CULTURA- Pagina 4

L’ospedale, gli antoniani e il fuoco sacro 

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Domenica 1 marzo, ore 15

 

Un viaggio nella cura medievale tra arte, fede e assistenza

 

Alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso la cura era un gesto totale: assistenza al corpo, sollievo allo spirito, accoglienza dell’anima. Il percorso narrativo itinerante “L’ospedale, gli antoniani e il fuoco sacro” di domenica 1 marzo è dedicato alla storia dell’assistenza nel Medioevo e al ruolo svolto dagli antoniani nella cura dei malati. Qui, infatti, operarono contro il cosiddetto “fuoco sacro”, trasformando l’ospedale in un luogo di protezione, conforto e speranza per i sofferenti.

Arte e immagini sacre accompagnavano i degenti lungo il cammino di guarigione, rendendo visibile l’invisibile dolore e contribuendo a creare un ambiente di sostegno spirituale oltre che fisico. Nel Medioevo curare voleva dire prendersi cura della fragilità umana nella sua interezza, unendo medicina, fede e comunità in un unico gesto di solidarietà.

 

INFO

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Località Sant’Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (TO)

Costo visita tematica: 5 euro, oltre il prezzo del biglietto

Biglietti: intero 5 euro, ridotto 4 euro

Hanno diritto alla riduzione: minori di 18 anni, over 65, gruppi min. 15 persone

Fino a 6 anni e possessori di Abbonamento Musei: biglietto ingresso gratuito

È indispensabile la prenotazione entro il giorno precedente.

Info e prenotazioni (dal mercoledì alla domenica):

011 6200603 ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it

MARA MARTELLOTTA

Antiseri, Popper e il cattolicesimo liberale

Il ricordo di Dario Antiseri promosso dal Centro Pannunzio

Venerdì 6 marzo – ore 17.30

Fondazione De Fonseca – Via Pietro Micca 15, Torino

Ingresso libero

Venerdì 6 marzo alle ore 17.30, presso la Fondazione De Fonseca (Via Pietro Micca 15, Torino), il Centro Pannunzio promuove un incontro di studio e riflessione dal titolo: “Antiseri, Popper, il cattolicesimo liberale”. Interverranno: Danilo Breschi, docente universitario, politologo e saggista italiano e Pier Franco Quaglieni, Presidente del Centro Pannunzio. Introdurrà Mario Barbaro.

Dario Antiseri, una delle coscienze più limpide del pensiero liberale italiano, ha rappresentato una posizione rara nel panorama culturale italiano: quella di un cattolico liberale e, insieme, di un liberale cattolico. Una postura intellettuale che non cercava mediazioni opportunistiche, ma assumeva la tensione tra fede e ragione come spazio di responsabilità critica” – dichiara Pier Franco Quaglieni.

Allievo dell’Università di Perugia, dove si laureò nel 1963, perfezionò i suoi studi a Vienna, Münster e Oxford, dedicandosi alla logica matematica e alla filosofia del linguaggio. Ha insegnato in alcune delle più importanti università italiane, tra cui “La Sapienza” e “Luiss” di Roma, oltre agli atenei di Siena e Padova, formando generazioni di studiosi. Con Marcello Pera contribuì in modo decisivo alla diffusione in Italia del pensiero di Karl Popper, quando ancora il filosofo viennese era quasi sconosciuto nel nostro Paese. In un contesto spesso dominato da conformismi ideologici, Antiseri difese la centralità del metodo critico, della fallibilità, della società aperta.

Il Centro Pannunzio ricorda Antiseri non soltanto come studioso di primo piano, ma come interlocutore fedele e amico della propria storia culturale. Egli intervenne più volte alle iniziative del Centro, tra cui un incontro dedicato a Voltaire insieme a Nicola Matteucci.

Ricordare Antiseri significa riaffermare l’esigenza di una cultura capace di tenere insieme libertà e responsabilità, metodo e coscienza, critica e fede.

Centro Pannunzio – Via Maria Vittoria 35H – 10123 Torino

Tel. 011 8123023, Email: info@centropannunzio.it – Sito web: www.centropannunzio.it

Ufficio Stampa Due Punti – email: ufficiostampa@duepunti-srl.it, tel. +39 335 650 5656

IL CENTRO PANNUNZIO

Il Centro Pannunzio è un’associazione culturale laica, indipendente e apartitica fondata a Torino nel 1968 da Arrigo Olivetti, Mario Soldati, Pier Franco Quaglieni e altri giovani studiosi, in omaggio alla figura e all’eredità intellettuale di Mario Pannunzio.

Da oltre cinquant’anni rappresenta un presidio di vita culturale, libero da appartenenze politiche o religiose, aperto a tutti coloro che desiderano confrontarsi con idee, pensieri e esperienze diverse.

Il Centro promuove un ricco calendario di attività — incontri tematici, presentazioni di libri, conferenze, dibattiti, tavole rotonde e corsi — con l’obiettivo di favorire una riflessione critica sul presente attraverso la conoscenza del passato, senza filtri ideologici.
Accanto all’impegno culturale, organizza itinerari d’arte, visite guidate, viaggi culturali e occasioni di incontro con protagonisti della cultura, dell’arte e della società.

Insignito nel 1979 della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura, della Scuola e dell’Arte dal Presidente della Repubblica, il Centro Pannunzio è noto per la sua vocazione pluralista, per la cura dell’archivio storico e per la pubblicazione periodica di testi e atti culturali che arricchiscono il dibattito civile italiano.

