ilTorinese

Torna la Notte delle Arti Contemporanee, TAG Art Night 2026

 

Sabato 23 maggio dalle 19 alle 23, e TAG Art Coffee Breakfast sabato 23 e domenica 24 maggio dalle ore 10 alle ore 12 a ingresso libero

Nel mese torinese dedicato alla fotografia, TAG , Torino Art Galleries,  rinnova il proprio appuntamento con la città attraverso un programma che coinvolge gallerie, artisti, collezionisti, appassionati e tutto il pubblico.
In concomitanza con il festival EXPOSED Torino Foto Festival e con The Phair, le gallerie associate propongono un articolato percorso dedicato ai linguaggi della fotografia contemporanea e alle sue molteplici contaminazioni con la pittura, il paesaggio, il corpo, l’archivio, l’installazione  e la memoria.
Nel weekend del 23 e 24 maggio ritornerà la TAG Art Night, la notte delle arti contemporanee, promossa dalle gallerie associate, e delle Art Coffee Breakfast, le colazioni in galleria, che invitano il pubblico a vivere gli spazi espositivi in modo informale, aperto e partecipato.
Le gallerie aderenti, sabato 23 maggio 2026, dalle 19 alle 23, apriranno simultaneamente le proprie mostre per offrire un itinerario serale diffuso attraverso la città.
La TAG  Art Night conferma così la propria vocazione a trasformare Torino in una geografia condivisa dell’arte contemporanea, accessibile a visitatori e cittadini.
Il pubblico, nelle mattine di sabato 23 e domenica 24 maggio, dalle 10 alle 12, potrà  partecipare alle Art Coffee Breakfast, entrando nelle gallerie per incontrare artisti, curatori e galleristi in una dimensione di prossimità e di dialogo diretto.
“TAG continua a rafforzare la propria identità come rete culturale cittadina aperta e condivisa – sostiene la presidente Elisabetta Chiono – Il mese della fotografia rappresenta un momento importante nella programmazione delle gallerie, entusiaste di proporre al pubblico di appassionati nuove mostre, condividendo questo percorso con le altre iniziative del territorio”.
L’edizione 2026 conferma ancora una volta la capacità di TAG di costruire una rete culturale dinamica e trasversale, capace  di mettere in relazione realtà storiche della città, nuove ricerche artistiche e spazi non convenzionali. Infatti, accanto alle sedi espositive tradizionali, alcune mostre si svilupperanno anche in luoghi diffusi del tessuto urbano torinese, ampliando il rapporto tra arte contemporanea e spazio pubblico.
Fondata nel 2000, Torino Art Galleries riunisce oggi sedici gallerie di arte contemporanea e promuove iniziative condivise, percorsi espositivi diffusi e attività di valorizzazione culturale del territorio. In oltre venticinque anni di attività culturale, l’associazione ha contribuito in modo significativo a costruire l’identità contemporanea della città, sviluppando collaborazioni con fondazioni, istituzioni e partner pubblici e privati.

Mara Martellotta

A Chieri “Nel segno di Don Bosco”

Al chierese “Museo Don Bosco”, la presentazione dei nuovi interventi strutturali e di “oggetti – reliquie” appartenuti al Santo “Patrono universale dei giovani”

Sabato 23 maggio, ore 15,45

Chieri (Torino)

Situato nell’ex-Seminario -“Complesso San Filippo” – di via Vittorio Emanuele II, dove il Santo (1815 – 1888, canonizzato da Papa Pio XI nel 1934), in arrivo dagli astigiani “Becchi” dell’odierna Castelnuovo Don Bosco, visse da seminarista i dieci anni cruciali (1831–1841) che segnarono profondamente la sua vocazione sacerdotale, il “Museo Don Bosco” di Chieri apre le porte ai visitatori, sabato prossimo 23 maggio(ore 15,45) per la “presentazione ufficiale” di nuovi elementi espositivi che permetteranno di avvicinarci in modo ancor più diretto alla figura del giovane Giovanni Bosco (che diventerà sacerdote a Torino il 5 giugno 1841) e agli anni, non facili, trascorsi nella Città collinare, dove ancor oggi è forte e attiva (attraverso oratori, scuole e parrocchie) la presenza salesiana, diretta memoria e fulgida eredità del Santo, fondatore delle “Congregazioni dei Salesiani” (1859) e, con Maria Domenica Mazzarello, delle “Figlie di Maria Ausiliatrice” (1872).

Ad aprire l’evento saranno il Sindaco Alessandro Sicchiero e l’Assessora alla “Cultura” Antonella Giordano, insieme al Direttore dell’Istituto Salesiano “San Luigi” don Genesio Tarasco e al Salesiano del “Colle Don Bosco” don Enrico Lupano.

