redazione il torinese

L’occupazione in agricoltura è in piena espansione

AGRICOL SAN GIORGIOC’è un settore in Piemonte che, nonostante la crisi economica, appare in continua espansione dal punto di vista dell’occupazione: l’agricoltura. Nel corso della congiuntura economica negativa avviatasi alla fine 2008, le assunzioni nel settore, infatti, si sono mosse in controtendenza, mostrando una crescita lineare, con gli avviamenti passati dalle 32.700 unità del 2008 alle 44.000 unità nel 2015 (+ 34,5%).

Sono le cifre fornite dall’assessora regionale al Lavoro, Gianna Pentenero, durante l’intervento svolto durante il convegno “Stati generali della formazione nell’agroalimentare. Le nuove opportunità per l’agricoltura del futuro”, organizzato il 23 settembre nell’ambito di Terra Madre Salone del Gusto dall’Istituto tecnico agroalimentare del Piemonte in collaborazione con la Rete nazionale degli Istituti agrari, l’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo e la rete degli Its Agroalimentari.

“Nel medesimo periodo – ha aggiunto Pentenero per dare meglio conto del fenomeno – i movimenti complessivi hanno segnato invece una flessione di quasi 50.000 unità (-8% circa). E nel primo semestre 2016, quando, per varie ragioni, i flussi occupazionali sono tornati a ridursi, il ramo agricolo ha continuato il suo trend espansivo, con una crescita dei movimenti registrati del 6,6% (+ 1.321 unità). L’agricoltura dunque si qualifica, sotto questo profilo, come settore dinamico con potenzialità di natura anticiclica, che va progressivamente aumentando il suo peso sul totale delle assunzioni, salito dal 5% al 7,5% tra il 2008 e il 2015. Un fenomeno favorito dai processi di riqualificazione e diversificazione delle colture e delle produzioni, ma anche dalla maggiore sensibilità dei consumatori verso la qualità dei prodotti agricoli, e dalla crescente appetibilità che il settore esercita nei confronti agricolturadei giovani, proprio per la natura green delle attività che vi si svolgono”.

La domanda di lavoro dipendente stagionale nel settore primario coinvolge prevalentemente cittadini stranieri con una quota del 45% di lavoratori con meno di 35 anni, e una netta maggioranza di uomini. Le assunzioni si concentrano in alcune aree particolarmente vocate: le province di Asti e Cuneo, dove nel Saluzzese si arriva al 50% di movimenti nel settore sul totale, i bacini di Acqui Terme, di Vercelli e Pinerolo, la fascia della provincia di Torino confinante con il Cuneese. Gli avviamenti, inoltre, hanno una durata media di oltre quattro mesi, configurandosi come occasioni di lavoro relativamente strutturate, con una prevalenza di braccianti e assimilati.

Caratteristica tipica dell’agricoltura è quella di poter contare su una filiera “allungata” che coinvolge l’industria di trasformazione, il commercio, il comparto turistico e della ristorazione. Anche in questo caso è evidente la natura anticiclica delle attività. Nel settore della trasformazione alimentare, il volume di assunzioni è rimasto pressoché invariato negli anni di crisi, oscillando intorno alle 15-16.000 unità annue, con una crescita a 18.700 avviamenti al lavoro nel 2015.

“L’agricoltura – ha concluso Pentenero – fornisce occasioni di lavoro importanti, soprattutto per i giovani, occasioni che la Regione sostiene con convinzione grazie al sistema della formazione professionale. Ad oggi sono 35 le figure professionali del settore agroalimentare formate in Piemonte, grazie a oltre 200 percorsi formativi di vario livello, da quelli finalizzati all’ottenimento delle qualifiche per l’obbligo di istruzione e per il conseguimento del diploma professionale, ai percorsi per adulti disoccupati o occupati, passando per l’alta formazione, grazie agli Its, Istituti tecnici superiori che offrono percorsi biennali alternativi o complementari a quelli universitari, con percentuali di inserimento nel mondo del lavoro molto alte”.

