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Mirafiori e Santa Rita: il punto con Luca Rolandi

L’INTERVISTA 

Luca Rolandi, presidente della II Circoscrizione, verso la fine di febbraio è uscita la notizia di alcuni problemi riguardanti la delibera delle linee guida della Circoscrizione 2 da adottare nel 2026. Quali sono stati gli sviluppi da quel momento?

Alla fine la delibera è stata votata e, anche se con significativo ritardo rispetto alle altre Circoscrizioni, realizzeremo le proposte di contributo per i progetti richieste da associazioni e altre realtà di territorio a partire dal mese di giugno e per tutto il mese di luglio. Si tratta di un ritardo che corrisponde a una difficoltà da parte della maggioranza politica di avere una conduzione non altalenante e dinamica che si verifica da ben prima dell’inizio di quest’anno.

Se lei dovesse individuare un problema della Circoscrizione 2 a cui lavorare urgentemente, quale sarebbe? Uno di questi potrebbe essere legato al problema dei blackout? L’ultimo, avvenuto alla fine di aprile scorso, ha sollevato qualche inquietudine riguardante la sicurezza, il lavoro delle aziende e l’estate alle porte

Il problema dei blackout era di carattere di rete, e Iren lo sta risolvendo potenziando proprio la rete elettrica. Si tratta, quindi, di un problema contingente in via di risoluzione. Per quanto riguarda una visione più ampia dei problemi della Circoscrizione 2, direi che sono molteplici: il primo riguarda sicuramente la cesura tra Mirafiori Nord e Mirafiori Sud. Dal punto di vista amministrativo non abbiamo responsabilità, siamo una piccola Circoscrizione, ma sotto quello logistico è un problema su cui bisogna lavorare, il quartiere di Mirafiori non deve continuare a sentirsi escluso dai “circuiti”. Posso dire che uno degli obiettivi da raggiungere è proprio quello di poter parlare, fra qualche anno, di Mirafiori senza distinzioni fra area Nord e area Sud. Un altro tema è quello che riguarda il recupero delle aree verdi.

Quindi sta dicendo che uno dei problemi della Circoscrizione 2 riguarda proprio l’essere divisa in due “sottocircoscrizioni”?

La Circoscrizone 2 è il risultato dell’accorpamento tra la 10, che è la Mirafiori Sud, e la 2 che rappresenta Mirafiori Nord e Santa Rita, ma temo che, come per la 8 e la 9, questa situazione in futuro possa evidenziarsi attraverso un nuovo decentramento che per necessità dovrà essere avviato, e che potrebbe portare alla realizzazione di veri e propri municipi dentro i quali ci potrebbero essere delle consulte di quartiere. Questo fatto è evidente proprio per la dimensione del Piano Regolatore, in cui non si parla di Circoscrizioni, ma di quartieri. Quindi sarà necessario trovare una soluzione e dovrà occuparsene il Consiglio Comunale, per comprendere quale sia il modo giusto per dare seguito ad una riforma del decentramento che non debba essere rivista a distanza di pochi anni. Non trovo normale che un decentramento modificato nel 2020 debba già necessitare di una nuova riforma. Probabilmente non si è avuta una visione politica veramente futuribile.

E poi Mirafiori e Santa Rita sono due quartieri dalle realtà completamente diverse…

Certo, è evidente, e lo sarà sempre di più. D’altra parte, se si creano municipi con relative realtà all’interno completamente differenti tra loro, non può che verificarsi questo fatto. Il punto fondamentale è riuscire a capire come non dimenticarsi delle problematiche, anche le più minute, dei quartieri, anche se mi rendo conto che sia molto complicato.

Quali sono i problemi di Santa Rita oggi?

Il problema più grosso di Santa Rita resta quello dei parcheggi e della viabilità. La zona in cui sorgono l’Inalpi Arena e lo stadio Grande Torino, entrambi luoghi che ospitano grandi eventi, da un lato genera ricchezza, business e movimento, dall’altro porta a una congestione dell’utilizzo dell’area e a una necessità di dare subito seguito alla richiesta che i residenti fanno, ovvero avere a disposizione maggiori spazi di parcheggio. Dietro alla piscina, per esempio, ci sarebbe una zona predisposta a ospitare 450 posti per le auto.

Per quanto riguarda i problemi di Mirafiori, invece?

