Sono oltre 200 i lavoratori della Fedex Tnt nel corteo organizzato a Torino dai sindacati contro i 31 licenziamenti previsti dalle aziende e i 25 trasferimenti annunciati . All’insegna dello slogan “Tutti Noi Traditi” i manifestanti sono partiti dal Rondò della Forca per arrivare a Palazzo Civico dove hanno
chiesto di incontrare la sindaca Appendino. Un incontro tra fra azienda e sindacati si terrà il 4 giugno a Roma, mentre il 7 al ministero dello Sviluppo Economico.“Centinaia di dipendenti di FedEX e TNT in Italia sono sotto lo scacco di licenziamenti ingiustificati. FedEX è una delle più grandi compagnie di aereo cargo nel mondo e non ha alcun problema di fatturato, né di introiti. E pure, dopo aver comprato TNT,
decide di chiudere le filiali italiane e mandare persone a casa. Non c’è alcun motivo.” Lo afferma il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, di Liberi e Uguali. “I dipendenti di Fedex TNT non sono dei pacchi – prosegue il leader di SI – che si possono scaricare a piacimento”.
Lo scrittore trasmette la sua passione per la pesca al protagonista del suo romanzo che s’avventura sul lago in compagnia del barman: “Io remavo mentre il barman sedeva a poppa e lanciava la lenza con un’esca a cucchiaino e con un peso al fondo per pescare le trote del lago…“
Tra i personaggi che soggiornarono sul lago Maggiore figura anche Ernest Hemingway, Nobel per la letteratura nel 1954, indimenticato autore de “Il vecchio e il mare”. Hemingway, che venne più volte in Italia, proprio sul “Maggiore” ambientò la parte finale del romanzo “Addio alle armi“, in cui racconta l’esperienza della prima guerra mondiale e l’amore per l’infermiera Agnes Hanna von Kurowsky. Il giovane protagonista del romanzo, il tenente Frederic Henry, dopo Caporetto fuggì dal fronte, e raggiunse a Stresa Catherine, la donna che amava e che aspettava un figlio. Alloggiarono al Grand Hotel des Iles Borromées, dove era arrivato in carrozza (“L’ albergo era molto lussuoso. Percorsi i lunghi corridoi, scesi le ampie scale, attraversai i saloni fino al bar. Conoscevo il barman e mi sedetti su un alto sgabello e mangiai mandorle salate e patatine. Il Martini era fresco e pulito”). Hemingway trasmette la sua passione per la pesca al protagonista del suo romanzo che s’avventura sul lago in compagnia del barman: “Io remavo mentre il barman sedeva a poppa e lanciava la lenza con un’esca a cucchiaino e con un peso al fondo per pescare le trote del lago…Remai verso l’Isola Bella e mi avvicinavo ai muraglioni, dove l’acqua diventava improvvisamente più fonda e si vedeva il muro di roccia scendere obliquo nell’acqua, e poi risalii verso l’Isola dei Pescatori, dove c’erano barche tirate in secco e uomini che rammendavano reti “. Frederic e Catherine sono costretti ad abbandonare l’Italia perché la polizia militare è sulle sue tracce del giovane e sta per arrestarlo come disertore. Decidono così di riparare in Svizzera.
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Partono di notte in barca, nonostante la pioggia, che per fortuna cessa. “Non pioveva più e il vento respinse le nuvole finché apparve la luna e guardando indietro vidi la punta nera della Castagnola ( a Pallanza, ndr) e il lago con frangenti bianchi e più in là la luna sulle alte montagne di neve“. Dopo alcune ore arrivarono a Brissago, località svizzera del Canton Ticino, sulla sponda destra del Verbano, appena varcato il confine con l’Italia. “Era un villaggio simpatico. C’erano molte barche da pesca lungo la banchina e reti stese sui rastrellieri..Spinsi forte sul remo sinistro e mi avvicinai. Poi mi raddrizzai quando fummo vicino alla banchina e portai la barca ben aderente al muro. Rientrai i remi,
afferrai un anello di ferro, scesi sulla pietra bagnata ed ero in Svizzera“. “Addio alle armi” (A Farewell to Arms) venne pubblicato nel 1929. La storia narrata si basava, almeno in parte, sulle esperienze personali dello scrittore (che negli ultimi mesi della prima guerra mondiale aveva prestato servizio come conducente di ambulanze nella Croce Rossa Americana, era stato ferito nella notte dell’8 luglio 1918 nell’ansa del Piave in località Buso Burato di Fossalta, colpito dalle schegge causate dall’esplosione di una bombarda austriaca. La storia, d’amore e di guerra , si svolge prima, durante e dopo la dodicesima battaglia dell’Isonzo. Il romanzo non poté essere pubblicato in Italia fino al 1948 perché ritenuto lesivo dell’onore delle Forze Armate dal regime fascista, sia per la descrizione della disfatta dell’esercito italiano, sia per una certa vena antimilitarista sottointesa nell’opera. In realtà, la traduzione italiana in realtà era stata già scritta clandestinamente nel 1943 da Fernanda Pivano, che per questo motivo fu arrestata a Torino. Ernest Hemingway ritornò al Grand Hotel des Iles Borromées di Stresa trent’ anni dopo, nell’ ottobre del 1948,e lasciò scritto sul libro delle firme di essere “An old client”, un vecchio cliente.
