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“Più Uno” mette radici in Piemonte

“Più Uno” mette radici in Piemonte. A Torino la prima riunione dei fondatori dei Comitati creati in Piemonte dagli aderenti al nuovo movimento fondato da Ernesto Maria Ruffini che ha scelto come motto “la politica dell’uguaglianza”: un progetto ambizioso che punta a stimolare la partecipazione e il ritorno al voto partendo dal basso, dal ritorno al confronto dialettico aperto sui temi concreti, dall’idea di politica come servizio e di sovranità che appartiene al popolo che la esercita nei limiti fissati dalla Costituzione.

Tra i partecipanti, Margherita Rebuffoni responsabile nazionale per il Piemonte, il coordinatore regionale pro-tempore Pino De Michele e i componenti del Comitato Organizzativo provvisorio espresso dai fondatori che hanno costituito nei mesi scorsi una prima serie di Comitati di Più Uno in Torino nelle province del Piemonte.

È stata una prima occasione di incontro tra coloro che hanno condiviso da subito il progetto politico di Ernesto Maria Ruffini e costituito spontaneamente i primi Comitati nei loro comuni e nelle loro città” ha detto Margherita Rebuffoni.

“Ci siamo confrontati sugli obiettivi e sulle prossime iniziative, con lo scopo di rafforzare in tempi brevi la presenza capillare dei Comitati in tutte le Province della regione – ha poi proseguito Margherita Rebuffoni.

Da poche settimane il movimento “Più Uno” è entrato, dopo una prima campagna di adesioni prevalentemente on line, in una nuova fase organizzativa e punta ora alla definizione della propria rete territoriale a livello nazionale entro la primavera. Una rete leggera e informale di gruppi di ascolto, elaborazione e proposta che siano promotori di partecipazione politica.

“Abbiamo deciso di organizzare subito dopo le feste pasquali – ha concluso il coordinatore regionale Pino De Michele – un’assemblea regionale di tutti i fondatori e gli aderenti dei Comitati per confrontarci e iniziare a preparare la presenza della rappresentanza piemontese all’Assemblea Nazionale di Più Uno in programma per il prossimo giugno”.

Per informazioni su programmi, iniziative e adesioni: info@piu.uno

Valle (PD): “SFM2, la Giunta ammette i limiti, ma non dà risposte ai pendolari”

“Servono interventi immediati, non rinvii”

2 marzo 2026 – “La risposta dell’Assessore regionale ai Trasporti alla mia interrogazione conferma ciò che i pendolari denunciano da mesi: la linea SFM2 Torino-Pinerolo-Chivasso continua a essere fragile, inaffidabile e incapace di garantire un servizio dignitoso, nonostante i tre mesi di interruzione estiva e gli investimenti annunciati” afferma il Consigliere regionale del Partito Democratico Daniele Valle che commenta così l’esito dell’interrogazione presentata per fare chiarezza sulle criticità croniche della tratta.

“Dalla risposta dell’Assessore emerge che i lavori del 2025, pur finanziati con risorse PNRR, non hanno prodotto miglioramenti tangibili sulla puntualità. La Giunta attribuisce i disservizi alla natura “delicata” della linea, al binario unico, ai passaggi a livello e agli apparati tecnologici obsoleti, riconoscendo che anche “eventi minimi o esterni all’esercizio ferroviario” possono generare ritardi. Non possiamo certo essere soddisfatti da questa spiegazione dal momento che i cittadini hanno subito mesi di disagi, soppressioni improvvise e ritardi sistematici, soprattutto nelle fasce pendolari, senza ricevere alcun beneficio concreto” prosegue l’esponente dem.

“La Giunta regionale ha annunciato che alcuni interventi saranno anticipati al 2026, come la sostituzione degli apparati tecnologici di Airasca e del sistema di telecomando, mentre il sottopasso di Candiolo è stato anticipato al 2027. Parliamo, comunque, di lavori che non risolveranno, nell’immediato, i problemi quotidiani dei pendolari. La Regione continua a affrontare le emergenze senza una strategia complessiva per rendere la linea davvero affidabile. Sul tema dei treni, la Giunta sostiene che il materiale rotabile non sia la causa principale dei disservizi, minimizzando le criticità legate ai convogli datati e privi di spazi adeguati per bici e micromobilità. È evidente che l’infrastruttura è il nodo principale, ma questo non giustifica l’assenza di un piano per garantire treni più moderni e capienti. I pendolari viaggiano, spesso, in condizioni di sovraffollamento, e questo non può essere ignorato” aggiunge Valle.

