Informazione promozionale IL ROMANZO DELLA SCRITTRICE TERESA GIULIETTI / Laura è una quarantenne che scrive romanzi e sceneggiature. Dopo anni in giro per l’Italia, decide di fare ritorno alla città natale, Parma. Ma l’incontro con i nuovi vicini di casa si rivela sorprendente: a cominciare da June, scultrice ruvida e seducente, con la quale nasce un sodalizio che abbatte molti luoghi comuni sull’amore.
Più di tutti però viene travolta da Lorenzo, il bambino del primo piano, dodici anni, arguto e premuroso, cinico e pungente, dotato di un’intelligenza formidabile, ma affetto da una grave malattia, la sindrome delle ossa di vetro, che gli impedisce di frequentare la scuola. Sua madre chiede a Laura di affiancarlo nella sua preparazione umanistica. Ogni ora trascorsa col suo omino dalle ossa fragili è per lei un tuffo rinnovato nelle profondità dell’inconscio, da cui riaffiorano timori e incertezze. Lorenzo, con il suo misto di innocenza e sagacia, mette Laura con le spalle al muro e la costringe a rileggere le proprie paure e i suoi reali desideri. “Ormai, l’avevo imparato: il passato non può essere allontanato con un colpo di spugna, non è una macchia di vino caduta sul tavolo, o un disegno fatto a matita che può essere cancellato. Resta impresso sulla pelle, in ogni contorno e lo ridefinisce. Mia madre con tutte le sue ansie, i suoi amori usa e getta, mi aveva definita, tracciando contorni incerti dentro di me. Ero una donna emotivamente in bilico, strattonata da stati d’animo contrastanti che mi sforzavo di contenere, fingendo, atteggiandomi, recitando una parte…”.
Teresa Giulietti è nata e vive a Parma. Lavora come ghostwriter per varie case editrici. Laureata in lettere moderne, ha frequentato la scuola di ayurveda e la scuola Riza di Naturopatia Psicosomatica. Tiene corsi di naturopatia presso scuole per operatori del benessere e associazioni culturali. Ha pubblicato: Le due età (Marsilio, 1989), La mercenaria dei sogni (Borelli, 2001), Pura vida (Edigiò, 2008), C’era una volt@ (Battei, 2012), Le quattro stagioni (Dante Alighieri, 2012), Parma meravigliosa (EDS Edizioni della Sera, 2019) e – per le edizioni Cosmopolis – i volumi Bellezza etica, etica della bellezza: curarsi dentro e fuori nel rispetto della natura (2013) e La bellezza è nel cuore. Un viaggio per imparare a conoscerne ragioni e linguaggio (2016).
Teresa Giulietti I COLORI DELLA FRAGILITÀ – ZONA Contemporanea romanzo pp. 240 – EURO 18 – ISBN 9788864388960
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Laura, in buona parte sono io. Dopo anni di assiduo lavoro come ghostwriter, occupandomi delle vite altrui, sono tornata al romanzo e l’ho voluto fare mettendomi alla prova, con i sentimenti di cui ho sempre avuto più paura. Scrivendo mi sono tolta maschere e ho allentato molte censure.
La protagonista del mio romanzo è una bella quarantenne, vulnerabile e idealista, che come ghostwriter scrive romanzi per ricchi committenti e sceneggiature per la televisione. Dopo parecchi anni in giro per l’Italia, lavorando ai suoi progetti di scrittura, decide di fare ritorno nella piccola città natale, Parma, approdando in quella che sente immediatamente “la sua casa”: un appartamento ad archi affrescati, appartenuto a una vecchia contessa, e inserito in un palazzetto ottocentesco che si affaccia su Via Nazario Sauro.
Animo tormentato da un’infanzia complessa, segnata dalla presenza ingombrante di una madre artista, tanto seducente quanto vulnerabile, Laura vive da qualche tempo una relazione clandestina con Francesco, l’uomo che fugge, il prototipo del narciso incontentabile, da cui viene ossessivamente coinvolta.
