Per il Primo Maggio e a Torino Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato una serie di eventi per celebrare questa importante giornata dedicata al lavoro, all’insegna di “lavoro, tolleranza, partecipazione”. Il ritrovo è in programma alle 9 in Piazza Vittorio, da dove una sfilata partirà alle 9:30 per raggiungere Piazza San Carlo. Al termine della sfilata, Domenico Lo Bianco, segretario generale della Cisl, terrà un comizio in rappresentanza dei tre sindacati. Durante l’evento, interverranno rappresentanti della Gioventù Operaia Cristiana, lavoratori e dipendenti di varie aziende di Torino. Il sindaco Stefano Lo Russo ha sottolineato l’importanza del lavoro per la città e l’assessore regionale Andrea Tronzano ha elogiato il dialogo costruttivo tra i sindacati e le istituzioni locali.
Toh, tieni il cellulare
A quanti di noi è capitato di andare al ristorante e vedere bambini chiassosi, in giro fra i tavoli e le gambe dei camerieri, mentre i genitori chiacchierano tranquillamente con i commensali addentando questa o quella portata?
L’altra possibile scena è quella dei bambini, seduti a tavola ma ipnotizzati dallo smartphone di mamma o papà, che possono finalmente mangiare tranquilli mentre i pargoletti aumentano il loro grado di asocialità grazie all’incapacità dei genitori di essere tali. Lo sguardo catatonico, la totale avulsione dalla realtà per connettersi con un mondo virtuale denotano quale danno sia già stato compiuto a danno delle loro menti.
Anni addietro l’abitudine di recarsi al ristorante non era così radicata come oggi e se, da un lato, anche un bambino reggeva la noia di 2 ore al ristorante, dall’altro i genitori stessi facevano ricorso alla cena (o al pranzo) fuori solo in occasioni particolari (ritrovo dopo le ferie, compleanno, anniversario) per cui vi arrivavano preparati psicologicamente.
Ora che al ristorante si va anche più volte alla settimana, si è più stressati ed anche gli inetti si sentono in dovere di riprodursi, il contatto diretto genitori/figli diventa difficile; lo è anche a casa, ma almeno lì’ non infastidisci gli altri commensali, i camerieri e gli stessi compagni di tavolo.
Nell’ambito delle mie amicizie cerchiamo sempre di coinvolgere i piccoli nelle serate al ristorante, parlando con loro, chiedendo informazioni sull’andamento a scuola (o all’asilo) o sulle amicizie scoprendo che, talvolta, si confidano più con amici dei genitori che con i genitori stessi. Talvolta si programmano insieme alcuni eventi più adatti ai piccoli che agli adulti ottenendo in cambio, quasi fosse un tacito patto sinallagmatico, la loro attenzione e la loro riconoscenza anticipata; se poi sono bambini particolarmente vispi gli si può proporre, in cambio di educazione durante una cena un’attività dove brucino energie, si svaghino, socializzino tra di loro.
E’ palese che la maggior parte dei genitori non sappia più rivestire questo ruolo, a casa come a scuola, in ospedale come ai giardini pensando di poter dettare legge con l’ignoranza di cui abbondano in tutti i campi, con la violenza verbale e fisica e, soprattutto, non avendo capito che ottengono l’effetto contrario: mostrare ai figli come non ci si deve comportare, da quali genitori questi abbiano avuto la sfortuna di nascere e, in primis, che non vi siano regole da rispettare ma che ognuno viva nel proprio far west.
Non si spiegherebbe, altrimenti, perché se l’insegnante scrive una nota all’allievo, il suo genitore (normalmente il padre, unico ruolo che ricopre volentieri quando non è davanti alla TV) si sente autorizzato ad insultare il docente anziché cercare di capire e, molto probabilmente, rimproverare il figlio spiegandogli perché abbia sbagliato.
A partire dagli anni ’70 si è diffusa l’abitudine di relazionarsi tra figli e genitori come se si fosse amici, dove i figli possono sì parlare di tutto con i genitori, ma dove i genitori non si comportano come tali, rimproverando, insegnando e cercando di comprendere ma costituendo una complicità che non permette di correggersi, di imparare e di mantenere una pur semplice gerarchia.
Platone, vissuto a cavallo tra IV e V secolo a.C., sosteneva già 2500 anni fa che “[..] E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non è più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti, le stesse considerazioni dei vecchi, e questi, per non parer troppo severi, danno ragione ai giovani. In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo per nessuno. In mezzo a tale licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia.”
Mi pare evidente che sia urgente intervenire per salvare quel poco che rimane di salvabile.
