All’Alfieri, sino al 3 maggio
“November” di David Mamet – acclamato autore di teatro e cinema, sceneggiatore e regista – ebbe il suo debutto a New York nel gennaio del 2008, protagonista quel Nathan Lane – attore ahimè misconosciuto da noi per quanto bravo e premiatissimo – che forse qualcuno ricorderà in compagnia di Robin Williams e Gene Hackman nel “Vizietto” targato States. “November” (sino a domani per la stagione dell’Alfieri) ha una ventina d’anni ma sembra scritto ai giorni nostri, urticante e corrosivo e lontano finalmente dal politically correct imperante, reso meravigliosamente – ovvero senza peli sulla lingua, zeppo di zampate d’autore, acidamente realistico – dalla traduzione di Luca Barbareschi che riempie altresì, ça va sans dire, l’immensa figura del presidente degli Stati Uniti d’America Charles Smith. Come a dire un Mario Rossi qualsiasi. “November” è ancora una volta l’incontro tra un attore e il suo autore d’oltreoceano preferito, studiato, amato, tutto en amitié, fatto conoscere al pubblico italiano con le precedenti proposte di “Oleanna”, “Glengarry Glen Ross”, “American Buffalo”, “Perversioni sessuali a Chicago” e altri titoli.
Il luogo è lo Studio Ovale della Casa Bianca, l’eleganza che possiamo aver intravisto, telefoni che squillano in continuazione, bandiera e tappeti, divani e fatidica scrivania e tante tante chiacchiere (la scena è di Lele Moreschi). Per un’America e un mondo migliori, s’intende. Il tempo è il novembre dell’anno delle elezioni presidenziali con il presidente Smith uscente e con poche probabilità di essere rieletto, visto il recente calo di consensi che lo ha colpito e dai fondi che hanno preso a scarseggiare. Si parla di guerre e di testate nucleari come se nulla fosse, di ammiccamenti ai quattro venti e di intrallazzi, si fa confusione tra Iran e Iraq, si guarda in casa propria e si tiene d’occhio il mondo. In mezzo a giornate in cui lo staff del presidente sente già aria di vacanza e la moglie pensa alla libreria che dovrà stare in casa loro quando avranno sloggiato dalla aureolata residenza, Smith continua a cercare idee e l’occasione per realizzarle, non ultime la grazia a due tacchini prima che scocchi il Giorno del Ringraziamento e il matrimonio tra l’eccezionale speechwriter che è alle sue dipendenze e la sua compagna, che già hanno adottato una bambina andandosela a prendere – assolutamente non comprata, no, queste cose non si fanno – nella lontana Cina. Ci si dovrà pure inventare qualcosa pur di risalire nei sondaggi, vincere le nuove elezioni e non dover abbandonare quella poltrona su cui da quattro anni mister Smith sta comodamente seduto.
L’affresco di uomo con ogni sua meschinità, con la corruzione che ha sparso e continua a spargere, con la ricerca di ogni mezzo che gli consenta di mantenere quel potere che comicamente gli sta sfuggendo; e di un intero paese che somiglia tanto a quello di oggi, se senti parlare di Alaska immediatamente la “confondi” con la Groenlandia di facile acquisto o occupazione, il divertimento che spesso si fa amaro non t’impedisce di collegarti in un attimo a quanto la tivù ti mostra e a quel che i giornali ti riportano. Si ride e si pensa, in uno dei più begli esempi teatrali di questi ultimi anni: e se a volte, nel logorroico instancabile presidente, spuntano veloci aree di relativo appiattimento altrettanto velocemente ci pensa Mamet – e Barbareschi gli è di enorme aiuto – a risollevare con una fragorosa risata il proseguo dello spettacolo. “Questa è satira con il pungiglione di uno scorpione” ha scritto “Variety” mentre “The Villager” gli ha fatto eco con “Una delle prime commedie intelligenti e leggere con sostanza che abbiamo visto da molto tempo”: e potete star tranquilli che la scrittura di Mamet tutta lampi e fuochi d’artificio, in ogni sua opera, sa sempre dove andrà a parare.
