redazione il torinese

Con il Gruppo TPS "Dead Pixels" spicca il volo

L’innovativa startup torinese, nata con i videogiochi e specializzata in 3D, realtà virtuale e aumentata, è pronta ad affrontare nuove sfide. Ora fa parte di un grande gruppo con oltre 50 anni di esperienza nei servizi tecnici e ingegneristici per l’aeronautica e l’automotive
                                                                                               

La loro startup è nata nel 2016. Si chiama Dead Pixels, pixel bruciati. «Abbiamo scelto questo nome per esorcizzare uno dei peggiori incubi per chi lavora nel digitale. Un po’ come ha fatto Batman con il pipistrello», scherzano i fondatori, Piergianni Pulito, Maurizio Marseguerra, Giacomo Gallo, Luca Mariani. Poco più di cent’anni in quattro, la loro amicizia è nata sui banchi del Politecnico di Torino, così come il desiderio di creare qualcosa insieme. Il loro sogno era fare videogiochi e così, mettendo insieme le competenze, hanno progettato “Singularis”, un’avventura nello spazio che sfrutta computer grafica e realtà virtuale per creare un’esperienza totalmente immersiva e in cui le interazioni sono semplici e intuitive. Il successo è arrivato subito. Con questo videogioco hanno vinto il concorso #WCAP organizzato da TIM, sono stati selezionati nel programma di accelerazione TIM#WCAP e sono entrati a far parte di Treatabit, programma di supporto per startup digitali featured by I3P, Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino. Sfruttando il know-how acquisito durante lo sviluppo di “Singularis”, Dead Pixels ha iniziato a lavorare anche come studio di consulenza di contenuti 3D, realtà virtuale e aumentata per aziende e privati. Ora un nuovo traguardo: la startup è stata acquisita da TPS Group, società quotata in Borsa e leader nel settore dei servizi tecnici, ingegneristici e multimediali. Una realtà dove operano 425 specialisti, suddivisi in dieci sedi sul territorio nazionale e quattro all’estero. «Con TPS Group avevamo già avuto modo di collaborare con un progetto per la configurazione degli elicotteri di Leonardo – dice Piergianni Pulito -. Abbiamo scelto di entrare a far parte di questo Gruppo perché è specializzato nel trattamento di contenuti digitali e fortemente orientato all’innovazione tecnologica. Ci consentirà di ampliare i nostri orizzonti e di rafforzare le nostre competenze. È una grande opportunità di crescita per la nostra attività».

Esperienza sensoriale completa
Grazie a dispositivi di ultima generazione, la realtà virtuale è diventata sempre più interattiva e multisensoriale. Nata per il gaming, oggi trova spazio e applicazione in molteplici settori: dall’architettura al design, dall’e-commerce al turismo, dalle presentazioni aziendali alla valorizzazione di mostre e musei. Non solo. Utilizzate nell’ambito dell’industria, realtà virtuale e realtà aumentata possono anche aiutare a migliorare i processi produttivi e ad aumentare la sicurezza dei dipendenti nelle fasi di training e manutenzione. Quest’ultimo è uno dei principali aspetti su cui si concentrerà la collaborazione tra TPS Group e Dead Pixels: «Assieme svilupperemo applicazioni che consentano di migliorare i processi di formazione industriale – spiega Piergianni -. Sfruttando i vantaggi della realtà virtuale sarà possibile fruire del training ovunque e in qualunque orario e “fare pratica” simulando in totale sicurezza le varie situazioni. Un altro obiettivo è applicare la realtà aumentata ai processi manutentivi: i tecnici “sul campo”, attraverso “smart glasses”, potranno ricevere supporto da remoto da un team di esperti».
 

