ilTorinese

Martinetto, Torino ricorda i martiri

/

Questa mattina, presso il Sacrario del Martinetto, Torino ha reso omaggio ai partigiani e agli oppositori politici fucilati tra il 1943 e il 1945, rinnovando solennemente il richiamo ai valori fondanti della Resistenza. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, il poligono divenne il luogo simbolo della repressione della Repubblica Sociale Italiana, teatro delle esecuzioni ordinate dal Tribunale speciale fascista.

Fu proprio qui che, il 5 aprile 1944, caddero sotto il fuoco del plotone d’esecuzione gli otto componenti del primo Comitato militare regionale piemontese: Franco Balbis, Quinto Bevilacqua, Giulio Biglieri, Paolo Braccini, Errico Giachino, Eusebio Giambone, Massimo Montano e Giuseppe Perotti.

Alla commemorazione hanno partecipato autorità civili e militari insieme a numerosi studenti delle scuole torinesi. Proprio ai giovani si è rivolto il sindaco Stefano Lo Russo, che ha invitato a vivere l’appuntamento non come un rito, ma come “una scelta” e un momento di riflessione sul significato attuale di quel sacrificio.

Ritrovarsi qui, ha spiegato, è “il tempo che decidiamo di prenderci per ascoltare ciò che questo luogo ha ancora da dirci”. Al poligono non si commemora una cronaca astratta, ma il sacrificio di uomini comuni che, nel momento più buio, rifiutarono l’ingiustizia come destino inevitabile.

Collegando la memoria della Resistenza alle sfide contemporanee, il Sindaco ha sottolineato come oggi non sia richiesto l’eroismo del sangue, ma una vigilanza civile costante perché “la libertà non é mai acquisita per sempre” e richiede un impegno quotidiano, tanto più significativo nel 2026, a ottant’anni dalla nascita della Repubblica.

In un contesto segnato da conflitti e da un linguaggio pubblico sempre più divisivo il primo cittadino ha ricordato che il nemico più insidioso resta l’indifferenza, terreno fertile per ogni deriva autoritaria. “Il passato non è distante – ha ricordato agli studenti – è il terreno su cui camminate ogni giorno”.

TorinoClick

 

 

Nasce il Distretto del Cibo di Montagna Alpi Graie e Cozie

/

Nasce ufficialmente il Distretto del Cibo di Montagna Alpi Graie e Cozie “GRA.ZIE”. Durante l’ultimo consiglio dell’Unione Montana Valle Susa, avvenuto lo scorso 24 febbraio, è stato approvato un passaggio fondamentale per arrivare alla costituzione del Distretto e, come richiesto in fase di istruttoria notarile, le Unioni Montane coinvolte hanno deliberato l’adesione formale al progetto.

Dopo un lungo iter avviato nel 2020, l’ultimo passaggio è avvenuto lunedì 30 marzo alle ore 18 nello studio del notaio Ocelli a Pinerolo, dove tutti i soci fondatori hanno firmato l’atto costitutivo dell’ora neonato Distretto del Cibo di Montagna Alpi Graie e Cozie che avrà sede a Perosa Argentina, nei locali dell’Unione Montana delle Valli Chisone e Germanasca.

Il nuovo Distretto del Cibo comprende l’intera area del GAL Escartons e Valli Valdesi, raggruppa tutte le Unioni Montane coinvolte e le associazioni di categoria dei produttori e delle produttrici locali.

Fondamentale è stato il contributo delle organizzazioni agricole, che hanno permesso di raggiungere il requisito minimo per la costituzione con circa 100 aziende agricole coinvolte appartenenti a diverse realtà associative.

L’assessore all’agricoltura e al cibo Luca Giai ha lavorato in prima persona per arrivare alla nascita del Distretto ed è ora ufficialmente membro del consiglio di amministrazione: «Del Distretto del Cibo nelle nostre zone abbiamo iniziato a parlarne sin da quando è uscito il regolamento della Regione Piemonte, nel novembre 2020 – ha dichiarato – Vedere oggi la costituzione ufficiale del Distretto è una grande soddisfazione, anche perché siamo riusciti nell’impresa di unire sei Unioni Montane e tutte le associazioni di categoria. La firma di oggi ha regalato anche l’emozione di ricordare la figura di Ezio Giaj che, sin dall’inizio, ha creduto in questo progetto. Non è un punto di arrivo, ma di partenza: vogliamo arrivare a quella valorizzazione territoriale che è stata la linea guida di tutto il percorso».

