Onorevole Appendino sulla FIAT e sul settore auto chi ha dormito sono stati gli ultimi Sindaci Torino e il Governo giallorosso, Conte – PD. Sbaglio’ Castellani nel 1993, quando diede per scontato che l’industria avrebbe contato di meno nella economia torinese e quando scelse di puntare tutto su turismo, cultura e loisir. Gli esperti di sinistra non sapevano che il valore aggiunto dell’industria è tre volte il V.A del turismo, così dagli inizi del 2000 Torino ha una crescita economica sotto la media nazionale e in vent’anni ha perso 20 punti di PIL rispetto a Bologna e di conseguenza è la capitale dell cassa integrazione con impoverimento di decine di migliaia di famiglie e del commercio.
“L’accesso all’alcol da parte dei minori è una delle emergenze educative e sanitarie più sottovalutate del nostro tempo. I dati piemontesi parlano chiaro: l’età del primo consumo si abbassa, cresce il binge drinking tra gli adolescenti, soprattutto tra le ragazze, e aumentano gli accessi in Pronto Soccorso per intossicazione alcolica. Di fronte a questo scenario non possiamo restare a guardare” afferma la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo che ha presentato un ordine del giorno in Consiglio regionale per impegnare la Giunta a rafforzare le attività di prevenzione dell’accesso all’alcol da parte dei minori, con un focus specifico sulle bevande alcolpops, i cosiddetti “ready-to-drink”.
“Queste bevande rappresentano un vero cavallo di Troia: dolci, colorate, a basso costo e percepite come innocue, sono spesso la porta d’ingresso verso un consumo rischioso e precoce. È nostro compito smontare questa falsa percezione e proteggere i ragazzi in una fase delicatissima dello sviluppo neurologico” spiega la Consigliera Pd.
“Con il mio atto di indirizzo chiedo alla Giunta regionale di adottare misure concrete e immediatamente attuabili, tra le quali: l’istituzione di un Tavolo Tecnico Permanente sugli alcolpops, con l’Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze e Dipartimenti di Prevenzione, per monitorare in modo specifico il consumo tra i minori di 16 anni e orientare meglio le azioni dei programmi PP01 e PP04 del Piano Regionale di Prevenzione, il rafforzamento dei Patti per la Sicurezza Urbana, con fondi straordinari ai Comuni per intensificare i controlli serali e notturni, in particolare sui distributori automatici H24 che non verificano l’età tramite lettura ottica dei documenti, l’estensione dei laboratori esperienziali “Alcol & Friends” a tutti gli Istituti Secondari di Secondo Grado del Piemonte entro il 2026, con nuovi kit e formazione aggiuntiva per gli operatori dei Dipartimenti Patologie delle Dipendenze e, infine, una campagna istituzionale dal titolo “Non è una bibita”, rivolta a famiglie e adolescenti, con il coinvolgimento strutturato di Pediatri di Libera Scelta, Medici di Medicina Generale e Infermieri di famiglia o di comunità, per spiegare i rischi neurotossici dell’alcol sul cervello in sviluppo” precisa Laura Pompeo, entrando nel merito dell’atto di indirizzo.
“La prevenzione non è un capitolo accessorio: è un investimento sulla salute pubblica, sulla sicurezza urbana e sulla qualità della vita delle nostre comunità. Chiedo alla Giunta di assumersi la responsabilità politica di un intervento deciso, coordinato e strutturale. Proteggere i minori è un dovere, non un’opzione. Non possiamo lasciare che la facilità di accesso agli alcolici nei supermercati o nei distributori automatici diventi un varco aperto verso l’abuso. La Regione ha gli strumenti per intervenire: ora serve la volontà politica. I nostri ragazzi meritano un Piemonte che li protegga davvero” conclude la Consigliera Pompeo.
La politica dei bonus non è comunque la risposta ai problemi del sistema socio-sanitario piemontese. Servono misure strutturali, esigibili e universalistiche come l’innalzamento della quota sanitaria delle tariffe.