In mostra a Chieri il “Tessile” d’antan

Un pomeriggio al “Museo del Tessile” chierese, per scoprire le preziose donazioni di beni storici da parte di generosi “benefattori” locali

Sabato 28 febbraio, ore 14 – 18

Chieri (Torino)

Attenzione! Il tempo è limitato. Un solo pomeriggio. Quattro ore, dalle 14 alle 18. Tant’è il tempo messo a disposizione dei chieresi (ma non solo) dal “Museo del Tessile” di via Santa Chiara 10, a Chieri, che, sabato prossimo 28 febbraio, spalancherà gratuitamente le sue porte al pubblico al fine di mostrare le “donazioni dei beni storici” pervenute al “Museo” nel corso del 2025 ed esposte all’uopo nell’interna “Sala polifunzionale”.

Sempre più fedele al suo motto, “Tessere il futuro con le trame del passato”, l’ex Convento di “Santa Chiara” (già “Opificio Levi”) da tempo conserva un primo importante nucleo di “oggetti” che hanno fatto la grande storia dell’attività tessile chierese (da filatoi, orditoi verticali ed orizzontali, telai a mano, fino a campionari e a strumenti di misurazione, peculiari della lavorazione di uno dei centri cotonieri più antichi e continuativi – dal Quattrocento ad oggi – in Piemonte) e che ora va significativamente ad implementarsi con nuove storiche donazioni ulteriormente rappresentative di una vocazione propria della “città collinare” e da sempre riconosciuta a livello internazionale.

Durante il “percorso di visita” programmato per sabato prossimo, sarà possibile visionare due “fondi di disegni per tessitura” del Novecento, eseguiti a tempera su carta per “telaio Jacquard”, provenienti dalle manifatture “Ronco” e “Gastaldi Giorgio” di Chieri, ricevuti in dono dal signor Angelo Defilippi. Si tratta di due fondi importanti per la memoria della Città, che fanno da contrappunto ad alcuni “disegni” prodotti dallo “Studio Serra & Carli”, che ha anche omaggiato un “ritorcitoio” ligneo manuale, macchina usata per la ritorcitura dei filati, restaurato da Bruno Eterno e Bruno Zanin. Fra i vari altri attrezzi degni di particolare attenzione, un arcolaio ottocentesco (apparecchio utilizzato per ridurre in gomitoli o in bobine il filato in matasse), lascito del signor Giancarlo Del Martini, una coeva “matassiera lignea manuale” donata dalla signora Donatella Cortassa, e un piccolo “orditoio manuale” (macchina che prepara l’ordito per essere utilizzato sul telaio, attraverso l’operazione detta “orditura”)  in legno e ferro del primo Novecento donato dal signor Guglielmo Mancin.

A completare la mostra una raccolta di quattro “Shadow Box”, ovvero “stampe” di perfetta tiratura, tratte dalle riviste “La Mode illustrée”“La Mode artistique” e “Les Modes Parisiennes” di fine Ottocento, con “resa tridimensionale” degli abiti in stoffa, merletti e accessori, donati dalla signora Biagina Garnero di Nichelino.

Dichiara Melanie Zefferino, presidente “Fondazione Chierese per il Tessile e per il Museo del Tessile”: “A nome del CdA, ringrazio i benefattori per le donazioni liberali a favore del nostro ‘Museo’, dunque in primis della cittadinanza chierese, che da quasi trent’anni a questa parte beneficia della generosità di tutti coloro che hanno voluto custodire e trasmettere la ‘cultura del tessile’ attraverso donazioni materiali, collaborazioni ‘pro-bono’ e volontariato”.

Per info: “Museo del Tessile”, via Santa Chiara 10, Chieri (Torino); tel. 329/4780542 o www.fmtessilchieri.org

g.m.

Nelle foto: “Disegno per tessitura – Gastaldi” e stampe da “La Mode Illustrée”

Respirare con gli occhi, incontro con l’artista fotografa Paola Mongelli

Presentazione della monografia “Respirare con gli occhi” (Gli Ori, 2026), che racconta trent’anni di ricerca fotografica dell’artista torinese Paola Mongelli.

Il volume, a cura di Angela Madesani, raccoglie molte delle sue opere più rappresentative, accompagnate da un testo curatoriale, apparati critici selezionati, citazioni e versi dell’artista.  Con Paola Mongelli dialogano Angela Madesani Dario Capello. Letture di Renata Salmini.

Nata a Torino nel 1972, Paola Mongelli è artista visiva e fotografa. Negli anni Novanta si laurea in Scenografia all’Accademia Albertina di Belle Arti e si dedica alla fotografia fine-art, sperimentando in modo personale le tradizionali tecniche di camera oscura. Dal 1998 espone le sue opere in Italia e all’estero (Phos, A Pick Gallery, Unimediamodern, VisionQuest, Areapangeart, Stone Oven House, NegPos, Tonin Gallery, Fondazione Italiana per la Fotografia, Weber&Weber). Oggi la sua pratica abbraccia anche la poesia, il disegno e la performance, privilegiando i temi legati all’autoritratto, all’ombra e al movimento. Dal 2009 è formatrice e docente in materia di fotografia e di educazione alla visione (Istituto Europeo di Design, IAAD Torino, Collegio Universitario Einaudi, Accademia Ligustica e Albertina, SDC Torino). Collabora con istituzioni e progetti educativi nell’ambito della disabilità e del disagio (Diaconia Valdese, Servizi Sociali, Fondazione Time2) promuovendo la fotografia come strumento terapeutico. www.paolamongelli.com

 

Dario Capello,  poeta, narratore, critico letterario.

