Si sono svolte oggi le votazioni per il rinnovo delle cariche sociali di Ascom Confcommercio Torino e provincia.
Le votazioni hanno decretato un nuovo mandato alla presidenza di Ascom Confcommercio Torino e provincia per Maria Luisa Coppa. A riconfermarla alla guida dell’Associazione del Commercio, Turismo, Servizi e Trasporti torinesi, è stata l’Assemblea Elettiva riunita oggi in via Massena per il rinnovo delle cariche sociali.
Il gruppo che affiancherà la Presidente è costituito da 7 Vicepresidenti, in rappresentanza dei settori del Commercio, del turismo, dei servizi, dei trasporti. Sono riconfermati Enzo Pompilio, Gino Mattiolo, Giovanni Dell’Agnese, Marco Cossa e Mauro Rosada. Entrano a far parte del Comitato di Presidenza Vincenzo Nasi, presidente di Epat e Fabio Borio, presidente di Federalberghi Torino. L’Assemblea elettiva ha inoltre provveduto ad eleggere Consiglio, i Revisori ed i Probiviri.
Un manifesto di circa cento persone, in verità non tutti intellettuali (evito di citarne i nomi), merita sempre attenzione. Se poi a ispirarlo e illustrarlo è un avvocato di lungo corso come Fulvio Gianaria, esso merita di essere letto e meditato. A due mesi dal voto, appare strumentalizzabile e anche un po’ fuori tempo perché il manifesto di Croce del 1926 ebbe ben altre firme e guardava al fascismo con una profondità di pensiero che qui non si coglie anche perché oggettivamente non ci sono le condizioni per scriverlo. Manca anche l’interlocutore Giovanni Gentile e il delitto Matteotti. Fa sorridere Elena Caffarena, figlia del più noto Mino, funzionario e dirigente del PLI , quando scrive: “ Ci unisce il desiderio di vedere un nuovo Risorgimento. Vogliamo ispirare chi la pensa come noi”. L’idea sarebbe buona, ma mancano gli ispiratori. Neanche una parola diretta a sostegno di Israele, ma solo giri di frase. I liberali, i liberal-democratici sono stati sempre dichiaratamente filoisraeliani. Stupisce la conversione al liberalismo di Massimo Negarville, figura oggettivamente lontana da vecchi e nuovi risorgimenti, anche lui autorevole firmatario. Gobetti nel suo slancio non sempre rigoroso aveva un’attenuante: era giovane ed immaturo. Un‘attenuante che non si può concedere a molti dei firmatari. Sempre cento o quasi, come quelli che ebbero bisogno dell’Ungheria invasa per dimettersi dal PCI togliattiano che difendeva i carri armati di Mosca. I liberali non si agitano per l’eguaglianza sociale ma per libertà che consente ai più capaci e meritevoli di liberarsi dal soffocante egualitarismo livellatore. Farmacisti, politicanti vari della I repubblica e improvvisati saggisti provenienti dal pci, si sono dimenticati anche di denunciare la corruzione correntizia in particolare del Pd odierno che allontana dal voto i cittadini e dà il potere ai capi bastone, fomentando il populismo di ogni colore, anch’esso incompatibile con il liberalismo. Non sono dimenticanze da poco. Ma molti il liberalismo l’hanno conosciuto in un corso al Cepu, come dice Dino Cofrancesco.



