ilTorinese

Askatasuna, perchè la sinistra tollera la violenza?

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

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C’è un aspetto che, francamente, rischia di diventare sempre di più un mistero fonte di
contraddizione e ambiguità. E cioè, ma com’è possibile che di fronte alla decisione di smantellare
– scelta purtroppo tardiva – del centro sociale torinese Askatasuna la sinistra torinese, o meglio la
stragrande maggioranza della sinistra torinese e anche nazionale, contesta la scelta degli
organismi istituzionali preposti di fronte ad un centro sociale che in questi anni si è contraddistinto
per una feroce ed inaudita violenza che ha messo in campo? A livello torinese, piemontese e
soprattutto sul versante nazionale?

Ora, il tema della discordia è molto semplice. Da un lato abbiamo un centro sociale che è tutt’altro
che un centro di socializzazione, di elaborazione culturale, di promozione politica, di convivialità
democratica o di approfondimento tematico. Si tratta, come tutti sanno – ma proprio tutti a Torino
e in Piemonte – di un luogo che soprattutto esercita e pratica la violenza. Una violenza brutale che
viene scagliata a viso aperto contro tutto ciò che si ritiene che possa anche solo minimamente
ostacolare l’azione di questo sedicente centro sociale.

E qui veniamo al punto politico di fondo. E cioè, se è comprensibile che il partito del trio
Fratoianni/Bonelli/Salis difenda a spada tratta tutti i centri sociali disseminati in Italia – essendo il
partito, appunto, che è il prolungamento di quelle esperienze cosiddette sociali – stupisce che
altre forze di sinistra, a cominciare dai 5 stelle e da alcuni settori del Pd, contestino una scelta del
genere o, peggio ancora, continuino tutto sommato a difendere una esperienza come quella di
Askatasuna. Certo, si tratta di un atteggiamento politico ben noto e che non si ferma alla vicenda,
peraltro complessa e drammatica, del centro sociale torinese. Perchè, purtroppo, c’è un nodo
irrisolto nel rapporto tra la sinistra, soprattutto l’attuale sinistra italiana, e il tema della sicurezza,
della tutela della legalità, della difesa del ruolo e della mission delle forze dell’ordine e, in ultimo,
della garanzia per i cittadini di poter vivere in un clima di pace e di sicurezza pur nel rispetto di
tutto ciò che è sinonimo di dissenso, di manifestazioni di piazza e di contestazione politica. Ed è
un nodo, questo, che continua ad attraversare l’universo della sinistra italiana nelle sue multiformi
sfaccettature e che non trova soluzione. E la drammatica situazione del centro sociale torinese,
uno i tra i più violenti e spietati a livello nazionale di quella galassia, non fa altro che riproporre
questa eterna contrapposizione. E cioè, da un lato una difesa sperticata di chi garantisce in tutte
le forme possibili l’ordine pubblico e, dall’altro, coloro che mettono sistematicamente in
discussione ogni scelta che punta deliberatamente a garantire e a ricercare la sicurezza dei
cittadini. Su questo versante, non ci possono essere visioni ideologicamente contrastanti. Perche
il nostro paese ha già conosciuto in un triste passato le contraddizioni di una parte politica che ha
sostanzialmente minimizzato tutto ciò che era riconducibile alla violenza. Speriamo sia una lezione
che nessuno possa o debba dimenticare. Soprattutto nel campo della sinistra estremista,
ideologica e massimalista.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Giolitti, Forattini e il “Pannunzio” – Difendere i Comuni  montani! – I non laureati – Differenze – Lettere

