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PLD organizza incontro sulla Tav

PARTITO LIBERALDEMOCRATICO A RIVOLI

Dopo oltre vent’anni di dibattiti, polemiche e campagne ideologiche, la realizzazione della tratta ferroviaria Torino-Lione è oggi entrata in una fase di avanzamenti concreti.
I lavori per il collegamento tra il nodo ferroviario torinese, l’interporto logistico di Orbassano e la direttrice della Val di Susa rappresentano una delle più importanti infrastrutture strategiche europee per il trasporto sostenibile, la competitività economica e l’integrazione continentale.

Per questo motivo, il Partito Liberaldemocratico della provincia di Torino promuove per sabato 13 giugno, dalle 9.30 alle 13 presso la Sala Consiliare del Comune di Rivoli, un incontro di formazione e approfondimento dedicato agli iscritti, ai simpatizzanti e agli esponenti dell’area centrista, liberale e riformista del territorio. L’incontro avrà il titolo:

“TRATTA FERROVIARIA TORINO-LIONE – SI AVANZA: UN’OPERA STRATEGICA, UN FUTURO CHE CORRE”.

Analizzeremo dati, documenti e sviluppi concreti dell’opera, affrontando con serietà e competenza una discussione troppo spesso dominata da
slogan, semplificazioni e narrazioni distorte. Secondo il Partito Liberaldemocratico, sostenere quest’opera significa scegliere sviluppo, sostenibilità, connessioni internazionali e competitività per il Piemonte e per tutto il Nord-Ovest italiano. Relatori saranno l’architetto Paolo Foietta (già Commissario Straordinario del Governo per l’Asse Ferroviario Torino-Lione e attualmente Presidente della Delegazione Italiana presso la Commissione intergovernativa italo-francese per la linea ferroviaria TorinoLione) e l’architetto Massimo Giuntoli  (già Presidente Ordine Architetti PPC di Torino).

Modererà l’incontro Fabrizio Goria (giornalista de La Stampa)

Sport, Ricca (Lega): “Basket Torino, la Regione faccia il possibile”

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Torino, 4 Giu – “Negli ultimi giorni si stanno rincorrendo notizie preoccupanti sulla sorte della società Basket Torino, con rumors che vanno da una presunta cordata di imprenditori a una compravendita di titoli sportivi che stanno mettendo in allarme tifosi e addetti ai lavori. La realtà sportiva torinese è un’eccellenza consolidata per tutto il Piemonte e per questo ritengo sia necessario che la Regione metta in campo tutte le azioni possibili per fare in modo che, o tramite un sostegno diretto, o acquisendo un ruolo di mediazione, possa consentire la permanenza del club nelle serie che gli compete. Ho presentato un Ordine del Giorno urgente in Consiglio regionale proprio a questo scopo. Sono certo che, grazie all’aiuto della Regione, si potra trovare una soluzione rapida ed efficace per il Basket Torino.” Così in una nota Fabrizio Ricca, capogruppo Lega in Piemonte.

Ma l’antimelonismo violento è un progetto politico?

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

È una costante che si ripete da ormai molti anni. Almeno dal giorno dopo la fine della prima repubblica. Perchè per lunghi 50 anni nella cittadella politica italiana c’erano due visioni culturali e due progetti politici non solo diversi e distanti ma addirittura alternativi. L’uno rappresentato dalla Democrazia Cristiana e dai suoi alleati e l’altro, opposto, dal Pci e dall’universo della sinistra italiana. Dopodichè, e archiviata la prima repubblica, la cosiddetta seconda repubblica ha trovato la sua legittimazione non tanto nella costruzione di progetti politici e di governo alternativi l’uno rispetto all’altro ma, semmai, nella sola individuazione del nemico da distruggere o da annientare. Prima moralmente e poi politicamente. Certo, è una tesi che affonda le sue radici non in tutte le culture politiche. È sufficientemente noto che tutti coloro che si riconoscono nelle culture politiche di matrice centrista e riformista non applicano quelle categorie che, invece, sono di quasi esclusiva competenza e pertinenza di chi pratica altre prassi e adotta altri comportamenti politici: derive che vanno dal populismo al massimalismo, dal radicalismo all’estremismo. Prassi e culture che, quasi statutariamente, individuano nel nemico da abbattere la ragione prioritaria se non addirittura esclusiva della propria presenza politica e forse anche etica. Ora, e per tornare all’oggi, è abbastanza evidente che il cosiddetto campo largo – lo chiamo ancora campo largo perchè, purtroppo, non si può ancora definire centro sinistra essendo ancora assente una visibile e significativa componente centrista, riformista e moderata – si caratterizza come alternativa alla coalizione di centro destra per l’odio incallito e radicato contro l’attuale Premier, più che non contro la coalizione che la sostiene in Parlamento. Un odio che quotidianamente viene distillato e declinato con insistenza, determinazione e senza esclusione di colpi. Ma, al di là di questi concreti, e peraltro legittimi, atteggiamenti che vengono ormai platealmente e pubblicamente rilevati ed evidenziati dagli stessi sostenitori della sinistra radicale o populista o estremista, c’è un dato politico di fondo che non si può più aggirare o, peggio ancora, fingere che non esista. E cioè, può una coalizione democratica e che aspira ad essere di governo limitare la sua attività alla sistematica demolizione dell’odiato e vituperato nemico senza porsi il problema, ogni giorno, di creare una vera, solida, credibile e visibile alternativa politica e soprattutto programmatica? Può, cioè, una alleanza potenziale di centro sinistra – e sempre in attesa che la componente di centro assuma una vera e propria consistenza politica e culturale – abbandonarsi ogni giorno ad attacchi smisurati e a volte anche sopra le righe quasi come fosse una sorta, seppur aggiornata e rivista, di Democrazia Proletaria di ieri o di Potere al popolo di oggi? È su questo versante, almeno credo, che si misura la vera capacità per la futura e potenziale alleanza di centro sinistra di fare un vero salto di qualità sul terreno politico e progettuale. Gli anatemi, le invettive e gli insulti non sono più sufficienti, se mai lo sono stati. Serve un “di più”, per dirla con il linguaggio iperbolico ma sempre profetico di Mino Martinazzoli. E il “di più” consiste nella capacità e nel coraggio, come faceva del resto il vecchio, antico e tradizionale centro sinistra, di sapere elaborare un progetto politico e di governo che non si limiti, appunto, alla sola demonizzazione dell’odiato nemico politico.

