Torna per il quindicesimo anno consecutivo “A piedi tra le Nuvole“, l’iniziativa dedicata alla mobilità dolce promossa dal Parco Nazionale Gran Paradiso, dalla Città metropolitana di Torino, dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta e dai Comuni di Ceresole Reale e Valsavarenche.
Partita dalle valli Orco e Valsavarenche, “A piedi tra le Nuvole” continua a crescere e coinvolge oggi molti Comuni del Parco su entrambi i versanti, quello torinese e quello valdostano. All’insegna del motto “Spegni il motore, ascolta la montagna”, l’area protetta più antica d’Italia vuole offrire a tutti la possibilità di vivere il Parco con lentezza e con la libertà di muoversi in un ambiente naturale affascinante e privo di auto.Un’apposita Ordinanza, emessa dal Servizio viabilità di questo Ente, prevede che tutte le domeniche dal 9 luglio al 27 agosto e nella giornata di Ferragosto gli ultimi 6 kilometri della strada provinciale 50 del Colle del Nivolet saranno chiusi al traffico automobilistico privato dalle 9 alle 18 e si potranno percorrere a piedi, in bicicletta o con le navette. Senza i rumori del traffico e l’odore dei gas di scarico si potranno osservare i paesaggi incontaminati delle torbiere dove vivono stambecchi, marmotte e rapaci e si potrà riscoprire il profumo di un’aria davvero pulita.
Tutti i venerdì dal 4 agosto all’8 settembre a Infini.to Via Osservatorio 30 – Pino torinese
ENAC ha rilasciato all’Aeroporto di Torino il nuovo Certificato di Aeroporto ai sensi del Regolamento UE 139/2014.SAGAT ha infatti completato l’iter di conversione dell’attuale Certificato di Aeroporto
Importanti gruppi industriali avrebbero puntato gli occhi su Fca, compreso il colosso cinese Great Wall Motor
gruppi automobilistici impegnati in due-diligence per un potenziale acquisto di Fca”. Si fa riferimento a un “viaggio in Cina di alcuni dirigenti Fca allo scopo di incontrare i colleghi di Great Wall, che, a loro volta, avrebbero ricambiato la visita. Le voci di interessi cinesi rafforzano il titolo Fca a Piazza Affari, che guadagna il 4,07% a 10,22 euro. No comment dal Lingotto alle indiscrezioni.
di Paolo Pietro Biancone*

trascurabile nel comparto tessile-abbigliamento, con imprese anche di eccellenza e rilevanza internazionale e con un’offerta prevalente di livello medio e medioalto. L’esperienza nel campo della moda attuale si fortifica se si considerano le aree distrettuali del Piemonte: Alba, Biella, Novara, per citarne alcune. La sfida nella moda è l’innovazione. E Torino si candida come sede per l’innovazione nella moda anche per il tessile: la chiave del successo per il futuro potrebbe essere da ritrovare nell’eccellenza di un made in Italy la cui qualità è anche sinonimo di principi etici. Da qui il modest fashion e la moda islamica.

La Valcerrina ed il Santuario
ha dato un breve cenno di saluto ricordando il protocollo d’intesa ed auspicandone lo sviluppo e ricordato la presenza di San Luigi Gonzaga sia a Casale Monferrato che a Crea. Poi, dopo un breve incontro conviviale, nel quale il primo cittadino di Curtatone, ha auspicato un collegamento tra diversi centri di culto mariano – Curtatone, Crea, Caravaggio e Villanova d’Asti – e annunciato una prossima venuta a Crea ed in Valcerrina dopo l’estate, si è tenuto nel Santuario che risale all’epoca dei Gonzaga, un
Rosario meditato, presieduto dal vescovo di Mantova, Marco Busca, al quale ha preso parte anche il vescovo di Ferrara, Gian Carlo Perego. Nel corso degli incontri a Le Grazie, il monsignor Mancinelli ha fatto dono dal 
giovanissimi.Un vizio che si contraeva una volta per sempre,non riuscendo più a separarsi dal pacchetto. Molte ragazze si ritenevano più seducenti con la sigaretta .Delle mie amiche iniziarono a fumare subito Marlboro rosse e continuano ancora oggi con più di un pacchetto al giorno.Tra i miei coetanei il problema droga non esisteva e neppure ci si ricordava del romanzo di Pitigrilli “Cocaina”,messo all’indice anche dal politicamente corretto di allora perché l’autore era considerato una spia dell’Ovra. Il problema della droga incominciò ad emergere in Italia in tempi successivi,prima con alcuni episodi che dominarono le prime pagine dei giornali,poi via via come un fatto neppure più degno di una citazione nelle cronache se non in casi eccezionali come quello della sedicenne di Genova. Ci fu anche chi teorizzò un farneticante diritto di drogarsi che si inserì di prepotenza nel clima della contestazione e trasse da essa un qualche stimolo dall’idea sbagliata “Vietato vietare” ,il che significava che tutto è permesso. Queste idee sbagliate finirono di bruciare dei giovani abbandonati a sè stessi vittime di famiglie incapaci o impossibilitate ad educare in contesti scolastici paralizzati.
