Rubrica settimanale di Laura Goria
Marie Hélène Lafon “Storia del figlio” -Fazi Editore- euro 17,00
E’ la prima volta che uno dei romanzi di questa prolifica professoressa di lettere classiche a Parigi viene tradotto in italiano. Ha scritto una dozzina di romanzi e questo è forse il suo libro più importante, best seller in Francia.
12 capitoli sparsi senza un ordine cronologico (che spetta al lettore ricomporre) in cui racconta le vicende di due famiglie nell’arco di cinque generazioni. Una saga familiare lungo tutto il 900, dal 1908 al 2008, ed un rompicapo intorno alle origini di Andrè; figlio di padre sconosciuto e di “una madre a doppio fondo”.
La genitrice biologica è l’inafferrabile Gabrielle, che per lui è semplicemente “mia madre”; misteriosa signora “fuggitiva” che ha scelto di vivere a Parigi senza il figlio e si presenta solo per brevi vacanze.
L’ha affidato alla sorella Helene e a suo marito Léon che l’hanno cresciuto come fosse figlio loro. La zia è “mamma”, ed è con la coppia degli zii -che diventano la sua famiglia- che cresce a Figeac.
Andrè è bello, coraggioso, affidabile e solido; unico maschio cresciuto coccolatissimo in mezzo alle cugine.
Diventa partigiano, poi marito e padre ammirevole; ma per quanto faccia, resta sempre il figlio di un padre introvabile.
Nell’arco di 12 capitoli seguiamo le tappe della vita di André; il matrimonio con Juliette, alla quale toccherà fargli la rivelazione taciuta da sempre in famiglia.
E sarà il loro figlio Antoine Léoty che nel 2008 ritroviamo al cospetto della tomba del piccolo Armand Lachalme morto un secolo prima.
Il romanzo collega le due famiglie: i Lachalme di Chanterelle e i Léoty di Figeac, nel cuore della Francia. Le loro genealogie si intersecano quando nel 1924 nasce André dalla relazione clandestina ed impossibile tra il 21enne Paul e la 36enne Gabrielle.
Lui è un giovane assetato di vita e si porta dentro il dramma del fratello gemello Armand morto a 5 anni.
Questa saga familiare scava con sensibilità nei misteri dei suoi personaggi e nei complessi rapporti tra loro.
Melissa Da Costa “Tutto il blu del cielo” -Rizzoli- euro 19,50
Ha fatto di nuovo centro la scrittrice 31enne con il suo secondo romanzo (dopo il successo di “I quaderni botanici di Madame Lucie” dell’anno scorso) che l’ha riconfermata nella classifica dei 10 autori best seller in Francia.
Nessuna paura di fronte alle 622 pagine che si divorano, perché Melissa Da Costa è abilissima nel costruire una scorrevole narrazione intorno al cuore della storia in cui malattia, amore, avventura e morte sono miscelate magistralmente.
Protagonista è il 26enne Emile condannato da una malattia crudele, appena diagnosticata da un medico il cui verdetto mette una pietra tombale sul futuro del paziente. E’ affetto da un male che non perdona, una rara forma di Alzheimer precoce; incurabile e spietato che annullerà dapprima le sue facoltà mentali e poi il corpo. Emile rifiuta il ricovero e le cure sperimentali, convinto di non voler passare l’ultima tranche di vita confinato in una clinica a fare da cavia.
L’incipit è fulminante; Emile pubblica un annuncio in cui dichiara la sua malattia e che «…desidera partire per un ultimo viaggio. Cerca un/una compagno/a d’avventura per condividere quest’ultima esperienza. Itinerario da definire….Durata del viaggio 2 anni al massimo..».
Si allontana da tutto: famiglia, lavoro, un amore finito male. Sceglie la libertà di trascorre il poco tempo che gli resta on the road, a bordo di un piccolo camper, senza una meta precisa, ma semplicemente realizzando il sogno di visitare i Pirenei. Via dalla città, senza telefono e contatti con le persone che lo amano, alle quali intende risparmiare il suo deperimento e la sua agonia.
Più lontano resta dalla famiglia che vorrebbe farlo ricoverare, più ha la possibilità di scegliere come finire i suoi giorni sulla terra. Forse l’ideale sarebbe stato partire con il suo migliore amico, che però è appena diventato padre.
Invece al suo annuncio risponde una giovane donna. E’ Joanna che ha qualche anno più di lui e vive in un’altra città.
