Caro Direttore,
Mentre in Val Susa è in corso il Festival della Felicità, paravento per il raduno di giovani antagonisti, a partire da quelli di Askatasuna, i ragazzi molto amici di AVS, che quando scende la sera, invece di leggere poesie, si esercitano nell’assaltare il cantiere della TAV, l’opera che il Parlamento italiano, l’unico organismo che rappresenta la volontà del popolo italiano, per due volte ha votato essere strategica per l’interesse nazionale, senza che nessun difensore della Costituzione o partecipante al Festival della Spiritualità dica qualcosa.
Alcuni dirigenti locali del PD, con la compagnia degli esponenti di AVS, vogliono ridiscutere, ora che Virano non c’è più, il progetto della stazione internazionale a Susa e della linea verso Orbassano. Cosa che serve a illudere i No Tav, tra cui ci sono ancora alcuni sindaci del PD, che l’opera si possa ancora fermare. Purtroppo qui non c’è nessuna mamma di Baltimora che scenda in piazza a prendere per le orecchie il proprio figlio che sta tirando pietre.
Probabilmente non hanno ancora capito bene le enormi ricadute economiche e sociali della TAV sull’economia torinese e piemontese. Queste perdite di tempo, cui a volte danno l’impressione di allinearsi i vertici TELT, costano a tutti gli italiani le mancate ricadute di lavoro e l’aumento dei costi per oltre tre miliardi di euro. Bene ha fatto il commissario Mauceri a chiedere di andare avanti decisi.
La parte del PD che non ha mai avuto la cultura dello sviluppo nelle sue corde e che amministra una Torino che da trent’anni declina economicamente e che oggi ha più problemi sociali di quanti ne avesse quando è stato eletto Lo Russo e ai tempi dei piani decennali di Castellani, non è assolutamente capace di analizzare come sta Torino; oggi studia le tattiche per rivincere, incurante degli scarsi risultati raggiunti. Messe a tacere le scomode analisi della Fondazione Rota, chiusi occhi e orecchie il giorno in cui Banca d’Italia presenta la relazione su Torino e sul Piemonte.
Ma chi ha un minimo di sensibilità umana ed è stato abituato a non girarsi dall’altra parte di fronte ai senza lavoro e ai precari, o alle decine di migliaia di anziani che vivono da soli, non si lascia condizionare dalla tendenza a parlare di più delle cose che vanno e delle grandi potenzialità, e si batte per ridare la speranza a chi oggi non ce l’ha.
Io sto con Messi, che dedica la vittoria a chi fa fatica ad arrivare a fine mese, e non con il Presidente dell’Argentina.
Io stavo e sto con le parole dell’Arcivescovo Nosiglia, che parlava della metà della città che sta male e che non sta meglio dopo che ieri, in Barriera, si è andati a ramazzare strade e piazze con tanto di foto col Sindaco, perché a Barriera non è stato dato nulla di sostanziale in questi anni. Se i 340 ragazzi avessero chiesto, come faccio io da due anni a Lo Russo, di spostare un’attività economica, tipo il Centro per l’Intelligenza artificiale, e i relativi posti di lavoro in Barriera, il risultato avrebbe potuto essere più importante.
Torino deve capire che la vera priorità per i giovani di domani e per la metà della città che sta male è lo sviluppo economico e che, per la Torino di domani, saranno ancora fondamentali l’industria, le fiere internazionali, i congressi, la TAV e un aeroporto all’altezza. Ma per ottenere questo occorre dire no al Sistema Torino, no alla sinistra che ci ha portato al declino, no a nuove furberie di liste utili solo perché nulla cambi.
Ecco perché noi UDC, che ci rifacciamo ai Governi e alle amministrazioni comunali che diedero al Paese il boom economico e a Torino la rinascita e il ruolo di capitale dell’industria, gireremo le piazze, le scuole, le fabbriche per dire ai torinesi che la città si merita una nuova e grande amministrazione comunale che rilanci la città, il lavoro e il commercio.
Mino Giachino
UDC Torino


Questa è la situazione democratica in Bassa Valle nel 2026 grazie alla sinistra che si dice figlia dei valori della Costituzione. Quando la Costituzione dice che l’unico organismo che rappresenta il popolo è il Parlamento. Parlamento che per due volte ha deliberato che la TAV , opera cofinanziata dalla Europa, è un’opera di interesse nazionale. Ovviamente ho tagliato il nome dell’imprenditore.
