Mercoledì 18 febbraio alle ore 21, nella sede di Sinistra Ecologista, in piazza Moncenisio 3, si terrà l’incontro “Fine vita in Piemonte: a che punto siamo?”, un momento di confronto per fare il punto sulle scelte di fine vita oggi possibili in Italia e sulla situazione in Piemonte in tema di suicidio medicalmente assistito a otto anni dall’approvazione della legge sul testamento biologico e a pochi giorni dal primo suicidio assistito nella nostra Regione. Un incontro ancora più importante alla luce delle recentissime evoluzioni in Piemonte, dove proprio in questi giorni c’è stato il primo caso di suicidio medicalmente assistito benché in assenza di una normativa e di linee guida chiare e univoche da parte della Regione.
Quella del fine vita è una battaglia per noi fondamentale, che sentiamo ancora di più, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale che ha confermato la legge sul fine fina della Regione Toscana.
In Consiglio Regionale continuiamo a lavorare, convinte che i tempi siano maturi per arrivare finalmente a un avanzamento sul tema. Abbiamo intanto ottenuto che la Regione Piemonte consenta di depositare testamento biologico nelle strutture sanitarie, cosa prevista dalla legge ma di fatto disapplicata, e proprio in questi giorni si aprirà un gruppo di lavoro con tutte le forze politiche in Consiglio Regionale per superare la situazione attuale, che non consente a ciascuno di noi di essere libero fino alla fine.
All’incontro interverranno:
Davide Di Mauro, Coordinatore Cellula Coscioni Torino
Giulia Sbiroli, Medico di emergenza- urgenza
Paola Angela Stringa, giurista per le libertà
Introduce e modera Alice Ravinale, capogruppo AVS Consiglio Regionale Piemonte
Quella di mercoledì sarà un’occasione per informarsi, comprendere e discutere di diritti, libertà e dignità della persona, valorizzando il ruolo svolto in questi anni dall’Associazione Luca Coscioni e dalla Cellula di Torino nel sostegno alle battaglie per i diritti civili e per raccontare il lavoro che a livello istituzionale, anche grazie ad Alleanza Verdi e Sinistra, si sta portando avanti.
Economia, politica, ambiente, Europa, tutti temi d’attualità stringente passati al setaccio con onestà intellettuale e dovizia di argomentazioni da Pietro Senaldi, anche ricorrente opinionista tv nei maggiori talk-show generalisti, e riletti secondo il criterio verità-bugia con cui, nel corso del libro, ha contribuito, dati alla mano, a sfatare miti ricorrenti.
Al termine dell’incontro-dibattito pubblico, Pietro Senaldi si è concesso ai presenti con l’umiltà e la cortesia che da sempre lo contraddistinguono, tra firmacopie e selfie presso lo stand della Libreria Mondadori Centro Storico che ha organizzato e promosso l’evento.
Le esternazioni del procuratore di Napoli Gratteri a favore del no al prossimo referendum farà sicuramente perdere consensi al no, anche se le sue parole hanno avvelenato irresponsabilmente il dibattito. In particolare Gratteri ha abbinato, come votanti per il Sì indagati e imputati, accoppiandoli ai “massoni deviati” e ad altre male genie. Questo è il discorso più inquietante perché gli indagati e gli imputati godono del diritto costituzionale di essere considerati innocenti fino al terzo grado di giudizio. Il Procuratore sembra trascurare in modo sorprendente un fatto che nel diritto italiano e repubblicano è una questione di civiltà giuridica di primaria importanza. Per lui indagati e imputati sarebbero da considerare di fatto già condannati? Sono parole da tenere a mente prima del voto di fine marzo. Ma vedo anche che alcuni comitati per il sì in modo disinvolto e controproducente esibiscono nei loro dibattiti il nome dell’ex magistrato Palamara, nome che Cossiga considerava una marca di tonno. Palamara non può essere considerato credibile qualunque cosa dica. E spiace che certi giovani tanto entusiasti quanto piuttosto ignoranti non sappiano organizzare dibattiti adeguati. Anche l’idea di far parlare solo i sostenitori del Sì è un’idea profondamente illiberale: solo dal confronto di opinioni, le idee escono chiare, distinte e rafforzate. I dibattiti che sono comizi, appaiono oggi improponibili se non agli attivisti dalle mani leste e dalla testa vuota. Ci sono vecchi retaggi di Borrelli che rivivono oggi nelle dichiarazioni guerresche del procuratore di Napoli e altri pochi colleghi, compresi i soliti oracolari Barbero e Odifreddi. Il no è un voto dogmatico e corporativo, il sì è un voto che vuole eliminare il nefasto correntismo politico negli organismi di autogoverno dei magistrati per favorire una giustizia equilibrata, libera, non condizionata dalla politica di parte. Ci sono però fanatici anche tra i sostenitori del Sì che vorrebbero usare il voto come una clava contro i magistrati. Ma nel fronte del Sì gente come Palamara non dovrebbe trovare posto. E’ in primis una questione morale. Mi sta già stretto il convertito Di Pietro che fu un Pm politicizzato al massimo grado come quasi tutti quelli del pool di Mani Pulite, se si esclude Tiziana Parenti. Palamara non apporta consensi, ma rischia di squalificare chi lo invita.
