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I prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto segnalano +0,3% sul mese precedente e +2,3% su luglio 2024. I prezzi dei prodotti a media frequenza d’acquisto segnalano una variazione del +0,9% rispetto al mese di giugno 2025 e del +1,8% rispetto all’anno precedente. I prezzi dei prodotti a bassa frequenza d’acquisto segnalano una variazione del -0,2% rispetto al mese precedente e del -0,3% rispetto a luglio 2024.
Nella tipologia di prodotto dei BENI si rileva +0,2% su base congiunturale e +0,8% su base tendenziale.
I prodotti in rilevazione hanno subito queste variazioni:
Beni Alimentari +0,2% sul mese precedente e +3,7% sull’anno precedente,
Beni Energetici +1,8% sul mese precedente e -3,1% sull’anno precedente,
Tabacchi INVARIATO sul mese precedente e +3,2% sull’anno precedente,
Altri Beni -0,2% sul mese precedente e +0,3% sull’anno precedente.
Nella tipologia di prodotto dei SERVIZI si registra +0,7% su base congiunturale e +2,5% su base tendenziale.
Sono state riscontrate le seguenti variazioni:
Servizi relativi all’Abitazione INVARIATO sul mese precedente e +2,6% sull’anno precedente,
Servizi relativi alle Comunicazioni -0,1% sul mese precedente e +0,5% sull’anno precedente,
Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona +1,2% sul mese precedente e +3,1% sull’anno precedente,
Servizi relativi ai Trasporti +0,9% sul mese precedente e +3,4% sull’anno precedente,
Servizi vari +0,2% sul mese precedente e +1,4% sull’anno precedente.
L’inflazione di fondo al netto degli energetici e degli alimentari freschi segnala +0,3% rispetto al mese precedente e +1,7% rispetto all’anno precedente.
L’Indagine dei Prezzi al Consumo è stata effettuata secondo le disposizioni e le norme tecniche stabilite dall’ISTAT.
I dati relativi al mese di Luglio si possono consultare sul sito: http:/www.comune.torino.it/statistica/
Scarseggia l’erba in montagna e per le mucche la situazione inizia a farsi critica. Il gran caldo di fine giugno e inizio luglio insieme alle giornate di vento fanno sentire ora i loro effetti sui pascoli delle valli torinesi. Le erbe montane sono fiorite e poi maturate con largo anticipo mentre i margari salivano negli alpeggi. E mentre pascolavano le mandrie alle quote di inizio stagione, in alto l’erba già ingialliva. Il risultato è che ad appena metà stagione manca già l’alimentazione naturale per gli animali e sicuramente mancherà il pascolo di settembre per mancanza di rigenerazione.
«Il caldo anomalo di inizio estate – commenta il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – ha sottratto riserve alimentari agli alpeggi che ora si trovano in difficoltà. Un problema che ripropone l’importanza di riaprire la fitta rete irrigua alpina, oggi completamente abbandonata, fatta di piccole canalizzazioni con le prese nei torrenti che un tempo irrigavano in modo capillare i pascoli».
Ma questo ennesimo problema per l’allevamento alpino ci ricorda quanto siano urgenti politiche per l’agricoltura montana.
L’economia d’alpeggio rappresenta una quota importante dell’economia agricola del Torinese.
Nelle valli pascolano oltre 35mila bovini, distribuiti in 420 alpeggi provenienti da 789 allevamenti di pianura. A questi si aggiungono gli oltre 44mila ovini e distribuiti in 200 alpeggi.
Nelle vallate piemontesi i bovini sono oltre 96mila mentre gli ovicaprini superano quota 105mila.
Gli addetti alla pastorizia d’alpeggio sono circa 3.000 in provincia di Torino.
La produzione di formaggi e burro pregiati vale circa 7 milioni.
Delle 35mila mucche che trascorrono i classici 100 giorni estivi in alpeggio circa la metà sono bovini da carne dove prevale la pregiata razza piemontese. L’altra metà è composta da bovine da latte che, in una stagione in alpeggio, producono oltre 11 milioni di litri di latte che, nei circa 200 caseifici d’alpeggio autorizzati vengono trasformati in oltre 80mila forme di formaggio stagionato, dove primeggia la profumata Toma (la più celebrata è quella di Lanzo) seguita dal Plaisentif, il formaggio delle violette, dal Cevrin, dal Blu erborinato (per citare i più ricercati). A questi vanno aggiunti gli oltre 200mila panetti da mezzo Kg di prelibato burro ricco di vitamina A, vitamina E, flavonoidi.
