Magnifica Torino / I portici di piazza San Carlo
SAUZE D’OULX – Il meteo ha dato al bello e Sauze d’Oulx si è riempita per la sua “Sagra della Patata De.Co.”. Il centro storico di Sauze domenica 21 settembre ha accolto migliaia di persone accorse per far scorta di patate e per degustare i piatti dell’ormai tradizionale percorso enogastronomico per le piazze e vie del paese. Un’edizione arricchita dall’animazione del gruppo “Fisarmonicisti Occitani” e “Cantori Amici della Montagna Vigezzo” che hanno suonato in piazza portando allegria e buonumore.

L’Assessore al Turismo Davide Allemand, che ha preso parte alla manifestazione con il ViceSindaco Marco Tintinelli ed il Presidente del Consorzio Forestale Alta Valle Susa Mino Ambrosiani, fa il bilancio della manifestazione: “Il beltempo, in quello che forse sarà l’ultimo weekend di stampo estivo, ha fatto sì che tanta gente venisse a Sauze per la nostra “Sagra della Patata De.Co.” di Sauze d’Oulx. Le code, sempre in serenità e senza lamentele, ai punti di somministrazione dei piatti a base di patate di Sauze la dice lunga su quanta gente ci fosse. La formula della sagra itinerante lungo il Centro Storico del paese con il menù tipico servito nei locali di Sauze d’Oulx che proponiamo da quattro anni piace e sta dando grandi soddisfazioni. Un grazie quindi al folto pubblico che è venuto a trovarci; un grazie ai ristoranti che hanno aderito all’iniziativa e che hanno preparato ottimi piatti; un grazie alla Pubblica Assistenza Sauze d’Oulx e al Consorzio Fortur per l’organizzazione e all’Ufficio del Turismo per la collaborazione; un grazie ai “Fisarmonicisti Occitani” e ai “Cantori Amici della Montagna Vigezzo” che hanno offerto la colonna sonora della manifestazione; un grazie poi particolare agli espositori che hanno dato lustro alla fiera e ai nostri produttori di patate senza i quali questa Sagra non potrebbe esistere”.
IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
Giustificare la violenza fa tornare indietro l’Italia al biennio rosso e alle violenze fasciste. La violenza è illegittima quando si rispettano le regole della Costituzione che garantiscono i diritti di tutti i cittadini . Protestare in Italia per la Palestina, ricorrendo alla violenza è cosa da rifiutare sempre. Anche perché si rivela assolutamente inutile per affermare una qualsiasi causa, anche la migliore. Il migliore dei fini non giustifica il mezzo violento perché ad un certo punto bisogna porsi la domanda non solo per giustificare i fini, ma anche i mezzi. Un tema molto caro a Bobbio,oggi dimenticato da molti. Un giornalista ha semplificato le cose, dicendo che i violenti in piazza sono delinquenti comuni. Questa affermazione depotenzia la denuncia contro l’uso della violenza per fini politici e finisce di ridurre un grave fenomeno politico in una esibizione di teppismo . Chi ha vissuto Il ‘68 ricorda che il ricorso alla violenza è stato l’anticamera del terrorismo individuale e di gruppo . I Centri sociali non sono formati da ragazzi scaprestati, ma da gente che ritiene normale ricorrere alla violenza quasi a livello professionale. Ci sono pagine di Lenin che spiegano i rivoluzionari di mestiere. Bloccare una città, paralizzare i porti, le stazioni, le autostrade non può essere un fatto normale, perché in democrazia la protesta non può imporre ai cittadini la paralisi della città . La democrazia oppone alla piazza il Parlamento. Chi pretende che tutti “partecipino” allo sciopero, subendo dei limiti inaccettabili alle proprie libertà, allineandosi con gli scioperanti, è un nemico della democrazia. Impedire a chi ha bisogno, ad esempio ,di un soccorso sanitario urgente di accedervi perché le strade bloccate lo impediscono non può essere giustificato per nessun valido motivo. E’ la fine della libertà e della civiltà. E’il ritorno all’ homo homini lupus di Hobbes. Ciò che accade a Gaza non può essere combattuto con manifestazioni violente che danneggiano la vita civile. La violenza di Gaza non si può combattere con la violenza in Italia, danneggiando gravemente i cittadini. Lo sciopero politico è un vecchio arnese del sindacalismo rivoluzionario che sfociò nel fascismo. Questa è la verità che troppi dimenticano. E non si può non considerare che storicamente la violenza genera sempre altra violenza. La pace non si può imporre con la violenza di piazza. La pace è un valore in totale contrasto con la violenza. Pannella digiunava per protestare , rischiando la propria vita. Chi incendia e distrugge non produce mai effetti positivi. Il dissenso va totalmente disgiunto dal ricordo alla violenza. Giustificarla magari anche solo sotto voce appare un gravissimo errore che determina odio incendiario con effetti solo ed esclusivamente negativi. Di fronte alla delinquenza politica, per assurdo, potrei capire, senza giustificarla, la delinquenza comune, ma rifiuto una qualsivoglia indulgenza per quella di matrice politica e ideologica perchè essa lede la società nel suo insieme e non dei singoli danneggiati nei loro averi o nella loro incolumità. Stiamo attenti perché ieri siamo entrati in un clima che può uccidere la convivenza civile garantita dalla Costituzione.
