redazione il torinese

E anche l’Iren se ne va…

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Ma Torino deve per forza far rima con declino?

di Ibis

E anche l’Iren se ne va …si potrebbe cantare, malinconicamente, parodiando una canzone di Adriano Celentano. La notizia è di fine novembre ma è stata ripresa in questi giorni da più organi di informazione: la Finanziaria Città di Torino Holding (FCT) ” ha completato con successo il collocamento di complessive n. 32.931.830 azioni ordinarie di Iren, pari al 2,5% del capitale sociale“, come dice un comunicato ufficiale. L’incasso è di 61 milioni di Euro. E’ la vendita di un ulteriore 2,5% dei titoli del colosso dell’energia da parte del comune di Torino per fare quadrare i conti della città. La giunta Appendino continua una pratica , poco virtuosa, iniziata nel 2011, quella di cedere i gioielli di famiglia, quindi in piena continuità con le giunte precedenti, tanto contestate. I comuni emiliani hanno mantenuto le loro partecipazioni, Genova è salita dal 16,3 al 18,8%, diventando il primo socio pubblico, ci ricorda Andrea Rossi ,in un preoccupato articolo sulla Stampa. E’ un altro segnale di un declino che sembra davvero inarrestabile , con la città che continua a perdere abitanti, posti di lavoro, reddito dei cittadini: oggi buona parte del Pil torinese è sostenuto da pensioni  percepite da chi ha potuto usufruire degli anni “belli” della Torino capitale industriale e sostiene figli e nipoti . Non vogliamo fare del pessimismo lanciando questi allarmi , ma guardare in faccia la realtà per far sì che dalle classi dirigenti ci sia un sussulto d’orgoglio e di responsabilità che oggi scorgiamo in pochi organismi economici e politici (uno fra tutti, la Fondazione CRT grazie all’attivismo di un torinese di adozione , ma cuneese di nascita e mentalità, il prof. Giovanni Quaglia).

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La vicenda Iren è significativa: perché nessun privato torinese o piemontese sembra si sia fatto avanti e sia stato sollecitato dal Comune a comprare la sua quota ( se proprio si doveva venderla), per salvaguardare la quota di ” torinesità” del gruppo . L’Iren è una azienda sana che dà utili, ha un piano di investimenti da mille miliardi nel Nord Ovest per i prossimi 5 anni , assumerà mille persone e garantirà fino a 300 milioni l’anno di utili ai suoi azionisti.  Con la vendita della quota, il comune rinuncerà nei prossimi anni a cospicui dividendi: possibile che non si potesse mantenere la proprietà presso consolidate e radicate famiglie della finanza o dell’industria di questo territorio?

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Ammonisce giustamente Andrea Rossi ; La natura della società non la rende indifferente al peso dei suoi azionisti: finché Torino era il comune più “presente” poteva influenzarne le scelte. Negli anni scorsi Iren è andata in soccorso del Comune più volte, acquistando Amiat e l’inceneritore, sostenendo tutto il comparto della cultura. Il comune di Torino dimostra ancora una volta la sua visione di corto respiro: è disponibile ha rinunciare a 2 miliardi e 900 milioni di investimenti sul territorio per la Tav , però, parole del sindaco, si candida agli ATP di Tennis : come se potessero sostituire un investimento strutturale. Insomma “panem et circenses” si sarebbe detto, sommando i giochi sportivi al cosiddetto reddito di cittadinanza tanto caro all’attuale maggioranza. Obbedienti ai voleri del partito ( 5 stelle) il sindaco e i rappresentanti piemontesi in parlamento del movimento , nulla dicono sulla “ecotassa” sulle auto (vero, sottosegretario Castelli?) : sono stati valutati i rischi per la produzione e l’occupazione? Quella che è ancora una grande area industriale (ma che sta perdendo i pezzi) non può vivere solo di cultura, turismo e food: tutti vedono il proliferare di ristoranti o luoghi dedicati al cibo. Quanto reggeranno in una città in crisi? E si può incentivare il turismo rinunciando ai grandi collegamenti veloci come il Tav e con un aeroporto (a proposito il comune non ha più nessuna partecipazione , venduta anche quella) di terza fascia? Caselle risulta al 14 esimo posto per numero di passeggeri, preceduto anche da Bari, Pisa , Cagliari e ha visto calare i passeggeri del 3% da gennaio a novembre 2018. L’unico fra i grandi e medi aeroporti italiani.