Nato nel 1949 a Torino, dove vive. In poesia ha pubblicato Il corpo apparente, Ed. Niebo a cura di Milo De Angelis, 2000 (Premio Dario Bellezza 2001 per l’opera prima), Nel gesto di scostarsi, Dialogolibri 2001, Caput vertiginis, Weber & Weber 2002,  Le assenti, Chateau de Rosemonde 2005, successivamente inclusa in Vanità del tema, viennepierre 2007, Dove tutto affiora (Undici variazioni sull’Apocalisse), alla chiara fonte 2009, La valigia di Leucò, Casaccia 2013. Ha, inoltre, pubblicato i saggi Torino, da Nietzsche a Gozzano, Unicopli 2003 e Amante vertiginosa. Torino in 12 movimenti, Casaccia, 2010. E’ inserito, tra le altre, nell’antologia Poesia a Torino. Cent’anni e quaranta volti, a cura di A. Rienzi, puntoacapo, 2024.

Angela Madesanistorica dell’arte e curatrice indipendente.

Autrice, fra le altre cose, del volume Le icone fluttuanti Storia del cinema d’artista e della videoarte in Italia e di Storia della fotografia per i tipi di Bruno Mondadori. Ha curato numerose mostre presso istituzioni pubbliche e private italiane e straniere, collabora con alcune testate di settore. È autrice di numerosi volumi su prestigiosi autori fra i quali: Gabriele Basilico, Giuseppe Cavalli, Franco Vaccari, Vincenzo Castella, Francesco Jodice, Anne e Patrick Poirier, Luigi Ghirri. Docente di Arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Carrara.

 

ORARI Sabato: 11:00-12:30

Inseguendo il Liberty

Oltre Torino: storie miti e leggende del torinese dimenticato

È l’uomo a costruire il tempo e il tempo quando si specchia, si riflette nell’arte

L’espressione artistica si fa portavoce estetica del sentire e degli ideali dei differenti periodi storici, aiutandoci a comprendere le motivazioni, le cause e gli effetti di determinati accadimenti e, soprattutto, di specifiche reazioni o comportamenti. Già agli albori del tempo l’uomo si mise a creare dei graffiti nelle grotte non solo per indicare come si andava a caccia o si partecipava ad un rituale magico, ma perché sentì forte la necessità di esprimersi e di comunicare. Così in età moderna – se mi è consentito questo salto temporale – anche i grandi artisti rinascimentali si apprestarono a realizzare le loro indimenticabili opere, spinti da quella fiamma interiore che si eternò sulla tela o sul marmo. Non furono da meno gli autori delle Avanguardie del Novecento che, con i propri lavori “disperati”, diedero forma visibile al dissidio interiore che li animava nel periodo tanto travagliato del cosiddetto “Secolo Breve”. Negli anni che precedettero il primo conflitto mondiale nacque un movimento seducente ingenuo e ottimista, che sognava di “ricreare” la natura traendo da essa motivi di ispirazione per modellare il ferro e i metalli, nella piena convinzione di dar vita a fiori in vetro e lapislazzuli che non sarebbero mai appassiti: gli elementi decorativi, i “ghirigori” del Liberty, si diramarono in tutta Europa proprio come fa l’edera nei boschi. Le linee rotonde e i dettagli giocosi ed elaborati incarnarono quella leggerezza che caratterizzò i primissimi anni del Novecento, e ad oggi sono ancora visibili anche nella nostra Torino, a testimonianza di un’arte raffinatissima, che ha reso la città sabauda capitale del Liberty, e a prova che l’arte e gli ideali sopravvivono a qualsiasi avversità e al tempo impietoso. (ac)

 

Torino Liberty

Il Liberty: la linea che invase l’Europa
Torino, capitale italiana del Liberty
Il cuore del Liberty nel cuore di Torino: Casa Fenoglio
Liberty misterioso: Villa Scott
Inseguendo il Liberty: consigli “di viaggio” per torinesi amanti del Liberty e curiosi turisti
Inseguendo il Liberty: altri consigli per chi va a spasso per la città
Storia di un cocktail: il Vermouth, dal bicchiere alla pubblicità
La Venaria Reale ospita il Liberty: Mucha e Grasset
La linea che veglia su chi è stato: Il Liberty al Cimitero Monumentale
Quando il Liberty va in vacanza: Villa Grock

Articolo 5. Inseguendo il Liberty: consigli “di viaggio” per torinesi amanti del Liberty e curiosi turisti

Negli articoli precedenti mi sono soffermata su due particolari edifici torinesi assai noti, Villa Fenoglio e Villa Scott, ma, poiché la nostra città è ricca di palazzi e ville in stile Liberty, nei due articoli che seguono vorrei proporre una sorta di “guida turistica” rivolta sia a chi, per caso, si trovi a passare nei dintorni di case e ville Liberty, e sia a chi, per pura curiosità, amerebbe approfondire l’argomento.