E pensare che lei, “accudita da Simone de Beauvoir e Lady Oscar” avrebbe voluto solo un’amante, come le donne emancipate che ha sempre ammirato! E, invece, ne finisce stritolata, accanto a Francesco diventa la donnina di marzapane con le ginocchia che tremano. Quell’ordinarietà da cui si illudeva di poter fuggire, ora diventa la sua fissazione.
Finché l’incontro con i nuovi coinquilini non la trasporta in un vortice di emozioni sconosciute: la scultrice June, che viene ad abitare sopra di lei e martella di notte prendendosela con la materia, bellezza ruvida e sfrontata, uguale a Frida Kahlo nel volto e nell’urgenza delle mani, con la quale nasce un sodalizio magnetico.
E poi, Lorenzo, il bambino dalle ossa color vento, che vive al primo piano con i genitori e Cip, il suo cane filosofo. Un personaggio a cui sono particolarmente affezionata. Anni fa ho avuto modo di conoscere un bimbo come lui, affetto da una grave forma di osteogenesi imperfetta, più conosciuta come sindrome delle ossa di vetro; il padre mi chiese di scrivere la sua storia da regalare al fratellino. Un giorno così…
Era un bambino unico, caparbio, intuitivo, capace di lasciarti senza parole. Ora Lorenzo vive tra le pagine di questo romanzo; l’ho voluto custodire, preservare dalla morte perché almeno i libri hanno il potere di rendere i bambini come Lorenzo dei supereroi.
Laura, su richiesta della madre, accetta di affiancare Lorenzo nella sua preparazione umanistica poiché la sua malattia e i frequenti ricoveri in ospedale gli impediscono di frequentare la scuola. Fin dal primo incontro, Laura si sente attratta dalla genialità di questa creatura tanto arguta e premurosa quanto cinica e pungente, dotata di un’intelligenza selettiva che mette a soqquadro ogni sua indulgenza. Lorenzo è ambizioso, vuole diventare il Van Gogh del 2000, nonostante le sue mani tremino e i suoi polsi siano di ceralacca.
Assegna un colore a tutti, inventa un nome per ogni persona che insegue ogni giorno dalla sua finestra. Legge con voracità biografie dei grandi artisti, romanzi che raccontano dei più grandi amori e divide ogni ora della sua vita con Cip, un cane meticcio molto saggio che lui chiama il Filosofo. Laura capisce subito di non poter avere scampo con lui; con quel misto di innocenza e sagacia, il bambino dalle ossa di vetro mette Laura con le spalle al muro e la costringe a rileggere le sue paure e i suoi reali desideri, attraverso una lente nuova e illuminante: la fragilità da cui tentava di fuggire diventa la chiave interpretativa nella quale ritrovare slancio e significato.
In questo romanzo mi ritrovo spesso e quasi ovunque: nell’uso calibrato e sonoro delle parole, nella mia passione per il colore, la poesia, la musica dei cantautori francesi e gli animali che da sempre difendo. Nella curiosità verso ogni forma di amore e nell’idea del ritorno. Anche io, dopo aver vissuto in altre città, ho deciso di far ritorno a Parma, una città di cui mi sono innamorata con un discreto ritardo ma che ora considero il nido sempre pronto ad accogliermi.
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Poi scorrono pagine sublimi in cui Astolfo si innamora della foto di una donna misteriosa che campeggia su una pietra tombale priva di nome e date. E’ un colpo di fulmine e anche l’inizio di un mistero. Malinverno la battezza Emma (come la flaubertiana Bovary), ne cura la sepoltura con infinita attenzione, e la sua vita cambia quando arriva una donna che è identica a quella della foto. E’ Ofelia, si porta dentro un dolore che viene da lontano ed è uno dei personaggi chiave.
Centrale è il desiderio di mutazione di tre donne.
Al centro c’è la narrazione del difficile dialogo tra civiltà diverse; tema che l’autrice vive sulla sua pelle, lei che è nata a Rabat, in Marocco (nel 1981), e vive a Parigi.
