ilTorinese

Come favorire l’occupabilità dei Neet

Catania, Udine e Torino ospiteranno le nuove edizioni di NeetON, il progetto di formazione che ha l’obiettivo di favorire l’occupabilità dei Neet (Not in Education, Employment or Training) attraverso specifici corsi di formazione. Partito nel 2019, il progetto conta già sedici edizioni completate a cui si andranno ad aggiungere le tre previste nel corso di quest’anno.

Secondo i dati Eurostat riferiti al 2022, in Italia la percentuale di Neet, giovani tra i 15 e i 29 anni che non si formano, non studiano e non lavorano, è la più alta in Europa per quanto riguarda la popolazione maschile. Per le donne, invece, si registra il secondo peggior risultato. Per questo, Bosch Italia, in collaborazione con LabLawManpowerGroupFondazione Human Age Institute e la Corporate Academy Bosch TEC, ha deciso di avviare anche nel 2024 NeetON, il progetto nato con l’obiettivo di trasferire competenze tecniche e trasversali che consentano ai Neet di entrare ed essere competitivi nel mondo del lavoro.

Sono stati oltre 230 i Neet che hanno partecipato alle sedici edizioni precedenti, durante le quali sono state erogate più di 2.400 ore di formazione suddivise tra lezioni, incontri di orientamento e pillole formative in presenza e online, con la possibilità per gran parte dei partecipanti di consolidare il percorso con un’esperienza lavorativa. Circa l’80% dei partecipanti al progetto, infatti, ha avuto l’opportunità di intraprendere una carriera professionale dopo 6 mesi dal termine del progetto. Il 2024 vedrà tre nuove edizioni che coinvolgeranno in totale più di 50 ragazzi. Si punterà su due figure professionali: tecnico dell’automazione industriale e operatore Industry 4.0.

A partire dal 18 marzo, Catania ospita per la prima volta NeetON presso Isola Catania, l’Innovation Hub di cui ManpowerGroup, con Experis, è partner, con l’obiettivo di creare sinergie per la crescita del territorio e l’incontro tra le persone che cercano lavoro, formazione e le realtà tecnologiche e industriali che caratterizzano quest’area, una delle “Tech Cities” secondo una ricerca di ManpowerGroup. In questa sede il corso NeetON ha l’obiettivo di formare giovani tecnici dell’automazione industriale. Il 3 aprile partirà poi una nuova edizione a Udine per diventare operatori Industry 4.0. Per partecipare, i ragazzi disoccupati da almeno 12 mesi, entro i 35 anni di età e residenti in Italia, possono inviare la propria candidatura sul sito Manpower al seguente link. Infine, in autunno, NeetON tornerà nella città di Torino, chiudendo gli appuntamenti del 2024.

I partecipanti seguiranno lezioni in presenza e potranno consultare contenuti e approfondimenti tramite piattaforma digitale. A questo, si aggiungeranno i project work, grazie ai quali avranno l’opportunità di applicare concretamente le nozioni apprese, confrontandosi con le aziende per facilitare così il processo di ingresso nel mondo del lavoro.

Formazione e orientamento dei giovani, uniti alla responsabilità e alla sostenibilità sociale, sono temi al centro dell’attenzione di Bosch. NeetON ne è un chiaro esempio perché si pone l’obiettivo di restituire fiducia e motivazione ai ragazzi che non studiano e non lavorano, contribuendo così alla costruzione del loro futuro professionale. In particolare, le edizioni di quest’anno puntano a formare figure specializzate, in linea con le nuove esigenze del mercato del lavoro sempre più contraddistinto dalla trasformazione digitale”, ha dichiarato Roberto Zecchino, Deputy General Manager & Corporate Vice President Human Resources Bosch Group South Europe.

