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Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà Cit Turin è il quartiere più piccolo di Torino per estensione, ma uno dei più densi di identità, storia e qualità urbana. Un microcosmo elegante e coerente, incastonato tra il centro e l’asse ovest della città, che nel tempo ha saputo rinnovarsi senza perdere la propria anima.
Le origini di Cit Turin risalgono alla seconda metà dell’Ottocento, quando l’area iniziò a svilupparsi come quartiere residenziale borghese, destinato a professionisti, imprenditori e famiglie benestanti. Il nome stesso, “Cit Turin”, ovvero “piccola Torino” in piemontese, racconta la sua natura raccolta e ordinata, quasi un centro nel centro. Fin da subito il quartiere si distingue per un impianto urbanistico razionale, strade ampie, alberate, e una forte attenzione alla qualità architettonica degli edifici.
È proprio qui che si concentra una delle più alte densità di palazzi Liberty della città. Tra fine Ottocento e primi del Novecento, Cit Turin diventa un vero laboratorio di sperimentazione architettonica: facciate decorate, ferri battuti, bow-window, mosaici, motivi floreali e geometrici. Edifici iconici come Casa Fenoglio-Lafleur, Casa La Fleur, Casa Tasca o Casa Masino non sono solo esempi di stile, ma vere e proprie opere d’arte abitate, che ancora oggi definiscono il carattere distintivo del quartiere. A questo si affiancano palazzi eclettici e primi esempi di razionalismo, creando un tessuto urbano colto, stratificato e sorprendentemente armonico.
Per molti anni Cit Turin ha mantenuto una dimensione quasi sospesa nel tempo, protetta dalla sua natura prevalentemente residenziale. La svolta arriva con la grande trasformazione urbana legata alla riqualificazione di Porta Susa. L’interramento della linea ferroviaria e la nascita della nuova stazione hanno ridisegnato completamente l’assetto dell’area, creando uno dei principali nodi di mobilità del Nord Italia. Da qui prende forma il cosiddetto “triangolo” urbano che connette centro, Cit Turin e la zona direzionale ovest, rafforzando il ruolo strategico del quartiere.
La nuova Porta Susa non è stata solo un’infrastruttura, ma un catalizzatore di cambiamento: spazi pubblici rinnovati, nuove funzioni direzionali, servizi, uffici, hotel, e un miglioramento complessivo della qualità urbana. Cit Turin, pur restando fedele alla propria identità elegante e residenziale, entra così in una fase di evoluzione moderna, diventando sempre più attrattiva per chi cerca una posizione centrale, ben collegata, ma lontana dalla frenesia del centro storico.
Oggi il quartiere è al centro di nuovi investimenti immobiliari mirati e selettivi, spesso legati a interventi di riqualificazione dell’esistente e a nuove costruzioni di alto livello, pensate per dialogare con il contesto storico. La presenza della metropolitana, già attiva e destinata ad ampliarsi con le future linee, rafforza ulteriormente l’accessibilità dell’area, rendendola strategica sia per la residenza di qualità sia per investimenti a medio-lungo termine.
Il futuro di Cit Turin si gioca su un equilibrio delicato ma virtuoso: conservare il patrimonio architettonico e l’atmosfera raffinata che lo rendono unico, integrando al contempo innovazione, sostenibilità e nuove infrastrutture. Un quartiere piccolo solo nelle dimensioni, ma grande per valore culturale, qualità abitativa e visione urbana. Un luogo che racconta bene come Torino sappia evolvere senza rinnegare se stessa.
Insieme alla Legge di Stabilità, il Consiglio regionale del Piemonte approva anche un emendamento a prima firma Silvio Magliano, Capogruppo Lista Civica Cirio Presidente PML, che prevede lo stanziamento di 300mila euro in ciascuna delle annualità 2026, 2027 e 2028 per l’incremento della dotazione del Fondo per i disturbi della nutrizione.
