L'INTERVISTA

Tommaso Varaldo: AIEF, un progetto sociale al servizio della comunità

L’INTERVISTA

“Questo luogo è tornato a brillare attraverso l’arte e la solidarietà, il nostro proposito è un sogno concreto.”

Nel Castello di Lucento, antica ex dimora sabauda risalente al 1300, in una Torino periferica ma ricca di storia e rilevanza sociale, ha sede l’AIEF, la fondazione impegnata a sostegno di persone fragili e nella creazione di spazi di comunità. Guidata dal fondatore e presidente Tommaso Varaldo, l’AIEF promuove inclusione, cultura e sostegno sociale attraverso progetti educativi e attività rivolte alle persone fragili: giovani, anziani e persone con disabilità. Si impegna nella valorizzazione del Castello come luogo di incontro, crescita e partecipazione per la comunità. La visita del Castello, ristrutturato e organizzato per poter svolgere le attività, così come avviene nella sede del Centro AIEF Mirafiori, è un interessante percorso all’interno di una realtà che si occupa degli altri, di coloro che necessitano di un punto di riferimento. All’interno dei locali troviamo anche la caffetteria sociale Mangianuvole, aperta al pubblico, che contribuisce all’inserimento lavorativo di giovani adulti con disabilità e al commercio no profit e che, inoltre, si trasforma in uno spazio di intrattenimento per eventi privati e aziendali.

Presidente, qual è la genesi di questo importante progetto?

ll Castello è stato inutilizzato per molti anni. A fine 2022 abbiamo cominciato un lavoro di ristrutturazione e fatto un’indagine di quartiere per capire quali fossero le esigenze della zona, da lì è partito il progetto. Lo spazio aggregativo, così come un centro diurno socio-riabilitativo, erano alcune delle necessità espresse dai residenti. Quest’ultimo attualmente occupa il primo piano dell’edificio ed è convenzionato con la neuropsichiatria infantile dell’ASL di Torino. E’ un centro specializzato in ritiro sociale, autolesionismo e neurodivergenze, in particolare ADHD, che accoglie fino a 20 ragazzi al giorno, dal mattino in poi, che hanno la possibilità di seguire attività educative riabilitative di vario tipo, dalla pittura all’orto didattico alle attività con le nostre mini pony. La fondazione si sostiene grazie alle attività commerciali presenti, come la caffetteria, alle donazioni e al 5 per mille; esiste inoltre un club di sostenitori che ci aiuta costantemente.

Sono in mostra dei quadri di Eugenio Bolley?

Sì, al Castello c’è il museo Bolley che espone le opere di questo straordinario artista. I quadri sono legati ai principi dei diritti dei bambini; sono molto colorati e particolarmente adatti ad un ambiente come questo dove deve regnare l’allegria. All’interno dell’edificio sono presenti anche altre esposizioni artistiche, come la linea del tempo realizzata da Carlo Gloria. Questo approccio multicromatico corrisponde al concetto di gradevolezza ed espressione creativa.

Il giardino è molto curato.

Sì, ci teniamo molto. Questa area verde ospita anche il dehors della caffetteria, da cui si può ammirare la facciata storica medievale originaria del Castello, oltre all’orto didattico e alla fattoria che ospita due mini pony. Il tutto è curato dai ragazzi con gli educatori e i tutor. Sono progetti dedicati all’avvicinamento alla natura e agli animali e, soprattutto, all’apprendimento della cura. La responsabilizzazione è importante per la crescita sotto ogni aspetto. Gli spazi del piano terra sono aperti al pubblico e non è necessario essere soci: si può accedere tranquillamente per prendere un caffè o per il pranzo.

La prima sede della fondazione AIEF è stata quella di Mirafiori?

Esatto, in via Farinelli 36/9, di fronte all’ASL. In quello spazio ci occupiamo maggiormente degli anziani. Abbiamo creato un luogo di socializzazione e organizziamo attività che favoriscono le relazioni tra i grandi adulti, rappresentando anche uno stimolo all’attività. Inoltre, il nostro Centro Aggregativo è oggi un punto di riferimento per coloro che manifestano i primi segni di decadimento cognitivo, pur essendo ancora autonomi. In questa sede portiamo avanti anche il progetto della cartoleria sospesa: il nostro Emporio della Cartoleria distribuisce materiale scolastico gratuito a oltre 500 bambini ogni anno.