Vi è sempre un po’ la costante preoccupazione dei residenti di essere “abbandonati”. Una preoccupazione in parte ragionevole e in parte non troppo fondata, anche perché negli ultimi anni abbiamo riaperto una biblioteca, aperto la centrale operativa della Polizia Municipale, una scuola e un’operazione di recupero importantissima nella zona di via Negarville, quindi non si può certamente parlare di abbandono, ma è anche vero che oggi, chi abita un po’ ai lati di Mirafiori, riscontra una mobilità difficoltosa.

Avrebbe altro da aggiungere?

Vorrei aggiungere che penso sia urgente avviare, a livello politico, un processo di rivisitazione del decentramento. Le istituzioni politiche centrali, i partiti che hanno la capacità di deliberare e di dare un indirizzo politico, sembrano essere un po’ silenti, forse anche a fronte della prossima campagna elettorale, riguardo alla debolezza di un decentramento che, per come è configurato oggi, risulta debolissimo e, senza una rivisitazione completa, rischieremmo una preoccupante paralisi a partire dalla prossima consiliatura, creando conseguentemente problemi alle attività delle altre istituzioni. La Pubblica Amministrazione, nello Stato moderno, rappresenta la spina dorsale del sistema, e se essa entra in difficoltà quest’ultimo ne paga le conseguenze. Non bisogna voltarsi dall’altra parte, è necessario occuparsi già adesso della futura riforma.

Mara Martellotta

 

Ruffino (Az): “Scontri tifosi fallimento ordine pubblico”

A Torino è accaduto qualcosa che non doveva accadere. Gli scontri fra le opposte tifoserie, con un tifoso ridotto in fin di vita, sono la conferma di un fallimento clamoroso del governo nella tenuta dell’ordine pubblico. Quando certe cose accadono l’evento sportivo – qualunque evento – va annullato con danno delle squadre che competono. E ai protagonisti di tanta violenza vanno somministrate giuste razioni di randellate e poi assicurati alla giustizia. Ieri abbiamo assistito a un tentato omicidio. Confidiamo tutti nel lavoro degli inquirenti perché gli autori vengano arrestati e processati. Alle forze dell’ordine, ancora in attesa dei rinforzi promessi e non ancora arrivati, va la solidarietà mia e di Azione.

Così l’on. Daniela Ruffino, segretaria regionale di Azione in Piemonte

Preferenze, non santifichiamole

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

 

