redazione il torinese

Latitante avvolto nel tappeto: arrestato

carabinieriI carabinieri indagavano sulle presunte  uscite di casa da parte di un detenuto agli arresti domiciliari. Hanno così scoperto casualmente un latitante, Silvio Brienzeiu, un romeno di 26 anni. Era nascosto all’interno di un tappeto avvolto sotto il letto. Era ricercato da oltre un anno e deve scontare una condanna a 2 anni e 2 mesi di carcere per il furto di  telefoni cellulari commesso nel 2012 ad Aosta. Si nascondeva presso l’abitazione torinese di un connazionale ai domiciliari.

 

(foto: il Torinese)

VIGNALE (FI): LA FAVOLA DEL PD SUL SALONE DEL LIBRO E’ FINITA (MALE)

salone 2016 libro“Quella del Salone del Libro è una favola finita male che in questi due anni ci ha raccontato il PD” lo ha affermato il consigliere regionale Gian Luca Vignale  in Consiglio regionale dove su richiesta di Forza Italia si è parlato del Salone de Libro.

“Siamo di fronte ad un vero e proprio fake di Chiamparino e della sua amministrazione – ha aggiunto Vignale in aula – dove chi, insieme agli enti pubblici, aveva creato e fatto diventare una realtà culturale internazionale il Salone, veniva additato come responsabile del disavanzo finanziario e di una gestione non corretta”.

“La realtà è che – ha proseguito – , a due anni dalla nuova scelta dei vertici non piemontesi, abbiamo assistito alle dimissioni di Direttore e Presidente, ad uno scandalo giudiziario e alla possibile perdita del Salone. In soli due anni sarebbe stato difficile per chiunque inanellare tanti errori.”.vignale

“Per ridare credibilità al sistema – ha concluso è necessario che ognuno si assuma le proprie responsabilità e che soprattutto si faccia chiarezza sulla posizione di Gl Events Ciò che dovrebbe essere chiaro a tutti, PD compreso, è che il Salone del Libro deve tornare ad essere una manifestazione fatta con e per i cittadini e non certo una battaglia interna tra imprenditori, sponsor e soprattutto tra correnti di partito”.

La remunerazione sociale appaga più del denaro

Di Paolo Pietro Biancone*

donna manager

La qualità dei rapporti umani e il riconoscimento del valore del lavoro. Secondo il “Decoding global talent”  uno studio del The Boston Consulting Group e The Network condotto su 200mila lavoratori in tutto il mondo, non ci sono dubbi: Nei primi dieci posti c’è solo una posizione, l’ottava, di natura economica, e riguarda l’attrattività del salario fisso. Nessuna traccia dell’enfasi sulle stock option e sulla parte variabile del lavoro che dominavano i discorsi sul lavoro prima del 2007. Per trovare altri fattori legati alle “compensazioni economiche” bisogna andare ben oltre la ventesima posizione: i benefit addizionali si trovano alla 24esima e l’auto aziendale alla 26esima. Tutto quello che viene prima ha a che fare soprattutto con i rapporti umani. Buone relazioni con colleghi, capi e rapporto equilibrato lavoro e vita privata. I lavoratori di tutto il mondo entrano in ufficio o in fabbrica felici se hanno possibilità di avere dei buoni rapporti con i loro capi e soprattutto con i loro colleghi. Non solo, sempre maggiore importanza è attribuita alla conciliazione tra vita e lavoro, fattore che comprensibilmente cambia con il passare delle fasi della vita: al “work-life balance” è più interessato chi ha figli piccoli rispetto a chi non ne ha ancora o li grandi.

Insomma, è in assoluto più appagante essere apprezzati che essere remunerati dal punto di vista monetario. Emerge una nuova forma di remunerazione sociale, che soddisfa per il lavoro svolto, non per il compenso percepito. Quando le persone si sentono stimate, la loro soddisfazione nei confronti del loro impiego va alle stelle e con essa la motivazione.