«L’economia d’alpeggio vede una presenza importante di giovani che seguono le orme dei genitori nella passione dell’allevamento e del pascolo. Giovani che sono pronti ad abbracciare questo lavoro con una visione innovativa fatta di servizi per il turismo, per la coesione sociale del territorio, di manutenzione ambientale. Ma ricordiamo che la pastorizia montana ha bisogno di sostegni per non rischiare l’abbandono degli alpeggi. Non possiamo immaginare le conseguenze di un’eliminazione dei premi europei PAC che rischiano di essere cancellati dalla Commissione europea che cerca soldi per il riarmo. Ai margari va affidata la manutenzione del territorio montano così come va promossa la filiera del latte con campagne di promozione sul valore nutrizionale delle proteine animali e dei prodotti ottenuti dal pascolo delle erbe di alta montagna. Inoltre va promosso il soggiorno in agriturismo d’alpeggio e l’acquisto dalla vendita diretta dai pastori. Ma in generale serve un’attenzione forte verso l’agricoltura alpina e promuovere le spinte all’innovazione. Se dovesse sparire alle nostre montagne rimarrebbero soltanto il dissesto, lo spopolamento, l’impoverimento economico».
Il Piemonte si presenta unito davanti al Governo nella vertenza per il futuro degli impianti regionali di Acciaierie d’Italia. Regione, sindaci dei territori coinvolti, rappresentanti sindacali e RSU hanno inviato al Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso – atteso domani a un nuovo tavolo nazionale sul destino dell’ex Ilva – un documento condiviso che riassume le priorità emerse nel tavolo regionale del 4 agosto a Novi Ligure.
Il testo sottolinea la centralità strategica degli stabilimenti di Racconigi, Novi Ligure e Sanac di Gattinara per l’economia piemontese e nazionale, chiedendo al Governo di garantire il mantenimento di livelli produttivi e occupazionali, accompagnato da investimenti per la sostenibilità e l’ammodernamento degli impianti. La Regione, pur apprezzando l’attenzione già mostrata dall’esecutivo, ha voluto dare un segnale concreto di compattezza istituzionale su una partita considerata decisiva per il territorio.
Nel documento si ricorda che il comparto siderurgico non è “un’azienda qualsiasi”, ma un asset strategico per l’interesse nazionale, il cui futuro è legato alle scelte che verranno prese a livello centrale, in particolare sul sito di Taranto. Da qui la volontà del Piemonte di adottare un approccio unitario e sistemico, valutando ogni intervento in base alle ricadute sull’intero sistema produttivo e occupazionale italiano. L’apertura a nuovi investimenti, inclusi quelli per la decarbonizzazione, viene ribadita a condizione che siano coerenti con la strategia complessiva di ex Ilva e salvaguardino i posti di lavoro in regione.
La priorità resta la tutela dell’occupazione: ogni proposta industriale dovrà garantire continuità occupazionale in tempi certi, evitando la dispersione di competenze. «Questa vertenza si gioca sul piano nazionale, ma il Piemonte non sta a guardare – hanno dichiarato il presidente della Regione, Alberto Cirio, il vicepresidente e assessore al Lavoro Elena Chiorino e l’assessore alla Logistica Enrico Bussalino –. Con questo documento unitario mandiamo un messaggio chiaro: difendere gli impianti del nostro territorio significa difendere un patrimonio industriale e occupazionale strategico per tutta l’Italia».
«Lavoratori, istituzioni e sindacati sono dalla stessa parte – hanno concluso Cirio, Chiorino e Bussalino –. Abbiamo voluto ribadirlo al Governo, che sta mostrando grande impegno nella risoluzione di una situazione difficile. Noi, come Regione Piemonte, siamo pronti a fare la nostra parte con politiche attive e formazione per accompagnare la transizione industriale senza perdere posti di lavoro».
Con questo impegno, la Regione Piemonte e le istituzioni locali confermano la piena disponibilità a collaborare con il Governo per mantenere sul territorio una realtà strategica, salvaguardando occupazione diretta, indotto e logistica legata agli impianti ex Ilva.
In Piemonte, entro pochi mesi, entreranno pienamente in vigore alcuni adempimenti previsti dal Piano Regionale per la Qualità dell’Aria (PRQA) che, secondo il mondo agricolo, rischiano di generare enormi difficoltà sia tecniche sia gestionali per le aziende, oltre a risultare in molti casi economicamente insostenibili.
