redazione il torinese

Oggi al cinema

LE TRAME DEI FILM NELLE SALE DI TORINO

 

A cura di Elio Rabbione

 

7 uomini a mollo – Commedia. Regia di Gilles Lellouche, con Mathieu Amalric, Guillaume Canet, Benoît Poelvoorde e Jean-Hugues Anglade. Sotto i cieli di Grenoble, un gruppo di quarantenni nel pieno di una crisi di mezza età (uno è diviso dalla moglie, un imprenditore cui gli affari non vanno certo bene, un musicista emblema di ogni fallimento), fisici non certo in piena forma, decide di formare la prima squadra di nuoto sincronizzato maschile della piscina che frequentano. Affrontando lo scetticismo e la vergogna di amici e familiari, allenata da una campionessa ormai tramontata e alla ricerca di conferme, il gruppo si imbarca in un’avventura fuori dal comune per riscoprire un po’ della propria autostima e imparare molto su se stessi e sugli altri. Durata 122 minuti. (Eliseo Blu, GreenwichVillage sala 1 e 2, The Space, Uci)

 

Amici come prima – Commedia. Regia di Christian De Sica, con Massimo Boldi, Christian De Sica e Lunetta Savino. Non è più il classico, vecchio cinepanettone cui per anni ci avevano abituati. I due comici tredici anni fa sembravano essersi detti addio, invece rieccoli inossidabili a reinventarsi un’altra storia. De Sica è un direttore d’albergo che di punto in bianco viene licenziato, troverà una nuova occupazione divenendo in abiti femminili la badante di quel proprietario che gli ha dato il ben servito per passare il tutto in mani cinesi. Quindi una nostrana Mrs Doubtfire, in Brianza. Sotto lo sguardo attento e forse calmante di Brando De Sica, a sorvegliare papà e ritrovato compagno. Durata85 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci)

 

Ben is back – Drammatico. Regia di Peter Hedges, con Julia Roberts e Lucas Hedges. Ben (Lucas, figlio del regista, magnifica presenza di Manchester by the sea) soffre di gravi problemi di droga, sta tentando la disintossicazione presso un centro di recupero, torna a casa inatteso per le feste di Natale. La madre Holly si accorgerà ben presto del reale stato del suo ragazzo e dovrà fare di tutto perché anche il resto della famiglia non venga coinvolto nel dramma. Durata 98 minuti. (Ambrosio sala 1, GreenwichVillage sala 3 anche V.O., The Space, Uci)

 

Bohemian Rhapsody – Commedia musicale. Regia di Bryan Singer, con Rami Malek. La vita e l’arte di uno dei più leggendari idoli musicali di tutti i tempi, Freddie Mercury, leader dei britannici Queen, il rapporto con i genitori di etnia parsi, l’amore (sincero) per la giovane Mary, la trasgressione e l’omosessualità, i vizi privati e il grande successo pubblico, la sregolatezza accompagnata al genio musicale: il ritratto completo di un uomo e della sua musica, sino al concerto tenuto nello stadio di Wembley nel luglio del 1985. Durata133 minuti. (Ambrosio sala 2, Massaua, Eliseo Grande, F.lli Marx sala Harpo anche V.O., Ideal, Lux sala 1, Reposi, The Space, Uci)

 

Bumblebee – Avventura. Regia di Travis Knight, con Hailee Steinfeld e Pamela Adlon e John Cena. Alla fine degli anni Ottanta, in fuga dal pianeta Cybertron, Bumblebee, simpatico robot, capita in un piccolo centro della California, dove sfigurato e pressoché inutilizzabile viene scoperto da Charlie, circa diciottenne, tuttavia sotto le forme di un bel Maggiolino giallo. A contrastare la loro amicizia ci si metterà persino il governo americano, che ha pensato ad un’alleanza con i cattivi del pianeta, sicuro che l’aliena rappresenti una minaccia per tutti. Durata 114 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 3, Reposi, The Space, Uci)

 

Capri-Revolution – Drammatico. Regia di Mario Martone, con Marianna Fontana, Antonio Folletto e Reinhout Scholten van Aschat. Nel 1914 l’Italia sta per entrare in guerra. Una comune di giovani nordeuropei ha trovato sull’isola di Capri il luogo ideale per la propria ricerca nella vita e nell’arte. Ma l’isola ha una sua propria e forte identità, che si incarna in una ragazza, una capraia di nome Lucia. Il film narra l’incontro tra Lucia, la comune guidata da Seybu, un giovane pittore, e il giovane medico socialista del paese. E narra di un’isola unica al mondo, la montagna precipitata nelle acque del Mediterraneo che all’inizio del Novecento ha attratto come un magnete chiunque sentisse la spinta dell’utopia e coltivasse ideali di libertà, come i russi che, esuli a Capri, si preparavano alla rivoluzione. Durata 122 minuti. (Eliseo Rosso, Massimo sala 1, Uci)

 

Cold War – Drammatico. Regia di Pawel Pawlikowski, con Tomasz Kot, Joanna Kulig e Agata Kulusza. Premio per la miglior regia a Cannes ed ora presentato agli Oscar come miglior film straniero. Girato in bianco e nero, è un omaggio del regista ai suoi genitori. Nella Polonia degli anni Cinquanta, dove la Storia è occupata dal grigiore quotidiano dell’occupazione sovietica, la giovanissima Zula viene scelta per far parte di una compagnia di danze e canti popolari. Tra lei e Viktor, un pianista che segue i provini, nasce un grande amore, ma nel corso di un’esibizione a Berlino est, lui sconfina e lei non ha il coraggio di seguirlo. Si incontreranno di nuovo, nella Parigi della scena artistica, con nuovi amori ma essi stessi ancora innamorati l’uno dell’altra. Ma stare insieme è impossibile, perché la loro felicità è perennemente ostacolata da una barriera di qualche tipo, politica o psicologica. Durata 85 minuti. (Nazionale sala 1)

 