Se contano così tanto i valori relativi alla cultura, alle relazioni e all’apprezzamento, non ha senso concentrare i premi sul fronte economico, occorre istituire percorsi premiali diversi, sociali, di appartenenza. La sfida per le aziende sta anche nel trovare modi nuovi per essere coinvolti nel plasmare la cultura aziendale, nell’incoraggiare dei rapporti più profondi tra lavoratori e tra loro e i capi e per assicurarsi che l’apprezzamento per un compito ben fatto riceva l’attenzione che merita.

Lavorare in un contesto che ti valorizza come persona, come risorsa, come amico e collega, come senso di appartenenza è la differenza. E questo senso di appagamento sociale parte già nella scelta del percorso formativo: nell’ultimo quinquennio, secondo i dati del Ministero dell’istruzione, si assiste alla crisi di iscritti negli istituti tecnici e professionali e al boom di liceali non “tradizionali”, ossia quelli che offrono percorsi di formazione di scienze umane e linguistiche, arricchite da attività sportive.

Come per dire che i licei alimentano la mente, il metodo per affrontare le sfide lavorative e stimolano il senso di apprezzamento sociale, che porta a essere soddisfatti di sé. Non dimentichiamo che il primo consenso sociale che è motore di scelte e di appagamento proviene dalla famiglia: se la famiglia approva ed è soddisfatto di ciò che faccio, sicuramente vivo meglio e appagato.

Da questa rivoluzione culturale non è immune neanche l’università e la sua offerta formativa: i percorsi di studio dovranno avere tutti un comune denominatore, la valorizzazione del lavoro e della sua remunerazione sociale. Da qui consegue la redditività soddisfacente

Il circolo virtuoso è questo: lo studio e il lavoro viene apprezzato, dunque conto socialmente e, dalla soddisfazione sociale e personale, ottengo redditività appagante.

*Professore Ordinario di Economia Aziendale

Coordinatore del corso di dottorato in Business & Management dell’Università di Torino

 

Dal mondo alla montagna piemontese

MONTAGNEDalla montagna piemontese, sovente, arrivano esempi virtuosi per la pianura e la città metropolitana. Nel dicembre scorso il progetto di rinascita del borgo alpino, incentrato sulla sua rigenerazione, l’innovazione energetica, la partecipazione della comunità, il rilancio dell’agricoltura di montagna, sono state le motivazioni che hanno portato al Comune di Ostana, centro montano della “Provincia Granda” l’assegnazione del Premio Angelo Vassallo, promosso da Legambiente ed Arci con Libera. Slowfood e Federparchi. Mercoledì 20 luglio, alle 18, il premio conseguito è occasione di dibattito, in sala consiliare, in occasione del campo di volontariato internazionale, organizzato con il sostegno di Enel e la partecipazione di 11 ragazzi provenienti da tutto il mondo. A moderare il dibattito sarà Marco Bussone, addetto stampa di Uncem, mentre l’introduzione sarà svolta da Alessandra Bonfanti, responsabile dei piccoli comuni di Legambiente. Intervengono Giacomo Lombardo, sindaco di Ostana, Elisabetta Roberto, presidente Legambiente Barge, Aldo Reineri, vice sindaco di Ostan, Michele Pianetta, vice presidente Anci Piemonte, Valentina Sandrone, responsabile Libera Piemonte. Le conclusioni vengono tratte da Vanda Bonardo responsabile Legambiente Alpi.

Massimo Iaretti

 

