CRONACA- Pagina 18

Askatasuna, rimosse le barriere in cemento su corso Regina

Nei pressi del centro sociale Askatasuna sono stati rimossi i jersey in cemento sormontati dalle maxi-transenne sul corso Regina Margherita consentendo al tram della linea 3 il consueto passaggio. Oggi riaprono anche le due scuole vicine, la materna e il nido di corso Regina Margherita e di via Cesare Balbo.

 

Scontro fra due auto, muore 31enne

Questa sera un automobilista di 31 anni è morto dopo un incidente stradale avvenuto in corso Europa a Volpiano. Si sono scontrati violentemente un suv e una Fiat Panda.

Emergenza gelo, la Città rafforza la rete di protezione per le persone senza dimora

Con l’ulteriore abbassamento delle temperature che in questi giorni, dall’Epifania in particolare,  sta interessando Torino e con previsioni che indicano un perdurare del freddo intenso anche per le prossime settimane, la Città rafforza e conferma il proprio sistema di protezione e accoglienza per le persone senza dimora

Il Comune potenzia l’offerta  che vede complessivamente oltre 1100 percorsi di accoglienza dedicati e che coinvolge nella gestione dei servizi circa 40 enti del terzo settore, attivati tramite procedure di affidamento e coprogettazione nell’ambito del Piano di Inclusione Sociale, cui si aggiungono i nuovi interventi avviati con fondi PNRR.

A differenza del passato, le strutture di accoglienza a bassa soglia non hanno osservato un periodo di chiusura durante il periodo estivo, garantendo la continuità del sistema di contrasto all’emarginazione per tutto l’anno.

Complessivamente a Torino per l’inverno 2025-26 sono operative 27 strutture di prima accoglienza per adulti senza dimora, con una capacità ricettiva di circa 730 posti letto.

Tra le strutture di accoglienza di bassa soglia, la Città ha già completamente riqualificato il sito umanitario di via Traves, offrendo alle persone adulte incontrate in strada dai Servizi di Prossimità e dal Corpo di Polizia Locale maggiori livelli di comfort e privacy grazie all’installazione di nuovi moduli abitativi: un impegno che prosegue e che, entro gennaio, porterà i posti letto dagli attuali 68 a 88 grazie all’acquisto di 5 nuovi moduli.

Sempre operativa è anche la struttura dell’ex Buon Pastore, in corso Regina Margherita, che può ospitare fino a 80 persone, tra adulti singoli e nuclei familiari. L’accesso avviene su segnalazione dei servizi sociali e del Pronto Intervento Sociale della Città. In un luogo diverso sarà inoltre attivata un’accoglienza dedicata alle donne, garantendo loro maggior riservatezza e accompagnamento adeguato.

«Con il Piano di Accoglienza Invernale 2025/2026 la Città di Torino conferma e rafforza l’impegno verso le persone senza dimora – dichiara Jacopo Rosatelli, assessore alle Politiche sociali della Città – diventato strutturale lungo tutto il corso dell’annoConsapevoli dell’emergenza legata a questo tipo di marginalità, purtroppo in molti casi in aumento, lavoriamo per ampliare servizi e posti disponibili, migliorare la qualità degli spazi e investire in percorsi che favoriscano l’inserimento di queste persone in percorsi di autonomia. Cerchiamo di costruire risposte efficaci e umane al problema grazie al lavoro quotidiano degli operatori sociali, sanitari, delle unità di strada e della Polizia Locale, insieme alla collaborazione preziosa del terzo settore. Il nostro obiettivo è chiaro: nessuno deve essere lasciato solo, soprattutto nei mesi più freddi, ma anche oltre l’inverno, accompagnando ogni persona verso un futuro più stabile e dignitoso

L’ accoglienza temporanea costituisce solo una prima risposta emergenziale ai bisogni delle persone ospitate. In una prospettiva più ampia di emancipazione, le persone senza dimora, tramite il sostegno e la cura dei servizi sociali e sanitari competenti, possono accedere a  ulteriori risorse: i servizi abitativi temporanei “Housing Led”  (circa 170 persone in 43 strutture in collaborazione con gli ETS) o i percorsi di inserimento abitativo in appartamento autonomo secondo l’approccio Housing First (100 persone inserite nel Servizio Housing First Torino), raggiungendo il massimo grado di autonomia possibile in  un’ottica di piena riacquisizione dei diritti di cittadinanza.