 

(foto grande di Mario Alesina)

 

Il panico, oltre alla tempesta. Un fenomeno sempre attuale

 

Il basket torinese non sta di sicuro attraversando un gran momento, se vogliamo asserirlo in maniera eufemistica, ma di sicuro è testimone di un periodo in cui oltre alla tempesta sportiva, si accumula il panico delle tifoserie. Non è un fenomeno solo cittadino, si sappia, e non si cerchi di ritenersi “unici” o soli nella disgrazia, se così vogliamo chiamarla in maniera altamente irresponsabile in confronto alle vere disgrazie della vita. A Brescia, sinonimo di società perfetta anche per la Federazione, basta che non si vinca più e il gioiello è diventato un fondo di bottiglia; ad Avellino, la possibilità di difficoltà economiche paventata dalla società, fa sì che la squadra perda di 50 punti!

A Reggio Emilia hanno scatenato il de profundis da mesi, e altre società, quali Trento e Cantù ad esempio, non è che vivano nella gioia. Un qualcosa di particolare è che delle finaliste di scudetto e coppa Italia dell’altr’anno, due sono sul fondo della classifica e una ha due punti in più; tutte e tre sono state eliminate dalla competizione europea e solo una di queste non ha il pubblico contro: fenomeno culturale o, se continuasse così, anche loro si adegueranno? E’ come se, nel calcio, al comando ci fosse la Juve (e il ci fosse in realtà sarebbe “c’è”…) ma sul fondo classifica di quest’anno trovassimo Napoli, Roma e Inter! Ma guardare in casa d’altri potrebbe sembrare un sistema per non vedere “la trave” nel proprio occhio di evangelica tradizione, e quindi, torniamo a Torino, pur consapevoli che non siamo “unici” e che le difficoltà si devono affrontare. La squadra FIAT Torino non gode assolutamente di “fortuna” legata ad infortuni e mal di schiena e varie ancora, ma questo è un problema che ci si porta dietro da anni e speriamo che, traumi a parte, si possa risolvere almeno per la prossima stagione. Anche ieri purtroppo un infortunio ha tolto dal campo un elemento importante per la squadra quale Carlos Delfino, riducendo ulteriormente le rotazioni. E’ anche vero che fino a metà gara, Torino sembrava un’altra squadra, che con coraggio e velocità ha portato anche la partita sul 45 -35 e palla in mano. Poi, dopo l’intervallo, la nebbia padana ha oscurato la visuale, con una notevole difficoltà a reggere gli urti di una difesa molto aggressiva, che forse poteva talvolta essere sanzionata, ma che comunque non si è riusciti a risolvere. E’ chiaro che, come chiunque abbia giocato a basket in maniera seria sa, come ti alleni …giochi. E quindi è bene che le intensità difensive e offensive si adeguino ai ritmi dei campionati a cui si partecipa.  Lasciando ad altri la volontà di contestare coach e giocatori inadeguati almeno in termini di risultati effettivi come impegno alle necessità della squadra, aprirei solo uno spiraglio per le note positive: Dallas Moore, Marco Portannese e Dorington Hobson. Sono gli ultimi arrivati, ma sono quelli che in campo ci mettono tutto, e se fossero seguiti da tutti gli altri, la nostra storia sarebbe diversa. Un capitolo a parte lo meritano le Fake news e i finti saccenti che creano solo danni. E’ una moda, di esecrabile valutazione, di ultima generazione dei finti snob, pallide fotocopie del nulla, che poco fanno, meno sanno ma tutto o quasi interpretano o inventano. Poco si sa dei veri motivi alle spalle delle azioni che le società sono talvolta costrette a intraprendere nei confronti di giocatori e altro ancora, ma peggio ancora è leggere voci messe in giro da persone che pur di sembrare informate, si divertono a dare informazioni riservate oppure più facilmente fabbricate ad arte per colpire chi per loro “è un nemico”, magari perché non gli ha fatto un favore non dovuto… . Ma l’arte del dileggio, l’essenza del poter dire “io lo sapevo”, la consapevolezza di non valer nulla come attore ma sentirsi critico d’arte è patrimonio dei “vorrei ma non posso” classici del panorama mondiale.  A tutti i tifosi del basket di Torino e in particolare della FIAT Torino Auxilium, chiederei solo una cosa: è giusto essere tristi e, parlandone sportivamente, anche arrabbiati. Ma ricordo a tutti che lo sport è gioia, spettacolo e divertimento, non è una valvola di sfogo per le proprie repressioni, anche se talvolta è così per tutti. Urlare contro, insultare la propria squadra, pur se comprensibile, non conduce a nulla. Prendersela con chi ha inserito non solo denaro ma anche la propria salute per questo sogno del basket è irresponsabile e da senza memoria. Ora sta per giungere un periodo di “snodo” con le partite a cavallo delle feste natalizie: affrontarle con la giusta tensione potrebbe aiutare, ma se oltre alla tempesta si aggiungesse il panico, bè, allora sì che sarebbe dura, ed è per questo che al tifoso ferito si chiede di più: quando uno cade gli si porge la mano. Fino alla fine e tutti insieme.

