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Borghi-Nallo (Iv): “Vicini agli agenti: Ora riforme e basta coprire i violenti”

“Si lavori con spirito unitario senza strumentalizzazione e demagogia”

Il Senatore Enrico Borghi, vicepresidente nazionale di Italia Viva, e la consigliera regionale Vittoria Nallo, capogruppo Iv in Regione,  hanno incontrato  il questore di Torino, Massimo Gambino, dopo i gravi fatti di sabato 31 gennaio. “Abbiamo portato la nostra piena solidarietà agli agenti feriti e alle forze dell’ordine in generale. Ma le parole non bastano più”.  “I fatti di Torino – affermano Borghi e Nallo – ci dicono che servono riforme sia sul versante della prevenzione che su quello della repressione.

E occorre farlo con spirito unitario, senza giochi di rivalsa, strumentalizzazione o demagogia. Chi aggredisce le forze dell’ordine deve essere arrestato immediatamente, a prescindere dai giorni di prognosi o dalla gravità delle ferite”. “Sottoscrivo in pieno – rimarca Borghi – le parole della procuratrice di Torino Lucia Musti: esiste un pezzo di città che continua a coprire e giustificare queste azioni violente. C’è una contiguità pericolosa tra certi ambienti e i violenti che va spezzata una volta per tutte”. “Avevamo espresso da subito – dicono ancora i due esponenti Iv – la nostra netta contrarietà al Patto voluto dal Sindaco. La realtà ha dimostrato che con chi mette a ferro e fuoco la città non si possono fare accordi. Finché Askatasuna non avrà dimostrato di essersi totalmente distaccata dalle condotte violente non potrà essere un interlocutore”.

Silvio Magliano (Lista Cirio): «Il diabetico guida modalità innovativa»

La Legge inizia il suo iter per l’approvazione

Inizia oggi in IV Commissione l’iter per l’approvazione della Proposta di Legge a prima firma Silvio

Magliano, Capogruppo Lista Civica Cirio Presidente PML in Consiglio regionale, per l’istituzione della figura del diabetico guida e la valorizzazione del ruolo delle associazioni di volontariato dei pazienti diabetici con l’obiettivo di rafforzare l’educazione terapeutica come strumento centrale nella gestione della malattia.

Il provvedimento riconosce formalmente il contributo strategico delle associazioni di pazienti nella collaborazione con la rete regionale dei Servizi specialistici di Malattie metaboliche e Diabetologia, sia sul piano dell’informazione e divulgazione, sia su quello dell’educazione dei pazienti alla gestione della patologia.

Il vero elemento innovativo della proposta è l’introduzione della figura del “diabetico guida”: un paziente appositamente formato che, in collaborazione con le strutture sanitarie, potrà affiancare l’attività educativa rivolta alle persone con diabete, contribuendo alla diffusione di conoscenze pratiche per una corretta gestione della malattia: .

«L’introduzione del diabetico guida è un passo significativo verso un modello di assistenza diabetologica sempre più partecipato, integrato e centrato sulla persona – spiega Silvio Magliano -: scoprire di avere una malattia cronica come il diabete, o scoprire che il proprio figlio è affetto da tale malattia cronica, può essere altamente destabilizzante, come entrare in un mondo nuovo e del tutto sconosciuto. Avere vicino qualcuno che ha già affrontato la situazione e che in quel mondo sa orientarsi può fare la differenza, attenuando lo smarrimento e offrendo un approccio umano così importante in qualsiasi percorso terapeutico, ma ancora più significativo in un ambito complesso e molto esteso nel tempo come quello diabetologico».

L’esame della Proposta di Legge proseguirà ora in IV Commissione – Sanità, con l’audizione delle associazioni mediche e di patologia.

