ilTorinese

Settore risicolo, Confagricoltura: “Tutelare le produzione”

La clausola di salvaguardia, così come impostata, è un errore e crea gravi problemi alla nostra risicoltura” tuona Giovanni Chiò, presidente di Confagricoltura Novara – Vco alla luce delle recenti notizie che riguardano il Sistema di Preferenze Generali (Spg), in discussione al Coreper (Comitato di preparazione dei lavori del Consiglio Ue). Si tratta di uno dei primi interventi della presidenza belga appena insediatasi, che fa subito discutere: dal 2019 al 2022, il riso godeva di questa protezione a salvaguardia delle produzioni europee e arginava l’invasione di prodotto straniero. Non esiste un rinnovo automatico e il provvedimento, scadendo, è stato rimesso al vaglio del Trilogo, in attesa delle elezioni europee. Tuttavia, un primo passo avanti per reintegrare la validità dell’Art. 29 (attivazione automatica di una clausola qualora le importazioni da un paese superassero una soglia in termini di quantità) è stato compiuto ieri dal Parlamento europeo, sventando un attacco a tutta la produzione nazionale.

Nel tempo, si è perso il focus dell’operazione andando a favorire gli scambi con Paesi extra UE le cui pratiche di coltivazione sono lontane anni luce da quelle attuate nelle campagne piemontesi e italiane. È sufficiente pensare allo sforzo talvolta non remunerativo che le aziende agricole sostengono ogni giorno in termini di investimento tecnologico e del personale, tutela dell’ambiente e sostenibilità per comprendere il motivo delle nostre richieste” precisa Chiò, giovane risicoltore della provincia di Novara.

L’Italia – ricorda Confagricoltura Piemonte – è il principale produttore di riso in Europa e la risicoltura piemontese continua a esserne leader, con una media produttiva annuale che si mantiene intorno agli 8 milioni di quintali di risone, sia della varietà japonica, sia di quella indica.

I dati 2023 mettono in evidenza una diminuzione delle superfici nazionali (211 mila ettari, con un meno 4% rispetto allo scorso anno), ma non in Piemonte. Infatti, nella nostra regione le risaie occupano quasi 214 mila ettari in cui operano 4mila aziende agricole, che raccolgono 1,40 milioni di tonnellate di riso all’anno, pari a circa il 50% dell’intera produzione UE, con una gamma varietale unica e fra le migliori del mondo.

 

Sull’argomento, Benedetto Coppo, presidente di Confagricoltura Vercelli e Biella si è così espresso: “I quantitativi di riso importato senza tariffe doganali dalla Cambogia sono aumentati in modo esponenziale (+104 mila tonnellate dalla scorsa campagna), con pesanti contraccolpi sugli operatori dell’Unione. È in bilico la stabilità del mercato e del reddito dei risicoltori italiani, già gravemente colpiti dalla siccità e dal rincaro dei costi di produzione”.

 

Tutte le provincie piemontesi tirano un respiro di sollievo e il presidente di Confagricoltura Alessandria, Paola Maria Sacco in sintesi, conclude con un passaggio importante sulla qualità dei prodotti: “I nostri risicoltori si attengono a disciplinari e regole molto rigidi, rispondendo a ispezioni in campo e in azienda serratissime per ottenere prodotti salubri e rispettosi dell’ambiente. Non si tratta solo di tenuta del comparto ma della salute del consumatore, pertanto, proseguano alacremente i controlli nei confronti delle navi di riso asiatico che arrivano in Italia. Blocchiamo e rispediamo indietro chi non rispetta i nostri standard sanitari e di sicurezza”.

Il Comune di Chieri si impegna ad acquistare l’ex sinagoga

La Giunta ha approvato una delibera. Ora la parola al Consiglio.

