Nuova aggressione a Torino avvenuta nella notte, questa volta nel quartiere Vanchiglia, tra via Napione e via degli Artisti, da parte di un gruppo di ragazzi ai danni di un 28enne. Il giovane è stato accerchiato e derubato di cellulare e portafoglio da una banda di giovanissimi probabilmente di origine nordafricana.
Un’altra occasione sprecata! Torino-Cremonese 2-2
23esima giornata serie A
Sanabria e Singo T
Tsadjout Valeri C
Termina in parità l’ultima partita della 23esima giornata di Serie A: allo stadio Olimpico di Torino finisce 2-2 la gara tra granata e grigiorossi
Dopo un primo tempo di dominio granata,con il gol di Sanabria su calcio di rigore,nel secondo tempo la Cremonese rovescia completamente il risultato.Due bellissimi gol di Tsadjout e Valeri portano, per poco tempo,la felicità della prima vittoria,in questa stagione,per la squadra di Ballardini. Il sogno dei tre punti, dura soltanto pochi minuti grazie al gol siglato da Singo con un perfetto tiro di sinistro che consente ai granata di pareggiare.
Il Torino guadagna un punto in classifica e si presenta al derby(martedì prossimo 28 febbraio) a -1 dalla Juventus.
Enzo Grassano
Allarme in banca ma la bomba non c’era
Questa mattina una telefonata anonima alla filiale della banca Intesa Sanpaolo di via Cimarosa a Torino annunciava che era stata messa una bomba. Nella telefonata anche una richiesta di riscatto in cambio dell’informazione su dove era stata collocata. Sono prontamente intervenuti i vigili del fuoco, la polizia, e gli artificieri dei carabinieri, con cani anti-esplosivo. La banca è stata evacuata e l’area circostante è stata isolata. Dopo quattro ore si è potuto verificare con certezza che si trattava di un falso allarme.
Rilanciamo tra i giovani il consumo di pane da filiera a Km Zero
Coldiretti Torino accoglie con preoccupazione la notizia che proprio dal capoluogo subalpino potrebbe partire la panificazione commerciale con farina di insetti polverizzati.
«Non sono la sperimentazione e la conoscenza a spaventarci – ci tiene a precisare Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino – Il mondo agricolo torinese è carico di innovazione e lavora ogni giorno a stretto contatto con la ricerca scientifica come dimostrano i numerosi progetti in corso tra l’Università di Torino e le aziende agricole. Nemmeno ci spaventa l’entomologia. Gli agricoltori conoscono bene gli insetti: ci hanno a che fare tutti i giorni. Nessun agricoltore prova ribrezzo nell’osservarli, nel maneggiarli e nel cercare di capire come può difendersi dagli attacchi dei parassiti, vecchi e nuovi che il cambiamento climatico porta con sé. Ed è proprio da questo approccio disincantato e non modaiolo che ci sentiamo di esprimere le nostre riserve sulla diffusione dei derivati proteici da insetti nell’alimentazione dei torinesi».
La tradizione alimentare piemontese ha da sempre fonti proteiche invidiate dalle diete di tutto il mondo. Pensiamo ai formaggi freschi leggeri come il tomino o quelli più grassi e stagionati ma gustosissimi come la toma o gli erborinati. Senza contare la carne cruda piemontese o le mocette magre come la bresaola. Altre fonti proteiche tradizionali sono i legumi, le uova da galline allevate a terra, i prodotti apistici, i pesci di acqua dolce come la trota. «Ci troviamo di fronte al paradosso che le nostre tradizionali fonti di proteine, cui il nostro microbiota è adattato da millenni, vengono demonizzate mentre si saluta con entusiasmo un “novel food” di cui non conosciamo fino in fondo la nostra capacità di assimilazione e le potenzialità allergeniche. A differenza dei rigidi protocolli in vigore per gli allevamenti degli animali vertebrati, per gli insetti non abbiamo nemmeno metodiche sufficientemente rodate per evitare contaminazioni da agenti patogeni dannosi per l’Uomo».
Sui pericoli allergenici sono ancora troppi i dubbi da parte del mondo scientifico. Gli insetti sono utilizzabili per i mangimi dei pesci, in acquacoltura, e spesso dal 2015, cioè da quando si è iniziato a parlare di moda dell’entomofagia, si confonde l’utilizzo come mangime ittico con l’alimentazione umana.
Torino ha un forte tradizione di soggetti che si occupano di sicurezza alimentare e tutela dei consumatori. La città ha imparato dagli scandali del passato che hanno investito mense scolastiche, esercizi di alimenti etnici, commercio alimentare illegale.
Coldiretti Torino si appella alle istituzioni perché non venga meno il principio di precauzione che è alla base della legislazione sanitaria europea e che a Torino guida da anni le attività amministrative e di controllo sul settore della produzione e della commercializzazione alimentare.