Marco Travaglini
Drammatica fine per Artur Cacciolari, un ragazzo ventenne artista di circo che ha cercato di attraversare su una fune la cascata di un corso d’acqua. Era con alcuni amici che stavano girando per lui un video per un concorso quando è precipitato nel torrente ad Almese ed è morto. Il corpo del giovane è stato recuperato dai vigili del fuoco, mentre uno degli amici, in stato di shock, anche lui caduto in acqua, è stato trasferito in elisoccorso all’ospedale di Rivoli.
Uno sguardo sui playoff
Si stanno disputando i playoff di basket e l’attenzione di tutti è sulle partite giocate e quelle che si giocheranno. Ma cosa si evidenzia in questi playoff?
Esiste una situazione inquietante di diseducazione sportiva a livelli secondo me incredibile. Il basket è uno sport di contatto, fisico, che però, nelle sue regole originarie e mai mutate nel profondo, prevede che il contatto del difensore sull’attaccante risulti falloso, soprattutto con la palla in mano. In realtà, dopo ogni fischio arbitrale, ritroviamo nello sguardo di alcuni giocatori non solo lo stupore del fischio subito a sfavore, ma lo sdegno, il disgusto e il disprezzo per ogni decisione del designato giudice di turno nel mondo della partita.
Se torno con la mente ad alcuni episodi vissuti quest’anno con la nostra FIAT TORINO AUXILIUM, mi chiedo come mai alcuni dei nostri giocatori abbiano subito sanzioni a dir poco discutibili (vedi l’espulsione di Vujacich a Cremona per “non aver commesso il fatto” come ammesso anche dalla dirigenza arbitrale, o come tutti i tecnici per floating a Washington o gli antisportivi sul tentativo di tiro che abbiamo visto nell’anno) mentre assistiamo a tentativi di “aggressione” fisica che sono sistematici in una squadra del Nord Italia che non solo non sono sanzionati ma addirittura elogiati come “prove di carattere”. Se alcuni dei nostri provavano a protestare saliva alto lo sguardo feroce e sanzionatorio degli arbitri, metre alcuni “fratelli d’Italia” in campo in questi periodi possono tranquillamente continuare a dialogare urlando senza minimamente incrociare gli strali fulminanti del fallo tecnico.Mi fermo qua per non sembrare il classico “tifoso” accecato dalla passione che vede tutto nero quello contro di sé e sbagliato tutto quello degli altri. Però, una cosa trovo innegabile: questo finale di campionato rivela aggressività esagerata e tutela dello spettacolo molto bassa.
Forse i difensivisti saranno felici, ma ieri sera, 22 punti in due quarti non sono punteggio di semifinale di basket, ma di minibasket di basso livello… e la sera prima 31 in due tempi fanno il pari con questa. Le squadre tirano, ma creare spettacolo nasce anche dal non picchiare fisicamente gli avversari, e “mirare” alle gambe anche con il corpo non è difesa, è pericoloso,e diseducativo. Si va verso un basket fisico e logorante, con situazioni ingestibili con alti costi di gestione medica per le società e
fisioterapici. Ma non credo sia bello: lo sport dove si colpisce l’avversario a terra è il Wrestling, e non è uno sport.A Torino abbiamo vissuto situazioni belle e talvolta imbarazzanti, entusiasmanti e anche deludenti, spettacolari e ordinarie: non abbiamo mai assistito a gesti “violenti” di alcuno dei nostri giocatori con nessuno anche quando forse una reazione sarebbe stata comprensibile.Se esiste un’anima di Torino del basket è quella della vocazione allo spettacolo e alla “nonviolenza sportiva” e non è poco in un momento in cui si esalta l’aggressività sfrenata come segnale di programmazione e realtà in salute.Si sta per preparare la nuova stagione e al momento tutto si sta muovendo sotto le braci e ci auguriamo che il fuoco che ne scaturirà possa dare quelle emozioni che sogniamo, ma il mio personale pensiero è sempre quello che è bello vincere ma non a tutti costi: senza spettacolo non è basket. Vincere sarà anche l’unica cosa che conta, ed è vero, ma si può vincere o vincere ed emozionarsi. E l’emozione è l’unica cosa che resta (facciamo una prova? Recupero di Washington e assist per Vujacich…)… .