In copertina foto archivio
Ousmane Dembélé conquista il Pallone d’Oro 2025, coronando una stagione straordinaria con il PSG. L’attaccante francese ha preceduto in classifica il giovane talento Lamine Yamal, vera rivelazione dell’anno, che si piazza al secondo posto.
Gigio Donnarumma chiude nono ma si consola con il Trofeo Yashin, assegnato al miglior portiere della stagione: un riconoscimento importante dopo le sue grandi prestazioni con club e nazionale.
Una classifica che premia talento, costanza e impatto decisivo sul campo.
Enzo Grassano
FRECCIATE
Pacifisti? A Torino e Napoli bruciano l’effigie di Meloni, a Milano lasciano sessanta poliziotti feriti. Se questa è la pace, figurarsi la guerra.
Le frange estremiste si infilano dietro le bandiere pro-Palestina e trasformano ogni corteo legittimo in una palestra d’odio.
Il risultato: un messaggio che poteva avere un senso politico sepolto sotto fumogeni e spranghe.
La pace non si conquista a bastonate, ma provate a spiegarlo ai nuovi “nonviolenti”: vi rispondono con un sanpietrino.
Iago Antonelli
Tutto l’astratto degli americani Monique Rollins e David Row
Fino al 25 ottobre
Monique Rollins, americana di Wilmington – Delaware, classe ‘80 (oggi residente fra States e Italia, in Toscana) e David Row, (americano di Portland, dove nasce nel 1949 e che lascia per vivere oggi a New York e nel Maine). Artisti “di casa”, o per lo meno già in più occasioni proposti da Marco Sassone, negli spazi della sua Galleria “metroquadro” di corso San Maurizio, a Torino. In comune, i due, hanno le origini natali e uno sviscerato amore, frutto di attenti studi e assidui contatti con i “grandi” del settore, per quell’arte genericamente definita “astratta”, ma vissuta dai due (e a incidere qui è forse anche una differenza d’età non da poco e di frequentazioni amicali e professionali assai diverse) su piani artistici ed emozionali apparentemente assai lontani fra loro. Già, perché si fa presto a dire “arte astratta”. Ma c’è “astrattismo” e “astrattismo”! Ci sono, solo per citare i grandi “iniziatori”, i Kandinsky, ma anche i Mondrian.

La libera fantasia e il gesto spontaneo a fronte dell’uso, per contro, di forme geometriche pure e di un approccio assolutamente razionale e strutturato al linguaggio di segno e colore. Nel primo caso, eccoci per mano a Monique Rollins, nell’altro a David Row. E allora perché quel titolo dato alla rassegna: “Equilibri”? A ben vedere e a volerlo proprio cercare un perché c’é. Condividiamo infatti quanto scritto nella presentazione delle opere dei due: “Accostati, i due linguaggi – leggiamo – non si annullano ma si amplificano: la forza gestuale di Rollins trova un contrappunto nella precisione di Row, l’urgenza del colore incontra la calma della forma. In questo incontro, l’astrazione rivela la sua natura plurale, capace di contenere tanto la vertigine del sentimento quanto la chiarezza della costruzione”. Dunque: “equilibrio” come salvifica “differenza” (e non è un “paradosso”) necessaria, in un ben calibrato accostamento, ad “amplificare” le intuizioni e i messaggi segnici e cromatici dell’arte astratta. Dell’arte di Monique e di quella di David.