A diversificare ed ampliare ulteriormente la gamma delle offerte abitative temporanee contribuiscono ora anche i servizi attivati da metà 2025 grazie ai fondi Pnrr grazie ai quali sono stati avviati progetti di ospitalità temporanea per persone senza dimora con caratteristiche specifiche (giovane età, persone LGBTQ+, donne vittima di violenza, persone in dimissioni protette da contesti ospedalieri). Nei primi mesi del 2026 tali servizi si trasferiranno nei cinque edifici ristrutturati, con una capacità complessiva di 52 posti. Sempre grazie a queste risorse, entro i primi mesi del 2026 saranno inaugurate quattro nuove sedi, con una disponibilità di 45 posti, per accoglienze dedicate a persone senza dimora ultra 65enni con problematiche sanitarie.

Il sistema che dispiega tutto il ventaglio di opportunità ha una porta di accesso prioritaria: il centro servizi “Homeless Torino” in via Sacchi 47. Operativo da lunedì al sabato (in orario 9,30–13 e 14-16), offre orientamento e primo contatto con i servizi sociali, oltre all’accesso alle risorse di accoglienza per tutte le persone adulte in situazione di estrema precarietà abitativa.

Il centro servizi lavora in stretta connessione con l’Ambulatorio sociosanitario “Roberto Gamba” (via Sacchi 49), dove i medici del Centro ISI dell’Azienda Sanitaria Città di Torino garantiscono screening sanitario e invio ai servizi specialistici. Per l’intero periodo invernale l’Ambulatorio è aperto tutti i giorni, festivi compresi, dalle 15 alle 18.

Homeless Torino è anche in rete con gli altri 8 Centri Servizi realizzati grazie al PNRR che offrono opportunità e servizi per rispondere a bisogni specifici (ad esempio bagni pubblici, deposito bagagli, fermo posta, supporto per l’accesso alla residenza fittizia, orientamento, consulenza legale, sostegno alimentare).

Il centro servizi di via Sacchi è inoltre base operativa delle Unità di Strada e di Prossimità della Città, quali il Servizio Itinerante Notturno (detto Boa Urbana Mobile), attivo tutti i giorni dell’anno dalle ore 18 alle ore 2, con due equipe di operatori OSS (che diventano tre nel periodo più freddo, da novembre a marzo), impegnate nell’intercettare le persone senza dimora nei luoghi di stanzialità e nell’indirizzarle verso le case di ospitalità e i servizi e il Servizio di Strada Diurno (Educativa Territoriale Homeless), con una equipe di educatori attivi dal lunedì al venerdì (con possibilità di intervento anche il sabato), che operano quotidianamente sul territorio per contattare e accompagnare le persone senza dimora in percorsi di inclusione e cura, in coordinamento con i servizi sociali della Città.

Anche la Polizia Locale è direttamente coinvolta tramite un’unità multiprofessionale interdipartimentale composta da operatori di diversi reparti specializzati e da operatori del Servizio Sociale. Il compito è garantire sicurezza urbana diffusa e allo stesso tempo accogliere e supportare le persone più fragili, accompagnandole verso una migliore collocazione notturna e adeguati percorsi di sostegno.

Riaperto al pubblico l’ufficio postale di Luserna San Giovanni

Sono terminati nella sede, infatti, gli interventi di ammodernamento e ristrutturazione finalizzati ad accogliere anche tutti i principali servizi della Pubblica Amministrazione grazie al progetto “Polis” l’iniziativa ideata da Poste Italiane per promuovere la coesione economica, sociale e territoriale nei 7 mila comuni con meno di 15mila abitanti contribuendo al loro rilancio.

Tra gli interventi effettuati il rinnovo della pavimentazione, lavori di tinteggiatura, nuovi arredi, postazioni ergonomiche e nuova illuminazione a led a basso impatto energetico. Oltre ai servizi postali, finanziari, di assicurazione ed energia presso l’ufficio postale sono disponibili a sportello anche i servizi INPS e i servizi anagrafici. Sono quindici i certificati anagrafici e di stato civile disponibili per i cittadini che sono registrati dal comune di competenza in ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente) di cui è titolare il Ministero dell’Interno. Tra i più comuni quelli di nascita, residenza, cittadinanza, stato civile e stato di famiglia, che possono essere richiesti singolarmente o in forma contestuale, cioè raccogliendo diverse tipologie di dati in un unico certificato e possono essere richiesti per se stessi o per i familiari registrati nell’anagrafica dell’ANPR. Ogni certificato ha una validità di tre mesi dal momento del rilascio e viene emesso in formato non modificabile, con il logo del Ministero dell’Interno, la dicitura “Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente” e il qr code che ne garantisce l’autenticità. I certificati in carta libera e in bollo possono essere ritirati allo sportello. Dove disponibile è previsto il rilascio gratuito e in carta libera dei certificati anche tramite il totem dell’area self, con accesso tramite carta di identità elettronica oppure spid.

