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Fine vita, Pentenero (PD): “cerchiamo la massima convergenza in aula” 

 “Il presidente Nicco apra un percorso condiviso per una legge regionale efficace”
TORINO –  “Non esiste alcun accordo politico tra Partito Democratico e Lega, ma la ferma volontà di mettere a confronto le diverse proposte sul tavolo per giungere a una legge regionale efficace, chiara e ampiamente condivisa”. Così Gianna Pentenero, presidente del Gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale del Piemonte, interviene sul dibattito relativo alla regolamentazione del fine vita.
“Non siamo di fronte a intese precostituite, bensì all’impegno, che il Partito Democratico porta avanti da sempre, di affrontare una questione etica di tale portata ricercando la più ampia convergenza istituzionale possibile – prosegue Pentenero -. La scelta del prof. Mauro Salizzoni, figura di primo piano nel mondo medico, e della consigliera leghista Gianna Gancia si ascrive, quindi, a una interlocuzione come spesso avviene tra colleghi su temi importanti e delicati”.
“In questo percorso –  sottolinea la capogruppo dem –  è doveroso guardare con estremo interesse alla straordinaria partecipazione civica e degli amministratori locali per la raccolta firme promossa dall’Associazione Luca Coscioni a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare. Al contempo, abbiamo modelli e testi di riferimento già discussi o approvati da colleghi di altre Regioni, dal Veneto alla Toscana fino alla Sardegna”.
“A fronte di questa pluralità di sensibilità, e viste le profonde differenze che emergono all’interno della stessa maggioranza di centrodestra, rivolgo un appello formale al presidente del Consiglio regionale Davide Nicco: avvii tempestivamente un percorso di confronto ampio, trasparente e condiviso. Il Piemonte ha bisogno di una sintesi alta, orientata all’efficienza del nostro sistema sanitario regionale e, soprattutto, alla tutela della dignità dei malati e delle loro famiglie”.

Vannacci al convegno Fsp: “Per alcuni la democrazia vale a giorni alterni”  

“La polemica strumentale sollevata a proposito del convegno organizzato da Fsp Torino con la partecipazione, fra gli altri, dell’Eurodeputato Roberto Vannacci dimostra che, purtroppo, per alcuni la democrazia in Italia funziona a giorni alterni”.

E’ quanto afferma Valter Mazzetti, Segretario Generale della Fsp Polizia che aggiunge: “Dimostra la persistenza di quella ben nota doppia morale della sinistra che ancora e sempre si erge a censore stabilendo chi abbia diritto di esprimersi e chi no, per chi debbano valere le regole (nessuna peraltro è stata violata in questo caso) e per chi no. Inutile dire come tutto ciò sia dimostrato dai fatti dal momento che la maggioranza delle iniziative sindacali hanno sempre ospitato figure istituzionali che, di solito, sono anche espressione di una realtà politica. Eppure nessuno mai ha sollevato inutili questioni. La Silp-Cgil non è esclusa, ed ai suoi convegni sono comparsi esponenti politici, come all’ultimo del 10 giugno scorso in cui era ospite il capogruppo Pd Alfredo Bazoli e che è stato ospitato nel Salone del Servizio Tecnico Logistico della Polizia di Stato senza che l’Amministrazione accusasse alcuna crisi. Roberto Vannacci è un Europarlamentare ed è stato altre volte nostro ospite, come tanti esponenti di altri partiti. La ‘distratta’ Silp-Cgil di Torino non se ne è accorta, ma certamente si è accorta del grande consenso politico che Vannacci ha ottenuto di recente, annoverandolo fra i nemici a cui tappare la bocca. Noi, invece, abbiamo un unico obiettivo, favorire il confronto e occuparci delle tematiche che interessano ai poliziotti. Noi, semplicemente, non abbiamo paura di ascoltare e attendiamo di conoscere le idee altrui prima di ogni altra cosa. Siamo Servitori in divisa, fedeli soltanto alle Istituzioni della Repubblica e i primi garanti della libertà di tutti di esprimersi, nelle strade come ai convegni. Non permettiamo a nessuno di affibbiarci etichette politiche né di osare gettare ombre sulla nostra autonomia e libertà sindacale”.