In memoria delle vittime piemontesi in Puglia e a Nizza

consiglio X 1La seduta del Consiglio regionale del Piemonte  si è aperta con le parole della vicepresidente Daniela Ruffino che ha commemorato le numerose vittime dei tragici fatti degli ultimi giorni: l’incidente ferroviario in Puglia di martedì scorso e la strage di Nizza del 14 luglio.L’Aula ha osservato un minuto di silenzio. A proposito dell’incidente ferroviario del 12 luglio tra Adria e Corato si è ricordato che: “Sono morti 27 passeggeri, tra i quali il torinese Enrico Castellano, e una cinquantina sono stati i feriti. Con profondo dolore esprimiamo vicinanza ai familiari dei deceduti e un augurio per una pronta guarigione ai feriti, rinnovando un sempre più tenace impegno delle Istituzioni per garantire maggiore sicurezza e scongiurare il ripetersi di incidenti di tale gravità”.“A Nizza ci sono stati 84 morti, tra cui tanti bambini, e altre cento persone sono rimaste ferite. Tra queste ricordiamo in particolare i piemontesi che sono stati coinvolti nella strage. Non ci sono parole per esprimere il profondo senso di sgomento e di dolore che questo folle attacco terroristico ha provocato in tutta l’opinione pubblica internazionale. Al popolo francese desidero manifestare la nostra partecipazione e la nostra solidarietà, convinto di interpretare la sensibilità dell’intera comunità piemontese in questo terribile momento”.

fc-www.cr.piemonte.it

 

Inizia l’av – Ventura azzurra di Giampiero

VENTURAIl ct azzurro, Giampiero Ventura, parte con entusiasmo. Ha dichiarato all’Ansa di non aver veti su Balotelli, se gioca, e che valuterà per Pellè: “la Cina è lontana”.”L’Europeo ha dimostrato che con organizzazione e compattezza si possono raggiungere risultati importanti. Avrò tre giorni per preparare la gara con la Francia, quindi la base di partenza sarà quella dell’Europeo ma poi intendo lanciare dei giovani che intanto devono crescere. Intendo partire dalla nazionale di Conte e poi di fare la ‘mia’, sperando di stupire”.

E’ morta Clara Agnelli, sorella maggiore di Gianni

agnelli_claraE’ morta all’età di  96 anni Clara Agnelli, sorella maggiore dell’Avvocato. Era figlia di Edoardo e Virginia Bourbon del Monte. E’ deceduta all’ospedale dell’Angelo di Mestre, dove era ricoverata da tempo. Aveva sposato il principe Tassilo von Fürstenberg, morto a meta’ degli anni ’80. Aveva tre figli: Ira, Egon e Sebastiano. Si era poi risposata, in forma privata, con il conte Giovanni Nuvoletti nel 1989 nella cappella della villa di famiglia a Marocco di Mogliano Veneto (Treviso), dove poi la coppia si era trasferita.

Accoglienza diffusa per i migranti, il “modello Cerutti”

migranti22Per l’accoglienza dei migranti il modello da imitare è quello della “accoglienza diffusa”, contenuto in un protocollo d’intesa tra i comuni della Bassa Valle di Susa e la prefettura di Torino. La “benedizione” arriva dall’assessore regionale Monica Cerutti che evidenzia come il protocollo preveda che i Comuni si impegnino ad accogliere migranti secondo una ripartizione specifica che va da un minimo di 2 posti a un massimo di 12 in base al numero di abitanti e di reperire unità abitative sul proprio suolo comunale. Dal canto suo la Prefettura di Torino si impegna a escludere i Comuni firmatari del Protocollo da bandi prefettizi per l’assegnazione del servizio di accoglienza e assistenza dei richiedenti protezione internazionale. Per facilitare la buona riuscita del progetto è stato anche istituito un “Tavolo di coordinamento per la micro-accoglienza in Valle di Susa”. E l’assessore regionale all’immigrazione ipotizza che questo modello potrebbe venire “clonato” su scala regionale. Così spiega che “L’accoglienza diffusa in piccoli nuclei permette una migliore qualità dell’inclusione e anche l’inserimento lavorativo dei migranti che, per sgomberare il campo da inesattezze, è previsto dall’articolo 22 del Decreto Legislativo 142 del 18 agosto 2015. Il testo riconosce ai richiedenti protezione internazionale la possibilità “di svolgere attività lavorativa, trascorsi sessanta giorni dalla presentazione della domanda, se il procedimento di esame della domanda non è concluso ed il ritardo non può essere attribuito al richiedente” inoltre “i richiedenti possono frequentare corsi di formazione professionale, eventualmente previsti dal programma dell’ente locale dedicato all’accoglienza del richiedente”. Gli strumenti per accogliere bene e senza creare tensioni nella popolazione ci sono, basterebbe utilizzarli”.

