“MISURA ANCORA PARZIALE, IMPORTANTE ESTENDERLA FINO AL 2023”
A seguito dell’approvazione della mozione presentata da Forza Italia sulla definizione agevolata delle entrate comunali, approda oggi in Consiglio comunale la delibera della Giunta con il regolamento attuativo della misura.
Si tratta di un primo intervento in materia di definizione agevolata che, tuttavia, resta ancora parziale rispetto alla proposta del Capogruppo Federica Scanderebech, orientata a un’estensione più ampia della platea dei beneficiari. La possibilità per i cittadini in difficoltà di regolarizzare la propria posizione debitoria attraverso l’azzeramento di sanzioni e interessi e piani di pagamento più sostenibili non risulta infatti sufficientemente estesa per rispondere pienamente alle esigenze emerse. La misura presenta diverse criticità. La “rottamazione quinquies” nazionale, collegata alla Legge di Bilancio del Governo, prevedeva la possibilità di definire in maniera agevolata tutti i carichi affidati fino al 31 dicembre 2023, mentre il regolamento comunale limita tale opportunità ai soli carichi affidati entro il 31 dicembre 2020, scelta giudicata eccessivamente restrittiva rispetto all’impianto originario.
Una limitazione che rischia di escludere proprio i contribuenti in maggiore difficoltà economica, che avrebbero voluto regolarizzare integralmente la propria posizione. Per i carichi successivi al 2020, infatti, il regolamento prevede un meccanismo diverso: l’accesso alla definizione agevolata dei debiti più datati è subordinato al pagamento integrale anche delle posizioni successive, senza sconti su sanzioni e interessi e con la sola possibilità di rateizzazione.
La misura coinvolge circa 250 mila soggetti/contribuenti, per un ammontare complessivo di circa 500 milioni di euro tra imposte, interessi e sanzioni. Un dato che, secondo Forza Italia, conferma come il provvedimento non tenga pienamente conto della fase di difficoltà economica ancora in corso: se già al 31 dicembre 2020 risultavano morosi circa 250 mila soggetti/contribuenti, è evidente che una parte significativa non abbia potuto regolarizzare la propria posizione neppure negli anni successivi.
Non si tratta di agevolare chi potrebbe pagare ma sceglie di non farlo in attesa di futuri condoni. Proprio per questo la misura avrebbe potuto essere collegata all’ISEE, così da concentrare il sostegno su chi si trova realmente in difficoltà economica.
Sono stati presentati emendamenti migliorativi sulla tempistica e sulle modalità di pagamento, con l’auspicio che possano essere accolti per rendere la misura più equa ed efficace.
Forza Italia manterrà alta l’attenzione affinché Soris predisponga rapidamente la modulistica necessaria dopo la pubblicazione della delibera sul sito del Comune, evitando ritardi che potrebbero penalizzare i contribuenti interessati ad aderire.
Chi voleva avere la certezza quasi scientifica del decadimento morale, progettuale e politico del Parlamento italiano – e quindi della credibilità dei partiti e dei loro rispettivi capi – poteva tranquillamente ascoltare il dibattito che c’è stato recentemente al Senato durante il question time con la Premier Giorgia Meloni. Appunto, uno spettacolo decadente, inguardabile, inascoltabile e anche un po’ squallido. Una raffica di invettive personali, di insulti, di attacchi senza esclusione di colpi e, soprattutto, di battute. Le battute migliori e più pungenti – degne di un nobile ed antico bagaglino del grande ed indimenticabile Pippo Franco – hanno scandito il successo politico e mediatico di chi le ha pronunciate. Insomma, per farla breve, oggi per avere visibilità politica e mediatica negli infallibili talk politici televisivi serali occorre essere in grado durante il giorno di affastellare battute comiche, di far ridere l’uditorio, di attaccare violentemente il nemico politico, di irriderlo e ridicolizzarlo e, in ultimo ma non per ordine di importanza, di delegittimarlo sotto il profilo morale. Ecco il menù del dibattito ascoltato in Senato nei giorni scorsi e che, del resto, possiamo tranquillamente e soavemente registrare quasi tutti i giorni nelle aule parlamentari. Ora, nessuno pretende, come ovvio e persin scontato, di avere una classe dirigente politico e parlamentare anche solo lontanamente paragonabile a quella della prima repubblica. Ma, per essere ancora più chiari ed onesti con noi stessi, neanche pensiamo al confronto con quella dell’inizio della seconda repubblica. Purtroppo dobbiamo prendere amaramente atto che il tarlo del populismo anti politico, demagogico, anti parlamentare e qualunquista del grillismo – sub cultura principe di ogni forma di populismo – ha contagiato in profondità l’intera politica italiana. E anche settori che sono quasi antropologicamente alternativi, distinti e distanti da quella malapianta, hanno finito per mutuarne il linguaggio, il modo d’essere e lo stesso comportamento concreto. Al punto che lo stesso confronto parlamentare – se così si può definire – ha finito per diventare uno scontro permanente tra opposti populismi ed estremismi. Per queste ragioni, semplici ma essenziali, credo di potere sostenere che siamo arrivati ad un bivio. E cioè, o si riesce a mettere in campo coalizioni e alleanze che privilegiano il ritorno della politica, la centralità dei contenuti e, di conseguenza, la serietà e la credibilità dei partiti e di chi li dirige quotidianamente, oppure la deriva non può che peggiorare e con esiti politici a tutt’oggi imprevedibili. Certo, la pochezza del battutismo è sotto gli occhi di tutti. E, di conseguenza, il tramonto della politica intesa come progetto, come visione di medio/lungo periodo e come capacità di individuare soluzione ai problemi dei cittadini, è diventato purtroppo un dato di fatto. Persin oggettivo. Ed è per questi motivi che, ancora una volta, quasi si impone la necessità di avere una classe dirigente che sappia opporsi alla malapianta del populismo e alle tristi e decadenti situazioni che produce. E il dibattito di mercoledì scorso al Senato tra battute, accuse triviali, barzellette ed insulti vari ha certificato, appunto, il tramonto della politica, dei partiti e delle rispettive classi digerenti. Il tutto amplificato dalle rispettive tifoserie giornalistiche, televisive e mediatiche.
Cara Giorgia,