“Ancora più deludente la risposta in merito alla mia richiesta di sospendere gli adeguamenti tariffari ISTAT: la Giunta si limita a richiamare un “adempimento di legge”, senza considerare l’eccezionalità dei disservizi. È inaccettabile che, a fronte di un servizio peggiorato, i cittadini debbano pagare abbonamenti che superano i 700 euro all’anno. La Regione avrebbe potuto e dovuto trovare una forma di ristoro e di compensazione e non limitarsi a registrare i problemi senza offrire soluzioni immediate. I pendolari non possono aspettare il 2027 per vedere un miglioramento. Chiediamo un piano straordinario di gestione del servizio, un monitoraggio trasparente e interventi urgenti per ridurre ritardi e soppressioni. La mobilità sostenibile non può essere solo uno slogan: deve essere una priorità concreta per la Regione Piemonte” conclude Daniele Valle.

ARCI in piazza: “No alla guerra”

 “Fermiamo la guerra. Per la pace e il diritto dei popoli” è il presidio organizzato per domani, martedì 3 marzo, alle 18 in piazza Castello.

Arci Torino scende in piazza insieme a sindacati, associazioni, movimenti, cittadini, per chiedere al Governo, in ottemperanza all’articolo 11 della Costituzione, di farsi promotore della de-escalation militare e di mettersi subito all’opera per fermare la guerra in corso in Iran e nel Medio Oriente.

«Gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran non portano libertà: saranno causa di altre guerre, sofferenze e instabilità in quel territorio. Il prezzo di tutto questo ricadrà sui civili che, da anni, lottano per i diritti e la democrazia e che non hanno bisogno di missili stranieri sulla testa»  sottolinea Daniele Mandarano, presidente di Arci Torino che ricorda come «le guerre nate per esportare la democrazia  finiscano per rafforzare autoritarismi e repressione».

Il presidio torinese non chiede solamente che la politica e i governi scelgano la strada della pace: «Siamo in piazza anche per ribadire con chiarezza la nostra contrarietà al riarmo europeo. Non vogliamo un’Europa che investa miliardi in armamenti, mentre arretrano diritti e welfare – conclude Mandarano – La sicurezza non si costruisce con le armi ma con la giustizia sociale, la cooperazione e la solidarietà e il dialogo tra i popoli».

Pannoloni non autosufficienti, Canalis (Pd): “Forniture interrotte”

Urgente soccorrere le famiglie e modificare l’appalto regionale dopo anni di drammatici disservizi.

2.3.2026 – Ci risiamo. Dopo i tre mesi di interruzione nella primavera 2024, da dicembre 2025 in molte Asl piemontesi si è di nuovo interrotta la fornitura dei pannoloni.

Questi ausili per l’incontinenza sono fondamentali per tutelare la dignità e il benessere degli anziani non autosufficienti e delle persone con disabilità e per alleviare il carico economico sulle famiglie, oltre a migliorare sensibilmente la qualità dell’assistenza, in termini di igiene e prevenzione delle infezioni e delle piaghe da decubito.

L’acquisto centralizzato dei dispositivi da parte della Regione e la consegna da parte delle Asl dovrebbe garantire risparmi e prezzi migliori e facilitare l’organizzazione delle famiglie e dei gestori delle Rsa, ma questo sistema in Piemonte non funziona ormai da anni.

La gara per i pannoloni è stata bandita da SCR e assegnata ad un unico aggiudicatario per l’intera Regione, la ditta CTV srl, che ha un contratto diretto con l’Asl di Asti, azienda capofila per la fornitura dei pannoloni, la pianificazione delle consegne e il riassortimento del magazzino.

Purtroppo, però, dopo le criticità riscontrate con il precedente aggiudicatario, anche con CTV le cose non stanno funzionando.