Pietro Fenoglio, celebre ingegnere-architetto, figura essenziale per il Liberty torinese, nel 1902 progetta per i fratelli Besozzi il Villino Gardino di corso Francia 12, angolo via Beaumont, dove lo stile floreale si affaccia nelle morbide linee del ferro battuto dei balconi. Nel 1909, sempre per la medesima famiglia, si dedica alla palazzina di via Magenta, e all’ampio isolato situato tra le vie Campana, Saluzzo e Morgari. La Palazzina Ostorero, di via Beaumont 7, del 1900, due piani più sottotetto, è contrassegnata da una raffinata decorazione floreale a graffito, da un tetto a capanna e torrette a tre livelli. La Palazzina Besozzi, di corso Francia 10, ha finestre doppie suddivise da colonne e capitelli, e discrete decorazioni sotto la gronda del tetto in legno. Tra il 1899 e il 1900, l’illuminato costruttore si dedica a Casa Gotteland, di via San Secondo 11. La facciata ha una scansione regolare e simmetrica, le decorazioni si concentrano sul ricco cornicione che corre tra il quarto e quinto piano, sui balconi, sulle finestre, sul portone d’ingresso. Sotto il davanzale, le finestre presentano un motivo decorativo ispirato alle forme di una conchiglia, festoni di fiori ornano i timpani sovrastanti le finestre; un motivo pure a conchiglia si trova nelle ringhiere in ferro battuto dei balconi; il portone d’ingresso in legno e vetri colorati e i fregi dipinti sull’androne ne segnano l’indirizzo apertamente floreale. Nel 1901 l’avvocato Michele Raby commissiona a Fenoglio la propria abitazione privata, da allora conosciuta come Villino Raby, corso Francia 8, vicino a via Beaumont. Una costruzione contrassegnata da un’estrema articolazione degli spazi esterni, a volte arretrati, a volte avanzati, con un originale portico terrazzato utilizzato come ingresso. Di grande rilievo l’originale bovindo angolare decorato da piccole teste di fanciulle. In fondo all’ampio cortile vi è una palazzina di servizio con annesse scuderie, caratterizzata da un tetto conico alla francese. Rimaneggiato nel corso degli anni, il villino nel 2009 è stato acquistato dall’Ordine dei Medici della Provincia di Torino, che si è occupato della sua lunga ristrutturazione. Del 1901 è Casa Boffa Costa, di via Sacchi 28 bis, che doveva necessariamente adeguarsi, per altezza, facciata e dimensioni, agli attigui e omogenei palazzi del tratto del corso porticato. Suggestioni Liberty si evidenziano comunque nelle finestre e nei balconi modellati in pietra artificiale; quattro finte colonne a tutta altezza hanno il compito di snellire il gioco prospettico, armoniosamente ritratto dal tondo dei balconi e il culmine delle finestre. Della vicina Casa Debernardi, via Sacchi 40/42, caratterizzata da due bovindi laterali che si alzano al colmo dei portici, forse Fenoglio ha posto solo la propria firma su di un’opera realizzata da altri. Interessante e aggraziata la facciata che dà sul cortile, con decorazioni Liberty in litocemento. Del 1902 (stesso anno di Palazzo Fenoglio-La Fleur e di Villa Scott) è Casa Pecco, via Cibrario 12, destinata all’affitto di abitazioni e di negozi, che evidenzia un apporto Liberty più modesto e garbato e meno vistoso. Si tratta di un edificio piuttosto imponente, che occupa un isolato trapezoidale nei pressi di via Le Chiuse, contraddistinto al piano terra da un portone in legno, la cui sagoma è ripresa dalle aperture del piano rialzato. Le finestre sono sovrastate da decorazioni geometriche, una cornice con motivi floreali caratterizza il paramento murario del terzo piano. La modellazione del ferro battuto contrasta piacevolmente con i lineari elementi litocementizi dei balconi del primo piano.


Di raffinatissimo stile Liberty è la Palazzina Rossi Galateri di via Passalacqua 14, (una perpendicolare di via Cernaia, alle spalle di piazza XVIII dicembre), segnata da motivi naturali quasi Rococò: tralci di vite, finta corteccia, fiori di grandi dimensioni, bovindi sormontati da terrazzini, e un elegantissimo portone d’ingresso in legno, al di sopra del quale si evidenziano le linee eleganti in ferro battuto del balcone. La costruzione è stata commissionata a Fenoglio dalla contessa Emilia Rossi, figlia del deputato Teofilo Rossi e moglie di Annibale Galatei, conte di Genola e di Suniglia. Squisita la resa armoniosa dei ferri battuti lavoratissimi, i particolari lignei come i telai delle finestre, la luminosa cromia delle vetrate, la morbida decorazione floreale, la bellissima vetrata ovale al piano rialzato e i particolari decorativi della facciata: tutto è studiato nei minimi particolari, ed è reso all’insegna del bello assoluto. Del 1903 è Casa Guelpa, via Colli 4, all’incrocio con corso Vittorio Emanuele 115, in un raffinato Liberty disegnato sui balconi con i motivi a conchiglia (il lato sul corso si richiama, invece, al Neobarocco). Casa Rey, di corso Galileo Ferraris 16/18, risale al 1904. Il palazzo, tra i cinque e i sei piani, ai lati ha due bovindi su tre ordini con vetri colorati e decorazioni floreali; la facciata si distingue per l’alternanza tra intonaco e laterizio in cui qua e là compaiono piccoli mostri su alcune finestre e capitelli su qualche balcone. Le finestre, che più si innalzano e più si alleggeriscono per gioco prospettico e capacità costruttiva, presentano eleganti modanature Liberty. Molto raffinati i quattro portantini in legno scolpito.