“LabLaw ha sempre, convintamente, creduto nella formazione dei giovani sin dalle sue origini, a maggior ragione quando questi non hanno o hanno “perso” un percorso di crescita. Muovendo da questo assunto LabLaw sostiene il progetto NeetON, che nel tempo ha dimostrato di essere una formula di successo per far emergere il potenziale dei giovani. Immaginiamo, quindi, NeetON come una mano tesa alle nuove generazioni che hanno l’obbligo di raccogliere l’opportunità per intraprendere o riprendere un percorso all’interno della società come protagonisti attivi del proprio futuro”, ha spiegato Francesco Rotondi, Name Partner LabLaw.

“Il nostro progetto NeetON si evolve continuamente per offrire opportunità sempre mirate e calzanti rispetto al mercato del lavoro attuale e ai territori specifici. Da cinque anni crediamo e ci impegniamo in questo progetto, perché penso che solo con una sinergia come quella che si è creata tra i partner si possano ottenere risultati concreti e accompagnare realmente i giovani NEET verso il mondo del lavoro”, ha dichiarato Anna Gionfriddo, Amministratrice Delegata di ManpowerGroup Italia. “Allo stesso tempo, con il 75% di aziende che dichiarano un talent shortage, veniamo incontro alle aziende nella ricerca di talenti, sempre più complessa, e accompagniamo distretti e territori nelle peculiarità della crescita delle aziende nell’ambito della tecnologia, dell’automazione e del green, i temi più cruciali nell’attuale mondo del lavoro”.

 

Segui il progetto e candidati ai percorsi NeetON: https://www.manpower.it/it/trova-lavoro/aziende/neeton

 

Marrone (Fdi): “Tolleranza zero contro lo spaccio di droga”

L’assessore regionale Maurizio Marrone ha commentato sui social il recente incremento della presenza dei militari  di “Strade sicure” in zone di Torino come  Barriera di Milano e san Salvario contro lo spaccio di droga. “Da quando al governo dell’Italia c’è Giorgia Meloni le richieste del territorio vengono ascoltate. Tolleranza zero per lo spaccio di droga!”. Marrone lancia anche una stoccata al Pd: ” Chissà come rilancerà il PD che da una parte chiede più presidi delle forze armate e dall’altra frigna contro la “militarizzazione”? Ma, soprattutto, che ci importa?”

Tutti in Europa (tranne uno)

EDITORIALE

di Adolfo Spezzaferro direttore de “L’identità”

Nell’anno elettorale mondiale per antonomasia – ora la Russia a novembre gli Usa -, le Europee assumono un ruolo più importante del solito, di sicuro più che in passato. Il vento di destra che soffia sul Vecchio Continente potrebbe rivelarsi non una folata isolata ma una tempesta che potrebbe sconquassare gli equilibri del Parlamento europeo. Ciò significherebbe, tanto per fare un esempio, che l’attuale governo di destra-centro guidato da Giorgia Meloni avrebbe un ruolo fondamentale anche a Strasburgo…

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Tutti in Europa (tranne uno)

Auto si schianta contro un muro: quattro ragazzi feriti in ospedale

Ieri una Fiat Panda con a bordo quattro ragazzi ventenni è finita violentemente contro il muro  di un’abitazione. Sono  intervenuti il 118, i Vigili del Fuoco di Mathi e i Carabinieri di Venaria per verificare le cause dell’incidente. I giovani hanno ricevuto  le prime cure sul posto e sono stati poi trasportati all’ospedale di Ciriè.

I giovani CRI del Piemonte a confronto

Si è svolta nel fine settimana  l’ultima Assemblea Regionale dei Giovani CRI di questo mandato 2020-2024. Una due giorni di confronto e workshop ospitata alla Certosa di Pesio (CN). Attraverso laboratori e momenti di discussione sono stati analizzati i risultati raggiunti e i cambiamenti avvenuti in questi quattro anni nella gioventù della CRIPiemonte, con lo sguardo verso il prossimo futuro dell’ Associazione e della sua rappresentanza giovanile.