Maria La Barbera

Simona Riccio, LinkedIn Top Voice e ideatrice del progetto radiofonico “Parla con me”

L’INTERVISTA 

Buongiorno Simona Riccio, abbiamo visto che quest’anno, alla trasmissione radiofonica “Parla con me”, vi state occupando intensamente della tematica riguardante lo spreco alimentare…

Si, quest’anno siamo molto focalizzati su questo tema, in virtù anche del decennale della Legge 166 sullo Spreco alimentare. Il palinsesto è, però, cambiato rispetto allo scorso anno;  il programma non va in onda live, ma attraverso dei talk di 20 minuti ciascuno, pubblicati su tutti i canali social e YouTube, che registriamo, in modo da ottenere un prodotto più breve, snello e fruibile. Come sempre i temi trattati riguardano l’agricoltura, le filiere produttive, la sostenibilità, l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione e, da quest’anno, abbiamo inserito una nuova tematica, il turismo navale. Ci siamo resi conto, da qualche tempo, dell’importanza di questa tipologia di turismo in rapporto al territorio italiano, ma anche dell’esiguità delle balneari che si propongono come prodotti Made in Italy alle navi, aspetto messo in evidenza anche dall’organizzazione del Salone Nautico. Inoltre trattiamo i temi dell’enogastronomia e dello sport, inteso come vetrina del prodotto alimentare utilizzato negli eventi di grande risonanza e anche in quelli minori. Per ultimo, ma non meno importante, promuoviamo il discorso dei nostri amici a quattro zampe, riguardo ai quali, sempre di più, viene seguita la tendenza di nutrirli in modo sano, che è anche la strada che stiamo cercando di intraprendere, come società, con sempre maggiore consapevolezza.

Il programma “Parla con me” quando ha ripreso ad andare in onda?

La trasmissione ha ricominciato ad andare in onda il 6 maggio scorso con una puntata ogni due settimane. Quest’anno non vi sarà la pausa estiva poiché la dinamica delle puntate, come dicevo prima, non prevede una diretta, ma una registrazione già avvenuta, aspetto che ci permette di dare maggiore continuità all’intera programmazione. Quest’anno proporremo anche momenti dedicati ai libri.

Libri incentrati in particolare sulle tematiche che approfondite?

Non solo. Saranno momenti legati più che altro all’importanza della parola e della comunicazione, simboleggiata in questo caso dalla lettura.

Sappiamo che sei stata in viaggio all’estero di recente…

Si, sono stata in Germania, dove ho avuto l’occasione di visitare la Bayernland, azienda bavarese leader nel settore lattiero-caseario che, già dallo scorso anno, ha deciso di collaborare con me, in quanto content creator, per raccontare la filiera agroalimentare dalla stalla allo scaffale. Durante la visita in Germania, diretti a Bayernland, siamo partiti dalla stalla della famiglia Schmid/Zoglauer, nei pressi di Hohenwarth, in Baviera, dove abbiamo potuto vedere da vicino il lavoro di Katrin, constatare e ammirare la cura degli animali, l’attenzione all’alimentazione, ai vitellini e al benessere animale.

Il giorno successivo siamo entrati nello stabilimento Bayernland a Regensburg, accompagnati da Fabian, per osservare il passaggio dalla materia prima alla trasformazione. Abbiamo potuto conoscere processi, temperature, controlli, formati e competenze che stanno dietro a prodotti quotidiani come burro, panna e formaggi.

L’obiettivo del progetto non è solo quello di raccontare il prodotto finito, ma tutto ciò che lo rende possibile, dalle persone agli animali, dal territorio alla qualità, affidabilità e filiera. Un racconto visto con i miei occhi e pensato per far capire ai consumatori e buyer cosa davvero sia presente dietro un prodotto Bayernland, prima che approdi allo scaffale.

Questo è molto importante perché non sempre, da consumatori, siamo consapevoli di ciò che acquistiamo: spesso si tratta di prodotti che conosciamo o che costano meno, e in Bayernland si porta avanti un percorso che si basa sul benessere animale in primis. Proprio per questo motivo è nata la mia collaborazione con loro: l’azienda stava cercando una professionista che si occupasse in modo specifico della filiera sapendone raccontare i contenuti e rappresentare la Bayernland.

Ritornerai a breve in Germania ?

Per il momento no, ma il progetto con Bayernland proseguirà attraverso nuove attività di comunicazione e racconto della filiera.

Ci sono altre novità in cantiere?

Si, ce n’è una in particolare, un progetto che porterò avanti, una branca di “Parla con me”, che riguarda una collaborazione con la Regione Piemonte. Si tratta di una challenge dal titolo “Piemonte: il gusto della consapevolezza”, in cui insieme a quattro scuole di Torino, Rivoli e Cuneo, misureremo lo spreco alimentare in un determinato momento, cercando di sensibilizzare tutte le parti in causa, tra ragazzi e docenti, su questo tema e come migliorarlo. In seguito torneremo a valutare i miglioramenti, e la scuola che avrà generato meno spreco sarà nominata vincitrice della challenge. Infine, con tutte le scuole partecipanti, rappresentate da alcuni loro studenti, ci recheremo presso la Regione Piemonte per una riunione/cerimonia di premiazione alla presenza dell’On. Maria Chiara Gadda, che è anche testimonial di “Parla con me”. I ragazzi e le ragazze saranno premiati con la possibilità di accedere all’ultimo piano del Grattacielo della Regione Piemonte. Penso sia molto importante cominciare a sensibilizzare sullo spreco alimentare fin dalla giovane età, affinché il cambiamento, la consapevolezza e i miglioramenti possano avvenire in modo costante e solido.