Giolitti, Forattini e il “Pannunzio”
Con il direttore di questo giornale Cristiano Bussola  e Toto Vullo ho ricordato Giorgio Forattini e mi è tornato alla mente un episodio curioso che avevo dimenticato. Un sabato dei primi anni 2000 presentai ad Alassio un libro del prof. Aldo Mola, non ancora senatore del regno d’Italia che non c’è più dal 1945. Dopo lo invitai a cena  in un bel ristorante sul mare e gli parlai del progetto di Maria Grazia Imarisio, Diego Surace e di chi scrive, di allestire una mostra antologica di vignette su Giovanni Giolitti il più caricaturizzato insieme a Cavour e Andreotti.
Pensavo si trattasse di una persona corretta e, a parole, amica. Il professore e  futuro senatore del regno che fu, già la settimana dopo  presentò in Regione un improvvisato progetto con richiesta di fondi che ricalcava quello di cui gli avevo parlato. Voleva batterci sul tempo. Forattini, a cui avevo parlato, chiedendogli una vignetta per il catalogo della eventuale mostra, quando seppe di questo sublime  gesto di lealtà e correttezza, si disse indignato e nel giro di poche ore mi mandò una sua straordinaria vignetta che venne esposta nella mostra inaugurata dal presidente della Regione Enzo Ghigo e da Zanone con grande partecipazione di pubblico. Non bastò una  sontuosa cena pacificatrice offerta a Centallo un anno dopo dal senatore Beppe Fassino ad appianare un dissidio rimasto in piedi per quasi un quarto di secolo. Una delle storie più incredibili che ho vissuto in 57 anni anni di studi e di attività culturale. Forattini mi disse: “ringrazi Mola che è uno sconosciuto, perché altrimenti lo avrei distrutto in una vignetta”.
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Difendere i Comuni  montani!
Il ministro Calderoli sembrerebbe abituato, per sua stessa ammissione, allo stile “porcellum”, espressione calderoliana doc in relazione ad una legge elettorale da lui scritta. E’ strano che sia ancora ministro, ma tant’è. Il dentista di Bergamo è molto  longevo politicamente.
La  sua legge che dovrebbe cancellare oltre 150 comuni montani, è cosa che non sta né in cielo né in terra, confondendo, tra l’altro, comuni alpini ed appenninici. La montagna va tutelata, si sta totalmente spopolando e impoverendo. I veri regionalisti come i valdostani Chabod e i due  Passerin d’Entreve’s si metterebbero le mani nei capelli.
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I non laureati
Solo un governo che ha un numero altissimo di non laureati come ministri e sottosegretari, poteva pensare di annullare, persino con effetto retroattivo, il riscatto degli anni di laurea ai fini pensionistici. Hanno tentato di farlo e hanno dovuto fare marcia indietro. Solo chi non sa cosa sia una laurea e i sacrifici che essa  richiede, può giocare con i diritti, quelli veri  dei cittadini. Spiace perché le promesse di cancellare la legge Fornero sarebbero diventate una effimera e falsa promessa elettorale tradita alla prima occasione.
Per altri versi, mentre Monti resta odioso, la Fornero è una studiosa seria che merita rispetto. Chi andò a molestarla sotto casa, dimostrò di essere uno zulù. Ammesso che non sia interpretato come una forma di razzismo. In tal caso parlerei di persona incivile, una categoria ben presente anche in Italia.
Differenze
Il giornale   “La S t a m p a”,  ancora una volta, ha dimostrato che informare in modo equilibrato  non è il suo forte. Nella stessa pagina ha dedicato  un grosso articolo su più colonne con una grande fotografia all’Iman di San Salvario liberato dai giudici e un box di poche righe all’assoluzione del ministro Salvini da parte della Cassazione per il presunto (e falso) sequestro di persona di cui venne accusato quando era ministro degli Interni e tentò di limitare  gli sbarchi di clandestini in Italia. Informare significare rispettare i fatti e non imporre letture preconcette.
Questo  “stile G i a n n i n i”   ha fatto perdere lettori e soldi al giornale di via Lugaro, ma   M a l a g u t i   e i suoi continuano sulla strada della perdizione imperterriti, fidandosi dei futuri articoli gratis di Gambarotta che non è proprio un Enzo Bettiza.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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Condomìni
La legge sui condomini prima firmataria   Elisabetta   G a r d i n i    che non giudico con la cultura politica minima necessaria per legiferare, sta creando già subito problemi. E’ assurdo che si voglia imporre ai condomini in regola di pagare per i morosi contro cui è l’amministratore a doversi rivalere avviando un contenzioso legale. Possibile che il Parlamento pulluli di incompetenti?  Tina Mussarini
E’ proprio così. Troppi incompetenti, troppe persone loquaci che urlano, ma non sanno, non pensano, non leggono, non sanno scrivere. Gente che urla, si agita come il deputato di Alessandria che ha ormai smarrito la continenza polemica.  Senatus mala bestia, senatori boni viri, dicevano i Romani. Qui troppi deputati e senatori, dopo il dimagrimento grillino del numero, sono pessimi.
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Il Chiampa
Che l’ex sindaco ormai quasi ottantenne Chiamparino difenda il progetto di fare del centro sociale di corso Regina, covo di violenti, un bene comune, rivela come il Chiampa sia un politico assai discutibile come è inevitabilmente un vecchio comunista nostalgico. Chiamparino dovrebbe godersi la lauta pensione e meditare prima di parlare. Si faccia quattro passi salutari sotto i portici di piazza Vittorio dove abita. La sua voce è solo un’eco del passato destinata  a non più tornare.  Gianni Mathieu
Non aggiungo una parola, sottoscrivo tutto. Chiamparino non mi è mai stato particolarmente simpatico, compreso il suo famoso figlio Tomaso, un tempo sui suoi manifesti elettorali. Anche Tomaso si è, per nostra fortuna, volatilizzato.
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Cinquantesimo anniversario
Festeggia anche la Unitre per i suoi cinquant’anni. È  stato un passatempo per molti anziani, ma ritengo nulla di significativo in termini culturali. Nulla di universitario. Un docente senza laurea amava ripetere spesso di sé: le ore più belle io le passo in Ateneo per tentare di farmi passare come professore universitario. Era un marchese decaduto. Leggendo un articolo ho capito perché l’Unitre  è un  mero passatempo per la terza età: il divieto di adottare libri di testo. L’Università è studio severo, non cazzeggio magari con offerta di caffè a metà mattina. Se non si studia, è solo un parcheggio per anziani, un “centro sociale senza bocciofila”.   Vincenzo Luotto
Condivido,  anche se è un po’ troppo severo. Offrire assistenza agli anziani è atto generoso. Rispetto ai centri sociali dei giovani questi inoltre  non fanno danni. Tra i tanti non laureati che vorrebbero frequentare l’Unitre  c’è anche il grande Culicchia. Basta il nome per rivalutare l’Unitre. Anche il suo amministratore è un pensionato che ha lavorato all’Unione industriale e adesso ammazza il tempo, amministrando l’ente benefico come Marzano, classe di ferro 1940,  fa con gli ex allievi di un noto liceo, anche portandoli in gita scolastica come fossero studentelli.

