I carabinieri indagavano sulle presunte uscite di casa da parte di un detenuto agli arresti domiciliari. Hanno così scoperto casualmente un latitante, Silvio Brienzeiu, un romeno di 26 anni. Era nascosto all’interno di un tappeto avvolto sotto il letto. Era ricercato da oltre un anno e deve scontare una condanna a 2 anni e 2 mesi di carcere per il furto di telefoni cellulari commesso nel 2012 ad Aosta. Si nascondeva presso l’abitazione torinese di un connazionale ai domiciliari.
(foto: il Torinese)
“Quella del Salone del Libro è una favola finita male che in questi due anni ci ha raccontato il PD”

Dalla montagna piemontese, sovente, arrivano esempi virtuosi per la pianura e la città metropolitana. Nel dicembre scorso il progetto di rinascita del borgo alpino, incentrato sulla sua rigenerazione, l’innovazione energetica
La seduta del Consiglio regionale del Piemonte si è aperta con le parole della vicepresidente
Il ct azzurro, Giampiero Ventura, parte con entusiasmo
E’ morta all’età di 96 anni Clara Agnelli, sorella maggiore dell’Avvocato. Era figlia di Edoardo e Virginia Bourbon del Monte.
Per l’accoglienza dei migranti il modello da imitare è quello della “accoglienza diffusa”, contenuto in un protocollo d’intesa tra i comuni della Bassa Valle di Susa e la prefettura di Torino
Lui stesso, il giorno prima di essere arrestato, aveva detto al telefono ai cronisti che si trovava in precarie condizioni di salute
Sospesi tra storia e invenzione in un Medioevo che sembra vero, sono raccolti in un unico volume i tre romanzi di Laura Mancinelli, in cui la scrittrice da poco scomparsa, ci ha consegnato una visione fantastica e ironica della tradizione e della società medievale
bella. E infine, conclusione ideale di questa metafora, la vicenda narrata ne
di avventure e sentimenti. “Non avevo mai pensato di fare la scrittrice, né lo avevo mai desiderato”, disse di se Laura Mancinelli. “Amavo la mia professione, che mi dava molte soddisfazioni e non mi costava fatica: ero docente di germanistica con particolare specializzazione nella letteratura tedesca medievale, un campo poco o nulla studiato in Italia, nel quale mi ero avventurata con grande entusiasmo scoprendo cose assai interessanti. Mi ero dedicata alla traduzione di poemi in antico tedesco – I Nibelunghi, il Tristano -, che rendevo in versi italiani e che riempirono la mia vita fino a un certo momento”. Poi, quasi per caso, la svolta, quando venne ricoverata agli Ospedali Riuniti di Venezia per un disturbo alla vista (a quel tempo viveva nella città della laguna, dove insegnava all’università, prima di trasferirsi a Torino). “
ospedale due settimane, per analisi, benché il disturbo fosse totalmente scomparso dopo tre soli giorni. Nell’inerzia forzata di quelle notti insonni ripassai nella mente tutta una trama di romanzo che avevo abbozzato per scherzo molti anni prima. Una volta dimessa dall’ospedale, ne feci una stesura corretta e completa: era il 1981 quando uscirono I dodici abati di Challant. Pensavo, allora, che sarebbe stato il primo e l’ultimo romanzo della mia vita. Invece poi la narrativa mise radici in me come una necessità. O forse un vizio?”. Per fortuna dei lettori, quel “vizio” continuò ad indurla a scrivere, lasciandoci più di trenta volumi tra romanzi storici, saggi letterari, memorie, racconti per ragazzi, traduzioni e la serie di detective-story del capitano di polizia Florindo Flores.