Mara Martellotta

Giuseppe “Pino” Trani, tifoso juventino d'Istria

Il calcio italiano, si sa, vanta ammiratori in ogni parte del globo, nonostante il livello competitivo delle nostre compagini non sia più quello dei “meravigliosi Anni Novanta”. Tra i vari tifosi italiani d’oltreconfine abbiamo sentito il giornalista istriano (di Rovigno) Giuseppe “Pino” Trani. In forza a “TeleCapodistria” dal 1974 fino alla pensione (2015), Trani è uno dei più famosi istriani italiani autoctoni, nonché sostenitore della Juventus.
Pino, da quanto sei tifoso juventino?
«Da decenni! Cominciai a tifare per i bianco-neri all’età di tredici anni, quindi sono più di cinquant’anni! Quella Juventus (stiamo parlando dei primi Anni Sessanta) era la squadra di Giampiero Boniperti, Omar Sivori e John Charles».
Da cos’è nata la tua passione juventina?
«Semplice, dal bel gioco espresso da quella squadra: quella era una compagine che giocava davvero bene. E, appunto perché sono amante del bel gioco, sono il primo a condannare la violenza: le squadre sono rivali, non nemiche. Idem per quanto riguarda i tifosi».
La tua passione è, poi, diventata una professione, dato che hai lavorato per “TV Capodistria” (nota in Italia come “TeleCapodistria”)…
«Certamente. Anche se, ad onor del vero, arrivai all’emittente istriana nel 1974 (quindi pochi anni dopo la sua fondazione, risalente al 1971), quando ancora non era prettamente sportiva. Certamente, già allora ci occupavamo anche di sport (oltre che di notizie relative all’Italia e alla minoranza italiana autoctona dell’Istria e di Fiume), ma la svolta si ebbe nel 1988, quando la rete divenne monotematica (sportiva). Fu una bella esperienza, con tanti validi professionisti, delle più disparate fedi calcistiche: non solo juventini, ma anche milanisti, interisti, torinisti, napoletani e via discorrendo».
Come vedi la Juventus? Non tanto in campionato, ma soprattutto in Europa.
«In campionato ha un margine incolmabile, quindi l’ottavo scudetto di fila è ormai solamente una questione di tempo. L’obiettivo principale è la Champions League: la squadra è forte, ma per scaramanzia non dico nulla, anche perché le avversarie sono tante ed ostiche. Comunque, credo ci siano buone possibilità per conquistare quella Coppa che ci sfugge dal 1995-’96».
L’attesa comincia a diventare lunga: sono, ormai, passati ben 23 anni dall’ultimo successo della “Vecchia Signora” in quella Coppa che, a quei tempi, ancora ammetteva solamente le squadre vincitrici dei rispettivi campionati.
«Parecchio tempo, davvero. Speriamo sia la volta buona: la bella rimonta sull’Atletico Madrid fa ben sperare. Certo, le due squadre di Manchester sono ostiche, l’Ajax ha addirittura eliminato il Real Madrid detentore del trofeo, ma la Juventus può arrivare fino in fondo».

Giuseppe Livraghi

 

TAV, Tronzano (FI): “No alla demagogia. La Torino-Lione sarà opportunità di crescita per il Piemonte”

Sulla questione Torino-Lione abbiamo intervistato il vicecapogruppo di Forza Italia a Palazzo Lascaris, Andrea Tronzano. 
Gli Industriali torinesi hanno chiamato a raccolta tutte le forze pro-Tav. Che ne pensa?
Il Piemonte non può rischiare di essere tagliato fuori dall’Europa e il collegamento Tav  è una delle risposte per contrastare l’isolamento e il declino. Bene hanno fatto gli industriali  e con loro tutte le realtà produttive, sociali e politiche che da tempo sostengono la realizzazione dell’opera a schierarsi senza se e senza ma. Se vogliamo uscire dalla crisi dobbiamo creare le condizioni di crescita dell’economia e del lavoro, e la tav è’ una priorità per evitare l’impoverimento del Piemonte. Non è’ tempo di decrescite più o meno felici, bisogna puntare allo sviluppo.
Perché i pentastellati, oggi anche forti del loro ruolo al governo, si ostinano nel voler bloccare l’opera?
Mi sembra che la battaglia assurda e pericolosa di Di Maio e  Toninelli  sia demagogia allo stato puro. Se per dare un contentino al mondo grillino pensano di danneggiare Torino e il Piemonte, allora le loro azioni sono da irresponsabili. Ora che sono al governo devono occuparsi del bene di tutti, non solo dei loro sostenitori. Non pensano allo spreco delle risorse fino ad oggi impiegate, alle possibili sanzioni e al blocco di altri progetti futuri che potrebbe giungere dall’Unione europea? Al danno di non vedere compiuta un’opera necessaria, si aggiungerebbe una costosa beffa. Alla fine credo che la spinta che verrà dalla maggioranza della società piemontese li farà ravvedere.
E’ favorevole al referendum sulla Torino-Lione?
Non sarebbe necessario perché l’opera è già stata decisa e avviata, con  tutte le valutazioni, ricerche e autorizzazioni del caso.  Quel che è certo è che – referendum o meno – noi di Forza Italia non molleremo, in tutte le sedi, a sostegno di un’infrastruttura in cui crediamo fermamente.

