Incontro promosso da Reale Mutua Torino Castello in collaborazione con la Società Dante Alighieri il 16 ottobre
Il mondo digitale e la realtà linguistica. L’introduzione delle nuove tecnologie, dei social media ha radicalmente modificato il modo di rappresentare la realtà e, di conseguenza, anche quello di esprimersi. I social network hanno trasformato l’uso della grammatica e del linguaggio, che è spesso si e conformato a quello della rete ed alle abbreviazioni in uso su Messanger e Whatsapp. Nulla tornerà più, molto probabilmente, come prima. Nel suo volume dal titolo “#Hashtag” l’antropologo Marino Niola ha spiegato che “i grandi passaggi epocali hanno sempre prodotto un sobbalzare nella lingua, un cambio di regime e di destinazione delle parole, nonché del loro rapporto con la realtà”. In occasione della diciottesima edizione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, organizzata in collaborazione con l’Accademia della Crusca, la Società Dante Alighieri, la Confederazione Elvetica e il MIBAC, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale propongono il titolo “L’Italiano e la Rete, le Reti per l’Italiano”. https://www.esteri.it/mae/it/politica_estera/cultura/promozionelinguaitaliana/settimanalinguaitaliana. Lo scopo del tema di quest’anno è quello di indagare i legami e le influenze esistenti tra la lingua italiana, il mondo della rete Internet, le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, incluse le piattaforme social. Il Comitato di Torino della Società Dante Alighieri lo spiegherà nel corso di un incontro dal titolo “Le nuove parole nel mondo digitale come veicolo di cambiamento culturale, sociale, economico e professionale”. “La password è pericolosa?” “Chi è il signor Giga?” “Quanto sono grandi i bitcoin?” “Sui social media si può scrivere quello che si vuole?”. Queste alcune delle domande, apparentemente assurde, realmente poste da persone che, pur conoscendo bene l’italiano, sono state investite dalla rivoluzione digitale, che ha introdotto nella nostra lingua parole sconosciute. Il linguaggio dei computer e dei social media, infatti, utilizza parole mutuate dall’inglese e neologismi inventati per dare un’etichetta a fenomeni ed invenzioni finora sconosciuti. Come reagisce la lingua italiana in presenza di questo fenomeno? Quali raccomandazioni si possono dare per assorbire con equilibrio questi neologismi preservando la chiarezza e l’armonia della nostra lingua? Peraltro la rete Internet collega tutti i luoghi del mondo e può servire per costruire ponti tra i cittadini italiani e coloro che vogliano conoscere la nostra cultura, diventando, al tempo stesso, uno strumento efficace per mantenere viva la nostra lingua e la nostra memoria. Quali risorse culturali diventano fruibili attraverso il web in maniera protetta e tesa alla conservazione dei valori, anziché all’uso consumistico dei dati? Quali sono i cambiamenti in ambito sociale, professionale e culturale?
Nella tavola rotonda ne discuteranno:
Giovanni Saccani Presidente Comitato Torino Società Dante Alighieri http://www.ladante-torino.it/ con Inserimento dei neologismi nel soggettario delle Biblioteche italiane nell’ambito di SBN Web: un excursus sul cambiamento della ricerca semantica
Antonio De Carolis Direttore Commerciale Reale Mutua Assicurazioni Agenzia Principale Torino Castello http://www.torinocastello.it/ e Presidente CDVM UI – Club Dirigenti Vendite e Marketing Unione Industriale di Torino http://www.cdvm.it con La comunicazione WEB in chiave di marketing
Alessandro Crosetti Professore Ordinario di Diritto amministrativo. Giurisprudenza – Università di Torino https://www.unito.it con Insulti, Social Networks e Istituzioni. Alcune brevi riflessioni in chiave giuridica
Giovanna Giordano titolare Escamotages – la tua guida nel mondo dell’informatica http://escamotages.com – autrice del glossario Le parolacce del computer consultabile liberamente online sul sito
Pietro Jarre Presidente eMemory – Emotional Memories la tua casa digitale in totale privacy https://www.ememory.it – e Vicepresidente Sloweb – Associazione non profit fondata per promuovere l’uso responsabile degli strumenti informatici http://www.sloweb.org – con Da informatica a “informetica”.