Una mostra di presepi nella Chiesa di Sant’Agostino ad Avigliana

Ad Avigliana, nella splendida cornice della Chiesa di Sant’Agostino, ubicata presso il Polo Sanitario ed immersa in un bosco di antichi tigli sul Monte Piocchetto, è allestita la mostra “Presepi dal Mondo”. Quest’esposizione, giunta alla sua terza edizione, è organizzata dall’Associazione Amici di Avigliana, presieduta da Silvio Amprino, in collaborazione con “Il Filo della Memoria” de “Il Colibri Aps” e la delegazione della Valle di Susa del FAI. Hanno concesso il loro patrocinio il Consiglio Regionale del Piemonte, la Città Metropolitana di Torino, i Comuni di Avigliana e Buttigliera Alta e l’A.S.L. TO3.
La mostra permette di fare un vero e proprio viaggio virtuale nel mondo, alla scoperta di come viene rappresentata la nascita di Gesù nelle diverse culture. Il pubblico ha la possibilità di ammirare le splendide Natività facenti parte della collezione di Liliana Novo, la quale da oltre trent’anni raccoglie Natività di ogni forma, acquistate in occasione dei suoi viaggi. Per lei il presepe rappresenta l’unione della famiglia ed è un simbolo a cui potersi ispirare continuamente e in cui potersi riconoscere. Le composizioni ripetono la stessa scena, ma ognuna ha una passione, uno spirito e una delicatezza nuova.
Tra i presepi esposti, quello in cartapesta delle Filippine, acquistato nel 1990, che è stato il primo della collezione di Liliana; la Natività messicana in ceramica; quella boema in vetro e il presepe in legno d’ulivo proveniente da Israele. Non mancano i caratteristici “santons” provenzali, mentre molto particolare è la Natività keniana.
Grande rappresentanza anche dell’Italia con il presepe genovese, quello in cartapesta di Lecce e quello in ceramica di Caltagirone.
All’inizio della navata sinistra si ammira invece la Natività allestita dall’Associazione Amici di Avigliana e dal Gruppo di Preghiera, il cui Bambinello proviene da Napoli, mentre ai piedi della statua della Vergine, ubicata a sinistra dell’abside, è esposto un presepe secolare donato da una signora di Buttigliera Alta.
Nella chiesa sono inoltre allestite la mostra fotografia “Dagli Agostiniani ai Gesuiti” che narra la storia del convento quattrocentesco del quale la Chiesa di Sant’Agostino faceva parte e una mostra dedicata alla Nobile famiglia Carron di San Tommaso, che possedette il feudo di Buttigliera Alta dal 1619 al 1912. I Carron di San Tommaso furono Marchesi di Avigliana dal 1702 al 1888, anno della morte di Gerardo, il loro ultimo esponente maschile.

QUANDO E’ POSSIBILE VISITARE LA MOSTRA

La mostra è visitabile gratuitamente dalle ore 10 alle 12 e dalle 15 alle 17 nei seguenti giorni:

DICEMBRE: domenica 21 – S. Natale giovedì 25 (mattino) e S. Stefano venerdì 26 – domenica 28

GENNAIO 2026: Giovedì 1 (pomeriggio), domenica 4, Martedì 6.

