ilTorinese

Champions League, Juve al top!

Juventus -Benfica 2-0
Penultima notte europea da incorniciare per la Juventus, che all’Allianz Stadium supera 2-0 il Benfica e lancia un segnale forte alla Champions. Contro la squadra di José Mourinho, i bianconeri di Luciano Spalletti soffrono nel primo tempo, salvati più volte da un attento Di Gregorio, ma cambiano volto nella ripresa.
La svolta arriva dalla panchina: l’ingresso di Conceiçao accende l’attacco e libera gli spazi giusti. Al 55’ è Thuram a firmare l’1-0 con un tiro dal limite deviato, mentre nove minuti dopo McKennie chiude il discorso con un’azione rapida e concreta. Il Benfica prova a rientrare in partita, ma il rigore fallito da Pavlidis spegne ogni speranza.
Con 12 punti in classifica, la Juve è già certa dei playoff e può ancora sognare la top 8. Juve al top, davvero.

Enzo Grassano

Truffa da 70mila euro a anziani torinesi: arrestato il finto carabiniere

Un colpo da 70mila euro ai danni di una coppia di anziani torinesi, ennesima vittima della truffa del finto carabiniere e del finto perito: arrestato un 37enne. I fatti risalgono a ottobre 2025. Il marito riceve una chiamata sul telefono fisso di casa: un presunto carabiniere lo avverte che la sua auto è stata usata per una rapina e lo invita a presentarsi con urgenza per accertamenti alla “stazione dei Carabinieri di via Catania”, inesistente.

Alla seconda chiamata risponde la moglie, contattata anche sul cellulare. Il finto carabiniere le chiede se custodisce una cassaforte o preziosi: si finge allora perito esperto per confrontare i loro beni con il bottino della presunta rapina legata all’auto del marito. Appena entrato nell’abitazione, il malvivente viene accompagnato alla cassaforte: arraffa contanti, buoni postali e gioielli in oro per un valore di 70mila euro. Solo al ritorno a casa del marito, i due anziani realizzano l’inganno e chiamano il 112.

Dopo tre mesi, gli agenti della Squadra Mobile di Torino, con i colleghi del Commissariato San Ferdinando di Napoli, arrestano il responsabile, residente nel capoluogo campano. Tramite video delle telecamere, traffico telefonico, testimonianze delle vittime e tecnologie specialistiche, risalgono al truffatore. Purtroppo della refurtiva non è stato recuperato nulla.

VI.G

Palcoscenico Danza 2026, “MOSTRI” a teatro

Palcoscenico Danza, dal 25 gennaio al 29 aprile 2026, esplorerà l’ibridazione tra umano, natura e mito con grandi ospiti internazionali e solidi riferimenti del mondo della danza nazionale. Sempre di più, la rassegna si inserisce come parte integrante dell’articolato cartellone di prosa della Fondazione TPE diretta da Andrea De Rosa, ideatore della linea concettuale che accompagna il triennio in corso, dedicato al tema dell’identità, e al modo in cui le persone si trasformano nel corso della loro esistenza. Per questo motivo, a partire da quest’anno, la rassegna di Palcoscenico Danza riporterà il titolo della stagione in corso, “MOSTRI”, proponendo un viaggio coreografico tra figure deformate, divinità mitologiche, creature ibride e icone sacre della cultura mondiale.
Si tratta di una stagione variegata e sorprendente – ha dichiarato il direttore Paolo Mohovich – ricca di creature mostruose, dai vulcani Fuji e Etna alle divinità taiwanesi, dall’uomo cervo cibernetico al mostro sacro Maria Callas. Si tratta di figure che, attraverso la danza, indagano la natura, il sacro, l’umano in modi inediti e perturbanti”.

