Oltre 14 mila firme saranno consegnate al Consiglio regionale del Piemonte per chiedere che venga discussa la proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni per disciplinare, nell’ambito delle competenze regionali, le procedure sanitarie relative all’accesso al suicidio medicalmente assistito.
Le sottoscrizioni raccolte sono quasi il doppio di quelle necessarie. Alla campagna hanno aderito nei giorni scorsi anche il sindaco di Torino Stefano Lo Russo e il giurista Gustavo Zagrebelsky.
La consegna è prevista martedì 22 settembre. Alle 10.30 partirà un corteo da piazza San Carlo diretto verso Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale. Alle 11, davanti all’ingresso di via Alfieri 15, si terrà un punto stampa con Marco Cappato, Davide Di Mauro e Lidia Sessa della Cellula Coscioni di Torino, insieme agli attivisti delle Cellule di Torino, Cuneo e Alessandria e ai volontari che hanno partecipato alla raccolta.
La proposta non interviene sui presupposti giuridici per l’accesso al suicidio assistito, ma punta a definire le modalità organizzative e i tempi con cui il Servizio sanitario regionale deve verificare le condizioni delle persone che ne fanno richiesta, nel quadro delineato dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale.
Non è la prima volta che il tema arriva a Palazzo Lascaris. Nel 2023 erano state raccolte e depositate più di 11 mila firme, ma nel marzo 2024 il Consiglio regionale aveva interrotto l’iter approvando una questione pregiudiziale relativa alla costituzionalità della proposta.
Secondo i promotori, un elemento nuovo è rappresentato dalla successiva sentenza 204/2025 della Corte costituzionale sull’analoga normativa toscana, che ha affrontato il tema degli spazi di intervento delle Regioni nell’organizzazione dei servizi sanitari connessi alla procedura.
A riaccendere il dibattito piemontese ha contribuito anche il caso di Alan, indicato dall’Associazione Luca Coscioni come il primo caso in Piemonte di suicidio medicalmente assistito. Dopo la verifica dei requisiti, l’uomo avrebbe dovuto attendere otto mesi prima di ottenere dall’Asl e dal servizio sanitario il supporto necessario.
Dopo il deposito inizierà l’iter istituzionale. Gli uffici del Consiglio regionale dovranno innanzitutto verificare la validità delle firme. Seguiranno il parere consultivo dell’Organo di controllo e garanzia e la valutazione di ammissibilità da parte dell’Ufficio di Presidenza. In assenza di unanimità, la decisione sull’ammissibilità dovrà essere sottoposta al voto del Consiglio regionale.
La proposta “Liberi Subito” è stata presentata anche in numerose altre Regioni italiane, con percorsi e risultati differenti. Il confronto piemontese riparte dunque da una nuova raccolta di firme e dalla richiesta dei promotori di riportare il tema del fine vita all’esame dell’assemblea di Palazzo Lascaris.
VIVA EMMA! Bonino ricordata dai Radicali
A COMMEMORAZIONI PREFERIAMO AZIONI
Conferenza stampa Radicale per 3 obiettivi boniniani
Lunedì 14 settembre, alle ore 12, presso la sede dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta in via San Dalmazzo 9/bis a Torino si terrà una conferenza stampa dove Radicali ricorderanno Emma Bonino, le sue battaglie, e al contempo chiederanno alle istituzioni di fare azioni concrete e non solo commemorazioni su 3 obiettivi specifici.
Tav, Ravello (Fdi): “Lo Russo re dei camaleonti”
“DICE CHE È ESSENZIALE E POI TENDE LA MANO A CHI VUOLE FERMARLA. IL TAVOLO COL M5S? LO FACCIANO IN STREAMING, APRANO IL CAMPO LARGO COME UNA SCATOLA DI TONNO!”
“Stefano Lo Russo si guadagna il titolo di re dei camaleonti, non c’è gara. Alla Festa dell’Unità proclama che la TAV è ‘essenziale per lo sviluppo della città e del Nord Ovest’, che ‘va fatta’ e che bisogna smettere di parlare di come fermarla. Nello stesso intervento, però, tende la mano al Movimento 5 Stelle e decreta che al campo largo ‘non c’è alternativa’. Tutto regolare, tutto esilarante”. Lo dichiara Roberto Ravello, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale.