Novità di maggior rilievo sarà l’esposizione di tre oggetti di straordinario valore storico e spirituale:una camicia appartenuta a don Bosco, il messale che egli utilizzava per la celebrazione della Messa e una reliquia del Santo donata ai Salesiani di Chieri da Adriana Tosco, moglie di Luigi Fasano. I preziosi cimeli sono concessi in comodato d’uso dalla “Congregazione Salesiana”.

La camicia e il messale sono collocati in una nuova “teca espositiva” appositamente realizzata e accompagnati da un pannello informativo che ne illustra la provenienza e il significato.

La “reliquia” proviene da Smirne, sulla costa turca dell’Egeo, dove fu acquistata dal domenicano padre Innocenzo Tosco (1888-1963), che la donò come regalo di nozze a Giovanni e Laura Tosco, genitori della donatrice.

Il percorso espositivo è stato inoltre integrato con quattro nuovi pannelli fotografici che aiuteranno i visitatori nella conoscenza di alcuni luoghi direttamente legati alla biografia di Don Bosco. In particolare due pannelli ospiteranno immagini d’epoca rispettivamente della “Cappella interna”e del “Cortile” del Seminario, mentre altri due mostreranno fotografie di “luoghi torinesi” strettamente connessi alla prosecuzione del percorso formativo del giovane Don Bosco: la “Chiesa della Visitazione” (via XX Settembre, 23) e la “Chiesa di San Francesco d’Assisi” (via San Francesco d’Assisi, 11).

Completano il rinnovamento alcuni elementi di arredo, che contribuiscono a rendere lo spazio più accogliente e funzionale per i visitatori. Le integrazioni sono state curate da “Mediacor”, la stessa società che aveva già seguito il restylingcomplessivo del Museo nel 2024, garantendo così continuità di linguaggio visivo con il percorso già esistente.

Il “Museo Don Bosco” custodisce, come detto, la memoria degli anni giovanili di Giovanni (Melchiorre) Bosco a Chieri dove (rimasto orfano di padre a soli due anni e cresciuto secondo i valori cristiani impartitigli dalla madre, Margherita Occhiena) dopo aver svolto per mantenersi umili lavori manuali (dal sarto al calzolaio al fabbro e al “garzone di caffè”), compì gli studi ginnasiali e maturò la sua vocazione sacerdotale.

“L’arricchimento del percorso espositivo – sottolineano a Chieri – si inserisce nel più ampio impegno di valorizzazione di questo patrimonio storico e spirituale”.

Per info: “Museo Don Bosco – Complesso San Filippo”, via Vittorio Emanuele II 63, Chieri (Torino); tel. 011/9428440 o 011/9428342 o www.turismochieri.it

Gianni Milani

Nelle foto: Dal “Museo Don Bosco” e antica immagine del Santo con i suoi giovani

Il Tour della salute approda a Torino

Appuntamento sabato e domenica, in Piazza Vittorio Veneto, con consulti medici gratuiti, attività sportive e momenti aggregativi

 

Farà tappa a Torino, nel fine settimana, il Tour della Salute, il primo evento itinerante, con approccio multidisciplinare, dedicato alla prevenzione e alla promozione di corretti stili di vita. Nell’ambito della manifestazione, dal 2018 ad oggi, sono già stati effettuati quasi 70 mila consulti medici gratuiti, che in molti casi hanno consentito di rilevare patologie e problematiche, scongiurando conseguenze potenzialmente gravi per un gran numero di cittadini ignari. In una fase storica in cui molte persone fanno fatica ad accedere alle cure e all’assistenza sanitaria, la funzione svolta dal Tour della Salute assume dunque ulteriore importanza. La prevenzione, oggi più che mai, risulta infatti fondamentale: per l’individuo e per l’intera collettività.

Quest’anno il Tour della Salute toccherà 15 località italiane e a Torino, unica tappa in Piemonte, l’evento sarà ospitato in Piazza Vittorio Venetosabato 23 e domenica 24 maggiocon orari che andranno dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19 in entrambe le giornate. La manifestazione, giunta alla sua ottava edizione, è promossa da ASC Attività Sportive Confederate, con i patrocini del Ministero della Salute e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e con il contributo non condizionato di EG STADA Group.

 

In Piazza Vittorio Veneto sarà dunque allestito un vero e proprio villaggio della salute e dello sport, attrezzato con 6 ambulatori, nei quali sarà possibile sottoporsi gratuitamente e in piena sicurezza, sotto il controllo di qualificati esponenti delle principali società scientifiche, a consulti di tipo cardiologico, reumatologico, dermatologico, nutrizionale e psicologico. Completa il quadro lo spazio riservato ai colloqui con un medico veterinario sulle problematiche degli animali da affezione. In entrambe le giornate sarà inoltre distribuito materiale informativo, curato da Federfarma, sui servizi di prevenzione e screening disponibili nelle farmacie.