Fanno parte dei soci fondatori l’Unione Montana del Pinerolese rappresentata all’atto della firma dal suo presidente Mauro Vignola, l’Unione Montana Valli Chisone e Germanasca rappresentata dal presidente Danilo Breusa, l’Unione Montana Via Lattea rappresentata dall’assessore Giorgio Merlo, l’Unione Montana Alta Valle Susa rappresentata dall’assessore Francesco Avato, l’Unione Montana Valle Susa rappresentata dall’assessore Luca Giai, l’Unione Montana Val Sangone rappresentata dal presidente Stefano Olocco, il Comune di Usseaux rappresentato dall’assessore Renzo ClapierColdiretti rappresentata dal presidente di Torino e Provincia Bruno Mecca Cici, l’Unione Provinciale Agricoltori  rappresentata da Guido Oitana, la CIA Agricoltori delle Alpi rappresentata da Simone TurinCNA rappresentata da Riccardo Beltrame e Ascom rappresentata da Fabrizio Bolla.

L’assemblea costituente ha nominato presidente del neonato distretto Danilo Breusa, mentre gli altri membri del consiglio di amministrazione sono Luca Giai, Giorgio Merlo, Simone Turin e Riccardo Beltrame. Le nomine saranno ratificate alla prima assemblea dell’associazione.

«Al Gal EVV va il ringraziamento per l’attività svolta in modo da poter raggiungere questo obiettivo, in particolare grazie alla sua direttrice Susanna Gardiol – ha dichiarato il neo presidente Danilo Breusa – È necessario rimarcare che è stato sollecitatore di questa iniziativa l’amico Ezio Giaj, che ci ha lasciato prematuratamente: anche a lui dobbiamo questa nuova forma di collaborazione fra territori e associazioni imprenditoriali».

Come primo atto, il Distretto del Cibo “GRA.ZIE” ha potuto regolarizzare la candidatura in Regione Piemonte per accedere al futuro bando e avviare la ricerca di fondi per finanziare le prime attività.

Il Distretto può ora entrare pienamente in funzione e sarà, per il territorio, un supporto concreto, uno strumento in grado di attivare sinergie con altre progettualità territoriali, come i Distretti del Commercio, per rispondere così alle indicazioni della Regione Piemonte che promuove sempre di più un approccio integrato allo sviluppo locale.

Il centro pedonale si allarga: dopo via Roma tocca a via Viotti

Reale Immobili dona alla Città i progetti per la riqualificazione

Con la conclusione della pedonalizzazione di via Roma prevista per il prossimo mese di agosto, l’Amministrazione Comunale prosegue con un nuovo intervento di valorizzazione dello spazio pubblico nel centro storico. La Giunta Comunale ha approvato oggi, su proposta dell’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni di concerto con l’assessora alla Viabilità Chiara Foglietta, l’accettazione di una proposta progettuale di fattibilità, messa a disposizione da Reale Immobili S.p.A. con la previsione di una futura implementazione sostenuta anche da Reale Foundation, che riguarda la riqualificazione di via Viotti, via Monte di Pietà e lo studio di nuovi arredi per piazza Castello.

La società ha scelto di mettere gratuitamente a disposizione della Città gli studi tecnici e le analisi preliminari, per un valore di 72mila euro, con l’impegno da parte del Comune di utilizzarli per le finalità pubbliche di rigenerazione urbana. Una sinergia che consente agli uffici tecnici di mettere in campo la riqualificazione di questo tassello e di approfondire l’estensione dei percorsi pedonali già in fase di ultimazione nell’area limitrofa.

“L’idea – dichiara l’Assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni – è quella di armonizzare il cuore della città, connettendo la nuova via Roma con una via Viotti completamente rinnovata e prevedendo il superamento dei blocchi in cemento di piazza Castello a favore di elementi di arredo che sappiano coniugare le necessità di protezione della piazza e il decoro del contesto monumentale in un luogo così amato e frequentato dai cittadini e dai turisti”.

