Crisi, transizioni, opportunità del nuovo decennio Decidere oggi come abitare il decennio che verrà. Con Dove portano i Venti, il Polo del ‘900 di Torino e i 22 Enti partner presentano il programma culturale 2021.
Un’ampia articolazione di progetti, iniziative, formati, linguaggi, luoghi e strumenti che attorno ai Venti costruisce una narrazione tra passato e futuro, per intercettare e rispondere a crisi, transizioni, opportunità del nuovo decennio.
Gli Anni Venti suggeriscono diverse dimensioni che verranno esplorate attraverso i numerosi progetti 2021 in partenza a marzo.
- Venti sono gli anni del decennio che si apre con la sfida ecologica da vincere, modelli e approcci da ridefinire, dal sistema dei diritti al concetto di democrazia, dagli sviluppi dell’ingegneria genetica e dell’intelligenza artificiale, ai rischi di conflitti nucleari o biologici, dal rapporto tra lavoro e lavoratori fino ai crescenti squilibri in termini di accesso alle opportunità tra aree e popolazioni del pianeta, resi ancora più acuti dalla Pandemia.
- Venti gli anni passati dall’inizio del nuovo millennio, segnato dall’attacco alle Torri Gemelle, cresciuto di pari passo con la rivoluzione digitale e l’esplosione di Internet, fratturato dalla crisi finanziaria del 2008.
- I Venti del secolo scorso, un decennio denso di avvenimenti e fatti storici a livello nazionale e internazionale, generativo di visioni, ideologie, modelli di società e di sviluppo che hanno influenzato e informato in modo significativo gli anni a seguire. Un decennio che nasceva dopo una pandemia.
- I venti sono anche i ventenni, la generazione Z, nata con il nuovo millennio, portatrice di modelli comportamentali, aspirazionali e visioni di futuro radicalmente diverse rispetto ai millennials e ai boomers. Non meri destinatari delle varie iniziative ma protagonisti attivi.
- Questi anni Venti che ci apprestiamo a vivere portano anche verso il bilancio dell’Agenda ONU per lo sviluppo sostenibile, countdown che si chiude nel 2030 quando saremo chiamati a valutare la capacità di risposta di ognuno alle sfide globali.
Le dimensioni che i Venti suggeriscono costituiscono l’architettura di Dove portano i Venti, programma dall’ambizione biennale, che si svilupperà a livello regionale, dal vivo e in streaming, con format consolidati e proposte inedite, per mobilitare l’opinione pubblica sulle sfide più urgenti, locali e globali, con uno sguardo privilegiato al mondo della formazione e alle nuove generazioni.
FEBBRAIO
A cominciare dai Progetti Integrati 2021, frutto della filosofia collaborativa degli Enti partecipanti del Polo, come Polo Internazionale. Avere Vent’anni in…, cinque appuntamenti per approfondire lo stato dei diritti umani attraverso lo sguardo dei ventenni in cinque stati: Turchia, Egitto, Balcani, Siria e Libano – coordinato dalla Fondazione Vera Nocentini e dall’Istituto di Studi Storici Gaetano Salvemini.
Il progetto si apre questa settimana (22 febbraio), con un’azione a sostegno dei diritti umani: a un anno dalla carcerazione di Patrick Zaky – attivista e ricercatore all’università di Bologna detenuto in Egitto – negli spazi del Polo del ‘900 troverà posto l’installazione #unasediaperZaky dell’artista Gianluca Costantini, immagine scelta da Amnesty International come simbolo della campagna per la sua liberazione. L’immagine di Zaky accompagnerà tutti gli eventi della programmazione 2021. A partire da maggio, si entrerà nel vivo delle attività con il primo appuntamento Avere vent’anni nei Balcani.
MARZO
Il mese di marzo si apre su due temi centrali per la programmazione 2021 del Polo: futuro e ambiente.
