Sabato 20 maggio
A Torino ha avuto i natali nel 2022 e sotto la Mole ritorna, con la seconda – non meno interessante – edizione, sabato 20 maggio, in uno spazio multiculturale unico come il “Circolo Jigeenyi”, all’interno dell’effervescente “Bunker” (l’“Associazione Culturale Variante” di via Niccolò Paganini) dedicato alla “creatività” e alle “cucine africane”. Parliamo di “Afrovision”, primo Festival showcase italiano che vede sul palco in competizione musicale artisti africani o afrodiscendenti, organizzato da “Renken” e “The Music Manager App”, partner il “Festival Creativafrica”, “Amoahbia Festival” di Trento e “Abe Pe Show”, per una giornata che nasce all’interno del progetto “Barriera Corallina”. Obiettivo “dare spazio e voce – dicono gli organizzatori – ai talenti delle nuove generazioni che si ispirano alla corrente dell’‘afrofuturismo’ e ai cosiddetti stili ‘contemporanei’ di creazione e performance, per i quali serve un attento lavoro di ‘scouting’ e uno spazio per far emergere nuove proposte”.

Parola d’ordine non “integrazione”, ma “interazione”. Il tutto sotto la formula del “contest” (concorso, gara), che prevede, sabato 20 maggio, dalle 20,30, i concerti al “Jigeenyi” dei finalisti: Avex (rapper nato in Italia ma cresciuto in Etiopia e ora residente a Torino), NeroSud (collettivo musicale nato dall’idea di José Fazari e di Gennaro Di Girolamo, in una serata fra amici in piazza Santa Giulia a Torino), Lawless (Ahmadou Njie, nato in Gambia 33 anni fa e arrivato in Italia nel 2014 attraversando il Mediterraneo dopo diversi anni di prigionia in Libia) e Rap Don “The King” (partito nel 2018 dalla Sierra Leone, dov’é conosciuto come “The freestyle king”, per arrivare in Italia, a Trento). La serata sarà presentata da Susanna Owusu Twumwah, nata e cresciuta a Roma (da genitori ghanesi), attivista impegnata nel settore della “comunicazione” in progetti riguardanti lo sviluppo e la diversità, nonché vice-presidente dell’Associazione “QuestaèRoma” che si occupa di “emarginare ogni forma di discriminazione”.
Oltre ai quattro che si esibiranno e si sfideranno, la Giuria (altamente specializzata e composta da programmatori ed esperti del settore musicale) ha già decretato due menzioni speciali che andranno a Fanie Fayar, dal Congo, e a Wzaa, dal Senegal, entrambi impegnati, in questi giorni, in Africa e dunque non presenti ma comunque premiati nel corso della serata.
Serata, per chi vuole, già in decollo dalle 19 con il nuovo menù di “Ricette d’Africa”. Tra i piatti imperdibili per un viaggio culinario che accompagni le note di “Afrovision”: Pollo Yassa, Couscous di verdure alla marocchina e Ombrina al Pepe Selim.
In premio, per i vincitori, ci saranno due concerti su palchi di Festival Internazionali: uno è quello di “CreativAfrica”, nella serata del 9 giugno a Torino, l’altro l’“Amoahbia Festival” di Trento, il 19 agosto. Altra novità, l’espansione della “Rete di partner” che supportano l’iniziativa: oltre le new entry “Creativafrica” e “Amoahbia Festival” di Trento, l’“Abe Pe Show”, etichetta di produzione dell’artista ghanese Nana Kofi Osei, alias “Nana Motobi”, affermato rapper, performer e sound designer ghanese. I vincitori parteciperanno, inoltre, al “music lab”organizzato da “Abe Pe Show” che porterà alla creazione di un album originale insieme ad altri artisti emergenti internazionali e che sarà pubblicato a fine Festival.
Da ricordare ancora che, il Festival, anche quest’anno, si occuperà di “formazione” e “promozione”. Nella stessa giornata di sabato 20 maggio il “Circolo Jigeenyi” ospiterà infatti una “masterclass/workshop” tenuta dalla torinese Valentina Zanelli, manager di musicisti e artisti specializzata in “internazionalizzazione dei progetti musicali” oltre che fondatrice dell’agenzia “Creativi Musicali” e dell’app “The Music Manager”.
g. m.
Per info: “Circolo Jigeenyi”, via Niccolò Paganini, Torino; tel. 353/3113671 o www.ricettedafrica.com
Nelle foto (proprietà Valentina Zanelli), tre dei finalisti: Avex, NeroSud, Rap Don “The King”
Avevano precettorie e magioni, ospizi e domus, al servizio di pellegrini e forestieri, e piazzavano i loro insediamenti vicino ai fiumi, in campagna, nei pressi dei valichi alpini, in paesi e città, in zone frequentate da viaggiatori e mercanti vicine alle arterie principali del Piemonte che i Cavalieri del Tempio potevano controllare agevolmente. Difendevano abbazie, conventi e monasteri dall’assalto di briganti e banditi, raccoglievano fondi, alimenti e armi da inviare ai Cavalieri che combattevano in Terra Santa al tempo delle Crociate.
precettoria di Santa Maria del Tempio alla periferia della città, si erano stanziati lungo il Po per proteggere i pellegrini che andavano a pregare sulla tomba di Sant’Evasio. Cavalieri rossocrociati presenti anche a Chieri dove si insediarono verso la fine del 1100 nella chiesa di San Leonardo la cui domus templare conserva tuttora la facciata in cotto con un grande rosone e il portone decorato con formelle che riproducono croci latine alternate a croci di Malta.
A Moncalieri, dai documenti disponibili, emerge una presenza templare molto attiva nel Duecento mentre a Villastellone i Templari possedevano la magione di San Martino della Gorra. “I Templari in Piemonte” dell’antropologo Massimo Centini e “Quando in Italia c’erano i Templari” della studiosa Bianca Capone Ferrari sono due eccellenti libri, ricchissimi di informazioni e note storiche su luoghi, personaggi e vicende dei Templari in terra subalpina. Il volume di Bianca Capone, in particolare, è dedicato “alla memoria della Cavalleria templare, immolatasi eroicamente per la difesa di San Giovanni d’Acri nel 1291, ultimo baluardo cristiano in terra d’Oltremare”.