Chiara Noschese, come sempre, la butta in simpatia e questa volta non si risparmia anche dal filosofeggiare nelle vesti della collaboratrice che spera nella nuova legge del presidente, oltre a firmare una regia che non conosce soste, liberissima, divertita e assolutamente divertente, capace di cucinare a dovere tutta la sua squadra. Dice: “November è un circo a tre piste dove tutto è lecito pur di continuare ad avere soldi e potere. Il protagonista è un equilibrista di professione, feroce ma buffo, vulnerabile e capriccioso, tenero e impietoso, al centro di quel circo di spudorata venalità, dove tutto è concesso”. E lo spettatore vede con quanta sicurezza, con quanta sfacciata bravura Barbareschi stia su quel filo sospeso per aria, quanto si destreggi – da grande, gigionesco attore di razza: gesti, balletti, facce, parole parole parole, tutto una gran meraviglia – all’interno di quel circo che sta perdendo i pezzi (con il sospetto da parte nostra, ben venga!, che abbia lavorato di suo, nell’attualizzazione, in una Storia che cambia giorno dopo giorno). Simone Colombari, Nico Di Crescenzo, come esagitato rappresentante associazione nazionale produttori tacchini, speso a tutto pur di salvare le sue creature da una presunta aviaria e dalle luci della tivù troppo forti e infette che dovrebbero accompagnare l’intervista, e Brian Boccuni come grande capo indiano Dwight Grackle offeso nell’onore della moglie, completano il successone della serata.
Elio Rabbione
Le immagini dello spettacolo sono di F. Di Benedetto.
Molise, “Ritorno al tratturo”
Lunedì 4 maggio, alle 21.15, sarà organizzata al Cineteatro Baretti una proiezione-evento prodotta da Own Air, in collaborazione con Aiace Torino e il Circolo ARCI Amici del Cinema. Saranno presenti in sala il regista Francesco Cordio, l’autore e co-sceneggiatore del documentario, Filippo Tantillo, e il produttore Alfredo Borrelli. Condurrà l’incontro il coordinatore di Aiace Torino, Enrico Verra.
“Ritorno al tratturo” è un documentario girato in Molise nelle sale italiane a ridosso dell’evento che ha portato la piccola regione al centro delle cronache, testimoniando con la frana di Petacciato l’estrema fragilità del nostro territorio. Il film viene presentato in prima torinese al Cineteatro Baretti con una proiezione-evento, e rappresenta un viaggio nel cuore dell’Italia nascosta e dimenticata nelle aree interne, che costituiscono il 60% del territorio, abitato da 13 milioni di persone. Si tratta di luoghi lontani da tutto, in cui mancano scuole, ospedali, distributori di benzina, rete e segnale, in cui vivere rappresenta una sfida quotidiana. Il Molise è spesso citato come metafora dell’oblio, di ciò che non esiste, e diventa nel film l’emblema di tanti territori analoghi in Italia e in Europa, vittime dell’abbandono e del progressivo spopolamento. Eppure, lungo i tratturi, antichi sentieri della transumanza che si addentrano nelle montagne percorsi da uomini e animali, qualcosa resiste: a fare da guida nel cammino sono Filippo Tantillo, uno dei massimi esperti di aree interne in Italia, e l’attore Elio Germano, molisano di origine e diventato “ambasciatore” della sua regione.
Il film incontra uomini e donne che hanno scelto di restare, di intrecciare legami, di costruire comunità e avviare attività. Si tratta di allevatori, contadini e artigiani, piccoli imprenditori e studenti che intessono reti locali e lavorano in alternativa a un paradigma di crescita che divora risorse, consuma il suolo, inquina, genera diseguaglianze economiche incolmabili. In questi luoghi, in cui lo Stato non investe più, ma non rinuncia a farsi sentire in forma di burocrazia asfissiante per chi vuole investire, l’impegno di questi uomini è comunitario, accomunati dall’imperativo “ognuno si salvi da solo”, e prospetta un’altra idea di futuro e una cura condivisa della terra, che diventa resistenza e modello di uno sviluppo possibile.