Emile inforca il volante del suo camper e parte per far salire a bordo la ragazza. Il meeting è in una stazione di servizio dove lo attende la donna paludata di nero con zaino in spalla e poca voglia di parlare.
Inizia così il tour che li porterà attraverso boschi, corsi d’acqua e sentieri dei Pirenei e alla scoperta dell’Occitania. Due anime ferite che all’inizio interagiscono quasi in silenzio, ma a poco a poco imparano ad aprirsi.
Non resta che lasciarsi condurre da questa sensibile scrittrice nell’avventura che assumerà sempre più spessore.
Scoprirete un affascinante e coinvolgente caleidoscopio in cui si avvicendano emozioni, pensieri, scoperte, sentimenti profondissimi e dolori del passato che si stemperano man mano che Emile e Joanna si conoscono, si avvicinano e……vi sorprenderete man mano che la magia della storia corre verso l’epilogo.
Maylis de Kerangal “Canoe” -Feltrinelli- euro 16,00
Possiamo considerare questo ultimo libro della scrittrice francese come una sorta di romanzo, ma diviso in 8 capitoli-racconti. Al centro c’è “Mustang” e intorno il corollario di 7 atti, tutti collegati tra loro, e in ognuno compare una canoa. L’imbarcazione assume il valore di una metafora che ha a che vedere con la complessità del vivere; che sia rappresentata da un ciondolo-amuleto o dal solcare le placide acque di un fiume, o figurativamente come la scia della cometa di Halley comparsa nel 1986.
Protagoniste delle 8 storie sono sempre donne; di ogni età, con caratteri diversissimi tra loro, vite a varie latitudini e contesti sociali. Ad accomunarle c’è la canoa che rimanda allo scorrere liquido dell’acqua, all’attraversamento o alla direzione di un viaggio.
E sono diverse le esperienze qui raccontate; dalla giovane che deve affrontare l’esame di maturità e fare uno scatto per passare all’età adulta, alla paziente allungata sulla poltrona del dentista, per arrivare alla missione di una scienziata che si occupa di fenomeni aerospaziali non identificati.
La protagonista del racconto centrale e più lungo, “Mustang”, sta affrontando un ribaltamento di vita; raggiunge il marito ricercatore universitario in una sperduta cittadina del Colorado. Di nuovo una sorta di smarrimento esistenziale con la fatica di doversi adattare a una nuova realtà, con le sue usanze e differenze, la percezione dell’improvviso cambiamento nella voce del marito e il vuoto che si crea nella coppia spiegato dalla difficile elaborazione di un gravissimo lutto.
E tra le storie più struggenti, quella in cui una figlia cerca di convincere il padre vedovo a smettere di risentire all’infinito il messaggio che la madre aveva registrato sulla segreteria telefonica.
Dopo più di 6 mesi dalla sua morte, la voce le sopravvive con tutto lo strazio che comporta udirla sapendo che nulla potrà mai riportarla in vita.
La voce che forse è la cosa più evocativa di una persona e diventa struggente quando quell’affetto ci è stato strappato dalla morte. Voce che acutizza, e in parte contemporaneamente lenisce, il baratro della perdita, e diventa l’appiglio al quale si aggrappa il padre.
Collen Hoover “It ends with us” -Sperling&Kupfer- euro 15,90
Questa scrittrice, che vive in Texas con marito e 3 figli, è una delle più apprezzate autrici di romance, e i suoi libri svettano sempre in cima alle classifiche del “New York Times”.
In queste pagine trascina il lettore nel vortice di violenza e amore, amore e perdono, debolezza e forza, rapporti tra madre e figlia, in un romanzo che va oltre la storia d’amore. In modo leggero e scorrevole tratta lo spinoso argomento della violenza in famiglia e le sue derive.
Siamo a Boston e Lily Bloom ha appena partecipato al funerale del padre, uomo detestato perché ha rovinato la sua vita e quella della madre.
La donna infatti è sempre stata vittima del marito manesco e violento, obnubilato dall’alcol. Per la figlia era impossibile fermare il padre quando l’ira gli faceva perdere il lume della ragione e si avventava sulla povera moglie; che però si è sempre rifiutata di lasciare il suo aguzzino, reiterando il pericoloso meccanismo di perdono e giustificazioni.
Il romanzo racconta come anche Lily scivola, a sua volta, in una relazione tossica.
Lui è Ryle Kincaid, affascinante neurochirurgo totalmente concentrato solo su stesso e la sua carriera, narcisista incapace di amare una donna. Ma l’attrazione tra i due è forte e Lily finisce per invischiarsi in un rapporto quasi fotocopia di quello genitoriale che le ha segnato l’anima e la crescita.