Casa Bellia, di corso Matteotti, angolo via Papacino, è caratterizzata da un ampio rosone, con colonnine poste a raggiera nella parte più alta di una simil-torre e cornici a dente di lupo che si alternano a particolari sia orientali che zoomorfi e fitomorfi. Nella parte angolare, un bovindo dalle linee tonde e dalle finestre ad arco, è sormontato da un tetto fatto a cupola piramidale. Particolari i balconi del primo e del terzo piano con finestre a triplice luce. Sempre in via Papacino e ancora con committenza Bellia, nello stesso anno – 1904 – viene edificato un edificio di quattro piani fuori terra, con seminterrati in vista e mansarde laterali a finestre binate. Un bovindo poligonale, chiuso nella parte superiore da un balcone con balaustra in cemento, allaccia due piani. Ornamenti floreali impreziosiscono il portone. Casa Rama, su progetto di Fenoglio, del 1909, in via Cibrario 63, è per noi torinesi del tutto particolare: in questa palazzina Liberty morì Guido Gozzano, il poeta crepuscolare che così ricorda la sua e nostra città: “Come una stampa antica bavarese/ vedo al tramonto il cielo subalpino/da Palazzo Madama al Valentino/ardono l’Alpi tra le nubi accese/È questa l’ora antica torinese,/è questa l’ora vera di Torino”. Cari curiosi e appassionati di Liberty, sarete ormai stanchi e affaticati, allora vi propongo una meritata pausa prima di riprende il tour nel prossimo articolo.

Alessia Cagnotto

DNA – Dominanti Nature Artistiche celebra due anni con una serata “Open Flow”

Torino – Due anni di progetti, spettacoli e formazione artistica. L’associazione culturale DNA – Dominanti Nature Artistiche festeggia il suo secondo anniversario con un evento speciale in programma venerdì 6 marzo dalle ore 19 al Loft di via Chanoux 12.
La serata, dal titolo “2 anni al Loft, Stage and Soul”, sarà un party aperitivo pensato come spazio aperto alla creatività. Protagonista dell’evento la Jam Session “Open Flow”: un palco libero, senza scalette prestabilite, dove musicisti, attori, poeti e performer potranno alternarsi in un clima di condivisione e contaminazione artistica.
In due anni DNA si è affermata come realtà attiva nel panorama culturale torinese, promuovendo la DNArt Gallery dedicata agli artisti emergenti, corsi di recitazione, improvvisazione teatrale, fumetto e musica, oltre alla produzione di tre spettacoli originali che hanno coinvolto allievi e professionisti.
«Vogliamo celebrare non solo ciò che abbiamo costruito, ma soprattutto la comunità che rende DNA un luogo vivo e partecipato», sottolinea la fondatrice Carlotta Micol De Palma.
Una festa che guarda al futuro, nel segno della libertà espressiva e della crescita condivisa.

Enzo Grassano

La Fontana del Monumento al Traforo del Frejus: angeli o diavoli?

Oltre Torino. Storie, miti, leggende del torinese dimenticato.

Torino e lacqua

Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce.

Il fil rouge di questa serie di articoli su Torino vuole essere lacqua. Lacqua in tutte le sue accezioni e con i suoi significati altri, lacqua come elemento essenziale per la sopravvivenza delpianeta e di tutto lecosistema ma anche come simbolo di purificazione e come immagine magico-esoterica.

1. Torino e i suoi fiumi

2. La Fontana dei Dodici Mesi tra mito e storia

3. La Fontana Angelica tra bellezza e magia

4. La Fontana dellAiuola Balbo e il Risorgimento

5. La Fontana Nereide e lantichità ritrovata

6. La Fontana del Monumento al Traforo del Frejus: angeli o diavoli?

7. La Fontana Luminosa di Italia 61 in ricordo dellUnità dItalia

8. La Fontana del Parco della Tesoriera e il suo fantasma

9. La Fontana Igloo: Mario Merz interpreta lacqua

10. Il Toret  piccolo, verde simbolo di Torino

6. La Fontana del Monumento al Traforo del Frejus: angeli o diavoli?

Alla fine della classica vasca in centro, dopo essere riemersi dal bagno di folla di via Garibaldi, si arriva in uno dei luoghi piùdiscussi di Torino: Piazza Statuto.

Questa è una delle piazze più conosciute della città, lultima delle grandi aree risalenti al  periodo risorgimentale della capitale sabauda, ed è caratterizzata da eleganti portici che la percorrono lungo tutto il perimetro.

Ha una forma allungata e da essa si dipartono molte strade: via Luigi Cibrario, via San Donato, corso Francia, (che in epoca romana era il tratto iniziale della strada per le Gallie), e via Garibaldi, antico decumanus maximus  della colonia romana Julia Augusta Taurinorum, già conosciuta come via Dora Grossa.

Al tempo degli antichi romani tutta la parte occidentale del castrum del quadrilatero romano veniva usata come necropoli e molto probabilmente  anche come luogo di esecuzioni.

Allinterno della piazza, dedicato allimponente lavoro del traforo del Cenisio-Frejus, vi è il monumento realizzato da Luigi  Bellinel 1879 e solennemente inaugurato  il 26 ottobre dello stesso anno. Sullalta piramide sono poste grosse pietre provenienti dagli scavi del traforo, sulle quali si posano corpi di titani abbattuti in marmo chiaro e, proprio sulla sommità, il genio alato della scienza, con una stella a cinque punte sulla fronte, poi rimossa nel 2013. Lopera è unallegoria del trionfo della ragione sulla forza bruta, riflesso dello spirito positivista dellepoca in cui fu realizzato. Tuttavia nella tradizione popolare a questo significato originario se ne sovrappone un altro, quello secondo cui il monumento celebrerebbe  le sofferenze patite dai minatori per realizzare lopera.

