redazione il torinese

“A piedi tra le nuvole” per gustarsi la montagna

Torna per il quindicesimo anno consecutivo “A piedi tra le Nuvole“, l’iniziativa dedicata alla mobilità dolce promossa dal Parco Nazionale Gran Paradiso, dalla Città metropolitana di Torino, dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta e dai Comuni di Ceresole Reale e Valsavarenche.

Partita dalle valli Orco e Valsavarenche, “A piedi tra le Nuvole” continua a crescere e coinvolge oggi molti Comuni del Parco su entrambi i versanti, quello torinese e quello valdostano.  All’insegna del motto “Spegni il motore, ascolta la montagna”, l’area protetta più antica d’Italia vuole offrire a tutti la possibilità di vivere il Parco con lentezza e con la libertà di muoversi in un ambiente naturale affascinante e privo di auto.Un’apposita Ordinanza, emessa dal Servizio viabilità di questo Ente, prevede che tutte le domeniche dal 9 luglio al 27 agosto e nella giornata di Ferragosto gli ultimi 6 kilometri della strada provinciale 50 del Colle del Nivolet saranno chiusi al traffico automobilistico privato dalle 9 alle 18 e si potranno percorrere a piedi, in bicicletta o con le navette. Senza i rumori del traffico e l’odore dei gas di scarico si potranno osservare i paesaggi incontaminati delle torbiere dove vivono stambecchi, marmotte e rapaci e si potrà riscoprire il profumo di un’aria davvero pulita.

Il programma completo degli eventi

Cinema sotto le stelle al Planetario

Tutti i venerdì dal 4 agosto all’8 settembre a Infini.to Via Osservatorio 30 – Pino torinese

I venerdì estivi di Infini.to proseguono – dopo il successo delle serate musicali – con il Cinema sotto le stelle, una rassegna di 6 film proiettati all’aperto sulla splendida terrazza del Museo (in caso di brutto tempo il film verrà proiettato all’interno del Planetario). Il tema della rassegna 2017 è Clima e Ambiente, con una selezione di pellicole che vanno dall’animazione al film cult.

PROMOZIONI 
La 
visione del film è gratuita acquistando il biglietto di ingresso al Museo (si segnala che il Museo sarà visitabile solo fino all’inizio del film: non sarà più possibile utilizzare le postazioni interattive dopo le ore 22.00).

PROGRAMMA

ore 18.30 apertura biglietteria

ore 19.00 – 21.30 apericena (prenotazione obbligatoria)

ore 21.00 spettacolo in Planetario (facoltativo)

ore 21.30/22.00 inizio proiezione film

Il Museo sarà visitabile fino all’inizio del film.

Il servizio caffetteria sarà presente durante tutta la durata dell’evento.

CALENDARIO FILM

4 agosto – Una scomoda verità

Film-documentario sul problema mondiale del riscaldamento globale, diretto da Davis Guggenheim. Protagonista Al Gore, vicepresidente degli Stati Uniti d’America durante la presidenza di Bill Clinton, insignito del Premio Nobel per la pace nel 2007. Il film ha vinto il premio Oscar 2007 come miglior documentario e per la migliore canzone originale.

Il film offre uno sguardo appassionato e d’ispirazione sulla fervente crociata di un uomo che cerca di fermare l’implacabile avanzata del riscaldamento globale smascherando i miti e i fraintendimenti che lo circondano.

Introdurrà il film Raffaele Ferrari, professore di Oceanografia del Massachusetts Institute of Technology, esperto di dinamiche dell’oceano e del clima.

PROSSIMI APPUNTAMENTI

11 agosto – L’era glaciale 2

18 agosto – Waterworld

25 agosto – Rango

1 settembre – The road

8 settembre – Domani


INFO e PRENOTAZIONI
Non si effettuano prenotazioni per l’ingresso Museo, cinema e spettacolo in Planetario (ingresso fino ad esaurimento posti).
Per maggiori informazioni visitare il sito 
www.planetarioditorino.it, scrivere a info@planetarioditorino.it, telefonare a 0118118740 (martedì-giovedì 10.00 – 12.00).


PREZZI

La visione del film è GRATUITA, fino ad esaurimento posti, presentando il biglietto di ingresso al Museo.

