POLITICA
Leggi l’articolo su L’identità:
Mattarella dal Csm bacchetta politica e toghe per i toni della campagna referendaria
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BENE NUOVE MISURE CAUTELARI, NO A TORINO LABORATORIO D’ILLEGALITÀ
«Torino non può trasformarsi in una zona franca dove la violenza politica viene scambiata per conflitto sociale. Né passare da laboratorio d’Italia per l’innovazione a quello di esportatore d’illegalità organizzata».
Lo dichiarano il senatore Roberto Rosso, vicesegretario regionale di Forza Italia, e Marco Fontana, segretario cittadino del partito a Torino, commentando gli sviluppi investigativi resi noti dalla Questura.
«Leggiamo di blocchi ferroviari, intrusioni in infrastrutture sensibili, assalti a sedi istituzionali, danneggiamenti e aggressioni alle Forze dell’Ordine. Non siamo davanti a manifestazioni di dissenso, ma – se i fatti saranno confermati nelle sedi giudiziarie – a un metodo organizzato di intimidazione che colpisce l’intera comunità torinese», afferma il senatore Rosso.
«Il diritto a manifestare è sacrosanto e va difeso sempre. Ma non può diventare un alibi per chi pensa di poter violare la legge, devastare beni pubblici e privati o mettere a rischio la sicurezza degli operatori di polizia», aggiunge Fontana. «La libertà di uno finisce dove inizia l’incolumità degli altri».
I due esponenti azzurri sottolineano il rispetto per il lavoro della magistratura e il principio costituzionale della presunzione di innocenza: «Tutti i soggetti coinvolti sono da considerarsi non colpevoli fino a sentenza definitiva. Proprio per questo, riteniamo che l’applicazione di eventuali misure cautelari, quando richieste dagli inquirenti, sia uno strumento previsto dall’ordinamento per tutelare la collettività e garantire che i fatti vengano accertati con serenità».
Rosso e Fontana richiamano poi l’attenzione sui più recenti episodi legati all’ultimo corteo pro Askatasuna: «Siamo preoccupati, però, dalla recente “giurisprudenza” di certa magistratura sull’applicazione delle misure cautelari nei casi in cui siano interessati antagonisti: liberazione di chi dà martellate, calci e pugni ai poliziotti e obblighi di firma concordati. Attendiamo la decisione sul ripristino delle misure cautelari nei confronti di coloro che, secondo le ricostruzioni investigative, avrebbero attentato alla vita di un poliziotto. Parliamo di fatti gravissimi, che non possono essere derubricati a semplice tensione di piazza».
E concludono con una riflessione netta: «Ci chiediamo, con rispetto ma con altrettanta fermezza, se esista ancora un giudice a Torino – parafrasando una celebre espressione – capace di affermare con chiarezza che la legge vale per tutti. Perché se passa l’idea dell’impunità, a perdere non è una parte politica, ma lo Stato stesso».
Gli schemi di intesa preliminare sull’Autonomia differenziata sottoscritti tra il Governo e le Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria sono stati presentati oggi al Consiglio dei Ministri, alla presenza dei Presidenti delle quattro Regioni che hanno avviato il confronto con lo Stato.
Si tratta di un momento istituzionale significativo, che riguarda il riconoscimento alla Regione Piemonte di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia in ambiti strategici non collegati ai LEP o per i quali questi risultano già definiti dalla normativa vigente.
Nel dettaglio, gli schemi prevedono l’attribuzione di specifiche funzioni nei settori della protezione civile, delle professioni, della previdenza complementare e integrativa, oltre che della tutela della salute e del coordinamento della finanza pubblica. Si tratta di ambiti ritenuti immediatamente funzionali alla crescita e allo sviluppo del territorio regionale e coerenti con il principio di sussidiarietà.
“Oggi abbiamo compiuto un passo importante per rafforzare il nostro Paese – dichiara il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio -. L’autonomia differenziata è prevista dalla Costituzione italiana e rappresenta uno strumento che consente di avvicinare le istituzioni ai cittadini, rendendo più rapide ed efficaci le risposte ai bisogni dei territori. Penso, ad esempio, a una materia strategica come la protezione civile. Il Piemonte è una terra straordinaria ma anche fragile, che deve fare i conti con criticità legate all’assetto idrogeologico, al rischio di alluvioni e agli effetti sempre più frequenti delle calamità naturali. Con l’atto di oggi poniamo le basi affinché il presidente della Regione possa dichiarare lo stato di emergenza direttamente sul proprio territorio, senza dover attendere tempi lunghi per le verifiche da parte del Governo centrale. Un altro esempio riguarda la sanità e la valorizzazione delle professioni sanitarie. In Piemonte, con oltre 1.200 Comuni e vaste aree montane, garantire la presenza dei medici nelle vallate più periferiche è sempre più complesso. Oggi non è possibile prevedere incentivi specifici per chi sceglie di operare nei piccoli centri; con l’attuazione dell’intesa, invece, la Regione potrà valorizzare, anche attraverso risorse proprie, i professionisti che assicurano servizi essenziali nei territori più fragili, garantendo così il diritto alla salute in modo uniforme su tutto il territorio. È un esempio concreto di come questo percorso non divida – conclude il presidente Cirio -, ma al contrario rafforzi l’unità del Paese, migliorando la capacità dello Stato di intervenire in modo tempestivo e vicino alle comunità locali”.