Paolo Michieletto

Lo Schiaccianoci di Cajkovskij all’Auditorium Rai

Il balletto, composto per ultimo, ma tra i più celebri, è il protagonista del Concerto di Natale 

 

Sarà lo Schiaccianoci, uno dei balletti più celebri di Petr Il’ic Cajkovskij, il protagonista assoluto del concerto di Natale in programma quest’anno all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino venerdì 21 dicembre alle 20.30, per la direzione di James Conlon, con l’Orchestra Sinfonica della Rai. Dopo aver eseguito lo scorso anno la Suite op. 71 dello stesso compositore, che raccoglie i suoi brani più celebri, Conlon ha deciso quest’anno di proporre sotto forma di concerto la partitura integrale del balletto in due atti con cui il compositore russo prese congedo dal genere nel 1892, un anno prima della morte. “Lo Schiaccianoci, come “Il lago dei cigni” e “La bella addormentata nel bosco” – spiega James Conlon – costituisce un capolavoro coreografico a carattere sinfonico che ha rivoluzionato la concezione della musica per il balletto, una musica non soltanto di accompagnamento alla danza, ma capace di generarla ed ispirarla. A Cajkovskij si deve, infatti, la formalizzazione di uno stile che indurra’ quasi tutti i grandi compositori del Novecento a cimentarsi in questo genere almeno una volta nella loro produzione”. Lo Schiaccianoci, rappresentato per la prima volta al teatro Mariinskij di San Pietroburgo con le coreografie di Marius Petipa, fu suggerito al compositore da un’idea letteraria di Alexander Dumas padre intitolata l'”Histoire d’un casse-noisette”, che riprende a sua volta una fiaba di Hoffmann dal titolo “Schiaccianoci e il re dei topi” , pubblicata nel 1861, a metà tra la sfera onirica e quella del reale che caratterizza la favola. Si tratta di uno dei punti di arrivo del balletto romantico, che, a distanza di pochi anni, sarebbe entrato in crisi. Questo genere di balletto aveva trovato a Parigi ed a Milano i suoi centri più produttivi, ma fu poi proprio in Russia, a San Pietroburgo, dove lo Zar non era certo avaro con le arti, che i migliori coreografi parigini e le più amate ballerine italiane trovarono ospitalità al teatro Mariinskij e nelle altre scene russe, tra cui il Bolshoj. Ha a lungo pesato sulle fortune critiche di questo balletto il pregiudizio, soprattutto da parte della musicologia britannica, che dovesse costituire un fratello minore sia de “La bella addormentata nel bosco” sia de “Il lago cigni”, ma proprio nella vaghezza del suo procedere e nel suo rifuggire dal pathos sta la sua superiore attualità rispetto ai primi due. Il balletto, in due atti e tre quadri, si sviluppa attraverso tre motivi narrativi, in un crescendo spettacolare che culmina in un momento di supremo romanticismo, con l’apoteosi dell’amore e delle nozze.

