Si è recentemente tenuto, presso la sala consiliare del Municipio di Oulx, un importante meeting formativo rivolto agli agenti della Polizia di Frontiera di Bardonecchia ed Aosta, nonché agli operatori dell’organizzazione non governativa Save the Children.
Il seminario nasce dalla collaborazione fortemente voluta dai vertici della Polizia di Stato – Direzione Centrale della Polizia delle Frontiere e dell’Immigrazione e Save the Children ed è finalizzata ad accrescere le competenze specialistiche degli operatori che si trovano, sempre più spesso, a svolgere la propria attività a contatto con minori stranieri non accompagnati.
I lavori sono stati aperti dal Sindaco dott. Andrea Terzolo, il quale ha elogiato l’operato della Polizia di Frontiera di Bardonecchia, per l’impegno profuso sul territorio dell’Alta Valle di Susa e di Oulx in questi quasi tre anni di attività, anche in relazione ai notevoli flussi di migranti in transito verso la Francia.
Le tematiche affrontate hanno avuto come filo conduttore la protezione dei minori migranti in emergenza, i fattori di rischio, l’osservazione degli indicatori di vulnerabilità e i meccanismi di segnalazione, con un approccio e una comunicazione “child-friendly”, sino ad un confronto sui fenomeni della tratta e dello sfruttamento, per sviluppare una funzionale interazione con il minore in frontiera.
Nel corso delle sessioni formative curate dalla Polizia di Stato sono stati descritti i modelli di cooperazione con le Autorità d’oltralpe e la stretta interazione con il terzo settore e le varie realtà del territorio, che hanno permesso di affinare la capacità di contrasto della criminalità transfrontaliera e le buone prassi di gestione dei flussi migratori, in un’ampia area di confine, che comprende i principali valichi del Frejus, Monginevro, Moncenisio e Colle della Scala, ma anche i più insidiosi sentieri alpini, che impongono una particolare attenzione ai profili di soccorso in montagna dei migranti.
Proprio riguardo alla tutela dei minori stranieri non accompagnati e le persone con fragilità, si è notato come grazie anche alla collaborazione dei Servizi Sociali e della Croce Rossa si è notevolmente ridotto il tempo di permanenza del minore in frontiera, prima del suo collocamento presso le strutture individuate sul territorio.
In tale contesto, proprio riguardo alla tutela dei minori stranieri non accompagnati e le persone con fragilità, è stato illustrato il percorso con cui, in questi anni, in stretta sinergia con i Servizi Sociali e la Croce Rossa di Susa, a fronte di un significativo incremento numerico di migranti in transito dall’Alta Valle di Susa, si è notevolmente ridotto il tempo di permanenza del minore in frontiera, prima del suo collocamento presso le strutture individuate sul territorio.
Al termine dei lavori è stata condivisa l’estrema utilità di una formazione che metta a fattor comune il contributo di tutti gli attori coinvolti nella gestione delle persone vulnerabili, per accrescere il livello di efficacia del sistema di gestione del fenomeno migratorio, attraverso competenze professionali di alto livello, conoscenza delle specificità del territorio e profonda sensibilità per gli aspetti umanitari.

non è imprescindibile aver letto prima, ma è utile), vent’anni dopo e abbiamo il piacere di ritrovare i personaggi molto maturati con i loro figli, i loro nipoti, le loro responsabilità e la loro capacità unica di essere una famiglia sui generis, una famiglia tra Spagna e Impero turco,che deve accogliere nuove persone, abbracciare altri dolori, contemplare altre perdite e ricordarsi che una sola cosa può essere più forte dell’odio e della vendetta: l’amore, oltre qualsiasi pregiudizio. E, in una famiglia tanto accogliente e stupenda, c’è posto per tutti. C’è posto per Mita, una ragazza fiorentina che si trova prigioniera dei corsari e che crede di aver perso tutto sul ponte della nave dove vede il padre assassinato dai suoi amici e che trova l’amore e una nuova casa, per scoprirsi più forte di quello che credeva. C’è posto per Alejandra, la divertente domestica di Mita, che non ha mai perso la fede ed è riuscita a reagire e a farsi amare con la sua forza, il
suo coraggio e il suo sorriso. C’è posto per tutti quelli che vogliono restare, tornare, arrivare. E, soprattutto, ancora una volta, c’è posto per loro, per coloro che hanno creato tutto questo e che tengono in piedi il loro amore, insegnandolo agli eredi: Pedro, Maria, Masuud, Aisha e Ali ci insegnano che l’unico modo per essere fratelli non è possedere lo stesso cognome e/o lo stesso sangue o vivere insieme, ma esserci nei momenti di dolore per cercare di guarirlo e in quelli di felicità per renderla più completa.