Le intese delineano quindi l’assegnazione alla Regione Piemonte di competenze specifiche in ambiti considerati strategici: dalla protezione civile, con maggiori margini decisionali e operativi nella gestione delle emergenze; al sistema delle professioni, con la possibilità di regolamentare nuove figure professionali di interesse regionale; alla previdenza complementare e integrativa, con l’attivazione di strumenti territoriali dedicati anche al personale pubblico, in particolare sanitario; fino alla tutela della salute e al coordinamento della finanza pubblica sanitaria, attraverso una programmazione economica, tariffaria, organizzativa e strutturale più flessibile, nel pieno rispetto dei livelli essenziali di assistenza definiti a livello nazionale.
“Il passaggio odierno in Consiglio dei Ministri rappresenta un momento importante nel percorso di riconoscimento di ulteriori forme di autonomia alla Regione Piemonte – dichiara l’assessore all’Autonomia, Enrico Bussalino -. Parliamo di competenze che consentiranno una gestione più efficiente di ambiti strategici come la protezione civile, il sistema delle professioni e l’organizzazione delle risorse in ambito sanitario, con l’obiettivo di rendere più rapide ed efficaci le risposte ai cittadini e ai territori. L’autonomia differenziata deve essere uno strumento di responsabilità e di sviluppo, capace di rafforzare la capacità programmatoria delle Regioni senza incidere sull’unità del sistema nazionale e nel pieno rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni”
L’approvazione degli schemi di intesa preliminare costituisce ora il passaggio propedeutico alla trasmissione del testo alla Conferenza Unificata e, successivamente, al Parlamento.
Nuovo passaggio di approfondimento in seconda Commissione a palazzo Lascaris per il disegno di legge “Cresci Piemonte”, dedicato alla semplificazione delle procedure urbanistiche e all’accelerazione degli investimenti. Durante i lavori, presieduti da Mauro Fava, il consigliere Fabrizio Ricca (Lega) ha chiesto l’invio di ulteriori osservazioni scritte da parte del Comune di Torino, audito recentemente insieme ad Ance Piemonte nell’ambito dell istruttoria del provvedimento. Era stato lo stesso Ricca a richiedere le osservazioni in forma scritta.
L’assessore regionale all’Urbanistica Marco Gallo ha sottolineato che “i tempi sono ormai maturi per portare il testo all’approvazione del Consiglio regionale”.
La riforma punta a ridurre sensibilmente i tempi delle varianti urbanistiche, introdurre strumenti di monitoraggio e favorire l’utilizzo rapido delle risorse europee, nazionali e del Pnrr.
Dalle audizioni è emerso un orientamento favorevole: il Comune di Torino, con l’intervento dell’assessore Paolo Mazzoleni, considera positivo il riordino delle procedure con termini certi e maggiore coordinamento con le valutazioni ambientali, mentre Ance Piemonte, con il presidente Antonio Mattio, apprezza l’introduzione di scadenze perentorie lungo l’intero iter autorizzativo, ritenute essenziali per garantire stabilità al settore delle costruzioni e attrarre nuovi investimenti sul territorio.
Siamo molto preoccupate, ancora di più all’indomani della sentenza con cui la ex direttrice del Centro è stata ritenuta responsabile del suicidio di Moussa Balde e a pochi giorni dalla morte di un 25enne nel CPR di Bari. La situazione dentro il CPR di Torino è incredibilmente tesa, in netto peggioramento rispetto all’ultima volta che abbiamo visitato la struttura. Resta il problema della vulnerabilità delle persone trattenute, molte delle quali ricorrono a psicofarmaci: da questo punto di vista, ci preoccupa molto quanto sta avvenendo a Ravenna, dove alcuni medici sono indagati per aver fatto il loro lavoro e aver valutato la fragilità di alcune persone per le quali il CPR comporterebbe traumi irreparabili.
È esattamente quello che è previsto dalla legge e che noi chiediamo di applicare alle ASL anche in Piemonte, come previsto anche nel piano socio-sanitario grazie a un nostro emendamento. Il CPR è un posto inumano che tratta persone, che – ripetiamo – non hanno commesso alcun reato come animali da tenere in gabbia. Va chiuso quello di Torino, prima che si verifichi un’altra tragedia, e vanno chiusi tutti i CPR d’Italia”.
Monitoreremo la tutela dei 22 lavoratori e la trasformazione in case della comunità spoke.