Ci conduce nel vecchio West e ci catapulta in una storia vera, quella dell’esperimento poi fallito condotto dall’esercito per importare in Nord America decine di cammelli e dromedari dal Medio Oriente.

Dai misteriosi “Pedoca” che abitano le cime e le valli segrete ricche d’oro, ai draghi serpentini e alati dalla bocca multilingue che emette fuoco, fino all’ “uomo selvatico” (òm searvy nelle vallate piemontesi), “mezzo uomo e mezzo scimmia” presente dai tempi dei tempi nella cultura popolare di molte regioni alpine e appenniniche: è “un mondo di fiaba che però contiene saggezze remote di cui troppo spesso ci si è dimenticati”, quello tracciato (fra scienza, letteratura e arte) dall’ultimo libro di Donatella Taverna ( torinese, scrittrice, giornalista e nota critica d’arte) che, dopo aver indagato in opere precedenti l’antico mondo del magico femminile, approfondisce ora l’argomento estendendolo ad esseri magici di natura differente nel suo recente “Esseri misteriosi nella tradizione popolare piemontese”. Oltre 200 pagine pubblicate dalla casa editrice “Atene del Canavese” (fondata, con nome altamente impegnativo, nel 2010 da Giampaolo Verga) e accompagnate dalle rigorose illustrazioni di Carla Parsani Motti – con cui la Taverna annovera una lunga storia di collaborazioni – il libro nasce da lontano. “Dall’interesse storico – ricorda la stessa Taverna – per il ruolo femminile nella società e dall’approfondimento su biografie femminili particolari dalla doppia valenza, storica e magica, come quella di Annette d’Alençon o della Regina Giovanna o di Anna di Cipro/Melusina: regine spesso trasformate in fate o in streghe nella legenda popolare e che acquisiscono poteri magici, taumaturgici oppure malefici. In alcune zone, ciò accade perfino a Maria Cristina di Savoia, la prima Madama Reale”. “Era dunque inevitabile, provenendo anche da una formazione postuniversitaria archeologico-antropologica, che mi lasciassi coinvolgere – sottolinea ancora la scrittrice – dalle correlazioni. Come nel caso delle fate che lasciano coppelle sui massi erratici, o di quelle che hanno zampe d’oca, di gallina o di mulo e rievocano tradizioni popolari che sono in realtà travestimenti fiabeschi di un passato
remoto”. “Fate”. E “Pedoca”, “lontane genti di origini misteriose, con donne alte e bionde, bellissime, ma con i piedi palmati, che narrano di un modo mirabile in cui proprio fra le montagne piemontesi fu donata agli uomini una serie di consapevolezze importanti per la sopravvivenza, dalla fabbricazione del formaggio all’estrazione dell’oro”. “Ed é proprio attraverso le affabulazioni legate a questi esseri particolari– continua la scrittrice – che si rivela la civiltà del Piemonte preromano, ricca, straordinaria e complessa, studiata invece per lo più come se esprimesse soltanto rozzi pastori primitivi senza cultura e senza scrittura. Queste ricerche, sviluppatissime in Francia e in altre regioni italiane, in Piemonte sono state intraprese solo approssimativamente e di solito con scarsa cura e scarso approfondimento per le tracce rimaste, lasciando invece spazio a storielle di masche e fuochi fatui o a storie cupe di riti satanici che non hanno dal mio
punto di vista alcun interesse archeologico e culturale, anche perché su questi argomenti si leggono troppo spesso vere e proprie sciocchezze prive di ogni fondamento”. Un libro dunque che intende anche colmare (attraverso la sua veste scientifica, con note e bibliografia in più lingue) spazi e desideri di “verità” storiche trascurate nel tempo. E che, nelle parole dell’autrice, già guarda a ben chiari progetti futuri. “Quelli più immediati – conclude infatti la Taverna – riguardano un ulteriore approfondimento dello studio di quelle genti lontane che precedevano la romanizzazione e che una così vasta e profonda traccia lasciarono nella nostra storia. Ma per creare un po’ di suspense dirò che l’intento è di ripartire dalla chioccia con i suoi dodici (o sette) pulcini d’oro…”. Un piccolo sasso gettato nello stagno delle curiosità. A noi individuare, nei cerchi dell’acqua, il giusto indizio. Per restare in tema di “misteri”.