Mara Anastasia-www.regione.piemonte.it

 

Quel tempo in cui ronzavano nell’aria i maggiolini

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Con i coetanei e amici del paese andavo “a caccia” di questi coleotteri. Bastava dare qualche robusta pedata ad alberi con fusto non troppo grande (castani, noci, ciliegi, gelsi e altri ancora) per farne cadere a terra un bel numero

Mi ritorna in mente il “mio” tempo dei maggiolini, quando leggo il libro omonimo di Marco Travaglini, collega scrittore ma soprattutto concittadino delle nostre terre, a cavallo tra laghi grandi e piccoli, tra monti e valli, strette e pittoresche: mete turistiche purtroppo non abbastanza apprezzate.  Di “brutto” , che mal ci contraddistingue, abbiamo sono la sigla che ci accomuna: VCO. Mi ritorna in mente che, quand’ero ragazzino, dopo che la maestra ci aveva spiegato che i maggiolini, pur non essendo pericolosi, sono comunque insetti dannosi per l’agricoltura: con i coetanei e amici del paese andavo “a caccia” di questi coleotteri. Bastava dare qualche robusta pedata ad alberi con fusto non troppo grande (castani, noci, ciliegi, gelsi e altri ancora) per far cadere a terra un bel numero di maggiolini, che se ne ristavano tranquillamente sulle foglie; si raccoglievano e si mettevano questi parassiti in una scatola di latta, che veniva poi riempita d’acqua. Questo accadeva “a metà della primavera, tre gli ultimi giorni di aprile e l’inizio di maggio, appena le giornate accennavano a diventare più lunghe e tiepide….”. A quei tempi, abitavo in un piccolo paese tra Varese e Como, ma tornavo spesso dalle nostre parti, in Valle Intrasca, dove si respirava la stessa aria degli anni ‘50 e ’60, le galline razzolavano nelle corti e le bestie (mucca, vitello, conigli…) e abitavano nelle stalle di fronte alle abitazioni. Nei singoli paesi, ogni tanto arrivavano il mulìta, munito di una bicicletta i cui pedali potevano azionare anche la mola rotante per affilare forbici e coltelli, oppure l’ombrellaio, ottimamente descritto in uno dei quadretti di Travaglini.  Vi ricordate, donne e uomini anziani, il grido di richiamo ? “Muuulitaaa !! “Ombrellaiooo !!” Questa seconda figura, protagonista di una delle novelle del libro dello scrittore omegnese, è descritta ne “L’ombrellaio di Sissi”. L’ombrellaio, che era chiamato, a seconda delle singole zone, addirittura dei singoli paesi, umbrelè o anche lüciàt. ¨, sbarcava così il lunario proponendo così il proprio lavoro alle massaie.  Sì, proprio di singoli quadretti si tratta, affascinanti opere pittoriche più che fotografie. Qualche foto, casomai, la possiamo ammirare ancora sulla credenza della nonna. Lo stile di Travaglini nonché i contenuti, non hanno più (aggiungerei, fortunatamente) quello e quelli di tanti scrittori moderni che fanno proprio uno stile volutamente e scriteriatamente telegrafico, frasi brevissime intervallate da punti e punti e virgola a iosa, parolacce sparate a ripetizione, trame improbabili o assurde. Eppure la letteratura che “vende” oggi è quest’ultima e gli editori fanno i loro interessi. Fuoco di paglia? Speriamo…

Elio Motella

Autunno caldo in Piemonte? Forse no, ma le massime di fine settembre sono estive

tramonto-sole-carrus-lorenzoSettembre caldo in Piemonte, con temperature  estive: domenica si sono registrati oltre 27 gradi a Nizza Monferrato nell’Astigiano, 26 a Novi Ligure nel basso Piemonte alessandrino, e 26.1 nel centro di Torino. sarà anche autunno caldo? Per ora solo martedì le previsioni meteo di Arpa -Agenzia regionale  prevedono qualche pioggia sulle zone montane e pedemontane, dovute a infiltrazioni d’aria fresca in quota, ma si tratta di un peggioramento temporaneo. Massime  della settimana previste a 26-27 gradi con picco di caldo superiore alla media di fine settembre previsto tra mercoledì e giovedì. 3bmeteo prevede per l’inizio di autunno un primo cedimento dell’alta pressione anche se le perturbazioni dovrebbero passare velocemente sull’Italia dirette ai Balcani.

