ilTorinese

Quattro agenti aggrediti nel carcere di Torino da un detenuto finiscono all’ospedale

La denuncia del Sappe

E’ allarme tensione delle carceri piemontesi dopo l’ennesima grave aggressione ai danni della Polizia Penitenziaria nella Casa Circondariale di Torino. Questa mattina, intorno alle 9.30, nel Padiglione D dell’istituto, quattro appartenenti al Corpo sono stati aggrediti violentemente da un detenuto italiano sottoposto al regime previsto dall’articolo 14-bis dell’Ordinamento Penitenziario. Gli agenti, rimasti feriti nella colluttazione, hanno dovuto essere trasportati in ambulanza all’ospedale Maria Vittoria per le cure del caso.

Secondo una prima ricostruzione, il detenuto avrebbe dovuto essere accompagnato per la fruizione dell’ora d’aria. Al momento dell’uscita dalla cella, senza apparenti motivazioni, avrebbe improvvisamente colpito gli agenti con calci e pugni. Solo grazie all’intervento del personale presente è stato possibile riportare la situazione sotto controllo.

“Quanto accaduto a Torino è l’ennesima dimostrazione di quanto sia ormai difficile e rischioso il lavoro degli agenti di Polizia Penitenziaria – denuncia Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria –. Non possiamo continuare a considerare le aggressioni come una componente inevitabile del servizio. Ogni agente che entra in un reparto deve poter sapere di avere alle spalle un’organizzazione capace di proteggerlo e strumenti adeguati per affrontare le situazioni di maggiore criticità”.

“Il problema – prosegue Capece – non è soltanto il singolo episodio, ma una condizione complessiva di crescente insicurezza. Il personale opera quotidianamente sotto pressione, spesso con carenze di organico e in contesti caratterizzati da elevata conflittualità. Servono interventi strutturali e immediati: più personale, migliore organizzazione dei servizi, formazione specifica e strumenti operativi adeguati a prevenire e gestire le aggressioni”.

Sulla vicenda interviene anche Vicente Santilli, segretario nazionale del SAPPE, che rilancia l’allarme sulla situazione degli istituti penitenziari piemontesi: “Non è più possibile aspettare che siano gli agenti a pagare sulla propria pelle le conseguenze delle inefficienze del sistema. Quattro poliziotti aggrediti nello stesso episodio, costretti a ricorrere alle cure ospedaliere, rappresentano un fatto di estrema gravità. A Torino, come in altri istituti del Piemonte, il personale sta lavorando in condizioni sempre più difficili”.

“Chiediamo al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e al Ministero della Giustizia – aggiunge Santilli – di intervenire immediatamente. Occorre rafforzare gli organici, garantire una presenza adeguata di personale nei reparti più problematici e mettere gli agenti nelle condizioni di lavorare in sicurezza. La Polizia Penitenziaria non può essere lasciata sola a fronteggiare una situazione che rischia di diventare fuori controllo”.

Il SAPPE esprime infine vicinanza ai quattro poliziotti feriti e auspica un rapido accertamento delle loro condizioni, ribadendo che la tutela dell’incolumità del personale deve tornare a essere una priorità assoluta dell’Amministrazione penitenziaria.

Rosso e Fontana (FI): “Giù le mani dall’aeroporto di Torino”

«SALA E LO RUSSO SONO GIÀ SCADUTI»

«Giù le mani dall’Aeroporto Sandro Pertini. Qualsiasi decisione venga assunta dopo le elezioni del 2027. Lo Russo e Sala sono già scaduti, prorogati solo per una questione di opportunità politica, per riordinare le tornate elettorali post-Covid». La dura presa di posizione arriva dal senatore di Forza Italia Roberto Rosso e da Marco Fontana, rispettivamente segretari provinciale e cittadino di Forza Italia a Torino che proseguono:
«Su qualsiasi cosa il centrosinistra abbia fatto sinergia con Milano, il risultato è stato farsi fagocitare. I numeri parlano chiaro: il Sandro Pertini rischierebbe di essere svuotato, mentre in questi anni ha saputo ritagliarsi numeri in crescita. L’eventuale accordo sia oggetto di confronto in campagna elettorale e a nuovi Consigli comunali insediati. Basta accordi al ribasso: quando il Piemonte e Torino hanno provato a rientrare nel discorso dei Giochi invernali, ci è stata sbattuta la porta in faccia. Ora Lo Russo vuole anche regalare il nostro hub aeroportuale al collega milanese? Ci saremmo aspettati, invece, che Lo Russo sostenesse il rafforzamento con Genova e Lione. È ora che si metta un freno ai giochetti nazionali del Pd pre-elezioni politiche: in gioco ci sono gli interessi dei piemontesi», concludono i due azzurri.

