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La scommessa di Luiset: il Suino Nero Piemontese

Dall’allevamento ai salumi, con meno quantità, più ricerca e qualità

L’Agrisalumeria Luiset presenta i primi salumi ottenuti da Suino Nero Piemontese. Un progetto che unisce biodiversità, ricerca scientifica, benessere animale e tradizione artigianale piemontese. Dal 25 al 27 settembre sarà possibile degustarli in anteprima nel punto vendita di via Po 39 a Torino.

Torino,  settembre 2026 – Dopo oltre un anno di ricerca e sperimentazione, l‘Agrisalumeria Luiset di Ferrere (Asti) porta sul mercato la nuova linea di salumi ottenuti da Suino Nero Piemontese. Il progetto nasce dalla scelta di allevare una razza suina autoctona di nuova costituzione, riconosciuta ufficialmente nel 2020 e nata da un percorso di recupero e ricostruzione delle caratteristiche di antiche popolazioni suine locali piemontesi e lombarde oggi scomparse. Il Suino Nero Piemontese è caratterizzato da rusticità, adattabilità all’allevamento all’aperto e tempi di crescita più lunghi rispetto ai suini commerciali. Per Luiset significa accettare una produzione più lentanumericamente limitata e con costi maggiori, con l’obiettivo di ottenere prodotti capaci di esprimere identità territoriale e valore artigianale. Una scelta che va in controtendenza rispetto a un mercato sempre più orientato alla standardizzazione produttiva e alla riduzione dei costi.

«Le nostre produzioni nascono sempre dall’eccellenza della materia prima, ma con l’allevamento del Suino Nero Piemontese compiamo un ulteriore passo avanti per realizzare prodotti ancora più identitari. Abbiamo scelto questa razza perché ci permette di costruire un progetto distintivo per i prossimi anni, un progetto di filiera che parte dall’allevamento e arriva fino al prodotto finito» afferma Mauro Casetta, titolare dell’Agrisalumeria Luiset.

La decisione dell’azienda si inserisce all’interno di un più ampio percorso di conservazione e valorizzazione dell’agrobiodiversità zootecnica. Il Suino Nero Piemontese è infatti il risultato di un percorso iniziato nel 2010 per ricostruire e consolidare le caratteristiche di due popolazioni locali estinte nella seconda metà del Novecento: la Cavourese, diffusa in Piemonte, e la Garlasco, presente in Lombardia.

Il percorso di costituzione e consolidamento della razza è stato seguito dalle Università di Torino e Milano e ha permesso di selezionare e fissare caratteristiche morfologiche e funzionali stabili, fino al riconoscimento ufficiale e alla gestione della popolazione attraverso standard, registrazione e tracciabilità degli animali e un programma genetico riconosciuto.

L’investimento di Luiset coinvolge l’intera filiera aziendale, dall’acquisto dei maialini alla ricerca e sviluppo delle ricette, fino alla progettazione di un packaging dedicato che identificherà questa produzione di nicchia. Una scommessa imprenditoriale che guarda lontano e che conferma la volontà di Luiset di investire, oltreché sulla qualità della materia prima, sul recupero della biodiversità e sulla valorizzazione di produzioni distintive, capaci di raccontare il territorio piemontese attraverso prodotti di eccellenza.

Una scommessa imprenditoriale di lungo periodo che conferma la volontà dell’azienda di investire sulla qualità della materia prima, sulla biodiversità e sulla valorizzazione di produzioni distintive capaci di raccontare il territorio piemontese attraverso i salumi.

La nuova linea comprende salame crudo, guanciale, lardo, lonzardo, pancetta e altre specialità stagionate, sviluppate valorizzando ingredienti legati alla tradizione regionale, come vermouth bianco, erbe aromatiche e spezie.

Tra i prodotti destinati a caratterizzare maggiormente il progetto ci sarà anche il futuro Prosciutto Crudo di Suino Nero Piemontese. Per assaggiarlo occorrerà però attendere: la stagionatura prevista è di circa tre anni, il tempo necessario affinché la materia prima possa esprimere pienamente le proprie caratteristiche organolettiche.

Dal 25 al 27 settembre, negli stessi giorni di Terra Madre Salone del Gusto, il pubblico potrà degustare in anteprima le nuove specialità di Suino Nero Piemontese al punto vendita Luiset di via Po 39 a Torino.

Agrisalumeria Luiset

Fondata nel 1990, Agrisalumeria Luiset è una realtà agricola e artigianale piemontese con sede a Ferrere (Asti), specializzata nell’allevamento e nella trasformazione delle carni suine. L’azienda controlla l’intera filiera produttiva e affianca allo stabilimento produttivo i punti vendita di Torino e Alba.

Oggi l’azienda conta 27 collaboratori, gestisce complessivamente circa 700 capi all’anno e alleva attualmente 250 suini di cui 20 Neri Piemontesi

L’allevamento all’aperto Luiset aderisce al sistema SQNBA – Sistema di Qualità Nazionale per il Benessere Animale.

Nel 2027 è previsto l’ampliamento del laboratorio produttivo.

