Eretta sulla sponda del Dora Riparia nel XII secolo in stile romanico lombardo, con il tetto a capanna, e dedicata a San Pietro, la pieve di Pianezza, a pochi chilometri da Torino, offre uno spettacolo unico e, probabilmente, inaspettato grazie ai suoi affreschi, un ciclo dipinto, quasi interamente, da Giacomo Jaquerio e altri artisti della sua scuola. Il pittore fu il rappresentante della pittura tardo-gotica in Piemonte e le sue opere, grazie al duca Amedeo VIII, arrivarono fino a Ginevra.

Sconsacrata oramai da molto, un tempo fu luogo di preghiera di pellegrini e viandanti, e venne costruita, con molta probabilita’, al posto di un tempio pagano; in origine era costituita da una sola navata, ma in epoca gotica (tra il 300 e il 400) ne furono aggiunte altra due piu’ piccole. La facciata, in un primo tempo poco curata, fu riqualificata a fine ‘300 con mattoni rossi romanici e materiali di recupero mentre l’entrata fu collocata nella parte laterale da dove si accede anche al presbiterio. Durante l’ultima fase dei lavori sono stati dipinti il Cristo in Croce, una santa non identificata sul pilastro di entrata ed un’altra vicina all’immagine di Santa Margherita. Molto belle anche le vetrate colorate, copie create nell’800, i cui originali di Antoine de Lonhy sono conservati al Museo Civico Torinese di Palazzo Madama.

I Provana, una tra le cinque famiglie feudali piu’ importanti del Piemonte, volle fortemente le decorazioni della Pieve di San Pietro, tra queste, oltre a quelle gia’ citate, abbiamo la raffigurazione degli Apostoli, l’Annunciazione e il dipinto dedicato a Santa Caterina; nella cappella che porta il loro nome, invece, troviamo il dipinto sulla vita di San Giovanni in cui si riconoscono anche i simboli della famiglia: il liocorno e i tralci di vite.
La Pieve di San Pietro si aggiunge alle moltissime opere in stile romanico del Piemonte (chiese, castelli, abbazie) che venivano edificate perlopiu’ sulle strade devozionali, come la via Francigena che portava i pellegrini dall’Inghilterra fino a Roma.
Normalmente non e’ aperta al pubblico, ma si può visitare contattando gli uffici comunali o i gruppi di volontari dedicati. In questa chiesa, inoltre, e’ possibile celebrare matrimoni civili assecondando cosi’ la volonta’ di valorizzare ancora di piu’ il patrimonio architettonico della citta’.
MARIA LA BARBERA
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L’incendio nella discoteca svizzera di Crans Montana è una tragedia umana terribile, un inizio d’anno che deve far riflettere. Io non dimentico l’incendio al cinema Statuto di Torino del 1982: una strage che ha provocato una tardiva consapevolezza dei pericoli d’incendio e anche della sicurezza preventiva che mancava quasi totalmente. Addirittura le uscite di sicurezza erano chiuse per impedire ai portoghesi di entrare gratis al cinema. Dopo quell’incendio in Italia ci fu una svolta; intervenne anche la magistratura. Una discoteca fuori norma in una via vicino a piazza Solferino a Torino venne chiusa in modo definitivo dopo la strage dello Statuto. Leggendo gli articoli e vedendo i servizi televisivi sul dramma svizzero, appare una quasi totale mancanza di sicurezza che in un paese come la Svizzera sembrerebbe impensabile. L’idea che noi abbiamo e’ infatti quella di un paese felice , ordinato e sicuro in cui la sventatezza mediterranea è bandita a priori. La discoteca che ha preso fuoco appare invece priva totalmente di sicurezza: niente estintori, niente buttafuori, niente direttore di sala che era assente e lontani. Non si può liquidare la tragedia come una fatalità. Ma anche l’uso “di candele” incendiarie all’interno di un locale chiuso rivela una leggerezza incredibile che andava vietata. Io ricordo che il rarissimo uso di “fusette” di piccole dimensioni avveniva sempre all’aperto nel giardino della nostra villa di campagna . Eravamo bambini, ma i nostri genitori ci dicevano dei pericoli di tali piccoli “ordigni” . E’ vero che i botti di Capodanno hanno provocato in Italia anche quest’anno gravi danni con feriti e un morto. Malgrado i sequestri e gli avvertimenti pubblici anche in televisione, c’è gente che continua in modo irresponsabile a “festeggiare” , mettendo in pericolo la vita propria e degli altri. È ‘ evidente che la prevenzione in Svizzera in questo caso è del tutto mancata, ma credo che vada anche messo in evidenza il modo di festeggiare a dir poco privo di adeguata responsabilità. E si tratta di una gioventù dorata che può permettersi vacanze invernali in luoghi di lusso e che appare acculturata, fermo restando che i clienti dovevano godere di locali sicuri. Tutto il rispetto e una preghiera per i morti e ogni augurio per i feriti , ma qualche riflessione va fatta anche sul modo di far festa a Capodanno. Spiace parlarne, ma putroppo è così, Anche l’eccessivo affollamento al disopra della capienza consentita ha determinato il disastro. Divertirsi con responsabilità senza fare abuso di alcolici dovrebbe una regola di vita. Ma putroppo non è così. Sentirsi liberi a Capodanno di festeggiare in quasi assoluta libertà e’un’idea seducente, ma foriera di pericoli.Anche la scuola dovrebbe fare la sua parte perché il divertimento è anche parte dell’educazione civica.
Secondo uno studio della CGIA di Mestre il Piemonte dal 2019 al 2025 e’ in 12a posizione per crescita economica sulle 20 regioni italiane, ma le previsioni dicono che la crescita economica prevista nel 2026 dovremmo essere al 3* posto. Vediamo la luce in fondo al tunnel ? Non facciamo l’errore che fece il Governo Monti nel 2012 che prese lucciole ler lanterne anche sé quella previsione servi’ alla lista Monti, poi svanita pochi mesi che era entrata in Parlamento. Oggi ci dicono che i nostri brevetti, frutto della industria, sino calati quasi della metà. Con l’ottimismo dei titoli o delle interviste sui giornali purtroppo non si creano posti di lavoro e per molti tra cui molti giovani la precarietà è ancora un destino come ci ha ricordato il Cardinale Repole. Non a caso i primi dati sui saldi ci dicono che in periferia vanno molto meno bene del centro.