piemonte- Pagina 35

Profondo rosso per il cinema piemontese

“Nel 2020 le sale cinematografiche piemontesi hanno perso 47 milioni di euro di incasso, con oltre l’80 per cento di presenze in meno rispetto agli anni precedenti. Sono dati disastrosi per le oltre 300 aziende del settore, con 800 dipendenti e un indotto importante, molte delle quali rischiano di chiudere se non intervengono misure di sostegno efficaci”.

Lo hanno riferito in un’audizione della Sesta commissione sulla situazione dei cinema in relazione all’emergenza Covid i presidenti di Agis e Anec Piemonte, Luigi Boggio e Arrigo Tomelleri.
Per gli auditi il comparto potrà avere una ripresa non prima dell’estate, con il rischio che molti esercenti, anche in centro città a Torino, decidano di cessare l’attività perché non più in grado di coprire i costi fissi: “I benefici al settore non possono arrivare dal credito d’impresa, serve liquidità. Per questo chiediamo la possibilità di accedere alle risorse del Por-Fesr 2021-2027, rientrando nei bandi regionali rivolti alle piccole, medie e microimprese e a quelli sulla cultura, ma anche interventi mirati di Finpiemonte”.
Per riaprire le sale in modo economico sarà necessario garantire la sicurezza sanitaria e proiezioni che siano appetibili per il pubblico: “Prevediamo che quando riapriranno le attività del tempo libero ci sarà un aumento esponenziale della richiesta – hanno detto – come avvenuto con le riaperture dei cinema in Estremo Oriente. Oggi il nostro settore è essenziale al raggiungimento del risultato economico dei film, rappresentiamo il 70 per cento del fatturato, ma se non ci saranno più strutture sarà un problema”.
I consiglieri Gianluca Gavazza (Lega), Daniele Valle (Pd) e Francesca Frediani (Movimento 4 ottobre) hanno chiesto chiarimenti per capire come si possa intervenire sul bilancio regionale per andare incontro alle esigenze della categoria e quali siano i bandi di maggior interesse per il comparto.
L’assessore alla Cultura Vittoria Poggio è intervenuta per ricordare che incontrerà le associazioni il prossimo 18 febbraio per discutere in modo più approfondito le questioni, assicurando il massimo impegno della Regione in merito alle richieste sui bandi e la pianificazione del Por-Fesr.

Scuola e Covid, al momento in Piemonte poche criticità

“La ripresa delle lezioni in presenza al 50%, dal 18 gennaio, finora non registra particolari criticità”. Lo ha detto L’assessore all’istruzione Elena Chiorino riferendo alla quarta e sesta commissione del Consiglio regionale riunite in seduta congiunta, presieduta da Paolo Bongioanni.

L’assessore ha spiegato come il rientro sia stato preparato da numerosi incontri su tavoli territoriali che hanno coinvolto tutte le realtà locali e scolastiche interessate. È stato rafforzato il trasporto locale: “4500 corse in più alla settimana nei trasporti urbani ed extraurbani, con 55 corse di autobus aggiuntive ai collegamenti ferroviari”, ha spiegato l’assessore, per un costo settimanale di 800 mila euro.
L’assessore ha anche fornito i dati dei positivi sulla base dei tamponi effettuati per il contact tracing: tra il personale docente ci sono 372 positivi, con 472 in quarantena; tra il personale non docente i positivi sono 169, con 324 in quarantena. Gli studenti positivi sono 1763, quelli in quarantena sono 3748.
L’assessore Chiorino ha poi riferito sui primi risultati del progetto Scuola Sicura, partito il 4 gennaio per realizzare uno screening su base volontaria attraverso un tampone ogni quindici giorni al personale scolastico e ogni mese agli studenti di seconda e terza media. Il progetto costa 7 milioni di euro, i dati dal 18 al 26 gennaio riguardano il personale scolastico, con 4307 tamponi prenotati, 4194 eseguiti e 75 positivi, una percentuale dell’1,79%.
Non ci sono ancora dati sugli studenti, anche per qualche problema di comunicazione tra le scuole e le famiglie che devono esprimere l’assenso. “Stiamo preparando una lettera che dovrebbe chiarire le modalità di partecipazione e aiutarla”, ha spiegato Chiorino, che si è detta disponibile a fornire aggiornamenti continui sui dati alle due Commissioni.
Hanno posto domande all’assessore i consiglieri Daniele Valle, Domenico Rossi e Monica Canalis del Pd, Francesca Frediani del Movimento 4 ottobre, Marco Grimaldi (Luv) e Sarah Disabato (M5s). Frediani ha anche espresso preoccupazione per il livello dei contagi. Canalis ha chiesto di permettere di effettuare i tamponi sugli studenti nelle scuole, invece che negli spot previsti dalle Asl. Valle ha criticato la bassa adesione a Scuola sicura.