L’ufficio postale di Luserna San Giovanni sito in Via Primo Maggio 46 è a disposizione dei cittadini con il consueto orario: da lunedì a venerdì dalle ore 8.20 alle ore 13.35, il sabato fino alle 12.35.

Poste Italiane conferma, ancora una volta, non solo la missione al servizio del sistema Paese ma anche il valore della capillarità, elemento fondante del proprio fare impresa, in netta controtendenza con il progressivo abbandono dei territori.

Dopo l’autorizzazione della Commissione Europea a fine ottobre 2022 i lavori di ristrutturazione sono stati avviati in oltre 5680 uffici postali in tutta Italia ed entro la fine del 2026 saranno complessivamente 7000 i nuovi uffici Polis.

Rissa in campo: daspo per i genitori dei due calciatori minorenni

La vicenda, che aveva suscitato forte indignazione e grande eco mediatico, si è conclusa con una dura sanzione. I due padri dei giovani calciatori minorenni, intervenuti la sera del 31 agosto nella rissa scoppiata tra i figli al campo sportivo “Paradiso” di Collegno, non potranno assistere alle partite per uno e due anni rispettivamente. La questura di Torino ha infatti disposto nei loro confronti due Daspo. Le immagini del video girato dagli spalti quella sera avevano chiarito senza ambiguità la dinamica degli scontri tra i ragazzi in campo e documentato anche il grave episodio dell’aggressione: il padre di un giocatore che si scaglia contro il portiere tredicenne del Volpiano Pianese, contribuendo a rendere l’episodio ancora più grave e scioccante. La rissa era iniziata al fischio finale quando uno degli spettatori, padre di uno dei due calciatori, era entrato in campo aggredendo il portiere. L’altro genitore era  in campo come dirigente della società calcistica “Gsd Volpiano”.

Freddo pungente e gelate: Torino in pieno inverno

/

Torino entra in una fase di pieno inverno, con un brusco calo delle temperature che a partire da queste ore, porterà sulla città un’ondata di aria molto fredda di origine polare. Le correnti gelide in arrivo dal Nord Europa stanno scivolando verso l’Italia settentrionale, determinando un contesto meteorologico decisamente rigido e poco favorevole a un rapido rialzo termico nei prossimi giorni.

Nel capoluogo piemontese il cambiamento sarà percepibile soprattutto tra la notte e le prime ore del mattino, quando i termometri scenderanno frequentemente sotto lo zero. Le gelate interesseranno non solo le zone periferiche e la cintura torinese, ma anche diversi quartieri cittadini, con possibili formazioni di brina su auto, marciapiedi e superfici esposte. Anche durante il giorno le temperature faticheranno a salire, mantenendosi su valori bassi e inferiori a quelli normalmente attesi per questo periodo dell’anno.

Il freddo, tuttavia, non sarà necessariamente accompagnato da piogge o nevicate diffuse. Anzi, molte giornate potrebbero risultare stabili e in parte soleggiate, ma con un’aria pungente che renderà l’atmosfera particolarmente rigida. L’umidità tipica della Pianura Padana contribuirà ad accentuare la sensazione di gelo, facendo percepire temperature più basse di quelle effettivamente registrate.

Questa situazione richiederà particolare attenzione, soprattutto nelle ore mattutine, quando le superfici stradali potrebbero risultare scivolose. È consigliabile proteggersi adeguatamente con abbigliamento caldo, coprendo bene mani, collo e testa, e prestare prudenza negli spostamenti, in particolare a piedi o in bicicletta.

Le attuali tendenze indicano che il clima invernale resterà protagonista ancora per diversi giorni, senza segnali evidenti di un immediato ritorno a condizioni più miti. Torino, dunque, si prepara a vivere una settimana caratterizzata da un freddo secco e persistente, che riporta la città in una dimensione pienamente invernale, fatta di mattine gelide, aria frizzante e temperature che invitano a riscoprire cappotti, sciarpe e guanti.