LA CHIESA DI SANT’AGOSTINO

La Chiesa di Sant’Agostino è quello che rimane del Convento di Sant’Agostino al Monte Piocchetto edificato nel 1470 accanto ad una preesistente chiesa detta della Misericordia.
I lavori furono finanziati dai nobili Andrea Balbis e Filippo Testa, quest’ultimo esponente di una famiglia aristocratica originaria del Monregalese, stabilitasi ad Avigliana verso il 1230. Il suo unico figlio Cherubino, nato nel 1451, fu il primo novizio della struttura e vi morì il 17 dicembre 1479 all’età di 28 anni. Una leggenda vuole che le campane di Avigliana suonarono a lungo, senza l’intervento di nessuno, annunciando il suo decesso. La sua salma fu deposta nel sepolcro della Chiesa della Misericordia; qualche mese dopo, il Superiore del convento decise di effettuare una ricognizione del corpo e scoprì con stupore che questo era intatto e nel petto di Cherubino era sbocciato un giglio bianchissimo ed intensamente profumato. Il giovate Testa venne beatificato con decreto firmato da Papa Pio IX il 21 settembre 1865. In seguito all’invasione giacobina del 1802 il convento venne soppresso e tre anni dopo le spoglie di Cherubino furono trasferite nella Chiesa Parrocchiale di San Giovanni.
Il Governo francese mise il luogo di culto all’asta e il complesso venne acquistato da un certo Blandino di Avigliana, il quale, senza alcun rispetto per la storia della struttura, demolì la chiesa e una parte del convento. Nel 1890 la Contessa Clementina Carron di San Tommaso contribuì all’acquisto di ciò che rimaneva del complesso e lo donò ai Padri Gesuiti, che gli diedero nuova vitalità spirituale e aprirono, dopo quasi un secolo, le porte agli aviglianesi. L’attuale Chiesa di Sant’Agostino risale al 1917. Nel convento aviglianese studiò Padre Federico Lombardi, Direttore della Sala stampa della Santa Sede dal 2006 al 2016.
I Gesuiti abitarono il complesso fino al 1971 quando lo alienarono al Comune, ma la chiesa, ricostruita sulle ceneri dei quella della Misericordia, continuò ad essere aperta al pubblico sotto la direzione della Parrocchia di San Giovanni. Nel 1975 il Comune cedette il complesso all’ ASL TO3 e la chiesa rischiò di venire abbattuta; si salvò soltanto grazie all’intervento del Parroco Don Rolle, della Curia e della Sovrintendenza, ma venne chiusa al pubblico e destinata a magazzino dell’ospedale. Nel dicembre 2018, dopo troppi anni di degrado, l’ASL TO3 provvide alla pulizia e al risanamento del luogo di culto. Grazie all’associazione Amici di Avigliana e alla volontà del Comune, la chiesa e il monte annesso sono stati candidati alla Campagna del Fai I luoghi del cuore dell’anno 2020, ottenendo un eccellente risultato: 89° posto e 4436 firme a favore. Questo ha permesso di rendere il luogo fruibile a visite guidate, aperture programmate con i volontari dell’associazione ed eventi.
L’interno della chiesa attuale presenta ancora parte degli ornamenti originali: il pulpito in legno di noce, una completa Via Crucis policroma in gesso, l’affresco del Beato Cherubino nella cupola centrale e il dipinto di Rodolfo Morgari del 1892, recentemente restaurato da Chiara Restauri di Collegno.
Il Comune di Avigliana ha stipulato un contratto di comodato con l’ASL TO3 per la gestione dell’area verde circostante la chiesa, il bosco e il viale dei tigli.
Grazie all’intervento della Città Metropolitana di Torino è stato ripulito il vecchio portale di accesso del monastero, testimonianza di un passato al quale gli aviglianesi sono ancora molto legati.

LE ALTRE ATTRAZIONI NATALIZIE DI AVIGLIANA

Nell’atrio della Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista, in Via Umberto I, il Gruppo Amici del Presepio di Avigliana, come da tradizione ha allestito un magnifico presepe in scala 1:20.
Il gruppo “Un Borgo Vecchio più vivo” ha organizzato il Calendario dell’Avvento diffuso nel centro storico e la Grande natività nei portici della trecentesca Casa Senore. Tra gli addobbi, in Largo Beato Umberto spicca l’albero di filo all’uncinetto. Nel centro della Borgata dei Bertassi gli abitanti hanno realizzato una mostra di presepi e addobbi in collaborazione con Borgo Paglierino, mentre in Borgo Pertusera gli alberi narranti raccontano una piccola filastrocca che parla di pace, gentilezza e comunità.
In città sono state inoltre allestite due mostre diffuse di presepi: la prima è quella della Natività diffusa con 50 presepi nel borgo medievale fino al Castello e al Giardino delle donne, a cura del Gruppo volontari Ecopresepi;  la seconda è quella dei Presepi in vetrina, a cura del Distretto del Commercio di Avigliana e del Gruppo volontari Ecopresepi ed è allestita nelle vetrine delle attività commerciali e presso l’Ufficio turismo di Avigliana in Corso Laghi 389. I presepi esposti sono stati realizzati dalle scuole del paese. I più votati verranno premiati nel corso dell’evento “Accendi la Befana” che si terrà il 6 gennaio nel Parco Alveare verde alle ore 14.