L’apertura sarà affidata a Roberto Zappalà, con “Brother to brother. Dall’Etna al Fuji”, uno spettacolo potente che mette in dialogo la Sicilia e il Giappone attraverso il ritmo ancestrale dei tamburi Taiko, eseguiti da Munedaiko, e la forza vulcanica di nove danzatori. Il 5 febbraio sarà la volta dell’omaggio alla “divina” Callas: nel centenario della nascita di Maria Callas, la COB Compagnia Opus Ballet presenta “Callas, Callas, Callas”, tre coreografi d’eccezione, Adriano Bolognino, Carlo Massari e Roberto Tedesco, reinterpretano il mito della Callas attraverso sguardi contemporanei e astratti.

Dal 28 febbraio all’1 marzo sarà la volta dei miti internazionali e Taiwan. L’eccellenza internazionale arriverà con la Hung Dance di Taiwan in “Glanced Crack”. Il coreografo Lai Hung Chung esplora la resilienza attraverso il mito di Nuwa, Giovanni Insaudo indaga con “Mitici” il rapporto cupo e alieno tra umani e dei. Il 24 marzo e 29 aprile andranno in scena le biografie sceniche e ibridazioni. La stagione prosegue con Emanuela Tagliavia e il suo “Short cur”, una costellazione di frammenti d’arte che spaziano da Burri a Dalì.
Il 31 marzo e 1 aprile andrà in scena “Aurunca”, riflessione di Elías Aguirre sulla morte e sui non luoghi, trasformando il corpo in un ecosistema tra insetti e visioni urbane. La chiusura è affidata ai giovani talenti di Echo Dance Project, con Made4you.x, il 23 e 24 aprile, che festeggerà i 10 anni con una creazione di Nacho Duato dal titolo “Liberté”, estratto da “Rassemblement”, creazione del 1990 realizzata per il Cullberg Ballet, oltre alle nuove opere di Paolo Mohovich, Salvatore De Simone e Giovanni Insaudo; il trio guidato da Cristiana Casadio con “Of restless nature” del 28 e 29 aprile, ispirato alle affascinanti donne-insetto della scultrice Germain Richier, e alle architetture di spazi minimi del Collettivo Lattea, in collaborazione con Interplay Link.
Terrà, il 1 aprile, presso la sede di Echo Dance Project, una masterclass l’artista multidisciplinare Elías Aguirre. Si tratta di un evento aperto a danzatori e curiosi, focalizzato sulla natura invisibile e sul movimento degli insetti, integrando danza urbana e teatro gestuale.

Mara Martellotta

Novara celebra San Gaudenzio, patrono della città

“La festa di San Gaudenzio, patrono di Novara, rappresenta un momento di profonda identità per la città e per tutto il territorio- spiega l’assessore alla Cultura della Regione Marina Chiarelli – Questa mattina ho partecipato al corteo e alla celebrazione che, ogni anno, rinnovano un legame autentico tra tradizione, comunità e valori condivisi anche per la Regione Piemonte. Le parole del Vescovo, incentrate sull’ascolto dei giovani, sul ruolo fondamentale della famiglia e sull’attenzione al sociale, ci richiamano a una responsabilità comune. Parlare di talento vero significa riconoscere e valorizzare le persone, accompagnare le nuove generazioni e costruire una comunità più giusta e solidale. È questo il senso profondo di una festa che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici”.

Mara Martellotta

Affitti brevi: quando il progetto fa la differenza

ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.
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Negli ultimi anni il tema degli affitti brevi è diventato uno dei più dibattuti nelle grandi città e nei territori a forte vocazione turistica. Da un lato rappresentano un’importante opportunità economica per i proprietari, dall’altro vengono spesso indicati come una delle cause della crescente difficoltà nel reperire alloggi destinati alla residenza stabile.

La realtà, come spesso accade, è più complessa e merita uno sguardo meno ideologico e più progettuale.