“L’acquisizione di questi studi si inserisce nel percorso di potenziamento della pedonalizzazione nel centro cittadino, che vedrà un momento importante tra qualche mese con il completamento dei lavori di via Roma”, aggiunge l’Assessora alla Mobilità Chiara Foglietta. “Proseguiamo con le riqualificazioni dello spazio pubblico con l’obiettivo di migliorarne la vivibilità e la sicurezza”.

Il materiale tecnico acquisito dalla Città analizza principalmente due ambiti d’intervento tra loro complementari. Il primo riguarda il tratto da via Viotti e via Monte di Pietà, per il quale è stata sviluppata una proposta di pedonalizzazione e riqualificazione ambientale volta a migliorare l’accessibilità e la qualità complessiva dello spazio pubblico. Il secondo ambito interessa invece piazza Castello, con una proposta per nuovi elementi di arredo, come fioriere e panchine, studiati appositamente per sostituire le attuali barriere fisse di sicurezza integrandosi in maniera più armonica con l’architettura circostante.

Il provvedimento di oggi conferma l’interesse dell’Amministrazione nel valutare forme di collaborazione con i soggetti privati del territorio. Tale sinergia consente anche come in questo caso di acquisire analisi progettuali, offrendo basi concrete per pianificare i prossimi interventi di rigenerazione urbana nel centro storico.

Dopo l’approvazione della variazione di bilancio che ieri in Consiglio comunale ha destinato 1,2 milioni alla riqualificazione, l’approvazione odierna rappresenta un passaggio amministrativo necessario per l’acquisizione formale degli elaborati. L’effettiva messa a terra degli interventi sarà oggetto di successivi passaggi tecnici e amministrativi.

TorinoClick

Da Torino con Ryanair a Tirana e Sofia

Ryanair oggi (mercoledì 1 aprile) ha annunciato che i primi voli delle sue nuove rotte estive 2026 da Torino a Tirana sono decollati domenica 29 marzo, seguiti dai primi voli per Sofia lunedì 30 marzo. Ryanair opererà 7 voli settimanali per Tirana e 3 per Sofia, offrendo ai suoi clienti italiani ancora più scelta alle tariffe più basse d’Europa.

L’intero operativo Ryanair per l’Estate 2026 è già disponibile per la prenotazione sull’app Ryanair.

 

Jade Kirwan, Director of Communications di Ryanair, commenta:

Ci ha fatto molto piacere vedere i primi voli delle nostre nuove rotte estive 2026 da Torino a Tirana e Sofia decollare questa settimana, mentre entriamo nella intensa stagione estiva 2026. Il collegamento per Tirana sarà operativo 7 volte a settimana, quello con Sofia 3 volte a settimana, aggiungendosi al già solido operativo estivo 2026 di Ryanair, che offre ai nostri clienti ancora più scelta alle tariffe più basse d’Europa.

 

L’operativo completo dell’estate 2026 di Ryanair è ora disponibile sull’app Ryanair.”

Pala Gianni Asti: Reale Mutua Fenera Chieri ‘76 e Galatasaray Daikin Istanbul

Quasi terminata l’attesa per le due finali che a breve vedranno la Reale Mutua Fenera Chieri ‘76 contendere alla formazione turca del Galatasaray Daikin Istanbul la conquista della Coppa Cev, seconda competizione per importanza dopo la Champions League

La finale d’andata si gioca a Torino domani, mercoledì 1 aprile (ore 20), in un Pala Gianni Asti già sold out. Quella di ritorno andrà in scena mercoledì 8 aprile (ore 20 locali, 19 italiane) al Burhan Felek Voleybol Salonu di Istanbul.

Per le ragazze del coach Nicola Negro si tratta della quarta finale consecutiva in altrettante partecipazioni alle coppe europee, con una finale vinta (2023) e una persa (2025) in Challenge, e il trionfo del marzo 2024 nella precedente esperienza in Coppa Cev. Ma se due anni fa il confronto in finale contro le svizzere del Neuchatel fu tutto sommato semplice, stavolta l’impegno con il Galatasaray si presenta come una montagna ben più dura da scalare.
Quinto classificato al termine della regular season della Sultanlar Ligi turca, il blasonato Galatasaray è guidato dall’ex assistente biancoblù Alberto Bigarelli, promosso qualche settimana fa da vice a primo allenatore dopo l’esonero di Massimo Barbolini. Nell’organico figurano tantissime giocatrici ben note anche agli appassionati italiani, su tutte la stella azzurre Miriam Sylla. Spiccano inoltre due ex del Chieri ‘76: la banda statunitense Alexandra Frantti e l’opposto belga Kaja Grobelna. Strani scherzi del destino, quella al Pala Gianni Asti sarà per Grobelna la prima da ex proprio nel palazzetto dove da capitano aveva sollevato la Cev Cup il 20 marzo 2024.