Riflessioni su un disastro per la democrazia

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Ogni epoca ha le sue violenze. Questo è l’insegnamento che ci deriva dalla storia. Ci sarebbe la tentazione  di considerare i fatti di Torino del 31 gennaio in una linea di continuità, ad esempio, con Lotta Continua che mise a ferro e fuoco parti della città con l’assalto all’ “Angelo Azzurro” (che costò la morte atroce di un giovane lavoratore studente) e alla sede del MSI. Lotta continua giunse alla demonizzazione e all’assassinio del commissario Calabresi e parte di essa confluì nel terrorismo armato e un’altra parte nel giornalismo radical – chic alla Gad Lerner. Certo la violenza è sempre la stessa, ma i fatti di Torino fanno pensare al G8 di Genova che fu una vera devastazione della città. L’episodio del poliziotto pestato fa pensare al carabiniere che Giuliani avrebbe voluto uccidere con un estintore. Anche a Genova venne reclutata manovalanza violenza all’estero come in parte a Torino. Ciascuno mescolerà inevitabilmente i suoi ricordi, ma il fatto indiscutibile è che per 30 anni Torino ha tollerato l’occupazione dell’edificio di Corso Regina, diventato un covo della violenza in città e in Val Susa contro la Tav. In Val Susa gli contro la polizia sono stati continui e molto sanguinosi, ma quasi tutti hanno minimizzato. La procuratrice Generale del Piemonte che si sta rivelando una magistrata davvero fuori ordinanza, ha denunciato la realtà che si raccoglie dietro Askatasuna e ha denunciato la connivenza di certa borghesia torinese con un coraggio e una lucidità eccezionali. Gli intellettuali torinesi tacciono o vanno ad applaudire al palazzetto dello Sport Barbero e D’Orsi che si ritengono perseguitati e ragionano ormai con degli slogan preconfezionati. Gli intellettuali torinesi non ci sono più. Al massimo ci sono dei professori in cerca di una  notorietà che non arriva. Al massimo ci sono collaboratori di giornali che scrivono le solite vulgate o parlano d’altro. Solo Carmine Festa ha scritto un editoriale sul Corriere degno di attenzione e rispetto. Tutti i militanti dell’antifascismo a costo zero perché il fascismo non c’è più da 81 anni, si trincerano dietro la parola magica Resistenza che non a caso è quella evocata anche dai cortei violenti del 31 gennaio che hanno bloccato la vita di un’intera città. Mentre vorrei chiedere all’Anpi di esprimersi su questo uso improprio della parola resistenza, mi domando come sia possibile in democrazia che 20-30 mila manifestanti possano bloccare una città intera persino nei soccorsi di emergenza. Questa non è più democrazia, ma prepotenza, mentre l’idea di trattare con i manifestanti per evitare incidenti si è rivelata un’utopia. Non è possibile che le Forze di Polizia siano lasciate in balia della violenza senza che l’imperio della legge abbia il sopravvento e tutti gli incappucciati siano identificati e arrestati in fragranza di reato. I fatti di Torino ci insegnano che la violenza bruta va stroncata, anzi andava da tempo stroncata. Il clima che si respira è quello della guerra civile e del terrorismo brigatista a cui si sicuramente guardano questi estremisti. Eletti nelle istituzioni che sfilano dietro alle insegne di Askatasuna vanno denunciati come fiancheggiatori della violenza ed emarginati dalla politica. Dicono che non sia possibile distinguere preventivamente gli estremisti violenti dai manifestanti “non violenti”. Ho qualche dubbio in proposito. Tuttavia, se è  davvero impossibile identificare e prevenire, allora devono essere i non violenti senza virgolette a disertare certi cortei, isolando a priori l’ala degli scatenati.   Senza drastici provvedimenti presi in modo tempestivo Torino non  potrà liberarsi da chi vuole impadronirsi della città come neppure gli squadristi fecero con la Marcia su Roma perché il Re fellone chiamò al potere Mussolini.  Il fascismo qui non c’entra e i contesti storici sono diversissimi, ma il biennio rosso dopo la Grande Guerra inaugurò una stagione fi ubriacatura ideologica e di violenza che portò a dover scegliere – come disse Croce – tra ordine e libertà. Quel cartello dietro al corteo di sabato che evoca la Resistenza fa pensare all’abbaglio incredibile dello storico partigiano Guido Quazza che vide nei contestatori violenti del ‘68 gli eredi dei partigiani.