 

Mara Martellotta

RISULTATI POSITIVI E TANTE NOVITA’ PER IL KOELLIKER

Tanti progetti per l’ospedale torinese che chiude con il segno + il 2018 e annuncia alcune novità per il 2019

L’ospedale, punto di riferimento per intere generazioni di torinesi, sotto la guida dall’AD dott. Alberto Ansaldi chiude il bilancio in positivo e guarda avanti, con il conforto dei numeri: + 19% è il dato di crescita del volume d’affari, sia convenzionato con il SSN sia privato; 50 i nuovi dipendenti assunti (+ 8% rispetto al 2017) di cui 8 interinali, con un’età media che non supera i 34 anni e una percentuale di quote rosa in maggioranza. È ormai alle spalle la vicenda giudiziaria che aveva visto coinvolta la vecchia amministrazione. “È stato sottoscritto – dichiara il dott. Ansaldi – un accordo transattivo tra le parti con la conseguente definitiva rinuncia ad ogni azione di responsabilità nei confronti di Padre Cacciari e del vecchio management. L’attuale Consiglio ed il Sottoscritto hanno lavorato per raggiungere questo obiettivo che dà ulteriore serenità al gruppo, ma è corretto dare atto che tutte le parti in causa si sono adoperati per una soluzione positiva della vicenda dimostrando di mettere in testa a tutto il bene dell’Ospedale e della collettività”. Si chiude così definitivamente una vicenda che appartiene ad un passato ormai lontano, oggi l’azienda guarda al futuro, senza disperdersi in conflittualità che assorbono energie e risorse umane ed economiche, tutte da concentrare nello sviluppo. Sono infatti oltre 13 i milioni di euro investiti nel triennio 2016-2018, a vantaggio dell’apertura di nuove divisioni e soprattutto all’acquisto di tecnologie e macchinari all’avanguardia. L’Ospedale Koelliker è una delle prime strutture del Piemonte ad avere inserito l’innovativa Risonanza Magnetica a 3 Tesla, sono di recente introduzione il Femtolaser, ultima tecnologia per l’intervento oculistico sulla cataratta, e la nuovissima TAC con tecnologia IMR che permette di ottenere immagini di altissimo livello qualitativo con una significativa riduzione della dose di radiazioni al paziente (dal 40% all’80% in meno). Consapevole del fatto di assolvere anche una funzione sociale per la collettività, l’Ospedale Koelliker punta all’eccellenza delle prestazioni ad un costo sostenibile per un numero sempre più ampio di cittadini. “Lavoriamo seriamente nella consapevolezza di essere un fondamentale complemento al servizio pubblico – continua l’AD – nel concreto questo significa disponibilità a fare rete con il SSN, i fondi assicurativi e gli enti terzi ed incrementare la nostra offerta. Laddove il budget del SSN sia “saturo”, riteniamo necessario agevolare la prestazione privata riducendo ove possibile la “forbice economica” (ticket/prestazione privata), e mettere a disposizione del maggior numero possibile di persone strumenti, anche finanziari, per rendere fruibili i servizi privati”. Diverse le divisioni su cui la nuova amministrazione ha investito e che offrono oggi servizi di altissimo livello: la Diagnostica per Immagini, il Laboratorio Analisi Cliniche, l’Ortopedia, l’Oculistica e l’Odontoiatria. Con il chiaro obiettivo per il 2019 di puntare sempre di più sull’iper-specializzazione di personale medico e reparti. Infine un sogno per il futuro: quello di recuperare l’identità dell’”Ospedalino” ed essere in grado di offrire nuovi servizi mirati all’infanzia. Un inizio in tal senso è il nuovo progetto “SOS Peso”, volto alla prevenzione del sovrappeso e dell’obesità in età infantile.

Federazione dei Verdi:  nominati i commissari del Piemonte

L’Esecutivo nazionale della Federazione dei Verdi, riunitosi a Roma, ha nominato due nuovi commissari regionali del Piemonte. Sono Lorenzo Bianco e Tiziana Mossa. Il loro compito, si legge in una nota della Federazione dei Verdi, sara’ quello “di rilanciare i Verdi sul territorio piemontese e ‘traghettare’ la federazione regionale verso l’Assemblea elettiva dei nuovi portavoce regionali”. Si tratta di “un passaggio fondamentale in vista delle prossime elezioni regionali del 2019 – sostengono ancora i Verdi – dove speriamo che l’#OndaVerde possa affermarsi”. 