 

Contestualmente saranno proposte diverse attività ludiche e aggregative, per grandi e piccini, con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sull’importanza della pratica sportiva e dell’attività motoria, nell’ottica della prevenzione e della salvaguardia del benessere psicofisico. In particolare, il personale specializzato, aderente alla rete ASC, coinvolgerà il pubblico nelle rispettive discipline e fornirà dimostrazioni delle proprie abilità: a Torino uno dei momenti clou sarà la camminata di fitwalking, con la supervisione di qualificati istruttori, pronti ad insegnare questa pratica a persone di ogni età.  Spazio anche a yoga, scherma, karate e difesa personale, grazie alle collaborazioni con Asd Yoga Sutra Studio,  Asd Accademia Scherma Marchesa Torino e  Asd Europa Team.

 

MARIA CECILIA MORANDINI (Presidente nazionale ASC): “Lo sport è un potente strumento di prevenzione, benessere e qualità della vita. Come A.S.C., crediamo fermamente che praticare attività fisica con regolarità sia uno dei pilastri fondamentali per una vita sana ed equilibrata, capace di ridurre i rischi legati alle principali patologie e di migliorare il benessere psicofisico a tutte le età. Il Tour della Salute rappresenta per noi un’occasione preziosa per ribadire questo messaggio e avvicinare sempre più persone a uno stile di vita attivo e consapevole”.

SALVATORE BUTTI (General Manager & Managing Director EG STADA Group): “In linea con la nostra purpose, Caring for people’s health, siamo orgogliosi di essere anche per il 2026 trusted partner del Tour della Salute. Questo tour itinerante, che sensibilizza la cittadinanza sull’importanza della prevenzione e dell’aderenza alle terapie, rappresenta un progetto multidisciplinare concreto e utile, in grado di rispondere a bisogni di salute reali e in continua evoluzione”.

 

LE 15 TAPPE

 

Friuli Venezia Giulia (Gorizia 11/12 aprile); Veneto (Chioggia 18/19 aprile); Liguria (Imperia 9/10 maggio); Emilia Romagna (Imola 16/17 maggio); Piemonte (Torino 23/24 maggio); Lazio (Latina 30/31 maggio); Umbria (Perugia 29/30 agosto); Toscana (Grosseto 5/6 settembre); Marche (Fano 12/13 settembre); Abruzzo (Pescara 19/20 settembre); Campania (Aversa 26/27 settembre); Lombardia (Sondrio 3/4 ottobre); Puglia (Bari 10/11 ottobre); Sicilia (Palermo 17/18 ottobre); Calabria (Reggio Calabria 24/25 ottobre).

 

ORGANIZZAZIONE E PARTNER

 

Il Tour della Salute 2026 si avvale del contributo scientifico di SIPREC (Società Italiana per la prevenzione Cardiovascolare), ADI (Associazione Italiana di dietetica e Nutrizione Clinica), CReI (Collegio Reumatologi Italiani), SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse), CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) e FNOVI (Federazione Nazionale Ordine Veterinari Italiani). E’ patrocinato da Ministero della Salute, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Associazione Medici Diabetologi (AMD), Federazione Ordini Farmacisti Italiani (FOFI), Federfarma, Federchimica-Assosalute. L’evento gode del contributo non condizionato di EG STADA Group. Partner dell’edizione 2026 è Valsoia.

L’arte emotiva di Fiorenza Maga

Tra Milano, Torino e mondi impossibili

Ci sono persone che nella vita seguono una strada sola. 

E poi esistono quelle rare anime irrequiete che sembrano nate per attraversarne molte, lasciando ogni volta una traccia diversa di sé.

Fiorenza appartiene decisamente alla seconda categoria.

Donna forte, elegante, determinata. Una di quelle presenze che entrano in una stanza con naturale autorevolezza.

Milanese nell’energia, torinese nell’eleganza mentale. Capace di muoversi con disinvoltura ovunque, senza mai perdere quella curiosità quasi bambina verso l’insolito, verso l’impossibile, verso ciò che gli altri non vedono. 

Perché sotto quella struttura solida vive un’anima profonda, e sensibile, talvolta perfino fragile nel senso più nobile del termine. 

Una donna che nella vita ha avuto il coraggio di reinventarsi più volte.

Per ventotto anni lavora nell’aviazione generale, un mondo preciso, tecnico, rigoroso.

Eppure, dentro di lei, la creatività continuava a bussare. 

Così cambia rotta davvero.

Studia fashion design e nasce http://Lu.Vi, la sua linea di abbigliamento femminile.

Non semplice moda, ma una forma di espressione personale. Fiorenza non crea soltanto oggetti: crea piccoli frammenti di carattere da indossare.

Ma il suo percorso non si ferma lì. Continua in un mondo fantastico, reale e tutto da scoprire.

Dieci anni dopo arriva la pittura. 