“Adesso attendiamo con curiosità il tavolo in cui PD e M5S – e Avs – scriveranno il programma comune per Torino. E facciamo una richiesta agli amici grillini, alla vecchia maniera di quando promettevano di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno: mettetelo in streaming. Vogliamo vedere il momento esatto in cui Lo Russo scriverà ‘TAV essenziale, va fatta’ e il M5S, che la considera inutile, dannosa e dispendiosa, dovrà decidere se firmare o turarsi il naso. Sarebbe un contributo impagabile alla comicità politica italiana. Il campo largo si conferma per quello che è: non una coalizione fondata su una visione comune di Torino e del Piemonte, ma un’alleanza nella quale sui grandi temi si può pensarla in maniera diametralmente opposta, purché ci si metta d’accordo sulle candidature. Purché si vada contro la Destra. Altro che superare gli attriti del passato: qui per stare insieme bisogna superare le proprie idee”.
Andrea Orlando alla Festa dell’Unità
Le primarie non sono un dogma
LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo
In gioco c’è la credibilità della politica e dei partiti. Non sono mai stato un fan delle primarie. Non le ho mai considerate un dogma. Quasi infallibile e, di conseguenza, intoccabile. E questo per la semplice ragione che arrivo da una tradizione politica e culturale che ha sempre esaltato la centralità ed importanza della politica rispetto a qualsiasi forma organizzativa. Anche la migliore. Certo, “pensiero e azione” è uno slogan che ha sempre caratterizzato il percorso concreto del cattolicesimo popolare e sociale nella vita politica italiana. Ma è altrettanto indubbio che la politica ha sempre avuto il sopravvento. E quindi il ruolo della guida politica dei rispettivi partiti era la precondizione essenziale per dare credibilità alla politica da un lato e autorevolezza ai gruppi dirigenti dall’altro. Due condizioni decisive per evitare che la politica ceda il passo agli umori della pubblica opinione o ai marchingegni organizzativistici. Anche perchè proprio sul capitolo, sempre delicato e complesso, della selezione della classe dirigente si misura la credibilità dei gruppi dirigenti dei partiti. Certo, le primarie non c’erano quando esistevano i partiti democratici, popolari e di massa; non venivano richieste quando i gruppi digerenti dei partiti erano fatti da leader e da statisti e, in ultima istanza, le primarie non venivano invocate quando i suddetti gruppi dirigenti si assumevano direttamente la responsabilità di sciogliere i nodi riconducibili alle scelte più difficili e delicate. Cioè, per fare un esempio, a chi doveva guidare di volta in volta le coalizioni. Per il partito, quando è uno strumento politico democratico, partecipativo e collegiale, erano i congressi che liberamente e democraticamente eleggevano i gruppi dirigenti. Ora, e senza entrare nelle vicende – intricatissime e misteriose – che, al riguardo, regolano il cosiddetto ‘campo largo’, è indubbio che c’è una domanda a cui non possiamo non dare una risposta quando si parla di riproporre il dogma delle primarie come panacea di tutti i mali e soluzione miracolistica di tutti i nodi. E cioè, detto con parole semplici e comprensibili, chi oggi nella coalizione di sinistra e progressista ha la forza politica, e anche il carisma, per proporre una soluzione per scegliere la guida dell’alleanza senza ricorrere alle fatidiche primarie? Pongo questo problema non perchè sono interessato alle vicende del ‘campo largo’ – di cui, come ovvio, non ne faccio parte – ma per la ragione che proprio attorno alle primarie, lo ripeto, si gioca parte della credibilità, del prestigio, del ruolo e della funzione della politica nel nostro paese. E quando parlo della politica parlo, soprattutto, della qualità e dell’autorevolezza dei gruppi dirigenti dei vari partiti. Perchè questa era, e resta, una delle precondizioni essenziali per la qualità e l’autonomia della politica. Non si recupera credibilità e ruolo se si continua a privilegiare la cultura della delega. Nel caso specifico, ricorrere sistematicamente alle primarie ogniqualvolta si presenta l’appuntamento della scelta delle classi dirigenti ai massimi livelli. Certo, per potere assolvere a questo compito sono necessarie ed indispensabili due condizioni essenziali: avere una vera e credibile ‘democrazia dei partiti’ da un lato e, soprattutto, garantire una altrettanto credibile e seria ‘democrazia nei partiti’ dall’altro. Due condizioni, senza le quali, non è possibile affrontare seriamente il capitolo della selezione democratica delle classi dirigenti. Ecco perchè, proprio parlando delle primarie, siamo quasi costretti a prendere atto che in gioco non c’è soltanto la scelta di un potenziale capo della coalizione di uno schieramento politico ma, soprattutto, il ritorno – o meno – del ruolo della politica, dei partiti e della stessa qualità delle rispettive classi dirigenti.