Uomo accoltella donna che non conosceva

Un uomo di 40 anni è stato arrestato dalla polizia a Novara. Ha accoltellato nel cortile di casa una vicina, 62 anni. La donna è stata ferita al petto ma non è in pericolo di vita. L’aggressore ha agito per un disagio psicologico, ma non conosceva la donna.

Torna a casa e trova ladro in camera da letto

 

Bussoleno (TO). Aveva fatto rientro a casa dopo i festeggiamenti di Capodanno, il proprietario di un appartamento situato nel comune di poco più di cinquemila abitanti della Val di Susa. Nell’avvicinarsi alla porta dell’abitazione, però, si era accorto del vetro di una finestra infranto.

Temendo che dentro casa vi fosse qualcuno, il proprietario ha immediatamente allertato i Carabinieri, i quali, nel giro di pochi minuti, sono arrivati sul posto, cogliendo sul fatto un uomo, con una torcia sulla fronte e una sul letto, impegnato a rovistare i cassetti e gli armadi nella camera da letto del proprietario.

Il reo, venticinquenne e in Italia senza una fissa dimora, è stato tratto in arresto, in flagranza di reato, per “furto in abitazione”. Su disposizione della Procura di Torino, l’arresto è stato convalidato. La pena è sospesa.

Epifania: breve storia della vecchina sulla scopa

Quando ero piccola, la sera del 5 gennaio, lasciavamo una tazza di tè adornata di biscotti vicino alla finestra; ricordo il davanzale su cui posavamo la bevanda fumante e il tinello minuto da cui, allora di cena, il vapore della pasta scolata appannava i vetri della cucina; rammento che giocavo a disegnare faccine sorridenti con le dita, e al di là dei tratti creati dai polpastrelli spiavo la collina sorvegliata da Superga.

Uno dei nostri rituali familiari: la mamma prendeva dalla credenza – la stessa in cui si trovava il piattino per il Topolino dei denti –  una chicchera del servizio bello, una di quelle in porcellana, decorata con fiorellini e rifinita in oro, la riempiva con la bevanda incandescente e poi sistemava il tutto vicino alla finestra. È per me un ricordo senza odori né suoni, una pura immagine nitida e immobile, una di quelle cose che mi torneranno immutate alla mente ogni qual volta riaffiori il ricordo.
Chissà in quanti perseverano in questa abitudine tutta italiana?
Chissà quante vetrate caserecce rifletteranno le sagome di infusi e biscotti nella notte tra il 5 e il 6 di gennaio?


Mi è sempre piaciuta la ricorrenza dellEpifania, ancora oggi appendo simpatiche befane alle maniglie delle porte di casa, anche se è ormai da un po che mi dimentico di preparare la colazione notturna per la vecchina. Daltronde crescere significa anche questo, mettere in secondo piano tutte quelle piccole cose che un tempo erano tanto importanti.
Questa volta però vorrei contribuire anche io ad alleviare il viaggio della Signora che ci porta via le feste, scrivendo questo pezzo sulla sua storia, nella speranza di allietare voi, cari lettori, e magari anche lei, chissà che, mentre sorseggia un the su qualche davanzale, tirando fuori da una tascona rattoppata un inaspettato tablet, si metta a leggere queste mie parole.
E intanto che mi accingo a chiacchierare con voi, la nostra bella Torino si organizza per offrirci un 6 gennaio ancora di festa; èpossibile approfittare del momento di relax passeggiando per il centro, adocchiando qualche saldo anticipato, oppure andando a teatro o al cinema, o ancora ci si può giovare delloccasione per visitare qualche museo. 

È tuttavia innegabile che latmosfera, qualsiasi attività si decida di intraprendere, è ormai malinconica e nostalgica. Il Natale, quella che per i più è la festa più attesa dellanno, è ormai passato, e la bella stagione pare ancora più lontana di quanto non sia in realtà.
La nebbia e lumidità non ci aiutano, cari concittadini, ma questa è Torino e questo è il momento di farci forza e resistere fino allo sbocciare delle prime gemme. Torniamo dunque a noi e al proposito che mi sono data: un breve racconto della festa dellEpifania e delle origini della vecchietta che elargisce carbone e dolcetti.