Stefania Castano

 
 

Siete solo ragazzi, non potete capire

“Fidati, il manager sa bene quello che va fatto. E’ tutto sotto controllo, la gestione delle finanze della band va a gonfie vele”. Spesso però il sottinteso tra le righe è… “non ti intromettere”
 
Problema complesso e variegato quello dei rapporti tra una band ed il manager, tra i singoli membri del gruppo e il “modus operandi” di chi ha le chiavi della cassa…

“Siete solo ragazzini, voi non potete capire le questioni finanziarie, è tutto ok” era una sorta di refrain immutabile e criptico di Hugh Lee Stevenson, manager della band “The Fabulous Pharoahs” [variante di Pharaohs] formatasi nell’autunno del 1964 a Newark (Delaware) tra compagni di liceo: Aubrey Fisher (V, chit, songwriter), Bill Rylander (chit), Fred Dawson (sax, org), Ed[die] Stevenson (V, batt), cui era aggregato inizialmente Bobby Walker (b), poi sostituito da Rylander. Le influenze musicali comuni erano Rolling Stones, Kinks, Yardbirds, Animals, ma anche Chuck Berry e il rock’n’ roll di Elvis, Jerry Lee Lewis e Little Richard. A differenza di “gavette” faticose di altre band coeve, “The Fabulous Pharoahs” decollarono rapidamente a livello di gigs ed esibizioni dalla primavera del 1965 tra Wilmington e Middletown (Delaware), ma anche Elkton, Easton fino a Salisbury (Maryland) e a pendolo tra le aree di Philadelphia e Baltimora. Già entro la fine del 1965 la tabella di marcia era intensa, con almeno 5 giorni impegnati ogni settimana, con un raggio che si estendeva a Bordentown (New Jersey) e anche più a nord, fino a Lake George (New York) e oltre in alcune cittadine del Vermont. Il “grande manovratore” era il manager Hugh Lee Stevenson (padre del batterista Ed), uomo pragmatico e a tratti misterioso, ma con la dote di essere una vera “calamita” nel trovare date, venues ed eventi “giusti”; era anche pienamente coinvolto nella gestione di una propria etichetta (Blue Hen Records fin dal 1957) e di una casa di produzione (Three Star Productions / Three Star Recording Co.) che curava gli interessi di svariate bands dell’area di Newark. Grazie al “manovratore” fu possibile il rapido ingresso in sala di registrazione già nel Natale del 1965, da cui scaturì il primo 45 giri: “Route 66” [B. Troup] (2668; side B: “Church Key” [A. Fisher – E. Stevenson], 1966), inciso a Newark presso gli studi della WNRK Radio, con etichetta Three Star Recording Co. Nello stesso 1966 uscì il secondo singolo, anch’esso registrato presso la WNRK Radio nell’arco di una sola notte: “Talkin’ About You” [R. Charles] (38-22-38; side B: “Sometimes”, 1967), con etichetta Reprize Records. Nel frattempo la band cominciava a risentire dell’influenza di Jefferson Airplane, The Doors, Jimi Hendrix, Blues Magoos e di suoni “nuovi”; nel novembre 1967 uscì il terzo (e più interessante) singolo: “Hold Me Tight” [Dawson – Stevenson – Rylander] (RZ36-22-36; side B: Sometimes I Think About” [Thielhelm – Scala – Gilbert]), registrato presso gli studi Cameo Parkway Recordings di Philadelphia, con etichetta Reprize Records. Il manager Hugh Lee Stevenson era ormai noto come “General Lee” e amministrava le finanze col solito distacco umano dai membri della band; tale condotta portò presto ad attriti accesi, specialmente con il principale songwriter Aubrey Fisher e col nuovo bassista Bob Wilson; i due, esasperati dai modi di Stevenson (e dalle sue continue risposte “Siete solo ragazzini, voi non potete capire le questioni finanziarie”) lasciarono poco prima che la band partecipasse allo show televisivo “The Jerry Blavat Show”. La band subì un colpo non indifferente, tuttavia riuscì a navigare a vista per alcuni anni fino al 1970; era subentrata intanto una trasformazione radicale che la portò poi ad un sound pienamente psichedelico col nome “Mouzakis” nel 1971.
 