Canalis (Pd): “Il Piemonte apra le scuole il 31 agosto”

Occorre maggiore flessibilità e capacità di programmazione per sostenere la genitorialità e la funzione educativa e sociale delle scuole.

 In una Regione a forte tasso di invecchiamento e riduzione delle nascite come il Piemonte, mi sarei aspettata qualche reazione in più sull’innovativa misura adottata dalla Regione Emilia-Romagna, che quest’anno aprirà in forma sperimentale le scuole primarie il 31 agosto, con attività extrascolastiche sportive, culturali ed educative realizzate in collaborazione con un primo gruppo di Comuni, affiancati dal Terzo Settore, nell’attesa di rendere la misura strutturale nel 2027.

E’ un grosso segnale di attenzione per le famiglie, che a fine estate non hanno centri estivi ed altri servizi a cui appoggiarsi. La sperimentazione emiliano romagnola consiste in progetti realizzati da 42 Comuni e Unioni di Comuni e sostenuti dalla Regione con 3 milioni di euro, con un’offerta che comprende laboratori, sport, musica, creatività, gioco, assistenza.

L’Emilia-Romagna aveva già dimostrato grande capacità di innovazione con la misura ‘Scuole aperte’, attività extracurriculari pomeridiane realizzate nelle scuole secondarie.

In un contesto sociale molto cambiato, in cui tante famiglie non godono della presenza dei nonni o non hanno i soldi per la baby sitter, anche il mondo della scuola deve cambiare e rispondere ai nuovi bisogni, diventando spazio aperto alla comunità, anche nei periodi tradizionalmente vacanzieri.

Prima o poi andrà rivisto il calendario scolastico, ma intanto iniziative come quella della Giunta De Pascale sono un forte contributo alla conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro delle famiglie e alla funzione educativa della scuola oltre le attività curricolari, un contributo necessario quanto l’assegno unico, le politiche della casa e l’aumento dei salari, per sostenere natalità e genitorialità.

Da un lato c’è l’Emilia-Romagna che mette in piedi un progetto strutturale rivolto potenzialmente a tutti i bambini della scuola primaria. Dall’altro c’è il Piemonte che fa la lotteria del bonus Vesta, rivolto a una platea ristretta di bambini 0-6. In mezzo c’è una differente capacità di fare programmazione e di lavorare insieme ai comuni e al Terzo Settore.

Cosa ne pensa la neo assessora Cameroni?

Monica CANALIS – consigliera regionale PD

Blackout Torino, Ravello (FdI): “Sindaco in cortocircuito”

“Dalle solenni promesse alla città al buio. Torino ostaggio di una rete fragile, mentre il Comune usa Iren come un bancomat. Gli utili siano destinati ai ristori”
Appena un mese fa il sindaco Lo Russo si cimentava nell’attività in cui riesce meglio: il taglio dei nastri. Inaugurando compiaciuto la nuova Stazione Nord di Ireti da 25 milioni di euro, parlava di ‘sicurezza e salute’ e sosteneva che garantire continuità energetica fosse fondamentale per evitare conseguenze gravi per i cittadini durante le ondate di caldo. Parole solenni. Peccato che, trascorse poche settimane, Torino sia nuovamente sprofondata nel caos: blackout continui, quartieri al buio, disagi per famiglie, attività commerciali e persone fragili. È evidente che, su questo tema, sia lo stesso sindaco Lo Russo a essere finito in cortocircuito“. Ad affermarlo è Roberto Ravello, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Piemonte.
Il problema — continua Ravello — è che questa storia la sentiamo da anni. Solo nel giugno scorso, per esempio, Lo Russo chiedeva a Iren un ‘piano straordinario’ contro i blackout. Nel mentre, i giornali celebravano il nuovo maxi-trasformatore Ireti di Torino Nord con titoli trionfali: ‘Stop ai blackout estivi’. E invece oggi la realtà racconta una rete evidentemente ancora insufficiente, fragile e incapace di reggere persino all’inizio della stagione calda. E siamo solo a maggio…
Nel frattempo — prosegue Ravello — Iren continua ad annunciare piani anti-blackout senza risultati concreti. Una cosa, però, funziona benissimo: la distribuzione dei dividendi. Solo Torino, a fine giugno, incasserà circa 34,6 milioni di euro, per un totale di poco meno di 100 milioni destinati ai Comuni soci. La realtà è che, da un lato, Lo Russo usa Iren come un bancomat per tenere in piedi bilanci sempre più in difficoltà; dall’altro, invoca investimenti straordinari quando la rete collassa“.
Abbia allora il coraggio – conclude Ravello – di fare il primo passo: chieda formalmente a Iren di sospendere la distribuzione delle cedole e di reinvestire integralmente gli utili nella manutenzione della rete, nella resilienza infrastrutturale e nei ristori a cittadini e attività danneggiate. Perché la propaganda non accende la luce nelle case dei torinesi, né riapre le serrande delle aziende lasciate al buio“.