Colette – Biografico. Regia di Wash Westmoreland, con Keira Knightley e Dominic West. Gran successo al recente TFF. Nata e cresciuta in un piccolo centro della campagna francese, Sidonie-Gabrielle Colette (la futura scrittrice di Chéri e di Gigi: sarà lei stessa a imporre a Broadway per quest’ultimo ruolo, portato in palcoscenico, il nome di una pressoché sconosciuta Audrey Hepburn) arriva nella Parigi di fine Ottocento, piena di fermenti non soltanto letterari e artistici, dopo aver sposato Willy, un ambizioso impresario letterario. La donna è attratta da quel mondo così variopinto ed è spinta dal marito a scrivere, reinventando sui personali ricordi il personaggio di Claudine, pubblicandoli in una serie di volumi tutti pubblicati con il nome di Willy. I quattro romanzi, distribuiti lungo le varie età della protagonista, diventano ben presto un fenomeno letterario nonché l’immagine della emancipazione femminile. Mentre cresce insieme alla sua Claudine e afferma la propria personalità nella società del tempo, Colette decide di porre fine al suo matrimonio e inizia una battaglia per rivendicare la proprietà delle sue opere. Tra le pagine dei romanzi, tra le avventure nei letti non soltanto maschili, tra i personaggi storici che prendono posto man mano attorno a lei, tra le sue prove teatrali condite di coraggioso e sfrontato erotismo, nei bellissimi costumi inventati per la vicenda, la Knightley, pur supportata dalla regia eccellente nella descrizione di un’epoca, non sempre riesce a farci “amare” il personaggio, a rendercelo in ogni sua componente, positiva o negativa. Appare con ben altra dimensione Dominic West, eccentrico, infedele, sperperatore, ingannatore della povera consorte, quel Henry Gauthier-Villars che si firmava Willy e metteva alle sue dipendenze, come un negriero, i poveri scrittori più o meno alle prime armi ma pur sempre nella zona buia del suo studio/officina. Durata 111 minuti. (Ambrosio sala 3)

 

La donna elettrica – Drammatico. Regia di Benedikt Erlingsson, con Halidora Geirharosdottir. Produzione islandese. Protagonista è Halla, direttrice di un coro, ma pure nei momenti di libertà un’arciera infallibile pronta a sabotare le linee elettriche del proprio paese, danneggiando con dei blackout l’intera industria. Ricercata, rimane ben ferma nelle proprie idee di rivolta, una cosa soltanto può fermarla: l’approvazione ad una sua richiesta di adozione. Come potrebbe continuare nella sua lotta personale sapendo che nella lontana Ucraina una bambina l’attende per potersi unire a lei e alla propria vita? Durata 101 minuti. (Massimo sala 2)

 

Lontano da qui – Drammatico. Regia di Sara Colangelo, con Maggie Gyllenhaal, Parkel Sevak e Gael Garcìa Bernal. Riproposta americana, di un originale israeliano firmato da Nadav Lapid, ad opera di una regista di origini italiane. Una maestra di scuola materna, una solitudine in mezzo a tanta gente, un marito e due figli, i giorni che si susseguono ai giorni, l’unico suo interesse sono quelle ore trascorse nella scuola dove nascono componimenti poetici, anche se lei stessa a volte si trova fuori posto, impreparata. Incontra Jimmy, un bambino di cinque anni, che inventa piccoli poemi, semplici e bellissimi, li scrive, li sussurra, li recita tra sé e sé, dapprima Lisa tenta di farli passare come suoi, poi dinanzi a quelle parole che racchiudono il mondo di un bambino tenta di spingere i contrari parenti ad apprezzare quelle doti. Durata 96 minuti. (Massimo sala 2 V.O.)

 

Macchine mortali – Fantasy. Regia di Christian Rivers, con Hugo Weaving, Hera Hilmar e Robert Sheenan. Co-sceneggiatore e produttore del film Peter Jackson, l’artefice del Signore degli Anelli, la storia ambientata in un futuro apocalittico dove megalopoli vaganti per il mondo distruggono i piccoli centri, dove la identità della giovane Hester, sfigurata e vendicativa contro chi le ha uccisa la madre, verrà svelata da Tom, dove il nemico da distruggere è Thaddheus Valentine, l’archelogo a capo della Corporazione degli Storici. Ogni avventura mentre Londra si innalza di sette piani e i livelli più bassi sono avvolti dai fumi di scarico dei motori. Avvenierismi e grande tecnologie. Durata 128 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 3, Reposi, The Space, Uci)

 

Non ci resta che vincere – Commedia. Regia di Javier Fesser, con Javier Gutierrez e Juan Margallo. Marco Montes è allenatore in seconda della squadra di basket professionistica CB Estudiantes. Arrogante e incapace di rispettare le buone maniere viene licenziato per aver litigato con l’allenatore ufficiale durante una partita. In seguito si mette alla guida ubriaco e ha un incidente. Condotto davanti al giudice, è condannato a nove mesi di servizi sociali che consistono nell’allenare la squadra di giocatori disabili “Los Amigos”. L’impatto iniziale non è dei migliori e Marco cerca di scontare la sua condanna con il minimo sforzo convinto di trovarsi di fronte a dei buoni a nulla dai quali non potrà ottenere dei risultati apprezzabili. A poco a poco i rapporti cambieranno. Durata 124 minuti. (Classico)

 

Old man & the gun – Azione. Regia di David Lowery, con Robert Redford, Sissy Spacek, Danny Glover e Casey Affleck. Il film (che Redford ha giurato essere l’ultimo nelle vesti d’attore, volendosi dedicare esclusivamente a dirigere e produrre) è ispirato alla storia vera di Forrest Tucker, un uomo che ha trascorso la sua vita tra rapine in banca ed evasioni dal carcere. Da una temeraria fuga dalla prigione di San Quentin quando aveva già 70 anni fino a una scatenata serie di rapine senza precedenti, Tucker disorientò le autorità e conquistò l’opinione pubblica americana. Coinvolti in maniera diversa nella sua fuga, ci sono l’acuto e inflessibile investigatore John Hunt, che gli dà implacabilmente la caccia ma è allo stesso tempo affascinato dalla passione non violenta profusa dal fuorilegge nel suo mestiere e da una donna, Jewel, che lo ama nonostante la sua professione. Durata 90 minuti. (Due Giardini sala Ombrerosse, Romano sala 2, Uci)

 

Il ritorno di Mary Poppins – Commedia. Regia di Rob Marshall, con Emily Blunt, Colin Firth, Angela Lansbury, Dick van Dyke e Meryl Streep. Forse il film più atteso dell’anno, “la ragazza del treno” come protagonista. Al posto di Julie Andrews, tata non più dimenticata da oltre cinquantanni. Nella Londra del 1930 colpita dalla Grande Depressione, ancora la famiglia Banks con il cresciuto Michael, vedovo, a dover badare ai suoi tre marmocchi, con l’aiuto della sorella Jane. In una simile situazione ecco che Mary Poppins deve tornare, anche questa a prendersi cura dei ragazzi. Durata130 minuti. (Massaua, F.lli Marx sala Groucho e Harpo, GrenwichVillage sala 1 e sala 2 anche V.O., Ideal, Lux sala 2, Reposi, The Space, Uci anche V.O.)