Suino Nero Piemontese

Il Suino Nero Piemontese è una razza suina autoctona di nuova costituzione, riconosciuta ufficialmente nel 2020. Deriva da un percorso iniziato nel 2010 di ricostruzione e consolidamento delle caratteristiche di due popolazioni locali scomparse negli anni Cinquanta del Novecento, la Cavourese e la Garlasco.

Si distingue per rusticità, adattabilità all’allevamento all’aperto e tempi di accrescimento più lunghi rispetto ai suini commerciali.

Le sue carni sono apprezzate per sapore e marezzatura e presentano caratteristiche particolarmente interessanti per la trasformazione in salumi e prodotti stagionati.

Alle Gru masterclass gratuite con i trainer di Virgin Active

 Nel piazzale esterno davanti all’ingresso nord, dal 14 al 18 settembre, alle ore 13 e alle ore 18

Il rientro dalle vacanze rappresenta sempre un nuovo inizio: si riparte con il lavoro, con la scuola e un nuovo slancio nella cura di sé. Con il “Back to Gym”, una settimana intera che approda alle Gru dedicata al Fitness e ai corretti stili di vita. Le Gru Active è un’iniziativa aperta a tutti su prenotazione al box info, che trasformerà il piazzale esterno, di fronte all’ingresso nord, in una grande palestra a cielo aperto, con un calendario di masterclass guidate dal trainer Virgin Active, in occasione del 15⁰ compleanno del club Virgin Active di Le Gru.

L’appuntamento si svolgerà dal lunedì 14 al venerdì 18 settembre con due fasce orarie quotidiane, alle 13 e alle 18. L’ingresso è gratuito, aperto a tutti, scrivendo all’indirizzo email boxinfo@legru.it. Tutti gli appuntamenti sono pensati per essere accessibili anche a chi si avvicina per la prima volta a queste discipline, con un focus particolare sull’allineamento posturale e sulla mobilità, in linea con uno stile di vita equilibrato e sostenibile. Ogni partecipante riceverà in omaggio un Kit Fitness Le Gru Active, composto da materassino, asciugamano, maglietta e borraccia, brandizzati “Le Gru Active”. Un regalo per rendere ancora più riconoscibile e partecipata l’esperienza. A renderla ancora più completa, sarà la collaborazione con  il caffè Albano, che accompagnerà l’iniziativa con un gesto dedicato a tutti i partecipanti: una bottiglia d’acqua per favorire l’idratazione e durante le lezioni e un voucher per un pranzo “fit” convenzionato, da consumare al termine dell’attività in un ideale proseguimento del percorso dedicato al benessere anche a tavola. Sarà presente anche un coupon con 10% di sconto da Nashi Argan, utilizzabile dal 21 settembre al 31 di ottobre.

Mara Martellotta

Stratta 1836, dolcezze da 190 anni

Nella Corte interna del Circolo del Whist-Accademia Filarmonica di Torino

Una storia di famiglia e di maestria che attraversa i secoli dal 1836 e una ricorrenza che è diventata occasione per raccontare non solo un’eccellenza dolciaria, ma una vera e propria eredità  viva che si tramuta nel tempo e di generazione in generazione.

In occasione del 190esimo anniversario di Stratta Torino 1836, l’allestimento del cortile, ad opera di Giardino Segreto dell’architetto del paesaggio Cristiana Ruspa, ospitato nella corte interna del Circolo del Whist – Accademia Filarmonica, è  stato pensato come un  paesaggio temporaneo capace di mettere in relazione la storia del luogo, l’identità dello storico caffè  e il carattere architettonico della  corte.
La scelta di una vegetazione dal carattere esotico richiama la vivace cultura botanica che caratterizza Torino nei primi decenni dell’Ottocento, proprio negli anni in cui nasceva  Stratta. In questo periodo le collezioni botaniche cittadine si arricchiscono progressivamente di specie  tropicali e di palme, espressione di quella curiosità scientifica e di quell’interesse per l’esotico  che attraversano la cultura europea dell’epoca.
Le palme dell’allestimento non costituiscono quindi una ricostruzione letterale del paesaggio torinese ottocentesco, ma evocano un immaginario botanico che era effettivamente presente in quegli anni a Torino. La palma, d’altronde, possiede un valore simbolico antico, legato alla vittoria , alla continuità e alla longevità,  significati che assumono una particolare pertinenza in occasione della celebrazione dei 190 anni di storia di Stratta.
L’allestimento ha costruito un paesaggio celebrativo sospeso tra memoria e contemporaneità, capace di rendere omaggio a 190 anni di storia, senza rinunciare a guardare ai prossimi, non la riproduzione di un giardino storico, ma l’evocazione dello spirito cosmopolita,  curioso ed elegante dell’Ottocento, reinterpretato attraverso una composizione vegetale temporanea che dialoga con l’architettura del cortile del Whist e con la lunga storia di Stratta.
In occasione del 190 anni di Stratta, Giulio Cocchi ha dedicato alla storica pasticceria torinese, fondata nel 1836 dai maestri confettieri Stratta e Reina, una speciale cuvée di Alta Langa DOCG nel formato Magnum.
Il vino, un Pas Dosé di Pinot Nero in purezza, millesimo 2016, appositamente degorgiato per questa speciale ricorrenza,  esprime un carattere puro rigoroso e interpreta pienamente lo stile dell’Alta Langa DOCG, il Metodo Classico Piemontese, nel segno della comune vocazione di Stratta e Giulio Cocchi per la qualità e l’eccellenza.
Il lungo affinamento sui lieviti e l’assenza di dosaggio esaltano la personalità di questa speciale cuvée,  che celebra il valore del tempo e della longevità.  Un Magnum pensato per un anniversario importante, nel quale la storia di Stratta incontra la capacità dell’Alta Langa DOCG di esprimere,  attraverso il tempo, complessità, eleganza e profondità.

