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Rossi-Pentenero (Pd): Il Piemonte si doti di una legge per l’attività di lobbying

6 maggio 2026 – Ogni giorno in Consiglio, in Giunta e nelle direzioni vengono prese decisioni cruciali su infrastrutture, farmaci, politiche sociali e lavoro: scelte che possono migliorare la nostra quotidianità o compromettere il nostro futuro. Ma come vengono prese queste decisioni? E sulla base di quali dati? Con chi si confrontano i decisori politici? È per fare chiarezza su tutto questo che il gruppo PD del consiglio regionale ha presentato la proposta di legge n. 33 per la disciplina dell’attività di rappresentanza degli interessi particolari, a prima firma Domenico Rossi, Presidente della Commissione Legalità del Consiglio Regionale.

“Dalla scorsa legislatura chiediamo che il Piemonte si doti di una regolamentazione sulle lobby. Dopo i recenti fatti di cronaca che hanno scosso l’opinione pubblica nazionale, aumentare il livello di trasparenza della Regione non è più un’opzione, ma un dovere morale e politico” esordisce Rossi, primo firmatario del testo.

Il consigliere sottolinea il valore civile della proposta: “I portatori di interesse, i cosiddetti lobbisti svolgono un compito legittimo portando dati e punti di vista di settori particolari ai decisori. Tuttavia, questo contributo deve avvenire alla luce del sole. I cittadini hanno il diritto di sapere sulla base di quali incontri si assumono le decisioni che incidono sulla loro vita. Senza una regolamentazione, il rischio è che il bene comune venga sacrificato sull’altare di interessi particolari. La trasparenza, inoltre, aiuta anche a prevenire fenomeni corruttivi”, aggiunge Rossi.

“La nostra priorità è costruire un quadro giuridico che renda trasparenti e tracciabili tutti i servizi e le collaborazioni con la Regione. Vogliamo che la trasparenza amministrativa diventi lo standard per chiunque entri in contatto con l’amministrazione regionale. Garantire i processi è il primo passo per ridare fiducia ai cittadini e definire un nuovo metodo di lavoro per la cosa pubblica”, ha fatto eco la presidente Gianna Pentenero.

Mentre l’Europa dispone di regole ferree e regioni come Lombardia, Emilia-Romagna e Calabria si sono già mosse, il Piemonte è fermo al palo. “Per anni la maggioranza ha rinviato in attesa di una legge nazionale che non è mai arrivata. Anche in questa legislatura c’è il rischio che non si arrivi all’approvazione. È un alibi che non regge più” incalza Rossi.

“La maggioranza aveva promesso un proprio testo, ma non è mai stato depositato. Per evitare che anche questa legislatura passi invano, mettiamo a disposizione la nostra proposta per un lavoro condiviso. Il Presidente Cirio si renda disponibile al confronto e accetti la sfida: facciamo un passo avanti concreto verso una democrazia alla luce del sole”, conclude il primo firmatario.

Gli aspetti fondamentali della proposta di legge:

Il Registro Pubblico: Obbligo di iscrizione per tutti i rappresentanti di interessi che intendono operare presso i decisori pubblici regionali.

Requisiti di Onorabilità: Accesso vietato a chi ha condanne penali.

L’Agenda Pubblica degli Incontri: Uno strumento per rendere pubblici gli incontri tra decisori politici e portatori di interessi con obbligo di rendicontazione annuale.

Codice Etico Vincolante: Regole di comportamento chiare per garantire che il confronto tra pubblico e privato sia sempre improntato alla correttezza.