Di padre in figlio. E, perché no? Di nonno a nipote, passando per il figlio – padre. La “dinastia” dei Rigorini si inserisce nel gruppone ben nutrito delle “famiglie artistiche” che hanno fatto la storia dell’arte subalpina. Dagli Edel agli Alloati, dai Reduzzi ai Guasco ai Cambursano fino ai Caffaro Rore e alle più celebri Casorati e Olivero Pistoletto, tutte sono state ricordate in più o meno recenti mostre tenute negli spazi espostivi del “Collegio San Giuseppe” di via San Francesco da Paola, a Torino. E ampiamente, anche i Rigorini, hanno avuto spazio in molteplici Collettive, realizzate nelle Sale dell’Istituto diretto dai Fratelli delle Scuole Cristiane. Ora a Luigi Rigorini sr(Galliate, 1879 – Torino, 1956), ad Antonio Rigorini (Torino, 1909 -1997) e a Luigi Rigorini jr (Torino, 1960), il “San Giuseppe” dedica, fino a sabato 23 marzo, una rassegna a tre (“Una dinastia di artisti: i Rigorini”) volta a presentare l’enorme e grandiosa operazione artistica compiuta dall’ultimo decennio dell’Ottocento fino ai giorni nostri da nonno, figlio e nipote.



Un altro colore tipico della città sabauda è “il rosso”, questo colore fa aumentare il battito cardiaco in chi lo osserva, l’aumento del battito cardiaco può essere tradotto dal nostro cervello come eccitazione o come voglia di fuggire, è quindi molto rischioso colorare intere pareti dei locali di color rosso, ma ci sono luoghi che se lo possono permettere perché hanno saputo fare di quel colore il loro punto distintivo. Tra di essi la “Caffetteria Clarissa” di Via Po a due passi dalla Gran Madre. La caffetteria ha un’ampia vetrina spesso decorata a tema stagionale con all’interno numerose torte appena sfornate. Entrando il locale è tutto rosso e bianco, adatto per l’inverno perché dà l’idea di calore e ricorda il Natale, in ogni angolo piccole lucine danno all’ambiente un tocco fatato. Un ampio tavolo vetrato accoglie i golosi con pasticcini e biscotti fragranti, anche senza zucchero, per chi è più attento alla linea. Al piano inferiore ci sono 3 ambienti tutti diversi ma sempre tutti rossi e bianchi, le pareti e i tavoli sono adornati da cuori e lo stesso menù è scritto in un grosso cuore di cartoncino. Clarissa, il nome del locale ma anche della proprietaria che ci racconta che ogni torta nasce con cura e passione. Tra i dolci troviamo la torta con la pasta frolla, la crema pasticcera e le fragole fresche, la meringata, la torta al cioccolato e pere o la morbida cioccolato amaretti e pesche. Tutte da abbinare con tisane profumate. Clarissa ha scelto il colore rosso per le pareti del locale per l’amore che trasmette ed effettivamente numerosissimi sono i clienti che frequentano questo locale non solo per la qualità è la bontà dei prodotti ma anche per la location così particolare e le calde sensazioni che si percepiscono.
Un altro colore molto particolare per un locale è “il verde”, questo colore trasmette fiducia e aiuta ad aumentare la concentrazione, molto adatto quindi nei luoghi di lavoro o nelle stanze dove si studia. Tutto ciò che richiama il verde e la natura ha sul corpo umano questo effetto, anche guardare un prato o degli alberi fuori dalla finestra. Tra i locali che scelgono questo colore c’è “Avocuddle Cafè” che si trova nella Galleria Umberto I° vicino a Porta Palazzo. Il locale ideato da Giorgia e Luca, due giovani ragazzi appassionati di viaggi e cibo ha la parete più ampia interamente disegnata con foglie di avocado verde smeraldo e lucine colorate, nelle pareti adiacenti molti altri elementi tutti riconducibili alla natura come fiori, vasi o mensole in legno, quest’ultimo un materiale che fa provare apertura e calore in chi lo guarda, molto adatto quindi per qualunque locale di socialità, tipico infatti delle baite di montagna.