“Festeggiare i 190 anni significa guardare alla storia passata con orgoglio, ma anche riconoscere il valore delle relazioni che, negli anni, hanno contribuito a costruirla, questa speciale cuvée di Alta Langa Doc firmata Giulio Cocchi rappresenta lo spirito con cui vogliamo celebrare questo anniversario: il Piemonte, la tradizione, la cura artigianale  e, soprattutto, il valore del tempo” commenta per Stratta Dario Werling

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Lonardi e Dupuy presentano “Italianity”, storie di uomini e vitigni

 Teatro della Fondazione Mirafiore di Serralunga d’Alba

Domenica 13 settembre, alle 18.30, il teatro della Fondazione Mirafiore di Serralunga d’Alba propone uno speciale incontro con Andrea Lonardi e Jessica Dupuy, autori del volume “Italianity”, che esplora il rapporto tra il vino, i paesaggi e le persone che lo rendono unico.

Andrea Lonardi è enologo e agronomo, il secondo italiano ad aver conseguito il titolo di Master of Wine e aver maturato lunga esperienza nelle maggiori regioni vitivinicole del Paese. Jessica Dupuy è giornalista del vino, sommelier certificata, autrice di libri e firma di articoli per testate di settore.

“Italianity”, scritto a quattro mani, non è una guida tecnica inerente alle regioni vitivinicole italiane, ma un viaggio personale e culturale alla ricerca di ciò che rende il vino italiano una grande eccellenza mondiale. Il libro segue il filo che unisce vitigni autoctoni, territori e comunità, dalle colli e nebbiose del Piemonte ai pendii alpini dell’Alto Adige, dai terreni vulcanici della Sicilia agli uliveti della Toscana. Attraverso incontri, storie e riflessioni, i due autori narrano il vino come di un patrimonio di innovazione, resilienza e convivialità che segue il ritmo delle stagioni e rivolge lo sguardo alla bellezza della quotidianità.  Si tratta di un volume rivolto a chi è interessato a comprendere non solo ciò che si trova all’interno del bicchiere, ma anche lo spirito che lo accompagna e il modo in cui viene vissuto.

L’appuntamento anticipa il Serralunga Day, in programma il giorno successivo presso la tenuta di Fontanafredda, che vedrà ancora protagonisti Andrea Lonardi e Jessica Dupuy. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria tramite il sito fondazionemirafiore.it

Mara Martellotta

Foto Fondazione Mirafiore

Abitare l’automobile. 40 anni di “Poltrona Frau in Motion”

Il Museo Nazionale dell’Automobile ospita la mostra, da venerdì 11 settembre a domenica 11 ottobre

Da quaranta anni Poltrona Frau in Motion interpreta l’idea di movimento come spazio di ricerca sviluppando per i settori automotive, aviazione e yachting, soluzioni nelle quali progettazione, ricerca sui materiali e competenze manifatturiere  convergono.

L’anniversario diventa l’occasione per una rilettura su questo percorso attraverso un allestimento articolato nelle diverse fasi che conducono dall’ideazione alla produzione.

Schizzi, materiali, prototipi e documenti di lavoro accompagnano una timeline dedicata ai momenti  chiave del percorso di Poltrona Frau in Motion, componendo un racconto fatto di prove, passaggi e trasformazioni che precedono il risultato finale.

Al centro dell’esposizione vi è la Vanità Fair XC in Motion, edizione limitata di un’icona di Poltrona Frau che incontra l’opera Dinamismo assoluto della mano sinistra, realizzata nel 1922 da Ivo Pannaggi, uno dei protagonisti del Secondo Futurismo, che concentra l’attenzione sul gesto che precede l’azione e sulla sua energia potenziale. La Poltrona, realizzata in 40 esemplari e ispirata all’opera dell’artista maceratese, diventa un oggetto da collezione, capace di porre in dialogo design, arte e innovazione.

Accanto alla poltrona, è esposta la Lancia Thema 8.32 che porta questo principio nella dimensione dell’automobile, trasformando l’intuizione in applicazione concreta e testimoniando il rapporto tra Poltrona Frau e il mondo della mobilità.

Nel 1986, con la Lancia Thema 8.32 Poltrona Frau entra nel settore automotive e nasce Frau Car, oggi Poltrona Frau in Motion. Gli interni sono sviluppati in collaborazione con l’azienda, sedili, volante, cuffia del cambio, leva del freno a mano tutti rivestiti in pelle e lavorati a mano. La Thema segna l’inizio di un percorso che porta il sapere manifatturiero di Poltrona Frau nel mondo della mobilità.