Nucleare, Gariglio (Pd), “Il percorso sarà trasparente, da Cirio polemiche strumentali”

“Il Presidente Cirio stia tranquillo, la scelta del deposito delle scorie radioattive sarà trasparente, rispettosa della volontà delle comunità locali e della vocazione agricola, turistica ed ambientale dei territori.

La Regione Piemonte smetta di polemizzare su tutto e si attivi concretamente, coinvolgendo gli enti preposti, per verificare se i siti potenzialmente idonei hanno realmente l’attitudine ad ospitare il deposito nazionale”: è quanto dichiara Davide Gariglio, deputato Pd.
“Fino a che non verrà completato il deposito nazionale, il cui iter durerà alcuni mesi, le scorie radioattive continueranno ad essere immagazzinate in depositi temporanei: il Piemonte ospita da anni la maggior quantità di queste scorie (5.505 metri cubi in siti nucleari in provincia di Alessandria e Vercelli) ed é quindi la Regione maggiormente interessata a che il percorso per la scelta di un sito unico nazionale maggiormente sicuro si completi al più presto. Occorrono quindi meno polemiche e maggior serietà”: conclude Davide Gariglio.

Come rimodulare i trasporti pubblici

Come intende rispondere la Regione alle problematiche di mobilità che i cittadini piemontesi stanno riscontrando e qual è la strategia alla base degli attuali tagli al trasporto pubblico locale?

Queste in sintesi le domande rivolte da Sean Sacco, capogruppo di M5s in Regione all’assessore ai Trasporti, Marco Gabusi, in un’interrogazione discussa nell’aula di Palazzo Lascaris riunita in videoconferenza. Sacco ha lamentato una riduzione del 40% delle corse nella provincia di Alessandria, in base a quanto denunciato da alcune sigle sindacali, ma con criticità estendibili anche ad altre aree del Piemonte. Tutto ciò nonostante le aziende di trasporto ricevano totalmente i compensi previsti dal contratto di servizio e il Governo nazionale abbia previsto dei ristori per compensare la riduzione delle entrate di queste aziende dovute alla mancata bigliettazione durante il lockdown.

L’assessore, precisando che i ristori previsti dal Governo per le aziende di trasporto pubblico locale sono ben lungi dal compensare appieno i mancati guadagni, ha spiegato come la Regione intende gestire il problema della mobilità. “L’obiettivo è quello di aggiungere servizi dove serve senza sprecare, monitorando la domanda. Da febbraio 2020 si è ridotto il numero delle corse per poi reintrodurle gradualmente in base all’utenza e così stiamo continuando a fare, confrontandoci anche con le sigle sindacali e le aziende di trasporto, inserendole laddove ci sia necessità”, dichiara Gabusi. “Tuttavia, siamo ancora ben lontani dalla situazione prepandemica per cui è possibile che qualche corsa con una domanda debolissima rimanga scoperta. Questa settimana siamo invece partiti bene con la ripresa del trasporto scolastico: tanti stanno guardando a noi, incluso il Ministero, per fare un caso studio di quale potrebbe essere il riverbero sui fondi nazionali. Le risorse del Ministero sono disponibili e il piano di intensificazione del servizio sta funzionando, anche grazie al lavoro svolto insieme con le aziende di trasporto e le prefetture”.

Coronavirus, il bollettino di mercoledì 27 gennaio

CORONAVIRUS PIEMONTE: IL BOLLETTINO DELLE ORE 17.00

 LA SITUAZIONE DEI CONTAGI

Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato 821 nuovi casi di persone risultate positive al Covid-19 (di cui 170 dopo test antigenico), pari al 4% dei 20.654tamponi eseguiti, di cui 12.981 antigenici. Degli821 nuovi casi, gli asintomatici sono 363 (44,2%).