ANDREA CARNINO

Festeggiare in sicurezza, l’invito del Comune di Pino Torinese

In vista del periodo delle Festività, il Comune di Pino Torinese rivolge ai cittadini l’invito di festeggiare in modo responsabile. Il periodo delle feste natalizie, e in particolare la notte di San Silvestro, rappresenta un momento di gioia e condivisione, ma è importante ricordare che i comportamenti imprudenti possono mettere a rischio la sicurezza di tutti. L’utilizzo di materiali pericolosi, come petardi e fuochi d’artificio, può rappresentare un pericolo per le persone e per gli animali. Si ricorda che l’uso dei botti è vietato durante tutto l’anno, come stabilito dall’articolo 68 del regolamento comunale di Polizia Urbana. Oltre a rischi fisici, botti e rumori improvvisi provocano forte stress negli animali domestici e selvatici, che vivono questi momenti con paura e disorientamento. Un comportamento attento e rispettoso contribuisce a tutelare anche la fauna che condivide il nostro territorio.

“Il rispetto delle regole e il buonsenso sono fondamentali per far sì che le Feste siano un momento di gioia e serenità per tutti – afferma la Sindaca di Pino Torinese Alessandra Tosi – festeggiare non vuol dire mettere in pericolo se stessi o gli altri, ma vivere con responsabilità uno dei periodi più belli dell’anno, garantendo un ambiente sereno e rispettoso per tutta la comunità. Approfittiamo di queste Feste ciò che conta: amicizia, solidarietà e bene comune”.

Mara Martellotta

Bianconeri con vista Champions League

Serie A, 16ª giornata – Juventus-Roma 2-1

La Juventus centra la seconda vittoria consecutiva e supera anche la Roma allo Stadium, chiudendo sul 2-1 una sfida combattuta ma povera di grandi occasioni. Il primo tempo scorre in equilibrio, con ritmi contenuti e poche emozioni, fino all’episodio che rompe l’equilibrio: al 44’ Cambiaso inventa di tacco per Conceição, che in area è freddo e batte Svilar.
Nella ripresa i bianconeri trovano il raddoppio a metà tempo. McKennie impegna il portiere giallorosso di testa, poi è rapido a servire Openda che, tutto solo, firma il suo primo gol in Serie A. La Roma prova a reagire e accorcia cinque minuti dopo con Baldanzi, bravo a ribadire in rete dopo una respinta di Di Gregorio sul tiro di Ferguson. È l’ultimo vero sussulto: la Juve gestisce e porta a casa tre punti pesanti.

Enzo Grassano

Manifestanti in piazza per Askatasuna, Torino blindata

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I manifestanti si sono dati appuntamento alle 14,30 davanti a Palazzo Nuovo, storica sede delle facoltà umanistiche dell’università. Il corteo, aperto dallo striscione “Torino Partigiana que viva Askatasuna”cercherà di raggiungere la questura, la prefettura e Palazzo Civico. La  manifestazione vede la partecipazione di rappresentanti antagonisti provenienti da Genova e Bologna, dalla Lombardia e dal Veneto. Imponente lo schieramento delle forze dell’ordine con centinaia di agenti in tenuta antisommossa.

In scena al teatro Astra lo spettacolo Bloomsville

 

Nuova produzione di Tedacà, con la supervisione di Simone Schinocca

Liberamente ispirato a ‘Luci della Città’ di Charlie Chaplin, il 21, 22, 23 e 26 dicembre prossimi, debutterà lo spettacolo Bloomsville, una nuova produzione di Tedacà, diretta da Valentina Renna, con la supervisione di Simone Schinocca. L’opera è inserita nella stagione “Mostri” della Fondazione Teatro Piemonte Europa e andrà in scena al teatro Astra, in via Rosolino Pilo 6.

Bloomsville è il nome di una città come tante, in cui i personaggi del vagabondo e della fioraia si incontrano per cercare insieme quell’umanità semplice  e imperfetta che nella loro società sembra non trovare spazio. Lo spettacolo non utilizza la parola, ma mescola diversi linguaggi quali teatro fisico, danza, musiche e sonorizzazione originali suonate dal vivo da Supershock, Paolo Cipriano, polistrumentista che ha calcato i palchi di Europa, America e Medio Oriente.
Bloomsville,  come tutte le città del mondo, rappresenta un luogo ricco di contraddizioni. Tra le sue vie si muove un Vagabondo dall’animo gentile e pragmatica, che incontra diversi personaggi tra cui un borghese ricco ma infelice, fermato appena prima di un suicidio, e una Fioraia tanto sensibile quanto invisibile al resto della società. Insieme alla Fioraia, il Vagabondo affronta un percorso di dolore e speranza verso quell’umanità semplice e imperfetta che il contesto urbano tende a imbrigliare.
Bloomsville rende omaggio a Charlie Chaplin e a ‘Luci della città’ attraverso l’intreccio di diversi linguaggi “fisici”, di teatro fisico, danza jazz, tip tap e street Dance, ritrovando nella dimensione “non verbale” la cifra universale dei personaggi e della storia da narrare.

