L’idea di un nuovo ordine mondiale guidato da Trump, Putin e Xi Jinping nasce dalla percezione che le grandi potenze stiano ridefinendo le proprie sfere di influenza. Non esiste una spartizione ufficiale dei territori, ma una serie di mosse politiche, economiche e militari che ricordano una competizione globale sempre più dura.
Gli Stati Uniti, soprattutto nell’era Trump, hanno mostrato interesse strategico per aree chiave: dalla Groenlandia, vista come fondamentale per sicurezza e risorse, fino all’attenzione verso l’America Latina, con pressioni sul Venezuela e su altri Paesi considerati vitali per l’influenza regionale. È una strategia che punta a contenere rivali e proteggere interessi energetici e geopolitici.
La Cina di Xi Jinping guarda invece al Pacifico. Taiwan resta l’obiettivo più sensibile: Pechino la considera parte integrante del proprio territorio e la sua riunificazione è presentata come inevitabile, anche se il tema aumenta le tensioni internazionali. Parallelamente, la Cina espande il proprio peso globale con investimenti, commercio e infrastrutture.
La Russia di Putin punta a recuperare il ruolo perso dopo la disgregazione dell’URSS nel 1991, cercando di riaffermare la propria influenza nelle aree dell’ex spazio sovietico. Più che conquistare nuovi territori, Mosca mira a ricostruire potere e prestigio.
Più che un mondo diviso a tavolino, emerge quindi un sistema instabile, fatto di ambizioni incrociate e competizione continua, in cui gli equilibri globali restano aperti e fragili.
Enzo Grassano
Secondo uno studio della CGIA di Mestre il Piemonte dal 2019 al 2025 e’ in 12a posizione per crescita economica sulle 20 regioni italiane, ma le previsioni dicono che la crescita economica prevista nel 2026 dovremmo essere al 3* posto. Vediamo la luce in fondo al tunnel ? Non facciamo l’errore che fece il Governo Monti nel 2012 che prese lucciole ler lanterne anche sé quella previsione servi’ alla lista Monti, poi svanita pochi mesi che era entrata in Parlamento. Oggi ci dicono che i nostri brevetti, frutto della industria, sino calati quasi della metà. Con l’ottimismo dei titoli o delle interviste sui giornali purtroppo non si creano posti di lavoro e per molti tra cui molti giovani la precarietà è ancora un destino come ci ha ricordato il Cardinale Repole. Non a caso i primi dati sui saldi ci dicono che in periferia vanno molto meno bene del centro.
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