Dal 2021 Fondazione Mirafiori è promotrice di MA.MI food – MadeinMirafiori, il paniere di prodotti artigianali, stagionali, inclusivi ed etici che sostengano lo sviluppo e la crescita del territorio, affiancando produttori e artigiani nella promozione e ideazione.
Lunedì, con la facilitazione di Massimo Infunti di iMpronta, è stata una giornata aperta a produttori di MA.MI food e partner di Mirafood per interrogarsi su quale sarà il futuro dei 7 prodotti che raccontano Mirafiori attraverso ingredienti locali e nuove etiche sperimentali.
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MA.MI food – Made in Mirafiori nasce dall’impegno di Fondazione della Comunità di Mirafiori e #Mirafood, la comunità Slow Food per la valorizzazione del territorio di Mirafiori Sud, e si sviluppa grazie al supporto di FUSILLI – Fostering the Urban food System Transformation through Innovative Living Labs Implementation, progetto europeo Horizon2020, che mira a trasformare il sistema alimentare urbano attraverso living lab innovativi in 12 città europee.
A Torino FUSILLI è un progetto di Città di Torino/ Torino City Lab e Fondazione Mirafiori/Mirafood in collaborazione con Orti Generali, UNISG – Università degli Studi di Scienze Gastronomiche e Università Di Torino/Atlante del cibo di Torino Metropolitana. (Facebook Fondazione Mirafiori)

Il ministro Sangiuliano alla scadenza di un mandato di nove anni, per cui cambiarono anche lo statuto intendeva, non potendoci più essere conferme, sostituire alla presidenza del Museo egizio la madamina amata dall’Avvocato sulla ribalta dalle Olimpiadi invernali 2006. Con più articoli e un appello si è formata una falange macedone dei conformisti a sostegno della signora per una proroga. In effetti si potrebbe pensare ad una conferma a vita della “signora delle mummie”. Forse prevedendo tra cent’anni di accogliere lei stessa in qualche sala del museo come attrazione museale?
un libro non meramente celebrativo, ma capace di ricostruire la vita e l’opera di un personaggio inquieto del primo Novecento. Si parte dalla nascita e dalla formazione in Sicilia a cui resterà sempre legato, per poi analizzare la sua passione fascista come accadde a tanti Italiani che confusero il patriottismo con il nazionalismo. Molti vissero quell’esperienza quasi senza accorgersene, mentre Brancati ne uscì a testa alta. Poi il libro pone l’accento sulla collaborazione all’ “Omnibus” di Longanesi dove Brancati conobbe Pannunzio di cui divenne collaboratore nel dopoguerra al “Mondo”. Viene ricordato il tenero e pur effimero amore che lo legò ad Anna Proclemer, il ritorno ad insegnare in Sicilia e, fatto molto importante, il rapporto ideale tra Brancati e il giovane Sciascia. Il siciliano Vullo così legato alla sua terra, ma così cosmopolita nei gusti e nelle idee, ci offre un profilo assai sottile e profondo di Brancati, ma anche della letteratura e del mondo siciliano. A me piace sottolineare come Brancati, che rimase un liberale dopo le frequentazioni romane, tornò a fare il professore a Caltanissetta senza tentare di diventare un intellettuale engagé come tanti. Soldati mi sottolineava il suo spirito libero nel contesto di una cultura che stava per essere egemonizzata manu militari dal pci di Alicata e Ingrao.
cancellato il post. Oggi è fatto oggetto di un linciaggio violentissimo inaccettabile. C’è chi ne richiede anche la rimozione da professore ordinario, una richiesta assurda perché dalla cattedra vinta si può essere solo rimossi in casi gravissimi e comprovati e con procedure chiare a tutela dell’ imputato. La inamovibilità dei professori non è un arcaico privilegio, ma è a tutela della libertà di insegnamento contro cui il potere e i faziosi possono avventarsi, inventandosi pretesti. La scienza va tutelata sempre. Questo in Occidente lasciando ai russi l’onta di aver rinchiuso nel ghetto Sacharov.
LETTERE
Ho letto anch’io sui giornali. Una prassi davvero mai sperimentata prima. Presidenti come Ghigo, Bresso, Viglione, Calleri mai avrebbero accettato interventi così pesanti. Questa è molto più che partitocrazia e va oltre anche al famoso manuale Cencelli.
Cavallo, Pelizzetti, Bertolino mai avrebbero ceduto così.