Da ogni punto della Regione riceviamo infatti segnalazioni di ritardi, mancate consegne o consegne difformi.

La ditta appaltante CTV srl non risponde neanche più al telefono e non prende in carico le emails, lasciando in uno stato di totale abbandono le famiglie disperate.

Questa interruzione delle forniture si assomma al peggioramento della qualità degli ausili.

A partire dalla DGR n. 12-7878 dell’11 dicembre 2023 e dall’appalto di inizio 2024, è stata infatti ridotta in maniera significativa le quantità di dispositivi per l’incontinenza consegnati gratuitamente dalle ASL ai pazienti non autosufficienti in residenza e a domicilio, sulla base delle nuove caratteristiche di presunta maggiore assorbenza dei pannoloni notturni. Molte RSA e famiglie hanno tuttavia riscontrato difficoltà dovute alle piaghe del decubito e ad altri disagi derivanti da questo nuovo tipo di presidi.

Insomma, è un disastro su tutta la linea.

Chiediamo all’assessore Riboldi di affrontare finalmente la situazione, risolvendo il contratto con CTV o trovando una soluzione che garantisca i diritti delle quasi 100.000 persone non autosufficienti che hanno bisogno di indossare un pannolone e che sono assistite dalla Regione.

Si tratta della fascia più fragile della popolazione piemontese, a cui occorre dare risposte tempestive e accurate. Gli utenti da più di due mesi devono acquistare autonomamente i pannoloni, con grande difficoltà economica e logistica (più di 100 euro al mese).

Si trovi in fretta una soluzione e si risarciscano le famiglie.

Monica CANALIS – consigliera regionale PD

Una “politica di centro” contro gli estremismi

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

L’acceso, per non dire quasi violento, confronto sul prossimo referendum costituzionale sulla
giustizia, evidenzia in modo plastico che la radicalizzazione del conflitto politico con la
conseguente polarizzazione ideologica sono diventati gli assi portanti ed esclusivi della vita
pubblica nel nostro paese. Una deriva che, purtroppo, non ha più confini e non ha più limiti. È
appena sufficiente, al riguardo, registrare quotidianamente le diverse prese di posizione in vista
del voto di marzo per rendersene conto. Campi politici molto diversi ed alternativi tra di loro ma
accomunati da una violenza e da una virulenza verbale dove se le danno di santa ragione, come si
suol dire. E non solo tra i rispettivi campi politici. Perchè, come tutti possono verificare, si tratta di
due eserciti ben corazzati e ben attrezzati dove tutto è possibile ed ammesso tranne alcuni
tasselli. E mi riferisco, nello specifico, a quei tasselli che storicamente hanno caratterizzato e
contraddistinto quella cultura che i grandi leader e statisti democratico cristiani e cattolico
popolari chiamavano semplicemente “politica di centro”. Una cultura politica, una postura
istituzionale ed uno stile personale che rifuggivano quasi antropologicamente da quella
radicalizzazione e da quella demonizzazione che erano e restano all’origine della crisi della
politica, della caduta di qualità della democrazia e della stessa scarsa credibilità delle istituzioni
democratiche. Per non parlare della crisi profonda e strutturale dei partiti, diventati
progressivamente o strumenti nelle mani di una sola persona o meri e grigi cartelli elettorali. Due
eserciti, l’un contro l’altro armati, che contano al proprio interno politici, anche e soprattutto
magistrati sempre più politicizzati, giornalisti e conduttori di talk televisivi, opinionisti di riferimento
e uno stuolo di combattenti da tastiera che sono in prima linea nel demolire l’irriducibile nemico
politico.

Per queste ragioni, semplici ma essenziali, ogni qualvolta si leva una voce – autorevole e
qualificata – che recupera quella cultura, quella postura e quello stile sembra veramente di uscire
dal coro e di sintonizzarsi su un altro canale. O in un altro registro. È il caso, nei giorni scorsi,
dell’intervento breve ma altamente significativo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
di fronte al CSM.