“Viva la Fede”, una vivace parrocchia

Il 21/22 Dicembre ore 21. Di e con Villata e Perone. Piccolo Teatro Comico Torino Via Mombarcaro 99 Il Piccolo Teatro Comico di Torino presenta Mauro Villata e Gianpiero Perone in W LA FEDE un nuovo ed esilarante spettacolo. Una carrellata di strani e improbabili personaggi che ruotano nella vita di Don Elio (Lo scout “Falchetto”, Il sig. Cardone, L’attore…) si alterneranno sul palco al fianco di Gianpiero Perone in un susseguirsi di sketch. Avete sempre pensato che la vita in una parrocchia sia noiosa? Siete sempre stati convinti che tra oratorio, chiesa e sacrestia ci sia ben poco da divertirsi? Niente di più sbagliato! Nella parrocchia di San Papocchione ci si diverte e anche tanto! E’ arrivata un’ispezione voluta dall’alto e tutto deve essere a posto. Guidati da Don Elio, un parroco sicuramente fuori dal comune, sarete catapultati in un mondo folle pieno di strani personaggi. Da Quinto, il giardiniere della parrocchia, all’insegnante di recitazione per bambini dell’oratorio. Dal piccolo falchetto del gruppo scout, al signor Cardone, un anziano alle prese con strane richieste di miracoli. Il colpo di scena finale sarà una promozione davvero inaspettata ma non possiamo dirvi di più. Gianpiero Perone e Mauro Villata sono pronti a farvi convertire alle risate e al divertimento, non ve ne pentirete!

Quando il turismo arrivò all’Alpe Veglia

VEGLIA 3L’Alpe Veglia è situata in alta val d’Ossola a 1761 m. in uno splendido bacino di prati e boschi di conifere, dominata dall’imponente mole del Monte Leone (oltre 3500 metri, la più alta vetta delle Alpi Lepontine, sul crinale di confine tra Italia e Svizzera). L’alpe si estende con un’ampiezza di circa due chilometri alla testata della Val Cairasca. Ci si arriva dalla frazione varzese di San Domenico e per raggiungerla è necessario arrivare a Domodossola e da lì seguire le indicazioni per Varzo, lungo la statale n. 33 del Sempione. Dopo una dozzina di chilometri, raggiunta San Domenico e da lì la località “Ponte Campo”, si sale la mulattiera che, con rapidi tornanti, porta alla piana di Veglia. Questa conca alpina, definita dagli abitanti locali semplicemente “l’alp”, ricca di pascoli importantissimi per gli allevatori della zona, fino all’ultimo quarto dell’Ottocento fu oggetto di dispute tra i comuni di Varzo e Trasquera proprio per lo sfruttamento degli stessi pascoli in quota, al confine con la Svizzera. Una  controversia risolta solo nel 1864, quando il tribunale di Domodossola assegnò l’alpe al comune di Varzo, imponendo però –  salomonicamente –  la suddivisione dei pascoli e delle baite tra gli abitanti di entrambi i comuni. Qualche anno dopo, nel 1875, la fortuita scoperta della sorgente di acqua ferruginosa diede  il via al processo di sfruttamento turistico di questa splendida conca alpina. In meno di un decennio venne edificato l’albergo Monte Leone, inaugurato il 17 luglio 1884 . I primi turisti, oltreVEGLIA2 agli amanti della montagna e delle escursioni furono anche i cacciatori di camosci dal cantone Vallese, dove l’ attività venatoria era severamente proibita.