Incendi ancora attivi in Piemonte

Alcuni incendi sono ancora attivi nel Verbano-Cusio-Ossola, a Piedimulera e a Calasca Castiglione.La protezione delle abitazioni, che sono presidiate dalle squadre a terra dei volontari e dei vigili del fuoco, e’ la priorità assoluta. Le squadre sono pronte a intervenire se le fiamme si dovessero avvicinare alle zone abitate

Samba triste per Marilene. I Gozzano in Brasile 

“Sento una forte nostalgia sul petto, certezza di un nostro futuro incontro”. Con le parole tratte dal “Soneto da Saudade” del musicista e poeta brasiliano Vinicius de Moraes, creatore negli anni ’60 della bossanova con Antonio Carlos Jobim e Joao Gilberto, riaffiora la mancanza di Marilene Gliório Gozzano ad un anno dalla scomparsa avvenuta il 29 agosto 2025, mia corrispondente quotidiana con immagini familiari da Itu in Brasile, molto interessata alla storia della grande famiglia piemontese Gozzano sparsa nel

mondo. Marilene era moglie di Hamilton Gozzano, direttore scolastico ed in seguito avvocato, figlio di Octaviano ultimo capostipite di una famiglia originaria della provincia torinese trasferita in Brasile all’inizio del ‘900, periodo di grandi emigrazioni in Sud America in cerca di fortuna. Octaviano, nato in Brasile dal canavesano Giuseppe detto “il canonico”, proprietario con la moglie Nair de Siqueria della farmacia Santa Therezinha in Rua Hermelino Matarazzo di Sorocaba, ebbe due figli con i quali generò due gruppi di famiglie ancora ben presenti a Itu e Sorocaba, comuni storici e sedi industriali nell’entroterra ad Ovest dello Stato di

San Paolo. Con la nascita di Valério Gozzano, professore di fisica e statistica sposato con Maria Iraydes Alquezar, Octaviano creò la linea di Sorocaba. Importanti le professioni dei Gozzano esercitate in Brasile: nel campo medico titolari di una clinica chirurgica di odontoplastica, un centro medico di pneumologia, dottori in reumatologia, dermatologia, pedagogia, psicologia, ingegneri, insegnanti, avvocati, direttori scolastici e direttori eventi automobilistici.

Nel 1976, per la messa nel settimo giorno dalla sua morte, Octaviano volle pubblicare sul proprio ricordino una poesia dedicata a Nostra Signora di Fatima che termina con queste frasi: “Tu sei il conforto che lenisce la nostra sventura. Per questo Dio ti ha posto sulla fronte illuminata, più bella del sole, più amabile dell’aurora. La grazia di essere belli, il fascino di essere puri”.

Octaviano, molto devoto alla Vergine Maria, diede continuità alla devozione dei Gozzano in Piemonte che edificarono in Monferrato le chiese di San Giorgio, Odalengo Grande, Cereseto, Treville, Acqui e Luzzogno in provincia di Verbania, il Santuario dove il giorno 8 settembre si rinnova la festa della Natività della Beata Vergine Maria, costruito nel XVI secolo dalla intraprendente famiglia Gozzano che diventò la più ricca di sempre del Monferrato, in origine nobili non titolati poi conti ed in seguito marchesi di San

Giorgio e Treville che diedero lustro a Casale Monferrato costruendo gli splendidi palazzi in via Mameli. Negli anni ’80, la scomparsa centenaria Pina Gozzano fece visita ai parenti di Itu e Sorocaba, memoria storica che ha ricostruito integralmente l’emigrazione di queste famiglie nelle Americhe, incontrata in Canavese nel 2022 proveniente da New York. Dal suo racconto ricordiamo la visita effettuata negli anni ’60 ai cugini brasiliani di San Paolo e ai cugini americani del neuropsichiatra Mario Gozzano
con la moglie Walburga Bollendorf di Norimberga, nipoti materni del nonno del principe Maurizio Gonzaga, vivente a Roma classe 1938, discendente dai duchi di Mantova e Monferrato. Nel 1708 il territorio monferrino fu annesso al ducato di Savoia mentre la signoria di Mantova, dopo 400 anni, fu sottomessa alla dominazione austriaca.
Armano Luigi Gozzano 

La Regione investe sulla cultura. In un anno 10 milioni per sostenere più di 300 realtà sul territorio

/

Marina Chiarelli, assessore alla Cultura: «Un sostegno concreto rivolto a tutte le realtà culturali che ne hanno fatto richiesta.  Dietro questi numeri ci sono persone e operatori del settore che ogni giorno fanno vivere la cultura nei grandi centri e nelle periferie».