Biglietto di ingresso al Museo (obbligatorio)

INTERO: € 8,00

RIDOTTO: € 6,00 per ragazzi 6-18 anni, adulti sopra i 60 anni, studenti universitari sotto i 25 anni con Smart Card, gruppi di almeno 15 persone paganti, Enti convenzionati

GRATUITO: bambini sotto i 6 anni, disabili e loro accompagnatori, Giornalisti

OMAGGIO: per i possessori dell’Abbonamento Musei o Torino+Piemonte Card

Apericena (facoltativo e su prenotazione)

Per conoscere i costi dell’apericena consultare il sito www.planetarioditorino.it nella sezione relativa all’evento; per prenotare l’apericena scrivere a infinitocoffeehouse@gmail.com o telefonare a 393.8727768.

L’apericena è facoltativo, la prenotazione è obbligatoria e deve essere effettuata entro il venerdì alle ore 12.00.


ATTENZIONE: la prenotazione per l’apericena non garantisce l’accesso alla proiezione del film, il cui ingresso è libero fino ad esaurimento posti con il biglietto del Museo.

Per maggiori informazioni, segnalazione di allergie/intolleranze o richieste particolari, scrivere a infinitocoffeehouse@gmail.com o telefonare a 393.8727768.

L’AEROPORTO DI TORINO OTTIENE IL NUOVO CERTIFICATO

ENAC ha rilasciato all’Aeroporto di Torino il nuovo Certificato di Aeroporto ai sensi del Regolamento UE 139/2014.SAGAT ha infatti completato l’iter di conversione dell’attuale Certificato di Aeroporto, rilasciato ai sensi della normativa nazionale ENAC “Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti”, adeguandosi al nuovo Regolamento Comunitario 139/2014. I lavori per l’ottenimento della nuova certificazione sono stati terminati con successo prima della data di scadenza fissata al 31 dicembre 2017.Il nuovo Regolamento UE stabilisce i requisiti gestionali, tecnici e operativi per garantire la safety delle attività aeroportuali. Il Certificato, consegnato da ENAC alla SAGAT giovedì 10 agosto, attesta che la società di gestione, le procedure operative, le operazioni a terra e tutte le infrastrutture e gli impianti aeroportuali rispondono ai requisiti contenuti nel nuovo Regolamento Comunitario.

 

(foto: il Torinese)

Occhi (a mandorla) puntati su Fca. Gruppo cinese interessato? No comment dall’azienda

Importanti gruppi industriali avrebbero puntato  gli occhi su Fca, compreso  il colosso cinese Great Wall Motor. L’indiscrezione viene dal sito  Automotive News che parla di  una prima offerta nei giorni scorsi che sarebbe stata respinta perché non abbastanza soddisfacente. Altre fonti citate indicano – riporta l’Ansa –  “responsabili di altri gruppi automobilistici impegnati in due-diligence per un potenziale acquisto di Fca”. Si fa riferimento a un “viaggio in Cina di alcuni dirigenti Fca allo scopo di incontrare i colleghi di Great Wall, che, a loro volta, avrebbero ricambiato la visita. Le voci di interessi cinesi rafforzano il titolo Fca a Piazza Affari, che guadagna il 4,07% a 10,22 euro. No comment dal Lingotto alle indiscrezioni.

 

 

(foto: il Torinese)

Torino e la moda

di Paolo Pietro Biancone*

 

La moda italiana di oggi è nata a Torino. Nasce, infatti, dagli Atelier Reali di Torino, famosi per lavorare sia cotone sia seta per la famiglia reale e per le famiglie più influenti dell’epoca. Diventando Torino capitale del Regno d’Italia, la moda sabauda spopola nel resto d’Italia, dovuto ai continui boicot verso le aziende di Napoli, nascono così le prime vere case di moda Torinesi. La consacrazione come la “capitale della moda” in Italia avviene all’Expo del 1911 e Torino resterà fino alla seconda Guerra Mondiale la sede di una produzione che è stata una delle componenti più rilevanti nel panorama del mondo del lavoro e della realtà economica e commerciale della Città. Sorgono, dunque, in questo periodo i grandi atelier, che fanno di Torino una vera e propria capitale della moda, seconda solo a Parigi, dalla quale si importano i modelli. Più che originalità, le griffe torinesi possiedono un’eccezionale abilità artigianale e realizzano abiti su misura dal gusto raffinato per la ricca clientela di tutta Italia.