Gian Marchisio

 

UN MIXER NUOVO PER IL PROGETTO SERVICE "AUDIO&LUCI" DELL'IIS G. PEANO 

TORINO-BORGO VITTORIA 
Il 20 dicembre scorso la Chiesa di Scientology di Torino, in collaborazione con le associazioni PRO.CIVI.CO.S. onlus, Terra di Libertà Istruzione Viva onlus e con la partecipazione della cittadinanza, ha organizzato un concerto solidale a favore del service “Audio&Luci” dell’IIS G. Peano, che si è svolto presso il circolo ricreativo e culturale Impresa e Territorio di via Cesalpino. Grazie al ricavato è stato acquistato  un mixer nuovo appena consegnato all’insegnante e agli studenti che lo metteranno a disposizione sotto  forma di servizi che il progetto didattico fornisce a tutto il territorio in alternanza scuola-lavoro. “La Chiesa di Scientology di Torino – si legge in una nota pubblicata sulla pagina Facebook locale della comunità religiosa fondata da L. Ron Hubbard negli anni ’50 – ringrazia i musicisti, i volontari, i cittadini, le istituzioni e quanti hanno reso possibile questo piccolo, ma significativo esempio. Un risultato tangibile dato dalla cooperazione che si è creata tra persone di estrazioni, età, culture differenti, unite dal semplice desiderio comune di aiutare.”

Tecnologia e società si incontreranno a Torino

Nel 160° anniversario della sua fondazione, dal 7 al 10 novembre 2019, il Politecnico di Torino organizza un Festival dedicato a tecnologia e società: sarà una grande occasione di incontro tra università, cittadini, imprese, pubblica amministrazione e terzo settore per informarsi e riflettere sulle grandi sfide di una società sempre più tecnologica

Dall’invenzione del fuoco al digitale, la tecnologia continua a rivoluzionare le società umane: in occasione del 160° anniversario della sua fondazione, il Politecnico di Torino organizza il Festival della Tecnologia con l’obiettivo di proporre una riflessione ampia sul rapporto tra tecnologia e società, avvicinare i cittadini al metodo scientifico e rafforzare il dialogo tra università e società civile.

Raccontare la tecnologia attraverso le persone e raccontare le persone attraverso la tecnologia: sarà questo l’obiettivo del Festival della Tecnologia, che proporrà dal 7 al 10 novembre 2019 un programma che utilizzerà strumenti diversi per offrire al grande pubblico di ogni età laboratori didattici e workshop, allestimenti interattivi e incontri con scienziati, artisti, sociologi, scrittori di fama internazionale. Il Festival si inserisce nel panorama nazionale e internazionale come uno dei primissimi momenti di questa portata specificamente dedicati a una riflessione sulla tecnologia, sul ruolo che ha avuto nella nostra storia e che avrà nell’affrontare le sfide future (dalle modifiche del clima alla rivoluzione digitale, dalla genetica alle energie rinnovabili, ecc.), promuovendo un dibattito partecipato e accessibile a tutti che si occupa di temi vicini alla vita delle persone e che utilizza anche linguaggi inediti per il mondo della tecnologia, come l’arte, il teatro, la letteratura e la musica.  Inoltre, il Politecnico propone un Festival che è espressione non solo dell’Ateneo ma anche di una rete ampia e diffusa di partner che coinvolge centri di ricerca nazionali e internazionali, istituzioni pubbliche e imprese private, esperti, personalità e testimoni. I contributi di questa rete costruiranno un programma molto ricco di iniziative che a partire dalle sedi del Politecnico si estenderanno alla città quasi a realizzare un “Festival diffuso” su un territorio, come quello torinese e piemontese, che da secoli è fortemente connotato dalla tecnologia e dall’innovazione. Un territorio, però, che dall’altra parte ha fatto della cultura e dell’integrazione tra linguaggi differenti la sua seconda vocazione, e nel quale il Politecnico si fa promotore di un dialogo con la città e l’intera società, anche uscendo fisicamente dagli spazi dedicati all’accademia. Nasce così la stretta collaborazione tra il Politecnico e le realtà culturali del territorio per il Festival della Tecnologia, prima tra tutte il Circolo dei Lettori, che nei quattro giorni dell’evento ospiterà incontri e dibattiti e che nei giorni scorsi è stato la sede della presentazione della manifestazione, con l’accoglienza della Direttrice Maurizia Rebola.