 

Oltre 10 milioni di euro nel 2026 per sostenere 334 realtà culturali distribuite in tutte le province piemontesi: Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli, per consentire e garantire continuità alla programmazione, ampliando la platea dei beneficiari, a sostegno dell’intero sistema culturale diffuso sul territorio regionale, ovverosia i settori del cinema, dello spettacolo dal vivo, delle attività espositive, della divulgazione culturale, della musica popolare amatoriale, delle rievocazioni storiche e dei carnevali e della promozione educativa.  È un risultato importante perché significa dare continuità e prospettiva a un patrimonio straordinario di associazioni, fondazioni, enti e operatori che ogni giorno fanno vivere la cultura, anche nei centri più piccoli, generando partecipazione, identità e occasioni di crescita per le comunità. Questo risultato è il frutto di un lavoro di ascolto, di dialogo e di confronto col mondo culturale ed anche di diffusione il più possibile capillare dei criteri e delle modalità di accesso ai contributi regionali.

In questo quadro si inserisce anche la collaborazione con CRT e con le altre importanti Fondazioni di origine bancaria piemontesi con cui Regione Piemonte ha siglato appositi protocolli, che hanno nel proprio statuto il sostegno di attività considerate utili per la comunità. Tra queste, la cultura ha un ruolo fondamentale e, nel concreto, significa finanziare musei, teatri, festival, biblioteche, restauri, associazioni culturali, progetti educativi e iniziative che valorizzano il patrimonio e rendono più viva la vita esperienziale dei territori.

«Questo è un sostegno concreto rivolto a tutte le realtà culturali che ne hanno fatto richiesta. – dichiara Marina Chiarelli, assessore alla Cultura della Regione Piemonte – Dietro questi numeri ci sono persone e operatori del settore che ogni giorno fanno vivere la cultura nei grandi centri e nelle periferie. Sostenere la cultura significa creare un ecosistema molto più ampio di un singolo evento, vuol dire patrimonio, conoscenza, creatività e partecipazione. Dentro ci stanno i musei, i teatri, la musica, il cinema, i libri, le biblioteche, gli archivi, le mostre, i festival, le tradizioni popolari, la tutela dei beni storici e artistici, ma anche i progetti educativi e le attività che aiutano una comunità a conoscere e valorizzare la propria identità. E che la creatività in Piemonte sia un fiore all’occhiello non lo diciamo noi lo dicono i numeri di chi la cultura la fa di mestiere e di chi la respira non solo nei luoghi a ciò deputati, ma nelle vie nei borghi e nelle piazze che raccontano la storia e l’evoluzione delle nostre comunità».

Incendi boschivi, estate 2026 tra le peggiori in Piemonte

Temperature elevate, siccità prolungata e un forte aumento dei roghi: dal 1° giugno 129 incendi hanno richiesto l’intervento dei Carabinieri Forestali. Ventidue persone denunciate e oltre 91 mila euro di sanzioni amministrative contestate.

L’estate 2026 rischia di essere ricordata in Piemonte come una delle stagioni più critiche degli ultimi anni sul fronte degli incendi boschivi. Le condizioni meteoclimatiche eccezionalmente avverse, caratterizzate da temperature elevate e da una prolungata assenza di precipitazioni, hanno favorito, fin dall’inizio di giugno, un progressivo aumento dei roghi su tutto il territorio regionale.

Un fenomeno che assume particolare rilievo anche alla luce dei cambiamenti climatici. Fino a tempi relativamente recenti, infatti, gli incendi estivi nelle aree alpine erano eventi rari o quasi inesistenti. Negli ultimi quindici anni, però, l’aumento delle temperature e la maggiore frequenza dei periodi siccitosi stanno modificando anche questo scenario, rendendo sempre più frequenti gli incendi durante i mesi più caldi.

Di fronte alla situazione di rischio, i Carabinieri Forestali hanno intensificato in maniera significativa le attività di prevenzione, vigilanza e controllo. Nell’arco di circa due mesi sono state avviate oltre 600 operazioni su tutto il territorio piemontese, finalizzate sia alla prevenzione e alla dissuasione sia all’accertamento delle responsabilità.

129 incendi in poco più di due mesi

Dal 1° giugno a oggi, sono 129 gli incendi sui quali i Carabinieri Forestali sono intervenuti per svolgere le attività investigative necessarie a individuare le cause dei roghi e, quando possibile, identificarne i responsabili.