Manifesta stupore per il caso scoppiato ieri anche il Presidente della Fsp, Antonio Scolletta: “Un’organizzazione sindacale di Polizia ha il diritto e il dovere di promuovere occasioni di confronto aperte, plurali e qualificate sui temi che riguardano la sicurezza dei cittadini e il lavoro quotidiano degli operatori. Invitare una personalità politica non significa condividerne ogni posizione, né trasformare un momento di approfondimento in una manifestazione di appartenenza. Le Forze di polizia e i loro sindacati devono essere fermamente sottratti a ogni tentativo di strumentalizzazione politica, così come a qualsiasi forma di ‘appropriazione indebita’ della loro storia, della loro identità e dei valori costituzionali ai quali fanno riferimento. La Costituzione appartiene a tutti e non può essere utilizzata come uno strumento per stabilire chi abbia diritto di parola e chi, invece, debba essere preventivamente escluso dal confronto pubblico. E’ precisamente nella capacità di ascoltare e confrontarsi anche con chi esprime idee lontane dalle proprie che si misura la solidità di una cultura democratica. Tra chi difende questo principio e chi pretende di decidere preventivamente quali opinioni possano trovare cittadinanza nel dibattito pubblico emerge, purtroppo, un divario culturale, morale e politico tanto evidente quanto preoccupante”.

Ambrogio (Fdi): “Gravi le parole del bengalese accusato di violenza”

“‘Non ho fatto niente di sbagliato’. Sono le parole pronunciate da Ocikur Ramahan, il 42enne bengalese accusato della violenza sessuale su una tredicenne in un minimarket di Torino, ai microfoni di Quarta Repubblica. Ma allora viene spontaneo chiedersi: sono questi il dispiacere e il pentimento manifestati davanti al Gip e valutati per disporne la scarcerazione? Le sue dichiarazioni dimostrano che quest’uomo non solo non si è pentito, ma non ha nemmeno compreso né concepito la gravità di quanto gli viene contestato. E altrettanto inquietanti sono le parole raccolte dalla trasmissione tra alcuni commercianti bengalesi della zona, secondo cui una donna dovrebbe stare a casa o, se indossa una minigonna, non meriterebbe rispetto. È questa la concezione della donna che vogliamo tollerare nei nostri quartieri? E’ questa la posizione della comunità islamica? Sono visioni della società e del rapporto tra uomo e donna incompatibili con i nostri valori e che nessun alibi culturale o religioso può rendere accettabili. Quanto emerso rende ancora più incomprensibile la decisione del Gip di scarcerare Ocikur Ramahan. Chi vive in Italia deve rispettare le nostre leggi, le nostre donne e i principi fondamentali della nostra società. E i minimarket non possono in alcun modo considerarsi zone franche o, peggio, luoghi di propaganda per posizioni retrograde e misogine. Su questo non può esserci alcun passo indietro”.

Lo dichiara Paola Ambrogio, Senatore di Fratelli d’Italia.

Il cortocircuito delle primarie

Le primarie, ormai, rischiano di essere il cortocircuito che manda in tilt il PD. Storicamente Elly Schlein è sempre stata a favore delle primarie, in particolare di quelle cosiddette aperte. Proprio beneficiando di questa formula è diventata segretario del partito. Con la maggioranza dei gazebo ha sconfitto Bonaccini che aveva la maggioranza degli iscritti. Oggi il tema si pone per la scelta del candidato della coalizione” campo largo” in vista delle prossime elezioni politiche. In caso di primarie, chiamando a raccolta tutto il popolo della variegata coalizione, la Schlein, pur essendo leader del partito di maggioranza relativa, stando ai sondaggi, rischia di perdere. Sarebbe in vantaggio Giuseppe Conte che potrebbe vantare un maggior appeal trasversale: prenderebbe tutti i voti dei Cinque Stelle ed una parte di quelli del PD. Sembra che il destino del PD, partito di solida tradizione e con una classe politica non improvvisata, sia quello di essere conquistato da chi arriva da fuori…. Le primarie stanno creando un cortocircuito. Buona domenica e buona settimana.

