CRONACA- Pagina 73

housing sociale a San Donato: 32 nuovi alloggi 

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Un nuovo modello di abitare solidale prende forma nel cuore di San Donato a Torino. È stato inaugurato  il nuovo spazio di cohousing sociale di via Vagnone che mette a disposizione 32 alloggi e una rete di servizi integrati per rispondere in modo concreto a necessità abitative e nuove forme di vulnerabilità della cittadinanza, puntando su coabitazione, mixité sociale e innovazione tecnologica.

L’intervento, realizzato in un immobile di proprietà comunale sul territorio della Circoscrizione Quattro, conta 32 unità abitative, di cui 8 trilocali e 24 bilocali, ed è il risultato di un investimento complessivo di 6 milioni di euro, finanziato principalmente attraverso fondi Pon Metro e integrato da un mutuo stipulato con Cassa Depositi e Prestiti.

L’obiettivo del progetto è creare, attraverso un sistema caratterizzato da soluzioni abitative a durata variabile e servizi di supporto sociale integrati, un ambiente che favorisca lo sviluppo di dinamiche relazionali positive tra le diverse generazioni e forme di supporto reciproco, valorizzando le opportunità di coabitazione solidale e il senso di comunità.

“Torino – spiega il sindaco Stefano Lo Russo – vuole essere una città che unisce attrattività, qualità abitativa e inclusione sociale e, per farlo, serve un approccio capace di tenere insieme sviluppo, protezione sociale, inclusione, rigenerazione e resilienza urbana. Oggi inauguriamo una realtà che auspichiamo davvero possa diventare un modello in questo senso dando una risposta concreta alle necessità abitative di persone di generazioni, provenienze ed esperienze diverse e offrendo loro nel contempo un’opportunità di scambio, conoscenza e mutuo aiuto. Vogliamo essere una città che non lascia indietro nessuno e che non dimentica l’importanza delle reti di relazione e del senso di comunità”.

Gli ospiti del nuovo housing sociale saranno selezionati dagli uffici competenti del Dipartimento Servizi Sociali, Socio Sanitari e Abitativi, prioritariamente tra le persone anziane autosufficienti in condizioni di fragilità (che resta il target principale), ma anche tra persone adulte con bisogni specifici, giovani con una precaria indipendenza economica, studenti, care leavers, persone con disabilità con un proprio progetto individualizzato, famiglie in condizioni di temporanea difficoltà abitativa e persone titolari di protezione internazionale, ai sensi del protocollo d’intesa relativo ai corridoi lavorativi per rifugiati.

Per favorire l’aggregazione e la coabitazione solidale, il nuovo complesso offre numerosi spazi comuni come un ampio terrazzo con aree verdi per momenti di relax, una cucina condivisa e due sale multifunzionali, ideali per attività e incontri aperti alla cittadinanza e alle associazioni del quartiere.

A gestire l’immobile sarà la Cooperativa Frassati, ente partner della Città in coprogettazione che, attraverso una equipe multidisciplinare, garantirà attività di supporto alla convivenza, servizi di accompagnamento all’autonomia abitativa e attività rivolte al territorio, in un confronto continuo con gli stessi residenti, qui anche portatori di eventuali proposte sulla base dei loro singoli bisogni.

“Con questo nuovo intervento di housing sociale – afferma l’assessore alle Politiche sociali Jacopo Rosatelli – la Città di Torino realizza un altro tassello del piano che la vede costantemente impegnata nel costruire risposte concrete, inclusive e innovative al disagio abitativo. Quella che inauguriamo oggi è una coabitazione solidale che si presenta come un vero spazio di comunità, in cui persone diverse per età e condizione possono vivere insieme, sostenendosi reciprocamente e ritrovando così più facilmente quella stabilità di cui necessitano. La casa resta una componente fondamentale, ma qui non vuole essere solo un tetto, ma anche una potente leva nei percorsi individuali verso l’inclusione sociale”.