(FOTO DI LORENZO CARRUS)

Muore funzionario della Protezione civile di ritorno da Amatrice

Il fuoristrada della Protezione civile su cui era al volante, si è ribaltato sulla A4 nel tratto di strada tra Saluggia e Rondissone

ambulanza SOCCORSOE’ morto ieri sera, a causa di un incidente stradale avvenuto sull’autostrada Torino-Milano, il funzionario della Protezione civile della Regione Piemonte, Marco Belfiore. Il fuoristrada della Protezione civile su cui era al volante l’ingegnere minerario di 60 anni, si è ribaltato sulla A4 nel tratto di strada tra Saluggia e Rondissone, a pochi chilometri dal casello. Del tutto inutile è stato il repentino soccorso dei vigili del fuoco e del 118 arrivati immediatamente sul luogo dell’incidente: l’uomo è morto poco dopo il suo arrivo all’ospedale di Chivasso. Marco Belfiore stava tornando da Amatrice e dalle altre zone colpite dal tremendo terremoto. Era distaccato alla Protezione civile di corso Marche a Torino e vantava una lunga esperienza nella difesa del suolo e della logistica; ultimamente si stava occupando di prevenzione sul territorio. Sulla sua pagina Facebook, l’assessore della Regione Piemonte, Augusto Ferrari, ha commentato con rammarico e profonda tristezza la tragica scomparsa.

Il rischio come opportunità

Rappresenta un nuovo e indispensabile approccio gestionale, inteso come il processo attraverso il quale gli enti pubblici e privati gestiscono il rischio inerente alle proprie attività

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Paolo Pietro Biancone*

 

Imparare a gestire il rischio si può. La globalizzazione dei mercati ha influenzato i consumi, la produzione industriale e il benessere sociale, soprattutto nei Paesi ad economia avanzata. La creazione di valore è diventata sempre più difficile e le imprese devono confrontarsi con nuovi e mutevoli rischi, frutto di questo nuovo contesto competitivo. Tale nuovo scenario economico, caratterizzato dall’incertezza, ha costretto le imprese ad affrontare con più attenzione la gestione dei rischi. Inoltre, i cambiamenti in termini di competitività hanno incentivato lo sviluppo e l’adozione di nuovi approcci nella gestione del rischio al fine di migliorare le performances aziendali e la creazione di valore.

Il Risk Management rappresenta un nuovo e indispensabile approccio gestionale, inteso come il processo attraverso il quale gli enti pubblici e privati gestiscono il rischio inerente alle proprie attività. Le declinazioni del rischio sono innumerevoli, legate ad aspetti   giuridici, economici, sociali e anche reputazionali. È, quindi, necessario analizzare se e come i sistemi manageriali siano in grado di supportare le proprie aziende nell’evitare gli effetti negativi connessi a questi rischi. Risulta poi fondamentale discutere di come i modelli innovativi di gestione del rischio abbiano contribuito alla definizione di nuovi obiettivi. È indispensabile condurre un’analisi giuridica in modo da indirizzare adeguatamente tutti i prevedibili effetti generati dall’ampliamento del campo di applicazione del Risk Management. Esperti e studiosi internazionali di Risk Management si sono incontrati negli scorsi giorni a Torino in un convegno organizzato dal Dipartimento di Management dell’Università di Torino per mettere sul tavolo di lavoro recenti progressi conseguiti nella misurazione e nella gestione dell’esposizione al rischio, ponendosi come obiettivo lo sviluppo di strumenti efficaci e di soluzioni innovative per la sua gestione.

Circa 80 ricerche scientifiche, 30 relatori di fama internazionali, rappresentanti del mondo aziendale e accademico hanno animato il dibattito su reputazione, responsabilità sociale, rischio fiscale, rischio tecnologico, rischio per le aziende pubbliche e private, rischio per le aziende sanitarie. E si è arrivati a una conclusione condivisa: si tratta di un tema di vitale importanza: per creare valore e cogliere le opportunità del business è necessaria la presenza costante, all’interno del sistema decisionale e di controllo delle organizzazioni, di competenze e attività dedicate. Con una importate precisazione: è errato pensare che il rischio sia solo negativo (downside risk). L’innovazione e la capacità di cambiamento sono per definizione portatori di rischio ma sono, allo stesso tempo, generatori di opportunità in grado di creare valore per l’impresa (upside risk). Assumere una valenza esclusivamente negativa del rischio potrebbe portare all’immobilismo decisionale e al non cogliere e al non costruire determinate occasioni che, nel tempo invece, potrebbero rivelarsi di successo. Di conseguenza, è errato pensare che evitare il rischio sia per definizione una strategia vincente.