I casi sono così ripartiti: 213 screening, 399 contatti di caso, 209 con indagine in corso; per ambito: 45 RSA/Strutture Socio-Assistenziali, 73 scolastico, 703 popolazione generale.

Il totale dei casi positivi diventa quindi 223.854 così suddivisi su base provinciale: 20.072 Alessandria, 11.643 Asti, 7.705 Biella, 30.853 Cuneo, 17.562 Novara, 116.717 Torino, 8.351 Vercelli, 8.020 Verbano-Cusio-Ossola, oltre 1.146 a residenti fuori regione ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 1.785 sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

I ricoverati in terapia intensiva sono 163 (+ 0 rispetto a ieri).

I ricoverati non in terapia intensiva sono 2280 (- 27 rispetto a ieri).

Le persone in isolamento domiciliare sono 9.941

I tamponi diagnostici finora processati sono 2.420.788 (+ 20.654 rispetto a ieri), di cui 1.010.433 risultati negativi.

I DECESSI DIVENTANO 8693

Sono 51 i decessi di persone positive al test del Covid-19 comunicati dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, di cui 2 verificatosi oggi (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).

Il totale è ora di  risultati positivi al virus, così suddivisi per provincia: 1320 Alessandria, 569 Asti, 368 Biella, 1.017 Cuneo, 722 Novara, 3.935 Torino, 400 Vercelli, 281 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 81 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte.

202.777 PAZIENTI GUARITI

I pazienti guariti sono complessivamente 202.777(+ 1.103 rispetto a ieri) così suddivisi su base provinciale: 17.730 Alessandria, 10.357 Asti, 6991 Biella, 28.359 Cuneo, 15.882 Novara, 105.971 Torino, 7.622 Vercelli, 7.200 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1043 extraregione e 1622 in fase di definizione.

Latte, preoccupazione per il prezzo alla stalla

In Cia Piemonte si è parlato di latte. E’ grande la preoccupazione dell’Associazione per il prezzo alla stalla nei prossimi mesi. 

“La situazione è molto complicata. Sul fronte interno – spiega il Presidente di Cia Piemonte, Gabriele Carenini – la chiusura di bar, ristoranti e alberghi, il cosiddetto canale Horeca, riduce drasticamente il consumo dei prodotti lattiero-caseari e questo calo si riflette negativamente sul settore. A questo si deve aggiungere l’aumento significativo del prezzo di soia e mais registrato negli ultimi mesi. In pratica, da un lato scende il prezzo del latte e dall’altro si è costretti a pagare di più per nutrire le mandrie”. 

“Rispetto al 2019 – sottolinea Carenini -, il prezzo del latte ha perso un 10% secco e nel nuovo anno il quadro potrebbe anche peggiorare. Lactalis, gruppo di riferimento per il mercato dei prodotti lattiero-caseari, ha già fissato per i primi mesi del 2021  la tariffa di 355 euro/1000 lt. Ma per poter avere nel 2021 un prezzo del latte base di euro 355/1000 lt si deve conferire mensilmente lo stesso quantitativo di latte del 2020. Nel caso di eccedenze il prezzo del latte diminuirà di 60 euro/1000 lt. In sostanza, prima, a marzo 2020, si chiedeva di frenare la produzione di latte e ora, addirittura, si è arrivati a penalizzare chi produce di più rispetto allo scorso anno”.

“Per fortuna – aggiunge il Presidente di Cia Piemonte -, a reggere è il settore dei grandi formaggi, che volano sui mercati esteri grazie all’export. Gli allevatori che conferiscono per la produzione di Grana si sono recentemente attivati per chiedere un equo rapporto tra il valore del formaggio e dei suoi derivati e il prezzo pagato alla stalla per il latte destinato a queste produzioni. Una richiesta legittima, necessaria per provare a ridare il giusto valore al nostro latte, grazie al quale esportiamo nel mondo formaggi di eccellenza”. 

“Siamo di fronte ad una situazione generale non più sostenibile – conclude Carenini -, a cui solo la riapertura di bar e ristoranti potrebbe porre rimedio”. 

A Chieri consegnate le “stanze degli abbracci”

Il Sindaco Sicchiero: «Da oggi gli ospiti delle Orfanelle e del Giovanni XXIII possono riabbracciare i loro cari.»