Askatasuna, la posizione di Avs – Se

GRIMALDI (AVS), RAVINALE (AVS), DIENA (SE)

In merito alla manifestazione a Torino, Marco Grimaldi, Vice Capogruppo AVS alla Camera dei Deputati, Alice Ravinale Capogruppo AVS in regione e
Sara Diena Capogruppo SE in Comune dichiarano:

<<Quella di oggi è stata una manifestazione di massa, con quasi 50.000 persone in piazza a difesa degli spazi sociali e di Askatasuna nonostante il clima di tensione montato ad arte per settimane. Non avrebbe mai dovuto finire con una guerriglia urbana senza controllo che non serve a nessuno, danneggia chi prova a resistere a repressione e militarizzazione e fa male a tutta la città. Quella del poliziotto a terra colpito ripetutamente è un’immagine che non avremmo mai voluto vedere e che ci disgusta, così come l’aggressione ai giornalisti della Rai.

Questi fatti non devono cancellare la risposta unica di oggi della cittadinanza e una grande giornata di partecipazione, con un corteo enorme che ha resistuto a un contesto anomalo di militarizzazione di un intero quartiere e a un Governo che progetta di distruggere tutti i luoghi di alterità che esistono e resistono in Italia, luoghi che possono diventare bene comune, trasformarsi ed essere parte di nuovi percorsi come stava avvenendo a Torino, ma che non si possono cancellare dalle nostre mappe culturali, solidali e sociali>>

Giustizia, FI: “Negata la parola ai penalisti”

ROSSO – FONTANA – COTA – RINAUDO: “ VIOLATA LA PAR CONDICIO IN VISTA DEL REFERENDUM”

«Quanto accaduto oggi all’inaugurazione dell’anno giudiziario di Torino rappresenta un segnale inquietante sul piano del confronto democratico nel nostro Paese. Impedire al presidente della Camera Penale di intervenire, adducendo pretestuose “ragioni di tempo”, mentre veniva garantito ampio spazio all’Associazione Nazionale Magistrati, configura un grave squilibrio istituzionale e una palese violazione della par condicio».

Lo dichiarano il senatore Roberto Rosso, vicecapogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama e vicesegretario regionale del partito, Marco Fontana, segretario cittadino di Forza Italia a Torino, Roberto Cota, responsabile del Dipartimento Giustizia di Forza Italia Piemonte e Beatrice Rinaudo, responsabile Dipartimento Giustizia Coordinamento Cittá di Torino di Forza Italia che proseguono:
«Siamo di fronte a un atto che ha il sapore della censura e che risulta ancora più grave perché consumato in un momento storico delicatissimo. Con un referendum sulla separazione delle carriere ormai alle porte e una campagna referendaria che è entrata nel vivo, è inaccettabile che in un luogo che dovrebbe rappresentare l’imparzialità e l’equilibrio delle istituzioni venga data voce esclusivamente alle posizioni della magistratura associata, negando il diritto di parola a chi rappresenta il diritto alla difesa dei cittadini.
La cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario non è una proprietà privata di una parte, ma un patrimonio comune della collettività. Silenziare i penalisti significa tentare di imporre un pensiero unico sulla riforma della Giustizia, evitando il confronto nel merito e mortificando il pluralismo che è alla base dello Stato di diritto.
Esprimiamo piena solidarietà alla Camera Penale Vittorio Chiusano e a tutti gli avvocati penalisti.
La democrazia vive di equilibrio tra i poteri e di rispetto reciproco tra le istituzioni: quanto accaduto oggi a Torino è un precedente grave che non può essere derubricato né archiviato nel silenzio», concludono Rosso, Fontana, Cota e Rinaudo

Giachino: “La Torino migliore che non urla, non insulta”

“Non è contro ma propone, prega e costruisce l’inclusione senza insultare nessuno , senza usare violenza preferendo il dialogo, le azioni di carità a favore dei fratelli”

Oggi  Torino non ci sono solo i ragazzi di Askatasuna e dei Centri sociali. Nel pomeriggio in molti Oratori di Torino e provincia i ragazzi  pregano e festeggiano Don Bosco, il grande Santo piemontese che aiuto’ tantissimo i ragazzi torinesi dell’Ottocento toccati pesantemente dell’avvio del Rivoluzione industriale. C’è una Torino più grande di quella scesa oggi in piazza, dai 40.000 SITAV che nel 2018-2019 salvarono l’opera più importante per il rilancio di Torino e del Paese. C’è la Torino preoccupata delle migliaia di negozi e di BAR e ristoranti cui è stato consigliato di chiudere la attività per evitare guai. E su questa Torino che si deve puntare per rilanciare la crescita economica. Sta ai partiti ritrovare l’anima, in particolare l’anima sociale per portare lavoro e sviluppo in tutta la Città a partire di suoi Quartieri più svantaggiati.