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Con l’inizio del “secolo breve”, s’avvio anche quello che viene ricordato come il “periodo d’oro di Veglia” e che per oltre trent’anni  segnò lo sviluppo anche urbanistico degli alpeggi. Tra il 1925 e il 1928, venne edificato il nuovo albergo Monte Leone, in grado di fornire i più svariati servizi: dal tennis alla macelleria, senza contare un’autonoma produzione di energia elettrica, con cui illuminare il sentiero che conduceva all’edificio. Da anni, l’albergo Monte Leone è al centro di un’azione di recupero da parte del Parco regionale delle aree protette dell’Ossoal ( già parco Veglia-Devero). Il Club Alpino Italiano aveva realizzato  e gestiva i bivacchi. Il  primo, nella zona tra il Veglia e l’alpe Devero fu il bivacco Leoni, inaugurato il 27 agosto 1899 sul monte Cistella. Nel secondo dopoguerra si sono moltiplicati i rifugi e i bivacchi sia nella zona del Veglia che in quella del Devero. Alcuni immobili in precedenza appartenevano all’ENEL o alla Guardia di Finanza e in seguito all’acquisto da parte del CAI, sono stati riconvertiti in strutture per il turismo. L’ultima costruzione nell’area interessata è però svizzera: si tratta infatti della “cabane” Monte Leone, inaugurata il 24 agosto 1991 in prossimità del confine italo-elvetico sulla Bocchetta di Aurona. Ai nostri giorni la scelta è varia, poiché tra le valli Divedro, Cairasca e Devero i turisti e gli escursionisti hanno a disposizione una significativa varietà di strutture: dai moderni rifugi come il Città di Arona (Alpe Veglia) o il Città di Sesto (Alpe Devero), che svolgono servizio di pensione VEGLIA1completa negli affollati mesi estivi, fino a efficienti bivacchi come il Beniamino Farello (alla Bocchetta di Aurona) o l’Ettore Conti (alla Scatta Minoia). Per non parlare dell’albergo “La Fonte”  e dell’agriturismo “La Balma”.

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E’ bene ricordare che l’alpe Veglia, negli anni del boom economico, rischiò seriamente di essere trasformata in un invaso per la produzione di energia elettrica, tanto che ancora oggi sono visibili delle tubature verticali, alte anche fino a un metro, che escono in vari punti del terreno lungo la piana e sono il risultato degli scavi effettuati dalla società Dinamo (poi ENEL). Questi scavi servivano per valutare la qualità delle rocce e del terreno e vennero condotti ,tra gli anni ’50 e ‘60, da Ardito Desio, geologo ed esploratore, l’uomo che guidò la spedizione italiana alla conquista del K2 nel 1954.  L’estrema permeabilità della roccia, i forti rischi di infiltrazioni d’acqua nel sottostante tunnel del Sempione, spinsero ad abbandonare del tutto il progetto, che contava di realizzare un bacino di 30 milioni metri cubi. Poi, e si può dire “ per fortuna”,  nel 1978 l’area del Veglia divenne parco regionale, il primo ad essere istituito in Piemonte. La confinante Alpe Devero ,invece,  lo diventò nel 1990 e , cinque anni dopo, le due aree protette vennero unite nel Parco Naturale Veglia – Devero che si estende su 86 kmq ( ai quali vanno aggiunti  altri 22 della  “zona di salvaguardia” di Devero ) ed è compreso nei territori dei comuni di Baceno, Crodo, Trasquera e Varzo, con un’altitudine  che varia dai 1600 ai 3500 metri. La nascita del parco regionale del Veglia destò inizialmente alcune perplessità, perché la popolazione locale mal tollerava di dover rispettare dei precisi vincoli riguardanti l’impatto ambientale. Presto però ci si rese conto dell’importanza di un ente che garantisse una tutela all’ambiente alpino ed oggi, il Parco è  impegnato con successo nella conservazione della biodiversità , favorendo uno sviluppo turistico sostenibile.

Marco Travaglini

Superottimisti, memorie di quartiere alle Ogr

Evento all’interno del progetto Memoria privata audiovisiva della Circoscrizione 3 

Venerdì 21 dicembre, ore 18,00

OGR Officine Grandi Riparazioni

Corso Castelfidardo 22, Torino

Ingresso libero fino a esaurimento posti con prenotazione obbligatoria

L’Associazione Museo Nazionale del Cinemapresenta i risultati del progetto Superottimisti –Memoria storica audiovisiva della Circoscrizione 3 attraverso un appuntamento in programmavenerdì 21 dicembre alleore 18,00 presso le OGR(Corso Castelfidardo 22, Torino);l’ingresso è liberofino a esaurimento posti disponibili in sala con prenotazione obbligatoria.