Prima di tutto è opportuno sottolineare che lEpifania è una festa italiana pressoché sconosciuta nel resto del mondo. In molte regioni, ancora oggi, si eseguono nel giorno del 6 gennaio rituali con caratteristiche simili a quelli del Carnevale, in cui il Maligno viene scacciato dai campi grazie al fracasso di pentoloni fortemente battuti, o vengono accesi fuochi imponenti o ancora si costruiscono fantocci a forma di vecchia che poi devono essere arsi nella notte seguente.
Il nome della protagonista della festa deriva dalla corruzione lessicale del greco epifáneia manifestazione, attraverso bifania e befania, fino allattuale befana.
Dellanziana figura folclorica  la caratteristica principale è quella del consegnare regali ai bambini, qualità che la collega ai personaggi di Babbo Natale e San Nicola, ma anche alla tradizione romana dei Saturnalia, festività in cui  si scambiavano le strenne, ossia i doni augurali, dal latino strena, regalo di buon augurio.


Si tratta di una ricorrenza dalle origini antiche, le cui radici affondano, così come per il Natale, nelle usanze precristiane e popolari, a cui poi nel tempo si aggiungono elementi folcloristici e credenze religiose. È necessario fare riferimento ai riti pagani risalenti ai secoli X- VI a.C., diffusi soprattutto nelle aree germaniche e austriache, ma similari a rituali tipici delle popolazioni che vivevano, nello stesso periodo, nella penisola italica. Sono celebrazioni legate ai cicli stagionali, al propiziare gli dei per i raccolti e allauspicio di una florida rinascita di Madre Natura; abitudini che si ritrovano poi nelluso romano, quando, tra il solstizio dinverno e il Sol Invictus, venivano indetti banchetti e feste per esorcizzare, in compagnia di amici e parenti, la comune paura causata dalle notti più lunghe dellanno. Si tratta di dodici notti durante le quali era comune credenza che figure femminili si librassero sui campi coltivati per favorire la fertilità dei nuovi raccolti. Ed è da qui che viene il mito della figura volante.
Vi sono diverse ipotesi su chi fossero queste signore notturne, secondo alcuni si tratta di Diana, dea lunare, legata alla caccia e alla vegetazione, secondo altri invece è Sàtia, dea della sazietà, mentre secondo altri ancora è Abùndia, dea dell’abbondanza.


È doveroso approfondire il discorso sulla personificazione femminile della natura invernale, evidente nella tradizione nordica del centro e del nord Europa. In queste zone si diffonde il culto di Perchta, La splendente, anche nota come Signora delle bestie e guardiana del mondo animale. Secondo la mitologia è cugina di Holda, e come lei compare sulla terra nel periodo compreso tra Natale e lEpifania; Perchta può assumere due forme, la prima come bella e nivea fanciulla, la seconda come vecchia, rugosa, gobbuta e dal naso adunco, con capelli bianchi scompigliati e completamente vestita di stracci. Quale versione abbia riscosso più fortuna è evidente. In ogni caso Perchta è benevola, cammina con le scarpe usurate sui campi per dodici notti consecutive, rendendo propizio il raccolto, il suo errare termina in concomitanza con la nostra Epifania.


Perchta o Berchta, visita le case dei villaggi e si compiace nel trovarle in ordine e ben rassettate, al contrario non apprezza la pigrizia e disdegna le abitazioni poco pulite; protegge i bambini e le filatrici e, secondo il comune credo, è solita farsi vedere da chi, il 6 gennaio, lavora il fuso, a codeste persone regala arcolai e conocchie vuote, incitando le fanciulle a tessere  in modo impeccabile: chi fosse riuscita nellintento avrebbe ricevuto numerosi doni, chi invece avesse ingarbugliato il filo sarebbe stata vittima di dispetti da parte della Dea. Berchta è anche Signora del Corteo delle Fate, di cui fanno parte folletti, streghe, fate e animali, tra cui spicca una grande oca zoppa, vi sono poi anime di bambini e oggetti magici, soprattutto scarpe che camminano da sole.
Altre figure convergono e si sovrappongono a Perchta. La dea Holda o Holla e Frigg, Madre Divina anche conosciuta come Colei che viene prima di tutti gli altri.


Holla, dagli occhi luminosi, è la Signora dellInverno, custode del focolare, protettrice della casa, degli animali domestici e della filatura. Solitamente ha laspetto di unanziana signora, dal volto rugoso e dai capelli canuti; è solita scendere nei campi innevati nelle notti vicine al solstizio dinverno, benedice il terreno e si assicura che la terra sia fertile per le prossime semine. La dea ha al suo seguito altre divinitàfemminili che cavalcano con lei in groppa a grossi gatti, inoltre fanno parte della sua schiera le anime dei bambini non nati o morti nei primi anni detà. Holla come Perchta –   visita le case, entra dal camino edelargisce doni e fortuna nelle dimore in cui trova pulizia, ordine e armonia, al contrario maledice le abitazioni sporche e disordinate.