Sergio Motta
“Investi su di te. Investi sugli altri” è lo slogan che rappresenta e accompagna il progetto “Impresa sociale- Coesione, Sviluppo, Lavoro” promosso dall’Associazione Volontariato Torino VolTOETS, con il sostegno della Camera di Commercio di Torino.
Le intenzioni del progetto sono quelle di mettere a disposizione degli enti del terzo settore ai futuri imprenditori sociali e cittadini, iniziative e servizi utili a strutturare idee imprenditoriali in campo sociale attraverso lo svolgimento di una o più attività di interesse generale.
Prenderà il via lunedì 8 maggio un ciclo di quattro seminari con la partecipazione di esperti e organizzazioni nell’area metropolitana di Torino, capaci di promuovere l’ecosistema dell’economia civile, di impatto e di innovazione sociale.
Gli incontri sono rivolti a enti del terzo settore interessati a convertirsi in impresa sociale, imprese sociali già costituite e aspiranti imprenditori sociali, nonché a chiunque abbia interesse ad approfondire le tematiche in oggetto e le sfide che sono presenti nel campo del welfare.
Lunedì 8 maggio prossimo, via telematica, sarà possibile seguire l’incontro dal titolo “A Torino, in Piemonte, in Italia, in Europa” si tratterà di un incontro introduttivo in cui verrà tracciato il profilo delle imprese sociali che imperano nel tessuto territoriale torinese e piemontese, ma anche in ambito nazionale.
Saranno relatori Alberta Coccimiglio nell’Osservatorio Imprenditorialità Sociale della Camera di Commercio di Torino, per una panoramica su Torino e il Piemonte Felice Scalvini, direttore Responsabile della rivista Impresa Sociale, per una panoramica italiana e Giulia Galera per una panoramica europea.
Lunedì 15 maggio, in presenza dalle 18 alle 20, si terrà una conferenza dal titolo “Impatto sociale. Una sfida per il terzo settore”, che avrà sede nei locali del Volontariato Volto ETS in via Giolitti 21.
Verrà messo al centro del dibattito il tema delle generazioni e della valutazione dell’impatto sociale come strumento per misurare la sostenibilità ambientale, sociale e finanziaria delle attività promosse dai soggetti profit e non profit.
Saranno relatori Paolo Biancone del Dipartimento di Management dell’Università di Torino, Mario Calderini di Torino Social Impact e Lavinia Pastore di Open Impact.
Lunedì 22 maggio prossimo, in modalità online, si parlerà diImprese ibride e modelli di innovazione per generare valore. Il focus sarà sulle tematiche del profit, no profit, pubblico e privato, lavoro e volontariato. I confini tra queste dimensioni appaionosempre più sfumati di fronte alla comparsa di sfere ibride, in cui si realizzano molteplici modalità di produzione di valore da parte delle imprese di capitali, organizzazioni non profit e amministrazioni pubbliche.
Lunedì 5 giugno, in presenza, dalle 18 alle 20, presso la sede del Volontariato Torino ETS, si farà il punto sulla situazione dei servizi utili alla costituzione di un’impresa sociale.
Saranno relatori il Segretario generale della Camera di Commercio, Guido Bolatto, Luigi Bobba, Presidente Osservatorio Terzjus, Dimitri Buzio, presidente Legacoop Piemonte, Gianni Gallo, presidente di Concooperative Piemonte Nord, e Laura Orestano, amministratrice delegata Social Fare.
La partecipazione agli incontri è libera e gratuita fino a esaurimento dei posti disponibili. Per gli incontri che si svolgeranno in modalità telematica, con piattaforma ZOOM, verrà inviato il link di accesso via mail alle persone iscritte.
MARA MARTELLOTTA
Per maggiori informazioni Associazione Volontariato Torino VolTO ETS, via Giolitti 21.
Tel 0118138711.
centroservizi@volontariato.torino.it
I racconti dei migranti al Mei di Genova



Festa d’aprile per la libertà
Parola d’ordine: incapaci
PAROLA D’ORDINE: INCAPACI
Ho sempre pensato che, per giungere a posizioni apicali in un’azienda, per svolgere una libera professione o per assurgere a ruoli di spicco nel mondo della cultura, dell’economia o del lavoro occorresse la conoscenza della materia, supportata da un’esperienza sul campo unita alla voglia di imparare ed all’umiltà di non sentirsi mai arrivati o superiori agli altri.
E’ sotto gli occhi di tutti come, invece, il mondo si stia orientando verso l’utilizzo di perfetti imbecilli nelle posizioni più delicate e critiche di un’azienda o di un Ministero con i risultati che ogni giorno sono sotto i nostri occhi.