Mino GIACHINO
UDC torinese

Askatasuna, Zangrillo: “Pratica fascista, orgoglio di violenza e sopraffazione”

“Purtroppo non sono capaci di sorprenderci: rimangono fedeli al loro orgoglio di violenza e sopraffazione. Saranno pure 15 o 20mila, tuttavia non è rilevante il numero, ma la stantia e vergognosa pratica fascista dello scontro fisico, del dileggio alle regole della civile convivenza, del rifiuto alla legalità. Sono indignato alla notizia della partecipazione a questa gazzarra da parte di rappresentanti delle istituzioni. Il signor Grimaldi, non riesco proprio a chiamarlo onorevole, che parla di risposta a un assedio, alla repressione della libertà in una Torino antifascista, si vergogni di ciò che afferma, si vergogni del sostegno ai violenti, si vergogni dell’incapacità di comprendere che i veri fascisti sono quelli che lui sostiene e a cui dà voce.

I cittadini di Torino non ne possono più di queste manifestazioni di violenza, non ne possono più di sentire queste menzogne sulla repressione degli spazi di dialogo; Askatasuna non dialoga, Askatasuna prevarica, delinque, ruba spazi e serenità alle persone per bene. E chi si oppone alla loro violenza diventa un bersaglio, come è successo nei giorni scorsi alla Rettrice Cristina Prandi, che aveva la sola “colpa” di voler impedire che il diritto allo studio si trasformasse impunemente nel diritto a delinquere”. Queste le dichiarazioni del ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, che prosegue: “È diventata intollerabile la ricerca dello scontro con le Forze dell’Ordine da parte di questi scappati di casa, è diventato insopportabile spendere soldi pubblici per riparare i danni di questi provocatori, l’unica magra consolazione è che finché in Parlamento e nelle istituzioni ci saranno certi soggetti, il governo di centrodestra avrà vita lunga. Gli italiani non sono cretini”.

Askatasuna, Nicco: “Pagina di follia e di vergogna”

“LA PROCURATRICE MUSTI HA RAGIONE: BASTA AREE GRIGIE’

“Quella di oggi a Torino è stata una pagina di vergogna e di follia che nulla ha a che vedere con il diritto di manifestare”.
Così il Presidente del Consiglio regionale del Piemonte commenta i gravi disordini avvenuti nel corso dellamanifestazione ‘Pro Askatasuna’ .
“Purtroppo – continua – come tutto era stato ampiamente previsto, le preoccupazioni della vigilia si sono concretizzate in tutta la loro drammaticità.
Bombe carta contro le forze dell’ordine, lacrimogeni, mini incendi, idranti in azione e una città messa sotto pressione hanno assunto con il passare delle ore i contorni evidenti di una vera e propria guerriglia urbana. Atti violenti e organizzati che hanno messo a rischio la sicurezza delle persone. È inacettabile”.
Quanto accaduto non rappresenta il diritto di manifestare, ma l’azione di frange antagoniste che cercano deliberatamente lo scontro.
“Da trent’anni – riprende Nicco – questa vicenda è legata a un’occupazione abusiva che non ha prodotto alcun beneficio per il quartiere né per la città di Torino, ma solo disagi, danni e tensioni”.
Oggi è apparsa in tutta la sua evidenza come venga utilizzata quale pretesto politico per alzare il livello dello scontro, in assenza di argomenti e consenso.
“Proprio questa mattina, – sottolinea Nicco – in occasione della cerimonia inaugurale dell’anno giudiziario, la Procuratrice generale Lucia Musti ha richiamato con grande chiarezza l’esistenza di un’“area grigia”, fatta di ambiguità e coperture, che finisce per legittimare e proteggere chi pratica la violenza. I fatti di oggi rendono quelle parole drammaticamente attuali”.
“Le istituzioni hanno il dovere di isolare senza ambiguità ogni forma di violenza e di difendere la legalità, non di partecipare a sfilate condivise: la sicurezza dei cittadini e il rispetto delle regole democratiche vengono prima di tutto. La violenza non può trovare alcuna giustificazione”, conclude il presidente Nicco.