ARTE- Pagina 4

“Professional Dreamers”. In 94 scatti sono condensati i sogni delle donne

Dal 7 marzo al Museo Nazionale del Risorgimento al via la mostra. Fotografi Tiziana e Gianni Baldizzone

Al Museo Nazionale del Risorgimento di Torino si tiene la mostra “Professional Dreamers – The photographer’s eye, the psychologist’s gaze”, che rimarrà aperta fino al 27 giugno prossimo. Nel sogno, vuole dimostrare la mostra, si può entrare dalla porta della consapevolezza come da quella della non consapevolezza. L’esposizione rappresenta un progetto che unisce fotografia e psicologia per raccontare il coraggio di quindici donne nel seguire le proprie aspirazioni. È stata realizzata dai fotografi Tiziana e Gianni Baldizzone, in collaborazione con la psicologa Remigia Spagnolo, e curata da India Dhargalkar. L’esposizione offre al visitatore la vista di 94 scatti accompagnata da testi di analisi psicologica, offrendo uno sguardo profondo sul percorso di quelle donne che hanno seguito il proprio talento e le proprie aspirazioni Intime attraverso una trasformazione radicale delle proprie scelte di vita.

In dialogo fotografia e psicologia, che portano alla scoperta di sé, dei propri talenti e delle proprie ambizioni più intime che costituiscono il fil rouge della mostra allestita al primo piano del Museo del Risorgimento italiano, nel corridoio della Camera italiana. Parallelamente si sviluppano il linguaggio fotografico e il linguaggio psicologico su piani diversi, proponendo un doppio punto di vista su quella che è stata la realizzazione sul piano personale di queste donne. Gli scatti dei Baldizzone sono in bianco e nero, e ricercano, attraverso la scelta di quei colori, le tracce di un sogno che si può celare dietro una particolare carriera. I commenti psicologici guidano il visitatore nell’interpretazione simbolica delle scelte e delle emozioni delle protagoniste. Tra le figure raccontate emergono Patrizia Caraveo, astrofisica e vincitrice del Premio Enrico Fermi 2021, che figura tra le 100 esperte in area Stem del progetto “100 donne contro gli stereotipi della scienza”, l’apicultrice Debora Rizzetto, la scalpellina Lucie Branco, l’artigiana giapponese Eriko Horiki, ex impiegata di banca, che ha reinventato la tradizione del washi, la carta giapponese fatta a mano, salvando questa tradizione millenaria di un artigianato dimenticato in design di alto livello. Tra le altre donne ritratte Sèverina Lartigue, maestra d’arte, che è stata in grado di trasformare la seta in fiori di lusso, la direttrice d’orchestra Cloe Meyzie e Riccarda De Eccher, una delle pioniere dell’alpinismo in alta quota degli anni Settanta, e oggi pittrice ad acquerello, soprattutto delle sue amate Dolomiti. Al fondo del corridoio della Camera italiana, emerge la fotografia di Elisabetta Mijino, vincitrice di ben 5 medaglie ai Giochi paralimpici e chirurga della mano. Si tratta di storie femminili che hanno superato ostacoli e pregiudizi non per fare carriera ma per realizzarsi pienamente. L’8 marzo, in occasione della festa della donna, il Museo offrirà l’ingresso gratuito a tutte le visitatrici, per scoprire come un sogno possa diventare realtà.

Mara Martellotta

“Contrasti. Racconti di un mondo in bilico” in mostra al “Forte di Bard”

La nuova rassegna fotografica realizzata in collaborazione con l’“Agence France-Press”

Da sabato 8 marzo a domenica 20 luglio

Bard (Aosta)

Tanto audace da imbambolarti e tanto bella e geniale da apparirti impossibile! Il “Salto dell’atleta paralimpico francese Arnaud Assoumani davanti alla Piramide del Louvre, in vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Parigi 2024”, opera del fotografo parigino Franck Fife, è solo una delle 84 fotografie ospitate, fino a domenica 20 luglio, nelle Sale dell’“Opera Mortai” del “Forte di Bard”, che con questa rassegna torna a rinnovare la stretta collaborazione con l’“Agence France-Press”, una delle principali e più autorevoli e pluripremiate “Agenzie di Stampa” al mondo, fondata a Parigi nel 1835 (con la denominazione di “Agence des feuilles politiques, correspondance générale”) dal banchiere Charles-Louis Havas e oggi rappresentata da una rete di oltre 450 fotografi sparsi in tutto il mondo e completata dalle produzioni di oltre 70 Agenzie partner.