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“Il Politecnico intende massimizzare il suo impatto sulla società ancor più di quanto non abbia fatto in passato e uno dei modi per farlo – a fianco di didattica, ricerca e trasferimento tecnologico – è proprio promuovere occasioni di confronto e di approfondimento su temi di grandi rilevanza, aperti a tutti i cittadini. Il Festival della Tecnologia è il contributo che il Politecnico vuole dare alla sua Torino, al Piemonte e al Paese in occasione del nostro 160° compleanno, un tassello della strategia complessiva di condivisione della conoscenza e di ruolo civile dell’Ateneo”, spiega il Rettore del Politecnico di Torino Guido SaraccoAggiunge il Delegato del Rettore per la Cultura e la Comunicazione Juan Carlos De Martin“Le radici tecnologiche di Torino e del Piemonte, che risalgono indietro nei secoli, rappresentano non solo la leva fondamentale per assicurare la prosperità economica presente e futura del nostro territorio, ma anche una risorsa importante per articolare una riflessione approfondita e fortemente interdisciplinare su quella che è l’aspetto decisivo del nostro periodo storico, appunto, la tecnologia. Ci sembra importante affiancare alle fabbriche, delle macchine e degli algoritmi – che è cruciale continuare a padroneggiare e promuovere – anche approfondimenti che ci diano gli strumenti per mettere lo sviluppo tecnologico al servizio della società nel suo complesso, anche in vista delle sfide che dovremo affrontare nei prossimi anni e decenni”. Un momento di riflessione importante per tutto il territorio, che ha una forte vocazione tecnologica e che può candidarsi, grazie anche a questo festival, a diventare un punto di riferimento nella discussione tra nuove tecnologie e cultura, come ha ricordato l’Assessora per la Cultura della Regione Piemonte Antonella Parigi, intervenuta alla conferenza stampa presso il Circolo dei Lettori, così come l’Assessora alla Cultura della Città di Torino Francesca Leon, che ha sottolineato il valore di un’iniziativa come il Festival della Tecnologia per l’amministrazione cittadina, anche alla luce della particolare attenzione che questa ha, fin dai suoi esordi, manifestato verso il tema delle tecnologie.

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Il programma delle iniziative sarà aggiornato nei prossimi mesi all’indirizzo www.festivaltecnologia.it e sui social network (hashtag: #FesTech19).