 

Roma – Drammatico. Regia di Alfonso Cuaròn, con Yalitza Aparicio e Marina de Tavira. Girato in bianco e nero, Leone d’oro quest’anno a Venezia, il titolo ricorda il nome di un sobborgo della periferia di Città del Messico. Siamo agli inizi degli anni Settanta, è la storia di Cleo, domestica al servizio di una famiglia altoborghese. Rimasta incinta e abbandonata dal ragazzo, condivide con la padrona abbandonata dal marito lo stesso dramma. Cuaron descrive le due donne, appartenenti a due classi sociali diverse, e le loro giornate impiegate nell’educazione dei figli, mentre intorno a loro gruppi militari e paramilitari colpiscono giovani studenti, in quello che verrà ricordato come il Massacro del Corpus Domini, nel giugno del ’71. Opera matura di Cuaròn: il ritmo a tratti (specialmente nella mezz’ora iniziale) troppo lento non impedisce affatto allo spettatore di appassionarsi alle giornate di Cleo, al suo amore per i figli della padrona (in un brano che è un piccolo capolavoro arriverà a salvarne due dalle alte onde del mare), alla fiducia in un ragazzo che l’abbandona su due piedi, alla gravidanza e alle visite in ospedale, a quanto le succede intorno (mentre va in un negozio per comprare la culla alla sua bambina che nascerà morta, assiste dall’alto ai disordini tra studenti e polizia, altro bellissimo momento, raccontato da Cuaròn con una “pietas” davvero indimenticabile. Il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI) ha designato “Roma” “Film della Critica” con la seguente motivazione: “Con una sontuosa e sensibile messa in scena, resa ancor più efficace dall’uso di un nitido bianco e nero decolorizzato, Alfonso Cuaròn ci guida nella sua epica di ricordi personali, dove i suoi e i nostri occhi sono quelli di una piccola grande donna, vera testimone della formazione esistenziale del regista ma anche della vita di un paese alle prese coi turbolenti travagli di un’epoca”. Durata 135 minuti. (Ambrosio sala 3)

 

Santiago, Italia – Documentario. Regia di Nanni Moretti. Film di chiusura del TFF, l’autore di Habemus Papam” e di “Mia madre”, attraverso materiali documentaristici e le parole dei protagonisti, descrive i giorni che seguirono alla presa di potere di Pinochet nel Cile del 1973 e soprattutto il peso che la nostra ambasciata a Santiago ebbe nel dare rifugio alle centinaia di perseguitati politici alla ricerca di un rifugio sicuro. Durata 80 minuti. (Romano sala 1)

 

Il testimone invisibile – Thriller. Regia di Stefano Mordini, con Riccardo Scamarcio, Miriam Leone, Fabrizio Bentivoglio e Maria Paiato. Adriano Doria, un giovane imprenditore di successo, viene colpito alla testa in una camera d’albergo chiusa dall’interno e si ritrova accanto il corpo senza vita della sua amante, l’affascinante fotografa Laura. Viene accusato di omicidio ma si proclama innocente. Per difendersi, incarica la penalista Virginia Ferrara, famosa per non aver mai perso una causa. L’emergere di un testimone chiave e l’imminente interrogatorio che potrebbe condannarlo definitivamente, costringono cliente e avvocato a preparare in sole tre ore la strategia di difesa e a cercare la prova dell’innocenza. Spalle al muro, Adriano sarà costretto a raccontare tutta la verità. Bell’esempio di giallo d’ambiente italiano, girato tra la Milano da bere e i boschi del Trentino, serrato, inatteso, con una sceneggiatura attenta ad ogni giravolta della vicenda, con il protagonista Scamarcio che non sfigura e un Bentivoglio che è tutto da applaudire nel suo personaggio di padre dolente che nel corso delle ricerche ha capito tutto. Durata 102 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Ideal, Reposi, The Space, Uci)

 

Troppa grazia – Drammatico. Regia di Gianni Zanasi, con Alba Rohrwacher, Elio Germano, Giuseppe Battiston e Valerio Mastandrea. Lucia è una geometra che vive sola con sua figlia. Il comune un giorno le affida un controllo su un terreno scelto per costruire una grande opera architettonica. Qualcosa su quelle mappe non va, ma per paura di perdere l’incarico decide di non farne parola con nessuno. Il giorno dopo, sul lavoro, viene interrotta da quella che sembra una giovane “profuga”: la sera la rivede all’improvviso nella cucina di casa sua e le sente dire “vai dagli uomini e di’ loro di costruire una chiesa là dove ti sono apparsa…”. Durata 110 minuti. (Nazionale sala 2)

 

Un piccolo favore – Thriller. Regia di Paul Feig, con Blake Lively e Anna Kendrick. Due madri, Stephanie, madre single e vedova, incontra un giorno Emily, la madre di un amichetto di suo figlio, bella e assai sicura di sé, un marito con cui condividere le giornate. Un giorno Emily chiede a Stephanie di prendersi cura per poche ore di suo figlio e sparisce. Emily comincia a indagare sulla donna, sulla madre, sull’amica. Ne nasce una ricerca basata su menzogne, su cose non dette, su un’esistenza sconosciuta. Film che andrebbe benissimo per una sera televisiva, sconcertante nella recitazione della Kendrick, con una sceneggiatura fatta di azioni e di meccanismi già visti cento volte, di quelli che ti aspetti fin dal primo quarti d’ora. Abbandonare subiti se mai ce l’aveste in elenco tra i film da vedere. Dal romanzo di Darcey Bell. Durata 116 minuti. (Massaua, Reposi, The Space, Uci)