E forse è proprio lì che la sua anima trova il linguaggio più libero.

Pop art e surrealismo diventano la sua casa emotiva. 

Colori forti, ironia visiva, energia, ma anche una profondità sotterranea che si percepisce immediatamente osservando le sue opere.

Nasce così Humanimal Eyes, il progetto che oggi la rappresenta più profondamente.

“Animali dagli occhi umani”. O forse esseri umani nascosti dentro gli animali.

Galli e galline, giraffe, geki tigri, paperi, tori, civette… Creature apparentemente leggere o ironiche diventano improvvisamente vive, intense, quasi disarmanti. 

Fiorenza non dipinge semplicemente animali: dipinge anime ed emozioni, e toglie la distanza tra il mondo animale e quello umano.

Ha scelto proprio gli occhi come centro della sua ricerca artistica, perché è lì che vede la verità di tutto. 

Ed è forse questo il dettaglio più raro della sua arte: la capacità di accorciare la distanza tra il mondo animale e quello umano.

Dietro quei colori pop apparentemente giocosi si nasconde qualcosa di molto più profondo: un invito all’empatia.

È una donna che conserva l’istinto emotivo degli artisti veri: quelli che cercano umanità ovunque. 

E forse Humanimal Eyes nasce proprio da questo, dal desiderio di ricordare che il mondo sarebbe meno crudele se imparassimo di nuovo a guardarci negli occhi. Tutti.

Perché a volte basta uno sguardo dipinto su una tela per capire una verità semplice che abbiamo dimenticato:  la sensibilità non ha specie, non ha razza, non ha forma. 

Ha soltanto occhi capaci di farsi riconoscere.

E viene quasi naturale sperare che questa sua anima così libera e curiosa scelga davvero Torino come uno dei luoghi principali del suo percorso artistico. Perché Torino, in fondo, ha ancora bisogno di persone capaci di ricordarle che l’eleganza più grande non è quella che si mostra, ma quella che riesce ancora a emozionare.

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

Il filo e le sue arti, una mostra-convegno a Palazzo Barolo

Per approfondire le Arti del Filo, da giovedì 21 a sabato 23 maggio

A Palazzo Barolo un evento nazionale, dal titolo “Verità, miti e leggende sul filo e le sue arti”, rappresenta un’occasione unica per immergersi nelle Arti del Filo. Attraverso l’esposizione di tecniche raffinate come il ricamo, il merletto e la tessitura, i visitatori potranno ammirare dei manufatti che spaziano dall’arredamento all’abbigliamento, fino alla creazione e di gioielli e di oggettistica originale. Da giovedì 21 a sabato 23 maggio, si terranno un convegno e delle conferenze su storia e tecniche di ricamo, merletto e tessitura accompagnate da dimostrazioni pratiche. In mostra, le opere sono il frutto del talento delle socie della Corporazione delle Arti, provenienti da dieci regioni italiane e dalle allieve della Scuola di Ricamo di Gisella Tamagno, che qusst’anno celebra il suo 30esimo anno di attività. Il percorso espositivo non vuole essere soltanto una celebrazione estetica, ma un approfondimento multidisciplinare che coinvolge i curatori di prestigiosi musei italiani e ospiti internazionali provenienti dalla Francia e dall’Europa dell’Est. Insieme a collezionisti e nuovi artisti, verranno esplorate le Arti di Filo sottile profilo storico, socio-economico, umanitario e terapeutico. Il pubblico avrà la possibilità di assistere a dimostrazioni dal vivo scoprendo come strumenti semplici, guidati da ingegno e pazienza, si possano trasformare in capolavori.

Gli appassionati potranno ricevere spunti, idee e curiosità, scoprire un modo di colori insoliti, assistendo a dimostrazioni e acquistando manufatti, libri e kit. Questo patrimonio immenso affonda le sue radici in una storia antica e si propone come una risorsa vitale capace di adattarsi alla moda e ai gusti contemporanei, proiettandosi verso il futuro.

Oltre alla mostra, gli appartamenti dei Marchesi di Barolo, al piano nobile, sono visitabili su visita guidata nei seguenti orari: da martedì a domenica alla 15, alle 16 e alle 17. Il programma del convegno è disponibile sulla pagina web di Opera Barolo: www.operabarolo.it, e aperto a tutti. La mostra è compresa nel biglietto d’ingresso a Palazzo Barolo. Orari: giovedì, venerdì, sabato dalle 10 alle 18

Si consiglia di verificare l’apertura nei giorni d’interesse o telefonando al numero 338 1691652 o scrivendo a biglietteria@palazzobarolo.it

Palazzo Barolo – via delle Orfane 7, Torino

Mara Martellotta

Regione Piemonte protagonista al Salone del libro

La Regione Piemonte è stata protagonista al Salone internazionale del Libro 2026 con una presenza rinnovata, più strutturata e visibile, orientata alla valorizzazione del patrimonio culturale come elemento fondamentale per lo sviluppo, la coesione e la crescita dell’intero territorio.