Non c’è alcun dubbio che la scelta degli eletti alla Camera e al Senato non è una variabile indipendente ai fini della credibilità e della serietà di una legge elettorale. Al riguardo, tutti conosciamo – o almeno coloro che sono attenti alle dinamiche delle leggi elettorali che, purtroppo, nel nostro paese sono una ristrettissima minoranza di persone – le vicende che hanno concretamente caratterizzato il dibattito politico italiano in merito al capitolo delle leggi elettorali. Ora, e per non farla lunga ripetendo sempre e solo le stesse riflessioni, credo che non possiamo aggirare un tema che, periodicamente, fa capolino. Parlo, cioè, del ricorso alle preferenze per eleggere i futuri parlamentari. Certo, è sicuramente vero e non si può negare. Con le preferenze si restituisce lo scettro della scelta degli eletti agli elettori. Ma non possiamo, anche per onestà intellettuale, fermarci a questo ritornello. E per svariate ragioni. Proviamo ad elencarne alcune. Nella prima repubblica, cioè per 50 anni, c’erano le 4 preferenze per circoscrizione per la Camera dei Deputati e il cosiddetto “provincellum” al Senato. Cioè un proporzionale di partito disciplinato, però, dai collegi uninominali. Ovvero, un sistema come quello utilizzato per eleggere i consiglieri provinciali. Ma, per restare alle preferenze, si trattava di un sistema che permetteva ai partiti – perchè in quella lunga fase storica esistevano i partiti popolari, di massa e radicati sul territorio – di organizzare la selezione delle rispettive classi dirigenti rispettando il voto popolare. Per fare un esempio concreto, la sinistra sociale di Forze Nuove della Dc – che è quasi sempre stata minoranza in quel partito – attraverso le 4 preferenze aveva la possibilità concreta di eleggere dei suoi rappresentanti in Parlamento. E così valeva per tutti i partiti democratici e popolari. Ma con la preferenza unica quel sistema è saltato. E, seconda considerazione, proprio con la preferenza unica l’unico elemento che svetta è il massiccio investimento finanziario ed economico per le campagne elettorali. Perchè con le preferenze multiple c’era la possibilità che “i ceti popolari diventassero classe dirigente”, per dirla con Carlo Donat-Cattin. Con la preferenza unica, invece, hai la possibilità di farcela solo se disponi di ingenti mezzi finanziari e straordinarie risorse. Cosa vietata, come ovvio e persin scontato, per i ceti popolari se non ricorrendo ad operazioni oscure e poco raccomandabili. In terzo luogo non è affatto vero che con le preferenze si incrementa la partecipazione al voto. Siamo reduci da una massiccia consultazione elettorale per il rinnovo di molte ed importanti amministrazioni regionali. Soprattutto al Sud. Ebbene, proprio in quei territori dove il legame tra l’eletto e l’elettore è più forte anche per motivazioni culturali e storiche, nonchè per ragioni clientelari, abbiamo registrato un massiccio e quasi storico astensionismo dal voto malgrado il sistema elettorale prevedesse le preferenze. È sufficiente ricordare questo dato per arrivare alla conclusione che non sempre il ricorso alle preferenze coincide con il ritorno dei cittadini alle urne. Anzi, proprio il recente voto al Sud ha confermato il contrario. In ultimo, ma non per ordine di importanza, ci sono altre modalità concrete per fare tornare il cittadino protagonista nella scelta dei futuri eletti. A cominciare, per fare un solo esempio, dai collegi uninominali. O ritornando ad una sorta di “mattarellum” oppure ripristinando il cosiddetto “provincellum” del vecchio Senato. Insomma, e per concludere, le preferenze – o meglio, la preferenza unica – non vanno santificate a prescindere. Non sono, come ovvio, lo strumento migliore per garantire più partecipazione, più trasparenza – soprattutto sui costi delle campagne elettorali – e, in ultima istanza, più credibilità per la scelta della futura rappresentanza parlamentare. È bene pensarci bene prima di lanciarsi in sentenze definitive ed inappellabili.

A settanta anni dalla morte di De Gasperi

Una mostra lo ricorda alla Città  Metropolitana di Torino in corso Inghilterra 7

Realizzata in occasione del settantesimo anniversario della scomparsa dello statista, l’esposizione, aperta fino al 15 giugno, si intitola “Servus inutilis. Alcide De Gasperi e la politica come servizio” e propone uno sguardo approfondito sulla figura di uno dei padri fondatori della democrazia italiana,  rievocandone i valori e gli ideali a ridosso dell’ottantesimo anniversario del referendum che sancì la nascita della Repubblica.
La mostra sarà inaugurata martedì 26 maggio alle ore 11 preeso la Città Metropolitana di Torino in corso Inghilterra 7, dalla consigliera metropolitana delegata all’Istruzione Caterina Greco  e dal curatore Paolo Valvo, professore associato di Storia contemporanea  all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
L’iniziativa restituisce l’attualità del pensiero e dei valori di De Gasperi, attraverso il racconto del suo impegno civile e politico ed è stata resa possibile grazie alla collaborazione con la Città Metropolitana di Torino  e il sostegno della Fondazione CRT e oltrepassa i limiti di una semplice celebrazione biografica.
Dopo una prima introduzione biografica, il percorso accompagna i visitatori attraverso cinque sezioni tematiche, ricche di documenti d’archivio, manifesti storici e fotografie d’epoca.

La prima sezione si intitola “ Dalla  pazienza alla speranza” e ripercorre i venti anni di emarginazione vissuti da De Gasperi durante il fascismo, mettendo in luce la pazienza come virtù democratica negli anni successivi di governo.
Nella seconda sezione intitolata “Libertà politica e giustizia sociale” viene approfondito il binomio centrale del pensiero di De Gasperi, illustrando la sua evoluzione e la sua attuazione nella stagione riformista che caratterizzò i suoi esecutivi. Il percorso prosegue poi con la sezione “ Costruire la pace” dedicata alla visione internazionale dello statista, impegnato nella costruzione di un nuovo ordine fondato sul diritto internazionale e su pacifiche relazioni tra i popoli.
Nella sezione dal titolo “La nostra Patria Europa” viene evidenziato il ruolo di De Gasperi come pioniere dell’integrazione europea, attraverso il progetto della Comunità Europea di Difesa.
Chiude l’esposizione la sezione “Uomo unito” che restituisce la dimensione privata e la coerenza spirituale che hanno accompagnato l’esperienza intera pubblica dello statista.
La mostra è  aperta al pubblico ad ingresso libero dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 18.30 con orario continuato e il sabato dalle 8.30 alle 12.30.