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A primeggiare nel contesto del ’900 della moda torinese è stato il Gft (il Gruppo Finanziario Tessile), un colosso industriale torinese (con antiche radici biellesi che risalgono agli anni ’70 del XIX sec. in storici lanifici). Tra le due guerre mondiali, Gft fatturava più della Fiat: Marus, Facis, Cori erano alcuni dei marchi che appartenevano a quel gruppo che arrivò ad avere oltre 8.000 addetti solo in Italia, 35 società, 18 stabilimenti, di cui 5 all’estero.

Con l’arrivo della guerra furono molti gli artigiani a emigrare preferendo altre città e solo con la fine del conflitto mondiale si riprese la produzione. La città di Torino vide la nascita della Prima fiera campionaria italiana e riprese le attività, anche se non più con lo stesso vigore del periodo precedente. Con l’arrivo della crisi petrolifera il sistema della moda cittadina crolla, spostando la propria attenzione verso la nuova capitale della moda, Milano, arrivando all’apice del successo durante gli anni ’90 del Novecento. In passato l’industria della moda era comunemente considerata come un piccolo sottosettore dell’industria del vestiario. Moda era l’haute couture o il design di élite, mentre la produzione di massa non era inclusa fra gli elementi che la costituivano.

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Oggi la moda non è più di esclusivo appannaggio delle classi elitarie europee o nordamericane, sia perché la capacità di spesa della classe media dei Paesi in via di sviluppo è fortemente aumentata, sia perché anche l’industria di massa ha subito un processo di culturalizzazione, in cui è stata la produzione simbolica, oltre all’efficienza produttiva in termini di costi, ad acquisire importanza. Il carattere simbolico dell’alta moda si è esteso alla gran parte della produzione di vestiario, cambiando quindi in maniera radicale l’industria della moda e il campo di analisi della stessa. L’area di Torino e del Torinese, pur non potendo più vantare lontani primati, conserva – non solo sul piano occupazionale – un peso assolutamente non trascurabile nel comparto tessile-abbigliamento, con imprese anche di eccellenza e rilevanza internazionale e con un’offerta prevalente di livello medio e medioalto. L’esperienza nel campo della moda attuale si fortifica se si considerano le aree distrettuali del Piemonte: Alba, Biella, Novara, per citarne alcune. La sfida nella moda è l’innovazione. E Torino si candida come sede per l’innovazione nella moda anche per il tessile: la chiave del successo per il futuro potrebbe essere da ritrovare nell’eccellenza di un made in Italy la cui qualità è anche sinonimo di principi etici. Da qui il modest fashion e la moda islamica.

 

*Direttore dell’Osservatorio sulla Finanza Islamica dell’Università di Torino

Comital, presidio permanente

Presidio permanente a Volpiano  davanti ai cancelli della Comital, dove i 138 lavoratori licenziati dall’azienda francese – che ha deciso di chiudere lo stabilimento –  saranno presenti anche a Ferragosto per evitare che dal capannone vengano trasferiti i macchinari. Nel frattempo è stata studiata l’ipotesi di una sospensione della procedura di liquidazione per individuare una nuova proprietà, ma non sono ancora  stati fatti passi avanti.