«È stato davvero emozionante ieri assistere alla consegna alle Case di Riposo Orfanelle Giovanni XXIII delle due ‘stanze degli abbracci’, che come Comune abbiamo voluto mettere a disposizione. Non solo il Covid19 ha portato via innumerevoli vite, ma gli ospiti delle Rsa hanno dovuto rinunciare alle carezze di figli e di parenti. Da oggi, grazie alle ‘stanze degli abbracci’, diventa possibile per gli ospiti delle Orfanelle e del Giovanni XXIII riabbracciare in tutta sicurezza i loro cari. Abbiamo recuperato un pezzo della nostra umanità, quella che passa dagli incontri tattili, dal toccarci, dal sentirci vicini»: lo afferma il Sindaco di Chieri Alessandro SICCHIERO, che questa mattina ha presenziato alla consegna e al montaggio delle due “stanze degli abbracci” acquistate dal Comune di Chieri (che ha stanziato 5mila e 800 euro) e messe a disposizione delle Case di Riposo Orfanelle e Giovanni XXIII.

Si tratta di strutture gonfiabili molto leggere, facili da montare e spostare, e oggi alla presenza dei direttori e del personale sono state illustrate le modalità d’uso e di sanificazione. «A novembre avevamo detto che se c’era la possibilità di installare anche nelle strutture chieresi le “stanze degli abbracci”, il Comune avrebbe fatto la sua parte. Così è stato, la nostra parte l’abbiamo fatta, con la piena condivisione anche delle minoranze consiliari. Un ringraziamento particolare all’assessore alle Politiche sociali e alla Terza età Raffaela Virelli, che ha seguito con attenzione la vicenda. Quest’oggi mi sarebbe piaciuto poter contare sulla presenza di tutta la Giunta e del Consiglio comunale in un momento così significativo, ma ovviamente le restrizioni sanitarie non lo hanno reso possibile»

Nucleare, Cirio: “Il metodo è sbagliato. Bisogna coinvolgere sindaci e cittadini”

“Dobbiamo darci un metodo diverso perché il Piemonte sul nucleare la sua parte l’ha già fatta, pagando personalmente in termini di salute pubblica, occupazione del territorio, investimenti di turismo: abbiamo già subito scelte del passato. Il metodo utilizzato è sbagliato”. Così il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha aperto il dibattito del Consiglio regionale aperto, dedicato interamente al Deposito nazionale unico per le scorie nucleari.

Una questione soprattutto di metodo, quindi: “Si tratta di scelte impattanti – ha aggiunto – che non si possono assumere senza il coinvolgimento diretto dei sindaci e dei cittadini. Non è rispettoso istituzionalmente, nei confronti delle competenze dirette dei primi cittadini e della Regione stessa”.

Per questo Cirio ha ringraziato il Consiglio regionale del Piemonte che, primo in Italia, ha voluto aprire un dibattito pubblico e aperto sul tema. Alla riunione in videoconferenza, hanno partecipato anche molti parlamentari piemontesi e soggetti interessati: “Si deve porre il problema per trovare una soluzione, ma solo con metodi partecipativi e con il rispetto delle comunità territoriali – ha ribadito -. Come regione faremo da garanti perché la voce dei territori giunga nei palazzi dove si decide sulla vita reale delle persone, perché su questi temi non ci sono colori o maggioranze ma la salute pubblica di un Paese. Personalmente ho appreso della possibilità che il Piemonte potesse ospitare diversi siti di stoccaggio attraverso agenzia di stampa. Situazioni  e valutazioni di questo genere non possono essere presi in qualche ministero romano per poi essere trasmessi a mezzo stampa ai territori interessati”.

È quindi intervenuto Luigi Perri, Presidente della Sogin Spa, che si è detto “Consapevole della complessità del tema, obiettivo strategico non solo per il Piemonte ma per Italia che ci consentirà di risolvere problematica annosa senza doverla trasferire alle generazioni future”.