La mostra dal titolo “Contrasti. Racconti di un mondo in bilico”, segue (e di sicuro è destinata ad ottenere non minor successo) la precedente “Non c’è più tempo”, realizzata, dal 29 marzo al 21 luglio del 2024, sempre in collaborazione con l’“AFP” (curata dal giornalista, responsabile della promozione dei contenuti multimediali dell’Agenzia, Pierre Fernandez) e rivolta ad indagare, anche in quel caso attraverso un’ottantina di mirabili scatti, le conseguenze disastrose dei cambiamenti climatici sul Pianeta, nostra “Casa comune”. Obiettivo di entrambe le rassegne, scuotere le coscienze ed offrire spunti di riflessione sulle vicende che tendono a ‘mortificare’ o, in qualche modo, a ‘creare speranze’ rispetto all’attualità e alle attese future del mondo contemporaneo, evidenziandone le contrapposizioni e le diseguaglianze che ne segnano a fondo, dalle Americhe all’Europa all’Asia e all’Africa, le varie società.

Ecco allora, accanto alla succitata – pagina aperta a svolazzi di gioia e speranza – foto di Franck Fife, quella del messicano di Puebla, Pedro Pardo, con la toccante dolorosa immagine della “Famiglia di migranti che attraversa il muro di confine fra Messico e Stati Uniti”. Scatto del 25 novembre del 2018. C’è un padre, una madre e un piccolo che, con aria incredula, neppur tanto impaurita, passa a fatica di braccia in braccia. “Contrasti”, per l’appunto. E altri bimbi troviamo nelle foto del nigeriano Benson Ibeabuchi, di Sergei Chuzavkov e di Bashar Taleb. A firma del primo, la struggente delicata poetica immagine di una “fanciulla che si allena nelle povere, terrose strade di Ajangbadi, sobborgo di Lagos, in Nigeria”; non meno capace di prenderti il cuore e l’anima, l’immagine di Chuzavkov, con quella “bimba in monopattino, ancora l’incredulità negli occhi, tra le case del villaggio di Horenka, nella regione di Kiev, colpito dai bombardamenti russi”. E che dire, ancora, del “gruppo di bambini che corre tra le case distrutte lungo una strada di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza”, immagine fermata nel tempo e nella parte più amara dei ricordi dal fotoreporter Bashar Taleb? “Racconti di un mondo in bilico”, come ci ricorda e ci palesa davanti agli occhi, il sottotitolo della rassegna.

Mostra che t’inchioda al soggetto. Che ti impone la domanda, domanda d’obbligo Ma come farà un fotoreporter a scattare tali fotografie? A trovarsi nel posto giusto al momento giusto? Sempre. E, soprattutto, intuire che quello, proprio quello, è il posto giusto e il momento giusto. E riuscire a raccontare e a trasmettere emozioni, gioie, sogni, illusioni e disillusioni in un semplice sguardo rubato in un nanosecondo. E cristallizzato a vita! E poi, piccole storie, a raccontare tutto un mondo.

 

Nei suoi molteplici aspetti. Dall’economia alla guerra, dalle tradizioni culturali al mondo dell’arte, dello sport e dello spettacolo, senza tralasciare l’emergenza climatica e l’inarrestabile urbanizzazione. Temi, tutti quanti, che ritroviamo raccontati per immagini nel “progetto espositivo” oggi realizzato al “Forte” valdostano, vero “Polo Culturale” delle Alpi occidentali. Temi comuni, in fondo, in piccola o in grande parte, a realtà sociali assai diverse e assai lontane tra loro. Pedine di un grande gioco, spesso “gioco al massacro” simile ad “un grande affresco di un mondo sempre più in bilico: il nostro”.

Gianni Milani

“Contrasti. Racconti di un mondo in bilico”

Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/83381 o www.fortedibard.it

Fino al 20 luglio

Orari: mart. – ven. 10/18; sab. dom. e festivi 10/19

Nelle foto: France Fife “Un salto dell’atleta paralimpico Arnaud Assoumani davanti alla Piramide del Louvre”; Pedro Pardo “Una famiglia di migranti attraversa il muro di confine Messico – USA”; Benson Ibeabuchi “Una ballerina nelle strada di Ajangbadi , un sobborgo di Lagos”; Sergei Chuzavkov “Una bambina in monopattino tra le case di Horenka – Kiev, colpita dai bombardamenti russi”; Bashar Taleb “Bambini che corrono tra le case distrutte di Khan Yunis, nel Striscia di Gaza”

Beozanam, Bertola e Cafagna. “Seconda Risonanza”: Ritmo, struttura, segno

Seconda risonanza | Fausto Melotti e Torino

INCONTRO CON CHIARA BERTOLA E FABIO CAFAGNA

A seguire intervento musicale a cura del Conservatorio Giuseppe Verdi

Venerdì 7 marzo alle 18:00

BEEOZANAM

Via Foligno, 14 – Madonna di Campagna Torino

Partecipazione gratuita

 

Fausto MelottiModulazione ascendente (part), 1977 (Photo Perottino)

La GAM di Torino è lieta di anticipare ai partecipanti a “La Cultura dietro l’angolo”, con la Direttrice Chiara Bertola, i nuovi progetti espositivi della “Seconda Risonanza”: Ritmo, struttura, segno che inaugureranno il prossimo 15 aprile.

Fabio Cafagna, conservatore della GAM, racconterà la prossima mostra dedicata a Fausto Melotti con un particolare sguardo sul rapporto dell’artista con la città di Torino.