La Giunta ha approvato una delibera con cui si impegna a proporre al Consiglio Comunale l’acquisto dell’ex Sinagoga situata in Via della Pace, con l’intendimento della sua fruizione pubblica quale valore di testimonianza culturale e storica. Lo annuncia il Sindaco Alessandro SICCHIERO: «Appresa la volontà dell’attuale proprietario dell’immobile di alienarlo, abbiamo attivato un’interlocuzione con la Comunità Ebraica di Torino, per valutare le opportunità derivanti dall’acquisto e dal restauro dei locali della ex Sinagoga. Come Comune vogliamo procedere all’acquisto, ma non siamo in grado di affrontare i costi di ristrutturazione, restauro, risanamento e messa in sicurezza degli interni. In attesa di capire se e come la Regione Piemonte vorrà sostenere questo progetto, insieme alla Comunità Ebraica, ci attiveremo per reperire i fondi necessari al restauro, per poi affidare il bene in gestione alla Comunità Ebraica di Torino che ne farebbe una delle sedi del “museo diffuso” che mette in rete sinagoghe e cimiteri in Piemonte, e che curerebbe un allestimento espositivo e didattico incentrato sulla presenza ebraica a Chieri e in Piemonte, promuovendo iniziative ed attività, assumendosi i costi di progettazione e realizzazione dell’allestimento, le spese di manutenzione e di gestione delle aperture e delle visite». 

Nel 1724, a seguito delle Regie Costituzioni di Vittorio Amedeo II che obbligavano gli ebrei a risiedere separatamente, a Chieri sorse il “ghetto ebraico” in via della Pace. All’ultimo piano dell’edificio sito al civico 8, che in epoca medioevale apparteneva alla famiglia Solaro, aveva sede la sinagoga, una delle poche a presentare il soffitto della sala di preghiera affrescato. Nel 1930 la comunità ebraica chierese venne accorpata a quella di Torino. Nel 1935 la sinagoga fu chiusa e gli arredi sacri trasferiti a Torino. Venduta successivamente a privati, è stata trasformata in civile abitazione.

«Sarebbe una grave perdita in termini di testimonianza culturale e storica se il locale dell’ex sinagoga dovesse essere ceduto ad altri privati, oppure conoscere un ulteriore degrado. Per questo desideriamo formalizzare il nostro intento ora con una delibera di Giunta e poi con il voto del Consiglio comunale, che certamente coglierà l’occasione di restituire la sinagoga alla comunità chierese e di trasformare questo bene culturale “fermo”, carico di storia e di memoria, in un luogo aperto a cittadini e turisti». 

“Time Square”, a Torino, è in Borgo Crimea a “Flashback Habitat”

Blasonate “opere d’arte” si specchiano in consumistiche “insegne pubblicitarie” …  e il match è davvero curioso. Senza vincitori né vinti!