Innanzitutto, l’Arena Piemonte (Padiglione 2 M01L02) ha cambiato volto. La Regione, tramite la Fondazione Circolo dei lettori, l’ha completamente ripensata. L’allestimento si è evoluto da zona espositiva a luogo contemporaneo di incontro, racconto e produzione culturale, in base ad una precisa scelta strategica: costruire un luogo riconoscibile, aperto, immersivo e autorevole, capace di rappresentare il ruolo che il Piemonte vuole assumere oggi nel panorama culturale nazionale. All’ingresso dell’Arena, un grande libro monumentale e iperrealistico ha accolto i visitatori trasformandosi in una vera e propria architettura sensoriale. Un varco simbolico e fisico che ha introdotto il pubblico in un percorso immersivo fatto di luci, suoni, immagini e contenuti multimediali. All’interno del volume e sui ledwall laterali si è sviluppato il racconto cinematografico e culturale del Piemonte: sequenze di film realizzate sul territorio dialoganti con immagini che attraversano le Alpi, i laghi del Novarese, le colline del Monferrato e le risaie del Vercellese nel corso delle stagioni. Le immagini intrecciavano con le parole di grandi autori che hanno raccontato il Piemonte nelle loro opere – da Natalia Ginzburg a Mark Twain, da Ernest Hemingway a Beppe Fenoglio, da Sibilla Aleramo a Giorgio Bocca, fino a Stendhal e Francesco Petrarca – restituendo il profilo di un territorio capace di generare cultura, immaginario e identità. L’intero spazio è stato concepito per superare una visione puramente istituzionale dell’allestimento fieristico, trasformando l’Arena Piemonte in un luogo vivo e partecipato, capace di mettere in relazione linguaggi culturali diversi, territori, istituzioni, autori e pubblico.

«Abbiamo voluto ripensare completamente l’Arena perché il Piemonte voleva essere ancora più riconoscibile – hanno sostenuto il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Cultura Marina Chiarelli – La nuova Arena ha rappresentato una scelta precisa: affermare con forza il ruolo che il Piemonte vuole avere oggi all’interno del sistema culturale nazionale. Abbiamo scelto uno spazio contemporaneo, immersivo e identitario, capace di raccontare una Regione che investe nella cultura come leva strategica di sviluppo, crescita e partecipazione. Uno stand non solo istituzionale o celebrativo, ma un luogo vivo, aperto e dinamico, dove si producono relazioni, confronto e produzione culturale contemporanea. Il nuovo allestimento ha raccontato questa visione: un’Arena pensata per essere immediatamente riconoscibile, capace di parlare linguaggi contemporanei e di restituire al Piemonte una presenza forte e centrale all’interno del Salone del Libro».

Nell’intervento alla conferenza stampa finale, l’assessore Chiarelli ha sostenuto che «la vera forza di questo Salone è stata la capacità di fare sistema. La sinergia costruita tra istituzioni, operatori culturali, editori, territori, partner e tutte le persone che hanno lavorato dietro le quinte ha dimostrato che quando il lavoro viene fatto bene e insieme i risultati arrivano. È questa la differenza che il Piemonte ha voluto dimostrare. Grazie all’investimento della Regione e a una collaborazione sempre più forte tra tutti i soggetti coinvolti, questa edizione ha saputo mettere al centro la cultura, facendo prevalere contenuti, partecipazione e qualità. I numeri confermano una crescita importante del Salone, ma il dato più significativo è vedere migliaia di giovani partecipare agli incontri, confrontarsi e cercare strumenti per interpretare il presente. La cultura non è un settore marginale: è una infrastruttura strategica capace di generare crescita, lavoro, identità e coesione sociale. Il successo di questa edizione, senza polemiche, non rappresenta un punto di arrivo. Da domani – ha concluso – si torna al lavoro per costruire la 39ª edizione con l’ambizione di renderlo ancora più internazionale, partecipato e vicino alle nuove generazioni».

Per il presidente Cirio «ancora una volta il Salone è stato una straordinaria occasione di confronto, libero pensiero e cultura e anche di economia per la nostra città e il nostro Piemonte. Sono cresciuti i visitatori, gli espositori, sono aumentate le adesioni delle scuole e i partecipanti agli eventi: i numeri quindi ci confermano un ennesimo successo e noi, in qualità di soggetti organizzatori attraverso il Circolo dei Lettori, siamo molto soddisfatti, perché sono anche i numeri a certificare l’effettiva portata di un evento, che è a pieno titolo il più grande evento culturale dedicato al libro in Italia e tra i primi in Europa». A una domanda dei giornalisti sulle polemiche politiche il presidente ha risposto che «il Salone è il luogo in cui meglio si realizza ciò che è scritto nella nostra Costituzione, ovvero la garanzia di libertà di pensiero da parte di tutti. E dunque ben vengano le libere opinioni. L’unica cosa che mi ha fatto sorridere – e, ripeto, lo dico sorridendo – è che mai come quest’anno abbiamo assistito a una sfilata di tanti politici della sinistra italiana che sono venuti a far politica al Salone per dirci che non bisogna far politica al Salone. Ma questo è il bello della democrazia».