Carretta: “Un Pd che torni a capire le periferie”

Finita l’intervista mi porge il documento base per la sua elezione e sornionamente mi chiede di leggerlo. “Sai ho lavorato e discusso molto con i miei collaboratori”. Mimmo Caretta probabilmente sarà eletto segretario del Pd torinese. 42 anni, è nato a Canosa di Puglia, laureato a Bologna con specializzazione a Genova. Laurea in lettere e a 16 anni iscritto e segretario di Sinistra Giovanile. Ed aggiunge: “arrivo da una famiglia democristiana”. Nell’ immagine di whatsapp un giocatore del Perugia alza il pugno chiuso salutando il pubblico. Sicuramente inusuale, sia nel mondo del calcio, sia per un politico. 
Mimmo, come mai questa candidatura?
È nata quasi come provocazione. Poi, diventando unitaria, andando oltre ha acquisito un forte valore politico.
Cioè?
Questo Pd ha avuto e forse avrà troppe divisioni interne che gli fanno male. Più che gli avversari politici.
Ma questo partito esiste?
Assolutamente. Magari acciaccato…ha preso molti colpi. Ma vivo e vegeto.
Primo segretario del Pd di origine meridionale?
No. Forse il primo eletto da un congresso. 
Ma cos’è per te un partito? 
Comunità e condivisione di popolo.
Truppe a disposizione?
10 mila sparsi su tutto il territorio provinciale.
Sufficienti? Veritieri?
Non c è mai limite al meglio…e noi lavoriamo per il meglio. E poi sono le nostre “divisioni” la  maggiore garanzia per un tesseramento trasparente. Io cerco di impegnarmi nel visitare tutti i 90 circoli territoriali. 
Maggiore delusione?
Purtroppo alcune legate alle sconfitte elettorali. In particolare la non rielezione di Fassino
Non ve la aspettavate?
Forse sì, ma si spera sempre, anche in questa occasione. A casa nostra hanno detto : le periferie non ci hanno capito. Io più prosaicamente sostengo che non abbiamo capito le periferie. Conclusione, non ha vinto l’Appendino abbiamo perso noi.
Dei pentastellati locali che ne pensi?
Lasciamo stare…Anzi no, ti dico con un esempio. Alle 8 30 la Sindaca ha convocato una conferenza stampa su bilancio e tagli. 
Ora insolita, aveva paura?
Sicuramente non sopporta domande che la mettono in difficoltà. Montanari gioca nel fare il gruppettaro. Gli altri ” so’ ragazzi”.
Maggiore soddisfazione?
 In politica, farla con amici e perché no con  “paesani”. Anche per questo Torino è proprio un mio nuovo “paese”, anche per questo mi sono candidato a segretario del Pd.
Patrizio Tosetto

Gli arazzi di Silvia Beccaria

beccaria

becariaE’ famosa per gli abiti scultura e le gorgiere rivisitate in chiave contemporanea, trasformate in collane; ora espone un’altra manifestazione del suo talento e della sua creatività

 

Arazzi come quadri, con la luminescenza del mare o la doratura del grano. La Penelope di Ulisse non arrivò a tanto; invece, dopo anni di ricerca, è la meraviglia di cui è capace  Silvia Beccaria.  E allora, save the date. Il 29 gennaio (alle 18,30) tutti all’inaugurazione di «Senza perdere il filo» (fino al 18 febbraio); sua prima personale a Torino, a “Internocortile”, lo spazio dedicato da Silvia Tardy alle tendenze artistiche più nuove e stimolanti. 

 

Silvia Beccaria è famosa per gli abiti scultura e le gorgiere rivisitate in chiave contemporanea, trasformate in collane; ora espone un’altra manifestazione del suo talento e della sua creatività. 15 arazzi -pezzi unici- che la Penelope contemporanea concepisce come quadri, collocandosi così tra le più interessanti esponenti della Fiber Art; espressione artistica legata all’intreccio, nata nell’ambito dell’Espressionismo Astratto.