Infine vi è Frigg, nella cui figura confluiscono diversi aspetti di Holla e Berchta. È la madre di tutte le divinità, gli spiriti e le creature naturali; la dea protegge lagricoltura e il bestiame, nonché il focolare delle case, veglia sui bambini e sulle madri. Tutto è dedicato a lei che ha creato il mondo, ma in particolare a Frigg è cara la filatura, poiché, secondo la leggenda, è lei la prima delle tessitrici. Le donne che lavorano bene il filo e portano avanti il lavoro con amore e dedizione saranno ricompensate, al contrario, chi esegue la tessitura in malomodo sarà severamente punito. Medesimo destino attende  chi tiene in ordine la casa e chi al invece la trascura.
Da queste leggende si evincono alcuni caratteri tipici della nostra Befana: laggirarsi di notte, precisamente in quelle vicine al solstizio, il poter volare, il portare doni e lessere di buon auspicio per chi in un qualche modo se lo è meritato.
La simpatica vecchina però ha con sé altri elementi simbolici che la rendono immediatamente riconoscibile.
Il fazzolettone la distingue dalle streghe anglosassoni, essa infatti non indossa nessun cappello a punta, ma una pezzóla di stoffa pesante, annodata in modo vistoso sotto il mento.
Vola su una scopa, simbolo di pulizia, purificazione e rinascita; la tradizione vuole che cavalchi loggetto al contrario rispetto alle altre streghe, tenendo le ramaglie davanti a sé.


La  vera Befana tiene i doni in sacchi di iuta slabbrati e antichi quanto lei, talmente deformati da parere dei calzettoni enormi; dentro si trovano dolciumi e leccornie per i bambini buoni e carbone e aglio per chi invece è stato un po troppo monello. Il dettaglio del carbone èquel che rimane degli antichi rituali dei falò propiziatori, è simbolo del rinnovamento stagionale e ricorda anche i fantocci bruciati durante le celebrazioni.
A partire dal IV secolo d.C. la Chiesa di Roma inizia a condannare pubblicamente i riti e le credenze pagane, sottolineandone linfluenza satanica; le abitudini però, come sappiamo, sono assai radicate nei comportamenti del popolo e difficili a scomparire, ne consegue unovvia sovrapposizione di nuovi concetti su antiche cerimonie e una complessa miscelanza di credenze che nascondono sotto un velo cattolico elementi pagani intelligentemente occultati. La figura femminile che vaga nella notte per risvegliare la natura si tramuta in una strega, brutta e spesso spaventosa, ma comunque non maligna.


Ulteriore tentativo di cristianizzare la giornata del 6 gennaio sta nellassociare la figura della Befana ai Magi. Si racconta che, una notte, i sacerdoti incontrarono una vecchina, alla quale chiesero indicazioni per proseguire nella giusta via che li doveva condurre da Gesù; pare che la donna non solo non li aiutò, ma rifiutò linvito degli uomini che la spronavano a proseguire con loro il viaggio. Secondo la leggenda, lanziana si sarebbe poi pentita e avrebbe iniziato a pellegrinare per la terra, consegnando doni ai bambini che incontrava sul suo cammino, nel tentativo di espiare la propria colpa.
Nel 1928 è introdotta la festività della Befana fascista, giornata in cui vengono distribuiti regali ai ragazzini più poveri; dopo la caduta di Mussolini tale festività continua ad essere in vigore nella sola Repubblica Sociale Italiana.
Nel periodo più recente la Befana entra nel calendario legale inserendosi allinterno dellanno gregoriano; a livello liturgico termina così il  Tempo Liturgico forte, o natalizio, e comincia quello Ordinario, ed è per questo che si recita: Epifania, tutte le feste porta via.
Quello che apprezzo di tale giornata è il fatto che si continui a festeggiarla. È una delle poche usanze rimaste intatte, nonostante linflusso della globalizzazione e la generale ondata di appiattimento delle culture, in nome di un politically correct che di corretto – a mio parere –  non ha granché.
Altro aspetto che mi affascina è il concetto che persevera nelle diverse tradizioni e che sopravvive al tempo: la figura ingobbita ricoperta di stracci è metafora dellanno vecchio, vissuto e consumato, è la secca natura invernale che volge al termine e ci lascia la possibilità di sperare nel periodo a venire.
La Befana è la Dea Anziana ormai pronta ad essere bruciata come un ramo secco, per far sì che dalle ceneri rinasca la Natura sotto la luna nuova, prima di perire però la donna distribuisce doni da piantare affinché nascano e crescano lanno successivo.
È dunque il momento dei buoni propositi, quali sono i vostri?