La struttura presenta infine due caratteristiche che la rendono anche tecnologicamente innovativa, almeno nel panorama degli housing sociali: la prima è la presenza di un controllo digitale da remoto sugli accessi all’edificio; la seconda è invece rappresentata dalla presenza di un impianto fotovoltaico, con benefici su costi di gestione ed emissioni inquinanti, per il quale sono già state avviate le procedure di richiesta di ingresso in una Comunità Energetica Rinnovabile.

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Rischia di soffocare per merendina, salvato da insegnante

Un ragazzino di 11 anni ha rischiato di soffocare mentre stava mangiando una merendina, ma è stato prontamente soccorso dalla sua insegnante.

L’episodio è avvenuto in una scuola media di Piscina, nel Torinese.

La docente è intervenuta immediatamente praticando le manovre di disostruzione, tra cui la manovra di Heimlich, riuscendo così a liberare le vie respiratorie del ragazzo e a fargli riprendere a respirare.

Gtt, in calo il mancato pagamento dei biglietti sui mezzi pubblici

GTT Gruppo Torinese Trasporti annuncia in una nota che “prosegue il proprio impegno per garantire standard di servizio sempre più rispondenti alle esigenze dei cittadini, intervenendo su sicurezza, assistenza e contrasto all’evasione tariffaria”.

I numeri dell’attività di controllo nel 2025

  • 2.990.868 controlli totali

  • 272.367 nel mese di gennaio

 

Nei primi giorni del 2026, l’incremento del personale ha già prodotto risultati concreti:

  • 377.187 controlli effettuati (gennaio)

  • + 38% rispetto a gennaio 2025

  • – 24% di evasione tariffaria

 

Parallelamente, si consolidano le iniziative di controllo avviate nel corso del 2025 in collaborazione con le forze dell’ordine e agenzie di sicurezza privata. Il progetto Linea Sicura ha visto coinvolte 13 linee GTT, mentre per il  Safe Tram sono stati effettuati oltre 6.300 controlli.

I dati confermano dunque l’effetto deterrente di una presenza capillare sulla rete e l’efficacia delle politiche di prevenzione messe in campo. Nel corso del 2026 è previsto un nuovo potenziamento dell’organico dedicato al controllo e all’assistenza, che a regime potrà contare su 300 addetti alla clientela, e l’introduzione di ulteriori body cam, dopo le sperimentazioni avviate lo scorso anno, rafforzando in modo strutturale il presidio del servizio sul territorio, con l’obiettivo di migliorare tutela e assistenza agli utenti.

In un sistema complesso come quello del trasporto pubblico locale, la qualità reale e percepita del servizio è strettamente legata alla possibilità per gli utenti di ricevere assistenza tempestiva, in particolari nelle fasce serali e notturne. L’obiettivo: rafforzare la sicurezza complessiva del servizio e migliorare la gestione delle situazioni complesse a bordo.

“Questi dati sono molto incoraggianti e dimostrano che siamo sulla strada giusta – ha dichiarato Salvatore Gaudiello, Responsabile Infrastrutture – La sicurezza dei passeggeri è una priorità che riguarda ogni anno oltre 250 milioni di utenti tra Torino e provincia. Le misure sperimentali introdotte nei mesi scorsi stanno producendo i risultati attesi. Il percorso è ancora in evoluzione, ma nei prossimi mesi puntiamo a rafforzare ed ampliare ulteriormente questi livelli di servizio, con l’obiettivo di garantire maggiore tutela, assistenza e qualità complessiva dell’esperienza di viaggio”.

Torino e Città Metropolitana: più efficienza con la gestione amministrativa integrata

La Giunta Comunale, su indicazione della vicesindaca Michela Favaro, ha approvato una delibera che dà il via libera a un accordo di collaborazione tra la Città di Torino e la Città Metropolitana di Torino. L’intesa, siglata ai sensi dell’art. 15 della Legge 241/90, sancisce una sinergia strutturale volta a migliorare l’efficienza amministrativa e a ottimizzare l’impiego delle risorse pubbliche.