A novembre l’ASL To3 minacciava la chiusura entro fine anno delle 4 Case della salute dell’ASL To3, che dal primo gennaio dovevano essere retrocesse a semplici AFT, come testimoniato dalla lettera di La Valle del mese di novembre. Oggi invece, in conferenza stampa, Cirio e Riboldi hanno fatto una bella retromarcia, affermando di volerle trasformare in case della comunità spoke.
Bene la retromarcia, ma ora dobbiamo essere sicuri che la trasformazione non sia un mero annuncio.
Ad oggi infatti non c’è alcun atto formale, giuridicamente e finanziariamente vincolante.
Il DM 77/2022 prevede la creazione delle case della comunità spoke a fianco di quelle hub, per rendere più capillare la medicina territoriale e sgravare gli ospedali, ma in Piemonte non ne è ancora nata neppure una.
Come mai?
Queste strutture resteranno lettera morta?
Cosa sta facendo concretamente la giunta Cirio?
Sta sollecitando la conferenza stato-regioni?
Ad oggi non è dato saperlo.
Così come non c’è assoluta certezza giuridica che i lavoratori rimasti in carico ai Medici di medicina generale (4 a Vigone, 3 a Cumiana, 7 a Beinasco e 3 a Pianezza) potranno proseguire, non essendoci un legame contrattuale diretto con l’Asl.
In particolare, preoccupa la situazione dei 9 lavoratori della casa della salute di Beinasco-Borgaretto, dal momento che in questa Casa i medici non si sono ancora costituiti in soggetto giuridico per contrattualizzare i lavoratori. Il risultato è che 7 lavoratori sono ancora gestiti dalla cooperativa Coesa e non dai medici e 2 hanno lasciato il contratto a tempo indeterminato per essere assunti da un’agenzia di lavoro interinale con un contratto peggiorativo.
Ci saremmo aspettati che l’ASL facesse di più per subentrare nei contratti di questi lavoratori.
Insomma: bene la conferenza stampa a favore di telecamera, ma la politica si fa con gli atti e gli atti mancano.
Ad oggi, come temevamo, ci sono 4 case della salute trasformate in AFT.
Monica CANALIS – consigliera regionale Pd
Mercoledì 18 febbraio alle ore 21, nella sede di Sinistra Ecologista, in piazza Moncenisio 3, si terrà l’incontro “Fine vita in Piemonte: a che punto siamo?”, un momento di confronto per fare il punto sulle scelte di fine vita oggi possibili in Italia e sulla situazione in Piemonte in tema di suicidio medicalmente assistito a otto anni dall’approvazione della legge sul testamento biologico e a pochi giorni dal primo suicidio assistito nella nostra Regione. Un incontro ancora più importante alla luce delle recentissime evoluzioni in Piemonte, dove proprio in questi giorni c’è stato il primo caso di suicidio medicalmente assistito benché in assenza di una normativa e di linee guida chiare e univoche da parte della Regione.
Quella del fine vita è una battaglia per noi fondamentale, che sentiamo ancora di più, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale che ha confermato la legge sul fine fina della Regione Toscana.
In Consiglio Regionale continuiamo a lavorare, convinte che i tempi siano maturi per arrivare finalmente a un avanzamento sul tema. Abbiamo intanto ottenuto che la Regione Piemonte consenta di depositare testamento biologico nelle strutture sanitarie, cosa prevista dalla legge ma di fatto disapplicata, e proprio in questi giorni si aprirà un gruppo di lavoro con tutte le forze politiche in Consiglio Regionale per superare la situazione attuale, che non consente a ciascuno di noi di essere libero fino alla fine.
All’incontro interverranno:
Davide Di Mauro, Coordinatore Cellula Coscioni Torino
Giulia Sbiroli, Medico di emergenza- urgenza
Paola Angela Stringa, giurista per le libertà
Introduce e modera Alice Ravinale, capogruppo AVS Consiglio Regionale Piemonte
Quella di mercoledì sarà un’occasione per informarsi, comprendere e discutere di diritti, libertà e dignità della persona, valorizzando il ruolo svolto in questi anni dall’Associazione Luca Coscioni e dalla Cellula di Torino nel sostegno alle battaglie per i diritti civili e per raccontare il lavoro che a livello istituzionale, anche grazie ad Alleanza Verdi e Sinistra, si sta portando avanti.
Onorevole Appendino sulla FIAT e sul settore auto chi ha dormito sono stati gli ultimi Sindaci Torino e il Governo giallorosso, Conte – PD. Sbaglio’ Castellani nel 1993, quando diede per scontato che l’industria avrebbe contato di meno nella economia torinese e quando scelse di puntare tutto su turismo, cultura e loisir. Gli esperti di sinistra non sapevano che il valore aggiunto dell’industria è tre volte il V.A del turismo, così dagli inizi del 2000 Torino ha una crescita economica sotto la media nazionale e in vent’anni ha perso 20 punti di PIL rispetto a Bologna e di conseguenza è la capitale dell cassa integrazione con impoverimento di decine di migliaia di famiglie e del commercio.