Idee a confronto

Ormai dovrebbe essere sufficientemente chiaro. Malgrado la scelta pubblica e sbandierata per il
NO al prossimo referendum costituzionale sulla giustizia, del tutto legittima e fisiologica, di settori
della Cei, di molte parrocchie, di vescovi e sacerdoti e di alcune realtà dell’associazionismo
cattolico di base, il voto dei cattolici sarà, com’è giusto che sia, plurale e variegato. Del resto,
l’unità politica dei cattolici è ormai un fatto politico del tutto archiviato nonchè storicizzato. Anche
se, va pur detto, l’unità politica dei cattolici durante la lunga stagione democristiana non è mai
stata un dogma ma sempre e solo un fatto legato a precise circostanze storiche. E cioè, dover
fronteggiare il più grande partito comunista dell’Occidente saldamente legato, al di là delle
chiacchiere, dell’ipocrisia e della propaganda, al sistema politico ed economico sovietico.
Ora, e per tornare all’oggi, malgrado la spinta politica dei vertici della Cei per votare NO al
prossimo referendum sulla giustizia – clamoroso, al riguardo, è la preannunciata partecipazione
del suo vice Presidente nazionale, mons. Francesco Savino, al convegno organizzato e promosso
dal settore più politicizzato della magistratura – il voto dei cattolici sarà caratterizzato da un sano
e corretto pluralismo. Certo, non possiamo negare – è sotto gli occhi di tutti, del resto – che la
scelta del NO tra i cattolici è dettato prevalentemente, se non quasi esclusivamente, dal giudizio
politico fortemente negativo sul Governo Meloni. È un giudizio, cioè, che prescinde quasi
radicalmente dal ‘merito’ dei quesiti referendari e si concentra, come recita la propaganda del NO,
sull’obiettivo di liquidare definitivamente ed irreversibilmente l’attuale Governo. Una scelta,
pertanto, schiettamente e apertamente politica. Una prassi, questa, che ormai è declinata tutti i
giorni – e del tutto legittimamente – dai vari capi della sinistra, dall’ANM, dal mondo
dell’associazionismo riconducibile alla sinistra e, appunto, anche dai cattolici di vertice o di base
che hanno scelto e fanno propaganda per il NO. Una scelta, quindi, squisitamente e seccamente
politica e di schieramento. A questa realtà che, comunque sia, è forte e diffusa nel nostro paese,
fanno da contraltare i cattolici che votano SI’. Anche qui si tratta di un mondo legato
all’associazionismo di base e a settori che affondano le loro radici nell’umanesimo cristiano e
popolare e nella cultura cattolico popolare e sociale. Con una differenza di fondo, però. Chi vota
SI’ parte dai contenuti concreti della riforma sottoposta a referendum confermativo e non ad una
pregiudiziale politica e di schieramento. Questa era, e resta, la differenza di fondo tra i cattolici
che votano NO e i cattolici che votano SI’. Gli uni fanno una riflessione esclusivamente politica.
Gli altri, al contrario, guardano ai contenuti della riforma. Di qui il pluralismo che caratterizza il
voto dei cattolici il prossimo 22/23 marzo.
“L’8 marzo non dovrebbe mai essere la festa della retorica declinata al femminile. Non può esserlo quest’anno in particolare, per le donne iraniane e per tutte le donne che vivono sotto regimi dispotici e sanguinari. Sono sicura che milioni di donne in Iran stanno vivendo l’orrore della guerra come una speranza di libertà dall’orrore quotidiano in cui da generazioni sono costrette a vivere per colpa di un potere teocratico il cui unico obiettivo è privare donne e uomini della loro dignità di persone libere. Un abbraccio a tutte loro e alle donne iraniane in Italia che vorranno portare nelle nostre piazze il loro anelito alla libertà”. Questa la dichiarazione dell’on. Daniela Ruffino (Azione):
La guerra all’Iran suscita forti perplessità e può far pensare che Trump sia incapace di una strategia internazionale che sicuramente c’era quando si parlava di imperialismo americano, dimenticando quello russo. Oggi i due imperialismi sono risorti in nuove forme. Gli Stati Uniti non perseguono più la Causa dell’Occidente anche se gli slogan possono portare a pensarlo ma scopi americani in senso stretto e miope. L’imperialismo russo ha ripreso vigore dopo il crollo sovietico, manifestandosi anche come erede della Grande Madre Russia degli Zar. Si dice, e sicuramente è vero, che l’ordine internazionale è sconvolto e che il diritto internazionale è stato calpestato. Peccato che alcuni si dimostrino difensori dell’ordine internazionale a corrente alternata.La pace resta l’obiettivo prioritario di ogni civiltà non fondata sul dominio della guerra. I regimi democratici, di norma, si fondano sulla pace e perseguono la pace , ma non sono di per sé pacifisti. Quelli che citano solo le prime parole dell’articolo 11 della Costituzione, oltre a falsare il senso dell’articolo, sono eredi di quei “partigiani della pace” pronti a schierarsi con l’Urss in ogni circostanza in modo aprioristico.