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
cool di Brooklyn) e sprofonda in una tragedia senza spiegazione. La sua adorata figlia di 3 anni, Carrie, (nome che richiama l’opera satanica di Stephen King) scompare misteriosamente dall’appartamento mentre stavano giocando a nascondino. Nessuno è entrato, nessuno è uscito…ma allora cosa è successo?
Carolina Pobla “I gerani di Barcellona” – Garzanti- euro 18,00
Morten A. Strøksnes “Il libro del mare” -Iperborea- euro 17,50
Eudora Welty “Nozze sul Delta” -minimum fax- euro 18,00
Premio coraggioso, di vasto riconoscimento internazionale, che anche in questo ansiogeno periodo di emergenza sanitaria ha deciso di non fermarsi, per continuare a proporsi come “progetto culturale e didattico di promozione alla lettura e di diffusione della letteratura contemporanea, in particolare fra i giovani”. In gara troveremo, anche quest’anno, autrici e autori italiani e stranieri, con opere di narrativa pubblicate in Italia fra il gennaio 2020 e il gennaio 2021. Il bando di partecipazione scade il 31 gennaio 2021 ed è scaricabile, con tutte le informazioni sulle modalità di partecipazione, da parte delle case editrici sul sito www.fondazionebottarilattes.it. La cinquina dei romanzi finalisti selezionati da una Giuria Tecnica, presieduta da Gian Luigi Beccaria (linguista, critico letterario e saggista) sarà annunciata mercoledì 14 aprile 2021 a mezzo stampa, sul sito e i canali social della fondazione di Monforte d’Alba. La parola passerà quindi ai giovani, che continuano a essere i veri protagonisti del Premio. Tra aprile e settembre 2021 i cinque romanzi finalisti saranno letti e discussi dai 400 studenti delle 25 Giurie Scolastiche, una all’estero e ventiquattro in Italia, che variano ogni anno, “per dare la possibilità al maggior numero di ragazze e ragazzi di confrontarsi con la lettura di autori contemporanei e con l’espressione e l’affinamento del giudizio critico, utile a sapere meglio interpretare le tante complessità del mondo”. Sabato 2 ottobre 2021 ragazze e ragazzi esprimeranno in diretta il loro voto per proclamare il vincitore nel corso della cerimonia di premiazione in cui saranno presenti i finalisti al Teatro Sociale di Alba. Scrittrici e scrittori in gara terranno inoltre un incontro con gli studenti delle scuole del territorio cuneese. Lo stesso giorno il vincitore del “Premio Speciale Lattes Grinzane” ( assegnato dalla Giuria Tecnica a un’autrice o ad un autore internazionale che nel corso del tempo si sia dimostrato meritevole di un condiviso apprezzamento di critica e di pubblico) terrà una lectio magistralis, aperta al pubblico, su un tema letterario a propria scelta e sarà insignito del riconoscimento. I due appuntamenti saranno inoltre trasmessi in diretta streaming sul sito e sui canali social della Fondazione Bottari Lattes, permettendo così di raggiungere pubblici diversi e lontani e mettendo a disposizione di tutti importanti contenuti della grande narrativa contemporanea. Nella scorsa, decima edizione, del Premio ad aggiudicarsi il podio d’onore è stata la scrittrice turca, residente a Londra, Elif Shafak con il romanzo “I miei ultimi 10 minuti e 38 secondi in questo strano mondo” edito da Rizzoli, mentre il Premio Speciale è andato alla Protezione Civile, come apprezzamento per il grande impegno profuso nell’affrontare l’emergenza sanitaria. A ritirarlo è stato lo stesso Angelo Borrelli, Capo della Protezione Civile.