«Non possiamo permetterci scandali alimentari che lederebbero l’immagine estremamente positiva che ha oggi il sistema torinese del cibo nel suo rapporto tra produzioni sicure e spesso tipiche e i consumatori su cui occorre continuare l’opera di educazione verso la salute alimentare anche rilanciando prodotti tradizionali oggi ingiustamente attaccati.
«Invece di assecondare la nascita di una moda, magari passeggera, che proporrebbe pagnotte con farine di insetti Coldiretti Torino chiede di rilanciare il consumo del pane, oggi ingiustamente demonizzato. Serve diffondere nuovamente la cultura del pane e l’educazione alla sua fragranza. Serve diffondere la conoscenza dell’arte della coltivazione del grano, della molitura e della panificazione. Oggi il vero rischio è che, nelle nostra vita frettolosa, il pane fresco sia sostituito da prodotti cerealicoli a lunga conservazione. Coldiretti Torino ha creato le filiere del pane torinese al Km Zero con il Gran dij Bric prodotto sulla collina Chivassese e con i grani prodotti a Stupinigi. Noi facciamo della conoscenza del pane e del grano una battaglia per tutti i cittadini e per l’ambiente. Le esperienze con insetti lasciamole ai nostri viaggi esotici: il nostro pane profumato, dalla crosta croccante semplice e nutriente è quello che vogliamo tramandare anche alle giovani generazioni».
FOTO DI REPERTORIO
“Uscire con l’abito nero, sciccherie”
Music Tales, la rubrica musicale
“Uscire con l’abito nero, sciccherie
Mentre metto cose per sembrare come quelle un po’ più fighe
Però mando un bacio a quelli che
Mi davano i bacini ma senza volere me”
Madame è una giovanissima ragazza di appena 19 anni diventata famosa grazie alla canzone “Sciccherie”, che ha spopolato su tutte le piattaforme di musica.
Quest’anno ha partecipato al Festival di Sanremo con un brano che ho trovato particolarmente bello. Stamane ho voluto conoscerla un po’ di più, attraverso un’intervista che mi ha scossa e positivamente, e negativamente.
Un’intervista che mi ha fatto ripercorrere disagi, situazioni e momenti che forse, per certi versi, appartengono anche al mio bagaglio personale; forse non solo al mio.
Classe 2002 una musicalità di quelle che non si sentivano da tempo e talento da vendere. Questa è Madame, una liceale di 19 anni con la passione per la lingua italiana, i vari dialetti e la loro storia, e che ha deciso di prendere la strada del rap. Il suo vero nome è Francesca ed è di Vicenza: i suoi singoli sono prodotti da Eiemgei per Arcade Army Records e presentano tutti una particolarità fuori dal comune: i testi.
Parole volutamente strascicate e “mangiate”, inflessioni dialettali e figure retoriche, li rendono di difficile comprensione a un pubblico più largo. E questo si riflette soprattutto in “Sciccherie”, prima canzone di Madame che, nonostante sia piaciuta tantissimo, è stata anche criticata perché – parole dei fan – “non si capiva nulla”.
E così la ragazza non solo ha deciso di pubblicare il testo su tutti i siti e sulle Instagram Stories, ma ha anche spiegato in un video con gli Arcade Boyz il significato di “Sciccherie”.
“Sciccherie” non è in realtà in dialetto: l’unica parola che può essere definita dialettale, infatti, è “ficcatine”, non ce ne sono altre. È un neologismo inventato da Madame e rappresenta la classica “one night stand” di classica memoria, mentre le altre parole che sembrano incomprensibili sono solo state volutamente pronunciate con accenti diversi dal normale per adattarle meglio alla base musicale.
Cosa sono le “Sciccherie”? Tutte quelle cose che possono essere superflue – l’oro, un bel vestito – ma che ci creano dipendenza. Sono le cose più astratte come le cose reali. Come anche le dipendenze affettive, di cui a un certo punto Madame parla nella canzone: e lì le parole volano come in un flusso, come pensieri gettati alla rinfusa attraverso la bocca come se fosse in un sogno. “Sciccherie” è una canzone profonda, che vede Francesca mettersi in gioco in prima persona raccontando dello sforzo per stare al passo con le altre ragazze (“metto cose per sembrare come quelle un po’ più fighe”), della sofferenza per sentirsi a volte un po’ un pesce fuor d’acqua, e dell’amore per un ragazzo con il quale vorrebbe fare a meno delle “sciccherie”, ossia i litigi inutili. Quella di Madame è una canzone che andrebbe ascoltata più e più volte, andando oltre l’apparenza e facendo davvero attenzione al testo.
Testo che più chiaro di così non può davvero essere.