La guerra – diceva Croce – è un dato ineludibile della storia, ma certo questa constatazione terribile non significa giustificare la guerra che deve restare l’extrema ratio, ammesso che il ricorso alla forza abbia una ratio. In non tanti casi ha una giustificazione politica, ma il ricorso alla guerra è uno dei dati più longevi e comuni della storia dell’umanità. Spesso la guerra viene giustificata da una frase erroneamente attribuita a Machiavelli: il fine giustifica i mezzi. Nella guerra del ‘900 e del nuovo secolo il discorso è inquinato dalle vittime civili coinvolte , dalle città distrutte, da uno stravolgimento che rende interi Nazioni territori di guerra. E ciò a prescindere dalle guerre nucleari e dai pericoli rappresentati da bombardamenti che colpiscano siti nucleari, provocando conseguenze devastanti. Mi stupisco, leggendo o ascoltando i commentatori che parlano della guerra con una vivace freddezza che non è lucidità, ma esigenza spettacolare di intrattenimento televisivo e di propaganda politica. Di fronte alla crisi iraniana, per usare un termine che si rivela assolutamente inadeguato, appare ancora più evidente la pochezza di tanti politici italiani ed europei e non solo loro, ovviamente. E’ possibile giustificare i mezzi brutali adottati nella guerra attuale in nome di un fine?

Ritorna lo Scudo crociato con una conferenza stampa stamane al Caffè Torino

Martedì sera, 3 marzo 2026, nella cornice della Sala del Mulino di Rivalta, si è svolto l’incontro
informativo dedicato al referendum del 22 e 23 marzo dal titolo “La riforma della giustizia: una
scelta di responsabilità”. L’iniziativa è stata promossa da diverse forze politiche favorevoli
all’approvazione della riforma: Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e Partito Liberaldemocratico.
Nel corso della serata, moderata dal giornalista Giovanni De Bonis de L’Eco del Chisone, sono
intervenuti alcuni esperti, ovvero gli avvocati Guido Anetrini, Giulio Calosso, Davide Fichera e
Salvatore Vincenti.
L’incontro ha registrato una grande partecipazione di pubblico: la sala gremita ha seguito con
attenzione fino alla conclusione gli interventi dei relatori, che hanno saputo spiegare in modo
chiaro e accessibile i contenuti tecnici della riforma e le possibili conseguenze sull’ordinamento
della magistratura penale in caso di approvazione.
Sono inoltre intervenuti i rappresentanti locali delle forze politiche promotrici: Federico Bo per
la Lega, Massimiliano Rastelli per Fratelli d’Italia, Adriano Putignano per Forza Italia e Andrea
D’Alessandro per il Partito Liberaldemocratico. Tutti hanno sottolineato la scelta di impostare
l’incontro come un momento informativo, privilegiando l’approfondimento dei contenuti tecnici
rispetto a un approccio propagandistico.
La significativa partecipazione dimostra come a Rivalta esista una comunità politica viva, attenta
e desiderosa di essere rappresentata. Molti cittadini chiedono un’alternativa credibile a chi
governa la città da troppo tempo e che, anche in occasione del referendum, ha scelto di schierarsi
in modo ideologico e strumentale, mobilitando alcuni referenti del mondo associativo che, di
fatto, finiscono per alimentare la propria macchina di consenso.
Proprio da questa consapevolezza può partire un percorso per costruire un’alternativa credibile
per la città: un progetto capace di andare oltre schemi rigidi e alleanze tradizionali, aperto a tutte
le forze che vogliono superare il vecchio modo di fare politica e impegnarsi nella costruzione di
un progetto serio e concreto per il futuro di Rivalta.
Portavoce FDI Segretario Lega Segretario FI Rivalta Referente PLD
Massimiliano RASTELLI Mauro BANGE Adriano PUTIGNANO Andrea D’Alessandro
Si terrà martedì 10 marzo, dalle 18.45 alle 20.45, a Poirino un confronto pubblico dedicato alla riforma dell’organizzazione della magistratura penale, oggetto del referendum costituzionale confermativo in programma il 22 e 23 marzo.
L’iniziativa è promossa dal Comitato GIUSTIZIASÌ, con la partecipazione del Comitato GiustoDireNo e con il patrocinio del Comune di Poirino. L’incontro rappresenta una delle poche occasioni di dibattito sul territorio focalizzate sul merito della riforma, con l’obiettivo di offrire ai cittadini un momento di informazione e confronto diretto tra posizioni diverse.
A sostenere le ragioni del SÌ sarà la dottoressa Donatella Masia, già sostituto procuratore presso i Tribunali di Torino, Asti e Alba. Per il NO interverrà il dottor Paolo Cappelli, sostituto procuratore presso il Tribunale di Torino.
Il dibattito sarà moderato dall’avvocato Piergiorgio Chiara.
L’appuntamento è presso Casa Lenci – Centro Giovani Anziani, in via Eugenia Burzio 5. La partecipazione è libera e aperta alla cittadinanza.