 

Lei, il telaio e la natura: ecco la triade magica da cui nascono i lavori in mostra. Quadri tessili di varie dimensioni (dai più grandi di 150cm x 60, ai più piccoli di 40 x40) ispirati al mondo marino fluorescente, alle alghe e agli organismi unicellulari degli abissi; oppure alla terra.  Ed è con un entusiasmo, a dir poco contagioso, che Silvia Beccaria racconta la sua arte. «La finalità non è un prodotto, ma l’espressione artistica. Da 20 anni faccio questo mestiere,  dipingo col filo, cercando di rappresentare le mie emozioni».

 

-Le tue opere cosa aggiungono all’antica arte del telaio?

«La mia ricerca è sperimentazione. I miei lavori nascono dal telaio a mano, ma con una tecnica completamente mia, sperimentale, con cui vado oltre la regola».

 

-I materiali con cui lavori?

«Sono tutti duttili: gomma, plastica, legno, metalli, carta. Tutto può diventare un filo se quel  determinato materiale mi permette di rappresentare al meglio quello che ho in testa».

 

-Ma come ci riesci?

«E’ proprio questa la sperimentazione. Cerco continui  escamotage per rendere la trama più  morbida possibile, studio come poter trasformare quel materiale e riuscire a lavorarlo al telaio. E’  quella la mia tavolozza, con il filo al posto del pennello».

 

-La sensazione quando finisci  un arazzo?

«E’come un parto, con un lungo percorso per arrivarci e la soddisfazione quando sono riuscita a rappresentare proprio quello che volevo».

 

-Ti capita, come a Penelope, di fare e poi disfare?

«Certo, anche perché il mio bozzetto non è su carta, ma su quel tipo di tavolozza. Non si può  semplicemente cancellare; ma fare, disfare e rifare».

 

-Qual è l’importanza della Fiber Art?

«In realtà l’arte tessile è ancora considerata un po’ minore, tutt’ora associata alla tessitura della bottega artigianale che produce maglieria e simili. Invece ha una grossa potenzialità. E’ un mezzo  espressivo che, anziché usare tela e pennello, impiega fili e telaio. E’un disegno che si crea filo dopo filo».

 

 Laura Goria

 

«Senza perdere il filo» di Silvia Beccaria

A “Internocortile” Via Villa Glori 6 (zona Piazza Zara) Torino

Inaugurazione 29 gennaio ore 18,30

Orari: 11-13 e 15,30-19 da martedì a sabato.

Sport 2015, Enzo Ghigo: "Passione su due ruote per Torino Capitale"

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Abbiamo incontrato Enzo Ghigo, già Presidente della Regione Piemonte dal 1995 al 2005. Da sempre appassionato di ciclismo, è oggi Vicepresidente della Lega del Ciclismo Professionistico. Curerà le iniziative “a due ruote” di Torino Capitale Europea dello Sport

 

Presidente, ci racconta com’ è nata la sua passione per il ciclismo ? 

Questa grande passione e’ nata da ragazzo, ai tempi del ciclismo eroico, quando si rimaneva col fiato sospeso durante le indimenticabili ed emozionanti sfide tra Coppi e Bartali. Erano raccontate attraverso le telecronache televisive di Sergio Zavoli, colui che ha contribuito ad appassionare milioni di italiani inventando il ciclismo televisivo ed evolvendo il modo di comunicare lo sport. Lo ritrovai come collega in Senato e ancora dopo molti anni, i suoi racconti sulle competizioni storiche rimangono avvincenti ed entusiasmanti . Anche lo scrittore e giornalista del Corriere Dino Buzzati si è’ rivelato determinante nel catturare l’attenzione di molti sul Giro d’Italia , commentando le sfide con epicita’ , tanto da racchiudere i suoi racconti in un libro e probabilmente questa dote oggi è’ stata ereditata da Gianni Mura di Repubblica .Oggi, complici la rete e la globalizzazione, bisogna cercare di guidare la trasformazione del ciclismo in chiave moderna, con il supporto di droni e di tutte le nuove tecnologie che consentono di seguire le corse in streaming e pubblicare sul web i dati in tempo reale, affinche’ gli appassionati riescano a seguire la lunga telecronaca anche in tempi concentrati.  

 

Per Lei l’adrenalina per una gara e’ paragonabile a quella di una campagna elettorale?

Vorrei riportare il bagaglio di esperienze, rapporti umani e conoscenze maturati in politica nell’ambito di questo sport, anche in veste di Vicepresidente di Lega del Professionismo Ciclistico, una costola della Federazione Ciclistica Italiana. Del resto, l’adrenalina per una gara è senz’altro paragonabile a quella per una sfida politica, ma la differenza sta nel risultato: in una gara ciclistica ce ne si può fare una ragione se si arriva secondi, in politica no, bisogna vincere per forza.

 

In qualità di Vicepresidente della Lega del Ciclismo Professionistico ci anticipa quali eventi organizzerà nel 2015 anche in previsione dei Campionati  Italiani Professionisti che si svolgeranno proprio tra la capitale dell’Expo e la Capitale Europea dello Sport, con tutti gli arrivi previsti proprio a Torino? 