Riarmo. Grimaldi (Avs): Abbiamo superato 34 miliardi di spese militari

“Tolte risorse preziose allo stato sociale. Meloni a traino dei deliri di Trump”
L’Italia partecipa pienamente alla tendenza alla corsa al riarmo. Meloni sembra passare il tempo a dire a Trump che fa i compiti e che lei rispetta i patti. Abbiamo superato i 34 miliardi di euro di spesa militare, con un incremento costante negli ultimi anni. Risorse tolte allo stato sociale. Ditelo ai 6 milioni di italiani che hanno rinunciato alle cure sanitarie.
Lo dichiara Marco Grimaldi di Avs ai microfoni della sede torinese della Rai nel corso di Inside24.
Ma il dato più preoccupante – prosegue il vicecapogruppo dei deputati rossoverdi – è un altro: 42 miliardi di euro in nuovi programmi d’armamento approvati dall’inizio della XIX legislatura. Di questi, 15 miliardi sono già vincolati tra il 2025 e il 2027. Parliamo di sistemi d’arma ad alta tecnologia: F-35, droni da combattimento, fregate, carri armati Leopard 2A8, missili a lungo raggio. Tutto questo mentre il nostro Paese affronta, oltre alla crisi salariale, una crisi abitativa, una sanità pubblica sottofinanziata e un sistema scolastico che perde insegnanti e strutture.
Eppure, per la Difesa, i fondi si trovano sempre. L’unico scostamento che va fatto – concl

Pentenero – Valle (PD): “Sulla sanità la Giunta cambia i numeri ogni settimana”

 “Servono trasparenza, rispetto per l’Aula e cittadini e dati certi, non slogan”

5 maggio 2026 – “Non si può governare la sanità piemontese con documenti che cambiano da un giorno all’altro. A inizio marzo la Giunta aveva portato in Commissione una variazione di bilancio da 209 milioni di euro per sanare il disavanzo delle Aziende sanitarie: una cifra importante, pur restando sotto la soglia del piano di rientro. In quella sede avevamo chiesto chiarezza sul reale stato di salute delle nostre Asl e sulle ragioni di un disavanzo così elevato, ma è calato il silenzio. Oggi, in Consiglio regionale, l’assessore Riboldi ha evitato del tutto la discussione sui bilanci delle ASR per infliggere all’Aula la consueta dose di propaganda sulle magnifiche sorti progressive della sanità piemontese” affermano la Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Gianna Pentenero e il Vicepresidente della Commissione Sanità Daniele Valle.

“Purtroppo, la realtà è ben diversa: la prima visita neurologica è disponibile a gennaio 2027 al S. Luigi, la prima risonanza magnetica del rachide è disponibile al Mauriziano nel febbraio 2027, stessa cosa per la prima visita gastroenterologica, al S. Luigi. La prima visita cardiologica con ECG a marzo 2027, la prima ecografia dei tronchi sovraortici a ottobre 2027 alle Molinette. Non parliamo poi del personale: Riboldi ci ha detto che nel 2025 si è registrata una crescita occupazionale del 3% rispetto alla media nazionale, peccato che, secondo Agenas, dal 2019 al 2023, il Piemonte ha visto un -3,44% sui medici impegnati e un – 2,14% infermieri impiegati. Anche nel 2024, il Piemonte ha conosciuto un passivo in crescita sulla mobilità sanitaria” precisa Valle.

“L’emendamento presentato dall’Assessore Tronzano al ddl 132 non è un semplice aggiornamento tecnico: è una riscrittura sostanziale della copertura del disavanzo sanitario 2025, che peggiora il quadro su ogni fronte e scarica il costo della crisi sanitaria piemontese su istruzione, trasporti, politiche sociali e ambiente. Partiamo dai numeri. Il disavanzo sanitario certificato sale da 203 a quasi 210 milioni di euro: quasi 7 milioni in più. Ma è sulla struttura delle coperture che l’emendamento rivela la sua vera natura. Nel testo originale del ddl, la copertura si reggeva su tre gambe: eccedenze IRPEF, rimborsi da amministrazioni pubbliche e tagli di spesa. Con questo emendamento, le prime due gambe vengono quasi integralmente rimosse. Gli 11,8 milioni di eccedenze IRPEF spariscono senza traccia. I rimborsi da PA crollano da 96,6 a 16,4 milioni: oltre 80 milioni in meno, con zero giustificazioni. Dove sono finite quelle risorse? Erano già incassate o solo attese? La Giunta deve rispondere” proseguono Pentenero e Valle.