Coordinerà l’incontro Antonio De Carolis. Porterà i saluti del Comitato della Società Dante Alighieri torinese Loretta Del Ponte Segretario organizzativo e Responsabile Comunicazione, Stampa e Media. L’incontro è organizzato da Società Dante Alighieri Comitato di Torino in collaborazione con Reale Mutua Torino Castello e si svolgerà il 16 ottobre p.v. dalle ore 17.30 presso la Reale Mutua Torino Castello, Tower Center – Sala Universo, in Piazza Castello 113 a Torino. Ingresso libero fino a disponibilità dei posti.
Mara Martellotta









fatta un’eccezione. I due erano a metà della carreggiata quando un’auto che viaggiava a tutta velocità li indusse a fare un passo indietro. Una vettura in arrivo dalla parte opposta sfiorò Poletti e urtò in pieno Meroni che, sbalzato sull’altra corsia, venne investito da una Fiat 124 Coupé che lo trascinò per più di cinquanta metri sull’asfalto. Portato all’ospedale Mauriziano, morì poche ore dopo, alle 22.40. Se ne andava così Gigi Meroni, a soli ventiquattro anni. La farfalla granata non
volò più. Colmo del destino, l’automobile che lo investì era guidata da un suo tifoso diciannovenne che si chiamava Attilio Romero e che diventò, nel duemila, presidente del Torino. Un cognome e un destino, quello di Meroni, già tragicamente comparso nella storia granata, al tempo della tragedia di Superga. Si chiamava, infatti, Pierluigi Meroni il comandante del trimotore Fiat che si schiantò sulla collina della basilica il 4 maggio del 1949. Gigi Meroni, nato e cresciuto calcisticamente a Como, dopo aver vestito la maglia lariana e quella del Genoa, approdò nel 1964 a Torino, nella
parte granata della città dell’auto. Agli ordini del “Paròn “Nereo Rocco, l’ala numero sette incantò tutti con le sue giocate, i dribbling ubriacanti e quei suoi goal che, pur non molti (con la maglia del Toro ne insaccherà 24), spesso finirono nelle cineteche del calcio per la bellezza del gesto atletico che li accompagnava,rendendo possibile ciò che ai più pareva impossibile. Era lui il
“calciatore-beat” , quello che non amava i tiri da fermo e men che meno i rigori ma sentiva il bisogno dell’azione, della lotta per conquistarsi la palla, dell’invenzione artistica del gol. I difensori impazzivano e spesso non trovavano alternative ai mezzi più bruschi per fermarlo, mettendolo giù senza tanti complimenti. I compagni ne sfruttavano le doti quando l’ala destra dai capelli lunghi e dai basettoni passava loro la palla al momento giusto, con il gesto generoso e altruista di chi concede agli altri
l’onore di gonfiare la rete alle spalle del portiere avversario. Anche lui, come Gorge Best, il suo “gemello-diverso”, andava controcorrente. Quando Edmondo Fabbri lo chiamò in nazionale gli impose una condizione: tagliarsi i capelli. Lui, con l’animo dell’artista che si disegnava da solo i vestiti da indossare,prendendo a modello quelli dei Beatles, e lo spirito trasgressivo che lo portava a passeggiare per le vie di Como portandosi al guinzaglio una gallina, non rinnegò se stesso e rifiutò la convocazione. Era amatissimo dai suoi tifosi, Luigi Meroni. L’ipotesi del suo passaggio alla Juventus, nell’estate del 1967, provocò una sollevazione dei tifosi del Toro, mandando a gambe all’aria
l’operazione. Era l’idolo non solo dei granata ma di tutti coloro che amavano il bel calcio, la fantasia e l’improvvisazione di quest’artista che sapeva trattare con incredibile abilità la sfera di cuoio. Ai suoi funerali parteciparono più di ventimila persone e l’intera città trattenne il fiato. L’emozione fu grande e toccò tutti, compresi alcuni detenuti delle “Nuove” che fecero una colletta per mandare dei fiori. Solo la Diocesi di Torino si oppose al funerale religioso di quel “peccatore pubblico” e criticò aspramente don Francesco Ferraudo, cappellano del Torino, che lo celebrò comunque. Meroni conviveva con Cristiana Uderstadt e la sua ragazza – di origine polacca e figlia di giostrai – era ancora sposata, in attesa di poter divorziare. Un peccato, all’epoca, da non perdonare anche da morto a quel ragazzo che, come scrisse Gianni Brera “ era un simbolo di estri bizzarri e libertà sociali in un paese di quasi tutti conformisti sornioni”.