Roberto Cota

Carceri, AVS: “Situazione insostenibile”

Nel giorno in cui registriamo l’ennesimo morto suicida, questa volta nel carcere di Verbania, che segue di soli 4 giorni il ragazzo che si è tolto la vita in quello di Biella lunedì, abbiamo visitato il penitenziario di Alessandria a distanza di sette mesi dalla nostra ultima visita.
La situazione nella Casa Circondariale “Don Soria” di Alessandria è allarmante. Sono 255 i detenuti presenti in una struttura che versa in condizioni fatiscenti dal punto di vista strutturale.
Una struttura che non consente nemmeno la realizzazione di attività trattamentali, che invece erano numerose e positive nell’altro carcere di Alessandria, il San Michele, e che sono state chiuse dall’oggi al domani per la trasformazione di quell’istituto in carcere di massima sicurezza, di cui tutt’ora non si sa con certezza nulla.
Il Don Soria presenta gravissime criticità anche sul fronte del personale e, in particolare, dell’assistenza sanitaria. A preoccupare è soprattutto la mancanza di un’adeguata presenza del SerD, nonostante moltissimi detenuti abbiano problemi di tossicodipendenza. A questo si aggiunge il tema dell’uso dei farmaci e delle dipendenze da questi ultimi: durante la visita abbiamo visto persone a letto, apparentemente molto calme e assonnate, ma in condizioni che lasciavano chiaramente trasparire uno stato di forte alterazione da farmaci. Secondo quanto abbiamo appreso, fanno uso di psicofarmaci la quasi totalità delle persone presenti.
È una condizione allarmante, che richiederebbe una presa in carico e un monitoraggio costanti e che invece, per quanto abbiamo potuto riscontrare, non vengono garantiti secondo i parametri previsti dalla legge. La stessa direzione sanitaria ha denunciato le difficoltà di una situazione nella quale il personale sanitario si ritrova a dover gestire prescrizioni e terapie in un contesto estremamente complesso e senza il supporto necessario. Su questo presenteremo immediatamente un’interrogazione in Consiglio.
Altrettanto grave è la situazione dei detenuti con problematiche psichiatriche: pur essendo presente uno psichiatra, manca il supporto necessario per garantire una reale ed efficace presa in carico. Stiamo parlando di persone che dovrebbero scontare la pena in strutture adeguate, che mancano.
Abbiamo inoltre incontrato molti giovani adulti, in larga parte magrebini, persone sospese nell’attesa di risposte che troppo spesso non arrivano, schiacciate da una burocrazia lentissima, dall’elevato numero di persone da seguire e, più in generale, da un sistema che evidentemente non regge più.
È evidente che in questo modo il carcere non possa in alcun modo garantire la riabilitazione dei detenuti, prevista dalla Costituzione. Quale sicurezza si può costruire se le pene non servono a superare i fenomeni di criminalità?
Ancora ieri abbiamo sollecitato in capigruppo la convocazione di un Consiglio regionale aperto sulla situazione delle carceri piemontesi, che chiediamo dal mese di febbraio, ma tutto ciò che otteniamo è silenzio e un immobilismo francamente inaccettabile. Ancora non si è visto uno straccio di relazione da parte della garante dei detenuti Monica Formaiano, scelta in quota Fratelli d’Italia, di cui abbiamo riscontrato tracce vitali solo a metà agosto in occasioni delle aggressioni a due agenti di Polizia Penitenziaria a Saluzzo e a Torino. Le parole di circostanza come “Ogni episodio di violenza deve essere condannato con fermezza e non può essere considerato un fatto normale” non sono più accettabili: la Garante si svegli dal torpore e sia garante davvero dei detenuti oppure lasci il suo incarico a chi lo sa fare.
Allo stesso modo è necessario si desti dal sonno anche il Presidente Cirio: l’unica volta che ha toccato il tema carceri è stato in occasione della richiesta di grazia al gioielliere di Cavour, un’uscita propagandistica poi precipitata (fortunatamente) nell’abisso delle urgenze di bilancio accatastate da mesi, ma che non toglie dall’imbarazzo un Presidente che non è in grado di occuparsi di un tema sempre più serio e vergognoso. Anche perché è un anno nero per le carceri: a luglio la Cedu ha condannato l’Italia per la violazione dei diritti umani per la morte di Antonio Raddi e subito avevamo chiesto che il Presidente dichiarasse lo stato di emergenza all’indomani di una sentenza che ha messo nero su bianco che nei penitenziari piemontesi i diritti umani vengono di fatto sospesi.
Alice Ravinale
Giulia Marro