Alessia Cagnotto 

Margherita di Savoia-Genova, prima Regina d’Italia

 

Ricordata dall’Associazione Internazionale Regina Elena Odv nel centenario della sua dipartita

Domenica 4 gennaio 2026 ricorreva il primo centenario della dipartita di Margherita di Savoia-Genova, prima Regina d’Italia.
Per ricordare la sovrana, tramite il suo Comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni piemontesi, l’Associazione Internazionale Regina Elena Odv ha organizzato diverse cerimonie, in particolare una S. Messa nel Santuario della Madonna dei Laghi di Avigliana, intriso di storia Sabauda e dove il Sodalizio ha celebrato la solennità di S. Maurizio nel 2024 alla presenza del suo presidente internazionale, S.A.R. il Principe Sergio di Jugoslavia. 
Il luogo di culto è stato edificato attorno ad un pilone medievale, davanti al quale era solita recarsi in preghiera Bona di Borbone, consorte del Conte di Savoia Amedeo VI detto “il Conte Verde”, chiedendo la grazia di poter avere un erede maschio. Il suo desiderio venne esaudito il 24 febbraio 1360 con la nascita al Castello di Avigliana del futuro Conte di Savoia Amedeo VII, detto “il Conte Rosso”. Attorno al pilone venne costruita una piccola edicola affidata agli agostiniani. Tra il 1622 e il 1642 per volere dei Duchi di Savoia Carlo Emanuele I e Vittorio Amedeo I, antenati della Regina Margherita, venne edificato l’attuale santuario, affidato ai Padri Cappuccini, che vi rimasero fino all’invasione buonapartista. Il complesso dal 1887 al 1893 venne destinato ad ospedale e dal 1893 è gestito dai Salesiani.
Nella chiesa sono custoditi quattro quadri donati nel Seicento dal Cardinale Maurizio di Savoia, sestogenito del Duca Carlo Emanuele I: un “San Maurizio” di Guido Reni; un “San Michele nell’atto di sconfiggere Lucifero” opera di Antonio Maria Viani, la copia della “Madonna dei Pellegrini” del Caravaggio e un “San Francesco in adorazione del Crocifisso” di Carlo Vacca.
La S. Messa, l’unica in Piemonte in memoria della prima Regina d’Italia in questa giornata, è stata celebrata alle ore 11,30 da Don Gianni Di Maggio, Rettore del Santuario.
La chiesa era gremitissima, a testimonianza dell’affetto del quale gode ancora la sovrana.
La Regina Margherita, impersonata da Marilena Sema, era accompagnata dalla sua dama d’onore la Marchesa Paola Pes di Villamarina e da Eugenia Attendolo Bolognini, Duchessa Litta Visconti Arese.


Erano presenti anche i seguenti gruppi storici:

–        “I Marchesi Carron di San Tommaso” de “Il Colibrì Aps” di Buttigliera Alta, che hanno impersonato gli ultimi membri del Casato Carron, che fu per secoli il braccio destro di Casa Savoia: Gerardo, Marchese di San Tommaso e di Avigliana, nonché Sindaco della cittadina dal 1855 al 1862, il quale fu estratto a sorte per partecipare alle nozze di Umberto di Savoia e Margherita; sua moglie Paola Solaro del Borgo e sua sorella la Contessa Clementina, la quale, quando dimorava a Villa San Tommaso di Buttigliera Alta, ogni giorno veniva a presenziare alla S. Messa in questo Santuario;

– “Della Fenice” di Pianezza, che vestivano magnifici abiti ottocenteschi.

Alla funzione religiosa la delegazione dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv è stata guidata dal Vice Segretario Amministrativo Nazionale, accompagnato da soci.