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SUPEROTTIMISTI – MEMORIE DI QUARTIERE sarà un’occasione per restituire ai donatori le copie digitali delle pellicole raccolte da ottobre a dicembre 2018 nei quartieri Cit Turin, Cenisia, Borgo San Paolo, Pozzo Strada, in collaborazione con i punti di raccolta attivi sul territorio (Ufficio Cultura Circoscrizione 3, Bibliomediateca “Mario Gromo”, OGR, Cinema Eliseo, Cinema Esedra). In linea con gli obiettivi del progetto, l’evento sarà anche un momento unico per mettere in relazione le nuove generazioni con i cambiamenti architettonici e sociali della città. “La raccolta all’interno della Circoscrizione 3 è durata poco più di tre mesi, il tempo necessario per incontrare persone che hanno messo a disposizione i loro ricordi e voluto condividere il loro passato familiare. Due signore hanno ci hanno affidato le loro immagini incontrandomi in uno dei punti di raccolta come la Bibliomediateca del Museo del Cinema; l’incontro non si è limitato a una consegna di materiale, ma è proseguito con una bellissima chiacchierata di fronte a un caffè. Un cineamatore di Pozzo Strada ha recuperato con grande orgoglio e passione il proiettore che non aveva più avuto modo di usare da quando aveva cambiato la lampadina e ha voluto condividere insieme alla moglie la visione del filmino del loro matrimonio, dove ha ammesso nostalgicamente di non riconoscersi più. In altri casi abbiamo incontrato cittadini che si sono trasferiti in altri quartieri, ma hanno vissuto la propria gioventù in Borgo San Paolo e hanno voluto donare le preziose immagini girate nel 1976 durante i festeggiamenti della vittoria dello scudetto del Torino; persone che hanno condiviso battesimi, vacanze e hanno sempre lavorato nei quartieri centrali della città, ma che da quando sono in pensione si godono finalmente gli affetti, gli spazi pubblici e i ritmi all’interno del loro quartiere”. Roberta Di Mattia, Archivio Superottimisti – AMNC L’appuntamento si inserisce come evento di restituzione finale attraverso la proiezione di una selezione di pellicole raccolte all’interno dei quartieri della Circoscrizione 3sonorizzata dal vivo dal quartettoArchidee,all’interno della prestigiosa cornice delle OGR, sala Duomo.La sonorizzazione presenterà una serie di brani dalla tradizione classica europea e dell’est Europa, con un finale tutto dedicato al Natale. cineamatori che hanno donato le pellicole salvando la memoria privata audiovisiva del territorio riceveranno quella sera stessauna copia digitale del  loro materiale gratuitamente e potranno ammirare le loro storie sul grande schermo.  Introdurranno la serata, oltre ai rappresentati dell’Archivio e dell’AMNC, il presidente delle OGR Fulvio Gianaria e il responsabile della commissione cultura della Circoscrizione 3, Francesco Daniele.

Per le prenotazioni scrivere a superottimisti@gmai.com.

Il Consiglio regionale del Piemonte chiede il ritiro del disegno di legge Pillon

Approvata la mozione presentata dalla consigliera Silvana Accossato di LeU con i voti della maggioranza consiliare e della Lega Nord

E’ stata approvata la mozione consiliare presentata dalla consigliera Silvana Accossato di LeU sottoscritta anche da Caputo, Conticelli, Appiano, Baricco, Olivetti, Cassiani (Pd), Grimaldi e Ottria (LeU), Balzella (Mov. Libero e Indipendente) e dall’assessora Cerutti anche con il voto della Lega Nord, che chiede il ritiro del disegno di legge Pillon. “Sono molto soddisfatta che oggi il Consiglio, dopo aver votato la sua contrarietà al decreto immigrazione, abbia dato un altro segnale importante sul tema dei diritti delle persone esprimendosi contro il disegno di legge Pillon” – spiega l’Accossato anche a nome dei due colleghi Grimaldi e Ottria. “Abbiamo in questo modo raccolto la sollecitazione e le istanze pervenute dai movimenti delle donne di tutta Italia e in particolare dal “Comitato torinese per il ritiro Pillon” che in questi mesi l’ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica segnalandone tutte le incongruenze e i rischi di regressione su un tema delicato come il diritto di famiglia.” “Questo disegno di legge presenta una visione retriva della società, è nemico delle donne e della loro autonomia; è un progetto misogino e classista che nei fatti rende costoso e complicato il divorzio consentendolo solo a chi ha i soldi per permetterselo” “Come stanno sostenendo le tante giuriste e psicologhe che si sono occupate della questione questa proposta pensa agli adulti prima che ai bambini ed è anche pericolosa per le donne vittime di violenza in famiglia” conclude l’Accossato. Ora non ci resta cha auspicare che questa proposta, che non è sicuramente maggioritaria nel sentimento del Paese, non sia approvata dal Parlamento italiano