 

Widows – Eredità criminale – Thriller. Regia di Steve McQueen, con Viola Davis, Liam Neeson, Cynthia Erivo, Colin Farrell, Robert Duvall e Michelle Rodriguez. Veronica Rawlins è sposata con Harry che muore durante un colpo compiuto ai danni del gangster Jamal Manning, pronto a entrare in politica. Il colpo di Harry finisce non solo in una strage in cui muore tutta la sua banda ma pure in un incendio che brucia tutto quanto il denaro, tanto che Jamal decide di chiedere un risarcimento a Veronica, cui Harry tra l’altro ha lasciato una ricca cassetta di sicurezza in cui è nascosto il suo quadernetto d’appunti con le note per il prossimo colpo. Veronica decide di realizzare quella rapina e cerca di convincere le altre vedove a essere sue complici. Durata 129 minuti. (Classico)

DICIANNOVE PROGETTI PER IL PADIGLIONE ITALIA A EXPO 2020 DUBAI

Sono 19 i progetti presentati, entro il termine ultimo del 17 Dicembre previsto dal bando, dai partecipanti al Concorso internazionale per la progettazione del Padiglione Italia a Expo 2020 Dubai che rappresenterà il nostro Paese alla prossima Esposizione Universale

Partito il 23 ottobre scorso, il concorso internazionale per la progettazione del Padiglione Italia si poneva come obiettivo quello di dar vita a una struttura rappresentativa del nostro Paese, all’avanguardia sotto il profilo innovativoed estetico, fortemente attrattiva nei confronti dei visitatori e in grado di esprimere una Italia contemporanea, senza dimenticare l’ideale umanistico e lo stile di vita mediterraneo. Coerentemente con il tema di Expo 2020 Dubai – “Connecting minds, creating the future” – il concetto attorno al quale i 19 progetti sono stati chiamati ad esprimersi è “Beauty connects people”, dove la bellezza è intesa come elemento di connessione tra le persone ma anche come espressione di genio creativo e ricchezza culturale. L’innovazione e il digitale sono altri due elementi chiave dello sviluppo progettuale: tutto il Padiglione sarà una grande vetrina per esprimere il potenziale innovativo e creativo dell’Italia soprattutto agli occhi dei Paesi dell’area Me.Na.Sa (Middle East, North Africa, South Asia) considerata una regione ricca di opportunità per il sistema economico italiano. Inoltre, come annunciato di recente, il Padiglione dell’Italia all’ Esposizione Universale di Dubai del 2020 sarà un modello dimostrativo della sostenibilità ambientale, il primo Padiglione “PLASTIC FREE” nella storia delle Esposizioni Universali. Il valore del bando del concorso è di 2.738.000 euro, sommando il premio di 290.000 euro complessivamente riconosciuto ai primi tre classificati e quello stimato, al netto dell’IVA, per i successivi incarichi di progettazione esecutiva, direzione dei lavori e coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione, che potranno essere affidati successivamente. Il valore complessivo del concorso è suscettibile di incremento fino all’importo di 3.806.600 euro, nell’ipotesi di aumento del valore dell’opera da progettare. I 19 progetti pervenuti saranno adesso valutati da una Commissione di elevato standing nazionale e internazionale che determinerà quale sarà il progetto che rappresenterà l’Italia a Expo 2020 Dubai che si terrà dal 20 ottobre 2020 al 10 aprile 2019.

 

(foto: il Torinese)

E anche l’Iren se ne va…

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Ma Torino deve per forza far rima con declino?

di Ibis

E anche l’Iren se ne va …si potrebbe cantare, malinconicamente, parodiando una canzone di Adriano Celentano. La notizia è di fine novembre ma è stata ripresa in questi giorni da più organi di informazione: la Finanziaria Città di Torino Holding (FCT) ” ha completato con successo il collocamento di complessive n. 32.931.830 azioni ordinarie di Iren, pari al 2,5% del capitale sociale“, come dice un comunicato ufficiale. L’incasso è di 61 milioni di Euro. E’ la vendita di un ulteriore 2,5% dei titoli del colosso dell’energia da parte del comune di Torino per fare quadrare i conti della città. La giunta Appendino continua una pratica , poco virtuosa, iniziata nel 2011, quella di cedere i gioielli di famiglia, quindi in piena continuità con le giunte precedenti, tanto contestate. I comuni emiliani hanno mantenuto le loro partecipazioni, Genova è salita dal 16,3 al 18,8%, diventando il primo socio pubblico, ci ricorda Andrea Rossi ,in un preoccupato articolo sulla Stampa. E’ un altro segnale di un declino che sembra davvero inarrestabile , con la città che continua a perdere abitanti, posti di lavoro, reddito dei cittadini: oggi buona parte del Pil torinese è sostenuto da pensioni  percepite da chi ha potuto usufruire degli anni “belli” della Torino capitale industriale e sostiene figli e nipoti . Non vogliamo fare del pessimismo lanciando questi allarmi , ma guardare in faccia la realtà per far sì che dalle classi dirigenti ci sia un sussulto d’orgoglio e di responsabilità che oggi scorgiamo in pochi organismi economici e politici (uno fra tutti, la Fondazione CRT grazie all’attivismo di un torinese di adozione , ma cuneese di nascita e mentalità, il prof. Giovanni Quaglia).

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La vicenda Iren è significativa: perché nessun privato torinese o piemontese sembra si sia fatto avanti e sia stato sollecitato dal Comune a comprare la sua quota ( se proprio si doveva venderla), per salvaguardare la quota di ” torinesità” del gruppo . L’Iren è una azienda sana che dà utili, ha un piano di investimenti da mille miliardi nel Nord Ovest per i prossimi 5 anni , assumerà mille persone e garantirà fino a 300 milioni l’anno di utili ai suoi azionisti.  Con la vendita della quota, il comune rinuncerà nei prossimi anni a cospicui dividendi: possibile che non si potesse mantenere la proprietà presso consolidate e radicate famiglie della finanza o dell’industria di questo territorio?