Non è solo per la bellezza architettonica però che Piazza Statuto è ricercata, soprattutto dagli appassionati di magia e mistero, infatti, nel contesto delle leggende esoteriche, essa è nota come uno dei vertici del triangolo della magia nera. Lepicentro dellenergia maligna sarebbe individuato proprio là dove si erge il monumento al traforo, alla sommità del quale, per alcuni, non si troverebbe langelo della scienza, ma Lucifero in persona. Secondo altre ipotesi, invece, lepicentro coinciderebbe con lastrolabio del piccolo obelisco poco distante. In realtà lobelisco fu eretto nel 1808 su un punto geodetico, in ricordo di un calcolo trigonometrico del 1760 sulla lunghezza di una porzione di meridiano terrestre (il gradus taurinensis), eseguito insieme ad altri punti geografici nei comuni piemontesi di Rivoli, Andrate e Mondovì.

Il Diavolo quindi terrebbe le ali spiegate proprio sul vertice del triangolo nero, collegando Torino con Londra e San Francisco, due città altrettanto ricche di misteri e anche scenari di delitti efferati. La leggenda che vede collegate queste tre città è una delle più conosciute al mondo, eppure tra tutti i luoghi chiamati in causa, Torino rimane quello più interessante, in quanto unica cittàad essere divisa a metà: il capoluogo è infatti anche vertice del così detto triangolo bianco, che si formerebbe con Praga e Lione. Non crea meraviglia tra gli appassionati del settore che proprio qui siano venuti in visita personaggi come Nostradamus, Fulcanelli, e Paracelso e non sorprende unaltra delle numerosissime leggende, secondo cui tutti coloro che hanno poteri occulti e divinatori debbano recarsi a Torino per omaggiare il Grande Vecchio, personaggio assai misterioso che risiederebbe tra le colline torinesi.

Al centro della piazza, presso la fontana, vi è laccesso che conduce al sistema fognario, che qui ha il suo snodo principale. Anche questo preciso elemento favorì il crearsi di leggende e credenze che vogliono la piazza come fulcro della magia nera e come altra ipotesi per quel che riguarda lampio discorso sulle tre presunte grotte alchemiche che sarebbero presenti in città

Impossibile dunque rimanere indifferenti davanti alle infinite suggestioni di una città bellissima, malinconica e romantica, ricca di arte e di cultura, ma anche di misteri. 

È così che si passeggia per questa città, sempre sospesi tra luce e ombra, sempre distratti, mentre magari qualcuno ci osserva, tra la folla, da sotto le fognature oppure dallalto, con le ali spiegate e un sorriso ermetico scolpito sul volto.

 

Alessia Cagnotto

Piemonte capitale della danza con NID PLATFORM 2026

La nuova piattaforma della danza italiana – TORINO 1-4 settembre. Fino al 13 marzo è aperta la call per partecipare

Sarà il Piemonte ad ospitare nel 2026 la decima edizione di NID Platform – La nuova piattaforma della danza italiana, prestigiosa vetrina itinerante ideata per promuovere e diffondere la più recente produzione coreografica nazionale nel contesto italiano e internazionale. In programma dal 1 al 4 settembre 2026 si svolgerà a Torino, Collegno, Moncalieri e Venaria Reale, chiamando a raccolta artisti e personalità di spicco nonché programmatori e distributori italiani e stranieri, istituzioni, giornalisti e appassionati che, come in un vero e proprio festival, potranno assistere a un programma articolato di spettacoli e performance.

Le sedi principali dell’evento condividono una natura comune: sono luoghi che un tempo appartenevano al paesaggio della produzione industriale e che oggi sono diventati presìdi permanenti per la produzione e la diffusione culturale. Questo legame profondo con il territorio costituisce il fil rouge tematico e spaziale dell’edizione 2026, intitolata Coreografie del possibile. La manifestazione abiterà questi spazi nella loro dimensione trasformativa, generando visioni artistiche in dialogo con la memoria e l’identità dei luoghi.

Fino al 13 marzo è aperta la call per sottoporre la propria candidatura all’edizione 2026, con le due consuete sezioni: Programmazione e Open Studios, quest’ultima dedicata a progetti coreografici, in fase di lavorazione e sviluppo. Tutti i dettagli sono consultabili sul sito nidplatform.it.

L’immagine guida dell’edizione piemontese è dell’artista Cristian Chironi, grazie alla collaborazione con Camera – Centro Italiano per la Fotografia di Torino.

«L’assegnazione al Piemonte della NID Platform 2026, che si svolgerà a Torino a settembre 2026, rappresenta un riconoscimento di rilievo nazionale e il risultato di un lavoro strutturale portato avanti dalla Regione sullo spettacolo dal vivo, in coerenza e in dialogo costante con le politiche del Ministero della Cultura.

Un percorso costruito nel tempo grazie a una collaborazione solida con Piemonte dal Vivo, che ha contribuito a rafforzare il posizionamento del Piemonte come interlocutore credibile e autorevole a livello nazionale. La NID Platform è una piattaforma strategica per la danza contemporanea italiana, un luogo di programmazione, confronto e sviluppo che mette in relazione istituzioni, operatori e artisti. Ospitarla a Torino significa riaffermare il ruolo delle Regioni come attori centrali della governance culturale del Paese: non semplici soggetti attuatori, ma partner istituzionali capaci di costruire visione, sostenere la produzione e contribuire in modo determinante allo sviluppo delle politiche culturali nazionali».