“Lo spettacolo si concentra sulla profonda dicotomia tra due mondi contrapposti – spiega la regista e ideatrice Valentina Renna – il mondo del sogno, dell’amore, della semplicità e autenticità, rappresentato dalla Fioraia, e il mondo Urbano, inteso nella sua accezione più brutale, caratterizzato da frenesia, ostentazione, ricchezza apparente e una disperazione di fondo. Il Vagabondo è costretto a barcamenarsi costantemente tra queste due realtà. A differenza del film originale la Fioraia non è cieca a livello sensoriale, ma viene resa cieca emotivamente, simboleggiando la sua incapacità iniziale di interagire con la vita in città.
La stessa città diventa in alcuni casi personaggio e viene ad essere personificata da due performer che agiscono come Parche e semplici antagonisti.
A livello visivo Bloomsville, per rendere l’idea del disagio, della chiusura e della fatica emotiva dei personaggi, utilizza la metafora dei fili. La Fioraia ne sarà inizialmente avvolta, il Vagabondo li avrà come parte dei suoi costumi, mentre il ricco li avrà perennemente visibili senza accorgersene. Due gli interni speculari presenti all’interno dell’impianto scenografico, la casa della Fioraia e del Ricco, rappresentative della dicotomia tra sogno e contesto urbano entro cui si muove il Vagabondo.
“La scenografia è costruita in prospettiva, a trapezio, per rendere omaggio alle prospettive tipiche del cinema – afferma Valentina Renna – mentre la dimensione razionale e indifferente della città  viene rappresentata dalla presenza di oggetti cubici e da costumi con una palette di colori neutri”.
La colonna sonora originale di Bloomsville è stata interamente creata da Paolo Cipriano,  in arte Supershock. Musiche e suoni vengono eseguiti dal vivo, richiamando sonorità rock, progressive e psichedeliche.
“Questa contemporaneità musicale ha l’obiettivo di togliere il velo di passato che potrebbe evocare il film a cui ci siamo ispirati, per rendere i temi che affrontiamo universali e metropolitani, perché Bloomsville è appunto una città come tante al mondo, non ha una collocazione spazio temporale” afferma Valentina Renna.
In alcune parti dello spettacolo, accanto ai cinque performer Francesca Bovolenta, Simone Fava, Diva Franceschini, Michela Paleologo, Andrea Semestrali, e al musicista Paolo Cipriano, sarà in scena un ensemble di sei danzatori e danzatrici under 25 di Tedacà.
“Sono gli allievi più talentuosi dei nostri laboratori di danza, ci piace l’idea di vederli sul palco nelle scen3 in cui si materializza il lato più popolato della città,  una dimensione abitata  dal talento delle giovani generazioni,  quindi un buon auspicio per una qualsiasi città “.

Orari spettacoli

Domenica 21 dicembre e venerdì 26 dicembre ore 17

Lunedì 22 dicembre ore 19

Martedì 23 dicembre ore 21
Teatro Astra, via Rosolino Pilo 6, Torino

Mara Martellotta

La polizia locale sequestra 55 capi contraffatti

Continua l’impegno della Polizia Locale nel contrasto al commercio abusivo.

È di 55 capi contraffatti sequestrati dagli agenti del Reparto Operativo Speciale il bilancio di un controllo avvenuto nel pomeriggio di domenica 14 dicembre, verso le ore 15. Il centro cittadino era affollato di turisti e di persone impegnate nello shopping natalizio.

Giunti in prossimità di via Garibaldi, gli agenti del Ros, in pattuglia in abiti borghesi, hanno individuato un ambulante abusivo che esponeva su di un telo poggiato a terra numerosi capi di abbigliamento e accessori con visibili marchi di famose griffe, poi rivelatesi contraffatte.

Mentre lo stavano raggiungendo, il venditore ha intuito di essere stato scoperto ed è fuggito dileguandosi in mezzo alla folla e abbandonando la merce.

I capi sono stati posti sotto sequestro giudiziario ai sensi degli artt. 474 e 648 del codice penale (importazione e commercio illegale di prodotti con segni falsi e ricettazione). Tra i 55 pezzi contraffatti c’erano giubbotti ma anche cinture, scarpe, borse.