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Ammonisce giustamente Andrea Rossi ; La natura della società non la rende indifferente al peso dei suoi azionisti: finché Torino era il comune più “presente” poteva influenzarne le scelte. Negli anni scorsi Iren è andata in soccorso del Comune più volte, acquistando Amiat e l’inceneritore, sostenendo tutto il comparto della cultura. Il comune di Torino dimostra ancora una volta la sua visione di corto respiro: è disponibile ha rinunciare a 2 miliardi e 900 milioni di investimenti sul territorio per la Tav , però, parole del sindaco, si candida agli ATP di Tennis : come se potessero sostituire un investimento strutturale. Insomma “panem et circenses” si sarebbe detto, sommando i giochi sportivi al cosiddetto reddito di cittadinanza tanto caro all’attuale maggioranza. Obbedienti ai voleri del partito ( 5 stelle) il sindaco e i rappresentanti piemontesi in parlamento del movimento , nulla dicono sulla “ecotassa” sulle auto (vero, sottosegretario Castelli?) : sono stati valutati i rischi per la produzione e l’occupazione? Quella che è ancora una grande area industriale (ma che sta perdendo i pezzi) non può vivere solo di cultura, turismo e food: tutti vedono il proliferare di ristoranti o luoghi dedicati al cibo. Quanto reggeranno in una città in crisi? E si può incentivare il turismo rinunciando ai grandi collegamenti veloci come il Tav e con un aeroporto (a proposito il comune non ha più nessuna partecipazione , venduta anche quella) di terza fascia? Caselle risulta al 14 esimo posto per numero di passeggeri, preceduto anche da Bari, Pisa , Cagliari e ha visto calare i passeggeri del 3% da gennaio a novembre 2018. L’unico fra i grandi e medi aeroporti italiani.

 

(foto grande di Mario Alesina)

 

Il panico, oltre alla tempesta. Un fenomeno sempre attuale

 

Il basket torinese non sta di sicuro attraversando un gran momento, se vogliamo asserirlo in maniera eufemistica, ma di sicuro è testimone di un periodo in cui oltre alla tempesta sportiva, si accumula il panico delle tifoserie. Non è un fenomeno solo cittadino, si sappia, e non si cerchi di ritenersi “unici” o soli nella disgrazia, se così vogliamo chiamarla in maniera altamente irresponsabile in confronto alle vere disgrazie della vita. A Brescia, sinonimo di società perfetta anche per la Federazione, basta che non si vinca più e il gioiello è diventato un fondo di bottiglia; ad Avellino, la possibilità di difficoltà economiche paventata dalla società, fa sì che la squadra perda di 50 punti!

A Reggio Emilia hanno scatenato il de profundis da mesi, e altre società, quali Trento e Cantù ad esempio, non è che vivano nella gioia. Un qualcosa di particolare è che delle finaliste di scudetto e coppa Italia dell’altr’anno, due sono sul fondo della classifica e una ha due punti in più; tutte e tre sono state eliminate dalla competizione europea e solo una di queste non ha il pubblico contro: fenomeno culturale o, se continuasse così, anche loro si adegueranno? E’ come se, nel calcio, al comando ci fosse la Juve (e il ci fosse in realtà sarebbe “c’è”…) ma sul fondo classifica di quest’anno trovassimo Napoli, Roma e Inter! Ma guardare in casa d’altri potrebbe sembrare un sistema per non vedere “la trave” nel proprio occhio di evangelica tradizione, e quindi, torniamo a Torino, pur consapevoli che non siamo “unici” e che le difficoltà si devono affrontare. La squadra FIAT Torino non gode assolutamente di “fortuna” legata ad infortuni e mal di schiena e varie ancora, ma questo è un problema che ci si porta dietro da anni e speriamo che, traumi a parte, si possa risolvere almeno per la prossima stagione. Anche ieri purtroppo un infortunio ha tolto dal campo un elemento importante per la squadra quale Carlos Delfino, riducendo ulteriormente le rotazioni. E’ anche vero che fino a metà gara, Torino sembrava un’altra squadra, che con coraggio e velocità ha portato anche la partita sul 45 -35 e palla in mano. Poi, dopo l’intervallo, la nebbia padana ha oscurato la visuale, con una notevole difficoltà a reggere gli urti di una difesa molto aggressiva, che forse poteva talvolta essere sanzionata, ma che comunque non si è riusciti a risolvere. E’ chiaro che, come chiunque abbia giocato a basket in maniera seria sa, come ti alleni …giochi. E quindi è bene che le intensità difensive e offensive si adeguino ai ritmi dei campionati a cui si partecipa.  Lasciando ad altri la volontà di contestare coach e giocatori inadeguati almeno in termini di risultati effettivi come impegno alle necessità della squadra, aprirei solo uno spiraglio per le note positive: Dallas Moore, Marco Portannese e Dorington Hobson. Sono gli ultimi arrivati, ma sono quelli che in campo ci mettono tutto, e se fossero seguiti da tutti gli altri, la nostra storia sarebbe diversa. Un capitolo a parte lo meritano le Fake news e i finti saccenti che creano solo danni. E’ una moda, di esecrabile valutazione, di ultima generazione dei finti snob, pallide fotocopie del nulla, che poco fanno, meno sanno ma tutto o quasi interpretano o inventano. Poco si sa dei veri motivi alle spalle delle azioni che le società sono talvolta costrette a intraprendere nei confronti di giocatori e altro ancora, ma peggio ancora è leggere voci messe in giro da persone che pur di sembrare informate, si divertono a dare informazioni riservate oppure più facilmente fabbricate ad arte per colpire chi per loro “è un nemico”, magari perché non gli ha fatto un favore non dovuto… . Ma l’arte del dileggio, l’essenza del poter dire “io lo sapevo”, la consapevolezza di non valer nulla come attore ma sentirsi critico d’arte è patrimonio dei “vorrei ma non posso” classici del panorama mondiale.  A tutti i tifosi del basket di Torino e in particolare della FIAT Torino Auxilium, chiederei solo una cosa: è giusto essere tristi e, parlandone sportivamente, anche arrabbiati. Ma ricordo a tutti che lo sport è gioia, spettacolo e divertimento, non è una valvola di sfogo per le proprie repressioni, anche se talvolta è così per tutti. Urlare contro, insultare la propria squadra, pur se comprensibile, non conduce a nulla. Prendersela con chi ha inserito non solo denaro ma anche la propria salute per questo sogno del basket è irresponsabile e da senza memoria. Ora sta per giungere un periodo di “snodo” con le partite a cavallo delle feste natalizie: affrontarle con la giusta tensione potrebbe aiutare, ma se oltre alla tempesta si aggiungesse il panico, bè, allora sì che sarebbe dura, ed è per questo che al tifoso ferito si chiede di più: quando uno cade gli si porge la mano. Fino alla fine e tutti insieme.