Margherita di Savoia-Genova nacque alle ore 00:45 del 20 novembre 1851 a Palazzo Chiablese di Torino, primogenita di Ferdinando, primo Duca di Genova e di Elisabetta di Sassonia. Suo padre era secondogenito di Re Carlo Alberto e quindi fratello minore di Re Vittorio Emanuele II, il quale fu scelto come padrino di battesimo per la piccola Margherita.
La futura Regina d’Italia trascorse l’infanzia a Palazzo Chiablese e nei castelli di Govone e Agliè.
Il 6 febbraio 1854 nacque suo fratello minore Tommaso e il 10 febbraio 1855 il Duca di Genova si spense, lasciando orfani i suoi giovani figli.
Margherita, dopo aver rifiutato un possibile matrimonio con il futuro Re di Romania Carlo I, il 22 aprile 1868 sposò nel Duomo di Torino suo cugino il Principe di Piemonte Umberto di Savoia.
La cerimonia venne officiata dall’Arcivescovo Alessandro Riccardi di Netro, che aveva tenuto a battesimo la principessa. In occasione delle nozze Re Vittorio Emanuele II creò il Corpo dei Corazzieri reali e conferì per la prima volta l’Ordine della Corona d’Italia, istituito con Regio Decreto il 20 febbraio precedente per premiare tutti coloro che si erano distinti al servizio della Nazione. Tra gli insigniti ci furono Alessandro Manzoni e Giuseppe Verdi.
La coppia scelse di stabilirsi a Napoli, alla Reggia di Capodimonte, mentre la Villa Reale di Monza fu eletta a loro residenza estiva.
Dalla loro unione nacque un figlio: il Principe Vittorio Emanuele, che vide la luce nella Reggia di Capodimonte l’11 novembre 1869 e ricevette dal nonno Re Vittorio Emanuele II il titolo di Principe di Napoli.
Dopo la Breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870 e la visita del Re a Roma il 31 dicembre dello stesso anno per verificare i danni causati dall’esondazione del Tevere e testimoniare la sua solidarietà ai romani, il primo ingresso ufficiale di Casa Savoia nell’attuale capitale d’Italia fu proprio quello di Umberto e Margherita il 23 gennaio 1871 sotto una pioggia battente. Nonostante il brutto tempo la Principessa di Piemonte ordinò che la carrozza fosse tenuta scoperta per farsi vedere dalla popolazione venuta in gran numero ad acclamarli.
Umberto e Margherita scelsero come loro residenza romana il palazzo oggi sede della Consulta.
Saliti al trono il 9 gennaio 1878 in seguito alla morte di Re Vittorio Emanuele II, dopo sei mesi di lutto visitarono le principali città del regno; a Bologna incontrarono il poeta Giosuè Carducci, il quale, rimasto incantato dalla grazia e dalla bellezza della Regina Margherita, da repubblicano diventò un acceso sostenitore della monarchia.
Nel giugno 1889 su invito della Regina Margherita, il cuoco Raffaele Esposito fu convocato alla Reggia di Capodimonte per cucinare tre pizze; la sovrana apprezzò particolarmente quella con pomodoro, mozzarella e basilico, colori della Bandiera italiana. Il piatto venne quindi immediatamente ribattezzato in suo onore e nacque così la Pizza Margherita. La regina introdusse a Corte e poi in tutto il paese la tradizione dell’Albero di Natale, che aveva appreso da sua madre Elisabetta di Sassonia.
Il 29 luglio 1900 Re Umberto I venne ucciso a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci dopo aver assistito alla cerimonia di chiusura di un concorso ginnico. Nelle ore successive al regicidio Margherita scrisse una preghiera, intitolata “Devozione” e articolata in cinque misteri dolorosi.
Diventata regina madre, a Roma scelse come sua residenza “Palazzo Boncompagni Ludovisi”, oggi sede dell’ambasciata degli Stati Uniti, mentre l’autunno lo trascorreva alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, che con lei visse i suoi ultimi fasti sabaudi.
Nel 1899 si fece costruire a Gressoney-Saint-Jean Castel Savoia, dove vi dimorò durante la stagione estiva fino al 1925. Durante i suoi soggiorni si preoccupava dei bambini poveri e della loro educazione alla scuola del villaggio, organizzando per loro merende e giochi.
Allo scoppio della Grande Guerra trasformò il suo palazzo a Roma in ospedale.
Nel 1914 acquistò “Villa Etelinda” a Bordighera e nel suo parco fece costruire “Villa Margherita”, che venne inaugurata il 25 febbraio 1916.
L’ultimo grande evento al quale presenziò furono le nozze di sua nipote la Principessa Mafalda con il Principe Filippo d’Assia-Kassel celebrate al Castello Reale di Racconigi il 23 settembre 1925.
Si spense nella sua villa a Bordighera il 4 gennaio 1926, all’età di 74 anni e venne sepolta al Pantheon.

ANDREA CARNINO