Le misure più criticate da Confagricoltura riguardano la copertura degli stoccaggi di reflui zootecnici e la Comunicazione preventiva di spandimento. All’inizio del 2025, di fronte ai costi elevati e alle complessità costruttive delle coperture fisse, la Regione aveva affidato all’Università di Torino uno studio per valutare tecniche alternative di contenimento delle emissioni dai cumuli di letame. Sebbene siano già emerse indicazioni interessanti, i risultati completi richiedono almeno un anno di osservazioni: tempistica incompatibile con le scadenze fissate dal PRQA, soprattutto considerando la successiva fase di applicazione nelle aziende.
Anche la Comunicazione di spandimento, nella sua forma attuale, è considerata eccessivamente complessa sia per le imprese agricole sia per gli enti pubblici. La sua entrata in vigore è già stata rinviata più volte, ma le modifiche attese non sono ancora state definite.
“Siamo in una situazione di incertezza insostenibile – afferma Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – le aziende esitano a mettere mano ad interventi strutturali dai costi elevatissimi, e in molti casi impossibili da sostenere, in attesa di quelle evoluzioni della normativa più volte sollecitate e mai introdotte”.
“Ora però il tempo a nostra disposizione si sta esaurendo rapidamente – prosegue Sebastiano Villosio, allevatore della provincia di Torino – anzi, per gli interventi più complessi come le coperture dei cumuli di letame, le tempistiche necessarie per le autorizzazioni e per la costruzione vanno già oltre le scadenze attualmente imposte dal PRQA. Senza contare che gli agricoltori inadempienti rischiano di perdere i premi del primo pilastro della Pac per violazione della condizionalità. Occorre quindi avviare con urgenza una revisione delle norme per introdurre reali elementi di semplificazione degli interventi strutturali e di apertura a tecniche innovative di trattamento dei reflui, rivedendo nel contempo tutte le scadenze di applicazione degli adempimenti e le modalità di gestione della Comunicazione preventiva, anche per consentire alle aziende di utilizzare gli strumenti di sostegno e accompagnamento presenti nel Complemento di Sviluppo Rurale, così come prevede il PRQA stesso”.
Confagricoltura ricorda che il settore agricolo, pur contribuendo solo in maniera secondaria alle emissioni complessive del Piemonte, con il Piano Stralcio dedicato è stato tra i primi a fornire un contributo concreto al miglioramento della qualità dell’aria.
“Nel quadro globale di riduzione emissiva della nostra regione – conclude Allasia – occorre però bilanciare attentamente l’efficacia degli interventi con la loro sostenibilità economica, per non correre il rischio di danneggiare irreparabilmente uno dei settori produttivi trainanti del Piemonte anche se ciò dovesse andare a vantaggio di altri comparti. Infatti, nello scenario politico ed economico attuale, caratterizzato da forti elementi di instabilità, quali i dazi commerciali e i conflitti internazionali, la salvaguardia delle produzioni agricole e zootecniche locali non è solo più un fattore economico, ma anche strategico per l’intera nazione: occorre quindi mettere in atto tutte le azioni possibili per tutelarle e garantirne la continuità”.
Anche il Consiglio regionale sembra condividere questa impostazione: è infatti in attesa di discussione una deliberazione che andrebbe a modificare il PRQA introducendo le linee di applicazione indicate dal settore agricolo.
In sintesi, il mondo agricolo denuncia un clima di crescente preoccupazione e incertezza, che rischia di compromettere la continuità delle attività. Per questo viene chiesto un segnale immediato di disponibilità alla revisione delle norme, in un’ottica di realismo e fattibilità, al fine di evitare il peggioramento della situazione e l’innesco di dinamiche difficili da gestire.
La presidente di Ascom Confcommercio Torino e provincia Maria Luisa Coppa ha commentato l’apertura del Bando regionale per il sostegno ai progetti strategici dei Distretti del Commercio 2025-2027
«Questo nuovo bando di fondi destinati ai DUC conferma la validità dello strumento regionale – sottolinea la presidente di Ascom Confcommercio Torino e provincia Maria Luisa Coppa -. Abbiamo creduto nell’efficacia dei Distretti del Commercio fin dall’inizio e abbiamo stimolato l’adesione di quanti più Comuni possibile, ponendoci come partner per tutto il percorso di attivazione e gestione. Abbiamo chiesto al governatore Cirio di porre massima attenzione alle opportunità offerte dai DUC e siamo estremamente felici che abbia mantenuto la promessa fatta in campagna elettorale. Per questo lo ringraziamo.