Quest’anno vede proprio una concatenazione di Torino, in veste di Capitale Europea dello Sport , con Milano, capitale dell’Expo, in quanto l’ultima tappa del Giro d’Italia parte da Torino verso Milano , mentre per i Campionati Italiani Ciclismo Professionistico sono previsti gli arrivi di tutte le categorie al Colle di Superga. È senz’altro un evento eccezionale al quale ho dato il mio contributo organizzativo, con l’entusiasmo di ciclista e di piemontese.

 

Oltre al calcio, i giovani amano anche il ciclismo? Darebbe un consiglio a chi desidera avvicinarsi  a questo sport?

Purtroppo molto spesso il ciclismo viene associato al tema del doping e nell’immaginario collettivo si pensa che i risultati siano falsati. Persino un’indagine dell’università di Tor Vergata ha dimostrato quanto questo luogo comune sia diffuso tra le persone che usano la bici come strumento di mobilità e quanti di essi non seguano poi il ciclismo professionistico. Non tutti appunto sanno che oggi esiste il passaporto biologico cioè un documento in cui si attesta lo stato di salute del ciclista il quale deve attenersi a rigidi controlli quotidianamente e riportare i risultati con estrema trasparenza . Il ciclismo è ‘ uno sport tra i più puliti e  giovani vanno stimolati con prodotti che rispondano ai loro desideri di fruizione come dirette in streaming, racconti di grandi rider , inserimento di attività amatoriali e promozione di tutte le diverse specialita’ , come la Mountain Bike e il Downhill, aspetto che coltivo all’interno della Lega. Il mio consiglio è che i giovani facciano dello sport a prescindere,in base alle proprie attitudini . Gli sport aerobici come il podismo, lo sci di fondo e il ciclismo richiedono un grande dispendio energetico e spesso  trovano più spazio tra gli over 30 ; bisogna saper valutare  le varie discipline della categoria o dedicarsi semplicemente  ad un sano turismo ciclistico,  un settore trainante del turismo . La professione del ciclista richiede grandi sacrifici che vengono ripagati però da molte soddisfazioni. Lo sport e’ fatto di risultati e performance ed è’ basato su dati di fatto. Bisogna praticarlo prima di tutto per obbiettivi salutistici . 

 

Dopo dieci anni da Presidente della Regione e più legislature in Parlamento, ha deciso di lasciare la  politica per il ciclismo, o regalerà ai suoi elettori una speranza di riaverla in campo?

La politica resta comunque dentro e non se ne può fare mai completamente a meno, ma bisogna non commettere l’errore di credere di essere rimpianti, ed essere consapevoli che ci si può trovare in posizioni agli antipodi improvvisamente , una carica e’ pro tempore. Allo stato attuale delle cose, non essendoci il presupposto di un area di centro destra unita e moderata non vedo una precisa collocazione in cui ritrovarmi per un impegno in prima persona. Se la situazione dovesse cambiare e il centro destra dovesse riaggregarsi  – e se il mio contributo dovesse rivelarsi utile – allora sì. La passione per la bicicletta ? Quella rimarra’ sempre.

Clelia Ventimiglia

Regione, Giampiero Leo: “Direttori giusti al posto giusto”

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REGIONE PALAZZO“Chiamparino ha fatto due volte bene, sia per il metodo seguito, che non è certo né quello partigiano né quello della lottizzazione, ma anche perché, soprattutto in un periodo delicato e complesso e quasi drammatico come l’attuale per l’ente Regione, mettere le persone giuste al posto giusto non è solo importante ma addirittura vitale”

 

La Regione Piemonte ha recentemente nominato i nuovi 8 mega-direttori regionali, accorpando diverse funzioni. Chiediamo a Giampiero Leo, che ha passato 24 anni in Regione, ricoprendo un po’ tutti i ruoli (Consigliere, Presidente di Commissione, Assessore…), e che quindi conosce molto bene la “macchina”, cosa pensa del metodo e delle persone scelte.

In effetti, in ragione di una esperienza certo non breve, sono felice di poter dire che merita un grande apprezzamento tanto il metodo quanto la tipologia di persone prescelte. Il metodo innanzitutto, perché ha tenuto conto delle ricchezze e delle competenze interne all’Ente, e le ha selezionate sulla base del merito. Infatti, passando alle persone fisiche prescelte, si può dire  – senza tema di smentita –  che si tratta di dirigenti che hanno conquistato il credito di cui oggi godono con un lavoro lungo, duro, costante, difficile e importante, mettendoci tutto l’impegno possibile. Ho avuto la fortuna di interagire con diversi di loro, e oltre al fatto che trovo molto bello che ci siano due giovani donne fra i direttori, bisogna dire che entrambe sono lì proprio in ragione del credito meritatamente acquistato nella loro “carriera”. Anche altri due dirigenti conosco molto bene, Gaudenzio De Paoli, che è stato uno dei migliori e più diligenti dirigenti che io abbia avuto nei tanti anni di mio assessorato, e il dottor  Giovanni Lepri, che da sempre, con i precedenti direttori, e vieppiù negli ultimi anni, insieme al dottor Frascisco, ha fatto veri e propri “salti mortali” per garantire il funzionamento della macchina Regione.

