- al raggruppamento di imprese costituito da Rete Imaf 21 (capogruppo), SE.GE.CO e Cronos Sistemi Ferroviari
- valore complessivo di oltre 8 milioni di euro
- linea SFM5
Torino, 16 giugno 2023
Rete Ferroviaria Italiana, società capofila del Polo Infrastrutture del Gruppo FS Italiane, ha aggiudicato la gara per la progettazione esecutiva e la realizzazione della fermata ferroviaria Torino San Paolo, sulla linea S.Paolo-Orbassano, al raggruppamento di imprese costituito da Rete Imaf 21 (capogruppo), SE.GE.CO e Cronos Sistemi Ferroviari.
L’appalto ha un valore di oltre 8 milioni di euro, finanziati anche con fondi PNRR. L’attivazione è prevista entro il 2026.
La nuova fermata si inserisce sulla futura linea SFM5 che da Torino Stura arriverà a San Luigi di Orbassano attraverso le nuove fermate di Torino San Paolo e Borgata Quaglia Le Gru.
L’appalto prevede la progettazione esecutiva e la realizzazione di una nuova fermata che darà nuova vita all’attuale località di servizio di Torino San Paolo. Modificando l’assetto dei binari, verrà ricavato un marciapiede a isola a servizio dei treni della SFM5, accessibile con scale e ascensori dal cavalcaferrovia stradale di corso Siracusa, tramite una nuova apposita struttura metallica.
A livello stradale saranno ricavati spazi di sosta per persone a ridotta mobilità, kiss and ride e stalli per le biciclette.

Alessandra Fagioli, arrivando ai sessanta, continua a guardare ai panorami marini della costa nord dell’isola d’Elba, tra il vento e la spuma delle onde, fa capo all’antica casa dei nonni paterni appollaiata a picco sul mare, dove ama trascorrere lunghi periodi, nel borgo antico di Marciana Marina. Le considera le sue terre. Di vita e di scrittura. Ha vissuto anche in altre città, Padova e Torino tra le altre, ma il suo cuore è là. Le sue prime tre passioni rimangono il mare, Shakespeare e la follia, “tra lo spettacolo di una natura agitata, la magia della messinscena del Bardo e il delirio di un ‘mare matto’”. I suoi interessi e il suo lavoro sono gli studi di Antropologia Culturale e il cinema e il teatro, la Storia della Fotografia, frequenta corsi e seminari, corre da Shakespeare alla sessualità di Pasolini, scrive libri e inanella riconoscimenti. Inizia a scrivere i suoi romanzi nel ’96, otto titoli che l’avvicinano anche allo Strega. Padroneggiando la Settima Arte, passa da “Vera Drake” a “Match Point”, da “Babel” a “Vicky, Cristina, Barcellona” a “Hugo Cabret”.
Quello che maggiormente fa sentire abbandonata e sola Anna è il silenzio dell’amica di un tempo: ma l’attesa durerà poco tempo. Emma è evasa, in un racconto d’evasione che raccoglie le più belle e frenetiche pagine del romanzo. E con l’evasione “Mistero” s’ispessisce con uno sviluppo che targa Fagioli come una robusta scrittrice. Al romanzo di Anna s’affianca il romanzo di Emma, i resoconti di misteriosi delitti, sei capitoli e un sottofinale, fogli riposti in buste gialle e la buca delle lettere a fare da ultimo contenitore, distinti anche graficamente, tante tracce e innumerevoli direzioni, “percorsi d’invenzione”, indizi a condurre Anna da un nugolo di isole speciali (isole carcerarie) ad anfratti e grotte, da acquari a dirupi a musei, da una cresta di Montecristo alla presenza di un’allevatrice di orsi o a una fotografa di guerra, a città sparse in tutta Europa, da Barcellona a Marsiglia, da Berna a Monaco di Baviera, da Zagabria a Sarajevo, personaggi (?) femminili che si nascondono sotto antichi nomi, da Andromaca a Ecuba, da Clitennestra a Penelope a Cassandra, ogni parola costruita per illudere l’inseguitrice a scoprire dove la fuggitiva si nasconda. In ultimo la parola chiave, Watteau e “Imbarco a Citera”, in ultimo la resa dei conti (“Cara Anna, se leggerai questa lettera vuol dire che sarai riuscita ad arrivare fin qui”).
riallaccia anche al “Chien andalou” di Bunuel) che, raccolta nel programma della stagione (una copertina che è una esplosione di parole, realizzata dalla agenzia creativa Arké) che da novembre a maggio accompagnerà lo spettatore, offre attraverso le parole dei diretti interessati la chiave di lettura delle diverse proposte. Molte verità stanno lì sotto i nostri occhi ma noi continuiamo a girare gli occhi dall’altra parte, ci teniamo lontani, siamo assenti. Ci rifiutiamo di comprendere quale sia la “vera verità”, “io so soltanto che ha la forma di una domanda. Un mio vecchio professore di filosofia diceva che le domande sono la vera verità, chiederci chi siamo è quello che ci contraddistingue. È il cammino che il teatro segue e insegue da sempre, sin dai tragediografi dell’antica Grecia, è la volontà di porsi delle domande tutti insieme, attraverso un rito collettivo.”
contributo da parte del MiC; inoltre, attingendo al Pnrr, con l’inizio della stagione termineranno i lavori di efficientamento energetico.
452 sarà rivolto al “Capitale” di Marx, drammaturgia e regia di Enrico Baraldi e Nicola Borghesi, impegnato il collettivo di fabbrica lavoratori GKN, ovvero autentici operai di una fabbrica occupata di Campi Bisenzio, un testo dove “cieco è chi non vede come chiudere una fabbrica e licenziare 422 persone provochi una enorme sofferenza”.