Con VentiTrenta. Aspirazioni, capacità e progetti per cambiare il prossimo decennio verranno esplorati una vasta gamma di “scenari futuri”: da rappresentazioni e interpretazioni su trend, scenari e previsioni possibili alla dimensione progettuale a breve e medio termine.
Un percorso, coprogettato dal Polo del ‘900 e Forwardto – Studi e competenze per scenari futuri, fatto di talk, laboratori, workshop in partenza il 16 marzo con Visioni 2040 e strategia 2025, tra riflessioni e risultati a partire da un esercizio di immaginazione di futuri desiderabili condotto con metodi di foresight da parte di un centinaio di cittadini di Torino, da seguire sui canali del Polo – nell’ambito del progetto Felicità Civica in collaborazione con ass. Nessuno/Lombroso16.
Con I Venti dell’ambiente, invece, avrà inizio un percorso di meteorologia sociale, volto a indagare il tema della sostenibilità, interconnesso a economia, società, ambiente e cultura.
Nel workshop di apertura, 24 marzo alle ore 17.30, coprogettato con Nesta Italia, Arts and technology for Climate Change, a confronto arte e tecnologia per sensibilizzare e mobilitare sui temi del cambiamento climatico, in una diretta streaming da seguire sui canali social del Polo e di Nesta Italia, con l’intervento di Joseph Grima, Marco Scotini, Olga Kisseleva, Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, nell’ambito del progetto S+T+ARTS.
Molti altri progetti di Dove portano i Venti si attiveranno progressivamente nel corso dell’anno.
Come Dirittibus, che a partire dal mese di aprile trasformerà un bus in un museo itinerante arricchito con oltre 150 libri sui diritti, uno spazio aperto a eventi educativi, ludici, performativi in dialogo con i quartieri della città – guidato dal Museo Diffuso della Resistenza, in collaborazione con le Biblioteche Civiche.
Lo sport diventerà un prisma per interpretare le sfide attuali, ripercorrendone l’epopea dagli anni Venti del Novecento fino a oggi, con Sfide Sconfinate. Lo sport che cambia il mondo – coordinato dall’Unione Culturale Franco Antonicelli. Lo sport sarà anche il focus di N, magazine del Polo del ‘900, con un numero dedicato in uscita a maggio.
Con 9Cento Storie. Le culture politiche alla prova del tempo presente, un’indagine sulle culture politiche del Novecento e del loro significato oggi, attraverso sette protagonisti del Novecento d’ispirazione per i giovani – coordinato dal Centro Studi Piero Gobetti (settembre).
Alfabeto civico. Parole in gioco, un inedito percorso di didattica, rivolto a studenti dai 14 ai 19 anni, porterà il Polo del ‘900 e i suoi Enti all’interno delle scuole, per studiare l’educazione civica attraverso il gaming – capofila Fondazione Carlo Donat-Cattin, nell’ambito del Bando Civica di Compagnia di San Paolo (marzo).
Proseguiranno nel corso dell’anno importanti collaborazioni con Biennale Democrazia e con i festival Archivissima, CinemAmbiente, Lovers, Salone Internazionale del Libro di Torino e Festival delle Colline Torinesi sui temi dell’ambiente, dei diritti e delle nuove generazioni.
Continueranno i lavori di integrazione e valorizzazione dei patrimoni culturali custoditi dal Polo del ‘900 e dagli Enti partner grazie a 9centRo, hub degli archivi digitali del Polo, che nel 2021 amplia l’offerta integrando i patrimoni archivistici storici del Politecnico di Torino. L’importanza di valorizzare i patrimoni custoditi si concretizza in un progetto integrato dedicato: Archivi Con-nessi, con inediti percorsi di storytelling digitale per avvicinare nuovi destinatari alle fonti d’archivio – coordinato dall’Istituto Piemontese Antonio Gramsci (aprile).