 

Nel lungo periodo passato in Regione, in cui si è sempre occupato di Cultura, ben 11 anni li ha trascorsi addirittura come Assessore; cosa pensa della nomina del direttore della cultura, la dottoressa Paola Casagrande?

Penso che, grazie a Dio, abbia veramente proprio tutti i requisiti per svolgere un lavoro che è davvero delicato e complesso, anche se non molti se ne rendono conto. Il comparto di cui andrà a occuparsi è un comparto tanto vitale e fondamentale, quanto in continua evoluzione e delicatissimo. La dottoressa Casagrande assomma in sé esperienza, competenza, pazienza, grande capacità di collaborazione sia verticale che orizzontale, e quella visione “strategica complessiva” che le dà la capacità di tener conto di tutti i pezzi del puzzle complicatissimo che compongono questo settore.

 

Quindi, anche se lei non appartiene all’area politica della maggioranza che governa la Regione, pensa di poter dire che Chiamparino abbia fatto bene?

Direi proprio di sì, anzi, ripeto, ha fatto due volte bene, sia per il metodo seguito, che non è certo né quello partigiano né quello della lottizzazione, ma anche perché, soprattutto in un periodo delicato e complesso e quasi drammatico come l’attuale per l’ente Regione, mettere le persone giuste al posto giusto non è solo importante ma addirittura vitale.

 

 

Claudia Caci

Maria Occhiogrosso: “Un ritorno al teatro più genuino”

OCCHIOGROSSODall’8 al 12 Ottobre al Teatro Alfieri di Torino debutterà la nuova commedia dal titolo “Franco Cerutti sarto per brutti” con Franco Neri, Margherita Fumero ed Enrico Beruschi per la regia di Cristian Messina e proseguirà  in tournee’ su diversi palcoscenici italiani

 

Abbiamo intervistato uno dei personaggi  che nella commedia interpreta il ruolo di Asola. Lei e’ Maria Occhiogrosso, classe ’73 e Torinese doc. Ci ha raccontato le esperienze più caratterizzanti per la sua carriera e come Torino offra oggi grandi opportunità agli artisti  che decidono di continuare a vivere nella loro città anziché spostarsi alla ricerca di più famosi scenari .

 

Maria qual e’ stato l’evento più significativo per la tua carriera?

In realtà sono due le esperienze di maggior rilevanza. La più importante, quella che più mi ha segnata, è stata l’incontro con Margherita Fumero, sia artisticamente che personalmente. Ha portato nella mia vita il significato del sorriso , quello ingenuo di bambina, quello vero , senza timore di dover nasconderlo, fatto di semplicità ed un pizzico di sana follia. Mi ha presa per mano e mi ha fatto salire sul palcoscenico…….ed è stata magia. Ricordo il primo giorno di lezione con lei, mi disse: “bene ora sali sul palco ed immagina di essere un gelato che si scioglie al sole e …..sciogliti!!!”….Sciogliermi ???? Davanti ad una classe di sconosciuti???? Le risposi:”….Non posso fare l’albero???? Immobile….zitta????”Ebbene, ora grazie a lei, credo di essermi sciolta abbastanza.La seconda è stata approdare al Teatro Alfieri di Torino, la scorsa stagione, e registrare il tutto esaurito per ben 8 repliche con lo spettacolo “Vedova Pautasso Antonio in cerca di matrimonio”. Recitare in teatro è straordinario, recitare in grandi teatri è meraviglioso, ma recitare al Teatro Alfieri di Torino, nella mia bellissima città, è un sogno che si avvera.

 

E com’è vivere ed essere un’ attrice di professione a Torino, grazie anche a quella grande realtà che e’ Film Commission?

Sono torinese di nascita, fiera di esserlo e di poter offrire ai torinesi il mio contributo artistico. A Torino ovunque si respira arte e rimango sconvolta quando scopro che alcuni teatri chiudono.Ma forse il teatro ha bisogno di cambiare per restare in vita, ciclicamente la storia lo impone, in tal caso penso che semplicemente i gusti del pubblico in generale siano cambiati.Ora la gente ha bisogno di tornare a ridere, con semplicità, come faceva un tempo con il grande Erminio Macario.Ha bisogno di dimenticare per poco meno di due ore i problemi di tutti i giorni e tocca a noi attori accompagnarli in questa amnesia.Non nego di essere affascinata all’idea di andare in tournée con lo spettacolo, come è già capitato e come capiterà di nuovo quest’anno, sarò al Teatro Ariston di Sanremo ad ottobre e al Teatro Nuovo di Milano a gennaio, ma poi torno sempre a Torino, la mia casa.Cinematograficamente Torino offre molte più opportunità. Film commission sta lavorando bene in questo senso. Ho molti amici/colleghi che grazie a nuove produzioni hanno lavorato in fiction e film di successo.Ma anche la pubblicità ultimamente strizza l’occhio alla nostra città. Tanti spot di marchi famosi sono stati girati per le vie di Torino.Al momento ho solo impegni teatrali che assorbono tutto il mio tempo…….ma aspetterò la mia opportunità in un film a braccia aperte…..e chi non lo farebbe???

