ECONOMIA- Pagina 46

Il Distretto del Cibo incontra il CAAT

Durante la 76esima edizione della Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola, il Distretto del Cibo Chierese-Carmagnolese ha inaugurato un nuovo percorso di valorizzazione territoriale, presentando la prima vetrina presso il CAAT (Centro Agroalimentare di Torino).
L’iniziativa si realizza proprio nei giorni di svolgimento della fiera e sancisce l’avvio di un format che vuole coinvolgere nel tempo tutti i prodotti e i Comuni del Distretto, superando la logica del singolo evento e sviluppando una promozione sull’intera fiera agroalimentare locale.
L’iniziativa, promossa dal Distretto del Cibo Chierese Carmagnolese in collaborazione con il CAAT, il Consorzio del Peperone di Carmagnola e la Fiera Nazionale del Peperone, rappresenta la puntata zero di un percorso condiviso, che nasce dalla firma di un protocollo d’intesa tra il Distretto e il Caat e che, se questa volta riguarda il peperone di Carmagnola, nelle prossime occasioni riguarderà l’asparago di Santena, il pomodoro costoluto di Cambiano, la tinca di Poirino, la menta di Pancalieri e tutte le altre eccellenze dei trenta Comuni che fanno parte del distretto.

“Questa iniziativa rappresenta l’inizio di una collaborazione strutturata tra il distretto del Cibo e il CAAT – spiega Roberto Ghio, Presidente del Distretto del Cibo Chierese- Carmagnolese – con l’obiettivo di creare una vetrina stabile e replicabile per tutti i prodotti e le eccellenze del territorio. Non si tratta solo di vendita, ma di una valorizzazione delle filiere, della tracciabilità e della qualità dei prodotti locali, costruendo una rete capace di coinvolgere aziende, istituzioni e operatori.
La Fiera del Peperone di Carmagnola diventa il palcoscenico di partenza di un percorso che, nel tempo, vedrà protagonisti tutti i prodotti e le realtà agricole dei nostri trenta Comuni”.

“Questa vetrina- evidenzia il Presidente del CAAT Fabrizio Galliati – valorizzerà il peperone, prodotto ben conosciuto al CAAT, durante i giorni della Fiera e non solo ne promuoverà la visibilità,  ma lo valorizzerà come logica di filiera e di territorio. In questa edizione è dunque protagonista il peperone di Carmagnola, con il coinvolgimento del Consorzio del Peperone di Carmagnola e della Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola, ma in futuro il format potrà raccontare altri prodotti e altre storie del territorio, in contesti strategici in cui si incontrano produttori,  operatori e nuove opportunità di mercato. È  il primo passo per un progetto che vuole focalizzare il ruolo del CAAT come risorsa per i cittadini e il territorio, grazie a un programma più ampio, in collaborazione con il Distretto del Cibo Chierese e Carmagnolese.
Per questa prima edizione è stato prezioso il contributo di Simona Riccio, Linkedin Top Voice Italy e Agrifood & Organic Specialist nell’organizzazione dell’iniziativa che inaugura una stagione di eventi per la valorizzazione dei  nostri prodotti e del territorio”.

Il progetto coinvolge in modo diretto i grossisti , come racconta Stefano Cavaglià, presidente Associazione Grossisti del CAAT: “Avere una vetrina speciale al CAAT di Torino per il Peperone di Carmagnola significa aprirsi ad un mercato internazionale. Grazie ai membri della nostra associazione , il prodotto raggiunge Piemonte, val d’Aosta, Liguria e persino la Francia”.

La Vetrina del Peperone sarà allestita nella galleria d’ingresso del CAAT, in un punto ad alta visibilità  e presenterà le originali valigette del Consorzio contenenti peperoni freschi, affiancati da materiali informativi. Il team operativo garantirà la cura quotidiana dello spazio e il coordinamento delle attività. Vi saranno anche momenti di  coinvolgimento della tradizione locale, con la visita di Re Peperone e della Bella Povronera alla galleria del CAAT.
Questa iniziativa dimostra come la sinergia tra enti e attori del territorio può generare nuove opportunità per promuovere eccellenze locali.