Gli archivi saranno protagonisti anche della mostra 50 anni Fuori!, ospitata dal Polo del ‘900, curata dal Museo della Resistenza in collaborazione con la Fondazione Penna / Fuori! in occasione del cinquantesimo anno dalla nascita del Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano (settembre).
Altri percorsi espositivi abiteranno il Polo del ‘900 nel corso del 2021, a cominciare da “75 anni dopo. La liberazione di Torino nelle fotografie di Felix de Cavero” (in corso), “Ricordati di non dimenticare. Nuto Revelli, vita per immagini” (aprile), “Dai medici condotti al Sistema Sanitario Nazionale” (maggio), e dal percorso multimediale “Amazonia. The deep breath of the world” (ottobre).
Continuano anche per tutto il 2021 i contest creativi Accendi la Resistenza dell’Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza, Filmare la Storia dell’Archivio Nazionale della Resistenza, HOME – House of Memory & Engagement dell’Istituto Gramsci, il Club dei Creativi del Centro Pier Giorgio Frassati e i progetti didattici Linguaggi della Contemporaneità con la Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo, e Novecento: storie di passaggi e di diritti – 1920-2020: Diritti conquistati, diritti negati, dell’Istoreto. Si avvia, inoltre, una collaborazione con la rivista Doppiozero su tutto il programma dei Venti. Continuano anche per il 2021 le attività di animazione territoriale in collaborazione con la Portineria di Comunità della Rete Italiana di Cultura Popolare. Il tema dell’Europa verrà sviluppato nell’ambito di un progetto promosso da Fondazione Compagnia di San Paolo sui giovani e l’Europa.
Tre progetti speciali completano il programma 2021 con numerosi momenti di approfondimento che avranno luogo nella seconda metà dell’anno: Colonialismo, a cura dell’Archivio Nazionale della Resistenza; Tra guerra e dopo-guerra: una tregua, un nuovo inizio dedicato a Primo Levi, a cura del Centro Internazionale di Studi Primo Levi, e infine DuemilaVenti. Retrospettiva, critica generazionale sul 2020, a cura del Centro di Studi Piero Gobetti.
Dove portano i Venti, programmazione 2021 del Polo del ‘900 e dei suoi 22 Enti partner, in collaborazione con una fitta rete di realtà nazionali e non, è stata pensata in forma doppia e ibrida, da seguire in presenza in Via del Carmine, 13 e 14 a Torino, secondo le norme di sicurezza in vigore, e online sui canali web del Polo del ‘900.
Per tutti gli aggiornamenti: www.polodel900.it.
Sergio Soave, presidente della Fondazione Polo del ‘900: “Ho temuto, in questi mesi, che la pandemia costituisse un ostacolo per la vita e l’identità del Polo del ‘900, e ho tante volte pensato che il malefico virus avesse ahimè ridotto il “treno ad alta velocità” con cui si procedeva speditamente. Per fortuna non è andata così e, sebbene fortemente rallentata da tutti i vincoli delle chiusure, la nostra attività ha saputo trovare nuove vie che ci hanno permesso di ripartire con tutta l’energia, l’inventiva e la passione con cui ci si è mossi nei tre anni precedenti. Ne è un esempio questo programma “Dove portano i venti”, costruito grazie all’apporto e al confronto reciproco di tutte le fondazioni afferenti al Polo che sentitamente ringrazio. Chi avesse pensato che per noi i venti, cioè gli anni Venti, significassero solo una rimemorazione del decennio fatale del secolo scorso, sarà forse sorpreso dalle molteplicità di significati e di indicazioni che quel semplice titolo comporta. Certo sarà importante recuperare e ridiscutere la memoria di eventi, personaggi, esperienze del passato, ma, come si vede, lo si farà per affrontare i temi cruciali che questo decennio del nostro secolo pone alla cultura e, conseguentemente, alla politica, all’economia, alla società. Lo spettro molto ampio di argomenti e di tematiche sarà inoltre affrontato cercando linguaggi nuovi adatti all’incontro con le giovani generazioni, primario obiettivo del nostro quotidiano impegno. Qualcuno ha detto che, per parlare con loro, dovremmo intanto definirci “Polo del 2000”. Si vedrà, ma intanto, senza rinnegare origini e vocazioni, “i venti del 2000” soffieranno proprio in quella direzione”.
