È stata inaugurata a Palazzo Barolo, una mostra di stampe giapponesi.
Nelle storiche stanze di via delle Orfane, nel buio provocato esaltano le stampe multicolori che rappresentano atmosfere malinconiche e colori brillanti.

Oltre 80 opere provenienti da collezioni private e raccolte sapientemente dalla curatrice Paola Scrolavazza sotto la guida artistica di Marco Fagioli.
Shinhanga La Nuova Onda delle Stampe Giapponesi(periodo 1912-1936 )la nuova Xilografia,
Ritratti di donne, sguardi, azioni quotidiane, paesaggi e scorci dell’ epoca fino alle immagini degli attori, il Kabuki che dal 1652 fu vietato alle donne.

Quindi solo uomini che impersonavano ruoli eroici e leggendari, tutti con ampi costumi folkloristici e trucchi variopinti, completa l’esposizione un’ampia varietà di kimono ed oggetti unici.
La mostra sarà visitabile fino al 30 giugno
Gd



volgarità di Bramieri, abbiamo chiaro chi fosse Chiari. Andò con Mussolini a Salò e si lasciò sedurre dalla cocaina come molti altri attori. Ebbe un tramonto triste. Lo ricordo in un teatro Alfieri semi vuoto: una grande tristezza. Eppure fu uno dei più grandi comici italiani. Dimenticarlo oggi appare meschino oppure è il segno dei tempi bui che viviamo. Fu tanto più grande di D’Apporto e di Campanini anche loro dimenticati. Chiari fu secondo solo a Rascel. In Tv era molto meglio della coppia Vianello-Mondaini e anche della coppia Tognazzi – Vianello. Tutti provenienti dalla Rsi e transitati in Rai senza problemi. Solo Nuto Navarrini ebbe difficoltà a “riciclarsi” . Ma Walter Chiari oltre ad essere un grande professionista ebbe anche le fierezza intima di rimanere sé stesso senza mai eccedere. Era la raffinatezza del teatro di Terenzio rispetto a quello di Plauto infarcito di battute dozzinali estranee al repertorio di Chiari.
Rispetto un ottuagenario ormai a riposo ed evito le polemiche sterili perché fatte tra persone che non possono intendersi perché troppo diverse. Se penso a esponenti della corte sabauda come Vittorio Prunas Tola o Umberto Provana di Collegno che conobbi in passato e vedo gli attuali cortigiani rabbrividisco.
Avrei preferito che lei avesse deciso di uscire allo scoperto con tanto di firma, ma io pubblico la Sua lettera egualmente, senza toccare una virgola, al di là del fatto di condividere o non condividere le sue riflessioni che possono riferirsi, penso, all’associazionismo Lionistico, Rotaryano o di qualche altra sigla minore. I Suoi toni mi sembrano ingenerosi anche perché nessuno è obbligato a rimanere socio e tutti i Suoi problemi – se reali – Lei li risolve con una bella letterina di dimissioni. Io vado spesso volentieri a parlare, ospite di questo associazionismo e mi sono sentito sempre a mio agio e non ho mai subito dei veti o delle restrizioni. Sono luoghi di libero dibattito. Se qualche esponente di quell’associazionismo, vuole intervenire, sarei lieto di pubblicare delle repliche. Non c’è bisogno di nessuna difesa d’ufficio da parte mia. Faccio solo una riflessione oggettiva: l’associazionismo nel suo insieme purtroppo è in crisi. Io fui socio in passato di un club di circa 150 soci molto autorevoli. Forse quell’esperienza appartiene al passato. Il Covid, il pc, la vita professionale e sociale di oggi hanno inciso pesantemente. Quale sarà l’associazionismo del futuro? Non saprei rispondere, ma credo che la necessità di ritrovarsi insieme tra uomini e donne in libertà in un clima di amicizia sia destinata a vivere anche nel futuro. Nessun collegamento a distanza potrà sostituire l’incontro tra persone. Creda a me, lasci stare i club libertini del ‘700 tanto amati da Scalfari: io li ho studiati all’Università con Venturi e non sono un modello né per l’oggi né per il futuro.