Il dato evidenzia con particolare chiarezza la gravità della situazione: nello stesso periodo del 2025 gli incendi oggetto di indagine erano stati appena 35.

Accanto agli incendi riconducibili all’attività umana, quest’estate si registra anche un numero particolarmente elevato di roghi provocati da fenomeni naturali. Sono infatti 18 gli incendi da fulmine rilevati dal 1° giugno, contro i soli 2 registrati nell’intera estate del 2025.

Si tratta di un fenomeno tipico dei periodi più caldi e siccitosi: l’arrivo di fronti temporaleschi può infatti determinare la caduta di fulmini al suolo, soprattutto nelle zone montane, provocando l’innesco di incendi in aree già fortemente vulnerabili a causa della scarsità di umidità.

Tra gli incendi più rilevanti attribuiti a questa origine figurano quelli di Premosello Chiovenda, nel Verbano-Cusio-Ossola, del 1° luglio; di Valprato Soana, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, del 22 luglio; del Monte Barone, nel Biellese, del 3 agosto; e di Mornese, nell’Alessandrino, del 5 agosto.

Ventidue persone denunciate

L’attività di controllo ha portato, dal 1° giugno, alla denuncia di 20 persone per il reato di incendio boschivo. A queste si aggiungono 32 violazioni amministrative contestate per accensioni vietate, per un importo complessivo di 91.450 euro.

Si tratta di condotte che possono avere conseguenze estremamente gravi. L’incendio boschivo costituisce infatti un reato particolarmente severo: per l’ipotesi dolosa è prevista la reclusione da 6 a 10 anni, mentre per quella colposa la pena va da 2 a 5 anni.

Anche le accensioni effettuate in condizioni di pericolo possono comportare pesanti conseguenze. Durante il periodo di grave pericolosità, accendere fuochi in prossimità delle aree boscate, anche quando non si arrivi a provocare un vero e proprio incendio, può comportare una sanzione amministrativa da 5.000 a 50.000 euro.

I vincoli dopo il passaggio del fuoco

Al termine della stagione, i Carabinieri Forestali procederanno alla perimetrazione delle aree interessate dagli incendi, consentendo ai Comuni di aggiornare il catasto degli incendi boschivi.

La normativa prevede specifici vincoli sui terreni percorsi dal fuoco. In particolare, è vietato modificare la destinazione d’uso dei suoli per 15 anni.

Curtis mondiale a Parigi!

Sara Curtis (CS Esercito-CS Roero) manda tutti in visibilio e si qualifica per la finale dei 50 dorso nuotando un pazzesco record del mondo in 26″63, che toglie ventitré centesimi al 26″86 registrato dall’australiana Kaylee McKeown a Budapest durante la isl nell’ottobre del 2023. Il pubblico si alza in piedi per l’azzurra che ovviamente manda agli anche il suo record europeo di archivio 27″07 stampato in finale al 62esimo Settecolli IP. La velocista piemontese mette nel mirino un’altra medaglia dopo lo storico bronzo nei 100 stile libero, conquistato martedì. Tiene il passo di Curtis la russa Alina Gaifutdinova in 26″91, unica insieme all’azzurra a scendere sotto ai 27″ in semifinale: terza, infatti, Mary-Ambre Molluh in 27″25.

Passano 45 minuti e l’azzurra piemontese conquista l’argento con la staffetta 4×100 Stile Libero: una seconda frazione da 52″29, il tempo complessivo è 3’33″19 e vale alle azzurre il secondo gradino del podio.

“Sono piena di dolori e d’euforia. Sono contenta, perché è una medaglia importantissima per la crescita di noi ragazze – sottolinea l’allieva di Todd DeSorbo alla Virginia University e di Thomas Maggiora in Italia – Ho cercato, per quanto difficile, di mettere il record del mondo da parte e di concentrarmi solo sulla staffetta: è andata benissimo”.

Vai ai risultati completi

Foto DBM

Resta agli arresti domiciliari l’uomo che ha investito i ciclisti a Lanzo Torinese

La gip del tribunale di Ivrea ha convalidato dopo l’interrogatorio di garanzia l’arresto e la misura cautelare dei domiciliari per Giuseppe Campagna. L’automobilista 73enne di Coassolo Torinese è indagato per tentato omicidio per avere investito, l’8 agosto scorso, a seguito di un diverbio un gruppo di sei ciclisti a Lanzo Torinese, ferendone quattro.

