È quanto accaduto a Demonte lo scorso 26 luglio, dove il suggestivo Parco Borelli ha fatto da cornice all’attesa sfilata di abiti da sposa e d’epoca, uno degli appuntamenti più rappresentativi dell’estate in Valle Stura.
L’edizione 2026 ha accompagnato il pubblico in un viaggio lungo oltre un secolo di eleganza femminile. Dall’omaggio iniziale ai maestri dell’alta moda italiana, Valentino e Giorgio Armani, fino agli splendidi abiti dell’Ottocento e del Novecento, ogni uscita in passerella ha raccontato una diversa sfumatura dell’universo femminile: la grazia, la forza, l’emancipazione e la capacità della donna di attraversare la storia trasformandosi insieme alla società.
Le coreografie delle modelle e delle giovani ragazze, intervalli danzanti che hanno scandito lo scorrere del tempo, unite alle musiche di ogni epoca, hanno reso il racconto ancora più coinvolgente. Ha concluso la sfilata una carrellata di costumi di varie nazioni, simbolo di pace, inclusione e dialogo tra i popoli.


E come diceva Jimi Hendrix: “Quando il potere dell’amore supererà l’amore del potere si avrà la pace”. Nemmeno la pioggia e un’improvvisa interruzione della corrente hanno fermato la manifestazione. Al contrario, hanno fatto emergere lo spirito più autentico dell’evento: la collaborazione, l’amicizia e l’entusiasmo costruiti nei mesi di preparazione hanno permesso di trasformare ogni imprevisto in un momento di condivisione, premiato dai lunghi applausi del pubblico.
Un ringraziamento speciale al nostro fotografo ufficiale, Nazzareno, e a tutti i volontari, le sarte, le modelle, gli organizzatori e i parrucchieri che da anni si prodigano per la riuscita dell’evento. Per noi è più di una semplice sfilata, è il racconto della nostra Valle attraverso la bellezza; rafforzando il legame tra tradizione, turismo e comunità, trasformando la moda in un linguaggio universale capace di unire generazioni e culture.


Una visione che racconta perfettamente il suo modo di vivere questo incarico: guidare significa mettere la propria esperienza e parte del proprio tempo al servizio degli altri, creare entusiasmo, costruire relazioni e far sentire ogni socio parte integrante di una grande famiglia.
L’estate, dunque, non è solo un periodo climatico, ma rappresenta un momento di pausa condiviso che risponde al bisogno umano di rigenerarsi, di pacificare il proprio interno con quello che lo circonda; si vive una sorta di apertura nei confronti dell’esterno, ma anche un momento di riflessione sul piano interiore; ci si scopre, le relazioni sociali si fanno più intense, ma si saggia, allo stesso tempo, una pausa dalle attività lavorative e di studio come un intervallo per rinascere.
Il bisogno di staccare, inoltre, non è solo psico-fisiologico, corrisponde infatti ad usanze e riti culturali e antropologici consueti nel passato. Le ferie, come le conosciamo oggi, sono un’invenzione recente, nell’antichità, i momenti di sospensione del lavoro erano spesso connessi al calendario agricolo e religioso; la “festa” era un tempo sacro, dedicato al rinnovamento collettivo. In molte culture tradizionali, esistono ancora pratiche legate al riposo rituale: basti pensare alla siesta nei paesi caldi, ai digiuni cerimoniali, ai periodi di ritiro spirituale, tutti modi per legittimare tempo “improduttivo”. In questo periodo liminale, le regole si sospendono, i ruoli sfumano, ci si trova a metà tra la pausa e la trasformazione, si ferma l’ordinario per cercare lo straordinario.





La collezione si è progressivamente arricchita di abiti originali, donati o acquistati, databili dal 1850 agli anni Settanta, dando vita a un autentico archivio tessile che racconta l’evoluzione del costume, delle tradizioni e del ruolo della donna nella società. Un percorso nato anche grazie alla collaborazione con l’allora assessore alla Cultura Miranda Carrara e che continua ancora oggi grazie all’impegno del gruppo delle Amiche della Sposa. Una sfilata che attraversa oltre un secolo di storia La sfilata è molto più di una passerella. Ogni abito custodisce una storia fatta di ricami, dettagli, gesti quotidiani e ricorrenze familiari. Attraverso questi capi prende forma un viaggio nell’identità della comunità e nel lungo percorso di emancipazione femminile, offrendo al pubblico uno spettacolo capace di emozionare e far riflettere.

Un’occasione per condividere sapori, racconti e convivialità in un’atmosfera rilassata e accogliente, tra tavole imbandite, brindisi e il piacere di stare insieme nel cuore della Valle Stura.