Pescatori nella rete a Slow Fish

Come ogni due anni la rete internazionale Slow Fish si dà appuntamento a Genova per parlare di politiche della pesca, donne e pesca, specie aliene e tanto altro ancora
Vengono dalle vicine coste del Mediterraneo, dall’America Latina, dalla Russia e dalla Corea del Sud, sono statunitensi, olandesi, turchi e sudafricani. Sono pescatori e rappresentanti delle associazioni di categoria e delle amministrazioni locali, ricercatori e cuochi, esperti e divulgatori, insomma gli stakeholder del mare. Si ritrovano a Genova ogni due anni durante Slow Fish, chi per la prima volta e chi come un appuntamento immancabile che restituisce il senso del proprio impegno verso il mare. Il pubblico del Porto Antico può ascoltare i loro racconti nei talk alla Slow Fish Arena o degustare le specialità della tradizione nei Laboratori del Gusto e nelle Scuole di Cucina. Ma i delegati vengono a Genova soprattutto per incontrarsi e discutere i temi su cui stanno lavorando con buoni risultati o che li preoccupano, disegnando un lungo ideale percorso di approfondimento e aggiornamento da un’edizione all’altra dell’evento. Tra i temi che anche quest’anno sono al centro dei Forum a loro dedicati e ospitati all’interno di Casa Slow Food, citiamo la discussione sulla blue growth, la strategia dell’Unione Europea dedicata allo sviluppo sostenibile in ambito marittimo, che dovrebbe mettere al centro il fattore umano e le comunità costiere; la creazione di sistemi di cogestione delle risorse del mare che coinvolgano pescatori, amministrazioni locali e società civile; il ruolo delle donne nella pesca, come fattore di equità e sostenibilità sociale; le specie invasive che possono rivelarsi una risorsa e non solo un danno. Ed è proprio questo l’esempio che raccontano i turchi Funda Kök Filiz e Fatma Esra Kartal che nella Baia di Gökova organizzano un festival gastronomico dedicato alle specie aliene, quelle che a causa dei cambiamenti climatici si sono spostate in nuovi mari alla ricerca di un ambiente più confortevole, alterando però l’equilibrio della catena alimentare in cui si inseriscono. In questa zona della Turchia infatti la richiesta di nuovi pesci è cresciuta del 400% tra il 2010 e il 2015, il loro prezzo è aumentato di almeno il 20% e i guadagni delle cooperative di pescatori di quasi il 200%. In Tunisia invece a sviluppare la filiera sostenibile della piccola pesca artigianale c’è il Club Bleu Artisanal, una comunità di pescatori che insieme ai ristoranti della zona organizza attività di educazione al gusto e alla scelta consapevole. Tra i fautori di questa bella e importante iniziativa, a Slow Fish incontriamo Yassine Skandrine, rappresentante della piccola pesca locale, che ci racconta la sua visione olistica del rapporto tra pescatori e risorse, pesca artigianale e acquacoltura, e delle azioni dell’uomo sulla terra e in mare. Gli fa eco Antonio García-Allut, presidente della Fondazione Lonxanet, che in Spagna ha attivato le energie per riunire un gruppo di cuochi che sostengono quei pescatori che attuano una gestione attenta delle risorse ittiche. Con Restauramar i cuochi aderiscono a un vero e proprio codice etico e si impegnano a inserire nei loro menù il maggior numero possibile di esemplari provenienti dalla filiera. Dalla Colombia arrivano Camila Zambrano e Octavio Perlaza Guerrero, rappresentanti della Ong Fondo Acción e del progetto Slow Fish Caribe, che riunisce organizzazioni di pescatori e reti impegnate nello sviluppo di sistemi agricoli sostenibili per migliorare la qualità della vita delle piccole comunità costiere e la condizione delle donne pescatrici.

De Chirico e Art Nouveau, due grandi mostre

Alla Gam: 19 Aprile 2019  – 25 Agosto 2019 A cura di Lorenzo Canova e Riccardo Passoni
La GAM di Torino presenta la grande mostra Giorgio de Chirico. Ritorno al Futuro, Neometafisica e Arte Contemporanea, un dialogo tra la pittura neometafisica di Giorgio de Chirico (Volo, Grecia, 1888 – Roma, 1978) e le generazioni di artisti che, in particolare dagli anni Sessanta in poi, si sono ispirati alla sua opera, riconoscendolo come il maestro che ha anticipato la loro nuova visione e che con la sua neometafisica si è posto in un confronto diretto con gli autori più giovani.La mostra a cura di Lorenzo Canova e Riccardo Passoni è organizzata e promossa da Fondazione Torino Musei, GAMTorino e Associazione MetaMorfosi, in collaborazione con la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico e presenta un centinaio di opere provenienti da importanti musei, enti, fondazioni e collezioni private.La metafisica di Giorgio de Chirico, nella sua visione originaria e futuribile, ha influenzato atteggiamenti e generi differenti, non solo nel campo delle arti visive, ma anche della letteratura, del cinema, delle nuove tecnologie digitali, arrivando fino a confini inattesi come videogiochi e videoclip, in un interesse globale che va dall’Europa agli Stati Uniti fino al Giappone.Oggi la posterità, libera dagli stereotipi di certe condanne, può “dire la sua”, come intuì con il suo genio Marcel Duchamp in un testo su de Chirico del 1943.In questo contesto si inserisce la nuova attenzione per il periodo della neometafisica di de Chirico (1968-1978), che rappresenta allo stesso tempo un ritorno e una nuova partenza, una fase di nuova creatività e un riandare verso l’immagini del proprio passato, attraverso un nuovo punto di vista e nuove soluzioni formali e concettuali.

Alla Venaria Reale: 17 aprile 2019 – 26 gennaio 2020. Con manifesti, dipinti, sculture, mobili e ceramiche, la mostra – con un corpus di 200 opere – racconta la straordinaria fioritura artistica che ha travolto e cambiato il gusto tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento.