Fino al 31 marzo 2024

Corso Giovanni Lanza 75, Torino. Siamo in Borgo Crimea. Qui ha sede da un anno, “Flashback Habitat. Ecosistema per le Culture Contemporanee”, la “casa della cultura condivisa, dove arte e vita sono strette in un binomio indissolubile”. E qui, fino al 31 marzo del prossimo anno, 16 “Stanze” racconteranno di “una metaforica piazza dove convivono a tu per tu” un’insegna pubblicitaria e un’opera d’arte, più o meno datata più o meno (ma prevale il “più”) blasonata. Siamo in “Time Square”, non nella celebre, turbolenta “Times Square” di Manhattan-New York, ma in “Time Square” (al singolare) dove  le parole “tempo” e “piazza” si “scontrano e ricompongono in nuovi significati”. Da questa sensazione nasce l’idea di Alessandro Bulgini, direttore artistico di “Flashback Habitat”, di realizzare la “strana” ma perfino “geniale” (e in ogni stranezza c’è sempre un po’ di genialità) mostra “Time Square. L’arte in piazza trascende il tempo”, che intende “indagare – spiega Bulgini – le connessioni tra arte e vita, esplorando frizioni e convergenze, nello specifico tra insegne pubblicitarie e opere d’arte come accade nelle piazze contemporanee. Un dialogo o, meglio, un match, sviluppato in sedici stanze rappresentative di sedici ipotetiche piazze”“La mostra – continua Bulgini che ne è anche curatore – è stata realizzata con lo stesso fare poetico che caratterizza la nostra idea di ‘Habitat’ dove le eccellenze si confrontano e si potenziano nel loro stratificarsi ed é stata resa possibile grazie all’amicizia con Paolo Genta, geniale architetto e paesaggista e Roberto Spiccia, eccellente artigiano. Entrambi hanno messo a disposizione la loro sensibilità e il loro sapere per rendere completa l’opera”. Per un attimo si possono chiudere gli occhi e riaprendoli non è poi così bizzarra la sensazione di trovarci in una “piazza” dei nostri giorni, stratificazione di tempi, di mode, di paesaggi che hanno mille volte cambiato faccia e mille volte architetture case palazzi. Piazze dove convivono gente e forme e strutture le più diverse, “che da entità geografiche si trasformano in entità socioculturali”. Mai come oggi ci appare accettabile e chiara la risposta del genio, unica e inimitabile icona della Pop Art, Andy Warhol a chi gli chiedeva cosa più gli fosse piaciuto di Firenze. Molto semplice la sua risposta: “La cosa più bella di Firenze è McDonald’s”. Parole da non intendersi come irriverenti nei confronti di una città che, ben si sa, è scrigno di arte superba, ma in cui Warhol ben riassumeva l’idea di luogo dai mille riflessi e dalle mille facce tutte compatibili e condivisibili fra loro. Pur nelle loro più stupefacenti diversità. E allora eccoci alle nostre 16 “piazze” realizzate in “Flashback Habitat”. “Per ogni piazza, su di un lato un’insegna spenta sul bianco algido e minimale della parete a rappresentazione della modernità, sull’altro un’opera su una parete dipinta con colori che hanno riferimenti alla storia dell’arte”. Sedici opere che convivono con sedici insegne pubblicitarie. E anche bene, sotto l’aspetto della mis-en-place. Nulla da dire. E voilà. Si inizia con l’enorme simbolo giallo-rosso a forma di conchiglia di capasanta della “Shell” messo a confronto con la scultura quattrocentesca in legno del viandante “San Rocco” di Giovan Angelo Del Maino, per incontrare (Stanza 2) la “Signorina Grandifirme” realizzata per “Essevi Ceramica Lenci” nel ’37 dal cuneese di Carrù Sandro Vacchetti messa a dialogare con l’insegna della “Peugeot”,  mentre la metafisica “Piazza d’Italia – Malinconia” di De Chirico (1949), viene risvegliata dai suoi onirici voli attraverso il duro confronto con l’insegna di “McDonald’s”. Il rarissimo capolavoro tipografico “Theatrum Sabaudiae” (1697), monumentale opera descrittiva di tutti i domini del duca di Savoia, un vero e proprio mix di finzione e realtà, fronteggia il simbolo della “Lancia”, uno scudo blu con lancia dal sapore araldico; altrove la “Vergine Addolorata” (XVII secolo) di Giuseppe Antonio Petrini si raffronta con l’insegna (bella in grande, come l’Azienda almeno tempo fa) della “Fiat”. Altra “Stanza”: l’opera del fotografo Gabriele Basilico “Beirut” (1991) documenta lo stato di devastazione della capitale del Libano dopo quindici anni di guerra civile, di fronte all’insegna della “Tamoil” che ci racconta lo stesso Libano negli anni 80. E l’iter prosegue, come “match fatti talvolta di coincidenze, altre volte di prolungamenti di storie, di combinazioni fortuite, tutti incontri che stimolano la nostra abilità di elaborare i dati e il nostro immaginario”.

Gianni Milani

“Time Square. L’arte in piazza trascende il tempo”

Flashback Habitat, corso Giovanni Lanza 75, Torino; tel.393/6455301 o www.flashback.to.it

Fino al 31 marzo 2024

Orari: ven. sab. dom. 11/19

Nelle foto: Giovan Angelo del Maino “San Rocco”, scultura lignea, 1490-’95 con “Shell”; Giuseppe Antonio Petrini “Vergine addolorata”, olio su tela, XVII secolo con “Fiat”; Giorgio De Chirico “Piazza dìItalia – Malinconia”, olio su tela, 1949 con “McDonald’s”; Gabriele Basilico “Beirut”, fotografia stampa ai sali d’argento del 2002 con “Tamoil” di Antonio Jordan

Misure antismog, confermato il livello 0 (bianco) fino a lunedì 18 marzo 

E’ stato confermato , sulla base dei dati previsionali sulla qualità dell’aria forniti oggi da Arpa Piemonte,  almeno fino a lunedì 18 marzo 2024 compreso – prossimo giorno di controllo – il livello 0 (bianco) delle misure antismog  che prevedono l’applicazione delle  sole misure strutturali di limitazione al traffico.

Eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, verranno comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entreranno in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e del percorsi stradali esclusi dai blocchi è disponibile alla pagina www.comune.torino.it/emergenzaambientale

TORINO CLICK

Allo sciopero per salvare Mirafiori con gli operai anche impiegati e quadri aziendali

Il 12 aprile lo sciopero per la salvaguardia di Mirafiori sarà una manifestazione unitaria dei sindacati  con i lavoratori di Stellantis e dell’indotto automotive, Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e l’Associazione Quadri.

Otto le ore di sciopero, considerato anche il fatto che agli operai  di Mirafiori  in queste ore  è stato comunicato  il prolungamento della cassa integrazione.

Riguarderà più di 2.200 lavoratori, dal 2 al 20 aprile.

Alla manifestazione parteciperanno, aspetto non comune,  anche gli impiegati e i quadri aziendali.

I manifestanti chiederanno un nuovo modello di auto  per la tutela del  sito produttivo di Torino, oltre ad assunzioni di giovani. Nello stabilimento  l’età media supera i 56 anni.

Allarme bomba al castello di Moncalieri

Ieri allarme bomba davanti al Castello di Moncalieri, sede del Comando del I Reggimento “Piemonte” dei Carabinieri.

Un uomo è sceso da un’auto di passaggio e ha lasciato una valigia in viale Castello 2 Bis. Si è poi dileguato..

L’intervento degli artificieri  ha accertato che la valigia era completamente vuota.

Elezioni regionali, +Europa: “Valutare le opzioni”

“Bene che il PD sia uscito dall’ impasse che lo teneva bloccato da mesi con la proposta di Gianna Pentenero come candidata alla guida del Piemonte rivolta agli altri soggetti della coalizione di cui, lealmente, facciamo parte. Auspichiamo che presto venga convocato il tavolo della coalizione per confrontare questa proposta con eventuali altre indicazioni”. Così il coordinatore regionale di+Europa Flavio Martino in una nota a commento della conclusione dell’ Assemblea regionale del PD di questa mattina. “Lavoriamo per allargare la coalizione il più possibile verso l’ area liberaldemocratica fino a rendere contendibile la guida della nostra regione a Cirio e Marrone”, ha concluso.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Basaglia o Tobino? – La Pro Cultura Femminile – Lettere