L’intervento di Perri ha voluto rassicurare gli intervenuti riguardo la partecipazione alle scelte. “La carta dei siti potenzialmente idonei che è stata pubblicata, non è ancora definitiva ma si tratta semplicemente di una traccia, una mappatura ipotetica che terrà conto di tutte le valutazioni tecniche che riceveremo da questi territori, per giungere a decisioni condivise. Sogin seguirà dibattito garantendo supporto a tutti i soggetti interessati e accoglierà eventuali modifiche. Ribadisco che il deposito nazionale è un’infrastruttura fondamentale perché ci consentirà di razionalizzare e di efficentare il sistema rispetto agli attuali 19 siti provvisori sparsi per Italia.

Emanuele Fontani, amministratore delegato, ha aggiunto che “Sogin è proprietà dello Stato e noi facciamo ciò che lo Stato ci dice di fare, quindi lavoriamo per il deposito nazionale unico. Oggi abbiamo 19 siti di stoccaggio e si è iniziata la procedura di individuazione, che sarà effettuata con la massima partecipazione democratica, dei territori potenzialmente idonei. Del resto il prodotto principale di Sogin è appunto la sicurezza dei cittadini”.

Fabio Chiaravelli, direttore deposito nazionale ha ricordato che “da anni si lavora su questo progetto, le attività specifiche hanno avuto inizio nel 2010, ma il problema nasce ben prima, già negli anni Sessanta. Si tratta di iniziare la procedura di localizzazione, pubblicando la carta delle località potenzialmente idonee. Questo serve per iniziare la procedura: da qui in poi si comincia, non c’è nulla di deciso, ma c’è il materiale per poter cominciare a parlare e poi a decidere. Si mira al coinvolgimento di tutti coloro che sono interessati nei territori che potenzialmente risultano idonei alla collocazione del deposito nazionale”.

Il deposito, ha specificato Chiavarelli, “non è una discarica, ma un’infrastruttura di superficie ingegneristica che contiene in piena sicurezza i rifiuti radioattivi. Consistono in circa 95mila metri cubi, compresi i contenitori. Non ci sono rifiuti sciolti o liberi. Di questi 78mila sono di attività molto bassa o bassa e 17mila a media e alta attività: tra questi ultimi anche quelli che torneranno presto da Francia e Gran Bretagna dove sono stati inviati per essere trattati. Oggi abbiamo depositi temporanei, ma nessuno di questi siti ha le caratteristiche per poter diventare deposito nazionale. La gestione in sicurezza di un sito unico centralizzato sarà molto più semplice”.

Dopo l’intervento di Francesco Bochicchio, istituto superiore Sanità, Maurizio Pernice, direttore dell’ispettorato nazionale sicurezza nucleare ha sottolineato che il ritardo nella realizzazione del deposito unico rappresenta maggiori costi per il Paese. “Il deposito unico sarebbe ancora più sicuro e costerebbe meno. Quanto alle osservazioni da proporre, condivido che sessanta giorni per una materia del genere sono realmente insufficienti. Ma in realtà ci sono due termini, quello di 60 giorni per le osservazioni e 120 giorni per preparare il seminario. Dopodiché ci sono altri 30 giorni dalla scadenza del seminario”.

Il Vicerettore Politecnico di Torino, Roberto Zanino, professore impianti nucleari ha ricordato che “il tema è delicato, ma non procrastinabile. C’è già una procedura di infrazione europea aperta sul punto. Oggi il Piemonte ospita già la maggior parte dei depositi nucleari e il nostro Ateneo si mette a disposizione per aiutare nelle decisioni, anche ai fini di una corretta comunicazione e diffusione della questione”. Gian Carlo Avanzi, rettore Università del Piemonte orientale, ha sottolineato “che oltre al deposito è previsto anche un centro di ricerca, che potrebbe essere un importante volano di occupazione e crescita per il territorio. I depositi ci sono già, si tratta soltanto di organizzare meglio la situazione”.

Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura, ritiene inopportuno che il Piemonte sia la “pattumiera d’Italia”, visto che già oggi ha l’84% delle scorie nucleari sul proprio territorio.

Anna Andorno, Presidente Carp – coordinamento ambientalisti rifiuti Piemonte Vercelli ha sottolineato che la fragilità del nostro territorio può essere messa ancora più a rischio. Negli anni il Piemonte è stato sotto attacco ambientale, da Saluggia a Trino.