MM

“I grandi sindaci di Torino vedevano il futuro e la crescita”

Erano molto più bravi  a far crescere economia e lavoro. Cavour potenziò il porto di Genova, il Marchese Luserna di Rora’ futuro Sindaco di Torino investì sul porto di Ravenna.

Caro Direttore,
Sono a Ravenna a un importante convegno sui porti che come sai sono il perno della logistica che insieme dà al nostro Paese quasi il 10% del PIL. Nell’albergo BEZZI , palazzo storico di fine 700, curiosando trovo un bel libro sul porto di Ravenna e trovo un chicca che va conosciuta meglio. Quando lo Stato pontificio declina e Pio IX non viene accolto con entusiasmo a Ravenna, il Commissario nominato dal Regno di Sardegna , il Marchese Emanuele Luserna di Rora’, futuro grande Sindaco di Torino, capi  le grandi potenzialità del porto di Ravenna chiede un intervento del valore di 8 milioni della metà del 1800. Ricordo che il 99% del popolo di Romagna voto’ la annessione al Regno di Sardegna che di lì a poco avrebbe unito l’Italia. Oggi il porto di Ravenna è il primo in Italia per l’arrivo delle materie prime necessarie al nostro sistema manifatturiero. Mentre Cavour ampliava il porto di Genova trasferendo l’Arsenale militare a La Spezia, il Marchese Luserna di Rora’ investiva sul porto di Ravenna e nel 1857 il più piccolo degli Stati europei approvò l’opera del secolo, il Traforo del Frejus.
Il Marchese Luserna di Rora’ è il Sindaco di Torino che ottiene dal Consigliere comunale di Torino Quintino Sella un decreto di risarcimento per la perdita della Capitale e rilancia Torino e il Piemonte concedendo grandi sgravi fiscali a chi veniva ad investire a Torino e in Piemonte. Molti investimenti nel tessile e nelle nuove centrali idroelettriche arrivarono così. Se i Sindaci torinesi che hanno amministrato la nostra Città negli ultimi trent’anni avessero studiato meglio la Storia dei politici torinesi e piemontesi da Cavour a Quintino Sella, da Giovanni Lanza al Marchese Luserna di Rora’ , avremmo spinto molto di più la costruzione della TAV, della metropolitana e della tangenziale, avremmo difeso con maggiore forza l’industria dell’auto, staremmo meglio e non saremmo agli ultimi posti in Italia per la qualità del lavoro.

Mino GIACHINO
UDC Torino

Resistenza, Ravetti: “Avviare procedura per il museo regionale”

 “BENE CENSIRE I LUOGHI MA SERVE VALORIZZARLI DAL PUNTO DI VISTA CULTURALE E TURISTICO”

«L’opera di catalogazione dei luoghi della Resistenza in Piemonte è un atto fondamentale. La “Memoria” necessita di rigorosa ricerca storica e, a tal proposito, ritengo giusto sostenere economicamente il progetto di ricerca del Museo diffuso della Resistenza di Torino, con le partnership degli Istituti Storici della Resistenza. E bene farebbe la Giunta regionale ad erogare contributi utili a definire una mappa completa di musei, luoghi di battaglie, cippi, lapidi, sentieri. Se esistono le condizioni a bilancio, Cirio, Chiarelli e Marrone procedano e pure celermente. Ma occorre fare un passo in più, che è quello che suggerisco dal giorno del mio insediamento alla presidenza del Comitato Resistenza e Costituzione della Regione Piemonte: un conto è censire gli alberi da frutta e un altro conto è curare il frutteto e vendere i frutti. Sono due mestieri differenti e speravo che fosse chiaro. Ai luoghi della Resistenza servono fondi per la riqualificazione, in certi casi anche per il completamento delle opere. Serve soprattutto un ente, possibilmente pubblico, in grado di gestire ogni giorno questi beni e di promuoverli in Italia e nel mondo come succede per tutte le attività economiche che interessano il comparto turistico-culturale. Su questo obiettivo, condiviso il 26 febbraio del 2025 in Consiglio regionale all’unanimità tramite una mozione d’impegno per la Giunta, non ho ancora letto alcun atto d’avvio delle procedure, neppure un documento scritto pieno di buone intenzioni. Credo di aver chiarito ciò che ho già espresso pubblicamente e più volte. Speravo non ce ne fosse bisogno, mi sbagliavo».