Paolo Michieletto
Torna il Festival del teatro di strada
E’ stata presentata la XVII edizione di Lunathica, Festival Internazionale di Teatro di Strada a due passi da Torino e dalla Reggia di Venaria, immerso nelle bellezze paesaggistiche del Canavese e delle valli montane, unite dalla nuova pista ciclabile del progetto Corona Verde della Regione Piemonte. Lunathica quest’anno dal 1° al 30 giugno propone 15 serate con 25 compagnie provenienti da Canada, Spagna, Argentina, Messico, Francia, Slovacchia, Nuova Caledonia, Israele, Svizzera, Italia, Stati Uniti e Austria, 15 prime nazionali, 11 date uniche in Italia e 5 prime regionali. Strade, piazze, cortili e persino un suggestivo bosco all’interno di un’oasi naturale, verranno ridisegnati da performance capaci di far commuovere, divertire ed emozionare il pubblico, il cui trend di crescita positivo testimonia il diffuso apprezzamento del Festival. Portare lo spettacolo in contesti inconsueti è una delle vocazioni del Festival, sfida ancor più difficile soprattutto dopo i fatti di Piazza San Carlo e le conseguenti restrizioni nelle normative applicati agli eventi dal vivo negli spazi aperti. Superate
le 20.000 presenze nell’edizione 2017, Lunathica punta dunque quest’anno a raggiungere una fascia di popolazione ancora più ampia ed eterogenea, dai più giovani alle famiglie, con spettacoli a ingresso libero adatti a ogni età attraverso i linguaggi universali del circo contemporaneo, del teatro di figura, teatro di strada, dell’acrobatica e della danza, offrendo al pubblico un assaggio del multiforme panorama internazionale dello spettacolo performativo, aprendosi ai temi del sociale, consolidando la vocazione a scoprire nuovi talenti e a incentivare la giovane creatività e, soprattutto, a mantenere un forte legame con il territorio, ambendo a creare reti sempre più solide ed estese con partner internazionali, soggetti ed enti territoriali e non, pubblici e privati, attivi nella promozione della cultura e dello spettacolo dal vivo in tutte le sue forme e manifestazioni.Diffide al Comune per piazza San Carlo
Le prime perizie sono in arrivo e lo studio legale Ambrosio & Commodo, come riportano gli organi di stampa, sta procedendo con le prime diffide al Comune per chiedere i danni per i casi documentati sotto un profilo medico legale, ad un anno dai drammatici eventi di piazza San Carlo dello scorso 3 giugno. Sono stati attivati per conto di un’ottantina di feriti procedimenti civili per ottenere i risarcimenti a titolo assicurativo. La causa civile è nei confronti del Comune e i danni saranno trattati con gli assicuratori della Città.
Babytherm di ultima generazione
Il sodalizio ormai pluriennale tra la Santander Consumer Bank e la Onlus Io sto con il Regina Margherita ha prodotto anche quest’anno frutti concreti e di grande rilevanza
Mercoledi 31 maggio nel reparto di Terapia Intensiva di Cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Infantile Regina Margherita della Città della Salute di Torino, sono state donate tre Babytherm di ultima generazione, alla presenza di alti funzionari della Banca e della Direzione ospedaliera. Babytherm, prodotto dalla Draeger, è un sistema di riscaldamento neonatale da terapia intensiva concepito come dispositivo terapeutico che fornisce calore ai neonati prematuri e a termine.
Definisce nuovi standard nell’assistenza “open care”, offrendo ai neonati un ambiente termico unico nel suo genere e garantendo nel contempo una straordinaria facilità d’accesso, per consentire la migliore assistenza possibile. Chi lavora con i neonati sa quanto sia fondamentale evitare ai piccoli il minimo stress termico, cosa che poteva avvenire durante esami o trattamenti. Grazie a questa generosa donazione, la Onlus Io sto con il Regina Margherita ha potuto rispondere alla richiesta dell’ospedale Infantile di dotare il reparto di Terapia Intensiva di Cardiochirurgia pediatrica della miglior soluzione alle possibili instabilità termiche. La vice presidente della Onlus, Roberta Bona, a nome del presidente Walter Ceresa e di tutto lo staff, esprime la più profonda gratitudine alla Santander Consumer Bank per l’attenzione che sempre riserva alle proposte di acquisto di attrezzature destinate alla crescita tecnologica del Regina Margherita. “La vostra fiducia ed il vostro costante sostegno ci consentono oggi di donare tre importanti strumenti per il benessere e la sicurezza di tanti bambini e dare loro il miglior benvenuto al mondo” Roberta Bona Io sto con il Regina Margherita Onlus.