«È una sfida molto complicata – sottolinea il capitano biancoblù Ilaria Spirito – Loro dispongono di un roster costruito per vincere questa competizione e sicuramente partiranno con i favori del pronostico, però credo che giocando la nostra pallavolo potremo metterle in difficoltà. Sarà un bel confronto. La prima da ex di Kaja proprio in questa partita? Sono molto felice di vederla, anche se ovviamente spero non sia così dominante come quando giocava con noi (ride)».

In quattro anni di coppe il Galatasaray è curiosamente la prima e finora unica squadra contro cui Chieri ha già giocato in Europa.
I due precedenti risalgono al febbraio 2025, semifinali di Challenge Cup. In quella d’andata le chieresi vinsero 1-3 a Istanbul giocando una delle loro migliori partire della stagione, mentre al ritorno le giallorosse resero pan per focaccia imponendosi 1-3 e infliggendo a Chieri la prima sconfitta continentale dopo una striscia di 34 vittorie consecutive, Chieri comunque riuscì poi a centrare la qualificazione alle finali nel golden set.

Chi fra Chieri e Galatasaray conquisterà la Coppa Cev scriverà il proprio nome nell’albo d’oro della manifestazione dopo Novara.
Nelle ultime tre stagioni il trofeo è sempre stato vinto da una squadra italiana (Scandicci, Chieri e Novara). L’ultimo successo turno, a firma Eczacıbaşı, risale al 2022.
Per Chieri come già sottolineato sarebbe il secondo successo in altrettante partecipazioni. Il Galatasaray è invece in cerca della sua prima Coppa Cev, dopo aver già raggiunto le finali tre volte arrendendosi nel 2012 a Busto Arsizio, nel 2016 alla Dinamo Krasnodar e nel 2021 a Monza.

Il weekend di Pasqua al Castello di Miradolo

Il weekend pasquale è il momento perfetto da trascorrere al Castello di Miradolo, immersi tra natura e arte, dal Camelieto in fiore, tra oltre 100 varietà di camelie da scoprire, alla mostra intitolata “C’è oggi una fiaba”, dalle visite guidate ai laboratori per famiglie, dalla caccia al tesoro di Pasquetta al picnic nel parco, da consumare con gli sfizi del bistrot del Castello e le golosità dell’antica pasticceria Castino: queste le proposte del Castello di Miradolo alle famiglie.

Eroi o eroine, curiosi e coraggiosi, sono il cuore di ogni fiaba, sono coloro che affrontano sfide, scoprono mondi nuovi e ci guidano attraverso avventure straordinarie, accompagnati da luoghi, oggetti magici e personaggi fantastici che popolano il loro cammino. Si può venirli a scoprire nella mostra intitolata “C’è oggi una fiaba”, un viaggio tra arte e immaginazione che comprende opere da Emilio Isgrò a Pinot Gallizio, da Kiki Smith a Lucio Fontana, dove la magia prende forma da ogni sala del Castello.

Visite al parco e alla mostra – sabato, domenica e lunedì dalle 10 alle 18.30 / per gruppi e scuole, il Castello e il parco sono visitabili tutti i giorni su prenotazione.

Info e prenotazioni: 0121 502761 – prenotazioni@fondazionecosso.it

Gian Giacomo Della Porta

Chiude la libreria di corso Matteotti, ex Paoline

Chiude la libreria cattolica “La rosa blu” di corso Matteotti 11 a Torino. I costi di gestione non sono più sostenibili dall’omonima cooperativa sociale, che rilevò la libreria nel 2020 dopo il ritiro delle suore Figlie di San Paolo. Le vendite cesseranno a partire dalla settimana dopo Pasqua. Ai dipendenti sarà assicurato un posto di lavoro. La Diocesi di Torino, proprietaria dei locali di corso Matteotti, esprime apprezzamento e molta riconoscenza per l’attività svolta in questi anni da «La rosa blu».   