“Celebrare 40 anni di ‘In Motion’ al Museo Nazionale dell’Automobile ha per noi un significato unico: Poltrona Frau nasce a Torino nel 1912 dalla visione di Renzo Frau in una città colta e ricca di storia, ma attraversata dai venti dell’innovazione e della tecnologia, tanto da far nascere uno dei centri mondiali dello sviluppo dell’automobile. È qui che prende forma un sapere capace di coniugare sensibilità estetica, qualità dei materiali e maestria manifatturiera, ed è ancora in questa città che molti anni dopo è partiti il nostro primo progetto nel mondo della mobilità. Negli anni, poi, Poltrona Frau ‘In Motion’ ha esteso questo patrimonio di competenze ad altri ambiti della mobilità, confrontandosi con contesti e modi di vivere in movimento sempre più variegati – commenta Ervino Riccobon, Ceo di Poltrona Frau ‘In Motion’”.

Venerdì 11 settembre, alle 18.30, si terrà un talk su “Abitare l’automobile”. Giovanni Maiolo, Flavio Manzoni e Rossella Guasco dialogheranno sul modo in cui l’interno dell’automobile si è trasformato nel tempo: da spazio prevalentemente funzionale a luogo da vivere capace di esprimere identità, comfort e nuove forme di relazione con il movimento. L’incontro esplora l’evoluzione dell’abitacolo come spazio di progetto ed esperienza, dove design, comfort, artigianalità e innovazione concorrono a definire il rapporto tra persone e mobilità. A confrontarsi su questi temi saranno Giovanni Maiolo, general manager di Poltrona Frau “In Motion”, Flavio Manzoni, chief design office Ferrari e Rossella Guasco, vicepresident CMF Design Europe Stellantis. A partire dai 40 anni di Poltrona Frau “In Motion”, il,talk mette a confronto prospettive diverse sul progetto dell’abitacolo: il design, la definizione delle forme, la ricerca  su colori e materiali, il sapere manifatturiero e la capacità di tradurre intuizioni e innovazioni in un’esperienza sensoriale. Il dialogo guarda anche al futuro, interrogandosi su come l’evoluzione della mobilità, delle tecnologie e degli stili di vita stia ridefinendo il concetto di lusso e il nostro modo di vivere l’automobile. Dalla materia al gesto, dall’artigianalità all’innovazione, l’abitacolo diventa un territorio di progetto in cui convergono cultura dell’abitare e cultura del movimento.

Mara Martellotta

A Piossasco é “Festa degli Orti”

La settecentesca residenza nobiliare di “Casa Lajolo” a Piossasco torna ad ospitare la nuova edizione, dedicata quest’anno a “I gusti della terra”

Sabato 12 e domenica 13 settembre

Piossasco (Torino)

“Un tuffo tra profumi, sapori e storie della terra: la nuova edizione della ‘Festa degli Orti’ a ‘Casa Lajolo’ si preannuncia come un appuntamento imperdibile per chi ama la natura, l’enogastronomia e le tradizioni locali. Il punto di forza di questo appuntamento sta nella capacità di unire cultura scientifica, alta gastronomia ed esperienze sensoriali a tutto tondo, trasformandosi in un percorso partecipativo pensato per ogni età, capace di stimolare tutti i sensi attraverso un fitto programma di talk, degustazioni guidate, laboratori creativi e momenti d’arte”. Così gli organizzatori di “Fondazione Casa Lajolo” (storica residenza nobiliare di campagna sita in Borgo di San Vito a Piossasco, in origine appartenente ai Conti Ambrosio di Chialamberto e passata in eredità nell’Ottocento agli astigiani Conti Lajolo di Cossano) definiscono, a ragione, la dodicesima edizione de “La Festa degli Orti”, dedicata quest’anno a “I gusti della Terra”: un vero e proprio “viaggio esperienziale”, guidato dai cinque sensi, capace di unire l’alta cucina di chef come Matteo Baronetto (per dieci anni “Executive Chef” dello storico e stellato “Cambio” di Torino e nella stagione 2026 collaboratore di Carlo Cracco al “Forte Village” di Santa Margherita di Pula in Sardegna) e la divulgazione scientifica di Giorgio Vacchiano (Ricercatore Forestale presso l’“Università Statale” di Milano), accanto a degustazioni guidate, laboratori pratici e una ricca “mostra mercato” di produttori locali.

Un mix estremamente impegnato e impegnativo di eventi che, in estrema sintesi, prenderanno forma e contenuti nella giornata di sabato 12 settembre prossimodalle 10,30 alle 18, con incontri e visite guidate alla dimora, al celebre “giardino all’italiana”, al “boschetto all’inglese” e all’“orto-giardino murato” (“hortus conclusus”), seguendo il magico filo conduttore dei “cinque sensi”.  Il via, sotto il maestoso “Cedro deodara” (o “Cedro dell’Himalaya” o “Albero degli dei”, utilizzato per secoli in Asia per costruire templi, palazzi e monumentali sculture) con l’“udito” e la presentazione di “Soundfood” (una “lampada smart” che intreccia note musicali e ricette) a cura di Riccardo Migliavada dell’“Università di Scienze Gastronomiche” di Pollenzo, per proseguire con l’ “olfatto” e nel pomeriggio con l’esperienza dedicata al “tatto” e al “benessere”, via via fino all’esplorazione dell’“Umami” (quinto gusto fondamentale insieme a “dolce”, “salato”, “amaro” e “acido” scoperto a inizio Novecento dal chimico giapponese Kikunae Ikeda) e al binomio “Gusto & Vista”, aperitivo curato da “Giò Catering” e arricchito da un “reading letterario” a tema “verde”.