Lega piemontese sabato sul Monviso a Pian del Re

Molinari e Bergesio: “Trentennale nel nome di Umberto Bossi, celebrando l’Autonomia differenziata proiettati verso il futuro”

“Salire sul Monviso fino a Pian del Re per noi leghisti è sempre un momento emozionante: quel rito simboleggia la nostra storia, le radici, ma anche la proiezione verso il futuro. Quest’anno però è particolare: non solo perché si tratta della trentesima edizione, ma anche perché è prima dopo la scomparsa del fondatore della Lega, l’indimenticabile Umberto Bossi. Questo ci rende ancora più forti. Dal Monviso arriverà un forte segnale di coesione, di spinta verso l’importante traguardo dell’Autonomia differenziata, a cui abbiamo lavorato in questi anni con determinazione, grazie all’impegno del Ministro Calderoli e del nostro segretario Matteo Salvini. Ma sarà anche l’occasione per parlare di sicurezza, e dei temi caldi di questa fase finale della legislatura”.

Così l’on. Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati e Segretario della Lega in Piemonte, commenta l’appuntamento leghista con il tradizionale appuntamento alle sorgenti del Po, nel cuneese. Con lui, sabato mattina a partire dalle 10, ci saranno il ministro per le Riforme e l’Autonomia Roberto Calderoli, il senatore e segretario provinciale cuneese Giorgio Maria Bergesio, gli altri parlamentari piemontesi della Lega, gli assessori e i consiglieri regionali, e tanti sindaci e amministratori locali della provincia di Cuneo, e di tutto il Piemonte.

“Salire al Monviso non è una semplice ricorrenza – aggiunge il senatore Bergesio – ma un legame forte e diretto con le nostre radici, e un momento per ribadire la nostra identità, e guardare al futuro, a partire dal traguardo ormai imminente dell’Autonomia differenziata, percorso prossimo al traguardo grazie alla determinazione del nostro segretario federale Matteo Salvini, del ministro Calderoli, del capogruppo alla Camera e segretario regionale in Piemonte Riccardo Molinari, e di tutti i dirigenti, parlamentari e amministratori che avremo l’onore di avere presenti a questo grande evento di popolo e di comunità”.

Valle Soana, Costa spiega la sua mozione sulla diga

«Non sono contrario a priori alla diga. Voglio conoscere tutto prima di decidere.»

Perché ha presentato questa mozione al Consiglio comunale?

Perché ritengo che un’opera di questa rilevanza debba essere affrontata con la massima

attenzione, soprattutto dal punto di vista della sicurezza del territorio e della popolazione.

Non ho presentato una mozione per dire semplicemente “no alla diga”…

 

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Valle Soana, Costa spiega la sua mozione sulla diga