«Con questi fondi, dedicati alla prevenzione e alla cura dei DNA e al sostegno delle famiglie dei pazienti – commenta Magliano – si conferma l’attenzione nei confronti di giovani donne e giovani uomini colpiti da un disagio subdolo e spesso nascosto che però ha ripercussioni molto profonde su chi ne è affetto e su chi gli sta vicino. Sono grato ai miei colleghi di Gruppo e di Maggioranza che hanno condiviso con me questa priorità: continueremo a impegnarci per sostenere iniziative di prevenzione per i DNA che in Piemonte colpiscono oltre 28mila persone, con una crescita del 112% nel post pandemia ma che, soprattutto, spesso sono difficoltosi da diagnosticare».
Un incidente stradale è avvenuto nella tarda mattinata di ieri lungo l’ex strada statale 35 dei Giovi, tra Novi Ligure e Serravalle Scrivia, in provincia di Alessandria.
Una vettura è uscita di strada, ribaltandosi. La conducente, soccorsa dal personale sanitario e visibilmente scossa, ha comunque potuto fornire una prima testimonianza ai carabinieri: sarebbe stata urtata da un altro veicolo che avrebbe effettuato un’improvvisa inversione di marcia in un punto dove la manovra è vietata, per poi allontanarsi senza prestare assistenza.
Avviate le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto, anche attraverso l’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, i carabinieri sono riusciti a individuare l’auto sospetta. Il mezzo è stato rintracciato parcheggiato nel centro di Serravalle Scrivia e presenta danni evidenti compatibili con l’impatto.
Sono in corso ulteriori accertamenti per identificare con certezza il conducente fuggito, che dovrà rispondere dei reati di omissione di soccorso e fuga dopo incidente stradale.
Si è chiusa la fase a gironi della Champions League 2025/26 e il bilancio per le italiane è misto. L’Inter ha vinto 2-0 a Dortmund contro il Borussia, chiudendo il girone a quota 15 punti, ma dovrà passare dai playoff per raggiungere gli ottavi.
Anche l’Atalanta, sconfitta 1-0 sul campo dell’Unione SG, e la Juventus, che ha pareggiato 0-0 a Monaco, si giocheranno la qualificazione agli ottavi tramite gli spareggi. Niente da fare invece per il Napoli, battuto 3-2 in casa dal Chelsea e costretto all’eliminazione dalla competizione.
Le italiane guardano ora ai playoff, con l’obiettivo di continuare a difendere il prestigio europeo del calcio italiano.
Enzo Grassano
Gli ultimi tre giorni di gennaio sono chiamati “i giorni della merla” e secondo la tradizione sarebbero i più freddi dell’anno.
In base al meteo del 29, 30 e 31 gennaio si potrebbero infatti “leggere” le previsioni metereologiche per l’anno appena iniziato: se il tempo è clemente la primavera tarderà ad arrivare e sarà piovosa, se invece i tre giorni sono molto freddi, la primavera sarà bella e arriverà presto.
La protagonista di tutte le leggende è una merla.
Una favola racconta che gennaio in origine aveva 28 giorni. Molto invidioso di una merla dalle piume bianchissime, si divertiva a tormentarla scatenando una bufera di neve ogni volta che il povero animale usciva in cerca di cibo. Stanca di tutte queste angherie, la merla fece scorta di viveri e rimase nel suo nido per 28 giorni; una volta uscita si dilettò a prendere in giro gennaio, pensando di averlo beffato. Messo in ridicolo, il suo nemico andò dal fratello febbraio e gli chiese altri tre giorni, durante i quali scatenò una tremenda bufera di neve.
La merla fu costretta a trovare rifugio in un camino e una volta giunto finalmente febbraio, uscì sana e salva, ma le sue piume erano diventate nere a causa della fuliggine. Da allora gennaio ha sempre avuto 31 giorni e i merli nascono con le piume nere.
Un’altra favola è ambientata a Milano e racconta di una famiglia di merli bianchi, i quali, giunti nel capoluogo a fine estate, avevano costruito il loro nido sotto una gronda. L’inverno fu però molto freddo e nevoso; a causa della mancanza di cibo il capo famiglia fu costretto ad andare a cercare un altro rifugio, stando via gli ultimi tre giorni di gennaio. Nel frattempo la moglie, per proteggere i figli, spostò il nido vicino ad un comignolo, dal quale proveniva un po’ di tepore.