Domenica 13 settembredalle 10 alle 18, la festa entra nel vivo tra mostre, laboratori e una vivace “mostra mercato” di prodotti locali e vivaistici, oltre alle consuete visite guidate. Tra gli appuntamenti clou: l’inaugurazione in “Sala Scuderia” della mostra fotografica “Piossasco nel tempo”, un suggestivo “viaggio nella memoria” visiva del Borgo attraverso “cartoline d’epoca”, seguita da un talk dedicato all’“olio” (condotto da Luigi Caricato, ideatore dell’“Olio Officina Festival” e dal produttore Giovanni Bocchino) e da un altro dedicato a “miele” e “aceto”, mentre alle 17 vera star sarà l’alta cucina con lo chef Matteo Baronetto che illustrerà la nuova edizione del suo “Cucina piemontese contemporanea” (“EDT” edizioni), seguita da “Cronache degli alberi”, spettacolo di narrazione scientifica sulla vita e la cooperazione delle foreste presentato nel “Boschetto” da Giorgio Vacchiano.

E ancora, grande novità di quest’anno “Dintorno: cammina e scopri”, la “Festa degli Orti Off”, tesa ad invitare il pubblico a esplorare le bellezze storiche, artistiche e naturalistiche del “Borgo” e dei suoi dintorni, tra i quali i “Musei” a cielo aperto dedicati al celebre piossaschese Alessandro Cruto, inventore della “lampada a incandescenza” (cinque mesi dopo Thomas Edison) e all’artista torinese Giuseppe Riccardo Lanza, ideatore di un “palcoscenico-scultura” nella “Cava di San Valeriano” nei pressi di Piossasco, nonché, sempre a Piossasco, di una scultura di ben dodici metri di altezza. Ad arricchire infine la giornata di domenica 13, sarà una vivace e curata “mostra mercato”, con tutte le eccellenze del territorio, dalle “Delizie del Dahu” della Val Chisone e Val Germanasca, alle varietà uniche de “I pomodori di Nonno Remo”, senza dimenticare l’ampia offerta dei rinomati “Vini del Pinerolese”. Per facilitare l’accesso alla manifestazione, sono stati predisposti pratici collegamenti per raggiungere comodamente il “Borgo di San Vito”. Sabato 12 e domenica 13 settembredalle 9,30 alle 19,30, sarà attivo un “servizio navetta” da piazza Pertini con partenze ogni ora. Per chi preferisce, invece, una camminata nella natura, è stata riordinata, pulita e riaperta la “Strà d’j Babj”: l’antica stradina che consente di salire al “Borgo” a piedi da Piossasco (via Gorizia), immergendosi nella splendida magia della vegetazione collinare.

Per info e programma dettagliatowww.casalajolo.it

g.m.

Nelle foto: immagini di repertorio

E la Lippa roteava nell’aria

Mai capitato di sentirvi dire, in varie forme dialettali, “…ma vai a giocare a lippa ! “, che era poi – spesso – un modo come un altro per esprimere una scarsa considerazione nei mezzi e nelle qualità del prossimo ?

Riordinando i ricordi dei giochi d’infanzia, da “praticare” all’aperto, nei prati ( dove non c’erano vetri da rompere e, di conseguenza, non c’erano nemmeno botte da prendere..), un posto di tutti rispetto va assegnato – per simpatia e particolarità – alla “Lippa”. Mai capitato di sentirvi dire, in varie forme dialettali, “..ma vai a giocare a lippa ! “, che era poi – spesso – un modo come un altro per esprimere una scarsa considerazione nei mezzi e nelle qualità del prossimo ? Un modo, a dire il vero, piuttosto improprio ed ingeneroso vista la discreta abilità che era richiesta ai praticanti della “lippa”, vera antesignana – secondo alcuni – del baseball. Ma, tralasciando l’aspetto storico sul quale ritorneremo dopo, vediamo in che cosa consiste il gioco. Si comincia dagli attrezzi, che sono due: il bastone e la “lippa” vera e propria, entrambi di legno, non di rado ricavati da un manico di scopa o, in mancanza, da qualsiasi ramo purché diritto ( era molto diffuso l’uso del nocciolo, flessibile, sinuoso e robusto ). La “lippa”, di solito lunga una spanna e mezza, aveva due punte che permettevano – colpendone una con il bastone – di alzarla e batterla al volo per “tirarla” il più lontano possibile. E la “lippa”, roteando nell’aria, tesseva la fitta trama del gioco. Il bastone – lungo più o meno un metro – aveva due funzioni: da una parte quella, già detta, di “battere” la lippa e dall’altra quella di fungere da unità di misura nella determinazione dei punti. Il gioco era aperto a tutti, da due ragazzi in su, e ci si accordava innanzitutto sulla scelta del campo, sulla direzione del tiro e sul numero dei punti necessari a vincere la partita.

