«LA VALIGIA DELLO SCRITTORE» IN BIBLIOTECA
A scuola di scrittura in biblioteca. È la nuova proposta promossa dagli Assessorati alla Cultura, Politiche Sociali e Istruzione del Comune di Druento che organizzano, da martedì 11 marzo, un corso pomeridiano gratuito di scrittura creativa per bambini. Si chiama “La valigia dello scrittore” e sarà ospitato alla Biblioteca Ipazia, in via Morello 10, per sei martedì dalle 17 alle 18,30: destinatari sono i bambini di 9-10 anni, quelli che frequentano la quarta o la quinta elementare.
L’idea del Comune è stata proporre, tra i libri della nuova biblioteca, degli incontri gratuiti sul mondo della scrittura, non solo perché questa è strategica nel percorso scolastico di ogni studente e centrale tanto alla primaria, quanto alla scuola secondaria di primo e secondo grado. Il percorso, tenuto da Chiara Priante, giornalista professionista da anni impegnata nella formazione, permette ai piccoli di lasciar correre la loro fantasia. Giocando e divertendosi, insomma, si impara a scrivere bene, si consolidano le proprie competenze nel lessico, nella stesura di testi di generi diversi, nell’ideazione, organizzazione e strutturazione delle idee. Il laboratorio, attraverso la lettura attenta e l’analisi di brani, articoli e storie, svela, giocando, i segreti per la creazione, avvicina a differenti generi, dalla fiaba al giallo, dall’articolo di giornale al fantasy.
«Siamo molto felici di accogliere la prima edizione druentina del corso di scrittura creativa “La valigia dello scrittore” che conferma il ruolo centrale della nostra biblioteca nelle iniziative culturali rivolte ai bambini, ai ragazzi, ai giovani e alle loro famiglie – dicono la vicesindaca Marinella Orsino, con delega alla cultura, e l’assessora Alessandra De Grandis, che segue le Politiche Sociali e Istruzione – Molti infatti i corsi gratuiti attivati quest’anno: yoga, coro, acquarello, disegno… In particolare, il corso di scrittura creativa offrirà ai nostri giovani studenti la possibilità di scoprire le loro capacità creative e sperimentare nuove competenze».
Il percorso punta a rendere i bambini attenti osservatori della realtà, bacino di idee, storie, riflessioni. «Tra giochi di scrittura collettiva, gare per trovare il termine più adatto, racconti orali per migliorare il proprio modo di esprimersi, l’obiettivo è anche quello di sviluppare curiosità e allenare il proprio spirito critico: si torna a casa con una storia ma, senza accorgersene, si potenziano, di molto, le proprie competenze in Italiano» afferma Chiara Priante.
Il corso sarà in programma l’11, 18, 25 marzo e l’1 e 8 aprile. Ci si iscrive mandando una mail a ufficiofamiglie@comune.druento.to.it.






Nel riallestire, il divertimento rimane, innegabile e contagioso, ma tutto pare – inevitabilmente – un po’ lontano, sbiadito, legato a un’epoca che è stata, morta e sepolta, anch’essa con le sue grandi gioie e i piccoli dolori, con i sorrisi, con l’estate (magari eguale a mille altre, pensate a Maurizio Arena e Renato Salvatori a inseguire Marisa Allasio pochi anni prima!) che sta finendo e con i Righeira che su quelle stesse spiagge imperversavano: nonostante sul buon Johnson – come sui Duran Duran un ventennio appresso, e allora ti sei chiesto per un attimo sere fa se il fascinoso Simon Le Bon l’abbiano lasciato a casa, a salvaguardarsi con impacchi di naftalina – il pubblico sanremese abbia fatto scrosciare applausi su applausi, in mezzo ai mille “cuoricini”, e quindi qualcosa ancora circoli con buona pace dei troppo troppo boomer, fai fatica a ritrovare quei caratteri, freschi giovanili ma incisivi, capaci di disegnare un’epoca, di stabilire ancora una volta la loro esatta importanza, non giocattoli tante volte inespressivi come la Barbie di Greta Gerwig. Nascono episodi, piccoli piccoli, che a volte s’ingolfano e si sgonfiano, s’intrecciano personaggi che sudano le sette camice (tralasciamo le voci, affaticate alcune oltre il dovuto, disinvolte sì ma falsate, bruttarelle come le tante ascoltate al Festivalone: ma non si può essere tutti Giorgia) ma quei caratteri è difficile ritrovarli e riscaldarli nuovamente. Sapete quel che fa gioia ritrovare? quei costumi con trucco e parrucco firmati da Diego Dalla Palma, le scenografie di Clara Abruzzese fatte di godibili siparietti (c’è anche posto laggiù in fondo per la band tutta da apprezzare) e le coreografie sbarazzine di Rita Pivano, soprattutto quel bignami della musica leggera dell’epoca che ti accompagna per tre ore, quei cinquanta brani cinquanta che ti riempiono ancora il cuore: tanto Morandi (corse ai cento all’ora e piogge che scendono e ritorni all’amata in ginocchio) e Pavone (cuori che soffrono, e geghegé, balli sulla stessa mattonella e martelli da dare in testa alla smorfiosa di turno che tenta di fregartelo), Edoardo Vianello a spandere come Mina e Pino Donaggio, il Modugno immancabile e l’Endrigo di “Io che amo solo te”, la bambola della Patty e una spruzzata di Bobby Solo e di Rocky Roberts, il giusto contributo di Caselli e di Celentano, di Paoli per cui esistono un cielo in una stanza e quel sapore di sale stampato sulle labbra della Sandrelli, il mondo di Fontana e anche quei giorni che hanno fatto la felicità di tal Santino Rocchetti. Un mondo da guardare col cannocchiale, dalla poltrona rossa, tutt’intorno la leggerezza degli autori: dice Vanzina che la leggerezza non è una sciocchezza, “è la profondità della gioia quando è vera”. E in questo, dopo anni, ha ancora ragione lui.