“Incontrare le opere di Monique Rollins – scriveva il critico Roberto Mastroianni in una mostra del novembre 2024 tenuta dall’artista sempre alla ‘metroquadro’ – fa lo stesso effetto che sentire una canzone di Jimi Hendrix: ci si trova davanti a immagini che sono un’alchimia di colori e forme, di suggestioni ed emozioni, ricche di una profonda musicalità”. Vero! Tant’è che a quella personale venne proprio dato il titolo di “Welcome to Electric Ladyland”, in memoria di quell’“Eletric Ladyland”, doppio vinile del ’68 firmato dal più grande chitarrista nella storia d’ogni tempo della musica rock. Le opere oggi esposte dalla Rollins si articolano in modo quanto mai vario aggirandosi all’interno di una produzione eterogenea incentrata su dipinti a olio, acrilici, disegni a carboncino e collage di carta su tela, utilizzando differenti medium, tra cui matita, acrilico, acquerello, penna e inchiostro e, nell’ultima produzione, anche materiale tessile. Ad affascinare nelle sue opere è quell’imperterrito inseguirsi (alla De Kooning, in primis) di “linee caotiche e violente” tese alla ricerca o al contrario al voluto smarrimento di ogni definizione della struttura, senza mai dimenticare, però, la delicata magia del colore, ispirata ai toni del “Rinascimento italiano” (veneziano in particolare, sua specializzazione presso il “Pratt Institute” di New York) e da quel “rosa Tiepolo” mirabilmente capace di addolcire e ammorbidire gli indefiniti labirinti cromatici delle sue tele. Accanto, altra cosa.

Le pagine di “investigazione segnica e cromatica” (si intitolava proprio “Investigations” l’ultima sua mostra alla “metroquadro”) portata avanti da Row “attraverso forme, spazi, poligoni irregolari ed ellissi carichi – si è scritto – di grande energia ma bilanciati da un equilibrio e da una precisione formale, a loro volta fratturati e frammentati da sottili linee in vividi colori fosforescenti”. Allievo alla “Yale University” di Al Held (particolarmente noto per i suoi dipinti “Hard-edge” su larga scala, cui molto devono gli “spazi geometrico-luminosi” o “scivolosi”, come li definisce lo stesso Row), l’artista di Portland espone a Torino una contenuta serie di lavori a olio su carta “Arches”, ideati per la realizzazione di tele e tavole di dimensioni maggiori, ma assolutamente opere in tutto e per tutto perfettamente compiute (come le “Ellissi” e le grandi “X”) e vive di una loro ben specifica e lirica realtà. Grande architetto, Row, di universi rigorosi, come di “bislacche” geometrie nella fuga oltre i confini di un “narrato” pur sempre imbrigliato nella rigorosità del segno. Capita anche questo (ma sempre nella pacatezza dei toni) all’interno di “un perimetro irregolare che richiama il limitato campo visivo dell’uomo”.
Gianni Milani
“Equilibri. Monique Rollins e David Row”
Galleria “metroquadro”, corso San Maurizio 73/F, Torino; tel. 328/4820897 o www.metroquadroarte.com
Fino al 25 ottobre. Orari: dal giov. al sab. 16/19
Nelle foto: Monique Rollins “Ring My Bell” e “Spring Scape”, oil on canavas, 2018 e 2012; David Row “Study for Dept Grammar” e “Heartburn”, oil on Arches paper, 2017
Una base del caporalato è stata scoperta a Canelli, in provincia di Asti. In una cascina del Canellese, di proprietà di un italiano, carabinieri della compagnia di Canelli i carabinieri hanno trovato 12 migranti che fornivano manodopera per la vendemmia. Di questi 7 sono senza permesso di soggiorno. I braccianti soggiornavano in un casolare diroccato, privo di igiene e tra rifiuti.