— Marina Chiarelli, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte

NID Platform è un progetto nato dalla condivisione d’intenti tra gli organismi della distribuzione della danza aderenti ad ADEP (Associazione Danza Esercizio e promozione) in sede FEDERVIVO-AGIS con la Direzione Generale Spettacolo del Ministero della Cultura e le Regioni di riferimento, con lo scopo di promuovere e sostenere la più significativa produzione coreutica italiana. L’edizione 2026 si realizzerà nei comuni della Città Metropolitana di Torino con il sostegno della Direzione Generale Spettacolo del MiC e della Regione Piemonte. Per questa edizione ADEP ha nominato partner capofila e organizzatore della manifestazione la Fondazione Piemonte dal Vivo, Circuito Regionale Multidisciplinare delle Piemonte.  

Una vita in prima linea: la storia di Ada Gobetti

Torino e le sue donne

Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce

 

Con la locuzione “sesso debole” si indica il genere femminile. Una differenza di genere quella insita nell’espressione “sesso debole” che presuppone la condizione subalterna della donna bisognosa della protezione del cosiddetto “sesso forte”, uno stereotipo che ne ha sancito l’esclusione sociale e culturale per secoli. Ma le donne hanno saputo via via conquistare importanti diritti, e farsi spazio in una società da sempre prepotentemente maschilista. A questa “categoria” appartengono  figure di rilievo come Giovanna D’arco, Elisabetta I d’Inghilterra, Emmeline Pankhurst, colei  che ha combattuto la battaglia più dura in occidente per i diritti delle donne, Amelia Earhart, pioniera del volo e Valentina Tereskova, prima donna a viaggiare nello spazio. Anche Marie Curie, vincitrice del premio Nobel nel 1911 oltre che prima donna a insegnare alla Sorbona a Parigi, cade sotto tale definizione, così come Rita Levi Montalcini o Margherita Hack. Rientrano nell’elenco anche Coco Chanel, l’orfana rivoluzionaria che ha stravolto il concetto di stile ed eleganza e Rosa Parks, figura-simbolo del movimento per i diritti civili, o ancora Patty Smith, indimenticabile cantante rock. Il repertorio è decisamente lungo e fitto di nomi di quel “sesso debole” che “non si è addomesticato”, per dirla alla Alda Merini. Donne che non si sono mai arrese, proprio come hanno fatto alcune iconiche figure cinematografiche quali Sarah Connor o Ellen Ripley o, se pensiamo alle più piccole, Mulan.  Coloro i quali sono soliti utilizzare tale perifrasi per intendere il “gentil sesso” sono invitati a cercare nel dizionario l’etimologia della parola “donna”: “domna”, forma sincopata dal latino “domina” = signora, padrona. Non c’è altro da aggiungere.  

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8. Una vita in prima linea: la storia di Ada Gobetti

Dopo l’annuncio dell’armistizio, l’ 8 settembre 1943, le donne aprono le porte delle loro abitazioni ai soldati allo sbando, stravolti dal conflitto bellico. È il primo atto di resistenza femminile. Secondo i dati ufficiali dell’epoca, le donne partigiane sono state 35mila e le stime successive arrivano a contarne almeno 2 milioni. Eppure le partigiane non sfilano nei cortei insieme agli uomini, le foto mentre imbracciano i fucili per molto tempo rimangono nascoste, così come il loro coraggioso operato. È una strana contrapposizione di pensiero immaginare sul campo uomini e donne sulla stessa linea, spalla a spalla, e veder riconosciuto il valore più degli uni che delle altre, eppure, alla fine, al di sopra di ogni cosa valgono le azioni, l’unico modo che l’essere umano ha per dimostrare quanto vale. Ada Gobetti ha agito e combattuto tutta la vita e nessuno potrà mai mettere in ombra il suo mirabile e costante impegno. Ada Gobetti nasce a Torino il 23 luglio del 1902, da un commerciante di frutta svizzero originario della Valle di Blennio e da una casalinga torinese. Brillante studentessa al liceo classico Vincenzo Gioberti di Torino, collabora attivamente alle riviste “Energie nove”, “la Rivoluzione liberale” e “il Baretti” di Piero Gobetti. Con quest’ultimo si sposerà nel 1923 e da lui avrà nel 1925 il figlio Paolo. In quegli anni con Piero, Ada è testimone delle rivolte operaie del biennio rosso torinese, alle quali guardano entrambi con vivo interesse e per cui esprimono fin da subito una appassionata solidarietà. Nel 1925 Ada si laurea in Filosofia e in seguito si dedica all’insegnamento, continuando ad approfondire studi letterari e pedagogici. Nello stesso anno la rivoluzione liberale viene soppressa dal regime mussoliniano. Nel 1926 Piero Gobetti è costretto a emigrare a Parigi, dove morirà nel febbraio dello stesso anno, in un ospedale di Neuilly sur-Seine, a causa di problemi di salute aggravati da una violenta aggressione squadrista, che aveva subito due anni prima a Torino, mentre usciva dalla sua abitazione, che era anche sede della sua casa editrice. Di grande esacerbato dolore le parole vergate da Ada sul suo diario per la morte del marito: «Non è vero, non è vero: tu ritornerai. Non so quando, non importa, non importa. Ritornerai e il tuo piccolo ti correrà incontro e tu lo solleverai tra le tue braccia. E io ti stringerò forte forte e non ti lascerò più partire, mai più. È un vano sogno, tutto questo, una prova di fronte a cui hai voluto pormi: tu mi vedi, mi senti: e io saprò mostrarmi degna del tuo amore. Quando ti parrà che la prova sia durata abbastanza, tornerai per non più lasciarmi. Saranno passati molti anni ma immutati splenderanno i tuoi occhi e ritroverò le espressioni di tenerezza della tua voce. Mio caro, mio piccolo mio amore, ti aspetterò sempre: ho bisogno di attenderti per vivere». 