“Il vuoto viene colmato interamente con tagli ad altri capitoli di bilancio, che passano da circa 94 a 193 milioni di euro: quasi il doppio. E l’Allegato 1 dice chiaramente dove si taglia: 44 milioni sull’istruzione universitaria, 22 milioni sul trasporto ferroviario, 17,6 milioni sulla tutela delle risorse idriche, 32 milioni sugli interventi per i soggetti a rischio di esclusione sociale. A cui si aggiungono 76,5 milioni di sospensione delle quote capitale sui mutui — un debito che non scompare, si rinvia. Questa non è una manovra di risanamento sanitario: è una manovra che paga la sanità, impoverendo tutto il resto. Il Piemonte non può permettersi di affrontare una crisi sanitaria strutturale — con un deficit 2026 già proiettato vicino agli 879 milioni — scaricando i costi su famiglie che dipendono dal trasporto pubblico, su studenti universitari, su persone in condizione di fragilità sociale” aggiungono i Consiglieri Pd.

“Questo modo di procedere è inaccettabile: serve rispetto per l’Aula e per i cittadini. Non possiamo discutere di sanità con slogan o annunci ottimistici su nuovi ospedali, meno liste d’attesa e più personale, quando non esiste alcun fondamento numerico che li sostenga. Parliamo di un disegno di legge che era stato sottoposto alla Commissione, poi è sparito e ora riappare modificato e dichiarato urgente. A che gioco si sta giocando? Chiediamo numeri certi, tabelle chiare, dati verificabili, non continue riscritture. E chiediamo che il provvedimento torni in Commissione, con un confronto vero anche con l’Assessore al Bilancio. La sanità non può essere gestita con documenti precari e coperture che evaporano e cambiano a seconda del momento. Manca un confronto serio sulle cause strutturali del disavanzo, dell’anno passato e di quello previsto per l’anno in corso” concludono Pentenero e Valle.

Le audizioni in Commissione Sanità: caposala e Tavolo animali – ambiente

La Commissione Sanità del Consiglio regionale, presieduta da Luigi Icardi, ha svolto due audizioni. Nella prima sono stati ascoltati i rappresentanti dell’Associazione tecnico scientifica Coordinamento nazionale Caposala coordinatori (Cnc), per presentare l’attività e il ruolo del caposala/coordinatore infermieristico nei servizi sanitari regionali.

La presidente Silvia Baggiani e la segretaria Monica Fulvia Barberis hanno denunciato la scarsa valorizzazione del coordinatore infermieristico, definito come figura chiave del cambiamento, capace di integrare competenze cliniche, tecnologiche e manageriali e di rendere l’infermieristica protagonista dell’innovazione. “Dovremmo essere considerati pari ai primari per le responsabilità comuni – hanno affermato – invece siamo spesso trattati da capri espiatori, con grandi responsabilità ma senza adeguati incentivi”. Una condizione che, secondo loro, demotiva molti infermieri e li spinge verso altri ambiti, anche perché sempre più spesso svolgono mansioni proprie degli operatori sociosanitari.

Il Coordinamento, attivo dal 1984, è arrivato in Piemonte il 9 maggio dello scorso anno ad Alessandria con 90 membri; il 23 maggio aprirà una sede ad Asti e si stanno valutando iniziative anche nella Città metropolitana di Torino. I rappresentanti hanno ribadito di non essere un sindacato né legati a partiti, ma uniti dall’obiettivo della tutela della sanità pubblica. Sono intervenuti Marco ProtopapaDomenico Ravetti e Davide Buzzi Langhi.

La seconda audizione ha riguardato il Tavolo Animali & Ambiente su cinghiali, peste suina africana, lupi e colombi. Marco Francone (Lav) ha criticato gli abbattimenti dei colombi, proponendo censimenti e metodi incruenti come cibi antifecondativi, colombaie e ultrasuoni, chiedendo la revisione delle linee guida regionali del 2008. Ha inoltre invitato a evitare allarmismi, salvo casi specifici vicino a scuole o ospedali.

