Continua, serrato, il controllo del territorio cittadino da parte della Polizia di Stato, volto anche alla prevenzione di episodi di microcriminalità e dei furti in danno di esercizi commerciali.
Lo scorso fine settimana, i poliziotti dell’UPGSP, a seguito della segnalazione di un probabile furto in atto ai danni di un negozio di parrucchieri ubicato in corso Francia, altezza corso Bernardino Telesio, iniziano le ricerche del presunto autore, scorgendo dopo qualche minuto una sagoma nel buio all’interno dei parcheggi taxi di Piazza Massaua.
Un giovane cittadino marocchino di 25 anni, infatti, tentava di nascondersi alla vista dei poliziotti, accucciandosi dietro ad alcune auto in sosta. Una volta fermato, gli agenti notano che l’uomo aveva appena posato per terra due grosse bottiglie di alcolici.
Ripercorrendo a ritroso il percorso compiuto del soggetto, i poliziotti individuano un bar di via de Sanctis con la serranda alzata, una finestrella in vetro aperta e l’interno completamente a soqquadro. Il proprietario, successivamente giunto sul posto, lamenta l’ammanco di due pregiate bottiglie (valore complessivo di circa 180 €), coincidenti con quelle trovate in possesso del venticinquenne, nonché del fondo cassa, consistente in 650 €.
Inoltre, i poliziotti vengono contestualmente a conoscenza che un terzo esercizio commerciale, una caffetteria sita in corso Montegrappa, aveva subito, nella notte, un furto; ignoti avevano infatti rotto la vetrata del caffè con un tombino, asportando dall’interno del negozio 3 bottiglie di superalcolici, un Ipad e la somma in contanti di 295 €.
A seguito degli accertamenti e dei riscontri effettuati, relativi anche alle modalità di accesso nei locali, il venticinquenne è stato, dunque, tratto in arresto per il furto nell’esercizio commerciale di via de Sanctis ed indagato in trascorsa flagranza, in considerazione dei gravi indizi di colpevolezza a suo carico, per gli altri due furti aggravati.
Diario Italiano è l’ultimo libro di Pier Franco Quaglieni, storico e saggista, colto polemista che ha abituato i lettori a riflettere su testi che brillano per lo spiccato anticonformismo che ne accompagna da sempre l’assoluta libertà di pensiero, riluttante nei confronti della piaggeria e dei condizionamenti che abbondano in gran parte delle pubblicazioni più o meno engagé che affrontano i temi della storia e del costume contemporanei. Risulta di grande interesse la raffigurazione della storia contemporanea attraverso le biografie di questi ventinove personaggi che hanno saputo influenzare le vicende della nazione e del territorio piemontese. Un’ impresa italiana per nulla scontata e assai ardua poiché Quaglieni ha inteso puntualizzare che i personaggi descritti sono solo alcune delle più importanti personalità che hanno impresso il loro segno in questa storia. Eppure il quadro d’insieme che scaturisce è quanto mai interessante, testimoniando una profonda conoscenza e quello spirito libero e critico che da sempre contraddistingue il direttore del Centro Pannunzio. Sono ritratti di personaggi a loro volta scomodi, capaci di intuizioni o imprese non scontate, molto diversi tra loro come, per fare qualche esempio, Giovanni Agnelli e Carlo Donat-Cattin, Alberto Asor Rosa e Luigi Firpo, Frida Malan e Gino Strada, Andrea Cordero Lanza di Montezemolo e Carol Rama. Oltre a queste personalità e ai loro profili tratteggiati vanno segnalati i due contributi finali contenuti nel libro ( Il mio 25 aprile tra ricordi e storia e I conti con il fascismo) dove Pier Franco Quaglieni riprende e affronta la riflessione sui grandi temi delle ideologie novecentesche, dal comunismo al fascismo, all’antifascismo post bellico e odierno, ai sovranismi del Terzo Millennio. Lo fa con le sue opinioni destinate a far discutere, scegliendo deliberatamente di rappresentare anche le ragioni dei vinti “perché una storia scritta dai soli vincitori appare non accettabile”. In fondo tutto il libro riprende la riflessione “su destra e sinistra nella storia del Novecento, andando oltre le contrapposizioni manichee”. Il male e il bene assoluto, secondo l’autore, “sono assolutizzazioni incompatibili con la ricerca e la comprensione storica che esige invece il distacco dai fatti di cui fu capace Federico Chabod nella sua Storia dell’Italia contemporanea del 1950”. La sua scrittura è animata da una passione civile che, come in più occasioni ha avuto modo di sottolineare, affonda le sue radici culturali nel Risorgimento e nei suoi valori ideali. E la passione per la libertà, il piacere del confronto delle idee e della discussione viene esternata con chiarezza, senza il timore di apparire scontroso o persino urticante nell’esprimere i suoi giudizi, pur rispettando le varie posizioni. Non è del resto una novità per chi conosce la sua ampia produzione culturale, improntata saldamente su alcuni principi come la difesa dell’oggettività storica e l’allergia nei confronti di ogni fondamentalismo, in nome e per conto di una idea di moderno umanesimo che non può che far bene in questi tempi pigri e opachi.
Terzo elemento cui si ispira è quello dell’eleganza intesa come grazia. Quarto elemento è la bellezza; quinto ed ultimo elemento della sua filosofia è il cerchio, simbolo della perfezione suprema.
