Caro direttore,
la manifestazione tenutasi ieri a Torino contro la violenza sulle donne è stata una delle più importanti recentemente tenutesi nella città, sia per i numeri che per i valori ad essa collegati.
Valori,come la lotta alla violenza sulle donne, condivisibile in maniera imprescindibile, da qualsiasi parte politico-sociale si decida di schierarsi. Proprio per questi valori risulta ancora più stridente il vile gesto compiuto, di fronte alla sede Rai di Torino, contro i poliziotti di servizio a tutela dell’incolumità di tutti.
Un lancio di pomodori da prima, che ha imbrattato mezzi, divise e volti dei poliziotti, per poi degenerare in altri fatti irrispettosi, come il saltellare sulle auto parcheggiate.
Una manifestazione con legittimi slogan e motivazioni contro la violenza non può contemplare al suo interno, gratuiti gesti di violenza.
Una violenza diretta, oltretutto, contro coloro che quotidianamente sono al fianco di tutte le vittime di reati, e al fianco delle donne in questa immane lotta contro la piaga dei femminicidi. Una lotta fatta di
impegno e dedizione, di ascolto e di vicinanza, in tutti le tipologie di servizio.
I manifestanti che hanno creduto bene di insultare i poliziotti con tanto di pomodori, forse non sanno l’impegno professionale della Polizia di Stato che da anni forma e aggiorna operatrici e operatori attraverso corsi specifici e verso i quali i Centri antiviolenza si rivolgono per avere supporto e suggerimenti.
I poliziotti sono sicuramente dalla parte giusta, quella delle donne, chi invece lancia contro di loro dei pomodori, evidentemente si trova in una palese contraddizione, usando violenza
in una manifestazione che la stigmatizza in maniera decisa e convinta.
Gli autori di tale ennesimo attacco alla Polizia hanno perso l’occasione di capire il valore
intenso dell’azione comune da intraprendere per questa lotta.
Ancora una volta il SIULP esprime solidarietà alle donne vittime di violenza di qualsiasi natura,alle quali si sente di garantire che le poliziotte e i poliziotti di Torino, come di tutta Italia, non mancheranno di prestare il massimo aiuto e sostegno nei loro confronti.
Il Segretario Generale Provinciale del Siulp di Torino Eugenio Bravo
Torino, 26 novembre 2023
C’è autunno e autunno. O, per meglio dire, c’è un “Autunno” punto e basta, e ci sono “Autunni” del tutto particolari. Molto meno esaltanti. L’uno cavalca la terra, con i suoi magnifici rossi, gialli, grigi plumbei e verdi sottotono. Gli altri s’infrangono invece sull’anima come distruttive frane esistenziali, diaboliche e soffocate nella solitudine di amarezze difficili da interpretare e, ancor più, da reggere. Questo vuole, fin da subito, rammentarci il titolo, “L’Autunno. Gli Autunni”, della mostra che vede, fino al prossimo 17 dicembre, ben 45 artisti appartenenti all’ormai nota Associazione “Amici di Palazzo Lomellini” esporre nelle ampie Sale del quattrocentesco “Palazzo” di piazza Sant’Agostino. Un centinaio abbondante sono le opere esposte, realizzate nelle più svariate tecniche, e messe insieme, come sempre con certosino defaticante impegno e lodevole “occhio” critico, da Elio Rabbione. E proprio lui ci spiega le intenzionalità di una rassegna che certo vuole contemplare “la stagionalità, quindi i boschi ingialliti, le ombre più marcate e i raggi del sole che a fatica riescono a intrufolarsi nel folto”, ma pure “le sembianze più nascoste di una ‘discesa’ o di una rinuncia … di uno scavo, a tratti anche sgradito, nell’area dei ricordi, nel voltarsi indietro a cercare una speranza, a guardare fuori dalla finestra a rintracciare un po’ di luce, di un’età non più brillante e dei volti segnati dal tempo … Non molti hanno accettato questa scommessa, ma qualcuno c’è stato”. Modesto Rabbione. Perché in tanti hanno, invece, risposto alla chiamata. E allora Autunno, intenso Autunno, è la cupola di rosso acceso cui Giorgio Cestari fa chiudere lo sguardo al cielo precipitando con forza inarrestabile sul sentiero boschivo che è “Passeggiata” del
vecchio contadino accompagnato dal suo fido cane ed è Autunno di delicate, nitide ma possenti “nature morte” che ci raccontano di “Frutti” e fiori stagionali nei poetici acquerelli di Lia Laterza e di Adelma Mapelli (fondatrice del “Museo dell’Acquerello” a Montà d’Alba) che ci porta all’interno di una solida “Vigna”, pronta sotto un cielo “che mi sa che piove” alla prossima vendemmia. Di grande suggestione anche il richiamo pavesiano (“Ma per me la collina …” da “La casa in collina” del ’49) di Anna Maria Palumbo, dove i bianchi i rossi e i verdi del paesaggio fanno da ampio sipario all’architettura appena accennata di quei paesaggi collinari così cari al Cesare poeta e scrittore di Santo Stefano Belbo. Ricordi. Struggenti come quelli della giovinetta, uncinetti alla mano, che con nostalgia guarda lo spesso grigiore fuori dalla finestra, “Ricordando l’estate”, recente olio su tela di Daniela Cavaliere, allieva di Giancarlo Gasparin. Eccellente allieva, che del Maestro porta i tratti e lo spirito, così come Lidia Delloste i cui acquerelli (molto interessante “Meriggio” su carta Arches) delicatamente richiamano le cifre stilistiche di Sandro Lobalzo. E l’iter prosegue nell’articolarsi dei paesaggi un tantino inquietanti di Natàlia Alemanno, di Dario Cornero e di Paolo Pirrone, nei grovigli di boschi sapientemente “guidati” dalla mano e dal cuore di Graziella Alessiato,
così come nell’accesa narrativa espressionistica di Andreina Bertolini, di Marco Bottaro e di Giancarlo Costantino, affiancata alla minuta descrizione grafica di Bortolo Bortolaso, agli enigmatici ritratti di Fiorella Bortolaso e Valentina Garlotto, accompagnate alle sinuose memorie di vago sapore futurista di Anna Branciari. Tendono invece ad un’informale astrazione delle forme gli acrilici di Maria Brosio, le xilografie di Ezio Curletto e gli appena accennati acquerelli di Cristina De Maria come le tecniche miste di Giancarlo Laurenti, le “Betulle” di Bruno Molinaro e i “cieli” di Luisella Rolle, cui fanno da controcanto il certosino realismo di Lucia Busacca e la sottile visione divisionista di Vincenzo Del Duca. Realtà fiabesche, gli acrilici di Alessandro Fioraso e i quadri di “memoria” di Simonetta Secci. Curiosi, infine, nella necessaria selezione delle tantissime opere, i corposi “mercati” di Giacomo Samperi. Due gli scultori: Giancarlo Laurenti con i suoi “Animali fantastici” in legno alluvionale e le più classiche sculture (calchi originali della fusione in bronzo) del cuneese Maurizio Rinaudo.