Ora, però, e pur senza scomodare il gradino più alto delle istituzioni civili del nostro paese, è
altrettanto indubbio che sino a quando questa “politica di centro” non ridiventa centrale e
protagonista – e mi scuso per la ripetizione del termine ma è voluto – nel dibattito pubblico del
nostro paese, forse dovremmo continuare ad assistere a questo imbarbarimento della politica
italiana. Ed è anche per questi motivi, e alla luce del concreto dibattito referendario, che diventa
sempre più necessario ed indispensabile ricreare e dare forza ad un luogo politico che non
assecondi le spinte violente ed irresponsabili della radicalizzazione del conflitto politico da un lato
e della contrapposizione ideologica dall’altro. E questo è, oggi, forse l’unico tassello che può
ridare qualità alla democrazia italiana uscendo dal pantano della delegittimazione morale prima e
dell’annientamento politico poi dell’avversario. Che, nel caso specifico, è sempre e solo un
nemico da abbattere a tutti i costi e senza esclusione di colpi.

Crosetto: “Sto rientrando in Italia. Anche da qui ho gestito la situazione”

Il ministro della difesa, il piemontese Guido Crosetto, ha replicato con un lungo post su X alle polemiche sulla sua presenza e permanenza forzata a Dubai, a causa dello scoppio del conflitto in Iran. Ecco quanto ha scritto: 

“Sto rientrando in italia continuando a gestire da ieri la situazione delicata con tutti gli strumenti tecnici necessari per farlo anche all’estero.
Rientrerò come ovvio da solo, per evitare l’esposizione ad ulteriori pericoli ad altri che viaggiando con me in condizioni attuali possono essere messi a rischio. Lo farò ovviamente con un aereo militare, e lascerò qui la mia famiglia (che comprende la scelta), dopo essermi sincerato che per loro, come per gli altri cittadini italiani e stranieri, non ci siano rischi rilevanti se non quelli di nefasta casualità. Continuo a lavorare, per loro come per altri, per trovare una soluzione veloce e sicura a totale supporto dell’unità di crisi della Farnesina.
Rientrerò utilizzando un volo militare ma dopo aver bonificato (un’ora fa) al Comando del 31esimo stormo di Ciampino un importo triplo ( per mia scelta) rispetto a quello che prevede la tariffa per gli ospiti dei voli di Stato, in modo tale da togliere anche la possibilità di attaccarmi dicendo che sono tornato usando un volo di Stato.
Trovo vergognoso e basso questo modo di fare polemica e vorrei rassicurare sul fatto che non prendo lezioni da nessuno per senso dello Stato e delle istituzioni ed ancor meno per la quantità dell’impegno e per la dedizione all’Istituzione. Sulla qualità diranno altri.
Non penso si possa strumentalizzare una situazione creatasi per eventi, l’attacco a Dubai, che non erano considerati tra le ipotesi di risposta iraniana, nelle tempistiche e nei modi con cui sono avvenuti e si sono concretizzati, proprio perché nell’ultima crisi, più violenta di questa, gli Emirati furono esclusi dalla reazione e l’aeroporto di Dubai rimase aperto.
Ciò detto la mia presenza qui ieri e questa notte è stata utile nella gestione della crisi in corso e nei rapporti con gli Emirati. Così come lo sono state le interlocuzioni con i miei colleghi europei e mediorientali oggi e quella che avrò con il Pentagono questa sera tardi”.

Codice doganale, Ozegna vota la mozione Coldiretti

Nella seduta di ieri del Consiglio Comunale, l’Amministrazione Comunale di Ozegna, guidata dal Sindaco Federico Pozzo, ha votato favorevolmente la mozione presentata da Coldiretti relativa all’eliminazione del codice doganale che consente di attribuire l’origine di un prodotto in base all’ultimo trattamento sostanziale effettuato.

La proposta punta a superare un meccanismo che oggi può generare scarsa trasparenza sull’effettiva provenienza dei prodotti agroalimentari, con ricadute sia sulla tutela dei consumatori sia sulla corretta valorizzazione del vero Made in Italy.