 

*Professore ordinario di Economia Aziendale dell’Università di Torino

(Foto: il Torinese)

 

Una app controllava le prostitute, i guadagni reinvestiti in droga

TELEFONINILe controllava attraverso una App spia, installato sui loro cellulari. Così non gli sfuggivano i movimenti delle prostitute e  i loro guadagni erano  reinvestiti nella produzione su scala industriale industriale di marijuana. I carabinieri del Comando provinciale di Torino, hanno arrestato dieci albanesi ritenuti responsabili di reclutamento, sfruttamento e induzione alla prostituzione, usura, estorsione, lesioni aggravate e produzione di droga. La Compagnia di Torino Oltre Dora, nel corso di una indagine durata diversi mesi, ha scoperto le coltivazioni di canapa indiana in boschi isolati e in aree  disboscate per la droga, proprio come avviene in Albania. 4 mila piante di marijuana per un valore di  milioni di euro sono  state sequestrate dai carabineri.

Il lago non è il mare

CHIARACHIARA2Il profumo del pane appena sfornato a Cannobio si confondeva con l’odore delle vacche e delle capre della Val Cannobina e il fragrante aroma di tabacco che fuoriusciva dalla fabbrica di sigari di Brissago si congiungeva con l’afrore…della misteriosa ( ma non più di tanto) Giuditta.  Non c’è  prova migliore del fatto che  

il lago non è il mare

Sono trascorsi quasi cinquant’anni da quando il critico d’arte e editore milanese Vanni Scheiwiller  pubblicò il racconto di Piero Chiara (nella foto) “Ti sento,Giuditta”. Lo scrittore luinese era già famoso, grazie a libri  – pubblicati negli Oscar Mondadori –  come Il piatto piange e  La spartizione ( dal quale, nel 1970, è stato tratto il film “Venga a prendere il caffè da noidi Alberto Lattuada, con uno straordinario Ugo Tognazzi  nei panni di Emerenziano Paronzini, funzionario statale di mezza età alle prese con le tre sorelle zitelle Tettamanzi, interpretate a loro volta da Angela Goodwin, Milena Vukotic e Francesca Romana Coluzzi).

Un racconto straordinario, intessuto sulle emozioni sprigionate dagli odori recati dal vento sulle sponde del lago Maggiore che ci induce a “pensarlo” come un tutt’uno, oltre i confini statali e regionali. I libri di Piero Chiara, scomparso nell’ ultimo giorno del 1986,  sono stati tradotti in 14 Paesi con oltre cinque milioni di copie vendute. In una serata in suo onore, quando gli fu chiesto: «Il suo scritto migliore?» rispose secco: «Ti sento, Giuditta, quel conturbante odore di femmina, indispensabile ingrediente della vita». Il protagonista del racconto, Amedeo Brovelli, provetto pescatore ed abituale frequentatore del Caffè Clerici, era solito soffermarsi a lungo sul molo di Luino, fiutando il vento di tramontana. Stando lì, nei pressi dell’imbarcadero, dove arrivavano le raffiche, riusciva a distinguere tutti i sentori che il vento, scendendo dalla Svizzera, raccoglieva lungo le valli dell’altra sponda.