Un grande ringraziamento all’assessore Bongioanni, con il quale stiamo lavorando con impegno per avvicinare i Distretti del Commercio ai Distretti del Cibo: un binomio che vediamo vincente per la valorizzazione delle attività commerciali. Grazie a questi fondi, i Comuni possono rilanciare le proprie aree urbane, riqualificare spazi pubblici e storici, e promuovere servizi innovativi che migliorano la vivibilità. E possono, soprattutto, sostenere direttamente le imprese del commercio e della somministrazione con risorse dedicate. I Distretti del Commercio sono un modello virtuoso che non solo supporta lo sviluppo economico, ma favorisce una rete di collaborazione tra amministrazioni comunali, attività commerciali e cittadini».
Le amministrazioni dei Comuni in cui sono presenti stabilimenti Iveco si uniscono per far sentire la propria voce, chiedendo al Governo di sedersi ai Tavoli di lavoro nazionali, per portare le istanze dei territori. Ieri, alla presenza della Sindaca di Brescia Laura Castelletti, del sindaco di Suzzara Alessandro Guastalli, della Vicesindaca di Torino Michela Favaro, dell’assessore alle attività produttive di Foggia Lorenzo Frattarolo e dell’assessore alle attività produttive del Comune di Brescia Andrea Poli, si è tenuto il primo incontro tra gli Enti, al fine di avviare un confronto e un coordinamento in questa fase di transizione che vede coinvolti migliaia di lavoratori in tutta Italia.
Le amministrazioni concordano e convengono di dare vita a un coordinamento dei comuni sedi dei principali stabilimenti Iveco in Italia. L’obiettivo è quello di affiancare il Governo nel confronto con le parti interessate, per poter perseguire l’interesse nazionale, attraverso un coinvolgimento dei Comuni ai tavoli di lavoro.
Da un primo confronto, è emersa la volontà di richiedere un incontro con azienda, sindacati e Governo per avere garanzie sulle prospettive produttive e occupazionali del Gruppo, sulle intenzioni del Governo rispetto all’attivazione del Golden Power e sulle condizioni che il Paese sente il dovere di porre a tutela dell’industria italiana.
Il punto di vista delle comunità locali è fondamentale per poter prevedere, gestire e non subire le conseguenze di scelte industriali che riguardano tutto il Paese. L’azione intrapresa dalle amministrazioni e il loro coordinamento non devono essere né interpretati, né vissuti come un atto ostile, bensì come una naturale e opportuna forma di solidarietà tra sindaci e comunità.
Abbandonando qualsivoglia logica competitiva o di conflitto tra i diversi territori è possibile sviluppare insieme una strategia comune che difenda tutti i siti produttivi, rafforzando così l’azione del Governo nella difesa del ruolo centrale che l’Italia deve continuare ad avere per il gruppo Iveco e i suoi siti produttivi, condizione imprescindibile per la salvaguardia dell’occupazione
TORINO CLICK
Con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni alla storia dell’industria italiana e di favorire lo sviluppo di competenze trasversali, prende il via la terza edizione di “A scuola d’impresa”, progetto promosso da Museimpresa, Associazione Italiana degli archivi e dei Musei d’impresa, e Università LIUC, con il contributo dell’archivio Nazionale del Cinema d’impresa di Ivrea.
La terza edizione del progetto è rivolto agli studenti del triennio delle scuole secondarie di secondo grado e si svolgerà durante l’anno scolastico 2025-26 e vedrà la partecipazione di 45 musei e archivi d’impresa associati a Museimpresa. Il percorso si propone di far conoscere l’evoluzione del sistema industriale italiano e il ruolo culturale dei musei e archivi d’impresa, fornendo al contempo un’occasione concreta per sviluppare abilità utili nel mondo nel lavoro e nella scelta del proprio futuro professionale.
Il percorso si articola in due fasi, una prima parte teorica online, con contenuti multimediali e attività interattive, dedicata all’approfondimento della storia industriale italiana e dei suoi settori economici; una seconda fase esperienziale in presenza, durante la quale gli studenti saranno coinvolti in attività pratiche presso musei e archivi d’impresa. Il percorso culminerà con la realizzazione di un project workshop finale, che rappresenterà un’opportunità per confrontarsi con sfide organizzative e operative reali, stimolando la creatività, il lavoro di squadra e la capacità nel problema solving.