16.2.2026 – La lotteria dei bonus è la cifra distintiva della Giunta Cirio, che dal 2019 ne ha sfornati ben 6: Vita nascente, Vesta, PieMove, Alpha, Scelta Sociale e Protezione Sociale.
Queste misure somigliano più a slogan commerciali che a soluzioni vere, non essendo stabili, strutturali, universalistici ed esigibili, ma temporanei e per pochi. Potremmo dire citando un proverbio “uno slogan al giorno NON toglie il medico di torno”.
Il numero di persone (non autosufficienti, disabili, con problemi di dipendenza o salute mentale) in lista d’attesa per ottenere servizi domiciliari, semi residenziali e residenziali è infatti lunghissimo e privo di risposta.
E i gestori dei servizi non ce la fanno più a sostenere l’aumento dei costi, energetici, gestionali e legati all’adeguamento dei contratti di lavoro.
Dopo l’arenarsi del “Patto per il Welfare innovativo e sostenibile” risalente alla fase pre elettorale di febbraio 2024 e comprensivo dell’innalzamento della quota sanitaria delle tariffe, che però non è mai stato realmente attuato, anche il bonus “Protezione Sociale” è uscito dai radar.
Questo bonus di 18 milioni di euro di Fondo Sociale Europeo per le strutture residenziali e semi residenziali piemontesi era stato annunciato in pompa magna a maggio 2025, ma ad oggi non si è visto 1 euro.
L’atto di indirizzo per rendere operativi questi 18 milioni è stato predisposto a dicembre, ma qualcosa deve essere andato storto perchè ad oggi non è ancora arrivato il nulla osta della Commissione Europea, che dovrebbe dare il via libera al bando regionale, pubblicato sul sito web della Regione già a settembre 2025.
La politica dei bonus sta diventando una cortina fumogena per nascondere i cedimenti del sistema sociosanitario piemontese. Intanto le strutture residenziali e semi residenziali chiudono o peggiorano i loro servizi per l’assenza di un equilibrio contrattuale tra prestazioni e corrispettivi tariffari. I contratti dei lavoratori sono stati rinnovati, ma le tariffe sono ferme al palo, mettendo a rischio la sostenibilità delle convenzioni con la Pubblica Amministrazione.
Inoltre, il nuovo fantomatico bonus “Protezione sociale” era pensato per coprire le spese aggiuntive delle strutture, ma non consentiva né di creare nuovi posti di lavoro né di attivare nuove convenzioni sanitarie sugli esosissimi posti letto. Il Fondo Sociale Europeo non dovrebbe essere usato surrettiziamente come aiuto di stato alle imprese, ma come motore per la creazione di occupazione e di servizi per l’utenza.
Almeno il bonus Scelta Sociale domiciliarità aveva il merito di far emergere e regolarizzare il lavoro nero delle badanti sfruttate. Protezione sociale invece no.
Comunque al 16 febbraio le strutture non hanno ancora visto 1 euro dei 18 milioni. A Cirio direi: “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. Basta annunci a vuoto.
Occorre abbandonare gli slogans e il telemarketing e mettere mano alle riforme vere, ritoccando le tariffe e aggiornando il modello di cura.
Monica CANALIS – consigliera regionale PD
A dialogare con il Condirettore di Libero anche Luca Pantanella di ‘FMPI’ e Maurizio Scandurra de ‘La Zanzara’ di ‘Radio24’.
Si è tenuta venerdì 13 febbraio scorso alle ore 21.00 presso la Sala Conferenze della ‘Biblioteca Civica’ di Chieri, nel Torinese, la presentazione dell’ultimo bestseller “Sveglia!” di Pietro Senaldi, Condirettore del quotidiano ‘Libero’ e apprezzato saggista, scritto a quattro mani con Giorgio Merli ed edito da ‘Marsilio’.