L’accordo, della durata di due anni e rinnovabile, nasce dalla volontà di superare la frammentazione tra gli enti, puntando su una gestione condivisa di funzioni strategiche. Dopo il successo delle prime sperimentazioni relative ai Nuclei di Valutazione e agli elenchi degli operatori economici, l’amministrazione comunale compie oggi un passo decisivo verso una “governance integrata” del territorio.

L’iniziativa vedrà i due enti operare insieme su fronti cruciali come la digitalizzazione e la gestione degli appalti. Attraverso l’utilizzo di piattaforme telematiche comuni, verranno snellite le procedure di gara e la selezione dei fornitori, garantendo al contempo una regolamentazione più omogenea degli incentivi e delle prassi antiriciclaggio. Un pilastro fondamentale del progetto riguarda la valorizzazione del capitale umano: il personale sarà coinvolto in percorsi di formazione e aggiornamento condivisi, facilitando lo scambio di competenze e l’adozione di metodologie di lavoro uniformi.

Sul fronte della crescita territoriale, la collaborazione permetterà inoltre una gestione coordinata dei fondi del PNRR, assicurando un monitoraggio puntuale e una rendicontazione efficace degli impatti sociali ed economici su tutta l’area metropolitana. L’intero impianto dell’accordo è stato studiato per essere a costo zero per le casse pubbliche: l’onere per il trattamento economico del personale assegnato ai progetti sarà infatti ripartito equamente tra i due enti, alternando annualmente il carico finanziario tra Comune e Città Metropolitana, senza alcun incremento della spesa prevista a bilancio.

Questa delibera si inserisce nel più ampio quadro di modernizzazione della Pubblica Amministrazione torinese, orientata a fare della collaborazione tra enti locali la leva principale per affrontare le sfide economiche e sociali del prossimo biennio.

“Questo accordo tra Città di Torino e Città Metropolitana risponde a esigenze di integrazione amministrativa tra enti e si prefigge di aumentarne l’efficienza tramite la collaborazione – spiega la vicesindaca di Torino Michela Favaro -. Puntare sulla formazione dei dipendenti, sulla specializzazione delle mansioni, evitando duplicati, è la via giusta per far crescere amministrazioni capaci di migliorare i servizi, razionalizzando i costi”.

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Movida, sospensione dell’attività per quattro minimarket e un bar

 

Prosegue l’attenzione della Città nel contrasto al fenomeno della “malamovida”. La Polizia Locale di Torino ha intensificato i controlli focalizzandosi sul rispetto delle ordinanze che limitano la vendita di bevande in vetro e alcolici da asporto oltre l’orario consentito e la somministrazione ai minorenni. Un’operazione che ha portato all’accertamento di sanzioni per un importo complessivo che supera i 30mila euro.

La Polizia Locale ha notificato, nei giorni scorsi, a quattro minimarket, situati in corso Brescia, lungo Dora Firenze, via Napione e via Rossini, il provvedimento della Prefettura di sospensione dell’attività, tra i 15 e i 30 giorni, per reiterate violazioni dell’articolo 6 comma 2 bis del decreto legge n.177/2007. I proprietari hanno venduto bevande alcoliche e superalcoliche da asporto oltre l’orario consentito, ignorando le restrizioni orarie.

Il Regolamento di Polizia Urbana prevede che, su tutto il territorio cittadino, siano vietati la vendita e il consumo di bevande in contenitori di vetro o metallo dalle 24 alle 6 del mattino, mentre nelle 20 aree individuate, dove si registravano maggiori criticità legate agli assembramenti e al consumo di alcol in strada, l’amministrazione ha deciso di anticipare il divieto alle 21.

I controlli, però, non si sono limitati solo alla vendita di alcol oltre l’orario previsto, ma anche alla somministrazione di alcol ai minorenni. È stato, infatti, notificato anche un provvedimento a un esercizio pubblico di via Giulia di Barolo perché, gli agenti della Polizia Locale, per più di una volta, hanno accertato la violazione dell’art.14 ter della Legge n.125/2001 che prevede la richiesta di esibire il documento di identità prima di somministrare cocktail alcolici a minorenni. Per questo bar la chiusura imposta è di 20 giorni, dal 27 febbraio al 18 marzo.