Devozione e turismo: missione Piemonte a Curtatone

La Valcerrina ed il Santuario di Crea e il Comune di Curtatone e il Santuario della Beata Vergine Maria delle Grazie sono ancora più vicini. Dopo il protocollo d’intesa tra l’Unione dei Comuni della Valcerrina e l’amministrazione comunale di Curtatone siglato a Crea nel novembre dello scorso anno, da lunedì 14 agosto si è instaurato un legame più stretto sotto l’aspetto devozionale tra le due realtà dei Santuari. Il rettore di Crea, monsignor Francesco Mancinelli si è recato  in terra mantovana, dove dal 12 al 16 agosto si svolte l’Antichissima Fiera delle Grazie, in concomitanza con il 45° incontro nazionale dei Madonnari. Con lui c’era, in rappresentanza dell’Unione dei comuni della Valcerrina, il consigliere delegato al turismo Massimo Iaretti. Entrambi hanno presenziato, sul sagrato del Santuario alla benedizione dei gessetti e di madonnari con il vescovo emerito Egidio Caporello. Monsignor Mancinelli, introdotto dal sindaco Carlo Bottani, ha dato un breve cenno di saluto ricordando il protocollo d’intesa ed auspicandone lo sviluppo e ricordato la presenza di San Luigi Gonzaga sia a Casale Monferrato che a Crea. Poi, dopo un breve incontro conviviale, nel quale il primo cittadino di Curtatone, ha auspicato un collegamento tra diversi centri di culto mariano – Curtatone, Crea, Caravaggio e Villanova d’Asti – e annunciato una prossima venuta a Crea ed in Valcerrina dopo l’estate, si è tenuto nel Santuario che risale all’epoca dei Gonzaga, un Rosario meditato, presieduto dal vescovo di Mantova, Marco Busca, al quale ha preso parte anche il vescovo di Ferrara, Gian Carlo Perego. Nel corso degli incontri a Le Grazie, il monsignor Mancinelli ha fatto dono dal presule mantovano di una copia del volume su Crea di Attilio Castelli e Dionigi Roggero. “Ho anche invitato l’amministrazione di Curtatone a prendere parte ad un incontro – dice Massimo Iaretti – che verrà organizzato dopo l’estate nel quale si farà il punto sugli Itinerari di fede nell’Europa cristiana che vedono uno dei punti propri in Crea e nel suo collegamento con il Mantovano. In sede regionale si sta lavorando ad un rapporto che leghi organicamente realtà dei territori vicini a Crea ed alla Valcerrina in direzione di Torino, come la Pulcherada di San Mauro Torinese e Santa Fede a Cavagnolo”.

 

Intramontabile rito tricolore: le vacanze dagli ardori di D’Annunzio ai cafoni di oggi

di Pier Franco Quaglieni

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Solo Norberto Bobbio che sceglieva per le sue vacanze l’Elba, Cervo e Cervinia andava in vacanza quasi senza andarci,continuando a scrivere e a  tenere la corrispondenza normale con i tanti amici. Le sue erano “vacanze operose” come quelle di Croce a Meana, a Viu ‘, a Pollone  durante le quali  il filosofo scrisse opere importanti. La loro austerità e’ scomparsa da tempo

 

Chiara Boriosi ha incominciato a pubblicare qualche breve,intenso ricordo delle sue vacanze in località toscane sul mar Tirreno , in straordinarie case tra i pini, durante le quali i giovani passavano l’intera giornata e nottata a parlare,a conoscersi e magari ad  innamorarsi , spesso con una certa timidezza . Non c’è mai il riferimento esplicito al sesso. E’ il tempo che fu che la Boriosi riesce a far rivivere quasi magicamente, con nitidezza e anche un pizzico di nostalgia.Sabato scorso una sedicenne genovese e’ morta dopo aver assunto droga. Questa notizia ci dà l’idea  di un mondo radicalmente cambiato e l’indifferenza con cui è stato accolta ci indica le distante dalla nostra giovinezza.In molti di noi c’era un impegno che stavamo ,dopo il liceo, apprendendo da Garosci e da altri maestri che ci impedì di perderci anche sotto il profilo ideologico oltre che esistenziale.Il massimo della trasgressione  era incominciare a fumare  sigarette giovanissimi.Un vizio che si contraeva una volta per sempre,non riuscendo più a separarsi dal pacchetto. Molte ragazze si ritenevano più seducenti con la sigaretta .Delle mie amiche iniziarono a fumare subito Marlboro rosse e continuano ancora oggi  con più di un pacchetto al giorno.Tra i miei coetanei il problema droga non esisteva e neppure ci si ricordava del romanzo di Pitigrilli “Cocaina”,messo all’indice anche dal politicamente corretto di allora perché l’autore era considerato una spia dell’Ovra. Il problema della droga incominciò ad emergere in Italia  in tempi successivi,prima con alcuni episodi che dominarono le prime pagine dei giornali,poi via via come un fatto neppure più degno di una citazione nelle cronache se non in casi eccezionali come quello della sedicenne di Genova. Ci fu anche chi teorizzò un farneticante diritto di drogarsi che si inserì di prepotenza nel clima della contestazione e trasse da essa un qualche stimolo dall’idea sbagliata “Vietato vietare” ,il che significava che tutto è permesso.  Queste idee sbagliate finirono di bruciare dei giovani abbandonati a sè stessi vittime   di famiglie incapaci o impossibilitate ad educare in  contesti scolastici paralizzati.

