GLI EVENTI MUSICALI DEL MESE
Sabato primo aprile alle 20, al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, il Trio Amatis eseguirà musiche di Schubert e Enescu. Lunedì 3 alle 20 sempre al teatro Vittoria, Alena Dantcheva soprano e Michele Pasotti liuto, eseguiranno musiche di Merula, Cavalli, Frescobaldi e D’India. Mercoledì 5 alle 20.30 all’Auditorium del Lingotto, l’Orchestra da Camera di Mantova con Carlo Fabiano violino concertatore e Giovanni Sollima violoncello, eseguirà musiche di Sollima, Haydn e Mozart.

Sempre mercoledì 5 alle 20.30, al Conservatorio per l’Unione Musicale, Pietro De Maria al pianoforte, prosegue nell’esecuzione delle sonate per pianoforte di Beethoven. Giovedì 6 alle 20.30 presso l’Auditorium Toscanini, “Concerto di Pasqua” . L’Orchestra Rai diretta da Fabio Luisi e con Gun-Brit Barkmin soprano, eseguirà musiche di Wagner. Martedì 18 alle 20.30 all’Auditorium del Lingotto, Alexandra Dovgan al pianoforte eseguirà musiche di Schubert, Schumann e Brahms. Sempre martedì 18 alle 20 al teatro Vittoria, per l’Unione Musicale, i Sentieri Selvaggi diretti da Carlo Boccadoro, eseguiranno musiche di Nyman, Ferrero, Boccadoro, Montalbetti, Bryars, Lang, Antonioni, Daugherty. Mercoledì 19 alle 20.30 al Conservatorio, il Quartetto E’bène eseguirà musiche di Mozart, Dubugnon e Bartòk. Giovedì 20 alle 20.30 e venerdì 21 alle 20, all’Auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Thomas Guggies e con Alexandre Kantorow al pianoforte, eseguirà musiche di Kodàly, Rachmaninov e Bèla Bartòk. Mercoledì 26 alle 20.30 al Conservatorio, per l’Unione Musicale, Ning Feng violino eseguirà i 24 capricci di Paganini. Giovedì 27 alle 20.30 e venerdì 28 alle 20, all’Auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Robert Trevino e con Antoine Tamestit viola, eseguirà musiche di Stravinskij e Schnittke.
Pier Luigi Fuggetta




E sì, perché la filosofia di Marcolino era proprio questa. Presentarsi al mondo e ripararsi dalle sue norme e dalle sue beffe, giocando solo ed esclusivamente sul lato della negatività, della maleducazione e dell’antipatia. Impegno scolastico neanche a parlarne. La scuola, come la comunità in cui l’avevano “costretto” a vivere, era per lui un mezzo attraverso il quale gridare tutta la sua ribellione al mondo. All’esser stato “chiamato” al mondo. E, a 11 anni, portato a Torino, dalla natia Puglia. Con il ricordo che di sicuro batteva forte di una madre di cui si avevano, almeno a scuola, scarsissime notizie e che viveva al paese con altri figli e con un padre di cui invece nulla si sapeva. Preparazione scolastica pressoché nulla. Intelligenza tanta. Troppa! Lontano dai genitori, da fratelli e sorelle, in prima media era arrivato (non ricordo il perché) a Torino, affidato ai servizi sociali e alloggiato in una comunità protetta con altri tre o quattro ragazzi affidati, come lui, ad un gruppo di giovani che per loro rappresentavano il mondo intero. Marcolino era biondissimo, era un meridionale del Foggiano, di quelli che testimoniano ancor oggi con i loro capelli chiari e l’attitudine a svilupparsi in lungo più che in largo, il passaggio remoto per quelle terre millennarie di antichi civilissimi popoli del nord. Da lì arrivava Marcolino con i suoi 11 anni e un concentrato da brivido di paure, delusioni ed infinite amarezze. E tristezze. Avrei voluto parlargliene. Eccome! Ma non c’era verso. Marcolino rifiutava ogni forma di dialogo. Per mesi fu animale solitario. Un giorno, secondo quadrimestre abbondantemente inoltrato, leggo su quello che aveva solo più la parvenza di un quaderno Se non ci fosero (sic!) Elisa e Salvatore sarei già scapato(sic)!. Ecco! Elisa e Salvatore. I suoi “unici” compagni di classe. Elisa, piccola, minuta, capelli ricci, occhi color del cielo, un sorriso indifeso di una dolcezza che ti pugnalava al cuore. Salvatore, il buon “Garrone” deamicisiano. Un colosso di ragazzo, che, arrivato dalla Sicilia, viveva solo con il padre, muratore o meglio “capomastro”, come diceva lui. Manone anche le sue da muratore. Che erano servite in più occasioni proprio per tirare fuori dai guai Marcolino. Salvatore era il suo santo protettore. Elisa, forse, la sua prima cottarella. Vicino a lei, miracolosamente, il mocciolo spariva e il biondo piccolo-grande vichingo di Puglia tentava perfino di darsi un’aggiustatina ai riccioli d’oro. Si andava verso la fine dell’anno scolastico. L’ultimo giorno di scuola – in programma la festicciola prevacanziera – fu quasi un finale da film. Di quelli, però, tristi tristi. Marcolino non si presentò. Fino alla fine volle giocare il suo ruolo di duro e dannato. Nessuno se l’aspettava. Salvatore, ammutolito, si scolò da solo almeno due bottiglie magnum di aranciata, seduto al posto del suo “compagno da proteggere”.