La Regione ha chiuso l’edizione 2026 con un bilancio estremamente positivo, confermando il proprio ruolo centrale all’interno di uno dei più importanti appuntamenti culturali europei. Gli spazi della Regione, con quasi 200 appuntamenti, si sono confermati i luoghi simbolo del Salone: immersivi e contemporanei, pensati per raccontare il Piemonte attraverso cultura, idee, libri, cinema, memoria, innovazione e nuove generazioni. Un successo la partecipazione di pubblico e un forte interesse su temi che hanno spaziato dalla lettura ai giovani, dall’editoria all’innovazione, dal cinema alla formazione, fino ai territori e alle nuove politiche culturali con filo conduttore la valorizzazione della lettura come strumento di emancipazione e crescita. Un territorio che legge è un territorio che innova e che sa tenere unite le diverse generazioni.

Cosa è successo in Arena Piemonte Spazio Arancio Spazio Argento Spazio Editori piemontesi Nel Padiglione Bookstock è ritornato Nati per Leggere Piemonte, progetto sostenuto dalla Regione e dedicato a bambine e bambini da 0 a 6 anni.

L’impegno della Regione si è tradotto anche in azioni concrete a sostegno dei lettori più giovani. Tornata l’iniziativa del “Buono da leggere“, pensata per avvicinare i ragazzi al mondo del libro e sostenere la filiera editoriale. Sono stati tremila i voucher da 10 euro messi a disposizione dei giovani visitatori, utilizzabili per l’acquisto di libri negli stand, a cui si affiancano i buoni destinati alle scuole: dieci voucher da 10 euro per ogni classe delle scuole dell’infanzia e primarie, fino a esaurimento dei fondi. Si è trattato di un incentivo economico che riflette una scelta politica precisa: investire su chi legge oggi per formare i cittadini consapevoli di domani. Dare agli studenti la possibilità di scegliere, sfogliare e portare a casa un libro significa garantire un fondamentale diritto di cittadinanza culturale.

“Torino-Togliatti 1966. Uno stabilimento grande e subito”

Al Centro Storico Fiat 

Ha aperto i battenti giovedì 21 maggio  al Centro Storico Fiat, promossa dal MAUTO, la mostra dal titolo “Torino-Togliatti 1966. Uno stabilimento grande e subito” , a cura di Claudio Giunta e Giovanna Silva con Maurizio Torchio, per rimanere aperta fino al 4 ottobre prossimo.

L’esposizione,  allestita al Centro Storico Fiat , dove venne firmato lo storico accordo che regolava la collaborazione tra Italia e Unione Sovietica  per la realizzazione dello stabilimento AutoVAZ, ripercorre le vicende che permisero alla Fiat di mettere “i sovietici al volante”. Non si trattò soltanto di un episodio di cronaca industriale, ma anche di una delle più  audaci operazioni di diplomazia parallela alla guerra fredda, che chiamò in causa i principali attori internazionali dell’epoca, da Chruščëv a Kosygin, da Kennedy al Segretario della Difesa McNamara.
Sono passati sessanta  anni dalla firma del contratto che regolava la collaborazione tra italiani e sovietici. Il 4 maggio del 1966, su un tavolo tuttora esposto nella sede del Centro Storico Fiat, Vittorio Valletta firmò il protocollo per la costruzione dello stabilimento. L’intesa fu perfezionata ad agosto, quando il presidente della Fiat, accompagnato da Gianni Agnelli, Piero Savoretti e Riccardo Chivino, firmò a Mosca l’Accordo generale per la realizzazione dell’AutoVAZ, alla presenza del Primo ministro Kosygin e del ministro dell’Industria automobilistica Tarasov e, poco dopo, iniziarono i lavori per la costruzione della fabbrica.

I materiali conservati negli archivi del Centro Storico Fiat comprendono fotografie, documenti originali,  telegrammi, relazioni tecniche, e raccontano il vasto lavoro di squadra che ha condotto alla costruzione dello stabilimento.
A partire da questa vasta relazione documentale si sviluppa la rilettura e rielaborazione visiva di Giovanna Silva che, in un viaggio di ritorno a Togliatti compiuto nel 2019 con Claudio Giunta, racconta che cosa resta della fabbrica e della città. Giovanna Silva ha fotografato gli edifici, insieme a Claudio Giunta ha intervistato ex operai ed ex dirigenti russi e italiani che lavoravano all’AutoVAZ. Giunta ha poi raccolto memorie familiari e ricostruito la Togliatti e la Torino di sessanta anni fa.