La relazione tra Fausto Melotti e Torino si mantenne costante nel corso dei decenni e fu così intensa, in alcuni frangenti, da spingere il critico d’arte Marziano Bernardi a parlare di una sorta di “cittadinanza onoraria”, quando sulle pagine de «La Stampa» recensiva la grande mostra antologica organizzata nel 1972 dalla Galleria d’Arte Moderna.

Il legame con Torino ha avvio già dalla primissima formazione, al fianco dello scultore Pietro Canonica, e prosegue con le celebrazioni di Italia ’61, occasione in cui l’artista realizza una colossale parete di formelle in ceramica per il Palazzo delle Nazioni, oggi del Lavoro, progettato da Pier Luigi Nervi. Di grande interesse sono inoltre le relazioni con le gallerie d’arte cittadine – Notizie, Martano e Galatea – e il confronto con le voci critiche più aggiornate attive a Torino, tra le quali va ricordata innanzitutto quella di Paolo Fossati, che nel 1971 curava per Einaudi il volume dedicato a Melotti Lo spazio inquieto. A cinquantatré anni dalla storica mostra del 1972, la GAM torna a omaggiare l’artista con un’ampia retrospettiva che può contare sul nutrito nucleo di sue opere che nel tempo sono entrate a far parte della collezione.

Alle ore 19:00 Intervento musicale degli allievi del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino.

Classe di Musica da camera della Prof.sa Francesca Gosio

Elisa Giordano al flauto e Gabriele Manfredi alla chitarra.

Musica di Chelso Machado e Jaques Ibert

A seguire: Aperitivo con videogallery di immagini storiche

a cura del presidio e di Fonderie Ozanam

La cultura dietro l’angolo quarta edizione

Riparte La cultura dietro l’angolo, il progetto di Città di Torino e Fondazione Compagnia di San Paolo che porta la cultura a poca distanza da casa, per creare nuove occasioni di relazione, condivisione e partecipazione. La nuova edizione, rinnovata e ampliata nel numero di appuntamenti e istituzioni culturali che propongono le attività nei presidi diffusi su tutto il territorio, è pensata con una valenza biennale anche a seguito del riscontro più che positivo registrato negli anni precedenti. Nel 2025 ciascuna delle tredici istituzioni culturali porterà tre appuntamenti nei dieci presidi individuati, per un totale di ben 390 appuntamenti, 150 in più rispetto al 2024.

La GAM di Torino presenta tre appuntamenti ispirati alla programmazione primaverile e autunnale del museo. In dialogo con la prossima mostra “Lasciatemi divertire!”, dedicata a Fausto Melotti, l’attività “In leggerezza”, propone ai partecipanti di creare piccole sculture con fili di metallo. “Elementi differenti” prende spunto dall’esposizione dell’artista contemporanea Alice Cattaneo, suggerendo attività di composizione che interagiscono con l’ambiente. “Come d’incanto” è un’attività ispirata al nuovo allestimento del museo, che indaga il tema della notte come spazio di trasformazione.

Scopri tutte le attività della GAM

Galleria Malinpensa by La Telaccia, in mostra le opere di Bedini e Sanna

Informazione promozionale

Si apre giovedì 6 marzo, alle ore 18, presso la galleria d’arte Malinpensa by La Telaccia, la mostra dedicata a due artisti, Riccardo Bedini e Mauro Sanna, rispettivamente con le esposizioni intitolate “Pittura e scultura a confronto” e “Un vitale dialogo tra luce e forma”. La mostra rimarrà aperta fino al 19 marzo prossimo.

L’itinerario evolutivo che si vive osservando il percorso scultoreo dell’artista Riccardo Bedini è ricco di notevole studio, di ricerca dei materiali e di resa simbolica. La trasformazione di oggetti comuni, efficacemente sintetizzati nella scultura, dimostra capacità di tecnica, conoscenza della materia e impegnata elaborazione. La funzione del movimento, l’uso di vari materiali validamente assemblati fra loro e la dinamica dei volumi regalano all’opera una costante modalità espressiva. Sono opere che si liberano in uno spazio infinito e che esprimono ricorrenti messaggi densi di profondi contenuti concettuali.

L’artista Riccardo Bedini definisce ogni sua creazione con una propria modalità scultorea, fonte di ispirazione anche la conoscenza della vita con le sue fragilità umane, che egli simboleggia nell’opera con un forte impatto emotivo e con un potente strumento comunicativo.

Il legno, il ferro, la plastica uniti alla resina e agli acrilici, valorizzano l’opera di un processo formale rigoroso che unisce la tradizione con l’innovazione, capace di stimolare il fruitore sia per la notevole manualità che per l’energia espressiva non comune. Materia e anima si fondono insieme in un percorso artistico, spirituale e umano di forte valenza e di continue riflessioni emotive. L’essenza del fare arte acquista una formula scultorea emozionante, che va al di là della realtà materica, per approdare a un processo creativo assolutamente unico sostenuto da una evidente sintesi interpretativa. È una ricerca quella di Riccardo Bedini non solo visuale ma fortemente contenutistica, in cui la fervida fantasia, l’impulso creativo e lo stile personale manifestano chiaramente il suo talento e la sua sensibilità caratterizzata da ricchezza interiore e da sentimento.