Il profumo del pane appena sfornato a Cannobio si confondeva con l’odore delle vacche e delle capre della Val Cannobina e il fragrante aroma di tabacco che fuoriusciva dalla fabbrica di sigari di Brissago si congiungeva con l’afrore…della misteriosa ( ma non più di tanto) Giuditta.  Non c’è  prova migliore del fatto che  “il lago non è il mare”. Una differenza non da poco, non  esauribile nel dolce e salato dell’acqua quanto in misure e distanze. Dentro il perimetro del Verbano, i concetti di distanza/vicinanza e di prossimità/lontananza (tra la sponda “grassa” piemontese  e quella “magra” lombarda)  sono tutt’altro che netti e facilmente si possono ricondurre a misura d’uomo, tanto che l’occhio e lo sguardo riescono a coprirli agevolmente, senza fatica. E se si hanaso ( e fantasia), si possono misurare, come insegnava Piero Chiara,  con il metro del vento. Che, com’è noto, non conosce dazi e confini e ha, sul lago, “l’ odore dell’ acqua e quasi di luce”.

 

Marco Travaglini

Tutti i corsi di formazione per i giovani tra i 14 e i 17 anni

Con l’avvio del nuovo anno scolastico sono partiti i corsi di formazione che permettono ai giovani tra i 14 e i 17 anni, in uscita dalla scuola media, di assolvere l’obbligo di istruzione e formazione e di ottenere una qualifica professionale

operai fabbrica lavoro

Nella Città metropolitana di Torino questi percorsi coinvolgono ogni anno circa 8.500 giovani inseriti in più di 400 corsi, grazie al finanziamento del Fondo Sociale Europeo, dello Stato e della Regione, per un importo di circa 41,5 milioni di euro.
Si tratta di un’offerta flessibile e articolata, capace di adattarsi alle diverse esigenze dei ragazzi che scelgono un percorso di studi orientato alla pratica professionale e a un più rapido ingresso nel mondo del lavoro.
Le attività coprono tutto il territorio, per avvicinare il più possibile l’offerta formativa alle residenze dei ragazzi. Gli ambiti professionali spaziano dai settori produttivi consolidati a quelli più innovativi: dalla ristorazione ai servizi alla persona, dall’elettronica alla meccanica, fino ai servizi per le imprese e al settore della grafica e multimedialità.
Accanto ai tradizionali corsi triennali di qualifica, sono previsti interventi specifici per i giovani a rischio di esclusione dal sistema tradizionale dell’istruzione, per le persone con disabilità e per chi ha abbandonato prematuramente gli studi.
“Il sistema della Formazione professionale si propone di valorizzare e mettere a frutto i talenti dei giovani, non solo aiutandoli ad acquisire competenze tecniche e professionali per realizzare le proprie aspettative lavorative, ma anche favorendo lo sviluppo di capacità trasversali e relazionali, utili a costruire un personale progetto di vita”, dichiara la sindaca della Città metropolitana di Torino Chiara Appendino. “Si tratta di opportunità di apprendimento e di inclusione sociale, che rappresentano un elemento essenziale per contrastare la dispersione scolastica e per favorire la crescita di giovani adulti capaci e consapevoli, leva primaria per il futuro sviluppo dell’intera società”.

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I corsi sono consultabili sul Catalogo dell’offerta formativa  www.sistemapiemonte.it/formazione_professionale/catal
e nella sezione Orientamento – Città metropolitana
www.cittametropolitana.torino.it/cms/ifp/orientamento/percorso/agenzie
Dati, indagini e approfondimenti sul tema del Corsi dell’Obbligo nella Città metropolitana di Torino sono presenti sulle pagine web dell’Osservatorio OiFP
www.cittametropolitana.torino.it/cms/ifp/osservatorio-oifp/fp

Giardini Saragat, emblema di ciò che si potrebbe fare ma non si fa

tosettoSTORIE DI CITTA’ / di Patrizio Tosetto

Accedo da via Leoncavallo dall’ ex palazzina impiegati dello stabilimento Ceat. Mi compiaccio: non ci sono più gli uomini e donne che trovavano rifugio. Da una parte anagrafe e vigili urbani e dell’altra una comunità gestita dal Gruppo Abele.