“Operazioni – spiegano gli assessori alla Sicurezza e Polizia Locale Marco Porcedda – e al Commercio Paolo Chiavarino – che abbiamo incrementato nelle ore serali del fine settimana, anche recependo le segnalazioni dei cittadini e dei commercianti di alcune zone. Grazie alla collaborazione con le altre forze dell’ordine, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, intendiamo rafforzare la sicurezza dei quartieri interessati dal fenomeno, con l’obiettivo di conciliare il diritto al divertimento dei più giovani con il rispetto delle norme e del decoro dello spazio urbano. L’obiettivo è di perseguire chi non rispetta le norme a discapito anche di quei commercianti che, invece, operano nel rispetto delle regole. Vogliamo tutelare la qualità della vita dei ragazzi e proteggere chi è più vulnerabile, ma allo stesso tempo colpire chi infrange i regolamenti”

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T-red, a Torino crollano le multe: -82% in un anno

A Torino diminuiscono sensibilmente le multe rilevate dai T-red ai semafori. Le telecamere installate in 14 incroci della città hanno registrato circa 22mila sanzioni, contro le 117mila del 2024: una riduzione dell’82%.

Tra le principali ragioni del calo c’è l’entrata in vigore del nuovo Codice della strada, che ha eliminato la possibilità di accertare a distanza le infrazioni legate alla segnaletica orizzontale. In precedenza, gli automobilisti potevano essere multati anche per aver oltrepassato di poco la linea bianca di arresto con le ruote del veicolo o per aver proseguito diritto in una corsia con obbligo di svolta.

Con la nuova normativa, invece, i dispositivi T-red rilevano esclusivamente il passaggio con il semaforo rosso, limitando così il numero delle sanzioni.

La Guardia di Finanza sequestra lingotti d’oro e diamanti

Le Fiamme gialle della Compagnia di Valenza (Al) hanno sequestrato più di sei chili di lingotti e lamine d’oro, due bracciali in oro bianco con pietre preziose incastonate e diamanti naturali per 809,10 carati e un totale di oltre 758mila euro. Segnalati alla prefettura e alla Camera di commercio cinque persone, di cui quattro rappresentanti legali di società con sede in Italia e in Belgio.

Enzo Bianchi torna tra il suo pubblico

Dopo un periodo segnato da una malattia e da una degenza ospedaliera, Fr. Enzo Bianchi è tornato a parlare in pubblico, in occasione del ritiro di Quaresima alla Madia. Quasi centocinquanta persone hanno partecipato alla tradizionale giornata di ritiro Quaresima che è un momento forte per la fraternità della Madia e per gli ospiti e amici che ci frequentano e seguono fr. Enzo da anni.