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Prima di dare il via alla sfida bisognava “segnare” la base, cioè un cerchio di circa 150 centimetri di diametro, da tracciare “grattando” il terreno con il bastone, muovendosi su se stessi in senso rotatorio come in una sorta di “compasso vivente”. Sorteggiato l’ordine di battuta dei giocatori, la “lippa” poteva cominciare, ovviamente rispettando le regole che non erano poche.Vediamole, nella successione dei “gesti”. Il battitore si poneva dentro la base con lippa e bastone in mano, gli avversari si disponevano ad una distanza – ritenuta dagli stessi “giusta” – per poter valutare direzione e lunghezza del tiro. Il battitore, che disponeva di un solo tiro, chiedeva l’apertura del gioco pronunciando una parola convenzionale ( da noi diceva “lippa” ) e gli altri gli esprimevano il loro consenso rispondendo con un’altra parola ( nel caso che ricordo era “dàgla”, cioè dagliela.. intendendo la bastonata ), ma potevano anche rispondere diversamente, per ingannare il battitore e – secondo le regole – eliminarlo qualora questo avesse iniziato ugualmente il gioco. Tuttavia il battitore, a scanso di spiacevoli sorprese, sventava le insidie mettendosi al riparo con la formula liberatoria ed universale del ” Tutto vale! “. Sgombrato il gioco da preliminari e trabocchetti, avveniva il lancio della “lippa” che, colpendola a mezz’aria, si voleva mandare il più lontano possibile dalla base. Se sbagliava il tiro lo si dichiarava “cotto” e doveva lasciare il passo a chi seguiva. Se il tiro era valido, gli avversari tentavano di acchiappare al volo la “lippa” e se l’operazione aveva successo il battitore era “cotto”. Nel caso che la presa al volo falliva bisognava recuperare la “lippa” dal punto di caduta e rispedirla al battitore che doveva , a sua volta, ribatterla al volo e mandarla il più lontano possibile per “difendere” la base e poter avere ancora in mano gioco e battuta. Scontato che, se non riusciva, la cosa si faceva più complessa: se la “lippa” cadeva entro il perimetro della base o entro la misura di un bastone dalla medesima, il battitore era “cotto”; se cadeva oltre queste misure il battitore aveva diritto a tentare tre tiri alzando e battendo al volo la “lippa” dal punto in cui era caduta. I punti venivano calcolati in modo piuttosto singolare. Se il battitore andava a segno, proponeva lui stesso un numero di punti equivalente ( a sua valutazione ) a tante misure di bastone quante ne intercorrevano tra la base ed il punto di caduta della “lippa”. Gli avversari accettavano la proposta ? I punti venivano assegnati.

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Gli avversari però potevano fare una controproposta ( ovviamente inferiore.. ) : se il battitore l’accettava quella diventava legge, se la rifiutava si arrivava alla misurazione. Se la distanza risultava più vicina a quella proposta dal battitore i punti che aveva richiesto venivano raddoppiati, se viceversa era più giusta la controproposta il battitore restava con un palmo di naso e all’asciutto. Un bel regolamento, vero? In realtà il gioco della “lippa” offriva tre varianti: quella soltanto “battuta”, in cui si cercava di far arrivare la “lippa” in un certo punto o alla massima distanza – con delle gare molto semplici in cui ognuno giocava per se – , la versione della “lippa” in cui un giocatore la tirava e l’altro doveva afferrarla al volo ed infine la “lippa” tirata, afferrata e rilanciata, la più complessa ed anche la più bella, che abbiamo prima descritto. Ed è lei, per tornare al punto di partenza, la probabile antenata del baseball. Il gioco più famoso d’America – che in origine venne chiamato Town-ball, successivamente New York Game e dal 1839 con l’attuale Baseball – deriva dal Cricket portato in America ( come il Bowling… ) dai coloni inglesi. E se il “nobile Cricket ” discendesse dalla popolare “lippa”? Il cerchio sarebbe chiuso. E tutto torna, com’è successo per il Baseball. Dall’Europa si trasferì in America dove si rifece un nome per poi tornare nella terra d’origine. In Italia l’americano Max Ott ( forse una modifica anglofona di Massimo Ottino.. ), nel 1919, a Torino, organizzò la prima squadra italiana di Baseball. Una prova della “capacità migratoria” della lippa ? Di quella lippa che in Italia aveva molti nomi a seconda delle regioni ( dall’Aré Brusé fiorentino alla Bricca canavesana ) ed una comune radice antica ? Non saprei rispondere. So però che mentre mister Ott organizzava il Baseball tricolore con più o meno le stesse regole della “lippa”, i nostri bisnonni ed i nostri nonni ( allora ragazzini ) almeno qualche volta provavano la battuta al volo. E non è detto che non riuscissero a fare anche un bel po’ di punti.