Foto “La Voce e il Tempo”

Note di Classica: Il Quartetto Simply, Julia Hagen e l’Accademia Bizantina, le “ stelle” di aprile

Proseguono giovedì 2 al teatro Regio, le repliche de “Dialoghi delle carmelitane” fino a domenica 12. Venerdì 3 alle 20.30 all’auditorium Toscanini, “Concerto di Pasqua”. L’Orchestra Rai diretta da Giuseppe Mengoli e con il controtenore Carlo Vistoli, eseguirà musiche di Part, Vivaldi e Beethoven.

Martedì 7 alle 20.30 nella sala 500 del Lingotto, Alexander Romanovsky al pianoforte, eseguirà musiche di Mozart, Debussy, Musorgskij. Giovedì 9 alle 20.30 e venerdì 10 alle 20 all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Andrès Orozco-Estrada e con Julia Hagen al violoncello, eseguirà musiche di Elgar e Rachmaninov. Martedì 14 alle 20 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, Alfio Antico, tamburi e voce e Amedeo Ronga contrabbasso, presentano il progetto Anima. Mercoledì 15 alle 20.30 al conservatorio per l’Unione Musicale, Simone Lamsma violino e Jonathan Fournel pianoforte, eseguiranno musiche di Stravinskij, Faurè, Brahms e Ravel. Sabato 18 alle 18 al teatro Vittoria, Stefano Bruno violoncello e Maya Oganyan pianoforte, eseguiranno musiche di Beethoven, Debussy, Sostakovic, con invito all’ascolto di Antonio Valentino. Domenica 19 alle 16.30 per l’Unione Musicale, il Trio Hermes eseguirà musiche di Schubert, Hensel Mendelssohn e Mendelssohn. Lunedì 20 alle 20 al teatro Vittoria, La Vaghezza eseguirà musiche di Negri, Crosetto, Geremia, Turini, Merula, Ramal, Rossi-Marini, Kadish, Bertali-Merula. Martedì 21 alle 20.30 all’auditorium Agnelli per Lingotto Musica, l’Accademia Bizantina con Ottavio Dantone nel doppio ruolo di direttore e clavicembalista con Alessandrio Tampierii violino, Suzanne Jerosme soprano e Delphine Galou contralto, eseguirà musiche di Handel, Corelli, Geminiani e Pergolesi. Mercoledì 22 alle 20.30 per l’Unione Musicale, il Quartetto Simply, eseguirà musiche di Mayer, Wolf e Brahms.

Pier Luigi Fuggetta

Un innovatore, un genio, un “umile servitore” del Cinema

Alla Mole, sino al 5 ottobre, “My name is Orson Welles”

Un cadenzato biglietto da visita, il biglietto di presentazione della mostra. “My name is Orson Welles”, pienamente specificando “Sono un attore. Sono uno scrittore. Sono un produttore. Sono un mago. Mi esibisco sul palco e alla radio. Perché ci sono così tanti ‘me’ e così pochi ‘voi’?” Già, soprattutto quel “mago”, un uomo pronto alla trasformazione, non soltanto fisica – il viso di un ragazzino paffuto e dagli occhi scuri e profondi, poi, per la sua prima copertina, a ventitré anni, per “Time”, una grande barba e una gran massa di capelli ingrigita, gli occhi infossati e un gran naso posticcio – ma anche imprenditoriale, di vero metteur en scène, di quello che Godard avrebbe definito un “autentico auteur”, l’autore senza limiti e a tutto tondo, dell’uomo che nel mondo dello spettacolo è capace, con un respiro inarrestabile, di raccogliere attorno a sé un vero gruppo, di scrivere e dirigere e disegnar scene, di indicare le tracce delle musiche e d’istruire per un montaggio. Di sapersi reinventare, nella diversa complessità del proprio lavoro, tra un grande progetto e un film di poco conto o di infimo interesse. “Raccontare la storia di Welles – sottolinea Frédéric Bonnaud, direttore della Cinémathèque française e realizzatore di questa splendida mostra che dimentica le controversie all’epoca della mostra su James Cameron (sino al 5 ottobre nella Sala del Tempio del Museo del Cinema) e che allarga ampiamente lo sguardo su un cineasta “innovatore e rivoluzionario, fascinant”, su un artista “enorme” – significa raccontare la storia di un uomo del XX secolo, che merita una visione completa; non scrive un romanzo, non compone musica, non dipinge un quadro, per cui è obbligatoria una stanza e una solitudine, lui pensa in grande e in grande agisce.” Carlo Chatrian, direttore del Museo, in un articolo dei giorni scorsi nelle colonne della Stampa, parlando di “inno al trasformismo” ha scritto: “oggi che nessuna verità appare certa, i suoi film, i suoi racconti, le sue illusionistiche performance acquistano una dimensione profetica.”