Riccardo Bedini, nato a Fano nel 1968, è scultore e pittore dalla tradizione innovativa. Attraverso l’arte che si fa linguaggio di stati d’animo e di sensazioni, Bedini trasforma materiali comuni in opere capaci di trasmettere messaggi profondi, che interpretano la tradizione in un contesto di magia. Il suo tocco e i suoi pensieri, tradotti in materia, attribuiscono una dimensione unica a ogni sua creazione, portando alla luce la bellezza che si irradia dai dettagli più semplici.

Bedini, da bambino, ha dovuto superare problemi uditivi, tanto che l’arte è diventata il suo primo mezzo di comunicazione. Le sue opere non sono solo la manifestazione di rare capacità artistiche, ma anche testimonianze della forza con cui la creatività diventa strumento per affrontare le sfide della vita, e trasmettere messaggi rivolti a tutti, ad ogni generazione alle prese con le difficoltà del suo momento storico.

L’artista Mauro Sanna, in maniera del tutto personale, realizza opere pittoriche di notevole validità tecnica, costantemente elaborate sempre con equilibrio del tratto e un’armonia strutturale significativa. L’interpretazione del suo linguaggio astratto, che si impone di forza propria e di valori tecnici, è caratterizzata da una singolare stesura estetica e da una ricerca unica di effetti originali. Volume, spazio, luce e colore vengono espressi dall’artista con pienezza di tecnica e una resa prospettica magistrale. Si tratta di creazioni che ci introducono in una dimensione ricca di fervida fantasia e affascinante scenografia, in cui la luce stessa del colore, le atmosfere chiaroscurali e le linee vigorose e ampie, scaturiscono da una sintesi significativa. L’artista Mauro Sanna segue una linea di pittura astratta, sempre intrisa di coerenza e salda autonomia espressiva, e raggiunge un risultato di esecuzione notevole, dove ogni rapporto tra segno e materia rappresenta un’interessante dialettica ricca di elementi stilistici. Le molteplici vibrazioni e sensazioni, che si percepiscono pienamente osservando le sue opere, risvegliano lo spettatore nella vista e nell’animo regalandogli emozioni continue. La dinamicità gestuale del modo creativo di dipingere rivelano un temperamento artistico tangibile che sviluppa una resa formale ben riconoscibile. L’evolversi della visione astrattistica nell’iter dell’artista Sanna è evidente e definisce una lettura moderna, caratterizzata da una capacità tecnica in cui risulta molto forte il dialogo tra luce e forma. L’uso dell’olio su tela, steso con abilità e fluidità materica, permette all’artista di comunicare una forte carica espressiva che si traduce in accenti originali in una ricerca dominante di precisa compositiva. All’interno di ogni sua opera vivono l’impulso creativo, il ritmo segnico e il tessuto cromatico di precisa scansione descrittiva, che ci svelano un impianto costruttivo incisivo, capace di acquistare un forte valore contenutistico.

Mauro Sanna, classe 1966, di Sassari, è un pluripremiato pittore, disegnatore e scultore le cui opere sono state esposte a livello nazionale. Ispirati all’espressionismo astratto, dall’astrattismo e dall’informale, i suoi pezzi cercano un equilibrio tra questi generi. Ha studiato presso l’Istituto Statale d’Arte di Sassari, fin dalla tenera età ha dimostrato una spiccata propensione verso l’arte in tutte le sue forme, in particolar modo il disegno e la pittura. Alla fine degli anni Settanta, vari artisti di fama regionale lo notarono e gli diedero una spinta motivazionale per la prosecuzione degli studi artistici, portandolo a conseguire il diploma di Maestro d’Arte applicata.

Iniziò sin da subito a lavorare presso aziende locali che si occupavano di serigrafia e pubblicità, permettendogli di liberare la propria creatività in lavori stimolanti e appaganti, nonché apprendendo e sperimentando le tecniche della serigrafia. Nel frattempo disegna e dipinge per privati, partecipando a piccole competizioni locali. Nel 1996 apre la propria azienda che si occupa di serigrafia e pubblicità, diventando una delle attività del settore della Sardegna settentrionale, specializzandosi nella creazione di marchi e loghi a fini pubblicitari. Nel 2000 apre una piccola bottega di ceramiche, creando opere e sculture così da sperimentare nuovi medium per i suoi lavori.

Nel 2002 ha insegnato per un anno serigrafia presso una scuola di formazione  professionale cercando di trasmettere le tecniche di serigrafia. Dopo anni di lavoro nel campo della pubblicità e della serigrafia, l’amore per la pittura lo ha riportato a dipingere, traducendo in immagini quelli che sono gli elementi quotidiani della luce e del movimento, portandolo così a creare una lunga serie di opere.