Prima di linkarvi il brano vorrei vi prendeste tempo per ascoltare la sua intervista che la mette a nudo rendendo pubblica una fragilità che odora di veridicità.
L’ho ascoltata e mi ha fatta riflettere, soprattutto nella parte finale.
https://www.youtube.com/watch?v=bIDJWcuqhDE&ab_channel=NoiseyItalia
“Nulla al mondo può prendere il posto della perseveranza.
Non il talento, nulla è più comune di uomini di talento falliti.
Non il genio; il genio incompreso è ormai un luogo comune.
Non l’istruzione; il mondo è pieno di derelitti istruiti.
Solo la perseveranza e la determinazione sono onnipotenti.”
CALVIN COOLIDGE
Buon ascolto, attendo vostre impressioni
Chiara De Carlo
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Ecco a voi gli eventi da non perdere!


Questa mattina all’alba sulla strada statale tra Tortona e Castelnuovo Scrivia nell’alessandrino un giovane 20enne alla guida di un’auto è finito fuori strada. E’ deceduto nonostante i soccorsi del 118. La vittima era di Castelnuovo Scrivia e si stava recando al lavoro a Tortona. L’incidente è stato autonomo. La sua vettura anziché curvare per salire sulla rampa che porta sull’autostrada A21, ha preso una strada di campagna, colpendo un albero e ribaltandosi prendendo fuoco.
NOTIZIE DAL PIEMONTE
Paola Arrigoni è protagonista della mostra personale in corso alla galleria d’arte Malinpensa by la Telaccia a Torino.
Autodidatta, i suoi quadri sono di impianto astrattistico, materico e sono realizzati con l’uso della resina e acrilico su tela o legno. Si dedica anche alle sculture e utilizza materiali riciclati per attenuare la sofferenza nell’osservare il degrado ambientale. La sua ricerca coinvolge lo spessore morale e risulta vissuta con profondo rispetto per la vita e l’ambiente, nella speranza di trasmettere sentimenti, pensieri, riflessioni, suscitando un’interazione con chi guarda le sue opere.
La ricerca nel recupero dei materiali riciclati e poi riutilizzati da parte dell’artista rivela un operare che sviluppa una dimensione altamente suggestiva di contemplazione. La fusione armonica dei colori e l’equilibrio materico si trasformano in un puro estro creativo, che mostra una carica di lirismo notevole, capace di sviluppare una dimensione di contemplazione.

La carica costruttiva, di pulsione onirico-fantastica, si avvia verso un’elaborazione della materia altamente scenografica e a contatto con il fruitore. L’arte di Paola Arrigoni rivela una particolare intensità coloristica di pura e autentica sensibilità, all’insegna di una ricca inventiva, di un linguaggio originale e di una realizzazione della materia di particolare aspetto, sia estetico sia contenutistico. Le doti di colorista sono evidenti nella sua attività artistica. Le emozioni, gestite dal colore vibrante, si vestono di libertà interiori e di spiritualità in cui l’artista Paola Arrigoni cerca di dare, attraverso le sue opere, il senso della vita, in piena vigoria di accensioni cromatiche. Queste opere fanno riflettere perché stabiliscono legami, significati ambientali, umani e sociali intensi, ma anche metafore ironiche.
Diverse le opere in mostra, tra cui una scultura. Tra i titoli sono presenti “Settembre”, “Nascere non basta”, “Fluidità”, “La ballerina”, “L’opulenza”, “Loro siamo tutte noi”, “Amori tossici”, “Mordi la mela”, “Incantesimo”, “Il Dodo rivive”, “Aperta mente”.

È stata già protagonista di una mostra collettiva presso la galleria d’arte Malinpensa by la Telaccia a Torino, dal 18 al 29 maggio del 2021.
“Si tratta di un’artista nel più profondo del cuore ed è lì che risiede il suo essere con la sua forza creatrice”.
MARA MARTELLOTTA
Malinpensa Galleria d’Arte by La Telaccia, Corso Inghilterra 51 Torino. In mostra fino al 25 febbraio 2023
Non mancavano gli studenti tra la clientela di un pusher che vendeva droga attraverso chat su Telegram.
Lo spacciatore, italiano, è stato arrestato a Torino dai carabinieri della compagnia di San Carlo che nella sua abitazione hanno trovato 180 grammi di hashish e 180 mila euro in contanti.
Nell’ambito del servizio antidroga i militari hanno anche arrestato un albanese che in casa aveva nascosto 14 kg di eroina, 5 di marijuana e 8 di hashish.