Le case floreali di Gribodo: l’edilizia gentile a Torino

Torino è la città del Liberty, si sa. Passeggiando per le belle ed eleganti vie della citta’, soprattutto nei quartieri di Cit Turin e di San Donato, e’ facile innamorarsi dei palazzi che rappresentano questo stile raffinato che, tra fine ‘800 e i primi del 1900, diede un tocco di gusto ai progetti urbani. Conosciamo bene i capolavori di Pietro Fenoglio come Villa Scott, Casa Lafleur, il Villaggio Leuman, ma anche le case popolari di Via Marco Polo e di Via Ravello. La citta’ della prima Esposizione di Arte Decorativa Moderna del 1902 ci regala scenari affascinanti e particolari unici e di pregio presenti non solo negli edifici residenziali ed industriali, ma anche nelle insegne, nelle vetrine dei negozi e dei caffe’.

Tra coloro che contribuirono alla realizzazione di queste palazzine e villini romantici e floreali, ornati da graziose minuzie, troviamo Giovanni Gribodo che visse a cavallo del 1800 e 1900. Ingegnere e architetto, laureato presso la Scuola di Applicazione di Torino, particolare che lo accomunava a Fenoglio, era anche un entomologo; un uomo dalle diverse passioni e interessi, dunque, dallo studio degli insetti, a cui si dedico’ di piu’ a fine vita, alla progettazione di residenze dal volto gentile.

I giri turistici della citta’ pianificano sempre piu’ percorsi dove queste belle opere edilizie del Liberty sono le protagoniste, ma passeggiare fuori dal centro ed ammirare questi veri e propri capolavori attira anche i cittadini che non si stancano di visitare le meraviglie affascinanti della loro Torino.

Tra gli edifici piu’ importanti realizzati da Giovanni Gribodo ne troviamo cinque solo a via Piffetti:

Cominciamo con il civico 3, la Palazzina Mazzetta con i suoi balconi in ferro dai disegni intrecciati su un fondo grigio che le da’ un tono austero; al numero 5, invece, c’e’ Casa Masino, un edificio in mattoni rossi caratterizzato dal balcone centrale che ospita due volti femminili in pietra. Le finestre sono decorate da fregi floreali come il bel portone d’ entrata. Al 7 scopriamo, con il suo stile un po’ fiabesco, una palazzina a due piani chiamata Pola-Majola come il suo committente, edificata nel 1907 che non ebbe speciali decorazioni come le altre, ma possiede un fascino particolare che ci riporta allo stile gotico. Le Palazzine, che si trovano al civico 10 e 12, sono probabilmente le piu’ famose opere di Gribodo, due villini magnifici decorati con un centrino di motivi naturalistici in pietra bianca, inferriate in ferro battuto, balconi e vetrate con particolari preziosi.

In via Belfiore 66, in zona San Salvario, si trova un altro edificio realizzato dall’ architetto Gribodo che fu un po’ dimenticato rispetto agli altri suoi colleghi che divennero piu’ noti. Si tratta di Casa Audiberti Mottura, una bella palazzina con balconi decorati e una scala interna con particolari vivaci e colorati. Nella zona della Crimea, sull’altra sponda del Po, lo stesso architetto ha studiato e costruito il Villino Giuliano, in via Luigi Gatti 17. Composto da tre piani, questa casa dai colori caldi, e’ caratterizzata da molti dettagli tipici all’Art Nouveau: immagini di fiori, pietra scolpita e disegni geometrici morbidi classici del periodo. Nel quartiere Cenisia, in via Perosa 56, c’e’ un piccolo edificio che rappresenta un esempio in miniatura del periodo Liberty: una piccola palazzina, con un portone davvero insolito, incastonata tra edifici piu’ moderni e dai toni delicati, chiamata Casa Bosco Tachis. Tornando al quartiere di San Donato non si puo’ rimanere indifferenti davanti ad edificio piu’ corposo e perfino possente dal nome Casa Cooperativa, un palazzo in mattoni rossi ornato con rose, foglie e con dei balconi caratterizzati da disegni che si ispirano ad un floreale piu’ moderno e tondeggiante. All’interno troviamo un meraviglioso scalone bianco e nero dalla forma ovoidale davvero suggestivo

A un’ora circa da Torino e precisamente a Coazze e’ si trova un’altra opera di questo fantasioso architetto: Villa Martini, divenuta poi Antonietta, dove il Liberty viene esaltato sia all’esterno, ma anche all’interno con i suoi mobili in stile. Questa casa, edificata al centro un bellissimo giardino, ebbe ospiti illustri come `Luigi Pirandello, il Conte Cavour e Vittorio Emanuele II.

MARIA LA BARBERA