In apertura dell’incontro, fr. Enzo ha espresso profonda gratitudine verso il Signore, per avergli consentito di essere di nuovo presente, e ha ricordato come ogni caduta possa diventare un’occasione di ripresa inaspettata.
La meditazione ha affrontato uno dei testi più densi e complessi del Nuovo Testamento: il cosiddetto “Inno ai Filippesi”, incastonato dall’apostolo Paolo nella lettera alla comunità di Filippi, fondata circa vent’anni dopo la morte di Gesù. Il fondatore di Bose ha guidato i presenti nella lettura teologica dell’inno, evidenziandone la struttura in due momenti chiave. In particolare, Cristo, pur essendo della stessa forma di Dio, non trattiene la sua uguaglianza con Dio ma si svuota, assume la condizione umana, si umilia fino alla morte e muore in croce.
Questo svuotamento non significa perdere l’identità, ma compiere una scelta d’amore: una solidarietà radicale con l’umanità, fino alla condivisione della sofferenza e della morte. Per questo, Dio lo innalza e gli dona quel nome che è al di sopra di ogni nome: Kyrios, ovvero Signore. Un titolo che, nel contesto romano, aveva valenza politica e religiosa e veniva attribuito all’imperatore. I cristiani, con la frase: “Gesù è il Signore”, affermarono una signoria alternativa e universale. Un passaggioncentrale dell’intervento di questa domenica, ha riguardato l’invito paolino ad avere “gli stessi sentimenti di Cristo”. Per fr. Enzo, il cristianesimo non consiste principalmente in un’adesione intellettuale, ma in una trasformazione interiore: sentire, pensare e agire secondo la logica dell’amore gratuito.
La fede cristiana vuole evitare questa contrapposizione, che presenta da una parte, il docetismo, cioè l’idea che Gesù fosse uomo solo in apparenza, dall’altra, il riduzionismo, che nega la sua natura divina. Proprio per l’affermarsi contemporaneamente della piena divinità e della piena umanità di Cristo, l’inno rappresenta uno dei vertici teologici del Nuovo Testamento.
Durante la giornata di ritiro, è stato dedicato un ampio spazio al mistero della trinità di Dio: non una semplice somma di persone, ma una vera e propria comunione d’amore. In questa prospettiva, l’abbassamento di Cristo non è voluto come sofferenza da parte del Padre, ma come conseguenza di un amore profondo, vissuto in un mondo che è fortemente segnato dall’ingiustizia. Mentre la croce, rappresenta il passaggio verso la vita piena.
La presenza di fr. Enzo, dopo settimane di malattia, ha assunto un valore simbolico per i partecipanti. Il suo ritorno pubblico è stato accompagnato da parole di gratitudine e da una riflessione intensa, che ha restituito al ritiro quaresimale una dimensione teologica profonda.
La meditazione pomeridiana si è conclusa con un invito a ricordare che il cristianesimo non è solo un’adesione intellettuale, ma una condivisione concreta dei sentimenti di Cristo nella propria quotidianità.

IRENE CANE

Coldiretti: “Orari del CAAT, una minoranza non può decidere” 

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Coldiretti Torino ribadisce la netta contrarietà al cambio di orari del Centro Agro Alimentare Torinese proposto da Fedagro Torino-Apgo. Secondo la proposta dell’associazione dei grossisti ortofrutticoli i “mercati generali” di Torino dovrebbero assomigliare sempre più a un hub della Grande Distribuzione Organizzata a partire dagli orari, diurni anziché notturni.

Attualmente, il Caat apre alle vendite alle ore 3:30 e chiude alle 10:30.

Coldiretti Torino che al Caat rappresenta buona parte della componente “produttori agricoli” che conta oltre 130 operatori contesta anche il risultato della consultazione sugli orari avvenuta tra i grossisti su iniziativa di Fedagro Torino. La scelta, infatti, era tra “nuovo orario 7-12” e “nuovo orario 11-16” senza inserire la possibilità di votare a favore del mantenimento dell’orario attuale. Ma, soprattutto, alla “votazione” ha partecipato appena la metà dei 79 grossisti presenti al Caat e l’orario 11-16 è solo dal 35% dei votanti di una componente che è comunque minoritaria rispetto a quella dei produttori agricoli.

Intanto, il fronte del NO al cambio di orario si sta allargando: contrari anche Confesercenti e la sigla dei grossisti Goia-Fenapi.

«La proposta di Fedagro vuole copiare il modello del circuito della GDO – incalza il presidente di Coldietti Torino, Bruno Mecca Cici – Ma se il Caat non si distingue dalle piattaforme delle grandi catene di supermercati non svolge la sua funzione al servizio del “sistema cibo” della città. Un Centro agroalimentare di grossisti e produttori agricoli che vende frutta e verdura in pieno giorno non rispetta le esigenze dei propri clienti e dei consumatori. Scegliere di cambiare l’orario del CAAT dalle prime ore del giorno a mattinata inoltrata avrebbe come conseguenza un cortocircuito nell’intero sistema della distribuzione del cibo fresco a Torino».