Ormai sa riconoscere la violenza in una coppia, eppure neanche lei riesce a liberarsi dal compagno che la sta massacrando. Proprio come sua madre è sempre pronta a perdonare e ricominciare a subire.
La Hoover, con una scrittura leggera e scorrevole, affronta un tema pesante come il legame di dipendenza emotiva che può instaurarsi tra un uomo che calpesta la sua donna in ogni modo possibile. Una sorta di commedia romantica che pone una domanda su tutte: «amare significa anche perdonare a qualsiasi costo chi ci sta distruggendo la vita?».
Triestino, classe ’39, scrittore, saggista e germanista (fra i primi studiosi ad occuparsi di autori ebraici nella letteratura mitteleuropea), è Claudio Magris, edito in Italia principalmente da “Garzanti” (in libreria con il nuovo “Traduzioni teatrali”), il vincitore del “Premio Speciale Lattes Grinzane 2022”, attribuito ogni anno “a un’autrice o autore internazionale di fama riconosciuta a livello mondiale, che nel corso del tempo abbia raccolto un condiviso apprezzamento di critica e di pubblico”. La cerimonia di premiazione si terrà sabato 15 ottobre, alle ore 17, al “Teatro Sociale Busca” di Alba (Cuneo), dove lo scrittore triestino – che verrà omaggiato con un tartufo bianco d’Alba – terrà una personale “lectio magistralis” e dove, per l’occasione, verrà anche annunciato il titolo del romanzo vincitore fra i cinque finalisti del “Premio Lattes Grinzane”, riconoscimento internazionale intitolato a Mario Lattes (scrittore, pittore ed editore) organizzato dal 2011 dalla “Fondazione Bottari Lattes” di Monforte d’Alba e dedicato ai “migliori libri di narrativa internazionale pubblicati nell’ultimo anno”. Questa la cinquina degli autori in corsa per la volata finale: Auður Ava Ólafsdóttir (Islanda) con “La vita degli animali” (Einaudi; traduzione di Stefano Rosatti), Pajtim Statovci (Kosovo/Finlandia) con “Gli invisibili” (Sellerio; traduzione di Nicola Rainò), Simona Vinci con “L’altra casa” (Einaudi), Jesmyn Ward (Usa) con “Sotto la falce” (NN Editore; traduzione di Gaja Cenciarelli), C Pam Zhang (Cina/Usa) con “Quanto oro c’è in queste colline” (66thand2nd; traduzione di Martina Testa). I cinque romanzi finalisti, così come il “Premio Speciale”, sono stati selezionati dai docenti, intellettuali, critici e scrittori che formano la “Giuria Tecnica” (presieduta da Gian Luigi Beccaria) e, in seguito, affidati alla lettura e al giudizio di 400 studenti delle “Giurie Scolastiche”, avviate in 25 scuole superiori, da Aosta a Catania (passando per Torino, Alba, La Spezia, Assisi, Campobasso, Foggia, Crotone, solo per citare alcune città), fino ad Atene. Con i loro voti, i giovani giurati decreteranno il libro vincitore tra i cinque in gara, il cui titolo verrà, per l’appunto, proclamato sabato 15 ottobre, nel corso della cerimonia di premiazione al Teatro di Alba, condotta da Loredana Lipperini, scrittrice e giornalista. L’ingresso al Teatro è libero fino ad esaurimento posti, consigliata la prenotazione sul sito
In attesa che i royal watcher diano alle stampe libri aggiornatissimi in cui analizzano la situazione dopo la triste dipartita della regina Elisabetta II, possiamo intanto leggere alcuni testi che hanno ben individuato le dinamiche in atto da tempo all’interno della casa reale britannica. Libri in cui esperti di alto livello disegnano le personalità dei principali protagonisti presenti e futuri, tutti importanti, anche se in modi diversi, per il delinearsi del nuovo corso.
Harry. E’ l’ultima entrata nella famiglia reale ed è stata accolta con grande favore; eppure ha deciso di andarsene a vivere con il suo principe e i loro figli lontano dalla brumosa Inghilterra, per planare nella calda e soleggiata California e condurre una dorata vita da super vip.