Basaglia o Tobino?
Il centenario della nascita dello psichiatra Franco Basaglia che volle la chiusura dei manicomi, ma non capì che non bastava chiuderli perché i malati di mente potessero guarire, suscita ancora oggi costanti polemiche su un tema delicato e angoscioso per migliaia e migliaia di famiglie che hanno avuto o hanno un malato psichico che la chiusura dei nosocomi  abbandonò a sé stessi.
La legge 180  del 1978, scritta male ed applicata peggio, resta una legge non adeguata ,anche se la colpa fu dei basagliani perché il maestro morì nel 1980, appena due anni dopo. Tanto più lucida fu la posizione di Mario Tobino che si oppose alla utopia  buonista di Basaglia, vedendo nella riforma dei luoghi di cura il modo di curare con umanità quelli che venivano definiti  senza pietà matti. Tobino, invitato da me a Torino, fu contestato e non gli venne consentito di parlare. La vera colpa di tutto è dei piccoli seguaci di Basaglia che non ebbero il suo coraggio, la sua intelligenza  e la sua cultura, pur ritenendosi degli eroi come tanti medici torinesi di cui oggi nessuno parla , ma che si ritennero dei rivoluzionari ovviamente comunisti. Per pietà non ne faccio i nomi. Si cercarono, sgomitando, notorietà  effimera e immeritata, speculando con l’aiuto di giornalisti codardi, sulla chiusura di Collegno.  Anche un avvocato ultracentenario morto di recente fu della partita: non si sa  davvero con quale competenza , ma volle esserci anche lui. Già il solo termine “Psichiatria democratica” avrebbe dovuto far inorridire ed oggi dovrebbe  suscitare un riso di scherno per le vere follie demagogiche nate dall’eterno ‘68.
.
La Pro Cultura Femminile
Sono stato a parlare di Bobbio alla Pro Cultura Femminile, nata a Torino nel 1911 che neppure il fascismo osò chiudere. E’ la più antica associazione culturale torinese e insieme all’Aci di Irma Antonetto è  stata la protagonista assoluta della cultura torinese, molto meglio del celebrato Antonicelli che aveva dietro di se’ il Pci, per non parlare di certi club femminili e femministi odierni fatti da madamazze, come le definiva Montanelli, più casalinghe frustrate che donne colte.
Ricordo la presidente Augusta Guidetti Grosso, anglista di fama, con cui trattenni un ottimo rapporto per tanti anni. Ho cercato di imparare ad organizzare un po’ di cultura, guardando all’esempio suo e di Irma Antonetto. La prof. Grosso, pur essendo moglie del sindaco di Torino e famosissimo giurista, era una donna totalmente libera da obbedienze di partito come dimostrò di essere anche il marito. La Grosso invitò a parlare nel 1966 il deputato missino Tripodi su Gozzano e i Crepuscolari. La conferenza non suscitò scandalo ed io studente di liceo andai ad ascoltarla perché già amavo Gozzano prendendo preziosi appunti che mi servirono per la Maturità. Con la prof. Grosso si stabilì un rapporto nel tentativo vano di mettere d’accordo l’associazionismo culturale torinese che in tempi successivi venne manu militari conquistato e piallato dal circolo dei lettori e dal Polo del 900. Ambedue però sbagliarono nella loro operazione di pulizia etnica e di egemonizzazione perché la Procultura e il centro che presiedo non si piegarono. Anche la prof. Grosso non avrebbe mai accettato di ammainare la bandiera gloriosa di oltre 100 anni di cultura libera.
.
LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
.
Le Regionali di giugno
quaglieni penna scritturaDa quanto vedo, i candidati alle Regionali non sono dei migliori soprattutto nel centro – destra, mentre il centro – sinistra è ancora in affanno su un presidente che non avrà successo dalle urne, anche se si alleasse con Appendino in persona e trovasse l’appoggio del quasi novantenne Salza. Mi sorprende che i moderati di Portas si nascondano nella lista civica senza far dimettere il  loro assessore nella Giunta Lo Russo, tenendo il piede in due scarpe. L’assessore moderato in Giunta deve dimettersi! E che dire dell’”assenteista cronico” in Comune dove voleva fare il sindaco, il rag. Damilano, che candida un suo socio o dipendente nell’ industria delle acque, senza considerare il lampante conflitto di interesse con la Regione in tema di acque minerali, bene pubblico e non privato della famiglia Damilano?  Già la lista civica di un vicesegretario di Fi appare ridicola.  Mi sembra che si parta molto male. Negli altri partiti sempre gli stessi nomi senza ricambi. Nessun nome che riguardi la cultura, articolo ormai fuori moda. Posso dirlo? Mi appare un casino.  Vito Lo Cascio
.
Sono totalmente fuori dalla mischia e non intendo esprimere giudizi specifici su operazioni che dimostrano ancora una volta la povertà della politica di oggi, a destra e a sinistra. Ambedue mancano di una classe dirigente locale e nazionale. Ma il peggio è in Calenda e in Renzi che ormai dovrebbero limitarsi a passare le proprie ore ai giardinetti . “Torino bellissima” appare politicamente ormai morta, pur avendo avuto ed avendo molti consiglieri comunali in carica. Un bel progetto che non è stato coltivato. Adesso anche “Torino bellissima” si rifugia sotto l’ombrello protettivo di Cirio. La lista civica dovrebbe portare voti, qui sembra invece che tutti si attacchino a Cirio per sperare in un seggio sicuro. Molti si illudono perché i seggi sicuri sono solo quelli del listino di cui non si sa nulla.
.
Matteotti
Il centenario del delitto Matteotti moltiplica i libri sul tema, da parte di ex comunisti che hanno sempre disprezzato il socialista Matteotti. Libri stantii, ripubblicati con lievi correzioni che negano o svalutano il valore socialista di Matteotti per ripetere la solita vulgata antifascista. In testa a tutti si distingue il Polo del ‘900 e l’istituto Salvemini, come sempre allineato e coperto sull’estrema sinistra dopo la morte di Valerio Castronovo, uno storico vero.  Gino Lugli
.
Sono anch’io impegnato con un piccolo libro per ricordare Matteotti e quindi mi astengo dal dare giudizi. Certo la storia è molto distante da certi autori che sono dei politicanti di lungo corso o dei semplici giornalisti che non sanno la storia.