Dei project workshop proposti agli studenti dei sette musei e archivi torinesi l’Archivio Storico Sanpaolo ne propone uno intitolato “I documenti raccontano le imprese”, allo scopo di scoprire le imprese nazionali e del territorio a partire dai documenti e dalle fotografie conservate nell’Archivio Publifoto di Intesa Sanpaolo e nell’Archivio Storico Intesa Sanpaolo, per poi costruire un racconto che possa interessare i propri coetanei.
L’Associazione Archivio Storico Olivetti a Ivrea, in provincia di Torino, propone un progetto intitolato “La storia Olivetti al tempo del social”. Gli studenti in questo caso dovranno scegliere un determinato aspetto legato alla storia dell’azienda e raccontarlo con immagini, parole, video o un podcast sui canali social più diffusi, creando una vera e propria mostra virtuale. I ragazzi parteciperanno ad una visita guidata della mostra #Storiadiinnovazione, per conoscere la storia e vedere dal vivo i principali prodotti realizzati dall’azienda.
Questa occasione servirà da spunto per individuare un aspetto che sarà poi l’oggetto di studio.
In un secondo momento verranno messi a disposizione degli studenti documenti provenienti da archivio e biblioteca sulla base del tema scelto in precedenza, e attraverso il supporto dello Staff dell’Associazione, i ragazzi selezioneranno i materiali storici per costruire un racconto social destinato ai coetanei.
Il Museo Officina della Scrittura, Aurora Penne, propone un project work intitolato “Scrivere il futuro. Raccontare la storia, immaginare l’impresa” per coinvolgere gli studenti in un percorso volto alla realizzazione di contenuti video originali dedicati al tema della scrittura, del suo valore emozionale e storico. Questo progetto è finalizzato a far conoscere ai ragazzi la storia di un’eccellenza italiana come Aurora, promuovendo una riflessione sul significato della scrittura come atto culturale, creativo e identitario.
Il Centro Storico Fiat propone il progetto “Il grande lancio” e prevede la realizzazione della redazione di un numero speciale dell’illustrato Fiat, il giornale aziendale, nel quale gli studenti, dopo aver analizzato e studiato le fonti, lavoreranno per scrivere articoli e approfondimenti sulle tematiche socio-culturali legate all’azienda partendo dalle fonti. Obiettivo è quello di studiare il valore della cultura d’impresa e la relazione tra questa e la città di Torino, il tessuto sociale e i cambiamenti urbanistici, architettonici e antropologici di ieri e di oggi.
Il Mu-Ch Museo della Chimica propone il progetto “Fake news detective”. Scopo è quello di far riflettere gli studenti sul ruolo della divulgazione della scienza nella società, dal momento che è fondamentale rendere questa tipologia di contenuti comprensibili e accessibili a tutti. Per questo motivo, gli studenti si trasformeranno in giovani divulgatori, seguendo attività di fact checking e debunking in diversi ambiti scientifici. Al termine ogni team realizzerà un video o un contenuto social consigliando fonti affidabili da cui attingere le informazioni.
Il Museo è Archivio Storico Reale Mutua propone due project work. Il primo intitolato “I semi dell’innovazione” prevede la realizzazione di una locandina promozionale che sarà pubblicata sul sito. Verranno svolti degli incontri dedicati ai ragazzi , durante i quali comprenderanno il valore storico e culturale di ogni oggetto, come cogliere le diverse narrazioni racchiuse in un documento, come familiarizzare con i diversi metodi narrativi, come scegliere un allestimento, quali priorità darsi, e come definire la funzionalità di un museo. Inoltre approfondiranno le figure dell’archivista e le nuove figure professionali legate all’archiviazione digitale, con i rischi e le opportunità dei diversi metodi conservativi.
Il secondo progetto, invece, il “Saper fa-re” prevede la creazione di un video o un podcast che riassuma i temi trattati arricchiti dal punto di vista degli studenti, finalizzati a comprendere cosa significhi proteggere la funzionalità del valore storico e culturale delle polizze assicurative, cogliere quanto i valori sani e condivisi siano alla base della longevità di un’azienda, familiarizzare con i concetti di mutualità, sostenibilità e società benefit.
