taglio dell’orecchio.

Il 23 dicembre, dopo un violentissimo scontro Vincent rincorse per strada Gauguin con un rasoio e, successivamente, si tagliò il lobo dell’orecchio sinistro, portandolo, poi, in dono a Rachel, la prostituta di un bordello che i due artisti frequentavano.

Gauguin lasciò la Provenza e Van Gogh, dopo una breve degenza nell’ospedale di Arles, tornò a casa, pieno di energia creativa e di desiderio di riprendere a dipingere.

Tuttavia, trenta abitanti di Arles, per paura e pregiudizi nei confronti dell’artista strano, eccentrico, sicuramente “diverso”, firmarono una petizione per chiederne l’allontanamento.

La petizione non andò a buon fine, ma fu Vincent stesso a chiedere di essere ricoverato e l’8 maggio 1889 entrò volontariamente nella Maison de Santé di Saint-Rémy-de-Provence.

In 53 settimane di ricovero a Saint-Rémy Van Gogh realizzò circa 140 tele, continuando a domandare incessantemente al fratello Theo il materiale per dipingere.

“Mandami, ti prego, trentatré tubetti di colore, bianco, rosso lacca, verde smeraldo, arancione, cobalto, malachite, cromo e blu oltremare”: i colori violenti, quelli degli ultimi capitoli della sua vita.

L’arte continuava a rappresentare per l’artista olandese, prigioniero nel manicomio, uno strumento di evasione, il modo per impossessarsi delle ali della libertà e superare le pareti, i muri dell’orto conclusus, i viali del luogo nel quale volontariamente si era rinchiuso per sfuggire ai pregiudizi della gente, alle malignità di una società prevenuta e bigotta, in un ultimo estremo tentativo di guarire, circa un anno prima di diventare quello che Antonin Artaud, nel suo bellissimo saggio, definirà il “suicidato dalla società”.

Le opere del periodo di Saint-Rémy sono di dolorosa e sconvolgente bellezza e preludono ai capolavori-testamento degli ultimi mesi ad Auvers sur Oise, a quel “Campo di grano con volo di corvi” nel quale ogni luce è scomparsa per lasciare il posto all’oscurità definitiva.

La realtà inizia a piegarsi a deformarsi, in un visionario anticipo di quelle che saranno le opere di Chaim Soutine, di Edvard Munch, di Oskar Kokoschka, di Egon Schiele e dei grandi maestri dell’Espressionismo.

Gli alberi si protendono, enormi, nodosi, cupi e terrificanti verso cieli blu cobalto, la pittura si fa materica, risultato di un colore schiacciato dal tubetto direttamente sulla tela, diventa viva, avvolge, cattura, imprigiona lo sguardo.

A Saint-Rémy le stelle, punti luminosi e benigni nella “Notte Stellata sul Rodano” di pochi mesi prima, si trasformano in spirali travolgenti, vortici e controvortici che lacerano il cielo e che sembrano avvolgere l’albero in primo piano, un cipresso, la pianta dei cimiteri, un simbolo forse della morte imminente, come simbolo della morte è la luna, una falce fredda e lontana.

Il 9 maggio 1889 da Saint-Remy Vicent scriveva al fratello Theo “Quando sono colto dal mio “terribile bisogno di religione”, vado fuori di notte a dipingere le stelle… e sogno sempre un quadro così, come con un gruppo di amici vivi”.

Nel maggio 1890, ad Auvers sur Oise, Van Gogh dipingeva un’altra notte stellata, una variazione del dipinto di Saint-Rémy “Cipresso su un cielo stellato” e ne inviava una descrizione, accompagnata da uno schizzo a Gauguin: “Un cipresso con una stella, un’ultima prova – un cielo notturno con una luna che non emana luce: nient’altro che una piccola mezza luna che sorge dall’ombra scura della terra. Una stella esageratamente luminosa – se vuoi – un barlume di rosa pallido e di verde nel cielo blu oltremare percorso da nubi. In basso una strada fiancheggiata da alte canne gialle che si stagliano contro il blu chiaro delle Alpilles; un vecchio casolare con le finestre illuminate arancione e un altissimo cipresso molto diritto e molto cupo. Sulla strada una carretta gialla tirata da un cavallo bianco e infine due persone che camminano”.

Le stelle che ad Arles erano punti luminosi, inaccessibili, a Saint-Rémy e ad Auvers sur Oise si trasformano in stelle comete, più vicine, più semplici da afferrare e da raggiungere perché quella morte che consente di andare in una stella è ormai dietro l’angolo.

Barbara Castellaro

 

 

 

 

 

 

 

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