Alessandro Bollo, direttore della Fondazione Polo del ‘900: “Un programma di eventi e attività di respiro biennale, che delle grandi sfide del nuovo decennio fa il suo focus centrale. Dove portano i Venti è il risultato della collaborazione e del lavoro corale del Polo e dei suoi 22 Enti partner; un percorso che ha coinvolto moltissimi compagni di viaggio del panorama nazionale e internazionale grazie ai quali il tema dei Venti troverà espressione in numerose forme e linguaggi. Sarà un programma ibrido, pensato non solo per (r)esistere alla prova del Covid-19, ma per sperimentare nuove modalità di fruizione, dal vivo e online e che coinvolgerà numerosi spazi aperti del territorio a Torino e in Piemonte. La componente digital rimarrà molto viva, nel corso del 2020 abbiamo avuto la possibilità di sperimentare numerosi format digitali che viaggiano molto oltre le mura del Polo: maratone online, podcast e contenuti on demand, accolti con grande interesse dai nostri interlocutori abituali e non, che miglioreremo ulteriormente per permettere ai nostri pubblici, vicini e lontani, di partecipare alle tante iniziative pensate per loro. Per cominciare un percorso insieme che indaghi i problemi più urgenti del presente e che con la stessa urgenza trovi delle risposte per spostare anche di un solo centimetro la direzione in cui vogliamo che vada il decennio a venire”.
Torino, città nella quale Filippo Juvarra ebbe un ruolo di primo piano per quasi 20 anni e che conserva la più grande collezione al mondo di opere juvarriane presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino con il nome di “ Corpus juvarrianum “, dedica al grande architetto messinese la mostra “ Filippo Juvarra regista di corti e capitali dalla Sicilia al Piemonte all’Europa”.
Per prenotazioni:
La sua scomparsa lasciò orfana della sua guida un’azienda presente su tutti i maggiori mercati internazionali, con oltre 35mila dipendenti, di cui oltre la metà all’estero, e un progetto culturale, sociale e politico di grandissima complessità, dove fabbrica e territorio – in particolare Ivrea e il canevese – erano “indissolubilmente integrati in un disegno comunitario armonico”.
ancor oggi attualissime e testimoniano la sua capacità visionaria. Adriano Olivetti fu capace di portare l’ azienda di famiglia a competere alla pari con i giganti del mercato mondiale della sua epoca, trasformando la città “dalle rosse torri” nella capitale dell’informatica, riconosciuta recentemente dall’Unesco nella sua lista del patrimonio mondiale come “Ivrea, città industriale del XX secolo”. Un sogno industriale, quello di Adriano Olivetti, che logicamente mirava al successo e al profitto ma proponeva anche un progetto sociale che implicava una relazione del tutto nuova e compartecipativa tra imprenditore e operai, oltre a un rapporto qualitativamente alto tra quella che era stata la “fabbrica in mattoni rossi” e la città, capoluogo del Canavese. Gran parte della storia intellettuale e sociale dell’esperienza olivettiana che trasformò Ivrea nella “Atene degli anni ‘50” è raccolta nei libri pubblicati dalle Edizioni di Comunità, la casa editrice fondata nel 1946 da Adriano Olivetti.