Galleria Malinpensa by La Telaccia
Corso Inghilterra 51, Torino
Ingresso libero
Orari: 10.30 – 12.30 / 16 – 19
Chiusura lunedì e festivi

Mara Martellotta

Berthe Morisot, alla Gam aperture serali

Alla Gam in occasione del finissage, degli ultimi giorni della mostra su Berthe Morisot oggi e domenica 9 marzo la mostra resterà aperta fino alle 21 (stasera tre momenti musicali gratuiti a cura del Conservatorio di Torino accompagneranno il percorso) e sabato 8 marzo per le donne ci saranno tariffe speciali.

GP

“Stendo i miei omini”, la mostra allegra dell’artista bavarese Anja Langst

Informazione promozionale 

Presso lo spazio dell’Associazione torinese TeArt, dal 12 al 23 marzo 

In mostra i disegni umoristici di Anja Langst, la sua festosa umanità e la sua gioiosa moltitudine. I suoi personaggi vogliono quasi uscirà dalle loro cornici, l’universo di Anja è divertente e colorato, gli omini convivono con ironia e serenità, ognuno con la propria personalità, fantasia e i propri fardelli.

Le opere di Anja in mostra sono disegni di varie dimensioni, sagome di legno, alcune caricature raffiguranti la stessa artista realizzate dal marito Benny Naselli, scomparso nel 2023, oltre ai suoi “o-mini-mini” realizzati in collaborazione con Marghe.

I disegni appartengono al periodo che parte dalla fine degli anni Settanta e approda all’inizio degli anni Novanta, tutti realizzati in china nera, a colori, con acrilici e aerografo.

I riferimenti artistici di Anja che riguardano questa particolare esposizione sono importanti e molteplici. Di questi ricordiamo il pittore e caricaturista norvegese Olaf Gulbransson, il pittore, poeta e umorista tedesco Wilhelm Busch, il disegnatore argentino Mordillo e Sempé, disegnatore francese.

Nella durata dell’esposizione, che inaugura il 12 marzo alle ore 17, vi sarà occasione nella giornata di mercoledì 19 marzo, sempre alle ore 17, di conoscere la poesia, la narrativa e i fumetti di Benny Naselli. L’evento di presentazione è curato dalla Presidente di TeArt Germana Buffetti e Anja Langst.

“La vita è piena di ostacoli – afferma l’artista Anja – ma il pensiero felice mi fa volare sopra questi ostacoli,  e l’umorismo rappresenta uno strumento di questo volo”.

Il volo di Anja con immagini divertenti riguarda “Strambi personaggi”, “Sogni e racconti colorati”, “ Ricordi da rivivere”, “Omini sparpagliati” e “Personaggi strastrambi”.

Nata nella gioiosa Baviera, Anja, dopo gli studi di pedagogia ad Augsburg, ha frequentato la Sommerakademie Salzburg e l’Accademia di Belle Arti di Torino. Ha lavorato al Bureau International du Travail a Torino e a Ginevra dal 1975 al 1983 come disegnatrice. Negli anni seguenti è stata illustratrice di libri per la casa editrice Editions Vivez Soleil, prima di aprire il suo atelier di pittura e decorazioni a Bardonecchia, nel 1993. Molteplici le mostre personali e collettive che l’hanno vista protagonista, di cui ricordiamo “Mes images” del 1981 presso il B.I.T. di Ginevra, “Rire c’est la santé”, del 1982, presso l’Hôpital Cantonal di Ginevra, e quella del 1983, sempre a Ginevra, al Palais des Nations, intitolata “Mon Florilège”, e “Sorrisi in rosa” presso il Castello degli Acaja, a Fossano.

“Sorridi alla vita e la vita ti sorriderà”, dice Anja per evidenziare il fil rouge che lega la sua vita alla sua arte.

“Stendo i miei omini” – di Anja Langst

Da mercoledì 12 a domenica 23 marzo 2025 presso TeArt, Associazione artistico-culturale sita in via Giotto 14, a Torino.

Orari mostra: tutti i giorni dalle ore 17 alle 19 – su appuntamento telefonando al 349 1256344 – chiuso il lunedì

Presentazione libri di Benny Naselli – mercoledì 19 marzo 2025, ore 17.

Telefono: 011 6966422

Instagram: anjalangst – telefono Anja Langst: 339 6239797

Mara Martellotta

Bistolfi e i divisionisti

Il Museo Civico di Casale Monferrato ha inaugurato la mostra “La Bellezza liberata. Leonardo
Bistolfi e gli amici divisionisti”, realizzata dal Comune di Casale Monferrato e dal Rotary Club di
Casale Monferrato, visitabile fino al prossimo 11 maggio, curata da Sandra Berresford, Niccolò
D’Agati e Aurora Scotti.