Il nodo centrale non è tanto l’esistenza degli affitti brevi, quanto come vengono gestiti, regolati e inseriti nel tessuto urbano. Un’abitazione destinata alla locazione turistica non è, di per sé, un elemento di disturbo: lo diventa quando è improvvisata, concentrata in modo eccessivo, scollegata dal contesto e priva di una visione di lungo periodo.

Negli ultimi mesi il dibattito si è riacceso anche sul piano normativo, con un’attenzione crescente da parte dei Comuni al tema dell’equilibrio tra turismo e residenzialità. È un segnale chiaro: la città non è solo un contenitore di flussi, ma un organismo delicato, fatto di relazioni sociali, servizi, tempi e ritmi che vanno rispettati.

Tuttavia, il rischio è affrontare la questione per categorie rigide – affitto breve contro affitto lungo – che non rispecchiano il funzionamento reale del mercato immobiliare.

Molti proprietari oggi utilizzano i propri immobili in modo flessibile e intelligente: locazioni turistiche per alcuni periodi dell’anno, affitti di medio termine per professionisti o studenti, e momenti di utilizzo diretto dell’abitazione. Una flessibilità che, se ben regolata, può diventare una risorsa e non una distorsione.

Il vero tema, quindi, non è vietare o demonizzare, ma progettare.

Progettare un affitto breve significa:

  • pensare all’immobile non solo come fonte di reddito, ma come parte della città;

  • curare la qualità degli spazi, dell’arredo e della manutenzione;

  • selezionare il target giusto, evitando un turismo “mordi e fuggi” poco rispettoso;

  • affidarsi a una gestione professionale che garantisca regole, controllo e continuità.

Un alloggio ben progettato e ben gestito riduce l’impatto sul contesto, valorizza il patrimonio edilizio esistente e contribuisce alla qualità complessiva dell’offerta abitativa. Al contrario, una gestione approssimativa genera conflitti, degrado e alimenta la percezione negativa che oggi grava su questo settore.

C’è poi un altro aspetto spesso trascurato: l’impatto ambientale e sociale. Non è scontato che un’abitazione occupata stabilmente produca meno consumo di risorse rispetto a un alloggio turistico utilizzato in modo saltuario. Senza dati e analisi puntuali, il rischio è costruire politiche basate su percezioni più che su numeri reali.

Per questo, il futuro degli affitti brevi passa da una parola chiave: responsabilità.

Responsabilità dei proprietari, chiamati a fare scelte consapevoli.

Responsabilità dei professionisti, che devono guidare e strutturare il processo.

Responsabilità delle amministrazioni, che dovrebbero favorire modelli equilibrati anziché soluzioni drastiche.

Abitare con stile, oggi, significa anche questo: saper conciliare redditività e rispetto del territorio, interesse privato e bene collettivo, flessibilità e visione urbana.

Gli affitti brevi possono continuare a essere una risorsa preziosa – per chi investe e per le città – solo se smettono di essere improvvisazione e diventano progetto.