Mara Martellotta

Il cantico dell’umiltà di Giulio Busi

L’intervento di questa domenica alla Casa della Madia ha avuto come ospite Giulio Busi, studioso di cultura ebraica e autore di lavori dedicati a Gesù, al quarto Vangelo e a San Francesco. Il suo racconto non si è limitato a presentare una nuova biografia del santo, ma ha cercato, piuttosto, di restituirci un uomo vivo, concreto, meno chiuso nell’immagine levigata a cui spesso siamo abituati.

Il Francesco che emerge non è soltanto colui che si è già consegnato alla devozione, ma una persona reale, inquieta, radicale, attraversata da una domanda essenziale: che cosa significa vivere davvero il Vangelo?

Giulio Busi parte da un ricordo personale. Racconta che sua madre, ogni sera, gli chiedeva se fosse stato buono e umile. Una domanda semplice, ma capace di rimanere impressa negli anni. A volte, alcune parole ricevute nell’infanzia non si comprendono subito: restano lì, lavorano in silenzio e tornano più avanti, quando la vita chiede di essere riletta con maggiore profondità.

Nel suo libro, “Il cantico dell’umiltà”, San Francesco viene descritto come colui che non compie solo delle gesta esteriori, ma fa molto di più: la sua umiltà è un modo di stare nel mondo. Una scelta che coinvolge il corpo, il denaro, il rapporto con gli altri, con la Chiesa e con se stesso.

Il cuore dell’intervento è proprio questo: Francesco non cerca prima di tutto una teoria sul Vangelo. Non parte da una costruzione dottrinale, né da un sistema teologico. Cerca una strada da percorrere. Per lui il Vangelo non è soltanto un testo da studiare, interpretare o custodire, ma una parola viva, che deve prendere forma nell’esistenza.

Da questa adesione nasce la sua scelta della povertà e Giulio Busi distingue con chiarezza un passaggio importante: prima di Francesco esistevano già la generosità verso i poveri, l’elemosina, la distribuzione di una parte dei beni, ma Francesco introduce qualcosa di diverso, perché non vuole solamente offrire il suo aiuto da una posizione protetta; vuole vivere egli stesso da uomo povero, in mezzo ai tanti poveri.
È una differenza enorme perché significa stare per strada, non avere garanzie, esporsi alla fragilità, rinunciare a quelle difese che normalmente proteggono una persona quali la famiglia, il denaro, il ruolo che si ricopre.

Francesco non nasce povero, anzi viene da un mondo che conosce il commercio, la sicurezza economica e il valore sociale del denaro. Proprio per questo, la sua povertà non è una condizione subita, ma una vera e propria scelta.
Una scelta che si trasforma in testimonianza.

Francesco non cerca una frattura con la Chiesa, tuttavia la sua vita mostra che tra il Vangelo vissuto e il Vangelo amministrato può aprirsi un grosso divario. La radicalità del santo arriva a generare un vero movimento ma, nello stesso tempo, viene vista come troppo scomoda per essere accolta, senza generare trasformazioni.

La Chiesa riesce a riconoscere Francesco e a farne una forza spirituale e pastorale, ma affinché questo avvenga, quella spinta originaria viene ordinata, regolata e resa stabile. Come spesso accade nella storia della Chiesa, tra fedeltà e mediazione si apre uno spazio complesso, nel quale qualcosa viene custodito e qualcosa inevitabilmente cambia.

Per Francesco, tutto questo diventa una via da attraversare: l’umiliazione, la fragilità, l’essere respinto, il non essere riconosciuto non sono soltanto ostacoli da sopportare, ma si trasformano nel luogo in cui l’imitazione di Cristo si fa più concreta.

Il Francesco che emerge dall’intervento di Giulio Busi è quindi meno rassicurante di quello che spesso immaginiamo. Non è soltanto il santo mite, vicino alla natura e agli animali.
È un uomo molto più radicale e per questo anche più scomodo. Un uomo che prende il Vangelo così seriamente da lasciare che la Parola cambi tutto: il suo modo di vivere, di possedere, di parlare, di stare nella Chiesa e di guardare se stesso.

Forse è proprio per questo che san Francesco continua a parlarci: non perché sia facile imitarlo, ma perché ci impedisce di ridurre il cristianesimo a un pensiero edificante o a una devozione serena e priva di turbamenti.

San Francesco ci ricorda che il Vangelo, quando viene preso sul serio, non resta mai soltanto una semplice idea, ma diventa un vero e proprio esempio di vita.