Architettura, pittura, arredamento, scultura, musica sono invasi da rimandi alla natura, al mondo vegetale e a un’immagine nuova della figura femminile: a Torino è il tempo dell’Art Nouveau che scaccia da ogni dove regole accademiche e tradizione.Considerata come una corrente internazionale, essa si fonda sulla rottura con l’eclettismo e lo storicismo ottocenteschi e rappresenta la risposta moderna a una società sempre più industrializzata.Concepita come arte totale, il Modern Style diventa Tiffany negli Stati Uniti, Jugendstil in Germania, Sezession in Austria, Nieuwe Kunst nei Paesi Bassi, Liberty in Italia, Modernismo in Spagna e s’impone rapidamente in Inghilterra, patria dei maggiori teorici del movimento, e passa sotto il nome di Art Nouveau in Francia.Proprio a Torino fu presentata nel 1902 con l’Esposizione internazionale di Arte Decorativa Moderna e diede il via al Liberty in Italia a partire dalla città, all’epoca in espansione.

Giulia Calfapietro: "Io, innamorata della parola e della lettura"

Informazione promozionale

“Dal 2015 sono referente del Presidio del Libro di Acquaviva delle Fonti con l’obiettivo principale di diffondere l’amore per i libri soprattutto fra i giovani, bambini ed adolescenti. Nel 2010 è nata, nel ricordo di mio padre, un’associazione culturale dal nome particolare “a casa di giacinto”

Giulia Calfapietro nasce ad Acquaviva delle Fonti, vicino Bari, dove vive con la famiglia e svolge la professione di insegnante di lingua e letteratura inglese