(Facebook)

Il fair play di Cirio: “Con Pentenero campagna basata sul rispetto”

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Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ieri ha commentato con fair play la notizia della candidatura di Gianna Pentenero  come sua avversaria del Centrosinistra alle elezioni regionali di giugno 2024. “E’ una persona che ha una grande conoscenza della macchina amministrativa regionale. È il miglior presupposto per una campagna elettorale fatta sul rispetto delle persone e degli avversari”. Intanto le prove di “campo largo” tra Pd e M5S in Piemonte stentano a decollare nonostante l’invito di Pentenero al dialogo tra le due forze politiche. Le distanze su temi come la Tav e le tensioni del passato tra Lo Russo e Appendino sembrano non lasciare speranze per un’alleanza.

Il Sappe: “Altro episodio violento in carcere contro gli agenti”

 
 
Ennesimo fatto violento all’interno delle carceri piemontesi. Vicente Santilli, segretario nazionale per il Piemonte del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, racconta quanto avvenuto nelle ultime ore nel penitenziario di Novara: “Nella giornata di sabato, si è verificato l’ennesimo evento critico. Due detenuti (uno dei quali psichiatrico) stranieri hanno litigato tra di loro: ad avere la peggio, ancora una volta, è stato il personale di Polizia Penitenziaria, segnatamente il Sovrintendente di sorveglianza, che è dovuto ricorrere alle cure del vicino ospedale per la frattura di una mano. Solo grazie al professionale intervento del personale di Polizia Penitenziaria si è dunque evitato il peggio. La situazione è insostenibile: al collega ferito va la mia solidarietà e l’augurio di una pronta guarigione”.
Anche Donato Capece, segretario generale del SAPPE, esprime solidarietà al poliziotto ferito a Novara ed è impietoso nella sua denuncia: “Cambiano governi, Ministri della Giustizia e Capi del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ma non cambia l’indifferenza verso le violenze che quotidianamente subisce la Polizia Penitenziaria: aggressioni, colluttazioni, ferimenti contro il personale, così come le risse ed i tentati suicidi, sono purtroppo all’ordine del giorno. Ma sembra che a nessuno freghi nulla”. “Importante e urgente”, prosegue, “è invece prevedere un nuovo modello custodiale. È infatti grave che la recrudescenza degli eventi critici in carcere si è concretizzata proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria. Esattamente come la Sezione del carcere di Novara dove è avvenuto questo grave fatto”. Per Capece, “servono interventi urgenti e strutturali che restituiscano la giusta legalità al circuito penitenziario intervenendo in primis sul regime custodiale aperto, anche prevedendo la riapertura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari dove mettere i detenuti con problemi psichiatrici, sempre più numerosi, oggi presenti nel circuito detentivo ordinario. La Polizia Penitenziaria è veramente stanca di subire quotidianamente gratuite violenze per l’incapacità di una Amministrazione che non riesce ad intercedere ai livelli politici competenti, anch’essi sicuramente non esenti da gravi responsabilità“.

Punto 17 Agenda 2030 Partnership

4 / MERCATO ITINERANTE

Per concludere il nostro approfondimento sul Mercato Itinerante, l’ultimo argomento che tratteremo riguarda l’importanza per le nuove PMI di non solo creare opportunità lavorative ma anche di farlo attraverso processi che generino impatti ambientali, alimentari e sociali positivi. Questo principio rispecchia l’obiettivo 17 dell’agenda 2030, ovvero promuovere partnership e cooperazione per facilitare il raggiungimento di obiettivi comuni.

In questa ottica, è stata avviata una collaborazione tra Mercato Itinerante e la Fondazione Collegio Universitario Einaudi. Attraverso una pagina web dedicata, i collegiali hanno l’opportunità di accedere al servizio del Mercato Itinerante, potendo così acquistare alimenti sani e contribuire a sostenere la rete locale, riducendo allo stesso tempo le emissioni di CO2, l’uso di plastica e l’inquinamento acustico.