Quando anni fa ebbi la fortuna ed il privilegio di incontrare Sergio Marchionne, di lui mi colpirono soprattutto tre cose: la semplicità, la capacità di risolvere i problemi e l’essere controcorrente (quasi) sempre, a cominciare dall’abbigliamento.
Durante quell’evento raccontò di come, appena giunto In FIAT mentre questa perdeva milioni ogni giorno, non trovò nessuno negli uffici perché erano tutti in ferie. Resta famosa la sua frase: “In ferie da cosa?” E’ evidente che un manager capace avrebbe evitato la chiusura dell’azienda, come avveniva prima di Marchionne, perché la chiusura implica non produrre; inoltre, consentendo ai dipendenti di scegliere il periodo, avrebbe avuto intorno collaboratori più sereni e più collaborativi.
La capacità di risolvere i problemi fu quella che lo portò a far uscire la FIAT da Confindustria pena il non poter attuare le manovre da lui decise. Mi pare che i risultati si commentino da soli considerato che la FIAT, diventata in seguito FCA, ora Stellantis è ancora attiva, produce ed ha chiuso il bilancio 2022 con un utile netto pari a 16,8 miliardi di euro, in aumento del 26% rispetto all’esercizio precedente.
Fu proprio Marchionne a sostenere che “Non c’è nulla di nobile nell’essere superiore a qualcun altro; la vera nobiltà è essere superiore a chi eravamo ieri.”, ma l’unica cosa nobile che ci è rimasta pare essere il vino di Montepulciano.
Gli esempi di manager capaci, purtroppo, si riducono sempre più, complice l’incapacità di comprendere, analizzare, risolvere sia a livello imprenditoriale che politico.
Un’università del nord Italia, divenuta famosa per i managerformatisi presso di essa, è l’esempio più eclatante di come si possa rovinare un Paese fornendo schemi ed insegnamenti totalmente avulsi dalla realtà. In una riunione, uno dei relatori che aveva ottenuto alcuni master presso tale ateneo, dichiarò: “Bisogna prendere quelli bravi e farli diventare ancora più bravi” dimenticandosi totalmente dei mediocri e degli scadenti. Per fortuna l’Azienda per cui lavorava non lo ascoltò e, anzi, si comportò adottando il buon senso (che non si compra con la laurea) di aiutare i meno bravi anche adibendoli a nuovi incarichi più congeniali, spingendo quelli mediocri e riconoscendo il merito a quelli molto bravi. Buon senso batte ateneo 1-0.
Una caratteristica soprattutto italiana (e più in generale latina) è, poi, quella del nepotismo dove perfetti incapaci, spesso svogliati, ammaliati più dalla mutua che dalla postazione lavorativa vengono assunti da questa o quell’azienda per una marchetta da pagare a qualcuno potente, assumendogli il figlio o il nipote o l’amante che altrimenti resterebbero disoccupati a vita.
Se proiettiamo questo esempio a livello macroeconomico, in un Paese o in un intero ambito politico (locale, regionale, nazionale) è evidente come i danni possano essere, se non irreparabili, almeno difficili da ripristinare.
Basta un provvedimento legislativo errato (vedi art. 18 dello Statuto dei lavoratori) pomposamente presentato come Job acts(con l’inglese si riesce meglio a prendere in giro i sudditi) e anni di conquiste vengono distrutti: recuperare un diritto è molto più difficile che sancirlo per la prima volta.
La mania di copiare, solo quando conviene, le usanze estere porta troppo spesso ad adottare provvedimenti inconciliabili con la nostra cultura, con le nostre abitudini e necessità e, in generale, a provocare pochissimi vantaggi a fronte dei disagi generati.
Se anni fa la tendenza degli imprenditori, specie nel nord del Paese, era “Si è sempre fatto così, perché cambiare?” ora si procede nella direzione diametralmente opposta, cambiando per il gusto di cambiare, pensando di essere in linea con i tempi, senza dare il tempo al cambiamento di mostrare i suoi frutti.
E’ palese che vi sia, spesso, un interesse privato, del singolo o di qualche gruppo, affinché lo status quo si modifichi; un proverbio dice “Ciò che è male per uno, è bene per un altro”: se io sono un debitore un aumento dei tassi mi danneggerà, se sono il banchiere festeggerò ogni aumento.
Antonello Venditti espresse bene questo concetto nel brano “L’uomo falco”:
L’uomo falco vola in alto
Sul suo trono di diamanti
Per natura nega sempre
Ed è muto come un pesce
Lui è un uomo falco
Se, poi, un falco si avvale di incapaci potete immaginare quale sarà il destino di un’impresa o di un Paese.