Domenico RAVETTI

Vicepresidente Consiglio regionale del Piemonte

Presidente Comitato Resistenza e Costituzione della Regione Piemonte

Magliano (Lista Cirio): «Le eccellenze dell’imprenditoria piemontese risorsa per tutto il Paese»

La Sigit acquisisce la storica azienda veneziana Speedline

«L’aggiudicazione da parte della Sigit di Chivasso dello storico produttore veneto di cerchioni per automotive Speedline nell’ambito di una gara internazionale rappresenta una testimonianza del valore del tessuto imprenditoriale piemontese: nella nostra regione ci sono casi di imprenditori di successo che lavorano per costruire aziende competitive a livello internazionale, salvaguardando posti di lavoro e generando sviluppo. L’aggiudicazione di Speedline da parte di Sigit permette a un marchio storico di rimanere di proprietà italiana e pone fine a un lungo periodo di incertezza, offrendo garanzie di continuità e salvaguardia occupazionale. E’ giusto riconoscere ai nostri imprenditori capacità, visione e impegno, perché il panorama industriale piemontese è soprattutto questo, non solo di crisi e difficoltà ed è importante che mostriamo apprezzamento per i risultati così come esprimiamo timori e preoccupazioni per le situazioni difficili», così in una nota Silvio Magliano, Capogruppo in Consiglio regionale della Lista Civica Cirio Presidente PML.

Fisco, Marco Fontana (FI): “Basta scaricabarile“

“Il ‘chiagni e fotti’ di Lo Russo è finito: i torinesi meritano responsabilità, non alibi”

Oggi, presso Sala Musy di Torino, si è tenuta la conferenza stampa promossa da Forza Italia, indetta dal capogruppo comunale Federica Scanderebech, dal consigliere comunale Domenico Garcea e dal responsabile tecnico comunale Raffaele Petrarulo, alla presenza del senatore Roberto Rosso, segretario provinciale di Forza Italia e vicepresidente vicario del gruppo azzurro a Palazzo Madama, e di Marco Fontana, segretario cittadino di Forza Italia Torino.

Nel corso dell’incontro, Marco Fontana ha puntato anzitutto il dito sulla delibera relativa alla definizione agevolata dei debiti, oggi in discussione in Consiglio comunale.

«Il bluff della politica del ‘chiagni e fotti’ del sindaco di Torino Stefano Lo Russo oggi viene definitivamente smascherato. Se Forza Italia non avesse presentato una mozione, dopo mesi di discussioni questo provvedimento non sarebbe mai arrivato in aula. Alla faccia dell’attenzione alle fasce più deboli. Il Governo aveva messo a disposizione dei Comuni uno strumento concreto per venire incontro ai contribuenti in maggiore difficoltà, ma il Comune di Torino non lo avrebbe utilizzato senza una forte sollecitazione politica da parte di Forza Italia».

«Purtroppo quello che oggi viene portato in aula è un provvedimento monco. Limitare la definizione agevolata ai carichi affidati entro il 2020, escludendo quelli fino al 2023, significa lasciare fuori decine di contribuenti. In sostanza, mentre Stefano Lo Russo continua a ‘chiagnere’ in vista della campagna elettorale, a piangere davvero saranno i cittadini torinesi che vorrebbero semplicemente regolarizzare la propria posizione fiscale e che, ancora una volta, rischiano di essere blanditi a parole e tartassati nei fatti» ha affondato Fontana.

Da qui, secondo Fontana, emerge in maniera evidente il metodo politico adottato dal sindaco di Torino.

«Dall’inizio del mandato, con una tendenza che si sta rafforzando sempre di più man mano che si avvicinano le elezioni, Stefano Lo Russo ha inaugurato una politica che potremmo definire con un francesismo dialettale: il ‘chiagni e fotti’. Mi si perdoni l’espressione, ma rende perfettamente l’idea. Per il sindaco di Torino qualsiasi problema non è mai responsabilità della sua amministrazione, ma sempre di qualcun altro», ha sostenuto l’azzurro.