Quando il merlo tornò, trovo i propri famigliari tutti neri e stando a contatto con la loro fuliggine, si scurì anch’esso. Da allora tutti i merli nascono neri.
Lo scrittore Sebastiano Pauli nel 1740 narrò due storielle sull’origine di questi giorni, legate al Po.
La prima parla di un cannone in ghisa molto pesante chiamato “merla”: i soldati piemontesi dovevano portarlo sull’altro lato del fiume e per farlo aspettarono gli ultimi tre giorni di gennaio, quando, grazie al gelo, poterono far scivolare il cannone sul ghiaccio.
La seconda racconta di una nobile signora di Caravaggio chiamata “de Merli”, la quale doveva attraversare il Po per andare a cercarsi un marito; poté farlo negli ultimi giorni di gennaio, quando passò sopra il fiume ghiacciato.
Ancora oggi in diverse parti d’Italia il 29, 30 e 31 gennaio vengono organizzate diverse celebrazioni che vedono protagonisti i canti popolari.
A Lodi due cori, sulle rive opposte dell’Adda, si “chiamano” e si “rispondono”.
La strofa iniziale di questo “botta e risposta” dice: “butta la rocca in mezzo all’aia, se è nuvolo verrà il sereno”.
In Provincia di Cremona ci si raduna attorno ad un grande falò, sul sagrato di una chiesa oppure in riva al fiume e insieme ad un coro, i cui membri vestono abiti contadini, si intonano canti popolari i cui testi variano in base alla zona, ma hanno come temi comuni l’inverno e l’amore. Qui i giorni della merla sono gli ultimi due di gennaio e il primo di febbraio.
ANDREA CARNINO

Ritornano anche gli spazi teatrali dedicati ai più piccoli e alle loro famiglie
Sabato 31 gennaio e domenica 1° febbraio
Serralunga d’Alba (Cuneo)
Che fai Europa? Interrogativo che spesso ricorre nei più o meno “urlati” talk show televisivi, così come nei comuni discorsi del “popolo” quotidiano e, spesso, nelle nostre più serie ed intime riflessioni, davanti allo scorrere di tormentate situazioni di politica mondiale sempre più preoccupanti e inquietanti. Sull’argomento mancano spesso visioni e narrazioni pacate (e attendibili, oltre che credibili), in qualche modo in grado di fornirci visioni realmente chiare e prospettive illuminanti, cui far fede, sull’oggi e sul prossimo futuro. Partendo proprio da queste deduzioni, si presenta davvero interessante e utile l’incontro, dedicato per l’appunto ad uno dei grandi temi geopolitici del nostro tempo, inserito, sabato 31 gennaio (ore 18,30), nella XVI edizione del “Laboratorio di Resistenza Permanente” organizzato dalla “Fondazione Emanuele di Mirafiore” nel “Villaggio Narrante” in Fontanafredda (via Alba, 15) a Serralunga d’Alba (Cuneo). Il tema è ben chiaro: “Europa senza bussola: le minacce esterne e interne alla nostra (dis)Unione”.
A parlarne, sarà la politologa ed editorialista romana Nathalie Tocci (una delle voci più autorevoli della politica internazionale, direttrice dell’“Istituto Affari Internazionali”, già consigliera speciale dell’“Alto Rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera e di sicurezza” e curatrice della “EU Global Strategy”), che porterà alla “Fondazione Mirafiore” un’analisi lucida e approfondita sul presente e sul futuro dell’Unione. Analisi che già in partenza s’avvia comunque su un principio incontestabile: “In un contesto segnato da guerre ai confini, tensioni globali, crisi energetiche e sociali, ma anche da fratture interne, populismi e disinformazione, l’Europa appare oggi, più che mai, come una costruzione fragile e al tempo stesso indispensabile”.
“Europa senza bussola” sarà quindi l’occasione per interrogarsi sulle minacce che arrivano dall’esterno e su quelle che nascono all’interno delle nostre democrazie, provando a capire se esiste ancora un orizzonte comune capace di tenere insieme il progetto europeo. “Un dialogo necessario per chi vuole orientarsi in un mondo sempre più instabile e comprendere se e come l’Europa potrà ritrovare la propria direzione”.