Anna Cristina Parruchon (Leal) ha affermato che in Piemonte ci sono circa 400 lupi e che l’eliminazione di un branco favorisce la formazione di nuovi gruppi. Sulla peste suina ha sostenuto che il 99% dei contagi negli allevamenti sarebbe dovuto al mancato rispetto delle norme igieniche da parte degli operatori, più che ai cinghiali.

Sono intervenute Sarah Disabato Nadia Conticelli. In conclusione Luigi Icardi ha annunciato che la documentazione sarà trasmessa all’Assessorato all’Agricoltura e, sulla peste suina, ha ricordato che il Piemonte deve attenersi alle normative nazionali e sovranazionali stabilite dal commissario straordinario.

Ufficio Stampa CRP

Sicurezza, Forza Italia: “Torino non può più essere considerata città ordinaria”

ROSSO E FONTANA: «IL SIULP CERTIFICA CIÒ CHE DENUNCIAMO DA ANNI»

In merito alla richiesta avanzata dal SIULP di Torino per la riclassificazione della Questura del capoluogo piemontese nella fascia superiore, al pari di Roma, Milano e Napoli, il senatore Roberto Rosso e Marco Fontana, rispettivamente segretario provinciale e cittadino di Forza Italia a Torino, esprimono pieno sostegno all’iniziativa del segretario provinciale Eugenio Bravo, condividendone integralmente contenuti e preoccupazioni.

«Le parole del SIULP rappresentano una presa d’atto chiara, autorevole e non più aggirabile della reale condizione in cui versa Torino sul fronte della sicurezza. Da anni denunciamo come il nostro territorio presenti caratteristiche operative, criminali e di ordine pubblico che nulla hanno da invidiare — purtroppo — alle realtà metropolitane più complesse del Paese. Oggi questa realtà viene certificata direttamente da chi ogni giorno vive la strada e tutela i cittadini», dichiarano Rosso e Fontana.

«Fa riflettere, e per certi versi indigna, che per oltre trent’anni la città sia stata amministrata da classi dirigenti di sinistra che hanno sistematicamente minimizzato il problema sicurezza, liquidando le preoccupazioni dei cittadini come semplici “percezioni” o, peggio ancora, come strumentalizzazioni politiche. Oggi emergono invece dati, indagini, operazioni giudiziarie e valutazioni sindacali che confermano una situazione ben diversa, fatta di criminalità organizzata, radicalizzazione del conflitto sociale, carenze di organico e crescente pressione sulle Forze dell’ordine.

Torino convive con il radicamento della ’ndrangheta, con infiltrazioni economiche e istituzionali, con fenomeni di microcriminalità diffusa, con tensioni permanenti sul fronte dell’ordine pubblico e con un impiego costante e straordinario delle Forze di Polizia. Continuare a fingere che tutto questo sia soltanto una percezione significa mancare di rispetto ai cittadini e agli operatori in divisa.

Per queste ragioni sosteniamo con convinzione la richiesta di riclassificazione della Questura di Torino nella fascia delle grandi aree metropolitane. Ma riteniamo che questo non basti: Torino meriterebbe anche strumenti normativi speciali, sul modello di quelli previsti per Roma Capitale e, per alcuni aspetti, delle misure straordinarie riconosciute ad altre grandi città come Firenze, affinché possano essere garantite risorse, personale e poteri adeguati alla complessità del territorio.

Chi ha amministrato Torino per decenni ha il dovere di riconoscere gli errori compiuti. La sicurezza non è mai stata una percezione: è sempre stata una realtà concreta, spesso ignorata per convenienza ideologica. Oggi non ci sono più alibi», concludono i due azzurri.