Sono sempre stata innamorata della parola e del suo potere comunicativo ed evocativo, mi ritengo un’accanita lettrice di opere italiane e straniere e dal 2015 sono referente del Presidio del Libro di Acquaviva delle Fonti con l’obiettivo principale di diffondere l’amore per i libri soprattutto fra i giovani, bambini ed adolescenti. Nel 2010 è nata, nel ricordo di mio padre, un’associazione culturale dal nome particolare “a casa di giacinto” ( www.acasadigiacinto.it) perché la sua sede si trova nella vecchia casa dei miei genitori. L’associazione si occupa di lettura, teatro, cinema, musica, natura, formazione e convegnistica e conta, oggi, oltre 150 soci con una sezione dedicata ai giovani fino ai 18 anni. Io ne sono il Presidente “tutto fare” perché, al suo interno, mi occupo personalmente dell’ideazione, organizzazione e gestione degli eventi con il supporto di un Comitato tecnico culturale formato da 7 amici di vecchia data. L’amore per la scrittura, da sempre passione primaria, mi ha portata, negli ultimi tre anni, a dedicarmi alla produzione scritta, sia in prosa che in versi. Per la casa editrice Pagine ho partecipato a diverse raccolte poetiche,” Riflessi”, “Prospettive”, “Messaggi” “Magnolia”. Nel marzo 2017 con la raccolta poetica “La voce di dentro” ho ricevuto il Primo premio assoluto dalla Otma2 per il concorso internazionale “Emozioni poetiche” città di Milano. Già autrice per l’Aletti di un romanzo breve “Prima di andare”, pubblicato nel luglio del 2015, inserito da un paio di anni in vari percorsi di formazione Miur, sui temi della nuova scuola e del gap generazionale fra genitori e figli, ho preso parte a tre edizioni del Premio Quasimodo non soltanto con il romanzo, ma con versi inediti ed una raccolta di poesie dal titolo “Mi (ti) racconto”, ricevendo per quest’ultimo lavoro una menzione di merito. Ulteriori scritti in versi sono contenuti nelle edizioni 2015 – 2016 – 2017 – 2018 de “Il Federiciano” e nelle enciclopedie dei poeti contemporanei della Aletti. Per la stessa casa editrice escono nel 2017 “Pensieri inVersi” per la collana Il paese della poesia; “Dedicato a…. poesie da ricordare” e si concretizza la possibilità di partecipare all’iniziativa letteraria “Alessandro Quasimodo legge i poeti contemporanei emergenti” con il componimento “Mio padre” che regalerà ai lettori un volume di 60 composizioni poetiche ed un audio libro con la registrazione dei testi poetici. Alessandro Quasimodo realizza un video nel quale, in studio di registrazione, legge “Mio padre” e la pubblica sui diversi canali di diffusione video della rete. Il mio ultimo lavoro, poiché ho sentito forte il bisogno di tornare alla prosa, è una raccolta di racconti brevi dal titolo“Anch’io sono una storia”. Fra i riconoscimenti più recenti è la menzione di merito per “L’ombra di me”, poesia con la quale firmo la nuova partecipazione al progetto letterario dell’Aletti “Verrà il mattino ed avrà il tuo verso”, la pubblicazione di questa raccolta è di  Maggio 2018 con la prefazione di Mogol. Sulla rivista letteraria Le Muse escono le recensioni del romanzo “Prima di Andare” a luglio 2018, e, a ottobre 2018, della raccolta di racconti “Anch’io sono una storia”. Finalista del concorso internazionale di poesia indetto dalla Fondazione “Amici di Ron Hubbard” con il mio primo monologo scritto per il teatro ” Un sorso di vita”, finalista della 15° edizione del concorso “Tra un fiore colto e l’altro donato” dell’Aletti, che annovera in giuria personaggi come Mogol, Giuseppe Anastasi e Francesco Gazzé e componente della “casa dei Poeti 2018” con alcuni dei miei versi contenuti nel vol. 8 di “Luoghi di parole”. Le ultime mie poesie sono in uscita sulla rivista on -line “Liburni” che si occupa di versi e di pittura, mentre altre composizioni ed alcuni racconti ri-editati si trovano sul sito del Progetto Babele, comunità e rivista letteraria fondate nel 2002, delle quali sono collaboratrice. Convinta che, nella vita bisogna sempre mettersi in gioco e continuare a formarsi, mi sono nuovamente laureata presso l’E-campus  , Facoltà di Lettere, nel corso di studi in “Letteratura, arte, musica e spettacolo” con una tesi in storia del cinema su “Charlie Chaplin e Luci della ribalta”. La tesi è plurilingue: scritta in italiano, inglese e francese.In questo periodo mi sto dedicando alla mia pagina Facebook, a quella dell’associazione e all’ideazione di percorsi di alternanza scuola – lavoro, in ambito culturale, che propongo agli studenti del liceo della mia città.

Giulia Calfapietro

Riferimenti:

http://www.acasadigiacinto.it/

http://www.presidi.org/mappa-dei-presidi/ (Presidio di Acquaviva delle Fonti)

http://autori.poetipoesia.com/giulia-calfapietro/

Pagine Facebook:

https://www.facebook.com/Giulia-Calfapietro-Writer-551180518398550/

https://www.facebook.com/acasadigiacinto/

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https://www.progettobabele.it/PHP/AREACOLLABORATORI/GESTIONEPROFILI/REGIONE.PHP?REG=PUGLIA

Rapinatori di supermarket riconosciuti e arrestati

Gli agenti del Commissariato “San Paolo” hanno dato esecuzione a due ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di due fratelli, L.M.M. e L.M.N., rispettivamente di 45 e 44 anni, entrambi con precedenti di Polizia. Il primo risultava già recluso per una precedente rapina.
Nel dicembre scorso, il quarantacinquenne, insieme a due complici travisati con calze in nylon, aveva rapinato, con la minaccia di un coltello, la cassiera di un supermercato in via Crimea a Collegno facendosi consegnare 300 euro in contanti per poi far perdere le tracce. La successiva attività info-investigativa aveva permesso di individuare nello scorso mese di febbraio due dei tre autori della rapina, nei confronti dei quali era stata emessa la misura della custodia cautelare in carcere. Nello stesso periodo L.M.M. in compagnia del fratello minore aveva rapinato anche il supermercato CRAI di via Asiago a Torino. Il modus operandi era lo stesso: avevano fatto ingresso nel market calzando passamontagna ricavati artigianalmente da barretti in lana e sotto la minaccia di un taglierino prelevavano denaro e il cassettino portamonete dal registratore di cassa, per poi scappare e far perdere le loro tracce. Ma, anche in questo caso, nonostante gli accorgimenti messi in atto per non farsi riconoscere, sono stati incastrati grazie alle immagini dell’impianto di video-sorveglianza dell’esercizio e alle analisi tecniche della Polizia Scientifica eseguite sugli indumenti che avevano indossato durante la rapina, sul taglierino e sul cassettino rinvenuti all’interno di un cassonetto dei rifiuti lungo le vie di fuga utilizzate dai fratelli, che consentivano il rinvenimento delle loro impronte digitali.
 