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Casale Monferrato, inaugurata al Museo Civico una mostra su Leonardo Bistolfi e i divisionisti

Al MAO l’antico Giappone dei “venditori di fiori” raccontato da Linda Fregni Nagler

“Hanauri”

Fino al 4 maggio 2025

In una suggestiva atmosfera d’altri mondi e remote culture, si inserisce il nuovo progetto espositivo “Hanauri. Il Giappone dei venditori di fiori” realizzato – all’interno del programma di riallestimento della “Galleria Giapponese” delle  collezioni permanenti – dal “MAO” di Torino e dedicato alla creatività, in ambito fotografico, dell’artista svedese (residente a Milano) Linda Fregni Nagler, già ospite del “Museo” di via San Domenico, nello scorso novembre con la performance “Things that Death Cannot Destroy”. L’evento espositivo, aperto al pubblico fino a domenica 4 maggio 2025, prende spunto e curioso stimolo dal meticoloso approccio di selezione, rielaborazione e riattivazione, da parte della Fregni Nagler (oggi docente di “Fotografia” all’“Accademia Carrara” di Bergamo e presso l’Università “IULM” di Milano) di fotografie giapponesi della cosiddetta “Scuola di Yokohama Shashin”, datata al “periodo Meiji” (1868 – 1912) e consistente in “fotografie all’albumina” colorate a mano da artisti locali, influenzati da fotografi occidentali approdati in quegli anni in Giappone come Felice Beato (fotografo italiano naturalizzato britannico, fra i primi a lavorare in Asia orientale), il barone austriaco Raimund von Stillfried e il vicentino Adolfo Farsari che espatriò in Giappone nel 1873. Le fotografie originali, raccolte nell’arco di vent’anni dall’artista e proposte in mostra al “MAO” per la prima volta, sono affiancate alle opere personali di Linda Fregni Nagler, che ha “rifotografato” le albumine originali, stampandole in “camera oscura” e colorandole a mano con una tecnica simile a quella dell’epoca, dotando le “nuove” immagini di “nuovi” significati e proponendo al pubblico un “nuovo” preciso modo di guardare all’esotismo e all’alterità.

Il soggetto indagato, per l’occasione, al “MAO” è quello degli “Hanauri” o “Venditori di fiori”, una categoria molto apprezzata di ambulanti (“bōtefuri”) nel Giappone dei “periodi Edo (o Tokugawa)”, 1603-1868, e “Meiji”.

In mostra troviamo esposte 26 “albumine” di metà Ottocento, appartenenti alla collezione Fregni Nagler, unitamente a sei grandi “stampe ai sali d’argento”, colorate a mano dall’artista e a 4 “positivi su vetro” visibili attraverso due “visori”.

Accanto a queste opere sono collocate tre xilografie che declinano l’iconografia dei “venditori di fiori”: la rappresentazione dei mesi primaverili – l’illustrazione del mese di aprile di Utagawa Kunisada, proveniente dal “Museo Orientale” di Venezia – “All’ingresso del tempio di Kanda” di Koikawa Harumachi dal “Museo Orientale E. Chissone” di Genova e “Toyokuni III” sempre di Utagawa Kunisada, dalla serie “Sei venditori nelle sere d’estate”, da una collezione privata.

Al centro sempre il “tema floreale”, particolarmente caro ad un Paese che ha saputo inventare con l’arte dell’“Ikebana” (VI secolo d. C.) un “atto di mindfulness” capace di trasformare la disposizione dei fiori “in un’autentica esperienza di introspezione e ricerca” artistica e spirituale. E tema che in rassegna al nostro “MAO” trova anche un’ulteriore declinazione nei preziosi tessuti “kesa” (ocra o arancione, tipici della veste dei monaci buddhisti), risalenti al “periodo Edo”, e nei “kimono” che arricchiscono l’esposizione, uno proveniente da “Palazzo Madama” e due esemplari dal “MAO” di Venezia, oltre a tre “lacche” (oggetti d’arredamento) pregiate e tre “kakemono” (dipinti o calligrafie a rotolo) firmati Yanagisawa KienKawamura Bunpō e Tomioka Tessai (dei periodi “Edo” e “Meiji”) in prestito da una collezione privata.

“Il ‘riallestimento della galleria giapponese’ – sottolineano i responsabili – è inserito nel programma espositivo del ‘MAO’ che, attraverso prestiti provenienti da collezioni di arte asiatica – pubbliche e private, nazionali e internazionali – intende stimolare nuove riflessioni e narrazioni intorno al patrimonio del Museo; ‘Hanauri’ è anche parte del progetto ‘#MAOtempopresente’, che utilizza l’arte contemporanea come mezzo di interpretazione e valorizzazione delle collezioni attraverso l’inserimento di opere contemporanee e produzioni site-specific realizzate all’interno del programma di residenze attivo dal 2022”.

In parallelo al progetto espositivo nelle gallerie, le “tre armature giapponesi” della collezione, datate tra la fine del XVII e la prima metà del XIX secolo, sono state riallestite nella cornice di “Salone Mazzonis”, dove saranno oggetto di un “restauro conservativo” aperto al pubblico a partire dal prossimo gennaio.