A Casalborgone i presepi nel centro storico

Nel centro storico di Casalborgone, fino al 6 gennaio, il Leu ospiterà per il primo anno un percorso di presepi realizzati dagli abitanti del capoluogo, e dai bambini della scuola primaria. Di legno, sui muretti, all’ingresso della chiesa, nascosti in angoli inusuali e realizzati con gli attaccapanni, in valigia o in bottiglia, le tante rappresentazioni della Natività accolgono e incantano nella splendida cornice del borgo medievale. Per gli abitanti del centro storico, un regalo di tempo e creatività, di collaborazione e complicità, visto che hanno accolto con entusiasmo la sollecitazione degli amministratori di valorizzare il Leu, diventandone protagonisti e artefici. Per i visitatori, la magia del Natale diventa l’occasione per regalarsi un momento di scoperta e relax rigenerante, passeggiando per un piccolo centro antico, elegante e curato. Il presepio diventa così simbolo di rinascita e riscoperta degli angoli più nascosti nel borgo. Un’esperienza emozionante, partita il 6 dicembre scorso, in occasione del mercatino, e che sta coinvolgendo un buon numero di visitatori. Il percorso dei presepi è libero e accessibile a tutti.

Mara Martellotta

Regina Margherita, l’ospedale dei bimbi del mondo

Questa mattina all’ospedale pediatrico Regina Margherita di Torino si è svolta la cerimonia di dedica dell’ospedale ai bambini del mondo, alla presenza del ministro degli Esteri Antonio Tajani, del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, dell’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, del commissario Franco Ripa e della direttrice del Dipartimento Patologia e Cura del Bambino Franca Fagioli, insieme ai bambini che sono in cura, accolti a Torino insieme alle loro famiglie. La scelta nasce dalla vocazione che il Regina Margherita ha consolidato negli anni accogliendo decine di piccoli pazienti da ogni angolo del mondo garantendo assistenza a cura a loro e ai famigliari.

 

«In questi mesi abbiamo lavorato per portare in Italia e curare tanti bambini da varie zone di guerra: ringrazio l’ospedale Regina Margherita e  il presidente Cirio perché hanno sempre risposto con generosità quando abbiamo chiesto alla Regione Piemonte di accogliere bambini rifugiati dall’Ucraina e dalla Palestina. Adesso sto guardando con grande preoccupazione alle condizioni di molti minori in Sudan. Un volo italiano arriverà in Sudan il giorno di Natale per consegnare beni alimentari; prima di Pasqua invieremo anche una nave carica di altri aiuti. Non escludo che chiederemo un aiuto alla Regione Piemonte per accogliere anche bambini dal Sudan, dove è in corso una guerra civile di cui si parla poco» dichiara il vicepremier e ministero degli Esteri, Antonio Tajani.

«Da oltre dieci anni l’ospedale Regina Margherita di Torino accoglie e cura bambini malati provenienti da ogni parte del mondo e in particolare dalle zone più difficili e dagli scenari di guerra, come è accaduto per i piccoli che siamo andati a prendere in Ucraina o per chi è arrivato dalla Striscia di Gaza, solo per citare gli esempi più recenti – dichiara il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio – Si tratta di decine di bambini che nei loro Paesi non avrebbero potuto avere le cure necessarie e che qui invece le hanno trovate e sono stati accolti insieme alle loro famiglie, perché, quando si ammala un bambino, si ammala tutta una famiglia, e curare lui significa prendersi cura anche dei genitori e dei fratelli. Ed è quello che si fa qui, abbracciando chi ha bisogno di una cura che è sì del corpo, ma anche dell’anima. Oggi scegliamo quindi di dedicare questo ospedale, che è un’eccellenza della nostra sanità piemontese, ai bambini del mondo, perché ovunque, nel mondo, i bambini devono sapere che a Torino c’è un luogo dove, se hanno bisogno, possono essere accolti e curati. E di questo vogliamo ringraziare il ministero degli Esteri, e il ministro Tajani, con cui collaboriamo per portare qui i bambini, e i nostri medici e il nostro personale sanitario per il loro lavoro quotidiano e straordinario».

 

«Il Regina Margherita è da sempre un luogo di cura, ma oggi diventa anche un simbolo universale di solidarietà e speranza. Dedicare questo ospedale ai bambini del mondo significa riconoscere il valore di una sanità che non conosce confini e che mette al centro la tutela dei più fragili, indipendentemente dalla loro provenienza o dalle tragedie che hanno vissuto – aggiungono gli assessori alla Sanità, Federico Riboldi, e alla Cooperazione internazionale, Maurizio Marrone – Qui, ogni giorno, professionalità straordinarie si uniscono a un profondo senso di umanità per offrire cure, protezione e futuro a bambini colpiti dalla guerra e da gravi malattie. Come Regione Piemonte siamo orgogliosi di sostenere un presidio che rappresenta un’eccellenza clinica e, al tempo stesso, un messaggio potente di pace e cooperazione internazionale».