www.domus-atelier.com – info@domus-atelier.com

Il ricordo di Valentino nelle parole di Anna Zamboni, Miss Italia torinese

Anna Zamboni, torinese, Miss Italia 1969, si tiene stretto il ricordo vivido e profondo di Valentino, il grande stilista, l’Imperatore, che ha segnato un’epoca nella storia della moda italiana e internazionale.  
Anna Zamboni, dopo aver vinto il titolo di Miss Italia, si classifica terza a Miss Europa e nona a Miss Universo; inizia la sua carriera di modella che la porterà in giro per il mondo, sono anni intensi, colmi di avventure, incontri importanti e tanto lavoro, conoscerà da vicino il rigore, la bellezza e la disciplina dell’alta moda.
“Le sfilate in quegli anni- ricorda Anna- erano completamente diverse da quelle di oggi, noi modelle dovevamo sorridere e non avere l’aria imbronciata, le coreografie erano incredibili, accompagnate da musiche meravigliose, si trattava di veri e propri spettacoli.”
Dopo la nascita dei figli Giorgia e Giulio la fisicità di Anna cambia leggermente, le forme si ammorbidiscono ma continua ad essere fra le modelle più richieste, questa volta, per indossare le taglie conformate. Siamo alla fine dei mitici anni ‘80, Valentino conosce Anna e , professionalmente parlando, s’innamora di lei, della sua morbidezza, della sua dolcezza, soprannominandola “la Signora dei pizzi bianchi”, perché quando la vide la prima volta lei indossava un body bianco di pizzo, pronta per farsi vestire dal Maestro.
Valentino- racconta Anna- non era solo un creatore di abiti strepitosi, ma un vero maestro di stile. Ogni dettaglio, anche il più piccolo, aveva un significato, ogni gesto in passerella doveva trasmettere eleganza, rispetto per il lavoro sartoriale e consapevolezza del ruolo che una modella interpretava. Sfilare per lui voleva dire essere parte di una visione quasi teatrale, in cui la femminilità veniva esaltata senza mai essere volgare”.
Per Anna Zamboni, l’esperienza con Valentino resta una lezione di vita oltre che di moda: “ lui sapeva valorizzare noi modelle come persone prima ancora delle silhouette. Il mio ricordo è quello di un uomo elegantissimo, raffinato, esigente e profondamente innamorato della bellezza , capace di lasciare un segno indelebile in chi ha avuto il privilegio di lavorare con lui”.
“ I love beauty, it’s not my fault”   “ Amo la bellezza, non è colpa mia “
Didia Bargnani

Rivara: gravi ustioni per una donna coinvolta nell’incendio in casa

Sono gravi le ustioni riportate da una donna sessantottenne di Rivara, nel Torinese, rimasta coinvolta nell’incendio della propria abitazione, situata in borgata Piano Prime Foglie. La donna, con il 50% del corpo ustionato, è stata trasportata con un urgenza in elicottero al Cto di Torino dal 118 di Azienda Zero. Sono in corso gli accertamenti, da parte dei Vigili del Fuoco e dei Carabinieri di Rivara, sulle cause dell’incendio.

Mara Martellotta

(foto archivio)

Le “Onde” musicali dell’Egizio

Per tutto il 2026, la Galleria dei Re del Museo Egizio di Torino ospiterà ogni mese, una domenica mattina ,dedicata alla musica.  La rassegna “Onde”, ha riscosso molto  successo lo scorso anno. L’iniziativa, che vede  dodici concerti gratuiti, in un luogo molto speciale : il Museo Egizio. L’Orchestra Filarmonica di Torino, il Conservatorio Statale “Giuseppe Verdi” e la Fondazione Merz  consolidano gli appuntamenti con un calendario che abbraccia stili diversi, dal barocco al jazz, fino alla musica contemporanea e agli intrecci tra Oriente e Occidente.
Christian Greco, direttore del Museo Egizio, sottolinea come la rassegna intenda rafforzare il dialogo tra le istituzioni musicali e il patrimonio archeologico: “Questo nuovo sodalizio rappresenta un modello di collaborazione virtuosa, dove la ricerca archeologica e le arti si incontrano per generare esperienze culturali innovative e accessibili gratuitamente alla comunità“. “Onde” conferma la vocazione del Museo Egizio a divenire laboratorio della contemporaneità, in cui la storia millenaria dell’antico Egitto si intreccia con linguaggi artistici attuali, attraverso un programma che unisce musica e arte in un percorso culturale raffinato e aperto a tutti.

Gabriella Daghero

Onde 2026 al Museo Egizio: il programma

Domenica 18 gennaio, ore 11
DALLE CORTI AL TANGO
Ivan Homolskyi, fisarmonica (Conservatorio “G. Verdi”)
Un giovane talento di 14 anni conduce il pubblico tra barocco, virtuosismo e tango, con composizioni di Scarlatti, Vivaldi, Piazzolla e De Sarasate.