Il quadro politico è quasi radicalmente cambiato rispetto alle elezioni del settembre 2022. Come, del resto, è anche scontato. Oggi, e in vista del voto del 2027, il contesto è molto diverso. Soprattutto su due versanti. Innanzitutto è cresciuta e si è consolidata una forte, smaccata e persin violenta radicalizzazione del conflitto politico. Una radicalizzazione che ha portato ad un sostanziale esautoramento di una normale e fisiologica democrazia dell’alternanza. Oggi, non a caso, la sinistra radicale, populista, estremista e massimalista coltiva l’obiettivo di abbattere il centro destra attraverso la delegittimazione morale prima e la criminalizzazione politica poi. Il tutto condito da attacchi personali, insulti irripetibili, delegittimazione morale, appunto, e annientamento politico. L’esatto contrario di tutto ciò che dovrebbe caratterizzare un normale confronto tra schieramenti diversi se non addirittura alternativi sotto il versante politico e programmatico. Del resto, com’è evidente a tutti, oggi non esiste il centro sinistra ma un’alleanza di sinistra e progressista. Il centro, da quelle parti, semplicemente non esiste. Ossia, siamo di fronte ad una sostanziale riedizione della poco fortunata “gioiosa macchina da guerra “ di occhettiana memoria. Sul versante del centro destra, anche se con meno violenza perchè manca quella cultura storica che resta di appannaggio della sinistra comunista e gramsciana, la voglia di delegittimare il nemico politico è quantomai presente e vitale ma, però, senza raggiungere i picchi che si praticano nel campo avverso. Comunque sia, si tratta di atteggiamenti speculari. In secondo luogo, e di conseguenza, il profilo dei due schieramenti è largamente caratterizzato da un approccio politico e culturale estremista e radicale. A sinistra è ancora più evidente mancando ormai le forze centriste e moderate – se non per rivendicare uno scarno “diritto di tribuna” – e lo “zoccolo duro” della coalizione, come riconoscono e sostengono gli stessi capi partito, è rappresentato dalla sinistra radicale e massimalista in tutte le sue multiformi espressioni. Il centro destra, dovendo rincorrere per svariate motivazioni il generale Vannacci, non può non accentuare ulteriormente questa sua caratterizzazione estremista e radicale. Due schieramenti, dunque, fortemente e strutturalmente polarizzati che sono anche radicalmente diversi dall’offerta politica ed elettorale che avvenne alle elezioni del 2022. Ecco perchè, e alla luce di questo quadro concreto e del tutto realistico nonchè oggettivo, quasi si impone una offerta politica, culturale, programmatica e valoriale di Centro. Un Centro che, ad oggi, non esiste affatto a sinistra ormai dominata dal radicalismo e dal massimalismo ideologico e populista e non campeggia a destra perchè l’oggettiva ed autorevole presenza di Giorgia Meloni offusca tutto il resto. Ed è per questa ragione che in vista delle ormai imminenti elezioni un’offerta centrista, riformista, autenticamente di governo ed europeista non solo è necessaria ma è addirittura indispensabile se si vuole garantire quella qualità della democrazia che resta un tassello centrale e decisivo per lo stesso funzionamento delle nostre istituzioni democratiche. E l’iniziativa di Pina Picierno con Spazio Pubblico, di Carlo Calenda con Azione e di molti altri gruppi, movimenti, associazioni e partiti riconducibili a quest’area politica e culturale è fortemente gettonata e copre un vuoto che non può essere gestito o, peggio ancora, appaltato ad una sinistra sempre più estremista e radicale o ad una destra sempre più alla rincorsa dell’estremismo. Un Centro che può e deve diventare il luogo politico per eccellenza della cultura riformista, dell’approccio europeista, della cultura di governo e, in ultima analisi, della negazione di ogni forma di radicalismo, di estremismo, di populismo e di massimalismo. Che sono e restano i mali peggiori e le derive più nefaste se vogliamo conservare quella qualità della democrazia e quei valori costituzionali che ogni giorno ricordiamo ed esaltiamo ma che poi vengono sistematicamente rinnegati e calpestati dal comportamento concreto e tangibile di molti partiti e dai rispettivi capi.