Sergio Motta
TORINO, LA PROIEZIONE DEL FILM SABATO 22 APRILE ALLE ORE 17
Partecipa il critico cinematografico Sergio Toffetti

Ha inaugurato ieri Divas – Dog Portraits la prima mostra ospitata dalla Residenza Sabauda Villa della Regina. Quaranta scatti del fotografo Francesco Pergolesi magistralmente dialoganti con le maestose ed eleganti sale della Villa gioiello seicentesco. Ogni scatto è il ritratto di un cane in un “interno”, la sua casa, della quale è protagonista assoluto.
Francesco Pergolesi realizza in ogni foto un “teatro privato”, imbastisce un canovaccio con le costellazioni di oggetti che trova in ogni stanza, li reinventa, ne riplasma forme e colori, talvolta li trasfigura, altre volte aggiunge elementi scenografici inventati apposta, seguendo una suggestione artistica sempre dotta e attraverso il ritratto del cane – ed il dialogo con gli oggetti – ricostruisce un meta-ritratto del compagno umano in una scenografia tutta concettuale.
Anche i titoli delle opere sono, talvolta, citazioni.
Così “Il Casellante”, richiama il titolo di un libro di Andrea Camilleri, caro al fotografo, e ritrae un pastore tedesco che osserva trenini e locomotive d’epoca, disposti a mimare stazioni e strade ferrate e sembra regolarne il flusso.
“Il bagnante”, invece, è un delizioso pastore maremmano quasi sorpreso dall’occhio dell’artista (ed io immagino nel prima di questa “scena” un “ma dov’è finito?” pronunciato in corridoio) nella stanza da bagno accanto alla vasca e ad una nuvola di schiuma e i bagliori dell’acqua versata per terra.
L’ispirazione, dichiarata dall’artista, va al ritratto di Jean Auguste Ingres de “La bagnante di Valpinçon”, di cui riprende, scrive la curatrice Carla Testore, “la delicatezza cromatica, l’atmosfera intima e riservata delle proporzioni. Un’interpretazione in chiave ironica avendo inserito al posto del nudo femminile un esemplare di maremmano maschio dal temperamento incontenibile ed una corporeità imponente.”
Così, “L’Armadio”, attraverso il delizioso chihuahua quasi nascosto tra le borse, immaginiamo il ritratto della “sua” signora.
Non lascia dubbi su chi sia il vero signore e padrone del “Kingdom”: un Cavalier King, ci guarda tronfio dall’alto di una scala, dalla quale domina soprattutto il cuore dei suoi amati umani. Non a caso, su di lui campeggia una coloratissima installazione “LOVE”.
In “Eden”, liberamente ispirato al “Cacciatore di Farfalle” di Carl Spitzweg, un cane da caccia è raffigurato col naso all’insù rivolto verso uno sciame di farfalle dalle quali è affascinato. Le farfalle sono realtà o “artificio”? Poco importa perché Pergolesi ci trasporta sempre in una dimensione ludica quasi onirica.
Difficile fermarsi qui, tanto questi ritratti sono seduttivi, anche e soprattutto nel dialogo con la Villa, luogo eletto e fortemente voluto dalla curatrice Carla Testore che ne ha intuito la forte sinergia con le fotografie di Pergolesi. Un piccolo presagio che fosse il luogo giusto per la sua mostra, la curatrice, ci racconta, di averlo scoperto facendo un sopralluogo nel parco dove fa bella mostra di sé proprio la statua di un cane. L’itinerario, quasi una caccia al tesoro, tra gli interni e gli esterni, guida il visitatore attraverso la residenza che eccezionalmente ha aperto al pubblico il Padiglione dei Solinghi e alcune parti del Giardino, oggi curato dai giardinieri della Reggia di Venaria, come ci mostra la direttrice della Villa, dottoressa Chiara Teolato.
Il vecchio e il nuovo, la Villa gioiello barocco e l’arte contemporanea, un’occasione per far conoscere la residenza ad un pubblico più ampio.
E proprio qui, nel Padiglione in cui il Cardinale, poi divenuto Principe, Maurizio riuniva i dotti filosofi e scienziati dell’Accademia dei Solinghi, da lui fondata, troviamo i ritratti più “intellettuali”. Un bassotto è fieramente issato su uno sgabello dinnanzi ad una libreria colma di libri, spartiti che piovono dal soffitto. Un contrappunto tra ritratto e meta-ritratto, cane e compagno umano; questa mostra mira proprio ad indagare il rapporto tra l’animale e l’uomo, che si fa oggi sempre più intenso, quasi più “antropizzato”.
