Il Gruppo Consiliare Torino Libero Pensiero e
l’Associazione Culturale Libero Pensiero organizzano:
SECONDO COSTITUZIONE
La pena carceraria
Mercoledì 15 Marzo ore 18.00
Sala delle Colonne
Palazzo Civico
Piazza Palazzo di Città 1, Torino 10122
L’associazione culturale Libero Pensiero, è attiva in ambito culturale e politico e promuove incontri ed iniziative, per offrire occasioni di riflessione, partecipazione, esprimendo attenzione e interesse nel cogliere i temi sociali più significativi dell’attualità e le dinamiche che li sovrintendono. Da poco ha rinnovato le sue cariche, confermando Pino Iannò, come Presidente che porterà il proprio saluto e ha organizzato un incontro dal titolo:
“SECONDO COSTITUZIONE”
La pena carceraria
La scelta del tema e del titolo è stata fatta per divulgare e conoscere i contenuti ed i valori della Costituzione italiana e parallelamente affrontare un tema molto delicato come la pena carceraria.
Per l’occasione sono stati chiamati relatori esperti, che sapranno mettere in luce le problematiche, le criticità cogenti come le soluzioni e le proposte per offrire un quadro articolato da cui trarre una maggiore comprensione del fenomeno.
L’obiettivo specifico della tavola sarà quello di fare chiarezza sulla funzione e la dimensione reale del sistema carcere.
Parteciperanno alla tavola rotonda professionisti di comprovata esperienza sul tema:
il Direttore del carcere milanese di Bollate Giorgio Leggieri,
la scrittrice Sybil von der Schulenburg,
fondatrice dell’associazione “Artisti dentro Onlus”
l’Architetto Cesare Burdese, esperto in edilizia penitenziaria
Davide Mosso, Avvocato della Camera Penale Vittorio Chiusano
Modera l’incontro
Edmondo Bertaina, Direttore GazzettaTorino
L’incontro è libero e aperto a tutti.
La molteplicità delle tematiche sociali richiamate dagli articoli delle norme costituzionali saranno oggetto di interviste rivolte a figure professionali che quotidianamente le affrontano. Le interviste verranno pubblicate su GazzettaTorino, testata online cittadina con cui è stata avviata una collaborazione.
I contenuti delle interviste e delle tavole rotonde andranno a costituire la collana SECONDO COSTITUZIONE con la pubblicazione dei “Quaderni di Libero Pensiero”.

A quel primo incontro con Roberto (braccia rubate alle spiagge riminesi) si accompagnò il bonario sorriso di un altro collega con cui avrei stretto fin da subito una profonda amicizia, quel Franco Molinaro calabrese di Paola che insegnava Educazione Tecnica e che addosso sembrava portarsi in modo assolutamente garbato e discreto una silenziosa e tenera malinconia, legata forse alla memoria della sua terra e dei famigliari che aveva da poco lasciato. Ben arrivato, mi disse Franco mostrandomi i cassetti personali degli insegnanti. Avanti tutta, fratello!Mi rincuorò, porgendomi la mano con un gesto pontificale, il tonante a valanga – jeans, una piccola croce sul maglione a girocollo blu e ciuffo ribelle catapultato in fronte – don Ruggero Marini, vicentino di Thiene e collega di Religione che quattro anni dopo celebrerà le mie nozze con Patrizia. In fondo il Bronx è tutta un’altra cosa, gli fece eco Rodolfo D’Elia, saggio collega di Inglese che, in ricercato look english riattato alle esigenze del luogo, mi spinse sottobraccio in corridoio ( il braccio della morte mi “rassicurò” un’altra avvenente collega di Lettere che sembrava per caso appena piombata lì da Marte) verso l’aula a me destinata. Una Terza: sezione F. Una ventina di facce incuriosite. Neppure un accenno ad alzarsi in piedi. Comodi, comodi!Voce tremula e battutaccia da “splendido” che non arrivò, manco di sghimbescio, com’era prevedibile, ai mittenti. Così tanto per conoscerci, io mi chiamo Gianni Milani… Embé e a noi?! La muta risposta che mi parve di intuire sulle facce dei più. Alzai lo sguardo e – chissà perché – fu allora che in testa, mi risuonò come pura energia la voce rabbiosa e arrugginita del “Boss”, in quel pezzo memorabile che ogni mattina facevo risuonare, volume a palla, nella raffazzonata autoradio della mia vecchia Carolina: We gotta get out while we’re young/ Cause tramps like us, baby we were born to run /Dobbiamo fuggire finché siamo giovani … o finché siamo in tempo?mi veniva da correggere e interpretare, se non fosse che subito dopo mi sentivo patentato dallo stesso “Boss” ad essere nato per correre.
Restai dunque ancorato a quei giovani occhi – una quarantina – che mi sfidavano, chi più chi meno, con grintosa strafottenza. Ce l’avrei fatta? Dovevo. Dovevo correre. Correre e non fuggire! Ricacciare e spernacchiare quell’ intrigante voglia di vil fuga. Davanti a me, una corsa che più a ostacoli non si poteva. Ma uno per uno, quegli ostacoli me li sarei pappati tutti. A quel punto ne ero fortissimamente e – forse con una buona dose di presuntuosa incoscienza – più che mai certo e convinto.