In Piemonte nascono nuovi Comuni

All’unanimità dei votanti, il Consiglio regionale ha approvato le leggi che istituiscono, a partire dal primo gennaio 2019, i Comuni di Valdilana in provincia di Biella e Gattico-Veruno in provincia di Novara

Il provvedimento sul nuovo Comune di Valdilana, che nasce dalla fusione dei Comuni di Mosso, Soprana, Trivero e Valle Mosso, è stato illustrato in Aula dai relatori di maggioranza Vittorio Barazzotto (Pd) e di minoranza Davide Bono (M5s). Per in nuovo Comune, che avrà una popolazione di circa undicimila abitanti, è previsto lo stanziamento una tantum di 145.000 euro per il 2019 e di 29.000 euro annui per il quinquennio 2019-2023. Il provvedimento sul nuovo Comune di Gattico-Veruno, creato con la fusione dei Comuni di Gattico e di Veruno, è stato illustrato in Aula dal relatore di maggioranza Mario Giaccone (Chiamparino per il Piemonte) e di minoranza Gian Paolo Andrissi (M5s). Per il nuovo Comune, che nasce dalla volontà di rendere istituzionale la collaborazione già esistente tra i vecchi Municipi, è previsto lo stanziamento una tantum di 130.000 euro per il 2019 e di 26.000 euro annui per il quinquennio 2019-2023. Rimandata alla seduta di giovedì, invece, la discussione del disegno di legge 308, “Istituzione del Comune di Lu e Cuccaro Monferrato mediante fusione dei due Enti in Provincia di Alessandria”. Dopo l’illustrazione del provvedimento da parte del relatore di maggioranza Giaccone (Chiamparino per il Piemonte) e di minoranza Luca Angelo Rossi (Fi), il consigliere Davide Bono (M5s) ha espresso la propria difficoltà a votare la fusione, “che non prevede istanza di ripensamento” per approfondire meglio i termini della questione all’indomani dell’esito del referendum, che ha visto nel Comune di Cuccaro prevalere il no. Alla richiesta si è unita la consigliera Maria Carla Chiapello (Moderati), mentre Gian Luca Vignale (Mns) ha sottolineato che il Consiglio “non è obbligato a ratificare” e deve evitare di far venir meno il rispetto della volontà dei singoli Comuni. Domenico Ravetti (Pd) ha chiesto che la legge possa venire votata entro fine anno. Il vicepresidente della Giunta Aldo Reschigna ha concluso che da parte dell’Esecutivo non ci sono impedimenti ed “è responsabilità politica dei sindaci dare importanza o meno alla consultazione referendaria”. L’Assemblea ha poi approvato i disegni di legge che prevedono l’incorporazione, in provincia di Cuneo, del Comune di Valmala nel Comune di Busca e del Comune di Castellar in quello di Saluzzo. I due provvedimenti, illustrati da Giaccone, prevedono per il Comune di Busca e per quello di Saluzzo lo stanziamento una tantum di 130.000 euro per il 2019 e di 26.000 euro annui per il quinquennio 2019-2023. Con 23 sì, 4 no e 3 non votanti l’Assemblea ha infine approvato, con emendamenti, l’ordine del giorno presentato dal primo firmatario Paolo Allemano (Pd) che impegna la Giunta regionale “ad accompagnare i processi di fusione ed incorporazione di Comuni secondo la logica degli Ambiti integrati territoriali, vale a dire aree omogenee definite in base ai dati sociali, economici, ambientali e infrastrutturali, oltre che alla storia, all’identità e alle relazioni e a monitorare le fusioni avvenute al fine di agevolare il miglior adattamento dei Comuni limitrofi al contesto che si è determinato con la fusione, al fine di valutare eventuali modifiche ai criteri d’incentivazione regionale alle fusioni”.