Paolo Michieletto

Lo Schiaccianoci di Cajkovskij all’Auditorium Rai

Il balletto, composto per ultimo, ma tra i più celebri, è il protagonista del Concerto di Natale 

 

Sarà lo Schiaccianoci, uno dei balletti più celebri di Petr Il’ic Cajkovskij, il protagonista assoluto del concerto di Natale in programma quest’anno all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino venerdì 21 dicembre alle 20.30, per la direzione di James Conlon, con l’Orchestra Sinfonica della Rai. Dopo aver eseguito lo scorso anno la Suite op. 71 dello stesso compositore, che raccoglie i suoi brani più celebri, Conlon ha deciso quest’anno di proporre sotto forma di concerto la partitura integrale del balletto in due atti con cui il compositore russo prese congedo dal genere nel 1892, un anno prima della morte. “Lo Schiaccianoci, come “Il lago dei cigni” e “La bella addormentata nel bosco” – spiega James Conlon – costituisce un capolavoro coreografico a carattere sinfonico che ha rivoluzionato la concezione della musica per il balletto, una musica non soltanto di accompagnamento alla danza, ma capace di generarla ed ispirarla. A Cajkovskij si deve, infatti, la formalizzazione di uno stile che indurra’ quasi tutti i grandi compositori del Novecento a cimentarsi in questo genere almeno una volta nella loro produzione”. Lo Schiaccianoci, rappresentato per la prima volta al teatro Mariinskij di San Pietroburgo con le coreografie di Marius Petipa, fu suggerito al compositore da un’idea letteraria di Alexander Dumas padre intitolata l'”Histoire d’un casse-noisette”, che riprende a sua volta una fiaba di Hoffmann dal titolo “Schiaccianoci e il re dei topi” , pubblicata nel 1861, a metà tra la sfera onirica e quella del reale che caratterizza la favola. Si tratta di uno dei punti di arrivo del balletto romantico, che, a distanza di pochi anni, sarebbe entrato in crisi. Questo genere di balletto aveva trovato a Parigi ed a Milano i suoi centri più produttivi, ma fu poi proprio in Russia, a San Pietroburgo, dove lo Zar non era certo avaro con le arti, che i migliori coreografi parigini e le più amate ballerine italiane trovarono ospitalità al teatro Mariinskij e nelle altre scene russe, tra cui il Bolshoj. Ha a lungo pesato sulle fortune critiche di questo balletto il pregiudizio, soprattutto da parte della musicologia britannica, che dovesse costituire un fratello minore sia de “La bella addormentata nel bosco” sia de “Il lago cigni”, ma proprio nella vaghezza del suo procedere e nel suo rifuggire dal pathos sta la sua superiore attualità rispetto ai primi due. Il balletto, in due atti e tre quadri, si sviluppa attraverso tre motivi narrativi, in un crescendo spettacolare che culmina in un momento di supremo romanticismo, con l’apoteosi dell’amore e delle nozze.

 

Mara Martellotta

RISULTATI POSITIVI E TANTE NOVITA’ PER IL KOELLIKER

Tanti progetti per l’ospedale torinese che chiude con il segno + il 2018 e annuncia alcune novità per il 2019

L’ospedale, punto di riferimento per intere generazioni di torinesi, sotto la guida dall’AD dott. Alberto Ansaldi chiude il bilancio in positivo e guarda avanti, con il conforto dei numeri: + 19% è il dato di crescita del volume d’affari, sia convenzionato con il SSN sia privato; 50 i nuovi dipendenti assunti (+ 8% rispetto al 2017) di cui 8 interinali, con un’età media che non supera i 34 anni e una percentuale di quote rosa in maggioranza. È ormai alle spalle la vicenda giudiziaria che aveva visto coinvolta la vecchia amministrazione. “È stato sottoscritto – dichiara il dott. Ansaldi – un accordo transattivo tra le parti con la conseguente definitiva rinuncia ad ogni azione di responsabilità nei confronti di Padre Cacciari e del vecchio management. L’attuale Consiglio ed il Sottoscritto hanno lavorato per raggiungere questo obiettivo che dà ulteriore serenità al gruppo, ma è corretto dare atto che tutte le parti in causa si sono adoperati per una soluzione positiva della vicenda dimostrando di mettere in testa a tutto il bene dell’Ospedale e della collettività”. Si chiude così definitivamente una vicenda che appartiene ad un passato ormai lontano, oggi l’azienda guarda al futuro, senza disperdersi in conflittualità che assorbono energie e risorse umane ed economiche, tutte da concentrare nello sviluppo. Sono infatti oltre 13 i milioni di euro investiti nel triennio 2016-2018, a vantaggio dell’apertura di nuove divisioni e soprattutto all’acquisto di tecnologie e macchinari all’avanguardia. L’Ospedale Koelliker è una delle prime strutture del Piemonte ad avere inserito l’innovativa Risonanza Magnetica a 3 Tesla, sono di recente introduzione il Femtolaser, ultima tecnologia per l’intervento oculistico sulla cataratta, e la nuovissima TAC con tecnologia IMR che permette di ottenere immagini di altissimo livello qualitativo con una significativa riduzione della dose di radiazioni al paziente (dal 40% all’80% in meno). Consapevole del fatto di assolvere anche una funzione sociale per la collettività, l’Ospedale Koelliker punta all’eccellenza delle prestazioni ad un costo sostenibile per un numero sempre più ampio di cittadini. “Lavoriamo seriamente nella consapevolezza di essere un fondamentale complemento al servizio pubblico – continua l’AD – nel concreto questo significa disponibilità a fare rete con il SSN, i fondi assicurativi e gli enti terzi ed incrementare la nostra offerta. Laddove il budget del SSN sia “saturo”, riteniamo necessario agevolare la prestazione privata riducendo ove possibile la “forbice economica” (ticket/prestazione privata), e mettere a disposizione del maggior numero possibile di persone strumenti, anche finanziari, per rendere fruibili i servizi privati”. Diverse le divisioni su cui la nuova amministrazione ha investito e che offrono oggi servizi di altissimo livello: la Diagnostica per Immagini, il Laboratorio Analisi Cliniche, l’Ortopedia, l’Oculistica e l’Odontoiatria. Con il chiaro obiettivo per il 2019 di puntare sempre di più sull’iper-specializzazione di personale medico e reparti. Infine un sogno per il futuro: quello di recuperare l’identità dell’”Ospedalino” ed essere in grado di offrire nuovi servizi mirati all’infanzia. Un inizio in tal senso è il nuovo progetto “SOS Peso”, volto alla prevenzione del sovrappeso e dell’obesità in età infantile.