La rivoluzione sessuale del ’68 e l’estate
successive passarono lasciando passioni intense ed indimenticabili ,amori ardenti,delusioni cocenti. Fu l’inizio di un modo nuovo di vivere.Peccato che il tanto detestato a parole “privato” sia stato guastato dal “politico”che invece fu quanto di più errato ci potesse essere in quegli “Anni formidabili” di Mario Capanna che ci prepararono all’ “Eskimo in redazione “,per dirla con il celebre titolo di Michele Brambilla.In una celebre vignetta Mino Maccari ,che fu quanto di più distante dal ’68, ,commentava così la caricatura di un uomo e una donna disegnata con occhi desiderosi e trasgressivi : ” Il 69 e’ finito,pazienza :faremo un 70′”.Il libertino Maccari non aveva certo atteso la contestazione per vivere i piaceri della vita . E il suo amico Flaiano insieme a Fellini aveva scoperto nel 1960 “la Dolce vita”con il bagno di di Anita Ekberg nella fontana di Trevi. Oggi ci sono turisti che si tuffano dai ponti veneziani,ma quella attuale è una storia di barbarie ,quella evocata da Fellini è una delle scene più famose del cinema italiano.
Le vacanze prima del ‘68
topless e al nudo almeno in certe spiagge.Negli anni 70 in un club Valtur il topless era la norma e anche le mamme esibivano con piacere i loro seni nudi.Poi l’informazione medica ha portato a cambiare, anche se qualche topless sopravvive . A St. Tropez dove aveva prevalso il nudo trasgressivo di Brigitte Bardot sempre con Gitane senza filtro tra le dita,oggi le spiagge sembrano quelle di Rimini o quasi. In effetti già Gabriele d’Annunzio si faceva fotografare nudo in spiaggia e il fotografo Francesco Paolo Michetti fotografò la moglie in un topless ante litteram ,alla fine dell’800. Ma l’idea femminista del topless e delle tette al vento fu tutt’altra cosa ,anche se poi ,quasi paradossalmente, delle femministe protestarono per le troppe fotografie di donne in topless apparse sui giornali. L’estate era e in parte rimane la stagione dei
flirt e delle avventure in città e al mare. Un’ amica di mia madre che venne in vacanza con noi una volta a Verezzi e ad Alassio, si metteva in pantaloni attillatissimi e maxi scollature,lasciava il figlio in custodia a mia madre e poi andava a ballare. Lei diceva perché amava il ballo,ma io già allora mi rendevo conto che forse il ballo era un mezzo per piacevoli esperienze extraconiugali .L’importante era salvare la forma.A posteriori, quando vidi il film “I bambini ci guardano”, in parte girato drammaticamente
ad Alassio,capii la situazione. Un mio amico trascorreva le vacanze passando le notti nei locali tra Ospedaletti e San Remo alla ricerca di storie estive anche con la complicità del buio dei night. Una volta invito ‘ la nuova amica ai bagni e si rese conto che, alla luce del sole, la signora, venuta dalla Valtellina ad Arma di Taggia, aveva vent’anni di più di quelli che gli era sembrato qualche ora prima nell’oscurità. L’amica di mia madre viveva la sua estate liberamente,salvo poi rientrare nei ranghi il venerdì sera quando arrivava il marito.
d’estate ,centrava l’obiettivo . Anche il pittore Enrico Paulucci con la scusa delle modelle e delle allieve dell’Accademia poteva sfuggire a Rapallo e a Torino ai blandi controlli della moglie. Francesco Tabusso ,d’estate a Varigotti ,si vedeva in compagnia di bellone che poi rappresentava nude nelle sue tempere quasi sempre trasgressive. Solo Norberto Bobbio che sceglieva per le sue vacanze l’Elba, Cervo e Cervinia andava in vacanza quasi senza andarci,continuando a scrivere e a tenere la corrispondenza normale con i tanti amici. Le sue erano “vacanze operose” come quelle di Croce a Meana, a Viu ‘ , a Pollone durante le quali il filosofo scrisse opere importanti. La loro austerità e’ scomparsa da tempo. Oggi continua – malgrado l’austerità imposta dalla crisi e dal pericolo del terrorismo- la spinta vacanziera impressa dal
’68. Un mio amico mi raccontava che, invitato in barca, ebbe un inizio di rapporto sessuale con la moglie del padrone del natante che quando si accorse di quanto stava accadendo,fece un pandemonio,minacciando,non senza ragione di buttarlo a mare.L’amico negò tutto e si sentì minacciato e offeso. Una storia estiva quasi incredibile. Forse anche qui si tratta di un esempio estremo ,forse invece è la storia di sempre, d’estate e d’inverno ,che Boccaccio ha descritto,una volta per tutte, nelle sue cento novelle.Forse è l’ubriacatura dell’estate, forse la frenesia che genera il sole e il mare e che rende l’eros più elettrizzante e la trasgressione un desiderio meno contenibile. Già così d’Annunzio sentiva l’estate, l’estate ardente e selvaggia che si identifica con la natura: stabat nuda aestas, diceva il poeta, un qualcosa che piace molto anche agli illetterati ,uomini e donne che siano. 