TORINO TRA LE RIGHE
La trama si apre con un’ora precisa: le 15.32. È il momento in cui Zeno, studente quattordicenne, riceve un messaggio da una misteriosa “Luna”. Zeno è chiuso in casa da giorni, dopo che un atto di bullismo subito a scuola – ripreso in un video diventato virale nella chat degli studenti – lo ha isolato e ferito profondamente. Tra insulti e meme crudeli, il silenzio sembra l’unica difesa possibile.

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L’arte della tariffazione
IL PUNTASPILLI di Luca Martina
- Generare entrate per il governo degli Stati Uniti: i dazi mirano a raccogliere fino a 600 miliardi di dollari all’anno, da destinare a tagli fiscali e alla riduzione del debito pubblico.
- Proteggere e rilanciare la manifattura statunitense: rendendo le importazioni più costose, Trump intende incentivare la produzione interna e reindustrializzare l’economia americana, in particolare nei settori dell’acciaio, dei semiconduttori e dei prodotti farmaceutici.
- Ridurre i disavanzi commerciali bilaterali, soprattutto con la Cina: l’obiettivo è ridurre lo squilibrio commerciale scoraggiando le importazioni e favorendo le esportazioni.
- Contrastare pratiche commerciali sleali: i dazi vengono utilizzati per reagire a trasferimenti forzati di tecnologia (pratica commerciale in cui un’azienda straniera è costretta a condividere brevetti, know-how, software, processi produttivi) con un’azienda locale o con il governo del Paese ospitante, come condizione per poter operare in quel mercato), furti di proprietà intellettuale ed esportazioni sovvenzionate (attraverso sussidi, agevolazioni fiscali, prestiti agevolati o rimborsi.
- Rafforzare la sicurezza nazionale ai sensi della Sezione 232 del Trade Expansion Act: i dazi hanno l’obiettivo di proteggere settori critici (come acciaio e alluminio) considerati vitali per la difesa e la sicurezza nazionale.
- Strumento di pressione nei negoziati globali: i dazi fungono da leva per spingere altri Paesi a ridurre le proprie barriere commerciali e ad utilizzare standard statunitensi in ambiti come tecnologia ed energia.
- Ridefinire gli equilibri di potere globali: la politica mira a riaffermare la leadership americana nel commercio mondiale, riducendo la dipendenza da istituzioni multilaterali e privilegiando un approccio più transazionale e bilaterale.
- Combattere il traffico di droga: Trump sostiene che i dazi possono esercitare pressione su Paesi come Messico e Canada affinché contrastino il traffico di fentanyl verso gli Stati Uniti.
- Affrontare la sopravvalutazione della valuta: i dazi sono visti anche come uno strumento per contrastare la (presunta) sopravvalutazione del dollaro, rendendo le esportazioni statunitensi più competitive a livello globale.
- International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) – Utilizzata per giustificare i dazi in risposta a emergenze nazionali, come il flusso di fentanyl e le questioni migratorie. Trump è il primo presidente ad aver usato l’IEEPA per imporre dazi.
- Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962 – Invocata per proteggere la sicurezza nazionale imponendo dazi su importazioni ritenute dannose per le industrie interne. I critici sostengono che la definizione di “sicurezza nazionale” sia stata estesa eccessivamente, includendo prodotti come automobili, rame e farmaci, che potrebbero non rappresentare minacce reali. Sebbene tribunali e Congresso tendano a dare credito alle affermazioni presidenziali in materia di sicurezza, ciò ha sollevato preoccupazioni riguardo all’esercizio i incontrollato del potere presidenziale.
- Sezione 301 del Trade Act del 1974 – Applicata per affrontare pratiche commerciali sleali, con particolare attenzione ai settori dei semiconduttori e della logistica cinese. I critici sostengono che azioni unilaterali basate sulla Sezione 301 minino i meccanismi dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio e le norme del commercio globale, causando disagi alle catene di approvvigionamento e aumentando l’incertezza per le imprese.
- Pensare in grande: “Se devi pensare, tanto vale pensare in grande.”