Coldiretti Torino non accetta che una parte dei grossisti obblighi i produttori agricoli a un aggravio di costi di personale e di logistica e chiarisce meglio le ragioni dell’opposizione al cambio di orario.

«Non è certo una soluzione spostare i maggiori costi dai grossisti agli agricoltori. Fedagro afferma di volere fare risparmiare ai grossisti il costo della luce e della manodopera notturna ma non chiarisce quale sarebbe questo modello innovativo di Centro agroalimentare giocato tutto sull’aprire tardi al mattino. Come coltivatori non abbiamo mai avuto problemi ad affrontare le levatacce che fanno parte della nostra vita. Quello che ci preoccupa è essere costretti a lasciare le nostre attività agricole diurne per vendere il prodotto di giorno. L’organizzazione delle famiglie degli agricoltori e dei coadiuvanti è questa da sempre. Chi fa vendita diretta sa che deve raccogliere in campo nel tardo pomeriggio, lasciare qualche ora la verdura al fresco per andare a venderla alle 4 del mattino ai mercatali che a loro volta la rivedono ai consumatori sui banchi dei mercati di Torino a partire dalle 7 del mattino. I banchi del mercato dovrebbero venire a comprare la merce mentre hanno già la fila dei clienti al mercato? Oppure dovrebbero essere costretti ad affittare magazzini refrigerati per stoccare la merce da rivendere il mattino dopo? E nelle giornate estive, quando il termometro tocca i 25-30 gradi alle 11 del mattino che frutta e verdura venderemo? Ad ascoltare Federagro la sfida della qualità rispetto alla Grande Distribuzione Organizzata si vincerebbe vendendo insalate appassite, pesche ultra mature, pomodori senza più turgore? Noi pensiamo che i consumatori e i produttori meritino rispetto».

Coldiretti Torino respinge anche le accuse secondo le quali chi vuole garantire qualità per essere competitivi verso la GDO sia aggrappato a consuetudini arretrate, a una routine stanca, a un tempo andato. «I produttori agricoli sono aperti ad ogni innovazione. Così come non hanno problemi ad alzarsi prima dell’alba non hanno problemi con la tecnologia e con nuovi sistemi di vendita. Ma la vita dei consumatori è fatta di orari da rispettare. Se proprio noi, che siamo all’inizio della catena della distribuzione locale del cibo, non siamo i primi a rispettare i tempi del consumo fresco manchiamo di senso di responsabilità verso i commercianti e verso i cittadini di questa città. Inoltre mancheremmo di rispetto per il lavoro dei produttori agricoli e faremmo perdere credibilità al concetto stesso di Km Zero e di consumo di prossimità. Per questo chiediamo alla politica di essere dalla parte della qualità, dei consumatori, della salute e del rispetto per l’agricoltura e il territorio».

COLDIRETTI TORINO

“Salone del Vino 2026” al via da sabato con 500 cantine

 … Si parte!

Al via la IV Edizione del “Salone”, il più importante evento dedicato al vino piemontese, ospitato alle “OGR” di Torino

Dal 28 febbraio al 2 marzo

Sotto il segno del tema “Degustare è scoprire” (“perché ogni nuovo vino apre un orizzonte, impone di scegliere un nuovo punto di vista e modifica la propria mappa del gusto”), è ormai prossima ad aprire i battenti la IV Edizione del “Salone del Vino” – la più grande “cantina aperta” del Piemonte – ospitata, da sabato 28 febbraio a lunedì 2 marzo, negli spazi delle “OGR” di corso Castelfidardo 22, a Torino. Due giornate, sabato e domenica, dedicate al grande pubblico dei “Wine Lovers” e la giornata di lunedì 2 marzo interamente riservata agli “operatori professionali” del settore (2mila gli ospiti previsti)  e animata da “buyer internazionali” provenienti da SveziaDanimarcaPassi BassiRegno Unito e Repubblica Ceca.