Il giornalista, scrittore ed ex corrispondente Rai da Londra, Antonio Caprarica, in questo libro ci racconta i come e i perché della frattura avvenuta tra i fratelli William ed Harry, l’eredità più preziosa lasciata da Lady D. che li amava sopra ogni altra cosa. In parte la tenuta della monarchia britannica si basava anche sulla prospettiva di William sul trono e al suo fianco il fratello Harry; amatissimi dagli inglesi che non dimenticano il loro contegnoso sfilare a capo chino dietro la bara della madre. Una prova titanica per un 15enne e un 13enne rimasti improvvisamente orfani di colei che maggiormente li copriva di affetto.
Qui la giornalista ed esperta di reali ci conduce all’interno delle stanze e delle sale di Buckingham Palace che dal 1837 è il cuore della monarchia britannica e teatro di tantissime vite, vicende , segreti e retroscena dei Windsor.
La futura regina d’Inghilterra Kate Middleton ha compiuto 40 anni (splendidamente portati e all’apice della sua bellezza) il 9 gennaio 1922, Poco dopo è uscito in Italia questo libro della scrittrice, giornalista di Repubblica e Royal watcher Eva Grippa, dal sottotitolo “Luci e ombre della futura regina”.
E’ un affascinante libro fotografico in cui la stilista di moda, sarta e modista britannica Angela Kelly ci conduce praticamente negli armadi della sovrana più iconica del mondo. La Kelly è stata assistente personale, consigliere e curatore della regina Elisabetta II dal 2002 fino alla sua recente morte. E’ lei che ogni giorno la vestiva e lo ha fatto anche il giorno della sua ultima apparizione, il 6 settembre quando nell’amato castello di Balmoral ha ricevuto la neo premier britannica Liz Truss.
Altra testimonianza per immagini della vita di Elisabetta II, che racconta la lunga vita della sovrana, nata nel 1926, sposatasi nel 1947 ed incoronata nel 1953. Il prezioso volume racchiude splendide fotografie che hanno immortalato tanti momenti della vita privata e pubblica della sovrana. In un mix di bellezza, storia, glamour e cultura.

Il romanzo è ambientato nella Torino degli anni Settanta, città che per cerri versi va considerata come la vera protagonista con tutte le sue luci e le ombre, descritta nei dettagli, resa reale in ogni sua piega, sintesi e rappresentazione della vita italiana di quegli anni. La trama è abbastanza nota. Nel suo pied-à-terre viene ucciso con un’arma del tutto originale l’architetto Garrone un personaggio sordido che vive di espedienti e fa parte di una sorta di “teatrino privato” nel quale Anna Carla Dosio, la moglie di un ricco industriale, e Massimo Campi, giovane omosessuale della buona borghesia, deplorano i vizi, le ostentazioni e la volgarità dei loro conoscenti. Il commissario Santamaria si trova così a indagare tra l’ipocrisia, le assurde velleità e i chiacchiericci che animano il mondo della borghesia piemontese, tra professionisti dalla doppia vita, dame dell’alta società dal fascino snob, e industriali con pochi scrupoli. Pagina dopo pagina si scopre che la vera indagine non è tanto quella tesa a scovare il colpevole quanto il desiderio di svelare vizi e difetti di una società dove regna la doppiezza. Si passa così dalla noia di ricchi imprenditori, alla stanca relazione omosessuale che trascina avanti Massimo Campi, al disprezzo di quell’ambiente di parvenu per i meridionali immigrati e per i ceti più popolari che vivono nei quartieri della città della Fiat. Si intuisce così che Torino, in apparenza ordinata e precisa fino ad essere noiosa, nasconde un cuore malefico e folle. E sono gli stessi autori a far riflettere nel libro il commissario Santamaria, sostenendo come “altre città regalavano al primo venuto splendori e incantamenti, esaltanti proiezioni verso il passato o l’avvenire, febbrili pulsazioni, squisiti stimoli e diversivi; altre ancora offrivano riparo, consolazione, convivialità immediate.
Ma per chi, come lui, preferiva vivere senza montarsi la testa, Torino, doveva riconoscerlo, era tagliata e squadrata su misura. A nessuno, qui, era consentito farsi illusioni: ci si ritrovava sempre, secondo la feroce immagine dei nativi, al pian dii babi, al livello di rospi”. Dal libro è stato tratto anche un celebre, omonimo film diretto da Luigi Comencini e sceneggiato da Age e Scarpelli nel 1975 con Marcello Mastroianni (Santamaria), Jacqueline Bisset (Anna Carla Dosio), Jean-Louis Trintignant (Massimo Campi), Lina Volonghi (Ines Tabusso), Claudio Gora (Garrone), Aldo Reggiani, Pino Caruso, Omero Antonutti.