Mara Martellotta
SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO
Dal 29 aprile 2026 le sale di Torino hanno cambiato ritmo. File all’ingresso, spettacoli quasi tutti esauriti e un passaparola continuo: Il diavolo veste Prada è tornato al cinema e i torinesi hanno risposto in massa. Un vero e proprio boom di incassi, con molte proiezioni sold out già nei primi giorni. Un entusiasmo che non si vedeva da tempo per un film che, pur essendo considerato “leggero”, ha dimostrato di avere un impatto emotivo e culturale molto più profondo.
Un successo che parla a tutti
Ma perché Il diavolo veste Prada continua a conquistare? Il segreto sta in una combinazione perfetta: da un lato una campagna pubblicitaria martellante, fatta di gadget, collaborazioni con brand come Kiko e vetrine a tema che hanno invaso anche le vie dello shopping torinese; dall’altro una storia che, a distanza di anni, resta incredibilmente attuale. Il primo film racconta l’arrivo di una giovane ragazza di umili origini in un mondo che sembra troppo grande per lei, quello della moda. Catapultata nella redazione di Runway, ispirata al celebre magazine Vogue, si trova a fare i conti con un ambiente competitivo e spietato, dominato dalla figura iconica di Miranda Priestly, personaggio chiaramente ispirato a Anna Wintour.
La protagonista, interpretata da Anne Hathaway, affronta un percorso di trasformazione fatto di sacrifici, errori e crescita personale. Non è solo una storia di moda, ma di identità: il tentativo di trovare il proprio posto nel mondo senza perdere se stessi. È il sogno di chi parte da zero e vuole arrivare lontano, ma anche il racconto delle difficoltà nel mantenere relazioni e affetti quando il lavoro prende il sopravvento. Un tema universale che ha colpito anche il pubblico torinese.
Curiosamente, dietro il successo dell’attrice si nasconde un’altra storia: Anne Hathaway non era la prima scelta per il ruolo e ha insistito con determinazione pur di ottenerlo. Un dettaglio che rende il film ancora più simbolico, quasi un riflesso della trama stessa.
Il ritorno: più grinta, più emozione
Il secondo capitolo, arrivato nelle sale, riprende da dove tutto sembrava essersi concluso. Senza svelare troppo, la protagonista torna nel mondo di Runway con una consapevolezza completamente diversa. Più sicura, più determinata, ma non per questo al riparo dalle difficoltà. Anzi, la nuova storia si fa più intensa, con momenti anche drammatici che aggiungono profondità al racconto.
Molti spettatori che hanno già visto il film parlano di un seguito sorprendentemente all’altezza del primo, cosa tutt’altro che scontata. Se l’originale resta un punto di riferimento, questo nuovo capitolo riesce comunque a rinnovare la formula, offrendo una prospettiva più matura e contemporanea.
Tra moda, sogni e identità
Ambientato tra gli Stati Uniti e Milano, il film gioca anche su un’estetica visiva forte e riconoscibile. Le musiche, curate e coinvolgenti, accompagnano una narrazione che scorre veloce ma lascia il segno. Non è solo intrattenimento: è una storia che trasmette forza, ambizione e voglia di reinventarsi.
Forse è proprio questo che ha conquistato Torino. In un periodo in cui molti cercano nuovi stimoli e nuove direzioni, Il diavolo veste Prada torna a ricordare che ogni cambiamento richiede coraggio. E che, anche nei momenti più difficili, si può trovare la propria strada. Un film che fa sognare, ma che allo stesso tempo parla di realtà. E che, almeno per ora, continua a riempire le sale della città.