Mara Martellotta

Tutti i numeri del turismo nella montagna. Uncem: flussi in aumento

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Il turismo nelle aree montane italiane incide per il 6,7% del PIL, un valore in linea con la media nazionale. Secondo il Rapporto Montagne Italia di UNCEM, realizzato con IPSOS, il 90% degli intervistati considera la montagna italiana “un’importante attrattiva turistica”, mentre il 56% la vede come un luogo dove vivere.

Il documento analizza la situazione di 387 comunità territoriali tra Alpi e Appennini, aree omogenee di Comuni impegnati in strategie e piani di sviluppo condivisi. Nel 2023, queste zone contavano in media 19,3 posti letto ogni 100 abitanti e 1.200 presenze turistiche per 100 abitanti, con una durata media del soggiorno di 3,1 giorni.

Il rapporto – edito da Rubbettino nell’ambito del progetto ITALIAE della Presidenza del Consiglio dei Ministri – sottolinea che il turismo in montagna non può esistere senza agricoltura e cura del territorio. “Il turismo c’è perché ci sono paesi e comunità”, ricorda Marco Bussone, presidente UNCEM. “È a nostro giudizio sbagliato parlare di overtourism nella montagna. Possiamo piuttosto parlare di picchi in alcuni periodi dell’anno, di aumento di flussi in alcuni giorni e in poche aree. Ma non di overtourism. Come è invece necessario parlare di limiti, prima di tutto di chi affronta i territori per motivi ludico-sportivi”.

Bussone invita a considerare la complessità dei sistemi montani, dove ecologia e presenza umana sono strettamente intrecciate: “Le comunità dei paesi, che non sono borghi turistici, sono fondamentali. Accolgono e sono decisive per il turismo stesso. Evitarli, pensare non ci siano, è assurdo e inopportuno. Chi sale non porti tutto da casa. Compri in valle, faccia vivere quei negozi e quei bar. Non chiediamo assistenzialismo, ma buonsenso e incontro. Comunione con le comunità dei territori. Che sono la vita delle montagne stesse”.

I dati in sintesi

  • Occupazione turistica: in media 650 addetti per comunità territoriale. Il massimo si registra in Alto Adige, a Villabassa-Alta Pusteria, con 12.849 occupati. Seguono Verano e Tires (Alto Adige), Dolomiti Bellunesi. In coda, Bassa Valle del Tirso e Grighine (Sardegna), Vette dei Nebrodi (Sicilia), Locride (Calabria).

  • Incidenza sul PIL locale: record nelle Dolomiti, con Trento (72%), Soraga di Fassa (62%), Tires (59%). In 63 comunità l’incidenza è sotto l’1%.

  • Posti letto: picco a Soraga di Fassa (254 ogni 100 abitanti), seguita da Walser Monte Rosa (239), Baldo-Garda (220), Spormaggiore (197) e Valdigne-Mont-Blanc (170).

  • Presenze turistiche: Soraga di Fassa (30.000), Spormaggiore (27.000), Baldo-Garda (19.000), Luserna (13.000) e Vermiglio (12.000).

  • Durata media del soggiorno: primato all’Alto Maceratese (13 giorni), seguito da Versante Ionico (Calabria), Terre di Castelli (Emilia Romagna), Area Grecanica e Sila Greca (Calabria), Metauro (Marche) e Lambro-Mingardo (Campania).

I dati completi per le 387 comunità territoriali, con la lista dei Comuni di ciascuna, sono disponibili su richiesta a UNCEM.

Uncem: tutti i numeri del turismo in montagna

Il turismo vale il 6,7% del PIL delle montagne italiane. È un valore in linea con quello dell’intero Paese. Il 90% degli intervistati da IPSOS sul Rapporto Montagne Italia realizzato da Uncem ritiene le aree montane italiane “un’importante attrattiva per i turisti”. E il 56% un luogo dove vivere. Nell’estate dell’aumento dei flussi verso le montagne italiane, il Rapporto realizzato dall’Unione nazionale dei Comuni, Comunità, Enti montani, fa un quadro in tutte le aree montane del Paese. Alpi e Appennini sono suddivisi in 387 “comunità territoriali”, aree omogenee di Comuni che già lavorano insieme in strategie e piani di sviluppo locale. Il riferimento ai dati del Rapporto è il 2023. Nelle Alpi e negli Appennini vi sono 19,3 posti letto alberghieri ed extralberghieri ogni 100 abitanti. Il numero di presenze (pernottamenti) registrate nel corso di un anno negli esercizi alberghieri ed extralberghieri è in media di 1200 ogni 100 abitanti. La durata media delle permanenze, dividendo il numero delle presenze per quello degli arrivi, cioè dei turisti, è di 3,1 giorni di permanenza.