«Abbiamo scelto di sostenere convintamente questa mozione – dichiara il Sindaco Federico Pozzo – perché riteniamo fondamentale garantire maggiore chiarezza sull’origine dei prodotti, tutelare la salute dei cittadini e difendere il lavoro dei nostri agricoltori. L’agricoltura è un pilastro della nostra identità e della nostra economia. Salvaguardare il Made in Italy significa proteggere qualità, sicurezza alimentare e benessere per tutti».

Il Consigliere regionale Sergio Bartoli, nonché Consigliere comunale del Comune di Ozegna, ha votato favorevolmente la mozione, condividendone pienamente contenuti e finalità. In qualità di rappresentante in Regione, si è inoltre impegnato a portare la proposta ai tavoli di lavoro regionali affinché possa essere sostenuta, valorizzata e promossa anche a livello piemontese.

Il Comune di Ozegna si pone così tra i primi in Piemonte ad aver approvato formalmente questa mozione, ribadendo la propria attenzione verso un settore strategico per il territorio.

Con questo voto, l’Amministrazione Comunale conferma il proprio impegno a fianco del mondo agricolo, a sostegno della trasparenza, della qualità delle produzioni e della difesa delle eccellenze locali.

Inquinamento, Ravinale (Avs): “Salute a rischio, mancano risposte dalla Regione”

Dopo le trionfali dichiarazioni dell’assessore Marnati di inizio gennaio, quelle in cui si diceva tra l’altro che “le molecole di carbonio” a Torino sono “meno tossiche”, l’inquinamento torna a farsi sentire: a Torino è di nuovo semaforo rosso per i diesel Euro 5, l’aria non è “accettabile”, con sforamenti stabili oltre i 35μg/m³ di pm2.5 e oltre i 50 per il pm10 per quasi una settimana intera. Limiti che l’Unione Europea ha stabilito che saranno maggiormente abbassati e stringenti per tutelare la salute pubblica e che il Piemonte e l’Italia non riusciranno a rispettare. Lo ha detto chiaramente due settimane fa il Direttore Arpa Piemonte Secondo Barbero che rispettare i nuovi limiti in soli cinque anni sarà “molto difficile. Con il trend di miglioramento in corso è praticamente impossibile” e che per raggiungere i nuovi livelli “dipenderà dalle risorse economiche disponibili e dalla capacità di implementare le tecnologie necessarie”.

Sullo sfondo di tutto questo si staglia lo spettro del 1° ottobre 2026, data entro la quale bisognerà aver trovato misure compensative per evitare il blocco dei diesel Euro 5: misura introdotta proprio dalla Regione Piemonte, poi rinviata una prima volta con un intervento in extremis dal Governo, e poi la scorsa estate modificata ancora una volta dal Governo introducendo la possibilità appunto di introdurre “misure compensative”, che però non si capisce bene quali siano e che effetto avranno. In poche parole, per scongiurare il blocco – che la destra in consiglio regionale aveva trionfalmente salutato con tanto di cartelli propagandistici al momento dell’approvazione della norma nazionale – siamo ancora in alto mare.

Avevo chiesto con tre interrogazioni depositate a inizio settembre in che modo le misure presentate nella conferenza stampa di Cirio e Marnati di inizio agosto – dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale a quello dei biocarburanti all’introduzione di sistemi filtranti – consentissero di compensare le emissioni dei diesel Euro 5: a sei mesi di distanza, e quindi con clamoroso ritardo rispetto ai tempi previsti dal Regolamento, le uniche risposte ottenute sono delle stime ipotetiche relative all’utilizzo di biocarburante e il fatto che gli spostamenti degli studenti universitari che beneficiano della misura Piemove incidano soltanto per una media del 4% sul totale della mobilità urbana. Dato che conferma il fatto che tale misura andrebbe estesa a tutti gli under 26, come abbiamo in più occasioni richiesto e come aveva promesso la stessa maggioranza, per avere una reale incidenza sul taglio delle emissioni, che oggi si ferma infatti a una riduzione di meno dello 0,5% sia per quanto riguarda il particolato che gli ossidi di azoto: su questa estensione però abbiamo ricevuto risposta negativa da parte della Giunta.