 

La rivoluzione sessuale del ’68  e l’estate 

 Prima del ’68 ,quelli che si chiamavano rapporti sessuali completi, erano molto rari: le ragazze non li accettavano,le famiglie li proibivano alle figlie ,la Chiesa  cattolica li condannava,il pericolo di rimanere incinte li sconsigliava,la scomodità della 500 che non aveva sedili ribaltabili, quasi lo impediva.Un noto politico torinese morto da poco,mise incinta una ragazza che sposo’ ,pur non avendo un lavoro.Forse si dedicò alla politica per sbarcare il lunario e capì in itinere  che essa avrebbe rappresentato il suo futuro.  Dopo il ’68  tutto cambio’ e il sesso divento’ il tema dominante non solo dei discorsi e le ragazze, in primis ,desiderarono il sesso nella sua pienezza. Quello fu l’aspetto bello della contestazione : Fate l’amore ,non fate la guerra. Un “Vietato vietare” piacevole e condivisibile, rifiutato solo dai parrucconi. Si faceva l’amore in macchina ,magari contorcendosi,si faceva l’amore nella cabine dei bagni marini ,sulle spiagge di notte,  dopo aver fatto il bagno nudi. Si arrivo’ anche all’amore di gruppo,ma furono scelte dettate dall’ideologia e dalla politica che pochi praticarono e pochissimi apprezzarono,almeno in Italia. L’estate sessantottina e quelle 

successive  passarono lasciando passioni intense ed indimenticabili ,amori ardenti,delusioni cocenti. Fu l’inizio di un modo nuovo di vivere.Peccato che il tanto detestato a parole  “privato” sia stato guastato dal “politico”che invece fu quanto di più errato ci potesse essere in quegli “Anni formidabili” di Mario Capanna che ci  prepararono all’ “Eskimo in redazione “,per dirla con il celebre titolo di Michele Brambilla.In una celebre vignetta Mino Maccari ,che fu quanto di più distante dal ’68, ,commentava  così la caricatura  di un uomo e una donna  disegnata  con occhi desiderosi e trasgressivi : ” Il 69 e’ finito,pazienza :faremo un 70′”.Il libertino Maccari non aveva certo atteso la contestazione per vivere i piaceri della vita . E il suo amico Flaiano insieme a Fellini aveva scoperto nel 1960  “la Dolce vita”con il bagno di di Anita Ekberg nella fontana di Trevi. Oggi ci sono turisti che si tuffano dai ponti veneziani,ma quella attuale è una storia di barbarie ,quella evocata da Fellini è una delle scene più famose del cinema italiano.

 

Le vacanze prima  del ‘68
Se si pensa , ad esempio,alle vacanze famigliari di Giovannino Guareschi ad Alassio dove venne fotografato a giocare in spiaggia con i figli,si ha l’idea di cosa fossero le ferie  prima dei fermenti contestativi. Erano vacanze in famiglia in cui i giovani subivano le scelte dei genitori e solo raramente era concesso un piccolo viaggio con gli amici o andare  a trovare dei parenti.C’era gente che andava in vacanza , esibendo canottiere bianche, calzoncini corti,calzini e mocassini.Erano le prime esperienze di vacanza di tanti italiani che non si erano mai potuti permettere una settimana neppure a Borghetto Santo Spirito e che mandavano in colonia i propri figli. Umberto Bossi esibì nel 1994, da vero plebeo, la canotta stile anni ’50 nella villa di Berlusconi in Sardegna. Lo stile era rimasto quello e non era destinato a cambiare,se vero che il suo successore si presenta abitualmente  in calzoni corti alle manifestazioni anche oggi.La cementificazione della Liguria negli Anni 70   consentì a queste persone di  passare dalla tenda  in campeggio o dalla casa in affitto ad  un monolocale in proprietà , in cui vivere anche d’inverno in Riviera. Un traguardo molto sudato.In una località ligure un amico mi ha segnalato l’altro ieri un vero e proprio dramma:nella casa in cui ha un alloggio ,un condomino ha affittato alla prefettura un appartamento diventato residenza di immigrati. Non solo non è più possibile pensare alle vacanze,ma la casa stessa è diventata inabitabile.Ovviamente magari il mio amico esagera e in parte magari è un po’ razzista,ma qualche problema per un periodo di riposo vacanziero c’è sicuramente. Una notizia,ovviamente,che difficilmente si può leggere sui giornali.  Una notizia che rende bene l’idea dell’emergenza dell’estate 2017 e che forse ci sfugge. 

