GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA
Martedì. Al Jazz Club i classici della tradizione americana interpretati da Matteo Salvatori. Al teatro Colosseo per il cinquantenario di “Foxtrot” album leggendario dei Genesis, viene celebrato dal suo storico chitarrista Steve Hackett.
Mercoledì. Al Jazz Club si esibisce il duo femminile Marakee. Al Concordia di Venaria suonano i Verdena. Al Blah Blah sono di scena gli Ironwill. Al Teatro Colosseo suona la PFM.
Giovedì. Allo Ziggy si esibisce Davide Di Rosolini. All’Hiroshima Mon Amour è di scena NicoVascellari con i Ninos Du Brasil. Al Maffei si esibiscono Marco Gervino e Simone Farò.
Venerdì. Al Cafè Neruda suona il trio di Luigi Tessarollo. Al Teatro Colosseo arriva Daniele Silvestri. Al Folk Club il polistrumentista Mihàly Borbèly si esibisce con il Polygon Trio. All’Hiroshima suonano i Modena City Ramblers. All’Askatasuna sono di scena gli Assalti Frontali. Al Magazzino sul Po si esibisce Niccolò Cruciani. Al Blah Blah suona Martin Craig & The Black City. Al Bunker sono di scena Pretesto , Mad Beat e Arsenico. Allo Ziggy si esibiscono Noktva e Dalila Kayros.
Sabato. Al Kubo di Leinì trap con i Kassimi, Cancun, Yunes La Grinta e Drefgold. Al Magazzino sul Po è di scena la cantante Lydiya Koycheva con la Balkan Orchestra. Al Cap 10100 si esibiscono i Savana Funk. Allo Ziggy suonano gli Infall. Al Folk Club flamenco con la voce di Mercedes Cortès, il chitarrista Jordi Flores e la ballerina Fuensanta “La Moneta”. Al Blah Blah suonano gli Space Paranoids con gli Urban Cairo.
Domenica. Al Jazz Club si esibisce la cantautrice Maria Messina. Al Magazzino sul Po è di scena Whitney K con gli Heart Of Snake. Al Blah Blah suona il gruppo punk Snuff.
Pier Luigi Fuggetta

Il momento conclusivo del grande percorso di lettura di “Sostiene Pereira”sarà sabato 20 maggio 2023, alla “XXXV Edizione del Salone del Libro”, con un appuntamento corale aperto a tutte le ragazze e i ragazzi coinvolti nel progetto, in cui saranno chiamati a parlare ospiti da sempre legati alle opere di Antonio Tabucchi.
È qualche anno che abito fuori Torino e l’andare in centro non rientra più tra quelle che posso definire “abitudini”. Il lato positivo è che, quando ci vado, apprezzo maggiormente lo spettacolo che la città mi offre: la folla che si muove disordinata, qualcuno, più frettoloso degli altri, che attraversa correndo la strada anche se c’è il semaforo rosso, i tram che partono scampanellando sui binari, il sali-scendi delle persone dai pullman, qualche cestino troppo pieno e i portici che rimbombano del brusio dei passanti. Piazza Castello è una delle piazze principali dell’antica Augusta Taurinorum, è di forma quadrata e su di essa si affacciano Palazzo Madama e Palazzo Reale, mentre il profilato perimetro è delineato da portici eleganti ed importanti edifici, quali l’Armeria Reale, il Teatro Regio, il Palazzo della Regione Piemonte, la Galleria Subalpina, la Torre Littoria e la piccola Chiesa di San Lorenzo, che si erge all’angolo con via Palazzo di Città, mentre l’affollata via Garibaldi sfocia nella stessa piazza come un fiume nel mare. Poco più oltre s’innesta la Piazzetta Reale, costeggiata da Palazzo Chiablese, dove si trova l’ingresso per i Musei Reali e si accede al passaggio pedonale che porta a Piazzetta San Giovanni. Quando inizia a fare bel tempo si accendono le fontane, ricordo che quando finiva la scuola, noi studenti del Liceo Classico “Gioberti”, come molti altri ragazzi degli istituti vicini, andavamo a buttarci sotto l’acqua fredda per festeggiare l’arrivo dell’estate.
Forse non si sa, o quantomeno non si dice abbastanza, ma nel capoluogo piemontese, proprio nella Galleria Sabauda, sono conservati grandi nomi della storia dell’arte, quali Botticelli, di cui è visibile la così detta “Venere Gualino”, dal nome del suo acquirente, Riccardo Gualino, che la comprò nel 1920 per poi cederla dieci anni dopo alla Galleria. Davanti al quadro è impossibile non pensare alla ben più nota Venere degli Uffizi. L’opera venne probabilmente realizzata nel momento di massima attività della bottega del maestro fiorentino. La fanciulla si presenta nuda al visitatore, leggera e pallida, alle sue spalle una nicchia dal fondo scuro; poggia i piedi su un gradino di marmo chiaro, che le vicende conservative del dipinto hanno reso leggermente sghembo. Cerca, con pudore, di coprirsi con le mani e con i lunghi capelli biondi ramati. Oggi si tende a vedere nella “Venere Gualino” un’opera indipendente, anche tenendo conto di una menzione di Giorgio Vasari, che ricorda come in varie case fiorentine si trovassero raffigurazioni simili, prodotte nella bottega di Botticelli: una scultura della tipologia della “Venus Pudica” dovette essere il modello in comune tra queste opere e la tela degli Uffizi. Altri nomi in cui ci si imbatte con timoroso rispetto sono Filippino Lippi, Andrea Mantegna, Beato Angelico, Veronese, Tiepolo, Orazio Gentileschi, Vanvitelli, Canaletto e altri, autori che ha più senso vi inviti ad andare a visionare piuttosto che elencarli freddamente.
Invece non è così. Qualcuno si era illuso del voto del 25 settembre. Ovvero, essendosi più che dimezzati i consensi dei 5 stelle rispetto alle lezioni del 2018, molti pensavano che la deriva populista, qualunquista e demagogica ritornasse ad essere marginale. Invece, appunto, era solo una illusione. Il populismo, invece, è ancora presente, radicato e addirittura in crescita. Lo dicono i sondaggi ma, soprattutto, si trova la conferma negli orientamenti della pubblica opinione. E l’ultima manifestazione pacifista di Roma lo ha persin platealmente confermato. Certo, non ci sono più gli insulti triviali e squallidi del passato ma il verbo populista viene declinato in modo ancora più pericoloso. Perchè adesso sappiamo come si manifesta concretamente riproponendo, del resto, tutti i tasselli che caratterizzano questa malapianta politica, culturale ed etica.