È morta a 78 anni Emma Bonino, protagonista per oltre mezzo secolo della politica italiana e delle battaglie radicali. L’annuncio è arrivato da +Europa: «Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai».
Le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi giorni. Il 7 settembre era stata soccorsa nella sua abitazione nel centro di Roma e trasportata in codice rosso all’ospedale Santo Spirito. Bonino aveva già affrontato in passato seri problemi di salute, compreso un tumore al polmone diagnosticato nel 2015 e precedenti crisi respiratorie che avevano reso necessario il ricovero.
Nata a Bra, in provincia di Cuneo, nel 1948, aveva iniziato negli anni Settanta il lungo percorso politico al fianco di Marco Pannella. Eletta alla Camera per la prima volta nel 1976, aveva fatto delle libertà individuali, dei diritti civili, della lotta alla pena di morte e della difesa dei diritti delle donne alcuni dei principali terreni del proprio impegno.
La sua carriera si era sviluppata anche nelle istituzioni europee e internazionali. Europarlamentare e commissaria europea, Bonino era stata ministra per il Commercio internazionale e le Politiche europee nel governo Prodi, vicepresidente del Senato e, tra il 2013 e il 2014, ministra degli Esteri nel governo Letta.
È morto a 90 anni Raffaele Costa, piemontese, esponente liberale di spicco e protagonista per decenni della politica italiana. Nato a Mondovì nel 1936, laureato in Giurisprudenza e Scienze politiche, avvocato e giornalista, è stato deputato dalla VII alla XIV legislatura. Fu ministro per le Politiche comunitarie e gli Affari regionali, ministro dei Trasporti e poi della Sanità.
Dopo l’esperienza nel Partito Liberale Italiano, di cui fu anche segretario nazionale, aderì a Forza Italia. Fu parlamentare europeo dal 1999 al 2004 e, dal 2004 al 2009, presidente della Provincia di Cuneo e consigliere regionale del Piemonte. Nel 1997 si candidò a sindaco di Torino in competizione con Valentino Castellani..
A ricordarlo, venerdì 11 settembre, anche il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani con un messaggio pubblicato su Facebook. “Raffaele Costa ci ha lasciati dopo una lunga malattia. Con lui se ne va un grande protagonista della politica italiana, un vero liberale impegnato nella difesa dei valori e nella lotta contro gli eccessi della burocrazia che paralizzano le attività di chi intraprende e creano grandi difficoltà ai cittadini”.
Costa era il padre di Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia alla Camera.
Domani a Roma ha inizio la Festa della amicizia della UDC il partito che si rifà alla migliore tradizione della DC, il partito che seppe ricostruire il Paese semidistrutto dalla seconda guerra mondiale diventando la prima economi del mondo per tasso di crescita economica. Il Boom economico fu il miglior risultato della DC insieme ai suoi alleati centristi e socialdemocratici.
in una epoca di scontro permanente, le distanze crescono, il dibattito sembra diventare inconciliabile.
Per la UDC il Paese h bisogno di dialogo, di ponti non di muri.
L’appello ll’Italia ha bisogno di Te rappresenta la ricerca di parlare con chi non ce la fa e fa fatica ad arrivare a fine mese, a parlare con le aziende per rilanciare da un lato la produttività , per rialzare i salari e dall’altro lato la riduzione dei costi provocati da tante inefficienze a partire dal costo della energia sino ai costi della logistica e della burocrazia. Tre costi che gravano per almeno 150 miliardi sul nostro sistema economico e ne frenano la CRESCITA. Invece il Paese deve crescere di più per ridurre il Debito pubblico(3200 miliardi) e il suo costo che arriva a 90 miliardi l’anno. Se non si riduce il costo del debito pubblico si farà fatica a trovare le risorse per la Sanità, la Scuola e la Ricerca.
Senza il Centro rappresentato dall’UDC e Noi moderati, il Centro Destra farebbe molta fatica a parlare col sindacato , col mondo dell’impresa , col ceto medio . Ecco perché interverranno alla Festa, Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Taiani. Nei dibattiti della Festa della Amicizia 2026 festa si parlerà della famiglia, della Sanità e del Welfare, dei giovani e del lavoro, di infrastrutture come la TAV, il Brennero, gli aeroporti etc. La presenza di Giorgetti e di Maurizio Leo fa capire che si parlerà anche della prossima Legge Finanziaria.
Mino Giachino
Commissario UDC TORINO