Il Rapporto Uncem – edito da Rubbettino e realizzato nell’ambito del Progetto ITALIAE della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento Affari regionali e per le Autonomie, https://uncem.it/uncem-presenta-il-rapporto-montagne-italia-2025/ – fa una analisi complessiva dei sistemi montani, nei quali il turismo non sarebbe possibile senza agricoltura e senza gestione dei versanti. “Il turismo c’è perché ci sono paesi e comunità – evidenzia Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem – È importante e in crescita. È a nostro giudizio sbagliato parlare di overtourism nella montagna. Possiamo piuttosto parlare di picchi in alcuni periodi dell’anno, di aumento di flussi in alcuni giorni e in poche aree. Ma non di overtourism. Come è invece necessario parlare di limiti, prima di tutto di chi affronta i territori per motivi ludico-sportivi. Uno dei limiti è non capire che nelle aree montane, più che nelle città e nelle coste, si va in sistemi complessi, ecologici e antropici. E che le comunità dei paesi, che non sono borghi turistici, sono fondamentali. Accolgono e sono decisivi per il turismo stesso. Evitarli, pensare non ci siano, è assurdo e inopportuno. Chi sale non porti tutto da casa. Compri in valle, faccia vivere quei negozi e quei bar. Non chiediamo assistenzialismo, ma buonsenso e incontro. Comunione con le comunità dei territori. Che sono la vita delle montagne stesse”.

I dati complessivi della Montagna italiana nel Rapporto

La Tav. 7.6 del Rapporto Montagne Italia misura la consistenza della occupazione turistica in ciascuna Comunità Territoriale rappresentando semplicemente il numero totale di occupati. Nella classe nella quale il numero di occupati è maggiore si superano i 940 occupati per singola Comunità Territoriale; in quelle nelle quali il numero è minore non si raggiungono i 70 occupati per ciascuna Comunità Territoriale; il valore medio è di 650 occupati per singola Comunità Territoriale.
La Tav. 7.8 misura sul lato dell’offerta la dotazione di posti letto negli esercizi alberghieri ed extralberghieri (escluse quindi le seconde abitazioni private in proprietà o in affitto) di ciascuna Comunità Territoriale rapportandola alla consistenza della popolazione; nella classe dove la dotazione è maggiore si superano i 30 posti letto per 100 abitanti, in quella dove è minore abbiamo meno di un posto letto per abitante; la media è di 19,3 posti letto per 100 abitanti.
La Tav. 7.9 misura sul lato della domanda il numero di presenze (pernottamenti) registrate nel corso di un anno negli esercizi alberghieri ed extralberghieri (escluse quindi le seconde abitazioni private in proprietà o in affitto) di ciascuna Comunità Territoriale rapportandola alla consistenza della popolazione; nella classe dove la le presenze sono più numerose si superano le 1.400 presenze (pernottamenti) per 100 abitanti, in quella dove sono meno numerose abbiamo meno di 24 presenze  per abitante; la media è di circa 1.200 presenze per 100 abitanti.
La Tav. 7.10 misura, sempre sul lato della domanda, la durata media delle permanenze, dividendo il numero delle presenze per quello degli arrivi, cioè dei turisti; nella classe dove la durata è maggiore si superano le 4 giornate di durata media, in quella dove è minore abbiamo meno di due giornate per ciascuna vacanza; la media è di 3,1 giorni di permanenza.
Relativamente più complesso l’indicatore rappresentato nella Tav. 7.7 che misura l’incidenza percentuale del valore aggiunto della filiera turistica (considerando quindi il complesso delle attività che concorrono direttamente o indirettamente alla produzione dei servizi di accoglienza e di ospitalità), sul totale del valore aggiunto di ciascuna Comunità Territoriale, dunque è la misura più significativa della importanza del turismo nella economia locale; nella classe dove la incidenza è maggiore il turismo concorre per circa l’11% e oltre al PIL;, in quella questa incidenza è minore si arriva a poco più dell’1% del PIL totale; la incidenza media è di circa il 6,7% del PIL, in linea con il valore medio nazionale.