Marco Travaglini

 

Quattro ragazze dal Piemonte finaliste per Miss Italia 2026

Quattro ragazze piemontesi ed un unico grande sogno, quello di diventare Miss Italia. E per loro, prima della finalissima del 21 settembre, in diretta su Raiplay e TV San Marino, l’esperienza all’Academy Nazionale del prestigioso concorso che si terrà dall’8 al 10 settembre presso il Castello di Santa Severa, a Santa Marinella, in provincia di Roma. Le quattro Miss che si sono aggiudicate l’ambita esperienza sono: Francesca Rita Longobardi, 21 anni di Grugliasco e Miss Piemonte, studentessa universitaria. Prima ancora della determinazione, in Francesca si nota l’empatia: osserva con attenzione chi ha davanti e cerca un contatto autentico con le persone. Il lavoro di babysitter ha rafforzato responsabilità e pazienza; la palestra e la danza Heels rappresentano spazi di disciplina e libertà. Nell’ultimo anno è uscita consapevolmente dalla sua zona di comfort, avvicinandosi alla moda, allo spettacolo e alla comunicazione. Immagina il futuro tra economia, marketing, organizzazione di eventi, con l’obiettivo di migliorarsi sempre e viaggiare molto.

Emily Zoe Pugliese, 20 anni, Miss Valle d’Aosta, di Ciriè, è diplomata al liceo scientifico ed è iscritta alla facoltà di Biotecnologie presso l’Università di Torino. Parallelamente lavora come cameriera in un ristorante nel weekend. Entrare in un ambiente nuovo significa, per Emily, lasciarsi guidare dalla curiosità e cercare un clima di armonia. Predilige il dialogo ai conflitti, e considera l’ascolto il modo migliore per comprendere gli altri. Ha praticato numerose discipline, tra cui roller, sci, nuoto ed equitazione, e mantiene con lo sport un rapporto costante fatto di movimento e scoperta. Il mondo della moda è un interesse recente che Miss Italia le consente di esplorare con maggiore consapevolezza. Vuole concludere gli studi e capire come trasformare questa esperienza in una opportunità professionale.

Nicole Medini, 18 anni, Miss Sport Givova, di Carmagnola, studia al liceo con indirizzo rivolto alla moda. Parallelamente svolge un’attività di circense. La pista del circo è stata la sua prima scuola. Fin da bambina, Nicole si esibisce con hula-hoop e trapezio. La sua è una professionalità dello spettacolo costruita sul campo, fatta di allenamento quotidiano, precisione, gestione del rischio, rapporto con il pubblico e capacità di continuare anche quando l’emozione è forte. Non considera il circo un semplice ambiente di provenienza, ma una scuola di vita e una direzione futura. All’Acedemy porta presenza scenica, coordinazione, coraggio e professionalità con la performance dal vivo, qialita rare maturate grazie ad anni di lavoro reale.

L’ultima, ma non meno importante, ragazza che sogna di diventare Miss Italia è Greta Vianelli, 20 anni, torinese, Miss Torino, studia fisioterapia e ama la moda e le passerelle. Ambizione e semplicità convivono senza contrasto nel modo in cui Greta guarda alle esperienze quotidiane. Dopo il liceo scientifico continua a studiare e a praticare lo sci, disciplina che richiede precisione e controllo, capacità di adattarsi rapidamente alle condizioni.

Le quattro Miss sono pronte a entrare nell’Academy con consapevolezza ed entusiasmo, portando con sé il bagaglio di esperienza che ha dato loro il lungo percorso di Miss Italia sotto la guida di Mirella Rocca, agente esclusivista Piemonte e Valle d’Aosta. La loro preparazione è destinata a crescere grazie alla full immersion con l’attrice Fioretta Mari, che le guiderà come protagoniste in un documentario reality destinato a Rai Play e TV San Marino, con la partecipazione di Giulia Salemi. Al termine della tre giorni, il 10 settembre saranno scelte le ragazze che faranno parte della finalissima che si svolgerà presso il castello di Santa Severa, a Santa Marinella.

“Sono molto contenta del risultato raggiunto dalle mie ragazze – spiega Mirella Rocca – non era per nulla scontato che il Piemonte e la Valle d’Aosta arrivassero fino a qui. Le selezioni sono molto difficili. A questo punto mi auguro che almeno una di loro possa accedere alla finalissima; si tratta di ragazze preparate e intelligenti pronte a farsi notare sulla passerella”.