 

La spiaggia  e la vita notturna 

I bikini sempre più ridotti diventarono la norma a partire dalla metà degli Anni 60,poi si passo’ al topless e al nudo almeno in certe spiagge.Negli anni 70 in un club Valtur il topless era la norma e anche le mamme esibivano con piacere i loro seni nudi.Poi l’informazione medica ha portato a cambiare, anche se qualche topless sopravvive . A St. Tropez dove aveva prevalso il nudo trasgressivo di Brigitte Bardot sempre con Gitane senza filtro tra le dita,oggi le spiagge sembrano quelle di Rimini o quasi. In effetti già Gabriele d’Annunzio si faceva fotografare nudo in spiaggia e il fotografo  Francesco Paolo Michetti fotografò la moglie in un topless ante litteram ,alla fine dell’800. Ma l’idea femminista del topless e delle tette al vento fu tutt’altra cosa ,anche se poi ,quasi paradossalmente, delle femministe protestarono per le troppe fotografie di donne in topless  apparse sui giornali.   L’estate era e in parte rimane  la stagione dei flirt e delle avventure in città e al mare. Un’ amica di mia madre che venne in vacanza con noi una volta a Verezzi e ad Alassio, si metteva in pantaloni attillatissimi e maxi scollature,lasciava il figlio in custodia a mia madre e poi andava a ballare. Lei diceva perché amava il ballo,ma io già allora mi rendevo conto che forse il ballo era un mezzo per piacevoli esperienze  extraconiugali .L’importante era salvare la forma.A posteriori, quando vidi il film “I bambini ci guardano”, in parte girato drammaticamente ad Alassio,capii la situazione. Un mio amico trascorreva le vacanze passando le notti nei locali tra Ospedaletti e San Remo alla ricerca di storie estive anche con la complicità del buio dei night. Una volta invito ‘ la nuova amica ai bagni e si rese conto che, alla luce del sole, la signora, venuta dalla Valtellina ad Arma di Taggia, aveva vent’anni di più di quelli che gli era sembrato  qualche ora prima nell’oscurità. L’amica di mia madre viveva la sua estate liberamente,salvo poi rientrare nei ranghi il venerdì sera quando arrivava il marito.
L’estate di alcuni big  e la quotidianità  trasgressiva dell’estate 

Mario Soldati che abitava tutto l’anno a Tellaro ,d’estate rizzava le antenne e guardava i nuovi arrivi. Pur essendo  un volto televisivo molto noto ,fu ignorato da una ragazza “alta,sottile,bruna,di una bellezza strana ” sempre in compagnia di un levriero. A Soldati piaceva molto,ma non riuscì nell’intento come invece riusci’  un’estate con una mia amica,facendole una piccola recensione.Quasi per rivalersi, scrisse un racconto in cui immaginò “di fare selvaggiamente l’amore ” con lei dentro una Mercedes durante una grandinata estiva. Ma Soldati il più delle volte,non solo d’estate ,centrava  l’obiettivo . Anche il pittore Enrico Paulucci con la scusa delle modelle e delle allieve dell’Accademia poteva sfuggire a Rapallo e a Torino ai blandi controlli della moglie. Francesco Tabusso ,d’estate a Varigotti ,si vedeva in compagnia di bellone che poi rappresentava nude  nelle sue tempere quasi sempre trasgressive. Solo Norberto Bobbio che sceglieva per le sue vacanze l’Elba, Cervo e Cervinia andava in vacanza quasi senza andarci,continuando a scrivere e a  tenere la corrispondenza normale con i tanti amici. Le sue erano “vacanze operose” come quelle di Croce a Meana, a Viu ‘ , a Pollone  durante le quali  il filosofo scrisse opere importanti. La loro austerità e’ scomparsa da tempo. Oggi continua – malgrado l’austerità imposta dalla crisi e dal pericolo del terrorismo- la spinta vacanziera impressa dal ’68. Un mio amico mi raccontava che, invitato in barca, ebbe un inizio di rapporto  sessuale con la moglie del padrone del natante che quando si accorse di quanto stava accadendo,fece un pandemonio,minacciando,non senza ragione di buttarlo a mare.L’amico negò tutto e si sentì minacciato e offeso. Una storia estiva  quasi incredibile. Forse anche qui si tratta di un esempio estremo ,forse invece  è la storia di sempre, d’estate e d’inverno ,che Boccaccio ha descritto,una volta per tutte, nelle sue cento novelle.Forse è l’ubriacatura dell’estate, forse la frenesia che genera il sole e il mare e che rende l’eros  più elettrizzante e la trasgressione un desiderio meno contenibile. Già  così d’Annunzio sentiva l’estate, l’estate ardente e selvaggia che si identifica con la natura: stabat nuda aestas, diceva il poeta, un qualcosa che piace  molto anche agli illetterati ,uomini e donne che siano. 