Guancia brasata al barbera con Filippo
LE CENE DI BEATRICE
In una Torino che indossa ancora i guanti e non telefona mai agli orari dei pasti, si snoda la rubrica “Le cene di Beatrice”. Recensioni eno-gastronomiche dai toni umoristici. Luoghi di punta e luoghi nascosti faranno da sentiero di mattoni dorato alla ricerca di “quello giusto”. In questo connubio di piatti, vini e appuntamenti torinesi, la voce della scrittrice Elena Varaldo tratterà le farfalle nello stomaco in un modo del tutto nuovo.
Il cuore ha le sue ragioni, che la pancia conosce bene
***
Torino mi sorprende. Due minuti di ricerca e trovo parcheggio in San Salvario nel cuore della movida. La telefonata di Anna, mio oracolo personale, lo aveva chiaramente predetto:
“Ti porta da Scannabue? Paolo Fox lo diceva che oggi al leone gira bene”
Dai primi passi mossi all’interno del bistrot, la fama e il carattere forte di questa trattoria gourmet rivelanoimmediatamente un’aria calda e accogliente.
Legno scuro, quadri appesi e qualche tocco di verde lungo le pareti che richiama la mise en place. Le sedie d’una volta abitano un contesto curato e gentile dove ci si sente subito a proprio agio.
Su una di queste, Filippo mi attende ispezionando il menu e strizzando gli occhi attraverso due grossi fondi di bottiglia. Charles Dickens, che sul tema era assai ferrato,lo avrebbe descritto meglio. Mi servirò dunquedella sua bravura ricalcando i bordi di quello che è un evidente revival di Ebenezer Scrooge nel “Canto di Natale”.
Curvo e solcato come la fuga di un pavimento a spina francese, si alza e si presenta. Certo sarebbe maleducato dire che appare come un foglio di carta da stencilstropicciato da anni di bugiardini medici, ma noi lo diciamo lo stesso.
Dopo una primissima e tenue stretta di mano risulta subito chiaro che lui la vita la attraversi spettrale, anche quando si tratta di un appuntamento per pranzo con una fanciulla.
Accompagnata da un brivido di freddo mi tolgo il cappotto con una certa riluttanza.
Ma Scannabue, è Scannabue.
Lo dice Anna e lo confermano la pioggia di giornalisti ed esperti del settore gastronomico che han tenuto in mano le forchette da queste parti.
Sotto il tiepido sole d’ottobre sistemarsi al suo interno ed ordinare un Nebbiolo di Giaccone Piemonte, non può che rinvigorire anche il più aspro dei farmacisti.
Da uno sguardo al menù, scopro con gioia che la proposta culinaria sarà indiscutibilmente l’aspetto migliore. Tajarin di soli rossi salsiccia e porri di Cervere, Ravioli al latte con bottarga di Muggine, Agnello della Bisalta con erbe aromatiche.
Per i fedelissimi alla tradizione dei piatti piemontesi non esiste elenco migliore.
La cucina si sa, è solita colorare guance e conversazioni, salvo rari casi, dove commensali pallidi come la tintapastello di un soggiorno, si divincolano fra convention farmaceutiche e commenti sulle allergie al polline.

Mentre lui avanza nella coltre di noia, io convengo con me stessa che il vitello tonnato di Scannabue è qualcosa di magico.
Arrivato nei caratteristici piatti bordati di verde, ogni fetta è lasciata cadere su stessa creando a livello visivo una studiata entropia.
La sua scelta, da alchimista dei sapori quale si dipinge essere, ricade sul tonno di coniglio a cubetti presentato dentro un vasetto.
Buono, Interessante.
Mentre Scrooge sembra via via rimuovere l’aspetto Casper che lo contraddistingue, arriva la guancia al barbera abbracciata da un morbido cuscino in memoryfoam di purea di montagna. Insieme alla mia ordinazione, la ragazza porta a Filippo gli agnolotti del plin ai tre arrosti serviti al burro.
Per la prima volta Scrooge accenna un sorriso.
Abbandonata dunque la vestaglia e ammorbidito dalla magia di Scannabue, il mio commensale si decide a cedermi le redini della conversazione. Era ora.
La scelta dei dolci e i discorsi sulla wish list di settembreconcedono un game changing all’incontro. Scegliamo un dolce fuori menù, che pareva esserci, poi non esserci piu, e che infine c’era.
Il suddetto dolce rimarrà segreto per stimolare la golosità e la fantasia dei lettori.
Quale fosse il mio pensiero su uno dei ristoranti più gettonati e buoni di Torino?

“Non importa che tu sia accompagnata da uno spettrale farmacista, quello che davvero conta è ciò che nel menu è in lista”
Che fine fece Scrooge? Non nego che smanio dal desiderio di raccontarvi dove lo rincontrai e perché. Posso sbottonarmi di quel tanto che basta nel dire che molto avrà a che fare con una ricetta sbagliata, un misunderstanding e una focaccia con le olive.
Ma questa, cari lettori, è chiaramente un’altra storia.
Elena Varaldo