Dopo due anni di repliche all’“Edgar” di Parigi, la “prima” italiana dell’esilarante commedia di Fabrice Donnio
Dal 7 al 10 maggio
Per la più spicciola cronaca. Secondo il report “Consumer Cyber Safety Report – Online Dating Edition 2025” di “Norton”, noto “marchio consumer di sicurezza informatica”, circa il 24% degli italiani intervistati utilizza abitualmente “app” di incontri e il 26% delle persone che si iscrivono a tali “app” ammette di mentire sul proprio profilo. La cosa, del resto (anche senza i pur importanti dati scientifici), poteva essere presumibile e ben risaputa, per immaginazione e a fronte di dati – anche a volte assai poco piacevoli – di cronaca, dal largo (e perfino dal più incompetente in materia, come il sottoscritto) popolo – bue. Insomma, il dato è reale. Scoraggiante. Ma anche, se proprio non vogliamo più di tanto abbacchiarci, un tantino risibile. A tal punto da non stupirsi più di tanto, se ben si è pensato di farne argomento di uno spettacolo teatrale a sfondo sociale (d’obbligo) ma non tedioso o bacchettone, quanto piuttosto di largo impatto ironico e capace di smuovere il pubblico a serene, paciose risate.
E’ il caso della commedia francese di successo “La foto del mio migliore amico” firmata dall’attore – sceneggiatore Fabrice Donnio e che, per la prima volta in Italia, debutterà allo “Spazio Kairos” (via Mottalciata, 7) di Torino. Ad essersi aggiudicati i diritti, per il nostro Paese e per i prossimi tre anni, è infatti la Compagnia torinese “Onda Larsen” e la prima messa in scena – per la regia di Andrea Borini, sul palco Riccardo De Leo, Gianluca Guastella e Lia Tomatis – è in programma per quattro consecutive e ormai prossime date: da giovedì 7 a domenica 10 maggio, alle 21. Poi, comincerà la tournée. Dopo aver già avuto i diritti esclusivi per “Una cena d’addio”, il filone della commedia francese per “Onda Larsen” (sempre più attiva e convincente) continua così con questo spettacolo tradotto, per l’occasione, dal regista Borini. Si tratta di una esilarante commedia degli equivoci ai tempi, per l’appunto, delle “app”. Un primo appuntamento, un profilo fake e un migliore amico “nel posto sbagliato al momento sbagliato”: cosa succede quando il desiderio di trovare l’anima gemella online si scontra con una bugia “fin troppo fotogenica?”.
La stessa domanda si pose (ricordate?) nel remoto 1971 – quando di “app” non girava neppure l’ombra – Luigi Zampa, nella scrittura e nella direzione cinematografica del celebre “Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata”, eccezionali interpreti Alberto Sordi e Claudia Cardinale. In scena, lo sprovveduto emigrante italiano Amedeo Battipaglia (Sordi), la giovane, tutt’altro che illibata Carmela, calabrese trapiantata a Roma (Cardinale) e l’amico “figo” Giuseppe (Angelo Infanti): e poi, lo scambio di freccia identificativa in una foto di gruppo, il rincorrersi di missive strapiene di bugie, l’incontro a Brisbane, il faticoso nominativo rimpallarsi dei due Amedeo – Giuseppe e Giuseppe – Amedeo, fino alla tragicomica scoperta dell’inganno amoroso e la finale accettazione di una vita in quel di “Bun Bun Ga”, villaggio in pieno deserto australiano, 15 abitanti diventati 16 con la nuova “convenuta” Carmela. Amarezza, descrizione di vite rassegnate ma anche divertimento, commedia dell’“assurdo”. Di un “assurdo” diventato non rifiutabile “realtà”, perché al peggio – come suol dirsi – non c’è mai peggio.
E, dal cinema al teatro.“La foto del mio migliore amico” del francese Donnio mi riporta proprio alla mente infatti (sia pure in tempi dove le lettere scritte a mano, che impiegavano mesi ad arrivare a destinazione, non si sa neppur più cosa mai siano) lo “storico” film di Zampa.