Grandine e allagamenti in città
Una tempesta con forti raffiche di vento e una copiosa grandinata hanno investito Torino poco dopo le 16. Il traffico fermato, molti locali, negozi e garage, anche alcuni all’ ospedale Molinette – nella foto – sono stati allagati. I chicchi di grandine sono rimasti a lungo sulle strade. Qualche centimetro si è posato sulle strade, e per 36 ore permane lo stato di allerta gialla per i temporali. Numerose chiamate al centralino dei Vigili del fuoco a causa dei danni e dei disagi provocati dal nubifragio.
L’ UDU – Unione degli Universitari ha scritto al Movimento per la dignità della docenza universitaria, i promotori dello sciopero della sessione estiva. Un ultimo appello a revocare una mobilitazione che, oltre a spaccare la comunità universitaria, si inserisce in un contesto di crisi istituzionale che non potrà dare risposte alle giuste rivendicazioni dei docenti. Abbiamo ribadito come questo sciopero non produrrà risultati, se non quello di danneggiare gli studenti e abbiamo chiesto un ripensamento, fondamentale in questa fase cosi delicata per il paese.Aspettiamo una risposta, sperando che prevalga il buonsenso.
Il testo della lettera:
“Caro Prof. Ferraro,
abbiamo appreso dai social e dal sito ufficiale del Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria la convinzione di svolgere lo sciopero nella sessione estiva, a prescindere dal contesto istituzionale venutosi a creare dopo il voto delle elezioni politiche del 4 marzo. Abbiamo più volte sottolineato, in diverse sedi, come questo sciopero danneggi solamente gli studenti, principalmente perché colpisce la sessione d’esame in cui gli studenti che vogliono confermare la propria borsa di studio hanno l’ultima possibilità di ottenere i crediti. E abbiamo spiegato come, dalla proclamazione dello sciopero (22 febbraio 2016), non ci sia mai stata una data possibile in cui il Movimento avrebbe potuto contrattare le proprie rivendicazioni con un Governo nel pieno dei suoi poteri: il Governo Gentiloni alla data di proclamazione era già dimissionario e la crisi istituzionale post-voto del 4 marzo sta proseguendo anche in queste ore, con risvolti di giorno in giorno sempre più gravi. La drammatica giornata del 27 maggio ha sancito la definitiva impossibilità di avere un Governo nel pieno dei suoi poteri prima dell’inizio di questo sciopero e ha aperto una fase conflittuale nel paese senza precedenti, fino alla messa in discussione da parte di forze politiche spregiudicate del ruolo di garante della costituzione e dell’unità nazionale. Non solo, quindi, questo sciopero danneggerebbe solamente gli studenti, ma non ci sarebbe neanche alcun attore istituzionale a ricevere pienamente la rivendicazione dei docenti scioperanti, sicuramente prima della fine dello sciopero e, con buona certezza, almeno fino all’autunno, e metterebbe ulteriore agitazione nel Paese in una fase estremamente delicata e che impone atteggiamenti razionali e responsabili. Questo sciopero già prima ha sancito definitivamente una frattura tra componente studentesca e componente docente (quella scioperante) all’interno della comunità accademica. Dal 27 maggio questo sciopero diventa un ulteriore strumento dell’inasprimento tra le componenti di una comunità che in questo momento dovrebbe avere, a nostro modo di vedere, ben altra missione. La comunità accademica dovrebbe avere il ruolo di approfondire le questioni complesse, di fornire gli strumenti a chi ne fa parte di comprendere le situazioni più difficili e, soprattutto, di diffondere i saperi sviluppati, contribuendo alla tenuta democratica del paese e alla conformazione di una società pacifica e coesa. Ora, come Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria, siete ancora in tempo per ricucire lo strappo creatosi con la reiterazione dello sciopero degli appelli nella sessione estiva, ritirando questo sciopero. Se dovesse prevalere invece una indisponibilità totale a prendere atto della gravità della crisi istituzionale del nostro paese e lo sciopero dovesse aver luogo, chiederemo un atto di responsabilità ai singoli docenti, chiedendo loro di stare al nostro fianco e di non prendervi parte.”