Infine il Museo Lavazza e Archivio Storico Lavazza propone il project work “ Dirigi un museo di impresa accessibile”, che vede la realizzazione di un piano per una giornata dedicata all’accessibilità, organizzando il personale, le attività, il budget, gli spazi, i supporti e la comunicazione.
Il progetto intende sviluppare la capacità critica e costruttiva per riflettere sulle proprie attitudini come visitatori e possibili addetti del settore culturale. I partecipanti proveranno a calarsi nei panni di un direttore/direttrice museale o di un archivio.
Dopo aver analizzato i dati e le strategie dovranno programmare una giornata dedicata all’accessibilità, includendo tutti i criteri che questa comporta, ragionando sul pubblico e le sue esigenze.
“A scuola d’impresa” è gratuito e riconosciuto come percorso valido per l’Orientamento e per i PCTO, percorsi per le Competenze trasversali e per l’Orientamento, coinvolgendo discipline come storia, lingua e letteratura italiana, cittadinanza e costituzione. Nella precedente edizione ha coinvolto oltre 1250 studenti in dodici regioni italiane, confermando l’interesse crescente verso la cultura industriale come strumento educativo.
I docenti interessati possono iscrivere le classi entro il 31 ottobre, indicando il Museo o archivio d’impresa scelto, anche se ubicato in una regione diversa da quella dell’istituto scolastico.
Per consultare l’elenco completo dei musei e degli archivi d’impresa che partecipano per l’anno scolastico 2025-26 e la brochure del progetto con le modalità d’iscrizione si può fare riferimento al sito di Museimpresa, sezione per le scuole.
Mara Martellotta
Dall’agenzia zia Fitch giunge la conferma per il rating a lungo termine di Stellantis BBB, ma l’outlook passa da stabile a negativo. L’outlook negativo secondo l’agenzia di rating “riflette le incertezze e i rischi di esecuzione associati al piano di risanamento aziendale, insieme ai potenziali deflussi di cassa correlati alla sua implementazione”. Intanto a Torino cresce la preoccupazione per il comparto automotive anche alla luce della cessione di Iveco. Si attendono gli sviluppi degli interventi annunciati su Mirafiori, non senza preoccupazioni da parte dei sindacati.
La conferma riflette la nostra opinione che il profilo aziendale rimanga solido, supportato da un solido portafoglio di brand e prodotti in linea con quello di società simili
Caro direttore,
nonostante la grave crisi causata da una assurda decisione europea il settore auto ha ancora un futuro a Torino sia per il grande know-how della Città sia perché la mobilità in futuro anche se cambieranno alcune modalità non diminuirà assolutamente. La filiera dell’industria dell’auto è la più importante filiera industriale ecco perché gli altri Paesi europei dalla Germania alla Francia alla Spagna l’hanno difesa a tutti i costi . In Italia poi abbiamo ancora tutte le competenze per costruire un auto e non solo la 500 ibrida che tra qualche mese si produrrà a Mirafiori dopo il lungo braccio di ferro tra il Governo e l’ex ad. Tavares. Mentre l ‘Europa con una lentezza esasperante sta correggendo una delibera fortissimamente voluta dagli ambientalisti integralisti, Schlein in testa, Torino – come dimostra il successo fantastico dei ragazzi del Valsalice che si sono classificati al primo posto a Boston per il miglior modello di auto a guida autonoma – , ha tutte le possibilità di puntare ad essere una delle Capitali della mobilità del futuro tanto più ora che il Governo ha assegnato a Torino il Centro per la Intelligenza Artificiale. Perché la necessità di mobilità nel futuro non diminuirà , anzi. Se oggi la mobilità va all’88% su strada con la crescita del trasporto su rotaia favorito dai collegamenti ad AV potrà scendere al 60-70% Inoltre c’è il problema di sostituire il vecchio parco circolante per il quale bisognerebbe chiedere all’Europa un fondo importante di incentivi a sostituire le vecchie auto in circolazione con i motori endotermici di ultima generazione che hanno ridotto la percentuale di inquinamento ai minimi termini e con questo si darebbe fiato nell’immediato alle produzioni europee. Anche perchè a Torino ci sono già diverse aziende che producono auto con guida autonoma. A chi a Torino non ha difeso come si sarebbe dovuto fare, l’industria dell’auto, i ragazzi del Valsalice danno una lezione importantissima di speranza e di prospettiva.