Il prof. Quaglieni ha conosciuto personalmente l’avvocato Agnelli e parlerà dei suoi rapporti con Mario Soldati. Dichiara Quaglieni “Voglio far rivivere un grande protagonista dell’Italia del secolo
Il vento della contestazione era entrato a pieno titolo nelle stanze della chiesa e degli oratori. Soprattutto giovani che , oltre che pregare intervenivano nel sociale. Erano anni in cui Giorgio Gaber cantava : libertà è stare sopra un albero , la libertà è partecipazione. In questa suddivisione, qualcuno ne fece le spese, diciamo così, di identità. Come via Bra o via Cuneo, immortalata da Gipo Farassino. Lui che da quelle parti di Barriera ci è nato. Anche mia madre è nata in via Cuneo. Case di ringhiera. Era una sartina . Classe ’29 e finita la quinta elementare a lavorare. Gruppo Tessile Biellese poi diventato Marus e poi diventato Facis. Il padre era morto nei primi tre mesi in guerra, pleurite fulminante. La nonna abitava ancora da quelle parti. Maria Borletti (mia madre), per lei non aver potuto studiare fu un dramma. Con le 150 ore, studio e lavoro prese la licenza media. Leggeva, leggeva tanto. Magari in modo caotico, ma leggeva. Era orgogliosa d’ aver fatto la scuola di partito a Fagetto Lairo. Una villa del Partito, sul lago di Como, adibita a scuola. Mensa, sala riunioni e piccole stanze dove si studiava. I dirigenti nazionali insegnavano. C’era anche una piccola stamperia per le dispense. Poi esame con relativi voti. Suo zio Pietro Moschelli , scappato dall’ Italia e dal fascismo, fu rifugiato politico a Mosca. Maresciallo dell’Armata Rossa e direttore di fabbrica. Si portò dietro la famiglia. Moglie e due figli. L’ uomo si laureò in ingegneria e la donna in medicina. In Italia non poterono esercitare perché la laurea presa in Urss non era riconosciuta. Soprattutto con la cugina mi facevano raccontare la sua esperienza scolastica. Mamma mia quanto studiavano. La cosa, però, che la terrorizzava maggiormente erano gli esami per potersi iscrivere alla Gioventù Comunista Russa. In particolare le modalità d’ accesso. L’ estrema selezione. Ora, può sembrare, al limite dell’assurdo. Allora no. Era pura e semplice promozione sociale. Partivano dalle case di ringhiera, con i servizi in comune e poi si laureavano. Confesso, anche per il sottoscritto mi sembrava decisamente esagerato. Ora , vicerversa , l’ ignoranza imperante è, decisamente eccessiva. La nonna materna arrivava da Linguaglossa in Provincia di Catania. Ai piedi dell’Etna. Metà strada tra Catania e Bronte, famosa per i pistacchi e il massacro del garibaldino Nino Bixio. A 20 anni sono andato alla ricerca di antenati. Al cimitero, tra vecchie lapidi. Terra nera e porosa del vulcano. Classiche case basse fatte, ancora di tufo Anche lì c’era qualcosa delle case di ringhiera di Barriera. Una Barriera che non si sarebbe sviluppata così se non ci fossero stati gli emigranti dal Sud. Molti arrivavano, come prima tappa a Porta Palazzo. Si sa, prima il capofamiglia. Dopo le famiglie. Sicuramente grandi lacerazioni, sradicamenti, ma anche grandi speranze. Forti identità paesane. Lucani con lucani, calabresi con calabresi, siciliani con siciliani. I pugliesi ” invasero ” piazza Foroni. Cambiò persino la toponomastica. Divenne piazza Cerignola. Ancora oggi si possono comprare i più buoni taralli di Torino. Il più delle volte le comunità si facevano associazioni. Riferimento culturale e politico. Queste associazioni sono entrate a pieno titolo nelle dinamiche, sociali e politiche della città. Un esempio per tutti e l’associazione lucana Carlo Levi, fondata ed attualmente diretta dalla Famiglia Cerabona. Prospero Cerabona , consigliere comunale Pci negli anni 80 sbattè la porta in polemica con Diego Novelli. Lucano , emigrato dalla Lucania. Orgoglioso delle sue origini contadine. Dalle parti di via Ternengo c’ è una delle più belle biblioteche.