Appuntamento, quello con Nathalie Tocci, particolarmente impegnativo su cui non mancheranno spunti di riflessione per un dibattito acceso e di sicuro coinvolgimento da parte del pubblico che vorrà presenziare.
Appuntamento “da grandi”. Di tutt’altro tenore rispetto a quello programmato dalla stessa “Fondazione” per il giorno successivo, domenica 1° febbraio, sempre alle 16,30.
Accanto agli incontri rivolti ad un pubblico adulto, anche quest’anno infatti la “Fondazione” conferma il consueto “spazio dedicato ai più piccoli e alle loro famiglie”, con un mese di febbraio pensato per avvicinare bambini e adulti al teatro “come luogo – sottolineano i responsabili – di scoperta, immaginazione e conoscenza condivisa”.
Il primo appuntamento è in programma, come detto, sabato 1° febbraio, alle 16,30, con “La Piramide invisibile”, spettacolo di e con Francesco Giorda, realizzato con “Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani”. In breve, la storia: un buffo archeologo, curioso e un po’ pasticcione, invita il pubblico a compiere un’impresa straordinaria: un vero e proprio “viaggio nel tempo”, che ci porta indietro di ben cinquemila anni, lasciando alle spalle (che guaio!) smartphone e vita quotidiana per immergersi nel mondo affascinante degli “Antichi Egizi”. In scena soltanto una grande mappa dell’Egitto e 51 carte-gioco: strumenti essenziali per scegliere il percorso, orientarsi lungo il Nilo e ricreare momenti di vita quotidiana. Com’era una classe di piccoli Egizi? Cosa mangiavano? Perché la birra era la loro bevanda preferita? Cos’è davvero la Sfinge? E come si realizza una mummia? Domande e curiosità che trovano risposta grazie a uno “spettacolo interattivo”, che cambia ogni volta in base alle scelte del pubblico. “Con il suo stile brillante e coinvolgente, Francesco Giorda costruisce un vero e proprio gioco teatrale che diventa esplorazione, meraviglia e conoscenza, trasformando il teatro in uno spazio di partecipazione attiva, dove bambini e adulti imparano insieme”.
Si ricorda che l’ingresso agli appuntamenti della “Fondazione E. di Mirafiore” è libero, su prenotazione dal sito www.fondazionemirafiore.it.
Per info: tel. 377/0969923 o federica@fondazionemirafiore.it
G.m.
Nelle foto: Nathalie Tocci e Francesco Giorda
DA PALAZZO LASCARIS
Pentenero e Pompeo: “Chiederemo a Chiorino un’informativa urgente in Aula”
“Apprendiamo che l’Unione industriale di Torino ha comunicato alle parti sociali che i vertici della PrimoTECS di Avigliana hanno accettato di attivare fino a dicembre 2026 la Cassa Integrazione Straordinaria per i siti situati in zona complessa. Si tratta di un primo passo importante per tutelare i lavoratori in un momento di grande difficoltà economica e produttiva L’attivazione dell’ammortizzatore sociale, accompagnata dalle politiche attive previste dalla Regione, rappresenta non solo una misura di protezione, ma anche un’opportunità di formazione e riqualificazione che può aprire nuove prospettive occupazionali” dichiarano la Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Gianna Pentenero e la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo che hanno seguito, fin dalle prime fasi, la crisi aziendale al fianco dei 160 lavoratori e delle loro famiglie.
“Il 14 gennaio scorso i dipendenti avevano appreso la notizia della probabile chiusura per fallimento dello stabilimento, una comunicazione drammatica che auspichiamo non sfoci nella dismissione totale del sito produttivo e nella vendita dei macchinari” sottolineano Pentenero e Pompeo.

“Chiederemo all’Assessore Chiorino un’informativa urgente in Aula sul tema, sui tempi e sul futuro dei lavoratori. Auspichiamo chiarezza e trasparenza. Saremo presenti e vigili in tutte le sedi istituzionali affinché questo percorso si traduca in un vero sostegno alle persone e ai territori” concludono Pentenero e Pompeo.