Federazione dei Verdi:  nominati i commissari del Piemonte

L’Esecutivo nazionale della Federazione dei Verdi, riunitosi a Roma, ha nominato due nuovi commissari regionali del Piemonte. Sono Lorenzo Bianco e Tiziana Mossa. Il loro compito, si legge in una nota della Federazione dei Verdi, sara’ quello “di rilanciare i Verdi sul territorio piemontese e ‘traghettare’ la federazione regionale verso l’Assemblea elettiva dei nuovi portavoce regionali”. Si tratta di “un passaggio fondamentale in vista delle prossime elezioni regionali del 2019 – sostengono ancora i Verdi – dove speriamo che l’#OndaVerde possa affermarsi”. 

“Viva la Fede”, una vivace parrocchia

Il 21/22 Dicembre ore 21. Di e con Villata e Perone. Piccolo Teatro Comico Torino Via Mombarcaro 99 Il Piccolo Teatro Comico di Torino presenta Mauro Villata e Gianpiero Perone in W LA FEDE un nuovo ed esilarante spettacolo. Una carrellata di strani e improbabili personaggi che ruotano nella vita di Don Elio (Lo scout “Falchetto”, Il sig. Cardone, L’attore…) si alterneranno sul palco al fianco di Gianpiero Perone in un susseguirsi di sketch. Avete sempre pensato che la vita in una parrocchia sia noiosa? Siete sempre stati convinti che tra oratorio, chiesa e sacrestia ci sia ben poco da divertirsi? Niente di più sbagliato! Nella parrocchia di San Papocchione ci si diverte e anche tanto! E’ arrivata un’ispezione voluta dall’alto e tutto deve essere a posto. Guidati da Don Elio, un parroco sicuramente fuori dal comune, sarete catapultati in un mondo folle pieno di strani personaggi. Da Quinto, il giardiniere della parrocchia, all’insegnante di recitazione per bambini dell’oratorio. Dal piccolo falchetto del gruppo scout, al signor Cardone, un anziano alle prese con strane richieste di miracoli. Il colpo di scena finale sarà una promozione davvero inaspettata ma non possiamo dirvi di più. Gianpiero Perone e Mauro Villata sono pronti a farvi convertire alle risate e al divertimento, non ve ne pentirete!

Quando il turismo arrivò all’Alpe Veglia

VEGLIA 3L’Alpe Veglia è situata in alta val d’Ossola a 1761 m. in uno splendido bacino di prati e boschi di conifere, dominata dall’imponente mole del Monte Leone (oltre 3500 metri, la più alta vetta delle Alpi Lepontine, sul crinale di confine tra Italia e Svizzera). L’alpe si estende con un’ampiezza di circa due chilometri alla testata della Val Cairasca. Ci si arriva dalla frazione varzese di San Domenico e per raggiungerla è necessario arrivare a Domodossola e da lì seguire le indicazioni per Varzo, lungo la statale n. 33 del Sempione. Dopo una dozzina di chilometri, raggiunta San Domenico e da lì la località “Ponte Campo”, si sale la mulattiera che, con rapidi tornanti, porta alla piana di Veglia. Questa conca alpina, definita dagli abitanti locali semplicemente “l’alp”, ricca di pascoli importantissimi per gli allevatori della zona, fino all’ultimo quarto dell’Ottocento fu oggetto di dispute tra i comuni di Varzo e Trasquera proprio per lo sfruttamento degli stessi pascoli in quota, al confine con la Svizzera. Una  controversia risolta solo nel 1864, quando il tribunale di Domodossola assegnò l’alpe al comune di Varzo, imponendo però –  salomonicamente –  la suddivisione dei pascoli e delle baite tra gli abitanti di entrambi i comuni. Qualche anno dopo, nel 1875, la fortuita scoperta della sorgente di acqua ferruginosa diede  il via al processo di sfruttamento turistico di questa splendida conca alpina. In meno di un decennio venne edificato l’albergo Monte Leone, inaugurato il 17 luglio 1884 . I primi turisti, oltreVEGLIA2 agli amanti della montagna e delle escursioni furono anche i cacciatori di camosci dal cantone Vallese, dove l’ attività venatoria era severamente proibita.

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Con l’inizio del “secolo breve”, s’avvio anche quello che viene ricordato come il “periodo d’oro di Veglia” e che per oltre trent’anni  segnò lo sviluppo anche urbanistico degli alpeggi. Tra il 1925 e il 1928, venne edificato il nuovo albergo Monte Leone, in grado di fornire i più svariati servizi: dal tennis alla macelleria, senza contare un’autonoma produzione di energia elettrica, con cui illuminare il sentiero che conduceva all’edificio. Da anni, l’albergo Monte Leone è al centro di un’azione di recupero da parte del Parco regionale delle aree protette dell’Ossoal ( già parco Veglia-Devero). Il Club Alpino Italiano aveva realizzato  e gestiva i bivacchi. Il  primo, nella zona tra il Veglia e l’alpe Devero fu il bivacco Leoni, inaugurato il 27 agosto 1899 sul monte Cistella. Nel secondo dopoguerra si sono moltiplicati i rifugi e i bivacchi sia nella zona del Veglia che in quella del Devero. Alcuni immobili in precedenza appartenevano all’ENEL o alla Guardia di Finanza e in seguito all’acquisto da parte del CAI, sono stati riconvertiti in strutture per il turismo. L’ultima costruzione nell’area interessata è però svizzera: si tratta infatti della “cabane” Monte Leone, inaugurata il 24 agosto 1991 in prossimità del confine italo-elvetico sulla Bocchetta di Aurona. Ai nostri giorni la scelta è varia, poiché tra le valli Divedro, Cairasca e Devero i turisti e gli escursionisti hanno a disposizione una significativa varietà di strutture: dai moderni rifugi come il Città di Arona (Alpe Veglia) o il Città di Sesto (Alpe Devero), che svolgono servizio di pensione VEGLIA1completa negli affollati mesi estivi, fino a efficienti bivacchi come il Beniamino Farello (alla Bocchetta di Aurona) o l’Ettore Conti (alla Scatta Minoia). Per non parlare dell’albergo “La Fonte”  e dell’agriturismo “La Balma”.