I numeri nelle Comunità Territoriali descritti nel Rapporto
Andiamo nel dettaglio dei territori. Quello con la maggiore “occupazione turistica” è in Alto Adige, provincia di Bolzano. È l’area di Villabassa, Alta Pusteria, per intenderci quella Villabassa. 84mila abitanti, per 12.849 occupati nella filiera turistica. Numeri molto rilevanti, nella zona del Lago Braies. Sul “podio” del numero di occupati nel turismo vi sono altre due aree dell’Alto Adige: la Comunità territoriale di Verano e quella di Tires. A seguire, le Dolomiti Bellunesi. Al fondo dell’elenco, sempre sul fronte dell’occupazione nel turismo, vi sono tre zone montane delle isole e del Mezzogiorno: Bassa Valle del Tirso e Grighine (Sardegna), Vette dei Nebrodi (Sicilia), Locride.
Le Dolomiti hanno la meglio sull’incidenza percentuale del valore aggiunto della filiera turistica sul totale del valore aggiunto di ciascuna Comunità Territoriale. Podio nel Rapporto Uncem tre aree del Trentino, ovvero le Comunità Territoriali di Trento (72%), Soraga di Fassa (62%), Tires (59%). Buoni i numeri dell’area di Tenno (Trentino), della Elimo Ericini (Sicilia) e ancora in Trentino della Comunità Territoriale Villabassa Alta Pusteria. In 63 Comunità Territoriali montane descritte nel Rapporto, l’incidenza è sotto l’1%. “Più in basso” troviamo le aree del Monte Mauro (Molise), Gerrei (Sardegna), Krimisa (Calabria), e della Bassa Valle del Tirso e Grighine (Sardegna).
Sui posti letto alberghieri ed extralberghieri, numeri altissimi a Soraga di Fassa, Trentino-Alto Adige, con 254, seguita dall’area Walser Monte Rosa in Val d’Aosta con 239. Poi l’Unione Montana del Baldo-Garda in Veneto (220), la Comunità Territoriale di Spormaggiore (nel Parco Adamello-Brenta, in Trentino-Alto Adige) con 197 posti letto ogni 100 abitanti, seguita dall’area Valdigne-Mont-Blanc in Valle d’Aosta con 170. Bene anche l’Alta Val Susa con 149 e nel Mezzogiorno la Comunità Montana Lambro Mingardo.

Per quanto riguarda le presenze turistiche (numero pernottamenti nell’anno negli esercizi alberghieri ed extralberghieri, escluse quindi le seconde abitazioni private in proprietà o in affitto, di ciascuna Comunità Territoriale rapportati alla consistenza della popolazione), in testa troviamo le Comunità Territoriali di Soraga di Fassa (30mila), Spormaggiore (27mila), l’area del Baldo-Garda (19mila), di Luserna (13mila), di Vermiglio (12mila).
La durata media delle permanenze, ottenuta nel Rapporto Montagne Italia Uncem dividendo il numero delle presenze per quello degli arrivi, cioè dei turisti, vede con ottimi numeri l’Alto Maceratese, nelle Marche, con 13 giorni di durata media. Seguono l’area della Comunità Territoriale del Versante Ionico, in Calabria, poi Terre di Castelli in Emilia Romagna, l’Area Grecanica e la Sila Greca in Calabria, il Metauro nelle Marche e la Comunità montana Lambro e Mingardo in Campania
cs

Automotive, il Marocco sorpassa l’Italia grazie a Stellantis: doppiata la nostra produzione

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Il risultato è frutto di una strategia industriale ben definita, con investimenti significativi e una visione a lungo termine sostenuta dal governo marocchino e dal coinvolgimento di grandi gruppi come la stessa Stellantis.