 

Facendo un grosso in bocca al lupo a Maria Occhiogrosso per l’imminente debutto a teatro, le auguriamo di poterla applaudire al più presto anche sul grande schermo.

 

Clelia Ventimiglia 

Giampiero Leo: “La famiglia, una ricchezza”

leo famiglialeoLa Giornata per la Famiglia promossa dal Forum delle Associazioni Familiari, si terrà domenica in Piazza Carlo Alberto

 

 

Giampiero Leo (nella foto) è uno degli organizzatori della Giornata per la Famiglia promossa dal Forum delle Associazioni Familiari, che si terrà domenica 28 settembre 2014, dalle ore 10 alle 17, in Piazza Carlo Alberto, col titolo “La Famiglia Alleanza fra generazioni Ricchezza per la nostra città”. Lo abbiamo intervistato.

 

Per quale motivo organizzare una giornata per sensibilizzare la collettività sul tema della famiglia?

Perché noi crediamo che la famiglia sia veramente una delle cellule fondamentali della società e, se si deteriora questa cellula, non può che risentirne l’organismo sociale intero. Questa valenza della famiglia esiste da sempre ma, oggi, in una società parcellizzata, disarticolata e individualista come questa (non a caso i sociologi la definiscono società liquida, e parlano di coriandolizzazione della società), la sua funzione è fondamentale come non mai.

 

E quindi per aiutare la famiglia cosa ritenete si debba fare?

Si potrebbe e dovrebbe fare molto di più di quanto non si fa attualmente in Italia. Per esempio sarebbe importante concepire un fisco a misura di famiglia, e organizzare un po’ tutte le attività della comunità tenendo conto del fatto che gli individui vivono meglio e sono più utili alla società se aggregati e quindi solidali fra loro, il tutto ovviamente con una particolare attenzione ai figli. Quindi, sia a livello statale che a livello locale, sono moltissime le cose che una amministrazione può fare per favorire la creazione e la crescita di famiglie “sane”.

 

 Nelle amministrazioni locali è già stato fatto qualcosa?

Certamente sì, possiamo citare le politiche sociali, gli asili nido, le scuole dell’infanzia, ed altri vari tipi di servizi. Anche la Regione ha tenuto in conto sovente la famiglia, proprio come entità: per esempio, quando come Assessore e Amministratore mi ero battuto e avevo ottenuto che per molti provvedimenti regionali (come il buono scuola) si ragionasse utilizzando il quoziente famiglia. Però quello che c’è ancora da fare è moltissimo, e obiettivamente siamo molto indietro rispetto ai maggiori paesi europei.

 

Come mai questa “arretratezza” dell’Italia nel considerare e valorizzare il ruolo della famiglia?

Anche se ciò può sembrare paradossale in un paese che si dice cattolico (ma in realtà la presenza e la cultura cattolica sono ormai largamente minoritarie), quasi tutte le proposte a favore di politiche familiari – dagli Enti Locali, alle Regioni, al Parlamento Nazionale – hanno trovato forti ostacoli in una cultura che potremmo definire, pur con una certa approssimazione, “di sinistra laicista”. In Consiglio Regionale, per esempio, non si è finora riusciti ad approvare una legge complessiva e organica per la famiglia, perché in passato ampi settori della Sinistra su questo hanno posto sostanzialmente un veto.

 

E ora come contate di andare avanti?

Appunto questa e molte altre iniziative, anche più minute, di formazione e di sostegno, sono importantissime. Prosegue intanto il dialogo con le istituzioni ed è doveroso dire che sia il Sindaco, l’Onorevole Fassino, sia il Presidente della Regione, l’Onorevole Chiamparino, hanno dimostrato una apertura e una volontà di dialogo effettivamente seria, aperta e concreta. In ogni caso, anche se la difesa della famiglia è un interesse oggettivo e un bene per tutta la società, e non solo per il mondo cattolico, condivido e ammiro la “sveglia” che Papa Francesco ha dato ai cattolici italiani, col suo discorso del 31 luglio, nel quale ha stigmatizzato il fatto che moltissimi fedeli sono come quel sale evangelico che ha perso il sapore e quindi non sala più la terra. Quindi… A buon intenditor…

 

Claudia Caci