A introdurre i lavori innanzi a un pubblico ampio e partecipativo, il commercialista Roberto Pezzini, Presidente del locale Comitato Centro Storico, che ha poi dato la parola a Maurizio Scandurra, giornalista radiotelevisivo nonché opinionista del programma ‘La Zanzara’ di ‘Radio24’ e a Luca Pantanella, Vice Presidente Nazionale di ‘FMPI – Federazione Medie e Piccole Imprese’.
Economia, politica, ambiente, Europa, tutti temi d’attualità stringente passati al setaccio con onestà intellettuale e dovizia di argomentazioni da Pietro Senaldi, anche ricorrente opinionista tv nei maggiori talk-show generalisti, e riletti secondo il criterio verità-bugia con cui, nel corso del libro, ha contribuito, dati alla mano, a sfatare miti ricorrenti.
Sala gremita, che ha visto la partecipazione, in prima fila, anche dell’imprenditore edile Rosario Tuccio, vittima di un’interdittiva antimafia ingiusta annullata e dichiarata infondata dal Tar della Lombardia, a testimonianza di un caso di buona giustizia risoltosi felicemente, sul fil rouge invece di un commento generale di disappunto dei relatori alle infelici parole del Procuratore Capo di Napoli Nicola Gratteri rivolte nei giorni scorsi ai cittadini italiani che voteranno ‘SI’ al prossimo referendum sulla Giustizia.
Al termine dell’incontro-dibattito pubblico, Pietro Senaldi si è concesso ai presenti con l’umiltà e la cortesia che da sempre lo contraddistinguono, tra firmacopie e selfie presso lo stand della Libreria Mondadori Centro Storico che ha organizzato e promosso l’evento.
Auto, UDC: “Tutti devono fare la loro parte”
Senza dimenticare gli errori di questi ultimi trent’anni.
Gli eccessi referendari da Gratteri a Palamara
IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
Le esternazioni del procuratore di Napoli Gratteri a favore del no al prossimo referendum farà sicuramente perdere consensi al no, anche se le sue parole hanno avvelenato irresponsabilmente il dibattito. In particolare Gratteri ha abbinato, come votanti per il Sì indagati e imputati, accoppiandoli ai “massoni deviati” e ad altre male genie. Questo è il discorso più inquietante perché gli indagati e gli imputati godono del diritto costituzionale di essere considerati innocenti fino al terzo grado di giudizio. Il Procuratore sembra trascurare in modo sorprendente un fatto che nel diritto italiano e repubblicano è una questione di civiltà giuridica di primaria importanza. Per lui indagati e imputati sarebbero da considerare di fatto già condannati? Sono parole da tenere a mente prima del voto di fine marzo. Ma vedo anche che alcuni comitati per il sì in modo disinvolto e controproducente esibiscono nei loro dibattiti il nome dell’ex magistrato Palamara, nome che Cossiga considerava una marca di tonno. Palamara non può essere considerato credibile qualunque cosa dica. E spiace che certi giovani tanto entusiasti quanto piuttosto ignoranti non sappiano organizzare dibattiti adeguati. Anche l’idea di far parlare solo i sostenitori del Sì è un’idea profondamente illiberale: solo dal confronto di opinioni, le idee escono chiare, distinte e rafforzate. I dibattiti che sono comizi, appaiono oggi improponibili se non agli attivisti dalle mani leste e dalla testa vuota. Ci sono vecchi retaggi di Borrelli che rivivono oggi nelle dichiarazioni guerresche del procuratore di Napoli e altri pochi colleghi, compresi i soliti oracolari Barbero e Odifreddi. Il no è un voto dogmatico e corporativo, il sì è un voto che vuole eliminare il nefasto correntismo politico negli organismi di autogoverno dei magistrati per favorire una giustizia equilibrata, libera, non condizionata dalla politica di parte. Ci sono però fanatici anche tra i sostenitori del Sì che vorrebbero usare il voto come una clava contro i magistrati. Ma nel fronte del Sì gente come Palamara non dovrebbe trovare posto. E’ in primis una questione morale. Mi sta già stretto il convertito Di Pietro che fu un Pm politicizzato al massimo grado come quasi tutti quelli del pool di Mani Pulite, se si esclude Tiziana Parenti. Palamara non apporta consensi, ma rischia di squalificare chi lo invita.L’INTERVENTO