Gian Piero Godio di Legambiente, ha ricordato a sua volta che già il Piemonte è di fatto la regione dove si concentrano i depositi, per cui creare quello unico nazionale può essere anche un vantaggio. Nei passaggi successivi della procedura si dovrà evidenziare che alcune aree individuate in Piemonte come potenzialmente utilizzabili, presentano falde profonde e possibilità di alluvione. Valerio Grosso, dell’associazione Piccoli Comuni, ha lamentato la scarsa o nulla partecipazione da parte dei territori e dei municipi sino a questo momento dell’individuazione dei siti. Luisa Memore, presidente piemontese Medici per l’Ambiente, ha sostenuto che se per caso si decidesse per il Piemonte, come contropartita bisogna chiedere bonifiche di altre zone oggi compromesse.

Gian Matteo Passuello, Vicepresidente Uncem Piemonte ha a sua volta insistito sulla necessità di massima partecipazione dei territori.

Nel corso della mattinata si sono susseguiti altri interventi di associazioni e soggetti interessati. I rappresentanti di molti territori si sono detti “diffidenti” per le scelte assunte, visto che “come al solito il Piemonte sui 12 siti ritenuti più idonei, addirittura 7 sono nella nostra Regione”.

Giorno della Memoria, ecco tutte le iniziative in programma

lI Giorno della Memoria si svolgerà anche quest’anno con un fitto programma di iniziative realizzato dal Polo del ‘900 di Torino e dai suoi Enti partner per mantenere viva la memoria delle vittime dell’Olocausto.

Un impegno in ricordo delle tante vittime del nazismo, lo sterminio degli ebrei, le leggi razziali del 1938 reso possibile grazie al sostegno del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale e il patrocinio della Comunità Ebraica di Torino.

Altre iniziative sono previste sui territori delle province piemontesi a cura degli Istituti
storici della Resistenza e della storia Contemporanea. Tra queste si segnala il
progetto che vede impegnati tutti gli Istituti Storici piemontesi, unitamente all’Archivio
nazionale cinematografico della Resistenza, nella realizzazione di un video intitolato
“Le deportazioni dal Piemonte” (1943-1945). Un’idea per restituire ai cittadini la
dimensione regionale della deportazione, valorizzando le fonti di memoria e quelle
storiche presenti nei diversi archivi degli Istituti e delle amministrazioni locali, tenuto
conto che tra il 1943 e il 1945 il Piemonte fu teatro di numerose deportazioni, così da
diventare la seconda regione italiana per numero di deportati per ragioni razziali.
Il 27 gennaio, 76° anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz,
è una data fondamentale nel calendario civile. “Fare memoria è un obbligo morale e
civile per non disperdere la fatica del ricordo e il dolore delle offese che per troppo
tempo è stato possibile leggere sui volti dei sopravvissuti”, afferma il presidente del
Consiglio regionale, Stefano Allasia. “L’internamento nei lager è stata
un’esperienza estrema, una discesa negli abissi, inconcepibile per chi ritiene la
storia un progressivo cammino di evoluzione e civiltà. Il germe dell’intolleranza e
dell’odio è tuttora ancora presente. La recente irruzione nazista sul web, con
minacce antisemite avvenuta durante la presentazione di un libro, è la dimostrazione
che c’è la necessità di rafforzare ulteriormente l’impegno nel contrastare ogni forma
di razzismo, discriminazione e violenza”.

“Come è già accaduto per il 25 aprile – aggiunge il vicepresidente del Consiglio,
Mauro Salizzoni – questa pandemia ci impedirà di celebrare il Giorno della Memoria
come è sempre stato, incontrandoci e ritrovandoci insieme. Non per questo è venuto
meno l’impegno del Comitato Resistenza e Costituzione e delle tante realtà
associative che ne fanno parte, a cominciare dal Polo del ‘900. Mai come oggi
abbiamo l’urgenza di non dimenticare ciò che è stato, di ‘commemorare’ ovvero
condividere una comune Memoria. Lo dimostrano i recenti raid digitali antisemiti, la
propaganda fascista e nazista fatta di gesti, parole e simboli che credevano
appartenere al passato, il negazionismo basato sull’ignoranza che crede che
Mussolini abbia fatto cose buone e che la Shoah sia un’invenzione. Lo dimostrano le
donne, uomini e bambini in fuga tra i boschi dei Balcani, cacciati indietro a
bastonate. Contro i fascismi di ieri e di oggi, contro l’intolleranza e il razzismo, siamo
tutti chiamati ad un forte impegno culturale, educativo ed istituzionale”.
Il programma di iniziative realizzate dal Polo del ‘900 per il Giorno della Memoria
2021 dovrà ancora confrontarsi con l’emergenza sanitaria in corso. Per questa
ragione, gli appuntamenti saranno online, da seguire sui canali web del Polo del ‘900
e degli enti partecipanti.