Un sorpasso favorito proprio da Stellantis che ha raddoppiato la produzione di veicoli in Marocco, passando da 200mila a 400mila unità e quadruplicato la produzione di motori, da 80mila a 350mila unità.

Leggi l’articolo su L’identità:

Automotive, il Marocco sorpassa l’Italia grazie a Stellantis

Uncem: bene il Governo sulle strategie del territorio

“I territori che nei giorni scorsi hanno trasmesso Strategie di Green Community al Ministero degli Affari regionali, a valere sul bando PNRR, hanno grande fiducia negli uffici che stanno analizzando le proposte. Quelle Strategie sono futuro, non sono insieme di progetti, non sono atto burocratico, mera questione di spesa. Vanno oltre il PNRR stesso. Sono strumenti per affrontare le crisi ecologica e demografica delle zone montane. Alpi e Appennini hanno nella Strategia nazionale delle Green Community, come Uncem racconta nel Rapporto Montagne Italia 2025, la risposta alle urgenze del presente e del domani. Con nuovi abitanti e nuove opportunità. Vanno colte queste sfide e il bando PNRR dotato di 12 milioni di euro è importantissimo. Altre risorse economiche andranno trovate. Confidiamo nel lavoro che il Ministro Calderoli, con il Ministro Foti, faranno per dare forza alla Strategia delle Green Community, insieme con Strategia delle Aree interne, delle foreste, delle Montagne italiane. Servono visioni politiche d’insieme per dire come i territori si trasformano”.

Così Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem, a pochi giorni dalla chiusura del bando PNRR per le Green Community. Si tratta del secondo Avvisol, dopo quello del 2021 al quale hanno partecipato 200 territori italiani.

Distretti del Commercio, bando per i progetti strategici

E’ aperto il bando con cui la Regione Piemonte mette a disposizione oltre 7,2 milioni di euro per il sostegno ai progetti strategici presentati dai Distretti del Commercio, da svilupparsi negli anni 2025-2027.

È un provvedimento fortemente voluto dall’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte Paolo Bongioanni, che spiega: «I Distretti del Commercio sono lo strumento cardine che ho posto al centro del rilancio e della competitività del commercio piemontese, per metterlo in condizione di vincere sfide come la concorrenza dell’e-commerce, la desertificazione commerciale specie nelle aree interne, il rilancio urbanistico, il presidio delle periferie e dei piccoli centri, l’innovazione tecnologica e dei servizi offerti. Uno dei primi atti al mio arrivo all’assessorato è stato l’istituzione del Tavolo del Commercio assieme alle associazioni di categoria: questo bando è stato scritto assieme a loro, ascoltando le loro indicazioni e priorità a garanzia dell’efficacia degli interventi».

Istituiti nel 2020, i Distretti del Commercio in Piemonte sono 74, cui quest’anno se ne aggiungeranno 20 di nuova costituzione, se dichiarati ammessi all’elenco regionale e che hanno potuto beneficiare del contributo di 50mila euro per l’avviamento dell’attività. Dei 94 distretti totali, 53 sono quelli urbani nell’ambito di un solo Comune (Duc), e 41 quelli diffusi su più Comuni (Ddc).

A questo link la mappa completa dei Distretti in Piemonte:

https://www.geoportale.piemonte.it/visregpigo/?context=13dd5f17-e8ec-d4fd-e48b-763e690977d8

Ogni Distretto del Commercio potrà ora presentare e candidare a finanziamento un unico progetto strategico. Il bando resterà aperto fino al 7 ottobre, e assegna a ogni distretto un contributo a fondo perduto pari all’80% della spesa progettuale ammessa per un importo massimo di 250mila euro per i progetti in conto capitale; per gli interventi di spesa corrente il contributo regionale copre fino all’80% del costo del progetto ma con un massimo di 40.300 euro.