Organizzato dalla torinese “KLUG APS” (con il patrocinio e il sostegno di “Città di Torino”, “Camera di commercio” torinese, “Unioncamere Piemonte”, “Turismo Torino e Provincia”, “Regione Piemonte”, “Città Metropolitana” e il sostegno di “Fondazione CRT”, “Amiat”, “Gruppo Iren” e “GTT”), il “Salone” ritorna, portandosi ben addosso la “mission” di sempre: raccontare il  Piemonte come “sistema culturale” del vino, fatto di paesaggi, persone, lavoro, storie, ricerca e innovazione, cercando di comprendere le trasformazioni in atto e valorizzando le nuove generazioni in cantina e i giovani consumatori.

In proposito sottolinea Patrizio Anisio, direttore del “Salone”: “Raccontare il patrimonio vitivinicolo del Piemonte è un percorso di crescita culturale unico: ad ogni edizione scopriamo nuovi vini, tradizioni che vengono rinnovate, nuove cantine giovani e dinamiche, ma soprattutto vediamo come il pubblico è sempre alla ricerca di ‘esperienze immersive’, con una curiosità vivace, fluida e sempre più attenta alla sostenibilità”. E al direttore, fa eco Domenico Carretta, assessore ai “Grandi Eventi e Turismo” della “Città di Torino”: “Il ‘Salone del Vino’ è una manifestazione che rappresenta la Torino che vogliamo: una città capace di valorizzare le proprie radici, ma con lo sguardo rivolto al futuro, all’innovazione e soprattutto ai giovani. Il coinvolgimento delle cantine ‘First Generation’ e l’attenzione alla sostenibilità dimostrano che il mondo del vino piemontese è più vivo e dinamico che mai”.

Del resto, le cifre parlano chiaro: oltre 500 sono le cantine coinvolte e più di 50 le “masterclass” gratuite organizzate insieme a un ricco programma di “talk”, senza contare le oltre 30 collaborazioni con gli “enti di promozione”. In particolare,  un “focus speciale” sarà dedicato alle cantine di “First Generation”, anche fuori Piemonte: “giovani realtà che stanno riscrivendo il racconto del vino, portando con sé nuove visioni di viticoltura e sostenibilità”. Cui deve andare la massima attenzione, da riservare pur anche alle altre importanti novità cavalcate dal “Salone 2026”: dalla nuova “area food” realizzata in collaborazione con i “Maestri del Gusto di Torino e Provincia” ai 10 talk di approfondimento sostenuti dalla “piattaforma DISSAPORE” che unisce giornalismo tradizionale con quello digitale.

La nuova edizione del “Salone” – doveroso ricordarlo – si racconta anche attraverso una nuova veste grafica, ideata e disegnata dall’illustratore torinese Jacopo Rosati, che  racconta tutta la filiera vitivinicola con il suo tratto chiaro e nitido, “in un immaginario, fluido e complesso, che racconta ed interroga il mondo del vino”.

Tra le altre importanti collaborazioni che continuano, fin dalla prima edizione, ricordiamo ancora quella con “Fisar Torino”, “Go Wine” e “DISAFA”, centro di eccellenza nella didattica e nella ricerca legata ai sistemi agricoli, mentre si consolidano sempre più le collaborazioni scolastiche – per coinvolgere giovani studenti – con l’“ITS Academy Turismo Piemonte”, l’Istituto Professionale Statale “G. Colombatto” e l’“ITS Academy Agroalimentare Piemonte”. Grazie al “Dipartimento Integrato Dipendenze dell’ASL Città di Torino” ci sarà inoltre uno spazio dedicato di “promozione alla salute” dove il pubblico verrà informato e portato a riflettere sul consumo consapevole di alcol.

Che dire oltre? Mai come quest’anno, il nostro “Salone del Vino” si presenta con tutte le carte in regola per farsi “racconto corale che attraversa territori, denominazioni, storie e persone, restituendo al pubblico un’immagine viva, complessa e contemporanea del vino piemontese”.

Per info più dettagliate sul programma: www.salonedelvinotorino.it

g.m.

Nelle foto:  La Mole Antonelliana omaggia il Salone; Jacopo Rosati “Manifesto Salone del Vino 2026”;