Primo Maggio, Zangrillo: “Cè chi vuole distruggere”

«“Inizia l’assedio, inizia la guerriglia”: parole gravissime che non lasciano spazio a interpretazioni e che descrivono con brutale chiarezza il clima di violenza e di attacco allo Stato che ha oltraggiato il Primo Maggio a Torino», dichiara Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione, che prosegue:

«Ancora una volta, nel giorno dedicato al lavoro e ai lavoratori, i soliti professionisti del disordine hanno trasformato Torino in un teatro di scontri, aggredendo barbaramente le Forze dell’Ordine.

Il DNA di Askatasuna è questo: non confronto, non partecipazione, ma scontro, intimidazione e violenza sistematica. L’ambiguità dell’amministrazione Lo Russo ha alimentato negli anni un clima pericoloso, fatto di tolleranza verso chi vive nell’illegalità e disprezza le regole.

Chi ancora oggi, anche all’interno della sua Giunta, giustifica o minimizza questi comportamenti si assume una responsabilità politica gravissima.

Il contrasto è sotto gli occhi di tutti: mentre il Governo lavora per creare e rafforzare l’occupazione, c’è chi continua a distruggere, a seminare odio e a colpire chi ogni giorno garantisce la sicurezza dei cittadini.

A queste persone diciamo con fermezza che lo Stato non arretra, anzi sarà sempre più inflessibile: la legalità non è negoziabile.

Piena solidarietà alle donne e agli uomini in divisa, vittime anche oggi di una violenza vile e inaccettabile», conclude il ministro Zangrillo.

Quaglieni: “Stiamo con Buttafuoco”

Le pressioni politiche del governo e i giudizi faziosi dell’opposizione sulla Biennale di Venezia rivelano una assoluta mancanza di quel senso di  libera cultura che è alla base della Biennale e dell’attività culturale in generale. La cultura non può allinearsi con la politica estera dei governi.Questo è il principio irrinunciabile difeso da Pietrangelo Buttafuoco che ha dimostrato ancora una volta la sua sensibilità e indipendenza intellettuale. Siamo dalla parte del Presidente Buttafuoco che ha dimostrato equilibrio e ha tutelato l’idea storica di una Venezia, luogo di incontro di culture diverse e luogo in cui si esercita la tolleranza fin dai tempi di Paolo Sarpi. Mario Pannunzio che  fu un appassionato visitatore della Biennale, si sentirebbe  oggi come liberale dalla parte di Buttafuoco, anche per la scelta di non discriminare Israele.
Pier Franco Quaglieni
presidente del Centro “Pannunzio”