I dazi estesi—tra cui uno del 145% sui beni cinesi—dimostrano l’approccio audace e ad alto rischio di Trump, sempre orientato al massimo impatto, anche a costo di reazioni economiche negative. - Usare la propria leva: “La cosa peggiore in una trattativa è sembrare disperati.”
Trump ha sfruttato il deficit commerciale e la potenza economica degli Stati Uniti come leva per costringere altri Paesi a rinegoziare i termini commerciali. I dazi non sono solo strumenti economici ma vere e proprie armi strategiche. - Massimizzare le opzioni: “Tengo sempre aperte molte possibilità.”
La sua amministrazione ha aperto più fronti commerciali contemporaneamente—Cina, UE, Canada, Messico, India—mantenendo le trattative fluide e imprevedibili, creando punti di pressione su scala globale. - Conoscere il mercato: “Faccio i miei sondaggi e traggo le mie conclusioni.”
Trump ha spesso ignorato i consigli economici tradizionali, affidandosi all’istinto e al giudizio personale. Le sue decisioni tariffarie hanno spesso sfidato il consenso economico dominante. - Reagire con forza: “Quando mi trattano ingiustamente, reagisco con forza.”
I dazi ritorsivi, in particolare contro la Cina, sono stati presentati come risposte a pratiche commerciali sleali. Trump ha preferito intensificare le tensioni piuttosto che fare marcia indietro. - Farsi sentire: “La stampa è sempre alla ricerca di una buona storia.”
Ha utilizzato la teatralità mediatica per amplificare le sue mosse commerciali definendo il 2 aprile “Giorno della Liberazione”, rilasciando dichiarazioni audaci e presentando i dazi come atti patriottici. Questo ha contribuito a plasmare la percezione pubblica e a raccogliere consenso. - Puntare in alto: “Punto molto in alto e poi continuo a spingere.”
Il suo stile negoziale è stato aggressivo e tenace, iniziando spesso con richieste estreme e cedendo solo sotto forte pressione. Questo è evidente nei livelli iniziali dei dazi e nella sua riluttanza a scendere a compromessi.
“Chiediamo un sostegno, dei ristori e la possibilità di non pagare i transiti nei tratti cantierizzati”
Con la fine dell’estate si riaccende l’autunno caldo per le autostrade e gli autotrasportatori.
Ad attendere al varco il comparto dell’autotrasporto sono i tre mesi di chiusura, fino all’inizio di dicembre, per il traforo del Monte Bianco, per consentire interventi di manutenzione straordinaria. Una situazione che potrebbe impattare pesantemente su chi spedisce o riceve merci dalla Francia e dal Centro Europa.
A questa situazione di criticità, si aggiunge la ripresa dei lavori sulla A6 dopo la pausa estiva, con l’aggiunta di due maxi cantieri all’altezza di Savona.
“Anche se abbiamo un passaggio secondario con il valico stradale del Frejus – commenta Giovanni Rosso, Presidente autotrasporto di Confartigianato Imprese Piemonte – l’impatto per gli autotrasportatori è negativo per il rallentamento e gli ingorghi che inevitabilmente scaturiscono da una situazione logistica al collasso. Per non parlare degli extra costi e una dilatazione dei tempi di percorrenza.”
“Per quanto riguarda la situazione della Torino-Savona – continua Rosso – i disagi e i rallentamenti rendono faticosa e sincopata la percorrenza di molti tratti. Queste criticità rappresentano un danno importante per il mondo produttivo, per non parlare del maggiore inquinamento per l’ambiente”.
“Sia chiaro: la manutenzione deve essere fatta, ma non possiamo, per questo, penalizzare ulteriormente il comparto dell’autotrasporto sul quale gravano difficoltà ormai ataviche come la carenza di personale, gli extracosti di percorrenza e il ridimensionamento del volume d’affari dovuto anche alla situazione geopolitica in atto. Voglio ricordare che alcuni nostri committenti sono delle multinazionali che esportano in tutta l’EU e in questo momento procedono, giocoforza, a rilento. Per affrontare queste criticità chiediamo un sostegno, dei ristori e la possibilità di non pagare i transiti nei tratti cantierizzati”.