Il primo articolo (1926) con cui ci si interessò di lui recitava: “poeta, artista, fumettista e attore all’età di dieci anni… Orson ha molte ambizioni. Per il momento, non sa ancora decidere cosa farà da grande”. Aveva undici anni e forse sapeva già benissimo quel che non voleva essere, un uomo e un artista di second’ordine, una vita da mediano gli sarebbe andata stretta. Anche attraverso – con le collezioni private – il cospicuo Fondo Orson Welles del Museo del Cinema, salendo la scala elicoidale di Confino, ti vengono incontro una vita e una carriera, spezzoni di capolavori, brani di interviste, fotografie, storyboard e sceneggiature, disegni (vivacissimi, colti sul retro di tante scatole dei suoi amati sigari) e una scultura (sì, perché era anche scultore: un omino barbuto e intabarrato, con due bastoni a mo’ di stampelle, immagine di un re Lear che non filmò mai), documenti di prima grandezza, invidiabili manifesti: partendo dal suo certificato di nascita, di quel 6 maggio 1915, nel Wisconsin, sulle sponde del lago Michigan. Dando ampio respiro inizialmente al giovanissimo interprete (e regista, incontrando in Roger “Skipper” Hill quel produttore e amico che dà vita ai sogni) di Shakespeare, un “Macbeth voodoo”, interpretato interamente da attori afroamericani, per il quale nell’aprile del ’36 si fa a botte pur di assistervi. Tutta New York parla di Welles. Come ci sono, tra le realizzazioni, Amleto e un “Giulio Cesare”, nel quale – con il timore addosso di un rigurgito negli States di quei fascismi che già avevano invaso Germania, Spagna e Italia – vivono atmosfere da camicie nere e affollati raduni, attualizzazione di grande scalpore per l’epoca. Timori e terrori che due anni dopo, la sera del 30 ottobre, il ventitreenne Orson porta in radio adattando “La guerra dei mondi” di Wells e spaventando gli americani con l’annuncio di una “realissima” invasione di astronavi marziane.

La mostra corre parallela al successo, anche con “ricostruzioni” scenografiche mai banali. Se Hollywood lo cerca, Welles risponde con “Quarto potere”, glorioso debutto, considerato da qualcuno il miglior film statunitense di sempre, ispirato (era il 1941) alla biografia del magnate dell’editoria William Hearst trasfigurato in Charles Foster Kane – e “Citizen Kane” fu il definitivo titolo originale, con una grandezza e una solitudine da ricostruire, con la sontuosità di Xanadu, con l’enigma di Rosebud, con le rivoluzioni visive che l’autore ebbe a inventare, nella piena libertà che aveva preteso dallo studio (clausola imposta dalla RKO e da rispettare era il non superare il budget di 800mila dollari), con il capo-operatore Gregg Toland che utilizza “degli obiettivi angolari con lenti molto grandi per riprendere l’immagine in profondità e posiziona la camera al di sotto del pavimento, immagini bizzarre e inquietanti” che sono entrate tra le leggende del Cinema. Ma il capolavoro (Sartre parlò di “attaque courageuse” in una sua critica qui esposta, mentre Aragon corre a rivederlo e sente di doverne riparlare, con altri occhi, con un altro cuore) si scontra con un debole successo commerciale, soprattutto con la stampa di Hearst (tra le chicche della mostra, con i bozzetti delle scenografie, una lettera dell’avvocato che mette in guardia Welles in merito a potenziali azioni legali del magnate) che lo boicotta per cui sono molte le sale che preferiscono non programmarlo: Welles deve fare i conti con la realtà, non può più permettersi di esclamare, entrando nei teatri di posa, “è il più bel trenino elettrico che un ragazzo possa sognare”, deve fare i conti con “un punto di svolta disastroso” (“It’s All True”), con i tagli che la RKO, in sua assenza, farà sull’”Orgoglio degli Amberson”, con l’FBI che comincia (lo farà sino al ’56, un dossier di 300 pagine) a tenerlo d’occhio in quanto simpatizzante comunista, con il matrimonio presto naufragato con Rita Hayworth (riusciranno a concludere “La donna di Shanghai”), con i progetti che gli sono bocciati o miseramente amputati (“L’infernale Quinlan”) o in altri, altrui, in cui si deve rifugiare, pur dando sempre prova della sua grandezza d’interprete (“Il terzo uomo”, diretto da Carol Reed, con le sue ombre sui muri di Vienna e le musiche di Anton Karas), con quei film e quelle pubblicità che gli danno quattrini e gli permettono di continuare. “Ha spremuto finché ha potuto gli studios”, ricorda con un sorriso Bonnaud, dopo anni guadagna con l’obbligo di reinvestire, s’affida alle produzioni indipendenti.