Si stima che siano 40.000 gli studenti universitari provenienti da altre regioni d’Italia. Interessante è analizzare quanti di questi decidano di rimanere a lavorare in Piemonte dopo la laurea: il 65% trova occupazione nella regione entro un anno dal conseguimento del titolo, percentuale che sale al 68% dopo cinque anni. Il 6% si trasferisce all’estero, attratto da migliori condizioni lavorative e stipendi più elevati, mentre il restante 29% si sposta in altre regioni italiane, prevalentemente del Nord, o ritorna nella propria regione di origine. Tra i residenti in Piemonte che si sono laureati negli atenei locali, l’80% rimane a lavorare sul territorio.

Mercato Itinerante condivide gli ideali di Réseau Entreprendre, un’organizzazione che supporta i neo-imprenditori desiderosi di creare nuovi posti di lavoro nel proprio territorio e di contribuire allo sviluppo di un ecosistema locale solido.

Il motivo di questo interesse, conclude Eman Saffo, fondatore di MI, nasce nell’importanza di integrare gli studenti universitari nel capoluogo piemontese, offrendo servizi e iniziative che li aiutino a conoscere e apprezzare maggiormente la città, in modo di aumentare il benessere e qualità della vita, così da poter aumentare le chance per decidere di rimanere a Torino.
Questo non solo arricchirà Torino di individui altamente qualificati, ma avrebbe benefici per tutta la comunità urbana.

Nella speranza d’incontrare progetti come questo, non ci rimane che augurare un in bocca al lupo a Mercato Itinerante.

I “qualunque” di Fosse sotto la guida di Binasco, “con amore e per amore”

Sino a domenica 24 le repliche sul palcoscenico del Carignano

 

La semplicità di un ambiente, spoglio, freddamente essenziale. Una porta da cui s’arriva e si esce, un frigo e un divano con buttata sopra una coperta rossa entro cui coprirsi, entro cui nascondersi, una lavatrice e una macchinetta del caffè, un paio di brutte sedie e un misero tavolo attorno al quale non si siederà mai nessun componente di quella “disunita famiglia”, nessun componente di questa gente “qualunque”. Sul fondo una parete su cui a poco a poco prendono a espandersi macchie di colore, rosse blu nere, e poi la silhoutte di un giovane corpo femminile e poi la scrittura di una parola che sentiremo spesso, niente. Non si sa niente, non succede (quasi) niente, non si ama, non si perdona, non si prova affetto o comprensione, non si dice: “Non so dipingere, non ho mai dipinto un bel quadro in tutta la mia vita”, dice in un urlo Donna, impietosa nel guardare quella sua opera che s’è allargata sul muro, da sempre insicura, avvilita, frustrata, sola – ma quanto è difficile stare soli -, una vita fatta di niente appunto, di odi, di non rapporti, di solitudini, di incertezze. Di un passato che non è stato e di un presente che non è. Un ambiente semplice che è l’involucro della “Ragazza sul divano” (nella traduzione di Graziella Perin, un testo scritto già più di vent’anni fa), ancora un testo, forse il quinto o il sesto, di Jon Fosse – classe 1959, convertito al cattolicesimo, premio Nobel per la letteratura lo scorso anno, “per le sue opere innovative e la sua prosa che danno voce all’indicibile” – ad aver preso il cuore di Valerio Binasco e ad averlo spinto ancora una volta a metterlo in scena “con amore e per amore”: produce lo Stabile di Torino – Teatro Nazionale con il Teatro Biondo di Palermo, in scena al Carignano sino a domenica 24 e poi tournée a Milano, Roma, Napoli e Palermo. E poi si vedrà se sarà un titolo anche della stagione prossima.