Gianni Milani

“Hanauri”

MAO-Museo d’Arte Orientale, via San Domenico 11, Torino; tel. 011/4436932 o www.maotorino.it

Fino al 4 maggio

Orari: da mart. a dom. 10/18; lunedì chiuso

 

Nelle foto: Linda Fregni Nagler “Flower Gardner” e Flower  Seller”, hand colored gelatin silver print, 2018; Particolare allestimento (Ph. Edoardo Piva); Koikawa Harumachi “All’ingresso del tempio di Kanda”, xilografia policroma, XIX secolo

La Fondazione Garuzzo porta a XI’AN Nino Migliori

 

 

Fondazione Garuzzo, ente culturale senza fini di lucro con sede a Torino nata nel 2005 da un’idea di Rosalba e Giorgio Garuzzo, porta per la prima volta in Cina l’arte del grande fotografo bolognese Nino Migliori, 99 anni di cui 77 passati dietro la macchina fotografica.

Nino Migliori è uno dei capisaldi della fotografia italiana, nonché uno degli esponenti più autorevoli della scena internazionale. Per celebrare il lavoro dell’artista che ha contribuito a scrivere con la luce un pezzo della storia del nostro Paese ed è entrato a far parte dell’immaginario collettivo attraverso alcuni scatti iconici ed esemplari, Fondazione Garuzzo ha ideato la mostra dal titolo “Nino Migliori: una storia della fotografia italiana” curata da Alessandro Carrer e Clemente Micciché. L’esposizione aprirà il 7 marzo prossimo fino al 20 aprile all’Art Museum di Xi’an, uno dei più grandi spazi destinati a ospitare arte internazionale e contemporanea in Cina, che accoglie quasi un milione di visitatori ogni anno, e farà parte della rassegna Internazionale che celebra i quindici anni della nascita del Museo.

Il progetto rappresenta la prima grande retrospettiva del fotografo bolognese in Cina ed è stata resa possibile grazie ai rapporti tra la Fondazione Garruzzo che, dal 2005, si occupa di valorizzare l’arte contemporanea italiana nel mondo, e la Fondazione Nino Migliori , impegnata nella tutela del profilo e dell’identità artistica del fotografo. È anche stata resa possibile grazie ai decennali rapporti della Fondazione Garruzzo, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, l’Ambasciata d’Italia in Cina, l’Istituto Italiano di Cultura di Pechino e le istituzioni cinesi.

A Xi’an, una delle metropoli più celebri e visitate del Paese grazie alle molteplici architetture storiche e al millenario esercito in terracotta, la mostra su Nino Migliori presenta 194 opere che abbracciano grande parte della carriera dell’artista, dagli esordi ai giorni nostri, dalle serie realiste passando per le sperimentazioni e le ricerche connesse all’informale europeo, fino agli esiti più recenti.

Il fotografo bolognese, alchimista dell’immagine con una profonda e radicata fede nell’etica antica della fotografia, ha contribuito con la sua opera a spingere sempre più a fondo le possibilità espressive del linguaggio fotografico, mostrandone tutte le sfaccettature attraverso una ricerca prolifica quanto stupefacente. I suoi lavori sono da sempre il frutto di una costante e continua riflessione sulla fotografia, tanto dal punto di vista tecnico quanto teorico, con risultati innovativi e sperimentali che hanno cambiato nel corso del tempo l’idea e le potenzialità stesse del mezzo fotografico. Anche le immagini cosiddette “sperimentali” sono frutto di una serie di tecniche spesso ideate dallo stesso Migliori con risultati incredibili, in cui il gesto dell’autore e la materia sono predominanti rispetto all’immagine.

In settantasette anni di carriera Nino Migliori ha perpetuamente sconfinato tra fotografia e arte, scrivendo con le sue opere un vero e proprio poema sull’umanità, e firmando quello che senza dubbio può essere considerato uno dei percorsi più dinamici e interessanti dell’intera cultura fotografica occidentale.

X’ian Art Museum- X’ian

Dal 7 marzo al 20 aprile 2025

 

Mara Martellotta

… Se un lampo di luce (di nuova vita) squarcia il buio della città!

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Grande affluenza di pubblico e un notevole riscontro di giudizi positivi per la mostra “Fari nella Città” da poco conclusasi presso la sede dell’ “ACI” torinese

Settantotto (dicasi settantotto!). Un grande sforzo e un encomiabile impegno per gli organizzatori, che hanno saputo mettere insieme un così nutrito drappello di artisti per dare spazio a immagini, a idee, sogni e speranze legate a un nuovo (da ricercare) modo di vivere e di intendere la “città” – la nostra, insieme a tante altre – come spazio non di singola “pertinenza” ma luogo in cui intrecciare, in modo saldo e convinto, culture, passioni, affetti e tradizioni che siano base necessaria ad un vivere più umano e aperto, a visioni future meno bieche e meno povere di speranze. Su questo non facile tema si sono cimentati gli intrepidi 78 (di cui sopra), operanti nell’ambito della pittura, della fotografia, della scultura e pur anche della poesia, partecipanti all’esposizione “Fari nella città. Riflessi di vita ” conclusasi, nei giorni scorsi presso i prestigiosi Saloni della nuova sede di “CASA ACI”, in piazzale “San Gabriele di Gorizia” a Torino. Ormai giunta alla sua quinta edizione, la mostra è stata organizzata con passione ed encomiabile competenza da Anna Sciarrillo, da quarant’anni “delegata ACI” e lei stessa affermata pittrice, in collaborazione con il subalpino “Circolo degli Artisti”.