 

«Lospedale Infantile Regina Margherita è molto più di un ospedale: è un luogo in cui l’eccellenza clinica si unisce all’umanità della cura. Accogliamo bambini da tutto il mondo, prendendoci cura di loro e delle loro famiglie in modo globale, con attenzione alla persona, alle relazioni e al futuro senza distinzione di nazionalità, lingua o provenienza, affermando il diritto universale alla cura e alla speranza. Per questo il Regina Margherita è davvero l’ospedale dei bambini del mondo», spiega la direttrice Franca Fagioli.

L’ospedale Regina Margherita rappresenta da oltre un secolo un punto di riferimento fondamentale per la cura dei bambini. Nato con una forte vocazione pediatrica, è diventato nel tempo un simbolo di accoglienza, ricerca e innovazione medica. Qui, ogni giorno, medici, infermieri e operatori sanitari lavorano con competenza, dedizione e umanità per garantire cure altamente specialistiche ai piccoli pazienti, provenienti non solo dall’Italia ma anche da numerosi Paesi del mondo.

Il Regina Margherita viene dedicato come “Ospedale dei bambini del mondo” per la sua capacità di coniugare l’eccellenza scientifica con una profonda attenzione alla dimensione umana della cura, accogliendo piccoli pazienti e le loro famiglie provenienti da contesti geografici e culturali molto diversi tra loro. Accanto alle terapie all’avanguardia e alla ricerca clinica, l’ospedale offre supporto psicologico, assistenza alle famiglie e percorsi pensati per rendere l’esperienza ospedaliera il meno traumatica possibile per i bambini, grazie anche al lavoro dei mediatori culturali, che facilitano la comunicazione e l’integrazione tra famiglie straniere e il personale sanitario.

Grazie al contributo del Terzo Settore, e in particolare della signora Maria Teresa Lavazza con ADISCO, a partire dal 2013 sono state realizzate o riqualificate importanti strutture dell’ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, tra cui ad esempio il Day Hospital e l’Ambulatorio di Oncologia ed Ematologia pediatrica, l’Isola Margherita, il Pronto Soccorso Pediatrico e alcuni reparti di degenza. Questi interventi rappresentano non solo un significativo passo avanti nell’ammodernamento dell’ospedale, ma anche un’innovazione tecnologica e culturale orientata al benessere complessivo della persona. L’obiettivo è stato quello di costruire ambienti di cura strutturati, accoglienti e flessibili, capaci di rispondere non solo alle esigenze clinico-assistenziali, ma anche a quelle educative e ricreative dei pazienti e delle loro famiglie. 

Si tratta di creare uno “spazio che cura” che si avvicini il più possibile agli ambienti di vita quotidiana del bambino e che gli consenta di guardare all’esterno, perché per i bambini, gli adolescenti e le famiglie ospedalizzate, tutto quello che c’è fuori assume la connotazione di futuro. 

Negli ultimi tre anni, l’ospedale ha accolto più di 100 bambini con i loro familiari provenienti dall’estero, di cui un terzo dai Paesi dell’Europa dell’Est, un terzo dall’Asia e dal Medio Oriente, e un terzo dall’Africa e dal Sud America. Questi dati confermano il ruolo internazionale del Regina Margherita e sottolineano l’impegno nell’offrire accoglienza, cure specialistiche e supporto umano a chi affronta viaggi complessi e situazioni di grande fragilità.

Negli stessi anni, l’ospedale ha accolto nuclei familiari provenienti da contesti di guerra e di emergenza umanitaria, in particolare 39 famiglie dall’Ucraina e 15 dalla Striscia di Gaza, consolidando il suo ruolo internazionale anche nei momenti di crisi globale. L’accoglienza ha richiesto un impegno coordinato tra Autorità nazionali e regionali, Organizzazioni umanitarie, ospedale e associazioni di volontariato, e si è configurata come una presa in carico globale e multidimensionale del paziente pediatrico e del suo nucleo familiare. Questo percorso ha compreso assistenza medica specialistica, supporto psicologico modulato in base alle esigenze dei bambini e dei caregiver (con metodologie evidence based per la stabilizzazione emotiva, interventi di gioco simbolico e tecniche di autoregolazione), interventi sociali ed educativi, continuità scolastica e inclusione sociale, oltre a supporto post dimissione, sempre nel rispetto delle specificità culturali e religiose. Fondamentale è stato il contributo dei mediatori culturali, che hanno facilitato la comunicazione, garantito la comprensione reciproca e sostenuto l’integrazione delle famiglie nel percorso di cura. In questi contesti drammatici, accogliendo bambini feriti o gravemente malati e collaborando con reti umanitarie e sanitarie internazionali, l’ospedale ha dimostrato come la medicina possa diventare strumento di solidarietà, pace e tutela dei più fragili.