Si vedrà se avvicinarci più dappresso e con maggiore convinzione a questo disamore, a questa vuota quotidianità cecoviana che coltiviamo ancora oggi – e forse la differenza di latitudine l’accresce ancor più -, a questa rarefazione di temi soffocati e non espressi o forse espressi, come ci invitano a considerare autore e regista, nei silenzi, nelle cose non dette, nei pensieri trattenuti in superficie, negli sguardi immediatamente allontanati e nei ricordi, nelle lontananze e nei ritorni tardivi e ormai insperati, improvvisi mentre ancora una volta una donna (Madre) sta cercando un uomo (Zio) con cui dividere, bene o male, convintamente o no, la propria vita. A una scrittura scarna, sfocata e continua, al colmo di una irrefrenabile disperazione che tende a bloccarla nella sostanza e nel modo, a tratti inafferrabile, enigmatica, esclusa alla punteggiatura, fitte pagine di dialoghi a cui Fosse ha abituato il suo pubblico: affascinandolo, ad altri facendo rimpiangere la scrittura di altri autori nordici, viene subito da pensare che drammone ne sarebbe nato, nell’occasione della “Ragazza sul divano”, se ritrovatosi nelle mani di un Ibsen o di uno Strindberg.

 

I personaggi “qualunque” sono Donna, Madre, Ragazza, Sorella, Uomo, Zio, Padre, cancellati gli articoli, in pieno anonimato, essenze di una malata umanità, buttati in scena in un susseguirsi disordinato del tempo. Si specchiano Donna e Ragazza, la donna guarda se stessa lontano negli anni, la ragazza è la giovinezza già chiusa della donna, è il suo rannicchiarsi sotto quella coperta rossa, è il rivolgere solo asprezze verso una madre che per lei madre non è e verso quello zio che continua a veder girare per casa, è il ricordo della cartolina e della bambola che il padre marinaio le ha inviato da uno dei tanti porti in cui è sbarcato, è il farsi prestare e camuffarsi soltanto per un attimo con i vestiti della sorella che ha scelto la ribellione e piace parecchio agli uomini e scende la sera a frequentare il porto, è il non voler uscire, tra la gente e tra la vita. Scrive Binasco nelle note di regia: “Amo la percezione fuori fuoco della realtà che trovo nei testi di Fosse. Ogni volta ho la sensazione di trovarmi dinnanzi a un grande affresco sull’umanità, ne percepisco fortemente il senso ma non riesco a metterlo a fuoco”. E ancora: “Le ragioni che mi spingono a insistere con un autore come Jon Fosse sono misteriose anche per me. Il suo stile ossessivo e minimale mi seduce, punto e basta.”

 

Forse, noi, nel ristretto spazio di 80’ non riusciamo neppure ad avvertire il ritmo che ancora affascina il direttore artistico del TST e regista, forse anche a chi scrive ogni cosa appare lasciata sospesa, inconclusa, non si riesce a entrare in questi spazi ristretti e senz’aria che sono i drammi di Fosse. Si pensi alla figura di Zio (un pur valido Michele Di Mauro) che finisce con l’essere piuttosto una macchietta e non una figura di una valida importanza che arriva a sostenere Madre e la sua vita segnata da un doloroso abbandono, immerso soltanto in immediati quanto pretesi siparietti amatori. Binasco – anche Uomo dimesso e arrendevole – ha raccolto attorno a sé, nella scena che abbiamo detto, dovuta a Nicolas Bovey, nei costumi di Alessio Rosati, dove tutto è logoro, vecchio, dimesso, sformato, un gruppo di valorosi quanto ben presenti (con tutta la forza di sapersi imporre sul testo, voglio dire) attori. Pamela Villoresi, disperata e solitaria Donna, Isabella Ferrari (Madre), Giulia Chiaramonte (sfacciatamente Sorella), Fabrizio Contri (padre). E la sempre più convincente Giordana Faggiano, che con estrema disinvoltura passa da un’Ifigenia ad una Figliastra a questa Ragazza, bloccata su questa isola tutta sua da cui non riuscirà mai a evadere, uno stare fatto di silenzi, di intime sofferenze, di evasioni e di cambiamenti che non riuscirà mai a soddisfare, con una encomiabile esattezza di toni, di movimenti, di sguardi. Una bellissima prova. Elio Rabbione Le immagini dello spettacolo sono di Virginia Mingolla