Un parallelo inoffensivo e tutt’altro che spiacevole. Ritorniamo dunque alla commedia che impegnerà a Torino e in tournée, i tre bravi artisti di “Onda Larsen”. Il testo è in scena, con grande successo e da ormai due anni, al Teatro “Edgar” di Parigi. Protagonista é Antonio, che ha finalmente ottenuto un appuntamento con Chiara, conosciuta (vedi un po!) su un “sito di incontri”. Per l’occasione, Antonio chiede dunque al suo migliore amico Guglielmo di accompagnarlo. Perché? Semplice. Proprio perché Antonio (come il Sordi – Amedeo) aveva avuto la geniale idea di utilizzare la foto di Guglielmo come propria immagine del profilo, convinto di essere meno fotogenico dell’amico più “figo”. Ha, così, inizio una girandola di equivoci inarrestabile. Obiettivo: far innamorare Chiara di Antonio o, meglio, di Guglielmo, che finge di essere Antonio, o, forse, di Antonio che finge di essere Guglielmo. La serata sarà così decisamente e comicamente complicata, “perché questo spettacolo – affermano i protagonisti – in un’epoca in cui il mondo degli incontri digitali è diventato la nuova frontiera del corteggiamento, intende analizzare con ironia e cinismo le dinamiche moderne”. Spettacolo da non perdere. Anche perché la versione italiana curata da “Onda Larsen” mantiene intatti lo “spirito brillante” e il “fraseggio serrato” del testo originale, garantendo al pubblico una serata all’insegna del divertimento puro e del ritmo incalzante.
Per info: “Spazio Kairos”, via Mottalciata 7, Torino; tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org
Gianni Milani
Nelle foto: Compagnia “Onda Larsen” e il regista Andrea Borini
Ritorna la partecipazione politica dei cattolici
LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo
Sì, lo sappiamo tutti e da molto tempo. La Democrazia Cristiana è archiviata. Il pluralismo politico,
e soprattutto elettorale, dei cattolici è un dato largamente acquisito e consolidato. E, in ultimo, –
almeno per il momento – non è all’ordine del giorno la formazione di partiti e movimenti politici di
ispirazione cristiana e popolare riconducibili al patrimonio culturale del cattolicesimo politico
italiano.
Ora, dando per acquisito questi elementi, è altrettanto indubbio che si registra una sorta di
risveglio politico, e pubblico, dei cattolici italiani. Non direttamente riconducibile ad
un’appartenenza di partito o ad una coalizione politica. Ma, semmai e al contrario, una voglia di
partecipazione e di impegno su singoli temi che sono anche, e soprattutto, il frutto di una
seminagione culturale e spirituale da parte della Chiesa e dell’associazionismo di base declinato
in questi ultimi anni. Quello che un tempo, nella cosiddetta prima repubblica, si chiamava
semplicemente mondo cattolico.
Certo, per un cristiano/cattolico, come per qualsiasi altra realtà culturale, la testimonianza
personale e di gruppo è più efficace se non è disgiunta dalla rappresentanza. E quando lo è, la
stessa partecipazione si ferma inesorabilmente ed irreversibilmente al pre politico. Serve, cioè,
adesso fare un salto di qualità. Ma l’impegno politico non nasce mai per caso. È sempre il frutto e
la conseguenza di una maturazione culturale e di un impegno che partono dai valori e che
richiedono poi di essere tradotti concretamente nella società. Del resto, è appena sufficiente
rileggere le biografie e i percorsi personali dei grandi e qualificati leader e statisti della prima
repubblica, e in parte anche della seconda repubblica, per rendersi conto che la militanza,
l’impegno e la presenza nella politica e nelle istituzioni sono sempre la conseguenza di una
identità e di una formazione culturale e spirituale specifica e precisa. E, al di là dei singoli e dei
rispettivi percorsi individuali e collettivi, di questa cultura, di questa tradizione e di questo
pensiero ogni c’è bisogno. Non lo dicono solo i cattolici – che restano, tuttavia, ancora troppo
dispersi e frammentati nella vita pubblica – ma lo sostengono apertamente anche e soprattutto gli
storici detrattori della Dc, del Ppi e della stessa presenza organizzata dei cattolici nella vita
pubblica del nostro paese. Ed è anche per queste ragioni, semplici ma oggettive, che il risveglio
politico contemporaneo dei cattolici non può che essere salutato positivamente. Per arricchire la
politica italiana e, al contempo, per dare un contributo decisivo alla qualità della nostra
democrazia, alla credibilità delle nostre istituzioni democratiche e, probabilmente, alla stessa
efficacia dell’azione di governo.