quaglieni@gmail.com

Il vermouth di Torino alla conquista della Grande mela

Il vermouth di Torino, il migliore e più antico, nato a cavallo tra il XVII e il XIX secolo e diventato un punto di riferimento per i produttori e l’aperitivo per antonomasia per gli amanti di questo prodotto unico, è pronto a sbarcare a New York per ridefinire la propria paternità e contrastare la leadership del vermouth spagnolo nel mercato statunitense.

Joe Bastianich e Mario Batali, nel ripensare al restyling del proprio locale Manzo, ambasciatore di Eataly sulla elegante 5TH Avenue, hanno infatti deciso di dedicare un’intera area alla cockteleria a base Vermouth di Torino, che si sposerà perfettamente con il menù del ristorante.

A fare da consulenti nella scelta dei migliori vermouth artigianali, a studiare la lista di cocktail nel rispetto della nuova tendenza del foodpairing e a formare i dipendenti del locale nella creazione di cocktail originali, saranno due personaggi che hanno rilanciato l’immagine del quartiere torinese di San Salvario  l’imprenditore torinese Davide Pinto, proprietario del locale Affini e impegnato da anni nella valorizzazione e promozione del prodotto Vermouth di Torino attraverso il marchio Anselmo eMichele Marzella, quotato barman italiano del medesimo locale, esperto nell’arte della mixology. Entrambi si trovano in questi giorni nella Grande Mela proprio per portare avanti questo progetto. La possibilità di collaborare con Manzo, tuttavia, è il punto di partenza per raggiungere un obiettivo ancora più ambizioso: ridefinire la paternità reale del Vermouth di Torino, e quindi italiano, in un mercato come quello statunitense, dove comanda il vermouth spagnolo, considerato, a torto, capostipite di questo prodotto d’eccellenza. Un lavoro lungo e complesso di cultura del drink, che sarà sostenuto dalle istituzioni, dalla Camera di Commercio alla Regione Piemonte, fino alla Città di Torino, con cui il titolare di Affini sta ragionando per veicolare la promozione turistica del territorio proprio attraverso il vermouth, trasformandolo in uno dei prodotti ambasciatori di Torino nel mondo, e nel far diventare il Vermouth Torino una IGP.

Parallelamente, il progetto prevede anche la promozione della tradizione liquoristica italiana, attraverso una partnership con i distributori per l’importazione sul mercato USA delle piccole produzioni artigianali nostrane.

Sono oltre 10 anni che, insieme a Michele Marzella, studiamo, sperimentiamo e promuoviamo il Vermouth di Torino, attraverso degustazioni e originali proposte di miscelazioni Afferma l’imprenditore Davide PintoL’occasione che ci offre Manzo è unica e siamo pronti a coglierla con entusiasmo perché ci permetterà di dare il giusto riconoscimento a un prodotto storico e d’eccellenza del territorio. Riteniamo sia necessario far diventare il Vermouth di Torino un IGP. Solo in questo modo avrà le solide basi per superare i confini geografici nazionali e farsi conoscere in tutto il mondo