Fontana ha quindi elencato alcuni casi concreti. «Quando la città si è trovata in difficoltà sulla gestione del piano neve, la colpa era della precedente amministrazione di Chiara Appendino. Peccato che Lo Russo governi Torino dal 2021: dopo anni di mandato non si può continuare a vivere di alibi».

«Quando si parla di sicurezza e ordine pubblico, la responsabilità diventa del Governo e della carenza di organici. Peccato che negli incontri istituzionali con il questore ci sia stata rappresentata una situazione ben diversa rispetto a quella raccontata pubblicamente dal sindaco sui presunti 200 agenti in meno».

«Quando c’è stato da criticare il bonus Vesta della Regione, Lo Russo ha attaccato il meccanismo del click day. Peccato che proprio governi nazionali sostenuti dal Partito Democratico, prima Matteo Renzi e poi Paolo Gentiloni, abbiano introdotto e utilizzato questo strumento negli anni passati. Peraltro per regolare una materia delicata come quella dell’immigrazione».

«Sulla fermata Corelli della linea 2 della metropolitana di Torino, la colpa sarebbe ancora una volta del Governo. Peccato che spettasse proprio all’amministrazione comunale monitorare l’evoluzione dei costi, aggiornare la programmazione e prevenire gli effetti delle crisi economiche che si sono susseguite».

«I torinesi meritano una classe dirigente che si assuma la responsabilità delle proprie scelte, non un’amministrazione che, ogni volta che emerge un problema, cerca un colpevole fuori da Palazzo Civico. Il tempo degli alibi è finito» conclude Fontana.

Consiglieri di sinistra: “Protezione per la Flotilla”

L’esercito israeliano, nelle ore corrispondenti alla mattinata italiana di oggi, ha nuovamente abbordato le navi della Global Sumud Flotilla in acque internazionali per fermare la missione di aiuti umanitari diretta alla popolazione di Gaza.

Sono stati fermati anche gli attivisti e le attiviste in missione di terra, e risultano attualmente bloccati a Sirte da ieri.

Esprimiamo la nostra più ferma condanna, come consigliere e consiglieri comunali, a questi atti di violazione totale del diritto internazionale da parte del governo di Israele.

Esortiamo il Ministro degli Esteri Tajani e il Governo italiano tutto ad attivarsi immediatamente per la protezione e il rilascio di tutti gli italiani e le italiane coinvolti nella missione, ad esprimere la contrarietà del nostro paese alle violazioni commesse in acque internazionali e a sostenere l’arrivo di aiuti umanitari alla popolazione di Gaza attraverso corridoi sicuri.

La situazione della popolazione di Gaza appare sempre più drammatica, allo stremo delle risorse alimentari, mediche, sanitarie ed energetiche, e la missione della Global Sumud Flotilla cerca di rompere l’assedio illegale che il governo israeliano ha imposto sulle coste palestinesi di Gaza solo per portare aiuti umanitari. La solidarietà non è un reato.

Alleghiamo a questo comunicato la lista dei nominativi di attiviste e attivisti della missione di Mare della GSF afferenti al territorio torinese, per cui esprimiamo forte preoccupazione:
Marina Castellano, nata a Torino, residente a Candiolo (TO)
Gabriele Gardini, nato a Torino, residente a Modena
Daniele Gallina, nato a Torino, residente a Bruxelles
Adriano Veneziani, residente a Torino

Risultano inoltre partecipanti alla missione di terra due piemontesi:
Leonarda Alberizia, residente a Albugnano (AT)
Giuseppina Branca, residente Cannero Riviera (VB)

Ludovica Cioria, consigliera comunale PD città di Torino
Abdullahi Ahmed, consigliere comunale Pd città di Torino
Antonio Ledda, consigliere comunale PD città di Torino
Luca Pidello, consigliere comunale PD città di Torino
Claudio Cerrato, consigliere comunale PD città di Torino
Simone Tosto, consigliere comunale PD città di Torino

Sara Diena, consigliera comunale AVS città di Torino
Emanuele Busconi, consigliere comunale AVS città di Torino

Tiziana Ciampolini, consigliera comunale Torino Domani città di Torino

Andrea Russi, consigliere comunale M5S città di Torino
Tea Castiglione, consigliera comunale M5S città di Torino