Il programma si apre lunedì 18 gennaio e andrà avanti fino a domenica 7 febbraio
con dirette streaming, podcast, musica, proiezioni e reading che affronteranno il
tema della memoria con molteplici linguaggi, proponendosi a un pubblico variegato.
Particolare attenzione è data alle nuove generazioni e al mondo della scuola, per
cui sono stati elaborati contenuti ad hoc vista l’impossibilità, come ogni anno, di
accogliere gli studenti fisicamente al Polo e in visita all’allestimento permanente del
Museo Diffuso della Resistenza.

Come spiega Sergio Soave, presidente del Polo del ‘900: “Il giorno della memoria
che da una ventina d’anni sta caratterizzando il nostro calendario civile, è già ridotto
a stanco rituale? Il rischio c’è e noi dobbiamo esserne consapevoli. Le iniziative di
quest’anno cui, come Polo del ‘900, siamo onorati di partecipare, hanno tentato
quindi una sintesi tra tradizione e innovazione, alla luce anche delle restrizioni in
corso per cui abbiamo dovuto affidarci molto al web. Come si vede dal programma,
raggiungere i giovani è stata una priorità, proponendo contemporaneamente sia
iniziative sperimentate e consolidate come quelle sulle pietre di inciampo, sia
innovazioni di grande respiro come quella: “Adotta un negazionista” che, nell’epoca
dei social media e della cultura del tweet, reintroduce il metodo del dialogo
interpersonale paziente, ostinato e problematico su un tema molto attuale”.
“Un giorno della memoria diverso che non permetterà di incontrarsi dal vivo –
afferma Alessandro Bollo, direttore del Polo del ‘900 – ma alla luce dell’esperienza
maturata nel corso del 2020, il Polo del ‘900 ha elaborato una programmazione di
qualità che sfrutta le opportunità del digitale per permettere, da un lato la
partecipazione da remoto alle iniziative attraverso il sistema delle dirette streaming,
dall’altro la fruizione nel tempo di contenuti digitali, raggiungendo anche coloro che
non essendo di Torino non avrebbero potuto far visita al Polo. Inoltre, abbiamo
prestato molta attenzione ai linguaggi che vanno dal podcast alla musica, dal
dibattito al cinema, coinvolgendo in particolare studenti e insegnanti, in questo
momento delicato di scuola senza la scuola ”.

“Le molteplici iniziative anche quest’anno promosse e organizzate, in occasione del
Giorno della Memoria, dal Polo del 900 rappresentano un encomiabile esempio di
quanto occorre fare per tenere viva la conoscenza e la consapevolezza degli orrori
della Shoah – sottolinea Dario Disegni, presidente della Comunità Ebraica di Torino
– La proposta educativa e culturale rivolta alla cittadinanza prevede manifestazioni
che utilizzano la più ampia gamma dei linguaggi che possono raggiungere le varie
fasce della popolazione, da attività di carattere più strettamente scientifico, quali
convegni, seminari, ricerche e pubblicazioni, a eventi culturali quali mostre, film e
documentari, spettacoli teatrali e musicali, anche se quest’anno, a causa della
difficile situazione sanitaria, si potranno svolgere soltanto in modalità online. Va
ancora una volta ribadito che la trasmissione della memoria è presupposto
fondamentale per generare un forte impegno civile, tale da contrastare ogni forma di
odio e intolleranza, e per riaffermare con forza e determinazione, non solo il 27
gennaio, ma in ognuno dei 365 giorni dell’anno, i valori di uguaglianza e di libertà
sanciti dalla nostra Costituzione”.