Il vermouth di Torino, il migliore e più antico, nato a cavallo tra il XVII e il XIX secolo e diventato un punto di riferimento per i produttori e l’aperitivo per antonomasia per gli amanti di questo prodotto unico, è pronto a sbarcare a New York
carceri o catturati in rastrellamenti e destinati a essere uccisi e cremati nel giro di poche ore. Proseguendo sempre sulla sinistra, si trovano, al pianterreno dell’edificio a tre piani, i laboratori di sartoria e calzoleria dove venivano impiegati i prigionieri, nonché le camerate per gli ufficiali e i militari delle SS, le 17 micro-celle in ciascuna delle quali venivano ristretti fino a sei prigionieri. Queste celle erano riservate a partigiani, politici e ebrei destinati all’esecuzione. Le prime due venivano usate per la tortura o la raccolta di materiale prelevato ai prigionieri: vi sono stati rinvenuti, fra l’altro, migliaia di documenti d’identità, sequestrati non solo a detenuti e deportati, ma anche ai lavoratori inviati al lavoro coatto. Quasi tutti i documenti, prelevati dalle truppe jugoslave che per prime entrarono nella Risiera dopo la fuga dei tedeschi, furono trasferiti a Lubiana, dove sono attualmente conservati presso l’Archivio della Repubblica di Slovenia. Le porte e le pareti dei locali della Risiera erano ricoperte di graffiti e scritte. L’occupazione dello stabilimento da parte delle truppe alleate, la successiva trasformazione in campo di raccolta di profughi, sia italiani che stranieri, l’umidità, la polvere, l’incuria degli uomini hanno in gran parte fatto sparire graffiti e scritte. Ne restano a testimonianza i diari dello studioso e collezionista Diego de Henriquez , conservati dal “Civico Museo di guerra per la pace” a lui intitolato, che ha sede al 22 di via Cumano, a Trieste. Nei diari è stata riportata l’accurata
trascrizione delle scritte, offrendo una testimonianza drammatica di quanto accadde tra le mura della Risiera. Nel successivo edificio a quattro piani venivano rinchiusi, in ampie camerate, gli ebrei e i prigionieri civili e militari destinati per lo più alla deportazione in Germania: uomini e donne di tutte le età e bambini anche di pochi mesi.Da Trieste venivano inviati a Dachau, Auschwitz, Mauthausen, verso un tragico destino che solo pochi hanno potuto evitare. Nel cortile interno, proprio di fronte all’area contrassegnata dalla piastra metallica ( dove si pensava sorgesse l’edificio destinato alle eliminazioni) si trovava il forno crematorio. L’impianto, al quale si accedeva scendendo una scala, era interrato. Sull’impronta metallica della ciminiera sorge oggi una simbolica Pietà costituita da tre profilati
metallici a segno della spirale di fumo che usciva dal camino. La struttura del forno crematorio venne distrutta con la dinamite dai nazisti in fuga, nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945, per eliminare le prove dei loro crimini, secondo la prassi seguita in altri campi al momento del loro abbandono. Tra le macerie furono rinvenute ossa e ceneri umane raccolte in tre sacchi di carta, di quelli usati per il cemento. Tra i resti venne trovata anche la mazza usata per l’esecuzione dei prigionieri la cui copia, realizzata e donata da Giuseppe Novelli nel 2000, è ora esposta nel Museo (l’originale venne trafugato nel 1981). Triestini, friulani, istriani, sloveni e croati, militari, ebrei, “passarono” per la Risiera. Quante furono le vittime? Calcoli effettuati sulla scorta delle testimonianze danno una cifra tra le tre e le cinquemila persone soppresse tra quelle mura di mattoni rossi. Ma in numero ben maggiore furono i prigionieri e i ”rastrellati” che da lì vennero smistati nei lager – in particolare, a quello di Auschwitz-Birkenau – o al lavoro obbligatorio. La Risiera è un luogo della memoria della deportazione importantissimo, essendo stato il principale campo di concentramento, transito e sterminio italiano (altri campi di transito sorgevano a Fossoli, Ferramenti, Bolzano e – in Piemonte – a Borgo San Dalmazzo).