E’ lei stessa ad affermare, a conclusione della “Mostra”, anche quest’anno concepita come Mostra – Premio Arti Visive”“I Saloni della nuova ‘CASA ACI’ hanno rappresentato , ancora una volta, il palcoscenico di un sogno, dove ogni artista ha interpretato in pittura, scultura, poesia e fotografia il suo personale sentire e ha donato un pezzettino della sua anima”“Le opere – prosegue la Sciarrillo – meritevoli tutte di attenzione, sia per la qualità del lavoro sia per il soggetto rappresentato, hanno riscontrato un alto gradimento da parte dei visitatori, della Direzione dell’ ‘ACI’ e dei critici che, insieme al voto del pubblico, hanno premiato le opere più gradite”.

Giuria di critici e pubblico, insieme. Scelta non facile per la premiazione di lavori che, nel complesso e nella loro originalità (pur se spesso occhieggianti a “grandi” prove del “passato” o del “contemporaneo” più o meno attuale) hanno comunque dimostrato d’aver inteso a fondo l’invito e la proposta concettuale dell’evento, che riassumo con mie (spero centrate) parole: Guardati intorno, osserva con gli occhi dell’anima la tua città, quel groviglio di case, monumenti, antichi palazzi, la gente che ti sfiora e cerca il tuo sguardo, un tuo cenno, quel passaggio lento o veloce di un’auto, dei suoi fari che stropicciano il buio… e poi fermati, osservati, dentro e fuori, cerca di capire chi sei, chi vuoi essere, chi mai vorresti essere. Accendi i fari!  Come ci ricordano i versi di Marisa Bordiga, autrice di “Fari nella città”, fra le poesie portate in mostra: “E domani forse/ci vorranno fari …/fari in tutte le città/ O sopra le città/ A rischiarare nebbie/ di uomini accecati/dalla grigia polvere/ di un frettoloso andare …”.

Fermiamoci allora ad osservare, nel contrastante blu, scuro e luminoso, di una notte, che s’apre (quasi fosse la prima volta) alle sagome scultoree di una “nuova” monumentale Torino, rappresentata da Pippo Leocata – in un continuo frenetico girovagare fra temi di arcaica classicità e segni gestuali di rapida incisiva grafia – attraverso legni di recupero e acrilici, agli splendori della Cupola del Duomo o della sommità della Mole così come a quei virtuosi Dioscuri, (opera di Abbondio Sangiorgio), posti, in segno di buon auspicio, all’entrata della centrale Piazzetta Reale. La notte, sembra ricordarci l’artista siciliano (torinesissimo d’adozione e allievo dell’indimenticato Mollino), è fatta anche per perderci nel gioco suggestivo delle emozioni.

“Di notte un ateo crede quasi in un Dio” diceva, tre secoli or sono, il poeta e prelato britannico Edward Young. E, a pensarlo, è anche Leocata. E, di sicuro, anche noi. Fra le più “votate”, la sua opera, “Omaggio a Torino”, del 2019. Così come “La voce della città”, pittura su vetro, della stessa Sciarrillo, di tutt’altra atmosfera, racconto di Cupole, Chiese, Santuari, antiche e nuove architetture urbane, tutte unite in un unico gioco dialettico, gestuale e cromatico, che è voce luminosa ed illuminante di benedetta “inclusività”, di culture diverse che si riconoscono e si danno la mano nel vociare festante di luci che sono speranza, serenità e amore. Sul podio anche la sfocata, notturna e informale “visione” di Giancarlo Galizio, dove quanto resta di un’ormai sfaldata “sfera di fuoco” incrocia gli impercettibili fanali (che poco possono) di un’auto che timidamente varca il muro della notte, per addentrarsi a fatica in un mondo di cui ben poco riuscirà a far parte viva. Di tutt’altra tempra la foto di Mirco Saletti. Nitida! Qui la città, la città ambientalista scende in piazza. E’ protesta. Anche questa è città. Filtrata attraverso i segni della più spicciola cronaca. Ricca di voci. Di gesti. Di attese in un domani … che sia altro! Ma … che sia!

Gianni Milani

Nelle foto: “Fari nella città”, immagine-guida e opere di Anna Sciarrillo, Pippo Leocata, Giancarlo Galizio e Mirco Saletti