Le celebrazioni 2021 del Polo del ‘900 cominceranno lunedì 18 gennaio con un
omaggio a Liliana Segre a cura del Centro Studi Piero Gobetti. A partire
dall’autobiografia “La memoria rende liberi. La vita spezzata di una bambina
nella Shoah”, a cura di Enrico Mentana (Rizzoli, Milano 2018) si ripercorrono
l’infanzia, il legame con papà Alberto, le persecuzioni razziali, il lager, la vita libera,
l’identità ebraica, la depressione e gli affetti della senatrice a vita Liliana Segre.
L’evento verrà trasmesso online sui canali del Centro Studi Piero Gobetti alle ore 18.
Un percorso inedito da segnalare mette al centro lo sport ai tempi dei lager a cura
di Istoreto e dell’Unione culturale “Franco Antonicelli”. Con l’appuntamento “Dai
campi di calcio ad Auschwitz” si parte dal libro di Gianni Cerutti: “L’allenatore ad
Auschwitz” (Interlinea, 2020) alla scoperta della vicenda umana di Árpád Weisz, uno
dei più grandi allenatori degli anni Trenta, che per primo introdusse gli schemi nel
calcio italiano. Poi l’espulsione dall’Italia, in seguito alle leggi razziali, e la tragica fine
nel lager di Auschwitz (26 gennaio alle ore 18).
Tra le iniziative pensate per le scuole: film, cortometraggi e documentari con “La
cineteca della Resistenza” a cura dell’Archivio Nazionale Cinematografico della
Resistenza (25/26/27 gennaio ore 10. Prenotazione a ancr.didattica@gmail.com) e
ancora il Laboratorio sulle Pietre d’inciampo a cura del Museo Diffuso della
Resistenza (26/27/28 gennaio, ore 9. Prenotazioni a
didattica@museodiffusotorino.it). I ragazzi saranno anche protagonisti di “Adotta un
negazionista”, diretta radiofonica su Tradi Radio organizzata dalla Rete Italiana di
Cultura Popolare alla ricerca del significato della parola negazionista ieri e oggi (27
gennaio, ore 18).

Le celebrazioni e iniziative si concentreranno nella giornata del 27 gennaio. Non
poteva mancare la tradizionale Posa delle Pietre d’Inciampo a cura del Museo
Diffuso della Resistenza, a partire dalle ore 9.30. Quest’anno, per la prima volta dal
2015, non sarà presente l’artista tedesco Gunter Demnig ma le Pietre verranno
posate nella città di Torino, proprio nel Giorno della Memoria, grazie alla
collaborazione della squadra tecnica del Comune. Nella stessa giornata verrà
pubblicato un video riassuntivo delle pose sui canali del Museo e del Polo del ‘900.
La giornata continua con tanti appuntamenti tra cui il podcast “Il
#poloèsempreonline per il Giorno della Memoria”: più voci per ripercorrere le
vicende della persecuzione degli ebrei italiani, dalle leggi razziali al 1945 attraverso
letture, testimonianze, musiche ed interventi autoriali a partire dal materiale
d’archivio del Polo e dei suoi enti.

Le celebrazioni 2021 si concluderanno il 7 febbraio 2021 con la lettura scenica
Mikołajska 26 sulla figura di Zuzanna Ginczanka, poetessa polacca, ebrea
originaria di Kiev. A cura dell’Istoreto e del Consolato Onorario della Repubblica di
Polonia in Torino.

Il programma completo per il Giorno della Memoria è disponibile sul sito
polodel900.it. Tutte le iniziative sono rese possibili grazie al sostegno del Comitato
Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale e il patrocinio della Comunità
Ebraica di Torino.

Seduta aperta sul nucleare, Allasia: “Primo Consiglio in Italia”

“Siamo il primo Consiglio regionale d’Italia ad affrontare con una seduta aperta la questione del Deposito unico per i rifiuti radioattivi.

Credo fosse necessario per cominciare a fare chiarezza, dopo la pubblicazione dell’elenco dei siti potenzialmente idonei, all’interno del quale ci sono diverse località piemontesi. È necessario il dialogo e un confronto aperto con i territori interessati, Sogin e il Governo nazionale, dialogo che il Consiglio ha cominciato a garantire. L’Italia ha una procedura aperta da dieci anni, perché per il momento le scorie sono stoccate in diversi siti provvisori, molti dei quali già in Piemonte: una soluzione condivisa va senza dubbio trovata.”

 Stefano Allasia, Presidente del Consiglio regionale