L’umanità ha più volte nel corso della storia modificato le abitudini per poi tornare sui suoi passi, per poi modificarle nuovamente.
Ne sono un esempio l’abbigliamento, che periodicamente torna di moda (pantaloni a zampa di elefante, per citare un caso) e l’arredamento, settore che ha visto sparire i mobili dei nostri nonni a favore dei mobili componibili per poi vedere comparire nuovamente quegli stessi mobili nei mercatini, presentati su riviste apposite, venduti spesso a caro prezzo e ricercati per il loro valore storico, per la storia che portano con sé ma, soprattutto, perché così è la moda.
Non dimentichiamo che, quasi esclusivamente nel mondo occidentale, c’è un’eterna rincorsa alla novità ed un consumismo sfrenato che ci portano a cambiare gli oggetti, anche se ancora perfettamente funzionanti e idonei allo scopo per cui li abbiamo comprati, soltanto per il gusto di cambiare, di far vedere agli altri il nostro nuovo acquisto e, purtroppo, non sentirci inferiori agli altri come se l’oggetto fosse lo status symbol anziché fingere di rappresentarlo.
Questo è probabilmente il motivo più frequente per cui cerchiamo di adeguarci alle mode in un crescendo rossiniano di spese, cambi, acquisti, vendite a prezzi irrisori perché l’acquirente è più furbo del venditore o, più spesso, abbandono dell’oggetto in fondo ad un cassetto o in cantina.
Come non bastasse, al danno economico si aggiunge lo stress della competitività a tutti i costi.
Conosco diverse persone che cambiano il cellulare ogni 6 mesi-1 anno (quindi ancora in garanzia) perché il modello successivo ha una fotocamera con una risoluzione maggiore (neanche dovessero fotografare una mosca sul marciapiede di fronte), oppure ha anche l’impronta digitale per sbloccarlo (se te lo rubano il dito ti serve a poco) o altre banalità simili.
Allo stesso modo vi sono gli acquirenti di televisori che passano da un modello a quello di dimensioni maggiori, non considerando che abitano in un appartamento e non in una sala cinema) e soprattutto che a distanza ravvicinata gli occhi si danneggiano.
Non dimentichiamo che quasi sempre i beni superflui vengono acquistati facendo ricordo ad un finanziamento, solitamente con un tasso di interesse diverso da zero, che aggiunge idiozia alla stoltezza.
Un mio conoscente batteva tutti i record. Sfogliava i volantini di alcuni ipermercati, vedeva se ci fossero offerte eccezionali (“solo oggi il tal articolo è scontato del 75%”) e lo acquistava (TV, stereo, smartphone) e, essendo nuovi e “in più” li lasciava nella confezione originale. Peccato che non utilizzandoli subito non si accorgesse di eventuali difetti di fabbricazione e quando si decideva ad usarli spesso la garanzia era già scaduta, il modello era obsoleto e, è capitato, fosse fuori produzione quindi eventuali ricambi fossero irreperibili.
Il consumismo è, ipso facto, uno stile di vita che induce profitti enormi per le imprese produttrici e per tutto l’indotto (dagli agenti di commercio ai trasportatori, ai pubblicitari, alla GDO ed ai commercianti minori) ma danneggia enormemente l’anello debole della catena: il consumatore finale.
Marketing strategico, esperti di comunicazione, strateghi dell’upselling e del cross-selling riescono a rendere appetibile un prodotto che, di per sé o per quell’utente, è superfluo se non addirittura inutile: un oggetto che svolge le stesse funzioni di quello in nostro possesso o è predisposto per un uso futuro che non si sa quando diventerà attuale, dimensioni ridotte di qualche millimetro vantate come un risparmio di spazio indispensabile.
Un paio di anni fa mi recai ad acquistare uno smartphone, perché l’altro si era suicidato nell’acqua: la commessa, proponendomi alcuni modelli nella fascia di prezzo che avevo indicato e che avessero ciò che mi serviva, mi propose un modello “che ha già il 5G”. Con la faccia più eloquente possibile feci notare alla signorina che al momento il 5G non era in funzione e che, quando lo fosse stato, il mio smartphone sarebbe stato già da cambiare; la signorina cambiò discorso.