Un po’ pochino, per la Regione con l’aria più inquinata d’Italia

Attendiamo di sapere quali saranno gli esiti della “Struttura speciale” istituita nel mese di agosto, che sta lavorando “senza oneri aggiuntivi” a queste miracolose misure compensative. Si porrà poi un altro problema, ovvero con che risorse attuarle, visto che il Ministro Pichetto Fratin con la Finanziaria 2026 ha tagliato del 75% il fondo per migliorare la qualità dell’aria in Pianura padana, la zona più inquinata d’Europa secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (Eea). Le risorse del Fondo per il finanziamento di specifiche strategie di intervento volte al miglioramento della qualità dell’aria passeranno così da 320 milioni di euro a soli 80 milioni nel triennio 2026-2028. Come pensano di far fronte Cirio e Marnati a quest’ennesimo sgambetto da parte del Governo Meloni al Piemonte e ai suoi cittadini, la cui salute è messa rischio dall’aria che respirano?

Malattie rare, Magliano: 28 febbraio Giornata Mondiale


«Costruiamo insieme, associazioni e Regione, risposte concrete ed efficaci per pazienti e famiglie»

Ieri all’Università di Torino si è tenuto il convegno dedicato alle malattie rare, promosso dalla Rete Associazioni Malattie Rare Piemonte e Valle d’Aosta insieme alla Fondazione CMID, alla vigilia della Giornata Mondiale a loro dedicata del 28 febbraio. Nel corso dei lavori è intervenuto il Capogruppo della Lista Civica Cirio Presidente PML, Silvio Magliano, nel momento riservato alle associazioni.

«Le associazioni – dichiara Magliano – rappresentano da sempre un interlocutore essenziale nel rapporto con la Regione Piemonte, perché portano nel confronto istituzionale l’esperienza concreta di pazienti e famiglie. In Piemonte sono stati raggiunti grandi obiettivi, ma esistono ancora ambiti nei quali, lavorando insieme, possiamo introdurre innovazioni decisive. Per questo dobbiamo rafforzare e rendere sempre più strutturali strumenti come la coprogrammazione e la coprogettazione tra associazioni, professionisti sanitari e istituzioni. Il confronto deve tradursi in scelte operative chiare e in risultati concreti per le persone».

In Piemonte sono presenti 408 patologie delle 456 inserite nel nomenclatore, per un totale di circa 43mila pazienti, pari al 1,1% della popolazione residente.

Silvio Magliano ha indicato come priorità il rafforzamento complessivo del sistema sanitario regionale, per evitare che le persone si vedano costrette a cercare in strutture sanitarie fuori regione le risposte di cui hanno bisogno. «Dobbiamo creare le condizioni – afferma Magliano – perché, indipendentemente dalla patologia rara e al netto di ciò che già si fa, ed è moltissimo, chi riceve una diagnosi possa trovare nella nostra regione competenze, percorsi chiari e un accompagnamento costante lungo tutto l’iter di cura. Possiamo riuscirci mettendo in azione le proposte che sono state espresse questa mattina: tutela dei diritti e informazione chiara per i pazienti, sostegno alle famiglie, presa in carico efficace e orientamento nella rete dei centri di riferimento, attenzione alla transizione dall’età pediatrica a quella adulta con un accompagnamento multidisciplinare, mappatura delle patologie e riconoscimento delle malattie rare con percorsi terapeutici definiti, rafforzamento del collegamento tra Piemonte e Valle d’Aosta».

Il Consigliere ha evidenziato come il lavoro condiviso rappresenti la strada più solida per affrontare le criticità ancora aperte, partendo dai bisogni reali di pazienti e famiglie. «Le associazioni sono fatte di pazienti, familiari e caregiver – afferma Magliano – e conoscono da vicino le difficoltà che seguono una diagnosi. Non lasciare sole le persone e le famiglie nel momento in cui devono riorganizzare la propria vita è un obiettivo da perseguire con continuità: dobbiamo poter dire con chiarezza che il percorso di cura si costruisce insieme, passo dopo passo. Quanto è stato realizzato fino ad ora, con il contributo di tutti gli attori coinvolti, è già un grandissimo punto di partenza, da cui proseguire recependo gli spunti emersi questa mattina».