Ritorna la partecipazione politica dei cattolici

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Sì, lo sappiamo tutti e da molto tempo. La Democrazia Cristiana è archiviata. Il pluralismo politico,
e soprattutto elettorale, dei cattolici è un dato largamente acquisito e consolidato. E, in ultimo, –
almeno per il momento – non è all’ordine del giorno la formazione di partiti e movimenti politici di
ispirazione cristiana e popolare riconducibili al patrimonio culturale del cattolicesimo politico
italiano.
Ora, dando per acquisito questi elementi, è altrettanto indubbio che si registra una sorta di
risveglio politico, e pubblico, dei cattolici italiani. Non direttamente riconducibile ad
un’appartenenza di partito o ad una coalizione politica. Ma, semmai e al contrario, una voglia di
partecipazione e di impegno su singoli temi che sono anche, e soprattutto, il frutto di una
seminagione culturale e spirituale da parte della Chiesa e dell’associazionismo di base declinato
in questi ultimi anni. Quello che un tempo, nella cosiddetta prima repubblica, si chiamava
semplicemente mondo cattolico.
Certo, per un cristiano/cattolico, come per qualsiasi altra realtà culturale, la testimonianza
personale e di gruppo è più efficace se non è disgiunta dalla rappresentanza. E quando lo è, la
stessa partecipazione si ferma inesorabilmente ed irreversibilmente al pre politico. Serve, cioè,
adesso fare un salto di qualità. Ma l’impegno politico non nasce mai per caso. È sempre il frutto e
la conseguenza di una maturazione culturale e di un impegno che partono dai valori e che
richiedono poi di essere tradotti concretamente nella società. Del resto, è appena sufficiente
rileggere le biografie e i percorsi personali dei grandi e qualificati leader e statisti della prima
repubblica, e in parte anche della seconda repubblica, per rendersi conto che la militanza,
l’impegno e la presenza nella politica e nelle istituzioni sono sempre la conseguenza di una
identità e di una formazione culturale e spirituale specifica e precisa. E, al di là dei singoli e dei
rispettivi percorsi individuali e collettivi, di questa cultura, di questa tradizione e di questo
pensiero ogni c’è bisogno. Non lo dicono solo i cattolici – che restano, tuttavia, ancora troppo
dispersi e frammentati nella vita pubblica – ma lo sostengono apertamente anche e soprattutto gli
storici detrattori della Dc, del Ppi e della stessa presenza organizzata dei cattolici nella vita
pubblica del nostro paese. Ed è anche per queste ragioni, semplici ma oggettive, che il risveglio
politico contemporaneo dei cattolici non può che essere salutato positivamente. Per arricchire la
politica italiana e, al contempo, per dare un contributo decisivo alla qualità della nostra
democrazia, alla credibilità delle nostre istituzioni democratiche e, probabilmente, alla stessa
efficacia dell’azione di governo.
E, forse, questo rinnovato, ed auspicato, impegno politico e pubblico dei cattolici rientra a pieno
titolo in una fase più generale di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. I dati dell’ultimo
referendum costituzionale sulla giustizia, al di là del suo esito concreto, lo confermano. Ma tutto
ciò richiede, pur non anticipando i tempi e senza piegare questo rinnovato e potenziale impegno
ad una precisa scelta politica o di schieramento, un salto di qualità sul terreno della grammatica
politica. E questo salto di qualità, cioè dalla seppur legittima ed importante testimonianza pre
politica alla presenza nei partiti e nelle istituzioni, sarà ulteriormente facilitato rileggendo anche e
soprattutto il magistero dei nostri leader e statisti del passato. Anche perchè, senza rileggere il
passato, nessuno è in grado di costruire il futuro e governare il presente.

Primo Maggio, Ravello (FdI): “A Torino violenza cercata e voluta“

“Chi sfila con i centri sociali copre e giustifica la guerriglia urbana”

“Ma quale ‘spezzone sociale’: sfilare con i centri sociali diventa, di fatto, una copertura volontaria della guerriglia urbana”. Così Roberto Ravello, vice Capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Piemonte, sugli scontri davanti ad Askatasuna tra Polizia e antagonisti a margine del corte del Primo Maggio.

“Non è più accettabile il copione del finto stupore e delle condanne di rito che seguono puntualmente gli scontri. Organizzatori e partecipanti continuano a fingere di non vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti. Anche le reazioni di facciata come quella del Sindaco Stefano Lo Russo sono ormai prive di credibilità. La realtà – continua Ravello – è evidente: esiste un sodalizio radicato tra protesta e violenza”.

“Non c’è nulla di pacifico in chi marcia a braccetto con l’antagonismo più estremo e sovversivo. Chi sceglie di stare in quei cortei ne accetta consapevolmente dinamiche e conseguenze. È paradossale che nel corteo dei lavoratori trovino spazio i soliti ‘figli di papà’ che probabilmente non hanno mai conosciuto il lavoro. Una distorsione – aggiunge Ravello – che svuota di significato una giornata simbolo di diritti e dignità”.

“Torino – conclude Ravello – si conferma teatro dell’ennesimo episodio di odio e di attacco allo Stato. Non si può più tollerare che violenza e illegalità vengano sistematicamente giustificate o minimizzate. Serve una presa di posizione netta, senza ambiguità, da parte di tutti. Il tempo delle giustificazioni è finito: chi sta con la violenza ne è complice. Un ringraziamento va alle Forze dell’Ordine che, con consueta professionalità e coraggio, hanno evitato il peggio”.