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E’ bene ricordare che l’alpe Veglia, negli anni del boom economico, rischiò seriamente di essere trasformata in un invaso per la produzione di energia elettrica, tanto che ancora oggi sono visibili delle tubature verticali, alte anche fino a un metro, che escono in vari punti del terreno lungo la piana e sono il risultato degli scavi effettuati dalla società Dinamo (poi ENEL). Questi scavi servivano per valutare la qualità delle rocce e del terreno e vennero condotti ,tra gli anni ’50 e ‘60, da Ardito Desio, geologo ed esploratore, l’uomo che guidò la spedizione italiana alla conquista del K2 nel 1954.  L’estrema permeabilità della roccia, i forti rischi di infiltrazioni d’acqua nel sottostante tunnel del Sempione, spinsero ad abbandonare del tutto il progetto, che contava di realizzare un bacino di 30 milioni metri cubi. Poi, e si può dire “ per fortuna”,  nel 1978 l’area del Veglia divenne parco regionale, il primo ad essere istituito in Piemonte. La confinante Alpe Devero ,invece,  lo diventò nel 1990 e , cinque anni dopo, le due aree protette vennero unite nel Parco Naturale Veglia – Devero che si estende su 86 kmq ( ai quali vanno aggiunti  altri 22 della  “zona di salvaguardia” di Devero ) ed è compreso nei territori dei comuni di Baceno, Crodo, Trasquera e Varzo, con un’altitudine  che varia dai 1600 ai 3500 metri. La nascita del parco regionale del Veglia destò inizialmente alcune perplessità, perché la popolazione locale mal tollerava di dover rispettare dei precisi vincoli riguardanti l’impatto ambientale. Presto però ci si rese conto dell’importanza di un ente che garantisse una tutela all’ambiente alpino ed oggi, il Parco è  impegnato con successo nella conservazione della biodiversità , favorendo uno sviluppo turistico sostenibile.

Marco Travaglini

Superottimisti, memorie di quartiere alle Ogr

Evento all’interno del progetto Memoria privata audiovisiva della Circoscrizione 3 

Venerdì 21 dicembre, ore 18,00

OGR Officine Grandi Riparazioni

Corso Castelfidardo 22, Torino

Ingresso libero fino a esaurimento posti con prenotazione obbligatoria

L’Associazione Museo Nazionale del Cinemapresenta i risultati del progetto Superottimisti –Memoria storica audiovisiva della Circoscrizione 3 attraverso un appuntamento in programmavenerdì 21 dicembre alleore 18,00 presso le OGR(Corso Castelfidardo 22, Torino);l’ingresso è liberofino a esaurimento posti disponibili in sala con prenotazione obbligatoria.

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SUPEROTTIMISTI – MEMORIE DI QUARTIERE sarà un’occasione per restituire ai donatori le copie digitali delle pellicole raccolte da ottobre a dicembre 2018 nei quartieri Cit Turin, Cenisia, Borgo San Paolo, Pozzo Strada, in collaborazione con i punti di raccolta attivi sul territorio (Ufficio Cultura Circoscrizione 3, Bibliomediateca “Mario Gromo”, OGR, Cinema Eliseo, Cinema Esedra). In linea con gli obiettivi del progetto, l’evento sarà anche un momento unico per mettere in relazione le nuove generazioni con i cambiamenti architettonici e sociali della città. “La raccolta all’interno della Circoscrizione 3 è durata poco più di tre mesi, il tempo necessario per incontrare persone che hanno messo a disposizione i loro ricordi e voluto condividere il loro passato familiare. Due signore hanno ci hanno affidato le loro immagini incontrandomi in uno dei punti di raccolta come la Bibliomediateca del Museo del Cinema; l’incontro non si è limitato a una consegna di materiale, ma è proseguito con una bellissima chiacchierata di fronte a un caffè. Un cineamatore di Pozzo Strada ha recuperato con grande orgoglio e passione il proiettore che non aveva più avuto modo di usare da quando aveva cambiato la lampadina e ha voluto condividere insieme alla moglie la visione del filmino del loro matrimonio, dove ha ammesso nostalgicamente di non riconoscersi più. In altri casi abbiamo incontrato cittadini che si sono trasferiti in altri quartieri, ma hanno vissuto la propria gioventù in Borgo San Paolo e hanno voluto donare le preziose immagini girate nel 1976 durante i festeggiamenti della vittoria dello scudetto del Torino; persone che hanno condiviso battesimi, vacanze e hanno sempre lavorato nei quartieri centrali della città, ma che da quando sono in pensione si godono finalmente gli affetti, gli spazi pubblici e i ritmi all’interno del loro quartiere”. Roberta Di Mattia, Archivio Superottimisti – AMNC L’appuntamento si inserisce come evento di restituzione finale attraverso la proiezione di una selezione di pellicole raccolte all’interno dei quartieri della Circoscrizione 3sonorizzata dal vivo dal quartettoArchidee,all’interno della prestigiosa cornice delle OGR, sala Duomo.La sonorizzazione presenterà una serie di brani dalla tradizione classica europea e dell’est Europa, con un finale tutto dedicato al Natale. cineamatori che hanno donato le pellicole salvando la memoria privata audiovisiva del territorio riceveranno quella sera stessauna copia digitale del  loro materiale gratuitamente e potranno ammirare le loro storie sul grande schermo.  Introdurranno la serata, oltre ai rappresentati dell’Archivio e dell’AMNC, il presidente delle OGR Fulvio Gianaria e il responsabile della commissione cultura della Circoscrizione 3, Francesco Daniele.

Per le prenotazioni scrivere a superottimisti@gmai.com.