Domenica 22 febbraio, ore 11  DIACRONIA
Gianni Gebbia, sax soprano e flauti bansuri; Willy Merz, harmonium indiano (Fondazione Merz)
Dialogo tra Oriente e Occidente con vibrazioni, microtoni e improvvisazioni tra armonie ancestrali e lirismo contemporaneo.

Domenica 15 marzo, ore 11  METAMORFOSI
Matteo Fabi, violoncello (Orchestra Filarmonica di Torino)
Percorso musicale tra epoche e culture diverse, dal barocco al Novecento e contemporaneo, con Koeppen, Sheng, Summer, Henryson e Sollima.

Domenica 19 aprile, ore 11
ORIENTE, OCCIDENTE & ALTRO
Mario Romeo, fisarmonica; Ugo Nastrucci, liuti e Ūd (Fondazione Merz)
Ponte tra culture e tempi diversi, con musiche da Dowland a Piazzolla, passando per influenze arabe, francesi ed egizie.

Domenica 24 maggio, ore 11  PERCUSSIONS TRASFORMER
Rossana Bribò, percussioni (Fondazione Merz)
Concerto per percussioni che attraversa stili e timbri differenti, da Debussy e Bach alla sperimentazione elettronica di Snowden e Akiho.

Domenica 28 giugno, ore 11  TRASPARENZE
Niccolò Susanna, flauto; Federica Mancini, arpa (Orchestra Filarmonica di Torino)
Dialogo tra flauto e arpa tra lirismo e eleganza, con musiche di Ibert, Hilse, Rota e Shankar.

Domenica 19 luglio, ore 11
RIFLESSI D’INCANTO
Elisa Giola, arpa; Giorgia Alice Arneodo, flauto (Conservatorio “G. Verdi”)
Duo flauto e arpa tra danze medievali, lirismo cinematografico e fantasie di Saint-Saëns e Ravel.

Domenica 23 agosto, ore 11
TWO OF A MIND
Dario Caiaffa e Antonello Gravela, sax; Michele Garbolino, contrabbasso; Lorenzo Demarchi, batteria (Conservatorio “G. Verdi”)
Jazz cameristico ispirato a Mulligan, Getz e Desmond, con repertorio di Gershwin, Parker e Morricone.

Domenica 20 settembre, ore 11  FUSIONI
Kymeia Duo: Serena Costenaro, violoncello; Fabio Saccavino, percussioni (Orchestra Filarmonica di Torino)
Dialogo tra violoncello e percussioni tra minimalismo, lirismo e ritmi rituali, con musiche di Vineis, Pärt, Piazzolla e Xenakis.

Domenica 18 ottobre, ore 11
SAX APPEAL
Quartetto di sassofoni del Conservatorio “G. Verdi”
Da Rossini a Bernstein e Morricone, un viaggio attraverso 185 anni di storia dello strumento, tra classici e colonne sonore.

Domenica 15 novembre, ore 11
A SPASSO PER L’EUROPA
Stefania Saglietti, arpa (Fondazione Merz)
Percorso musicale tra Grecia antica e contemporaneo, con autori europei da Limenius a Debussy, Händel e C.P.E. Bach.

Domenica 13 dicembre, ore 11  INVENZIONI
Quartetto Le Châtelier (Orchestra Filarmonica di Torino)
Quartetto d’archi tra barocco, classicismo e lirismo romantico, con composizioni di Händel, Raffaele Totaro e trascrizioni di Schubert.

Gli appuntamenti saranno prenotabili mese per mese sul sito ufficiale.

Quando
Data/e: 18 Gennaio 2026 – 13 Dicembre 2026
Orario: 11:00 – 13:00

Dove
Museo Egizio
Via Accademia delle Scienze, 6 – Torino

Prezzo
Evento gratuito con prenotazione. Posti limitati.