E, forse, questo rinnovato, ed auspicato, impegno politico e pubblico dei cattolici rientra a pieno
titolo in una fase più generale di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. I dati dell’ultimo
referendum costituzionale sulla giustizia, al di là del suo esito concreto, lo confermano. Ma tutto
ciò richiede, pur non anticipando i tempi e senza piegare questo rinnovato e potenziale impegno
ad una precisa scelta politica o di schieramento, un salto di qualità sul terreno della grammatica
politica. E questo salto di qualità, cioè dalla seppur legittima ed importante testimonianza pre
politica alla presenza nei partiti e nelle istituzioni, sarà ulteriormente facilitato rileggendo anche e
soprattutto il magistero dei nostri leader e statisti del passato. Anche perchè, senza rileggere il
passato, nessuno è in grado di costruire il futuro e governare il presente.
L’estate si conferma un periodo favorevole per chi è alla ricerca di un’occupazione, sia stagionale sia continuativa. Anche nel 2026 Openjob Metis, agenzia per il lavoro tra i principali player del settore in Italia, registra un fabbisogno complessivo che supera le 2 mila posizioni su tutto il territorio nazionale, tra contratti stagionali e opportunità a più lungo termine. L’analisi dei dati evidenzia come la domanda si distribuisca in modo capillare in tutta Italia, con una forte concentrazione nelle aree a vocazione turistica e nei distretti produttivi. Nel Nord risulta il motore principale della domanda, con il Veneto in testa. Qui si registra il più alto numero di posizioni aperte, con un volume complessivo che supera le 300 unità nel periodo tra maggio e settembre. Il Veneto offre uno spaccato interessante della varietà del lavoro estivo: accanto alle figure del retail, 50 addetti vendita tra le province di Padova, Vicenza e Venezia, emergono esigenze significative nel comparto produttivo con picchi di domanda per operai di produzione e addetti al settore alimentare. Nelle aree più turistiche, come il veneziano e Jesolo, sono in crescita le richieste nella ristorazione, nei servizi e nella grande distribuzione, che testimoniano la presenza di un ecosistema economico fortemente interconnesso. Il turismo è uno dei maggiori esempi occupazionali della stagione. Dalla Sardegna alla Calabria, passando per l’Emilia-Romagna e la Toscana, le strutture ricettive e la ristorazione trainato il mondo del lavoro. In Sardegna, tra costa Nord-Est e Sud, si concentrano numerosi opportunità per camerieri, addetti fast food, bagnini e personale alberghiero, oltre a figure legate a figure essenziali come per la raccolta rifiuti, fondamentale nei periodi di massima influenza turistica. La costa adriatica dell’Emilia-Romagna e le località balneari della Calabria mostrano un fabbisogno costante di personali per hotel, ristoranti e GDO. Accanto al turismo, vengono a rafforzarsi il ruolo della logistica e dei servizi collegati. In diverse regioni, dalla Liguria al Piemonte, fino alle Marche, si registra una domanda significativa di magazzinieri, autisti e addetti al carico-scarico delle merci. Si tratta di un comparto sostenuto sia dall’incremento dei consumi estivi sia dalle esigenze di rifornimento delle varie località turistiche.
Fondamentale anche il contributo del settore produttivo e agroalimentare: l’Emilia-Romagna si distingue con numeri importanti nella lavorazione della frutta e nella logistica industriale, con posizioni quali addetti alla cernita, carrellisti, operatori di magazzino nell’area di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena. Altre regioni come le Marche si confermano per la centralità dell’attività di confezionamento agroalimentare, soprattutto nel distretto produttivo di Perugia. Il quadro complessivo ci fornisce una mappa di un mercato del lavoro estivo sempre più articolato e dinamico, in cui convivono esigenze diverse, dalla flessibilità tipica dei lavori stagionali alla crescente ricerca di profili fenici e specializzati.
“Quello che osserviamo è un cambiamento concreto. L’estate non è più solo un momento per coprire esigenze temporanee, ma una fase in cui le aziende iniziano a conoscere e valutare nuove risorse – commenta Elisa Fagotto, Candidate Manager di Openjob Metis – per molti candidati significa entrare nel mondo del lavoro più velocemente e trasformare un’opportunità stagionale in un situazione più stabile”.