I Monaci del tempio cinese Shaolin apriranno TorinoDanza

Si inaugurerà mercoledì 11 settembre prossimo alle 21, al Teatro Regio di Torino, il festival di TorinoDanza edizione 2019, con lo spettacolo “Sutra”, considerato un cult del nuovo Millennio, creato da Sidi Larbi Cherkaoui con i Monaci del Tempio cinese Shaolin e la collaborazione dello scultore Antony Gormley. L’artista belga con questo spettacolo raggiunge forse il punto più alto della sua sintesi personale tra filosofia orientale e pensiero occidentale, in un incontro tra la danza contemporanea e la pratica del Kung fu. Il risultato è quello di uno spettacolo energetico e fortemente razionale nelle linee geometriche della coreografia, in cui le arti marziali rivelano tutta la loro eleganza. Lo spettacolo Sutra è anche inserito in Mito SettembreMusica. Tra le più brillanti coreografe italiane protagoniste di questa edizione di TorinoDanza figura Simona Bertozzi, in scena il 13 settembre prossimo nello spettacolo “Anatomia”, al teatro Gobetti. Si tratta dell’ incontro tra due corpi, l’uno biologico, quello della coreografa, l’altro sonoro, quello di Francesco Giomi. Il suono permette alla coreografa e danzatrice di esplorare le potenzialità della sua anatomia ed a sua volta consente a Francesco Giomi di alimentare in scena il gesto sonoro.Il 19 e 20 settembre debutterà al teatro Carignano, in prima nazionale, le spettacolo “Session”, il lavoro piu recente di Sidi Larbi Cherkaoui, oprodotto da TorinoDanza, tappa del percorso del coreografo e dialogo tra le danze tradizionali irlandesi ed il suo interprete più prestigioso, Colin Dunne.
Tra le artiste italiane protagoniste della prossima edizione di TorinoDanza, sempre diretta da Anna Cremonini, figura Silvia Gribaudi, con una creazione nata nell’ambito del progetto “Corpo Links Cluster”, con cui la coreografa inizia il cammino verso la realizzazione di “Mon jour”, avviato con un laboratorio capace di coinvolgere le comunità del valli Chisone e Germanasca. Sarà ospite di TorinoDanza anche lo spettacolo intitolato “Xenos”, coprodotto dal Festival stesso e realizzato da Akram Kahn. Si tratta di un lavoro dalle forti implicazioni storiche e politiche legate a fatti oscuri accaduti durante la prima guerra mondiale, in scena il 25 e 26 settembre prossimi alle Fonderie Limone. Il linguaggio di movimento usato da Kahn oscilla tra il kathak classico e la danza contemporanea, rivolgendosi a temi quali il confine tra Oriente ed Occidente, antico e moderno, passato e presente, storia e mitologia. TorinoDanza si propone quest’anno come un Festival con 19 titoli e 36 rappresentazioni, costruito per blocchi in intersezione tra loro, in sintonia con la tradizione, ma capaci al tempo stesso di veicolare, attraverso la danza, riflessioni artistiche, etiche e politiche.Il festival, che si è dotato di un app dedicata grazie alla quale è possibile consultare l’elenco di tutti i suoi spettacoli, gli orari e le offerte, offre anche servizi navetta (un’ora prima degli spettacoli), per le Fonderie Limone con il rientro al termine della spettacolo, con una corsa con fermata alla stazione della metropolitana del Lingotto.

Mara Martellotta