IRENE CANE

Portfolio review: “Il Grande Venerdì di Enzo”

Venerdì 5 giugno, a Torino, fa tappa l’iniziativa promossa dall’Art Directors Club,

Torna venerdì 5 giugno prossimo il “Grande Venerdì di Enzo”, la più grande portfolio review diffuso in tutta Italia e promossa da ADCI – Art Directors Club Italiano, e dedicata alla memoria di Enzo Baldoni. L’iniziativa è giunta alla sua 27esima edizione ed è divenuta negli anni un appuntamento di riferimento per giovani creativi, studenti, freelance, professionisti emergenti, coinvolgendo diverse città italiane e offre do opportunità di confronto de visu con direttori creativi, art director, copywriter, designer e professionisti del mondo della comunicazione. Obiettivo dei grandi venerdì di Enzo, è quello di favorire un momento concreto d’incontro fra l’industria creativa e le nuove generazioni, offrendo ai partecipanti la possibilità di presentare il proprio portfolio, ricevere feedback qualificati e costruiranno e opportunità di crescita e networking.

“Grazie all’energia dei nostri local ambassador, la più grande review portfolio d’Italia, rappresenta un momento di incontro fra sguardi e sogni, il luogo dove tutto è possibile e nascono nuove storie di successo – commenta Angela Pastore, consigliera e coordinatrice local ambassador ADCI”.

La grande novità di quest’anno riguarda la partnership con TUCANO, storico brand italiano che ha recentemente celebrato, come ADCI, il traguardo dei quarant’anni. Da sempre simbolo di design funzionale e contemporaneo, TUCANO si distingue per i suoi prodotti d’accompagnamento alla vita urbana e professionale.

“Quando abbiamo fondato TUCANO – spiega il fondatore e CEO di TUCANO, Franco Luini – l’idea era di accompagnare le persone nei luoghi in cui nascono le idee, proteggendo gli strumenti con cui lavorano, creano e si raccontano. Per questo siamo felici di essere portfolio partner de ‘Il Grande Venerdì di Enzo’, perché il portfolio non è solo un contenitore di progetti, ma passaporto professionale di ogni creativo. Incontrare ADCI, con cui condividiamo radici milanesi, una storia iniziata nel medesimo anno e una visione aperta al mondo, significa sostenere concretamente il talento e l’eccellenza italiana”.

“Il grande venerdì di Enzo” nasce per ricordare l’apporto generoso di Enzo Baldoni, copywriter e giornalista, che dedicava ogni venerdì il suo tempo alla revisione dei portfolio dei giovani creativi, dando loro consigli preziosi per mettere a fuoco il loro talento. Nel 2004, Baldoni scompare in Iraq. La sua scomparsa ha colpito profondamente il mondo della creatività e della comunicazione, perché con il suo sorriso e la sua voglia di vivere, era riuscito a contagiare negli anni generazioni s generazioni di giovani, avvicinandoli alla dimensione creativa. Ancora oggi, “Il grande venerdì di Enzo” rappresenta uno dei principali mentorship del settore creativo italiano, grazie al coinvolgimento volontario di centinaia di professionisti, soci ADCI che mettono a disposizione il loro tempo e le loro esperienze.

Mara Martellotta

L’ex tricolore Diego Rosa svetta alla GF Musiné

Successo pieno per la sesta edizione della Granfondo Musiné ospitata nel bellissimo borgo torinese di Caselette. La quarta tappa del circuito Nord Ovest MTB ha visto i tantissimi biker gareggiare in un clima tipicamente primaverile, temperature che hanno favorito la battaglia in mezzo al gruppo per accaparrarsi non solo le prime posizioni assolute, ma anche quelle di categoria fondamentali per la challenge.

Vittoria di un ex pro’ su strada ma anche ex campione d’Italia marathon sul percorso principale di 37 km per 1.450 metri. Il suo nome è Diego Rosa, portacolori del Fol Racing Team che in 1h148’48” si è lasciato alle spalle Davide Pinato (Boscaro Racing Team, la società organizzatrice) a 1’45” e il campione uscente Adriano Caratide (Leynicese Racing Team) a 3’17”. Quanto ancora per il Leynicese Giorgio Francisco a 4’43”, a 4’52” ha chiuso quinto Davide Clerici (Boscaro Racing Team).

Un nome di prestigio sul gradino più alto del podio femminile: Bettina Janas, tedesca della Sportograf.com già vincitrice della GF Muretto di Alassio, che in 2h24’34” ha prevalso per 4’51” su Giulia Challancin (Team Trisports VDA), terza Erika Nitelli (Polito Cycling) a 7’43”.

La gara allestita dal Boscaro Racing Team ha goduto del patrocinio dei Comuni interessati dal percorso: Caselette, Almese e Rubiana. Tanti coloro che a vario titolo hanno collaborato all’evento, tra associazioni, sponsor e soprattutto i volontari sparsi sul tracciato. La storia della Granfondo Musiné continua e aspira a sempre maggiori traguardi.