Quali interventi potranno essere finanziati con questo bando? Sono ammesse nell’ambito del progetto strategico candidato a contributo regionale, a titolo d’esempio, le spese relative a progetti di qualificazione urbana, interventi inerenti il design urbano e gli spazi pubblici, progetti di sistemazione delle aree mercatali, iniziative di riqualificazione e rigenerazione urbana, politiche attive sul riuso degli spazi sfitti, interventi per il recupero e la valorizzazione dei locali commerciali storici, progetti di consegna delle merci a domicilio e creazione di un sistema organizzato e agile per la distribuzione delle merci, formazione, informazione e servizi di accompagnamento degli imprenditori e degli addetti del settore della distribuzione, interventi volti all’ammodernamento e al miglioramento dell’esteriorità delle attività commerciali (vetrine, insegne, facciate, tende, pergole, dehor, banchi mercati, illuminazione esterna…).

Conclude l’assessore Bongioanni: «Entro 70 giorni dalla chiusura del bando pubblicheremo la graduatoria dei progetti finanziabili. Sarà la fotografia del commercio del Piemonte del futuro, della sua capacità di fare sistema e massa critica, ma soprattutto di intervenire in modo fattivo nei processi di governance del territorio e della società piemontese».

Piemonte, emergenza idrica: caldo estremo e assenza di piogge aggravano la crisi

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In Piemonte la situazione idrica resta critica per il perdurare di scarsi afflussi e la mancanza di precipitazioni significative. L’ondata di caldo, con temperature da bollino rosso e zero termico oltre i 4500 metri, ha ulteriormente ridotto le portate dei corsi d’acqua, aggravata anche dall’assenza di neve alle quote medio-alte. Secondo Anbi Piemonte, queste condizioni stanno provocando una marcata carenza idrica in gran parte del territorio, proprio nel pieno della fioritura del riso, con la stagione ormai al termine nel principale distretto risicolo europeo.

Foto Fabio Liguori

Artigianato, previsioni in calo sul fronte occupazionale

Le previsioni circa l’andamento occupazionale registrano un calo di quasi un punto percentuale passando da -5,44 a -6,17%. 

Il dato relativo all’ipotesi di assunzione di apprendisti scende di circa 2 punti percentuali, passando da -19,22% al -20,96% 

Rimane sempre negativo il dato relativo alle previsioni di produzione totale, che sale leggermente passando dal -14,17% al -13,06%. 

Il saldo relativo all’acquisizione di nuovi ordini mantiene un valore negativo, salendo da -12,95% a -14,44%. 

Aumenta la percentuale di imprese che non hanno programmato investimenti: da 74,90% a 78,35% 

Diminuisce la percentuale negativa di previsione di acquisizione di nuovi ordini per esportazioni passando dall’attuale valore -29,30% a -20,97%, diminuisce la percentuale di chi prevede un calo degli ordini per le esportazioni passando dal 33,20% al 22,34 ma diminuisce vertiginosamente la stima di esportazioni costanti che passa dal 62,90% al 34,71%.

Sale ancora la previsione di regolarità negli incassi: da 64,95% al 68,38%; diminuisce la stima dei ritardi, passando dal 33,50% al 30,58%; le previsioni di anticipinegli incassi continuano a rimanere minimi, passando dallo 1,55% all’1,03%. 

Commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte: “L’indagine congiunturale relativa al terzo trimestre del 2025 ci conferma un clima di sfiducia da parte delle imprese. L’intensificarsi della predazione fiscale e della morsa burocratica non aiutano. Raddoppia la percentuale di imprese che non occupa personale dipendente che passa dal 9,22% al 18,56%, l’andamento occupazionale scende ancora passando dal -5,44% al -6,17%, diminuisce anche il dato relativo all’assunzione di apprendisti che passa dal -19,22% al -20,96%.

 

Continua Felici: “I dati relativi alla produzione invece, pur rimanendo ancora negativi, salgono lievemente passando dal -14,17% al -13,06%. Preoccupante il dato relativo all’acquisizione di nuovi ordini che vede aumentare la negatività del saldo che passa dal -12,95% al -14,44%. Si denota però un sostanziale miglioramento per quanto riguarda la percentuale di carnet ordini superiori a tre mesi che aumenta e passa dall’11,95% al 20,62%.”