L’Europa è per lui un rifugio, ama la Spagna soprattutto, “poi l’Italia e soltanto in ultimo la Francia”, ancora dispiaciuto il direttore della Cinémathèque, ama unire le diverse culture attraverso l’oceano, gira con tempi lunghissimi “Otello” ma il film gli vale il Palmarès a Cannes nel 1952, è ancora celeberrimo se non appena mette piede in un raffinato ristorante l’orchestra s’interrompe per omaggiarlo con la musica del “Terzo uomo”. Nel capitolo italiano, lo circondano gli intellettuali italiani (non manca la foto famosa di Irving Penn del ‘48 nella sala del Caffè Greco a Roma, tra tredici celebrità, da Palazzeschi a Petrassi a Ennio Flaiano, da Carlo Levi a Brancati a Orfeo Tamburi), ha una breve liaison con Lea Padovani e negli anni successivi Pasolini lo chiamerà per “La ricotta” nelle vesti del regista straniero alle prese con Stracci, che nel doppiaggio troverà la voce di Giorgio Bassani. Guarderà ancora all’Europa con Karen Blixen (“Storia immortale”, 1968), a Rostand e al suo Cyrano, a Cervantes e al suo Don Chisciotte (“resta il film incompiuto che più ci manca”), a Kafka e al “Processo”del 1962 – al quale Roberto Perpignani, oggi ottantacinquenne, debuttante all’epoca nelle vesti di assistente al montaggio (sarebbe stato poi il collaboratore prezioso tra gli altri di Bertolucci e dei fratelli Taviani, di Marco Bellocchio e di Moretti, di Jancsò e di Francesca Archibugi), ha dedicato durante la presentazione della mostra un ampio ritratto, fatto di una “telecronaca” ampia e affascinante, tra gesti e posture e voci e ricchi frammenti che hanno ottenuto un vigoroso applauso.

Uno degli ultimi tableaux a salire, s’intitola “Un re senza regno”, è l’accenno a “The Other Side of the Wind” che solo nel 2018 verrà completato e distribuito, all’aiuto che alcuni suoi amici tentano di dargli, Peter Bogdanovich ad esempio, al non realizzato “The Big Brass Ring”, alle partecipazioni televisive, ai nuovi divi – Redford Eastwood Beatty – e alla New Hollywood che non credono in lui e gli hanno voltato le spalle. Tutti i progetti falliscono. Ma sopravvive e vive il genio, campeggia ancora una volta il mago, quello che continua a viaggiare per il mondo avendo come unico bagaglio cinepresa e moviola, qui ancora una volta si rende omaggio all’”atteggiamento morale di un artista di raffinata cultura che dedica anima e corpo alla più popolare delle arti dello spettacolo, superandone i limiti soffocanti.” Rimane il suo cinema – al cinema Massimo la retrospettiva dal 2 al 15 aprile – che ha avuto la fortuna di avere Welles come “umile servitore”.

