Una rassegna di qualità rende omaggio al musicista torinese, con appuntamenti al Teatro Regio , all’ Auditorium Rai, all’Unione Musicale al Teatro Stabile di Torino. Casella è stato un compositore innovativo del Novecento capace di commistioni con altri linguaggi, quali letteratura e pittura
Il Festival Alfredo Casella, in programma a Torino dall ’11 al 24 aprile, sviluppa l’attenzione intorno a una figura cardine del Novecento musicale italiano, nata proprio a Torino. Alfredo Casella (1883- 1947) è stato compositore, pianista e direttore d’orchestra, oltre che saggista e animatore culturale, testimone e al tempo stesso artefice di un’epoca di grandi cambiamenti, rappresentata dalla nascita del Novecento. In un dialogo incessante con l’elite culturale e musicale del tempo, con Debussy, Stravinskij, Mahler e Schonberg, ha posto le basi per il rinnovamento della musica italiana. Le sue composizioni testimoniano un percorso di affrancamento sia dalla tradizione sia dalle influenze straniere. Grazie alla sua attività di didatta illuminato e di interprete delle nuove musiche, ha influenzato profondamente il periodo a lui successivo, grazie alle sue importanti interazioni nel campo della letteratura e della pittura, di cui fu anche appassionato collezionista.
Al teatro Regio lunedì 11 alle 17 è stata aperta la mostra dal titolo ” Casella intimo”, curata da Simone Solinas, comprendente foto e documenti riguardanti il compositore. Fiamma Nicolodi, in questa occasione, ha tracciato la biografia del compositore. Oltre a essere la più qualificata studiosa di musica novecentesca italiana, è anche nipote di Casella. Martedi 12 aprile il convegno dal titolo ” Il tempo e la musica di Alfredo Casella” ha messo in luce i rapporti del musicista con artisti figurativi quali Gino Severini, Prampolini, Giacomo Balla, i suoi rapporti con il fascismo, che non furono di ottusa sudditanza, tanto che Casella presento’ a Roma, per la prima volta in Italia, a ben 29 anni dall’esordio parigino, il ” Sacre du Printemps” di Stravinskij, inviso al regime.Tra i relatori Giangiorgio Satragni, Nicola Montez, Virgilio Bernardoni, Francesco Fontanelli, Antonio Rostagno, Marco Valori, e Giorgio Pestelli nel ruolo di moderatore.
Due le opere teatrali di Alfredo Casella messe in scena durante il Festival. La prima è l’opera- fiaba “La donna serpente”, in scena al Regio di Torino con 5 rappresentazioni dal 14 al 24 aprile, per la direzione di Gianadrea Noseda. L’11 aprile è stata rappresentata al Piccolo Regio l’opera da camera ” La favola di Orfeo”, frutto della sinergia tra l’Orchestra Filarmonica del Regio e l’ Accademia Stefano Tempia. A chiusura del festival verrà offerto dall’Orchestra del Regio, sotto la direzione di Fabio Luisi, un interessante accostamento tra Alfredo Casella, Luca Lombardi e la Settima Sinfonia di Bruckner. Un altro interessante appuntamento sarà “Pirandello Suite”, un balletto appositamente commissionato al coreografo Massimiliano Volpini, in scena in prima assoluta per il Festival nei giorni 20- 22 aprile. L’Unione Musicale propone il 12 aprile il concerto spettacolo Chez Misia Sert, che ripercorre la vita musicale parigina tra Otto e Novecento, con il Trio Debussy e l’attrice Olivia Manescalchi come interpreti. L’Associazione musicale De Sono organizza il 13 aprile un concerto in omaggio a Casella, interpretato dal Quartetto Maurice e dal Trio Casella. Il Casella sinfonico trionferà nell’esecuzione da parte dell’ Orchestra Sinfonica della Rai, diretta da Francesco Angelico, della Sinfonia n. 1 e del Concerto per violino e orchestra, in programma il 15 aprile prossimo.
La fiaba tragicomica ” La donna serpente”, musicata da Casella, andrà in scena anche sotto forma teatrale dal 19 al 21 aprile prossimi, in uno spettacolo promosso dal Teatro Stabile di Torino, per la regia di Valter Malosti e gli allievi della Scuola del stesso Teatro Stabile. “Pagine di guerra- documentari della prima guerra mondiale su musiche di Casella” verranno proiettate dal Museo Nazionale del Cinema insieme a estratti tratti dal film “La giara”, da Pirandello (22 aprile).
Mara Martellotta



cercare le panche piane, poste davanti ai campi da tennis. Così si obbliga chi voglia fare solo ginnastica a perdere tempo in quella che diventa una vera caccia al tesoro. Non di rado, poi, l’attrezzo cosi tanto desiderato e rintracciato dopo lunghe peregrinazioni si mostra inadatto allo scopo per cui nasce: sempre al Ruffini, all’inizio e alla fine del viale che parte da corso Monte Cucco, troviamo quattro barre per fare trazioni. Peccato che la distanza dei tubolari da terra sia minima, non certo adatta ad una persona adulta e di media altezza. Quando, invece, la barra per trazioni sembra perfetta si scopre che il tubolare ha un diametro idoneo a chi ha delle pale al posto delle mani. Verificare in Piazza d’Armi quanto scritto.

L’amministrazione comunale ha indetto una assemblea pubblica

Kobane, tra i difensori curdi del Rojava, opposti alle forze dello Stato Islamico. Le storie , pubblicate in un primo tempo su
Zerocalcare realizza un lungo racconto, a tratti intimo, a tratti corale, nel quale l’esistenza degli abitanti del Rojava (una regione nota anche come Kurdistan siriano o Kurdistan Occidentale , il cui nome non si sente mai ai telegiornali) emerge come un baluardo di estrema speranza per tutta l’umanità. Un libro per immagini, che offre un fortissimo coinvolgimento emotivo verso le persone e i volontari conosciuti da Zerocalcare. Un racconto che porta il lettore a conoscere i punti di vista di alcuni autentici testimoni di questa insensata fase storica, che oggi sentiamo più vicina e presente per gli attentati terroristici che sono ormai entrati a fare parte delle nostre vite, e per il problema dei profughi alle frontiere europee, ma che per anni è stata ai margini, avvolta in una nuvola di indifferenza, quasi fossimo di fronte ad una fiction televisiva e non ad una cruda e drammatica realtà. Quelli raccontati da Zerocalcare sono degli esseri umani, rappresentati in bianco e nero, impegnati a difendere la loro umanità, e in prospettiva anche la nostra, contro la più aberrante forma di estremismo dai tempi del nazismo.