Altre informazioni
museoegizio.it

Sicurezza nei locali, stretta del Prefetto: controlli rafforzati in tutta l’area metropolitana

La direttiva  ai Comuni della Città Metropolitana

Dopo la drammatica tragedia avvenuta nella notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, torna al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nei locali aperti al pubblico. Un episodio che ha riacceso con forza l’urgenza di un rigoroso rispetto delle normative in materia di sicurezza e prevenzione incendi, a tutela sia degli avventori sia degli operatori del settore.

In questo contesto, il Prefetto di Torino, Donato Cafagna, ha inviato una direttiva ai Sindaci della Città Metropolitana, alle Forze dell’Ordine, ai Vigili del Fuoco e alle associazioni degli esercenti, richiamando la necessità di un costante controllo delle condizioni di sicurezza nei locali di pubblico spettacolo e nei locali da ballo.

La direttiva sottolinea l’obbligo di verifiche puntuali sull’agibilità delle strutture, sul rispetto dei limiti di capienza, sulla presenza e funzionalità delle uscite di sicurezza, nonché sull’idoneità dei materiali strutturali e degli arredi utilizzati. Particolare attenzione è rivolta all’applicazione delle misure antincendio previste dal Decreto Ministeriale del 3 settembre 2021.

Il Prefetto ha inoltre evidenziato il ruolo centrale delle Commissioni Comunali di Vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, ricordando che i Comuni possono svolgere tali funzioni anche in forma associata, al fine di garantire controlli più efficaci e uniformi sul territorio.

Le prescrizioni richiamate si applicano non solo ai locali di pubblico spettacolo, ma anche a tutti i pubblici esercizi che ospitino, anche occasionalmente, eventi con elevata affluenza di persone, come feste danzanti, intrattenimenti musicali, celebrazioni o ricorrenze. Le stesse regole valgono anche per i locali privati, come circoli e sedi associative, quando vi si svolgono eventi con un numero significativo di partecipanti.

La direttiva ribadisce inoltre il divieto di utilizzare bar e ristoranti come sale da ballo, discoteche o locali di pubblico spettacolo in assenza delle specifiche autorizzazioni previste dalla normativa, o in violazione delle disposizioni in materia di sicurezza, ordine pubblico e incolumità delle persone.

Resta infine in capo ai datori di lavoro l’obbligo di garantire il pieno rispetto del Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, assicurando l’adozione di tutte le misure di prevenzione e protezione necessarie nei luoghi di lavoro.

Per quanto riguarda le verifiche sulle misure di “safety” e “security”, il Prefetto ha richiamato i contenuti della Circolare Piantedosi, che fornisce indicazioni operative per garantire elevati standard di sicurezza non solo negli eventi di pubblico spettacolo, ma anche in manifestazioni come sagre, fiere e rievocazioni storiche.

Il Prefetto Cafagna ha dunque invitato i Comuni a esercitare la massima attenzione e responsabilità nello svolgimento dei controlli di legge, sia in fase autorizzatoria sia nel monitoraggio periodico delle attività, assicurando il pieno supporto delle Forze di Polizia e dei Vigili del Fuoco per gli aspetti di rispettiva competenza.

La Cenerentola di Rossini al Regio: la magia è nella musica

Di Renato Verga

La Cenerentola ossia La bontà in trionfo di Gioachino Rossini, rappresentata per la prima volta al Teatro Valle di Roma nel 1817, nasce come una consapevole rilettura razionalistica della fiaba di Perrault. Jacopo Ferretti e Rossini rinunciano agli elementi più vistosamente magici – fata, zucca, topolini e pantofola – per costruire una favola morale di ascendenza illuministica, fondata sulla bontà premiata e sulla satira dei vizi sociali. La matrigna diventa un patrigno, Don Magnifico, la pantofola un braccialetto, e la magia viene trasferita dalla scena alla musica, che con i suoi crescendo, i concertati di precisione quasi meccanica e l’uso virtuosistico della coloratura diventa il vero motore drammaturgico dell’opera. In questo senso La Cenerentola rappresenta uno dei vertici assoluti dell’opera buffa rossiniana, capace di fondere comicità, critica sociale e finezza psicologica.