Mara Martellotta
Un secondo di mare dal gusto raffinato, un piatto speciale dal carattere leggero, senza rinunciare al gusto. Semplice e veloce.
Ingredienti
2 filetti di tonno fresco
50gr. di pistacchi non salati
2 foglie di basilico
Olio di oliva leggero q.b.
Sale, pepe q.b.
Scottare il tonno per pochi minuti per parte in una bistecchiera leggermente unta di olio.
Nel frattempo preparare la salsa. Tritare nel mixer i pistacchi ed il basilico con l’olio versato a filo, aggiungere il sale, il pepe e poca acqua, fino a renderlo cremoso. Servire subito accompagnato da una fresca insalatina verde.
Et voilà…la cena è pronta.
Paperita Patty
Il 9 e 10 maggio 2026 il centro storico di San Giorgio Canavese (TO) torna ad animarsi con oltre cento espositori – fra Presìdi Slow Food, Prodotti del Paniere della Provincia di Torino, Maestri del Gusto ed eccellenze regionali e internazionali – che racconteranno le proprie storie attraverso i prodotti che custodiscono tradizioni, territori e saperi agricoli secolari. Parallelamente al mercato si terranno presentazioni e approfondimenti, concerti e laboratori.
Il tema della X edizione è “RADICATA 2026 – ORCO CHE ZUPPA”: un invito a riflettere sull’importanza del legame profondo con il territorio e, al tempo stesso, un gioco di parole che richiama i due elementi fortemente identitari del luogo: la terra e l’acqua. “Radicata” celebra il legame indissolubile con la terra, il punto esatto dove tutto ha inizio e dove la vita trova la forza di rigenerarsi. Il sottotitolo “Orco che Zuppa” è invece un omaggio al torrente Orco, linfa vitale del Canavese: è proprio sulle sue sponde, infatti, che la tradizione agricola locale trova la sua massima espressione nella coltivazione della Piattella Canavesana di Cortereggio, Presidio Slow Food.
A chiudere la festa sarà un finale da record: prima del taglio della torta dei 10 anni, verrà presentata la “Zuppa dei Record“: un’impresa gastronomica senza precedenti con cui il Mercato punta a entrare nel Guinness World Record per la maggiore biodiversità leguminosa mai contenuta in un unico piatto.
Il Mercato della Terra coinvolgerà anche le giovani generazioni, con la terza edizione del Festival della Biodiversità dei Ragazzi. Nel weekend del Mercato, il centro storico di San Giorgio ospiterà infatti laboratori e attività pensate per i più giovani. Dal talent show “Talenteen”, che permetterà ai ragazzi di esibirsi mostrando le proprie doti musicali e artistiche, ai laboratori manuali per realizzare una composizione floreale in vista della festa della mamma, a Lab. Brick, angolo di costruzione con i mattoncini Lego. Mentre lunedì 11 e martedì 12 maggio il Castello di San Giorgio Canavese diventa un’aula magna per centinaia di studenti delle scuole medie e superiori del territorio. Sono in programma incontri con produttori e personaggi, tra cui: lo chef stellato Pasquale Laera, la food creator Aurora Cavallo nota come Cooker Girl e il fumettista Giulio Giordano, illustratore di Diabolik. Un investimento culturale sul futuro, in cui la biodiversità diventa linguaggio comune per immaginare un’agricoltura più giusta e sostenibile.
Il Mercato, giunto alla X edizione, è uno degli appuntamenti cardine del Festival della Reciprocità, il progetto culturale promosso dalle Tre Terre Canavesane – San Giorgio Canavese con le vicine Agliè e Castellamonte – nato per valorizzare il territorio attraverso scambi, incontri, musica, cibo e storie che uniscono culture e comunità differenti. Un modello di turismo di prossimità consapevole e di alta qualità, che dall’estate all’autunno anima i tre borghi con un ricco calendario di eventi pensati per valorizzare la cultura, le tradizioni e l’economia locale. https://www.treterrecanavesane.it/