Resistenza e ANPI fanno 80: “Canti Resistenti” e “Canzoni in libertà”

L’’ANPI torinese festeggia in musica l’ottantesimo anniversario delle due ricorrenze

Martedì 19 e venerdì 22 marzo

“80anni dalla e di Resistenza”: sotto questo titolo-slogan, l’“ANPI – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia” celebra a Torino l’ottantesimo compleanno arrivato proprio con l’arrivo del 2024. Anno importante per l’Associazione, costituita il 6 giugno del 1944 a Roma dal “CLN – Centro Italia” (sotto la Presidenza dei componenti del Comando Generale del “CVL – Corpo Volontari della Libertà”, da Cadorna a Parri, da Mattei a Stucchi e ad Argenton) mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista. E quattro volte venti segna anche l’età della “Resistenza Partigiana” (8 settembre 1943 – 25 aprile 1945), in cui sono da individuarsi le origini stesse della “Repubblica Italiana”. Un duplice importante anniversario che, a Torino, “città medaglia d’oro” della “Resistenza”, nonché città che fu coraggiosa protagonista degli scioperi del marzo ’44, quando ben 70mila lavoratori scesero in piazza incrociando le braccia, sarà ricordato con due concerti richiamanti il “valore della Libertà” e che si terranno in questo mese di marzo.

Il primo appuntamento è in programma martedì 19 marzoore 20, presso la “Sala Fortino”, in Strada del Fortino 20. La serata, ad ingresso libero, ha come titolo “Canti Resistenti” e vedrà protagonisti “Mattia Martinengo e gli Psiconauti”Anna Spray“Il Quaderno Rosso” (gruppo nato con l’intento di reinterpretare canzoni di lotta e brani che negli anni hanno raccontato avvenimenti della storia del nostro paese) e la band degli Zyp, il cui sound  è “frutto di una commistione di sfoghi, speranze e dolcezza ed i cui testi rispondono all’urgenza di una gioventù consapevole e complessa, che guarda all’ambiente urbano in cui è immersa come ad una giungla in cui si sente tribù”.

Il secondo appuntamento è, invece, in programma per venerdì 22 marzoore 21, al “Teatro San Secondo”, in Via San Secondo 8, che ospiterà il concerto “Canzoni in libertà. Mille papaveri Rossi”, con protagonista il “NuvoleIncanto Quartet” (sempre a ingresso libero).

I due concerti sono realizzati con il sostegno del “Comitato Resistenza e Costituzione della Regione Piemonte”. E, in proposito, commenta Daniele Valle, presidente del “Comitato” e vicepresidente del Consiglio Regionale: “Ogni anno cerchiamo di celebrare la ‘Festa della Liberazione’ non solo con le tradizionali commemorazioni istituzionali e i momenti di approfondimento storico, ma promuovendo eventi che auspichiamo servano a coinvolgere le giovani generazioni e a ricordare loro che 80 anni fa, ragazzi e ragazze della loro età diedero la vita per consentire a noi, oggi, di vivere in un Paese democratico. Perché il 25 aprile è un momento di gioia e, al tempo stesso, occasione di riflessione sul nostro passato per non perdere la ‘Memoria’ di ciò che è stato e farne linfa del nostro impegno per un futuro libero, giusto e pacifico”. Sempre nel segno di quell’antifascismo che “deve essere inteso oggi – sottolinea, da parte sua, Nino Boeti, presidente dell’‘ANPI’ provinciale – come lotta contro chi minaccia le libertà individuali, che nega la giustizia sociale, che discrimina i cittadini, che usa la violenza come strumento politico. Resistenza fu sacrificio, sofferenza, fame, freddo. Ma fu anche gioia. Quella di sentirsi in tanti dalla parte della giustizia e della Storia”.

Per info: tel. 011/2452976 o info@anpitorino.com

Gianni Milani

Nelle foto:

–       Immagini guida degli appuntamenti musicali

–       Daniele Valle

–       Nino Boeti