La produzione presentata al Teatro Regio di Torino, nata nove anni fa per il cortile di Palazzo Pitti, si colloca però su una linea interpretativa opposta. La regia di Manu Lalli reintroduce in modo massiccio proprio quegli elementi fiabeschi che librettista e compositore avevano deliberatamente escluso. Tornano così la zucca e la fata, moltiplicata in un gruppo di nove figure onnipresenti, che affollano palcoscenico e platea fino al lieto fine. Questa scelta, pur legittima, entra in contrasto con la natura dell’opera, trasformando la commedia di caratteri in uno spettacolo dal tono fiabesco-larmoyant e caricando l’azione di gag, movenze e sottolineature continue. L’eccesso di animazione scenica e l’insistenza su una recitazione sopra le righe – particolarmente evidente nelle due sorellastre – finiscono per appesantire la narrazione, generando un horror vacui che lascia poco spazio alla musica. Anche i recitativi, talvolta arricchiti da improvvisazioni, spingono il comico fino al limite, a scapito dell’equilibrio rossiniano.

La scenografia di Roberta Lazzeri, basata su quinte mobili dipinte, risulta invece nel complesso gradevole e funzionale, con un lontano richiamo alla storica Cenerentola di Jean-Pierre Ponnelle. L’aggiunta del fondale raffigurante la Galleria di Diana della Reggia di Venaria costituisce un omaggio efficace alla città ospitante e conferisce maggiore fasto al palazzo di Don Ramiro. Alcune scelte registiche, come la visualizzazione “a vista” dello scambio di ruoli tra principe e servo o l’insistenza sul simbolismo dei libri di Cenerentola, appaiono tuttavia didascaliche e poco fiduciose nella capacità dello spettatore di cogliere da sé i significati.

Se l’impianto visivo divide, la componente musicale emerge come il vero punto di forza dello spettacolo. Antonino Fogliani guida l’Orchestra del Teatro Regio con mano sicura, scegliendo tempi ampi nei momenti lirici e più incalzanti in quelli brillanti, senza mai perdere precisione né equilibrio tra buca e palcoscenico. Il coro maschile, preparato da Piero Monti, risponde con disciplina alle richieste sceniche, mantenendo una buona qualità vocale e un insieme compatto.

Tra gli interpreti spicca il Don Magnifico di Carlo Lepore, esemplare per fraseggio, accenti e scolpitura della parola, autentico fulcro satirico dell’opera. Accanto a lui, Roberto de Candia offre un Dandini gustoso e musicalissimo, formando con Lepore una coppia di grande intelligenza teatrale, protagonista di uno dei momenti più riusciti della serata. Il Don Ramiro di Nico Darmanin si distingue per affidabilità tecnica, con acuti sicuri e buon legato, pur senza particolare brillantezza timbrica. Maharram Huseynov affronta con solida sicurezza l’impegnativa aria di Alidoro, mentre Albina Tonkikh e Martina Myskohlid danno voce efficace alle sorellastre Clorinda e Tisbe, penalizzate però da una caratterizzazione registica eccessivamente caricata.

Molto attesa, infine, Vasilisa Beržanskaia nel ruolo di Angelina: la cantante russa offre una prova elegante e vocalmente raffinata, con un timbro luminoso venato di scuro e agilità precise, seppur prudenti. La sua interpretazione conquista per classe e controllo, più ammirata che realmente commovente. Il pubblico applaude con calore direttore e cast, mentre riserva qualche perplessità alle scelte registiche, confermando come in La Cenerentola la vera magia resti, ancora una volta, affidata soprattutto alla musica.