Elio Rabbione

Nelle immagini, Foto con dedica, collezioni personali di Welles e Kodar, coll. Archivi di Stato- Šibenik, Croazia; un momento della conferenza stampa (al tavolo, Carlo Chatrian, Roberto Perpignani, Frédéric Bonnaud e l’interprete); “Citizen Kane” (1941) e Orson Welles e Rita Hayworth in “The Lady of Shanghai”, coll. Museo Nazionale del Cinema; una vetrina dell’allestimento.

Uno sguardo all’aria, anteprima del rapporto 2025: segnali positivi e criticità

 

La qualità dell’aria continua a migliorare, ma il percorso non è ancora chiuso. La Città metropolitana di Torino e ARPA Piemonte hanno pubblicato l’anteprima della relazione “Uno sguardo all’aria 2025”, che offre un primo quadro aggiornato, anche se in modo meno dettagliato rispetto al rapporto completo che uscirà nel prossimo autunno, su qual è stato il trend della qualità dell’aria nell’anno appena trascorso nel territorio metropolitano.

I dati relativi al 2025 mostrano segnali complessivamente positivi: 10 inquinanti su 12 rispettano i valori limite e obiettivo. L’andamento meteorologico nel corso dell’anno ha contribuito a questo risultato. Le temperature mediamente più elevate e precipitazioni meno abbondanti, ma distribuite su più giorni, hanno favorito la dispersione degli inquinanti e reso il 2025 non particolarmente critico, con caratteristiche nel complesso paragonabili a quelle del 2023.

Restano però alcuni elementi di attenzione, a partire dalle polveri sottili. Il PM10 presenta ancora superamenti del limite giornaliero in in 6 stazioni su 20 con un lieve miglioramento rispetto al 2024, anno caratterizzato da condizioni meteorologiche più favorevoli all’accumulo degli inquinanti e condizioni più simili al 2023; mentre il valore medio annuale risulta rispettato ovunque.

Il PM2,5 rientra invece nei limiti su tutto il territorio. Per il biossido di azoto arriva un segnale significativo: per la prima volta dall’avvio dei monitoraggi, tutte le 19 stazioni della rete rispettano i valori previsti.

Continua invece a essere critica la situazione dell’ozono: nel 2025 il valore obiettivo per la protezione della salute umana risulta superato in 9 stazioni su 12 del territorio dato che conferma una difficoltà già nota.

La tendenza di lungo periodo resta orientata alla riduzione delle concentrazioni degli inquinanti, ma negli ultimi anni questo miglioramento ha rallentato. È un dato che pesa soprattutto guardando ai prossimi obiettivi, perché i nuovi limiti europei saranno più stringenti e richiederanno misure ancora più efficaci.

“I dati confermano un miglioramento complessivo, ma anche criticità persistenti e un rallentamento dei progressi”, osserva il consigliere delegato all’ambiente della Città metropolitana di Torino Alessandro Sicchiero. “Sarà necessario rafforzare le misure, in particolare nei settori più impattanti, per raggiungere i nuovi obiettivi europei”.

“L’analisi dei dati sulla qualità dell’aria 2025, su Torino e provincia, conferma che il lavoro svolto in questi anni sta producendo risultati concreti e infatti per la prima volta anche su Torino è rispettato il limite annuale per il biossido di azoto. Si tratta di un traguardo significativo, che testimonia l’efficacia delle politiche messe in campo e l’impegno condiviso da istituzioni, mondo produttivo e cittadini – sottolinea il direttore generale di Arpa Piemonte Secondo Barbero  – Allo stesso tempo, i dati evidenziano la persistenza di alcune criticità, in particolare per l’ozono, e un rallentamento del trend di miglioramento degli inquinanti più problematici. Questo quadro, unito ai nuovi e più stringenti obiettivi europei sulla qualità dell’aria, rende necessario rafforzare ulteriormente le strategie di intervento e accelerare gli sforzi in tutti i settori maggiormente responsabili delle emissioni”.

Il documento di anteprima è disponibile a questo link: https://www.cittametropolitana.torino.it/ambiente/aria-agenti-fisici-e-rischio-industriale/qualita-dellaria/dati-sulla-qualita-dellaria/relazioni-annuali