Mara Martellotta

Ping pong in piazza Arbarello: una promessa che diventa realtà

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Due tavoli da ping pong potrebbero arrivare già a ottobre in piazza Arbarello, trasformando una semplice promessa familiare in un nuovo spazio pubblico dedicato allo sport, al gioco e all’incontro per tutti i cittadini in un’area carente di impianti sportivi.
Il progetto, promosso dall’associazione A Tutto Tondo e sostenuto dalla Circoscrizione 1, è nato nel 2024 da un’idea di Cristina Rondolino, partita da una promessa fatta al figlio: portare il ping pong in piazza. Da quel desiderio è nata una raccolta fondi che ha in primis coinvolto cittadini e tutte le scuole del quartiere. In un secondo tempo, la Fondazione Vialli Mauro, che ha gestito il progetto rivolto alle associazioni del territorio  con i fondi della Compagnia di Sanpaolo, ha reso possibile coprire una parte importante dell’investimento con un bando a sostegno delle attività sportive.
Ora manca solo un’ultima quota per completare il finanziamento e il crowdfunding resta aperto. E’ possibile partecipare direttamente dalla pagina della campagna: https://bit.ly/pingpong-arbarello
Nelle prossime settimane è prevista una festa dedicata al progetto, per coinvolgere ancora una volta il quartiere e raccogliere ciò che serve per arrivare al traguardo.
Nel frattempo, anche il lungo percorso tecnico e amministrativo con la Circoscrizione 1 durato due anni, è ormai alle battute finali. Dopo aver escluso l’ipotesi iniziale di installare i tavoli sul prato, per tutelare l’area verde di Piazza Arbarello, il progetto è stato ripensato insieme agli uffici competenti. Restano gli ultimi dettagli, il tracciamento dell’area e il passaggio finale con la Soprintendenza per la data di installazione dei tavoli.
I due tavoli, in calcestruzzo e acciaio, saranno pensati per durare nel tempo e saranno gestiti nella manutenzione e nella pulizia da Amiat.
Ma l’obiettivo va oltre due semplici tavoli. L’idea è portare nel cuore della città un’occasione gratuita di movimento e socialità, soprattutto per bambini, ragazzi e famiglie. Racchette e palline potranno essere messe a disposizione gratuitamente anche grazie alla collaborazione con i locali della zona, così che chiunque possa fermarsi e giocare.
Se gli ultimi passaggi andranno come previsto, a ottobre piazza Arbarello potrebbe quindi avere un nuovo punto di incontro per tutta la cittadinanza!
Quella che era iniziata come una promessa fatta a un figlio potrebbe così diventare una piccola conquista di tutto il quartiere.

Link: https://www.gofundme.com/f/portiamo-il-ping-pong-in-piazza-arbarello

Lineout Festival a Santa Croce di Bosco Marengo

L’ARTE CONTEMPORANEA E IL BENESSERE INCONTRANO LA STORIA

Nei fine settimana del 12-13 e 19-20 settembre 2026, il Complesso Monumentale di Santa Croce

ospita un festival immersivo di arte, musica e formazione nato in collaborazione con Lineout

Gallery.

BOSCO MARENGO (AL) – Il Complesso Monumentale di Santa Croce a Bosco Marengo si

prepara ad aprire le sue porte a un grande appuntamento dedicato alla creatività, alla cultura e al

benessere. Nei weekend del 12-13 e 19-20 settembre 2026 prende il via il Santa Croce Lineout

Art Festival, evento organizzato dal Complesso Monumentale di Santa Croce in collaborazione con

Lineout Gallery. Sotto lo slogan “Radici nel futuro, eredità e innovazione”, la manifestazione

trasforma gli storici spazi cinquecenteschi in uno spazio vivo di evento multiculturale,

sperimentazione artistica e partecipazione comunitaria con Food truck e mercatini di artigianato

Il festival si distingue per una ricca offerta di attività esperienziali e laboratoriali pensate per tutte le

età e per differenti interessi. L’area formazione propone infatti un’ampia varietà di workshop

condotti da esperti del settore: dai laboratori creativi dedicati ai bambini, volti a stimolare la fantasia

dei più piccoli in un contesto storico suggestivo, alle sessioni pratiche di fotografia per approfondire

le tecniche di scatto e composizione visiva. Gli appassionati di arti figurative e tecniche tradizionali

potranno cimentarsi nel workshop con la china, mentre chi cerca un momento di equilibrio

psicofisico potrà partecipare alle pratiche di Tai Chi immerse nell’atmosfera del complesso. Non

mancheranno le esperienze sonore con il workshop dedicato allo studio e alla pratica del handpan,

oltre agli appuntamenti che uniscono creatività e socialità attraverso i workshop con aperitivo.

La componente musicale del festival vedrà protagonisti musicisti e progetti sonori d’eccezione,

pronti ad accompagnare i visitatori lungo tutto il percorso dell’evento. Le esibizioni dal vivo e i

concerti spazieranno tra generi differenti, creando un dialogo armonico tra le architetture

monumentali e le vibrazioni della musica contemporanea.

Ad arricchire la manifestazione vi saranno le esposizioni artistiche multidisciplinari con opere di

pittura, scultura e grafica, i contest con votazione del pubblico, le letture portfolio, i mercatini di

artigianato e un’area street food.

L’iniziativa rappresenta un’occasione unica per vivere il patrimonio monumentale di Bosco

Marengo attraverso una fruizione culturale dinamica, inclusiva e aperta a tutta la cittadinanza.

INFORMAZIONI E CONTATTI

Evento: Santa Croce Lineout Art Festival

Quando: 12-13 e 19-20 settembre 2026

Dove: Complesso Monumentale di Santa Croce, Bosco Marengo (AL)

Organizzazione: Complesso Monumentale di Santa Croce in collaborazione con Lineout

Gallery

Contatti e Prenotazioni: info@lineoutgallery.it | www.lineoutgallery.it

ELISA NICOLINI