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E comincio a gironzolare per i giardini Giuseppe Saragat. Tre anni fa il sindaco Piero Fassino inaugurava il tutto contestato dai centri sociali, ovviamente, fastidiosi ragazzotti a cui non va mai bene niente di questa società. Finalmente!!!!! Questa riqualificazione urbana è stata completata. Dal 1992 si “trascinava”. In quell’anno il Comune di Torino ha scelto l’area: si costruiranno case in edilizia economica popolare.La parte produttiva dello stabilimento viene abbattuta. nel 1995 i soci assegnatari ed acquirenti di coop ed imprese prendono possesso dei primi alloggi. Poi arriva l’Atc e una decina d’anni dopo con  Gruppo Abele e Vigili urbani, il tutto prende corpo. I giardini interni? Suvvia, un po’ di pazienza, tra fallimenti d’imprese appaltatrici e problemi legati alle bonifiche saragat1del sottosuolo si arriva al 2011 quando riprendono i lavori di sistemazione. Probabilmente molti residenti non erano ancora nati nel 1992. Ma si sa: non dobbiamo essere i soliti piagnoni e detrattori. Faccio un giro per appurare le lamentele di alcuni residenti .Hanno totalmente ragione. Sporcizia (i dipendenti Amiat passano raramente) escrementi di cani, erbacce, e sono passati solo tre anni .La situazione peggiora al pomeriggio con famiglie che si riversano ed anarchicamente occupano il territorio. Donne che si siedono dalle 16  alle 22 senza mai lasciare il posto. Nel mentre i loro figli hanno occupato “militarmente” l’area. Pochi gli italiani che preferiscono una onorevole ritirata. Ovviamente lasciano i fogli di giornale che sono serviti per non sporcarsi.Peccato…..ma spero che non sia l’ennesima occasione buttata . Non mi capacito, a soli 10 metri la stazione dei Vigili dovrebbesaragat3 essere da deterrente per gli incivili..Giorgio, vigile urbano in pensione mi fa notare:  i vigili che escono per servizio e vanno al mercato potrebbero passare all’interno dei giardini. Con la solita domanda: perchè non avviene? Incontriamo due vigili. Mi complimento per l’assenza dei senza tetto. Risposta: non ci illudiamo, ritorneranno.Quest’anno 4 volte siamo intervenuti, magari cambiano, comunque ritornano. Siamo stufi ma ce ne facciamo una ragione cercando di arrabbiarci il meno possibile. Ammetto : non ho avuto il coraggio di fare altre domande.Tutto inutile, allora? Sicuramente con i tempi sfasati e ciò che è stato realizzato dopo un quarto di secolo, il rischio c’è. Rimane la volontà di non arrendersi non accettando.

(foto: Piero Chiariglione)

MOTORI AERONAUTICI E NANOSATELLITI DEL POLITECNICO ARRIVANO IN CINA

politecnicoE’ il primo passo per una collaborazione stabile nel settore aeronautico il congresso organizzato congiuntamente da Northwestern Polytechnical University-NPU e Politecnico di Torino a Xi’an, in Cina, dal 26 al 29 settembre. Nell’ambito vasto delle sue attività nel Paese asiatico, infatti, il Politecnico ha intrapreso una collaborazione con la prestigiosa Northwestern Polytechnical University, una università statale cinese a carattere scientifico-tecnologico con una spiccata vocazione di didattica e ricerca nei settori dell’aeronautica e dell’aerospazio. La NPU è stata scelta dal governo cinese per entrare a far parte del cosiddetto Project 211, un’iniziativa governativa che ha individuate circa 100 università eccellenti nel Paese per migliorarne con ingenti investimenti la qualità della ricerca e della didattica e renderle poli strategici delle politiche governative di sviluppo.  Sarà quindi per l’Ateneo torinese un partner di primo piano per aprire una collaborazione ora accademica, ma che in futuro potrà mettere in contatto il sistema socio-economici della Cina nord-occidentale e quello piemontese, nel quale il distretto aerospaziale ha una tradizione forte e conta numerosi addetti. Il Politecnico presenterà le attività del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale in particolare con due gruppi di ricerca: il laboratorio Aer-Mec (un laboratorio sperimentale e numerico fondato nel 2004 dal prof. Muzio Gola,  dove si svolge attività di ricerca nel campo della meccanica strutturale e nella progettazione di motori e turbine) e il team studentesco Cube-Sat, che progetta e costruisce nanosatelliti universitari.

Il workshop sarà anche l’occasione per discutere la possibilità di progetti comuni diricerca e di programmi di scambio tra studenti torinesi e cinesi nell’ambito aerospaziale.