Torino soffre da oltre vent’anni di una bassa crescita economica che ha impoverito la metà della Città che soffre di cui parlava Mons. Nosiglia. Riappropriarsi delle FIERE vuol dire riappropriarsi di un MOTORE di CRESCITA su cui Torino puntava già nell’800 dopo la perdita della Capitale. La Galleria Subalpina venne costruita proprio per esporre le produzioni dell’epoca. Negli anni 60 e 70 il Salone dell’automobile e quello della Tecnica che portavano in Città imprenditori e ricercatori di tutto il mondo fecero da vetrina alle nostre produzioni automobilistiche e delle macchine utensili. Alberghi pieni e ristoranti costretti ai doppi turni alla sera. Per Milano e Bologna le Fiere rappresentano un volano di sviluppo notevole. Recentemente Bologna ha approvato un Piano di sviluppo di 200 milioni di euro. Il Salone della Mobilità del futuro potrebbe rilanciare il ruolo di ideazione e di progettazione che a Torino ci sono ancora se pensiamo alle decine di aziende italiane e straniere che operano nel settore della innovazione dalla guida autonoma alla IA applicata all’auto del futuro. Torino potrebbe riprendersi così i suoi storici SALONI da quello dell’auto a quello ferroviario. Ovviamente va considerata la necessità di avere nuovi spazi espositivi che vedremmo bene localizzati nella Zona Nord della Città. Sarebbe la occasione di rilancio che da Barriera alle Vallette si aspettano.
Mino GIACHINO
Responsabile UDC Torino

“La campagna referendaria della sinistra, contro la Riforma della Giustizia, tra una fake news e l’altra, ha innalzato i propri toni arrivando agli insulti, più o meno espliciti, verso tutti coloro che voteranno SÌ al Referendum del prossimo 22 e 23 Marzo. Si va da un PD che addita come ‘Fascista‘ l’elettorato che esprimerà il proprio voto favorevole, a chi indica ‘le persone perbene‘ solo tra quelle che esprimeranno il proprio voto contrario. Davanti a tutto questo, Italia Liberale e Popolare non può che ribadire con ancora maggiore forza e convinzione il proprio SÌ”, così Claudio Desirò, Segretario di Italia Liberale e Popolare, ribadisce la posizione dell’Associazione per il SÌ alla Riforma.
Non c’è alcun vincolo politico. Al di là di ciò che dicono alcuni vescovi o sacerdoti.
“In vista del prossimo referendum costituzionale sulla giustizia i cattolici italiani, come ovvio e
persin scontato, voteranno SI’ e NO. Non credo – come del resto ha ricordato la stessa
Presidenza della Cei invitando i cattolici, e giustamente, a recarsi alle urne – ci sia una indicazione
secca a scegliere il progetto di un partito, o peggio ancora, di uno schieramento politico sul
quesito referendario. E questo al di là della predilezione di alcuni vescovi o sacerdoti o parrocchie
a scegliere pubblicamente ed apertamente il NO.
Anche perchè, se fosse vero che c’è una scelta netta a favore di un preciso progetto di partito o
di schieramento, si correrebbe il serio rischio che quel vescovo o sacerdote o parrocchia
parlerebbero, d’ora in poi, unicamente ad una parte politica contro un’altra parte politica nella
rispettiva comunità ecclesiale.
Insomma, si tratterebbe di un comportamento radicalmente alternativo rispetto a ciò che insegna
e predica ogni giorno la stessa Chiesa Cattolica”.
On. Giorgio Merlo Presidente nazionale Scelta cristiano popolare