Trieste, memoria del dolore tra i mattoni della Risiera

Valmaura è un rione alla prima periferia meridionale di Trieste, lungo l’asse che la collega con l’Istria. In questa piccola valle tra il colle di Servola e quello di San Pantaleone si trova la Risiera di San Sabbaunico esempio di lager nazista in Italia. Già all’entrata s’avverte, incombente, il “peso” della vicenda consumatasi tra le mura del grande complesso di edifici dello stabilimento per la pilatura del riso, costruito nel 1898.
Dapprima utilizzato dall’occupante nazista come campo di prigionia provvisorio per i militari italiani catturati dopo l’8 settembre 1943 (lo Stalag 339), verso la fine di ottobre di quell’anno venne strutturato come Polizeihaftlager (campo di detenzione di polizia), destinato sia allo smistamento dei deportati in Germania e in Polonia, sia alla detenzione ed eliminazione di ostaggi, partigiani, detenuti politici, ebrei. La Risiera, dal 1965, è monumento nazionale e, dieci anni dopo, ristrutturata su progetto dell’architetto Romano Boico, divenne Civico Museo. Nel primo stanzone posto alla sinistra  prima di entrare nel cortile e dopo aver attraversato lo stretto e inquietante “budello” tra le mura di cemento alte undici metri, s’incontra la “cella della morte”. Lì venivano stipati i prigionieri tradotti dalle carceri o catturati in rastrellamenti e destinati a essere uccisi e cremati nel giro di poche ore. Proseguendo sempre sulla sinistra, si trovano, al pianterreno dell’edificio a tre piani, i laboratori di sartoria e calzoleria dove venivano impiegati i prigionieri, nonché le camerate per gli ufficiali e i militari delle SS, le 17 micro-celle in ciascuna delle quali venivano ristretti fino a sei prigionieri. Queste celle erano riservate a partigiani, politici e ebrei destinati all’esecuzione. Le prime due venivano usate per la tortura o la raccolta di materiale prelevato ai prigionieri: vi sono stati rinvenuti, fra l’altro, migliaia di documenti d’identità, sequestrati non solo a detenuti e deportati, ma anche ai lavoratori inviati al lavoro coatto. Quasi tutti i documenti, prelevati dalle truppe jugoslave che per prime entrarono nella Risiera dopo la fuga dei tedeschi, furono trasferiti a Lubiana, dove sono attualmente conservati presso l’Archivio della Repubblica di Slovenia. Le porte e le pareti dei locali della Risiera erano ricoperte di graffiti e scritte.  L’occupazione dello stabilimento da parte delle truppe alleate, la successiva trasformazione in campo di raccolta di profughi, sia italiani che stranieri, l’umidità, la polvere, l’incuria degli uomini hanno in gran parte fatto sparire graffiti e scritte. Ne restano a testimonianza i diari dello studioso e collezionista Diego de Henriquez , conservati dal “Civico Museo di guerra per la pace” a lui intitolato, che ha sede al 22 di via Cumano, a Trieste. Nei diari  è stata riportata l’accurata trascrizione delle scritte, offrendo una testimonianza drammatica di quanto accadde tra le mura della Risiera. Nel successivo edificio a quattro piani venivano rinchiusi, in ampie camerate, gli ebrei e i prigionieri civili e militari destinati per lo più alla deportazione in Germania: uomini e donne di tutte le età e bambini anche di pochi mesi.Da Trieste venivano inviati a Dachau, Auschwitz, Mauthausen, verso un tragico destino che solo pochi hanno potuto evitare. Nel cortile interno, proprio di fronte all’area contrassegnata dalla piastra metallica ( dove si pensava sorgesse l’edificio destinato alle eliminazioni) si trovava il forno crematorio. L’impianto, al quale si accedeva scendendo una scala, era interrato. Sull’impronta metallica della ciminiera sorge oggi una simbolica Pietà costituita da tre profilati metallici a segno della spirale di fumo che usciva dal camino. La struttura del forno crematorio venne distrutta con la dinamite dai nazisti in fuga, nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945, per eliminare le prove dei loro crimini, secondo la prassi seguita in altri campi al momento del loro abbandono. Tra le macerie furono rinvenute ossa e ceneri umane raccolte in tre sacchi di carta, di quelli usati per il cemento. Tra i resti venne trovata anche la mazza usata per l’esecuzione dei prigionieri la cui copia, realizzata e donata da Giuseppe Novelli nel 2000, è ora esposta nel Museo (l’originale venne trafugato nel 1981). Triestini, friulani, istriani, sloveni e croati, militari, ebrei, “passarono” per la Risiera. Quante furono le vittime? Calcoli effettuati sulla scorta delle testimonianze danno una cifra tra le tre e le cinquemila persone soppresse tra quelle mura di mattoni rossi. Ma in numero ben maggiore furono i prigionieri e i ”rastrellati” che da lì vennero smistati nei lager –  in particolare, a quello di Auschwitz-Birkenau – o al lavoro obbligatorio. La Risiera è un luogo della memoria della deportazione importantissimo, essendo  stato il principale campo di concentramento, transito e sterminio italiano (altri campi di transito sorgevano a Fossoli, Ferramenti, Bolzano e – in Piemonte – a Borgo San Dalmazzo).

 Marco Travaglini