Allarmante –conclude Felici-  è il dato relativo alla previsione di acquisizione nuovi ordini per le esportazioni, il corto circuito mediatico legato ai dazi ha fatto scendere vertiginosamente la percentuale di stima degli ordini costanti per le esportazioni che passa dal 62,90% al 34,71%, questo dato ci dimostra che le imprese prevedono circa il 28% di ordinativi per le esportazioni in meno, la preoccupazione degli imprenditori si riflette anche sul dato percentuale relativo alle aziende che non prevedono di fare investimenti nei prossimi 12 mesi che sale ancora e passa al 78,35% ” “L’intensificarsi della predazione fiscale e della morsa burocratica non aiutano

L’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte ha redatto la terza indagine trimestrale congiunturale del 2025 utilizzando un questionario telematico rivolto ad un campione significativo di 2.250 imprese selezionate nei comparti di produzione e di servizi che rappresentano maggiormente l’artigianato della nostra regione.  

 

PIL Piemonte +0,2% nel secondo trimestre. Segnali da turismo, commercio e costruzioni. Resta l’incognita dazi

 Nonostante le incertezze legate al manifatturiero, al rischio di nuovi dazi statunitensi e alle tensioni internazionali, l’economia piemontese mostra una tenuta superiore alle attese. Nel secondo trimestre 2025 il PIL regionale segna un +0,2% su base annua (rispetto al II trimestre 2024) e un +0,3% rispetto al trimestre precedente.

Si tratta delle stime preliminari di PILNOW, il superindice sviluppato dal Comitato Torino Finanza presso la Camera di Commercio di Torino, in grado di anticipare di circa dodici mesi i dati ufficiali, che per le regioni sono solo annuali e pubblicati “un anno dopo”.

La crescita, pur contenuta, rappresenta un recupero rispetto al quasi stallo del primo trimestre (+0,1%) e supera leggermente la dinamica congiunturale nazionale (+0,1%). Tuttavia, in tendenza, il Piemonte resta sotto la media italiana (+0,4%) e ben al di sotto dell’Unione Europea (+1,4%), trainata da Spagna (+2,8%) e Francia (+0,7%), mentre la Germania esce dalla recessione con un +0,4%.

Il ritorno alla crescita tedesca, principale partner commerciale, ha alleggerito le pressioni sull’economia regionale, anche se l’export verso Berlino è ancora in calo del 10%. La propensione all’export piemontese scende dal 40% al 36% del PIL, con un passaggio da 64 a 59 miliardi di euro di vendite annualizzate. Il comparto automotive resta il più penalizzato dalla domanda europea debole; l’effetto dei dazi, invece, non è ancora pienamente visibile.

Sul fronte occupazionale i segnali sono positivi: +0,6% gli occupati complessivi (contro +1,8% a livello nazionale), spinti da commercio e turismo (+7%), costruzioni (+5,3% grazie al PNRR) e servizi (+1,5%). Il manifatturiero arretra del 5,9%. La cassa integrazione si riduce da 8 a 4 milioni di ore mensili, pari a 0,4 punti di PIL “recuperati”.

Il turismo internazionale continua a crescere (+6,7%, pari a 1,1 milioni di presenze in più e circa 300 milioni di euro di spesa extra), affiancato da un +1,2% di visitatori italiani. Tuttavia, questa crescita compensa solo il 10% del calo dell’export manifatturiero (circa 5 miliardi annui). Bene anche energia (+2,5%, oltre la media nazionale) e trasporti pesanti, sostenuti da turismo e logistica.

L’inflazione, al 1,5%, resta un freno, con rialzi superiori alla media nel turismo (+3,8%), nei servizi per la casa e bollette (+2,8%) e negli alimentari (+3,4%), contribuendo alla lieve flessione dei consumi in volume (-0,1%).

Il credito all’economia è stabile: +3,7% per il credito al consumo, segno di fiducia negli acquisti ma anche prudenza sulla liquidità, mentre i prestiti alle imprese e famiglie produttrici calano leggermente (-0,8%).