I cani hanno le loro ludoteche, spazi in cui si recano per socializzare, veri e propri “asili”, hanno dei dog-sitter, c’è una grande attenzione alla nutrizione, alla cura e alla terapia, si sono creati veterinari specialisti (cardiologi, ortopedici, oncologi, etc.), esattamente come i medici.
Il cane è, a tutti gli effetti, un membro della famiglia, anzi, un vero padrone di casa, come dimostrano queste fotografie nelle quali ciascuno di essi assume posture ed atteggiamenti che ne fanno, inequivocabilmente, dei “divas”.
Un ultimo cenno va all’associazione “The Others”, a Paola Rampini e Roberto Casiraghi, che hanno reso possibile la realizzazione, l’allestimento e la comunicazione di questa mostra.
Trovare un po’ di tempo per una visita, vale la pena, tanto per la mostra di Francesco Pergolesi, davvero sorprendente, quanto per visitare quel gioiello seicentesco, patrimonio dell’Unesco, che fu la dimora preferita di Anna d’Orleans, consorte di Vittorio Amedeo II, di qui l’appellativo Villa della Regina ed i suoi giardini, con le fontane, i giochi d’acqua restaurati e la bellissima vigna, una delle poche vigne metropolitane al mondo.
IRMA CIARAMELLA
Dal 20 aprile, al 25 giugno 2023
Orari di visita:
giorni feriali dalle ore 10:00 alle 18:00; prefestivi e festivi dalle ore 10:00 alle 19:00.
Chiuso lunedì, martedì e mercoledì.
Villa della Regina, Strada Comunale Santa Margherita 79, Torino
Moda e beneficenza con Crida Milano
Serata esclusiva lunedì all’insegna della moda e della beneficenza alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo con Crida Milano, astro nascente della moda firmato da Cristina Parodi e Daniela Palazzi.
La giornalista Cristina Parodi insieme alla storica amica stilista Daniela Palazzi hanno presentato a Torino il loro brand, CridaMilano, nel tempio dell’arte contemporanea e a fare gli onori di casa non poteva che essere un’altra icona di stile, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo.

L’azienda, nata tre anni fa a coronamento di un’amicizia ventennale, ha assunto nel giro di poco tempo una propria identità ben definita superando lo scoglio della pandemia. L’evento è stata l’occasione non solo per presentare la collezione Primavera-Estate 2023, ma anche per vendere una selezione dei propri capi a scopo benefico. Il 10% del ricavato sarà, infatti, devoluto all’IEO-CCM, l’Istituto Europeo Oncologia-Centro Cardiologo Monzino, di cui è presidente Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, per continuare a promuovere la ricerca su malattie che, proprio grazie ai ricercatori e al sostegno che ricevono, sono sempre più curabili.

Il marchio si contraddistingue per una femminilità sussurrata e raffinata, con i suoi abiti di un’eleganza senza tempo che ignorano i capricci della moda e che richiamano la sobrietà sabauda (sarà per via delle origini piemontesi di Cristina Parodi?). Grande anche l’attenzione alla qualità dei tessuti naturali al 100% con un occhio alla sostenibilità e alla durata dei modelli. Gli abiti lunghi e gli chemisier si prestano ad una grande versatilità, ad essere indossati dal giorno alla sera a seconda degli accessori abbinati.

L’idea è quella di abbracciare comodità ed eleganza venendo in contro a tipologie di donne diverse per fisico e per età. “Riviera” è il nome della proposta di stagione, che ci catapulta immediatamente nella scanzonata Emilia-Romagna, quindi un tripudio di colori brillanti: rosa acceso, verde mela, giallo oro, bruciato ma anche azzurro e blu elettrico. Fa capolino anche il rosso del modello Maranello, un omaggio alla terra simbolo della velocità e dei motori. Spazio poi anche le anticipazioni della prossima stagione, con i modelli della collezione autunno-inverno 2023-2024, dedicata proprio al capoluogo piemontese ed ispirata ad una donna che in questa regione ha lasciato il segno con la sua eleganza unica: Marella Agnelli. Raffinatissima, mai sopra le righe, dotata di uno stile personale e riconoscibile, Marella Caracciolo di Castagneto è stata molto più della moglie dell’avvocato Agnelli. Cosmopolita, collezionista e appassionata d’arte, designer e fotografa è stata l’incarnazione stessa di uno stile ancora attualissimo e contemporaneo che ha fortemente ispirato il brand.
GIULIANA PRESTIPINO