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Nel 1928 Ada vince la cattedra di Lingua e Letteratura inglese, insegna per alcuni anni a Bra e a Savigliano. Dal 1936 è docente presso il ginnasio del Liceo Cesare Balbo di Chieri (TO). In quegli anni rafforza la propria amicizia con Benedetto Croce, che la sprona a proseguire gli studi e a compiere le prime traduzioni dall’inglese, con le quali introdurrà in Italia gli scritti di Benjamin Spock. Negli anni precedenti l’8 settembre 1943, la casa di Ada Gobetti costituisce un punto di riferimento per l’antifascismo intellettuale e per gli ambienti legati al movimento Giustizia e Libertà. Nel 1937 si risposa con Ettore Marchesini, tecnico dell’ EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche). Ada continua ad essere una donna forte e decisa, politicamente attiva e schierata; nel 1942 è tra le fondatrici del Partito d’Azione (PdA), mentre nel 1943, durante la Resistenza, coordina le Brigate Partigiane e fa la staffetta in Val Germanasca e in Val di Susa, dove è attivo il figlio Paolo. Mai stanca di battersi anche su più fronti, nel 1943 è fondatrice dei Gruppi di Difesa della Donna e si prodiga per la nascita del Movimento Femminile. Terminata la guerra, il suo coraggio viene formalmente riconosciuto e viene insignita della medaglia d’argento al valore militare. Dopo la Liberazione è la prima donna a venire nominata vicesindaco di Torino, designata dal CLN, (Comitato di Liberazione Nazionale), in rappresentanza del PdA. Ricopre la carica sino alle elezioni del 1946, interessandosi e occupandosi particolarmente di istruzione e assistenza. Negli anni Cinquanta scrive su molte testate comuniste, tra cui l’Unità, sempre negli stessi anni affianca al costante impegno letterario l’interesse per la pedagogia e nel 1955 entra nella redazione di “Riforma della Scuola”. Nel 1957 fa parte della prima delegazione femminile italiana nella Repubblica Popolare Cinese. Nel 1959 fonda e dirige la rivista “Il giornale dei genitori” a cui collabora, tra gli altri, Gianni Rodari. Dopo una lunga vita avventurosa e dai molteplici interessi politici e culturali, Ada Gobetti muore il 14 marzo del 1968 nella sua casa nella frazione torinese di Reaglie È sepolta nel cimitero di Sassi a Torino, città per cui si è sempre impegnata, che ha tanto amato e che, di rimando, la ringrazia, proteggendola nel suo grembo di terra.

 

Alessia Cagnotto

Appuntamenti alla Biblioteca Civica di Chieri

Lunedì 23 febbraio prossimo, dalle 15 alle 18, l’appuntamento alla Biblioteca Civica di Chieri ha il titolo “Chiedi al commercialista”, un appuntamento con un professionista dell’ordine dei Commercialisti di Torino, che sarà a disposizione in presenza per fornire gratuitamente una consulenza di primo livello su temi fiscali e tributari  del terzo settore e societari. Sono esclusi i temi giusvaloristici, di controllo delle buste paga, contratti di lavoro , TFR.
Per usufruire del servizio occorre prenotarsi al numero 0119428400 oppure scrivendo alla Biblioteca di Chieri a biblioteca@comune.chieri.to.it o recandosi in biblioteca entro le 10.30 del giovedì precedente lo sportello.
All’atto della prenotazione sarà necessario indicare il proprio nominativo,  tematica da trattare e recapito per essere ricontattati. Ogni utente ha a disposizione circa trenta minuti con il professionista.

Sabato 28 febbraio prossimo alle 15 si terrà il secondo appuntamento del 2026 della rassegna  “La città di Carta”, dal titolo “A tutti i chieresi! Lettere dei Duchi di Savoia”
I sovrani del Piemonte nel Medio Evo si rivolgevano alle comunità locali con lettere, ordini, disposizioni di vario genere.  Ne restano  interessanti testimonianze  utili ad approfondire il rapporto tra il potere centrale e i poteri locali. Ogni appuntamento porta il pubblico alla scoperta di alcuni documenti legati a un tema programmato. L’iniziativa consente ai presenti di esaminare da vicino le carte, i disegni, le pergamene, i registri, con la guida dell’archivista che accompagna e illustra il tema servendosi dei documenti.

Ingresso libero senza prenotazione.

Sabato 28 febbraio dalle 9 alle 12, presso la Sala Roccati della Biblioteca Civica di Chieri, si terrà l’appuntamento periodico dal titolo “Giocando s’impara. Il gioco come stimolo educativo e invito alla lettura”. Bambini e bambine dai sette anni saranno accolti dai volontari dell’Associazione Ludichieri che trasformeranno il gioco in uno stimolo educativo e in un invito alla lettura.

Ingresso libero senza prenotazione.

Mara Martellotta