A prezzi costanti (2015) il PIL piemontese si attesta a 135,6 miliardi di euro, che diventano 164 miliardi a valori correnti (2025), con un PIL pro capite di 38.144 euro, poco sopra la media italiana (37.227 euro). La nuova versione di PILNOW, basata su reti neurali, prevede un’accelerazione a +0,6% nel terzo trimestre, spinta dal PNRR e dalla terziarizzazione.

“Il Piemonte dimostra resilienza, crescendo nonostante le sfide esterne e le incognite riguardanti il settore automotive, accentuate anche dalla recente vendita di Iveco a un operatore straniero – afferma Vladimiro Rambaldi, Presidente del Comitato Torino Finanza – ma deve accelerare il riorientamento delle esportazioni verso mercati europei in espansione. I dati confermano che il turismo e il PNRR sono motori chiave, ma non sufficienti da soli a trainare l’economia regionale. Serve un approccio più aggressivo su innovazione e diversificazione per capitalizzare la fine della recessione tedesca e spingere oltre lo ‘zero virgola’”.

Stellantis dopo la vendita di Iveco: timori e prospettive a Torino

Stellantis ha di recente completato la vendita del ramo Iveco, segnando un momento di cambiamento significativo nelle sue strategie italiane. Sul fronte produttivo, la produzione di veicoli in Italia è crollata nel 2024 a circa 475.000 unità, per la prima volta a livelli così bassi dal 1956 . In particolare, lo storico stabilimento Mirafiori di Torino ha registrato un calo di produzione fino al 70 %, mentre molte attività sono ferme o soggette a riduzioni strutturali .

Un altro dato recente conferma la fragilità del settore: ad aprile 2025, la produzione automobilistica in Italia è scesa del 17,6 % rispetto ad aprile 2024, con un calo del 22,4 % nei primi quattro mesi dell’anno . Solo le carrozzerie hanno registrato una crescita (+12,9 %), ma i veicoli passeggeri prodotti sono scesi del 47,5 % ad aprile su base annua. Sul fronte delle immatricolazioni, nel 2024 si sono registrati circa 1,559 milioni di veicoli nuovi, in calo rispetto al 2023 e quasi il 19 % in meno rispetto al 2019 .

In questo contesto, i sindacati (Fim-Cisl, Uilm e Uilm-P) manifestano forte preoccupazione sul futuro dello stabilimento di Mirafiori, simbolo storico dell’industria torinese. Le richieste sindacali includono l’introduzione di nuovi modelli di massa, oltre al lancio della versione ibrida della Fiat 500, previsto per novembre 2025, che secondo le stime potrebbe portare a circa 5.000 unità annue e dare respiro produttivo alla fabbrica. Una mobilitazione spontanea dei lavoratori e scioperi sono stati organizzati proprio per chiedere chiarezza e piani industriali certi.

L’industria torinese non può fare a meno degli allarmi dei rappresentanti sindacali. Come ha dichiarato un dirigente Fim-Cisl, se non arriveranno nuovi prodotti e non si invertirà la tendenza del mercato, “Mirafiori rischia di ridursi a un miraggio produttivo” . A livello istituzionale, associazioni di imprese locali, quali l’Unione Industriale di Torino, CNA e Api, hanno lanciato appelli affinché venga preservato il polo automobilistico con sede a Torino, valorizzando competenze e know-how del territorio .

Tuttavia, non mancano iniziative di adattamento: Stellantis ha attivato un piano di uscite volontarie destinato a 610 lavoratori dello stabilimento di Mirafiori per favorire il ricambio generazionale in vista del lancio della 500 ibrida. Parallelamente, l’azienda ribadisce il suo impegno a raggiungere una capacità produttiva di 1 milione di veicoli in Italia entro il 2030, con un piano di investimenti di circa 2 miliardi di euro per quest’anno.

In sintesi, la cessione di Iveco segna un ulteriore passaggio nella trasformazione industriale di Stellantis. Ma il forte calo della produzione e delle vendite in Italia, unito alle pressioni sindacali per salvaguardare Mirafiori, rischia di compromettere sia la competitività sia l’occupazione nel settore. Il futuro industriale di Torino — e dell’Italia dell’automotive — dipenderà oggi più che mai da scelte strategiche tempestive, investimenti mirati e da una solida politica industriale nazionale e locale.