E che dire del cambio di elettrodomestici per sostituire la nostra lavatrice classe A+ con una di classe A++ “perché consuma meno”? A fronte di un risparmio (per la sola lavatrice) di…. 10 euro al mese? spendiamo all’incirca da 400 a 600 euro, cioè il risparmio da 40 a 60 mesi di energia. Dopo tale periodo probabilmente avremo già cambiato nuovamente la lavatrice non avendo non soltanto risparmiato, ma speso di più per un cambio inutile. Moltiplicate questo discorso per lavastoviglie, freezer, frigorifero e asciugatrice e capirete quanto sia potente il marketing e quanto impotenti siamo noi.
Sergio Motta


Siamo giunti a Ferragosto che spesso si finge di festeggiare nella baraonda più assurda con locali affollati e gente che vive le vacanze come un mordi e fuggi generale. C’è chi parte alle 4 del mattino per qualche ora di spiaggia e rientra in giornata, come ha documentato la giornalista televisiva Eugenia Nante che ritorna sempre ogni anno nella sua Albenga per un po’ di giorni. La confusione non piace a molti ed ho sentito che dei miei amici tornano a Torino dal mare durante il Ferragosto per riappropriarsi della città deserta o quasi come turisti.
veniva a trovarmi a Bordighera dimostrava un attaccamento a quei luoghi e ad un comune amico in particolare, lo scrittore Guido Seborga, l’Hess della Resistenza e dell’impegno socialista all’Avanti che aveva poi abbandonato per dedicarsi alla pittura e alla scrittura nell’immediato entroterra bordigotto. Attorno al mitico locale “Chez Louis” in viale Italia si trovavano intellettuali come lui, Betocchi, Navarro (affezionatissimo di Bordighera e di Venezia per le sue vacanze) e Bruno Fonzi che a Bordighera dedicò il romanzo Tennis.
Ero un giovane universitario ed ho potuto partecipare di quel clima solo attraverso i suoi epigoni, notandone le profonde inquietudini esistenziali che non bastavano più le bevute a rasserenare. Hess, sicuramente il più affascinante e libero, era profondamente deluso e si poteva cogliere con immediatezza. Massimo Novelli ha scritto di lui in modo raffinato, cogliendone l’arte e il travaglio interiore profondo. Ho ritrovato nel mio archivio una lettera di Mario Soldati che allego. Essa riflette l’idea di vacanza di prima della II Guerra Mondiale e ci fa rivivere un’Alassio che non c’è più da tanto tempo. È un’Alassio profondamente legata a Carlo Levi che la amò tantissimo. Forse vale le pena di riportarla integralmente.
Anche i piaceri della tavola erano tornati a poter essere goduti .La nascita nel 1953 ad opera di Orio Vergani dell’Accademia Italiana della Cucina è emblematica. Un’amica che non cito scriveva di recente su Facebook: ”Toglietevi il trucco e i gioielli in spiaggia, tuffatevi con la testa sott’acqua, nuotate, arrampicatevi a piedi nudi sugli scogli, bevete vino vero, fumate, innamoratevi senza ragione, lasciate perdere calcoli e soldi. Dite” Ti amo”. Ridete. Donne, la vita è breve. Brevissima. Troppo breve per viverla impostate e guardinghe”. Anche i ridottissimi costumi femminili che hanno preso il posto dei topless, indicano una libertà provocante in spiaggia. Potrebbe essere il modo di pensare di un personaggio di Soldati, anzi di Soldati stesso. In effetti Ferragosto è il tempo ideale per l’amore, quello magari desiderato e inaspettato che nasce sulla spiaggia o in mille altri modi nella frenesia dell’estate. Non gli amori alambiccati e strani oggi tanto di moda, ma amori veri, autentici tra un uomo e una donna per scambiare tenerezza, complicità, piacere, gioia di vivere.
consentono più. Oggi c’è una cena in riva al mare a cui segue l’amore. Forse è un privilegio di pochi la cena, ma l’amore sfrenato senza lo stress della quotidianità può essere alla portata di tutti, come diceva Gino Paoli. Pavese che aveva un’inesausta “sete di tenerezza” non appagata scelse a fine agosto di porre drammaticamente fine al “Mestiere di vivere”. La voce della donna roca l’avrebbe salvato.