Massimo Iaretti

 

Soria in coma dopo la carcerazione

soriaLui stesso, il giorno prima di essere arrestato, aveva detto al telefono ai cronisti che si trovava in precarie condizioni di salute. E ora Giuliano Soria, ex patron del premio letterario Grinzane Cavour arrestato la settimana scorsa, si trova  in rianimazione all’ospedale Giovanni Bosco di Torino. E’ giunto in pronto soccorso in ambulanza, dopo che gli agenti che lo sorvegliavano alle Vallette lo avevano trovato riverso a terra. Era stato intubato in carcere in stato di coma per insufficienza respiratoria ed è ventilato artificialmente. La scorsa settimana Soria era stato condannato in via definitiva a sei anni, otto mesi e 17 giorni per peculato e violenza sessuale dalla Corte di Cassazione per le vicende legate alla gestione del Grinzane. i suoi legali avevano dichiarato che le condizioni di carcerazione non potevano essere sopportate dal fisico provato da diverse patologie di Soria.

Laura Mancinelli e l’amore per “l’età di mezzo”

mancinelli4Sospesi tra storia e invenzione in un Medioevo che sembra vero, sono raccolti in un unico volume i tre romanzi di Laura Mancinelli, in cui la scrittrice da poco scomparsa, ci ha consegnato una visione fantastica e ironica della tradizione e della società medievale. Da I dodici abati di Challant a Il miracolo di santa Odilia per finire con Gli occhi dell’imperatore, i suoi  più famosi romanzi, ci hanno offerto l’illusione di trovarci dentro un Medioevo conosciuto, a portata di mano, dove – ad esempio- in una cornice di ironia mondana e gaudente, dodici monaci ricevono l’incarico di sorvegliare un feudatario che eredita un castello con la clausola di mantener fede a un maligno obbligo di castità. Oppure le storie parallele di due Odilie: la prima devota e pia, la seconda giovane e mancinelli1bella. E infine, conclusione ideale di questa metafora, la vicenda narrata ne Gli occhi dell’imperatore, dove la contessa piemontese Bianca Lancia, il cavaliere ( nonché poeta e musicista) Tannhäuser e l’imperatore Federico II di Svevia, ormai prossimo alla morte, partecipano a un affascinante percorsomancinelli 1 di avventure e sentimenti. “Non avevo mai pensato di fare la scrittrice, né lo avevo mai desiderato”, disse di se Laura Mancinelli. “Amavo la mia professione, che mi dava molte soddisfazioni e non mi costava fatica: ero docente di germanistica con particolare specializzazione nella letteratura tedesca medievale, un campo poco o nulla studiato in Italia, nel quale mi ero avventurata con grande entusiasmo scoprendo cose assai interessanti. Mi ero dedicata alla traduzione di poemi in antico tedesco – I Nibelunghi, il Tristano -, che rendevo in versi italiani e che riempirono la mia vita fino a un certo momento”. Poi, quasi per caso, la svolta, quando venne ricoverata agli Ospedali Riuniti di Venezia per un disturbo alla vista (a quel tempo viveva nella città della laguna, dove insegnava all’università, prima di trasferirsi a Torino). “ Rimasi inmancinelli2 ospedale due settimane, per analisi, benché il disturbo fosse totalmente scomparso dopo tre soli giorni. Nell’inerzia forzata di quelle notti insonni ripassai nella mente tutta una trama di romanzo che avevo abbozzato per scherzo molti anni prima. Una volta dimessa dall’ospedale, ne feci una stesura corretta e completa: era il 1981 quando uscirono I dodici abati di Challant. Pensavo, allora, che sarebbe stato il primo e l’ultimo romanzo della mia vita. Invece poi la narrativa mise radici in me come una necessità. O forse un vizio?”. Per fortuna dei lettori, quel “vizio” continuò ad indurla a scrivere, lasciandoci più di trenta volumi tra romanzi storici, saggi letterari, memorie, racconti per ragazzi, traduzioni e la serie di detective-story del capitano di polizia Florindo Flores.

 

Marco Travaglini