ARTE- Pagina 2

Paolo Leonardo in mostra alla Raffaella De Chirico Arte Contemporanea

La personale dell’artista torinese dal titolo “Resurfacing erasures”

 

La galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea ha inaugurato il 6 giugno scorso la personale dell’artista Paolo Leonardo, torinese di nascita, classe 1973, nella sua sede in via Monte di Pietà 1A, a Milano. Il titolo dell’esposizione è “Resurfacing erasures”, e comprende lavori di recente produzione dell’artista, risalenti agli anni 2022-2024. Da circa tre decenni Paolo Leonardo interviene con la pittura sulla stampa fotografica da scansione. Sono in mostra tre cicli di lavori con cromie dominanti che danno anche i titoli al corpus delle opere: “Rossi”, di piccolo formato; “Blu” e “Oro”, di medio e grande formato, in cui la figura femminile risulta essere quella maggiormente protagonista. Se la poetica in passato era espressione politica, negli ultimi lavori l’artista è più introspettivo e intimo che mai, declinando anche la sua vita personale volta alla totale assenza dai social network.

È un altro torinese l’artista scelto per la seconda mostra in via Monte di Pietà 1A, a Milano. Paolo Leonardo che, da circa tre decenni, interviene con la pittura sulla stampa, da fotografie scansionate o su manifesti pubblicitari. L’elaborazione dell’immagine ha avuto fin dagli esordi una dimensione pubblica e politica e, in particolare, i manifesti pubblicitari sono stati il supporto attraverso il quale codificare e restituire la figura stravolgendone la natura pop mediante una poetica violenta di contestazione e distorsione. Negli ultimi anni, con lucida consapevolezza, Leonardo ha scelto per vita e lavoro una dimensione analogica. Estremamente schivo, e totalmente assente dai social network, ha dedicato la sua ricerca a una selettiva scelta di materiali che è divenuta più intima e profonda che mai. Si può definire approccio analogico nel senso di “lenta rivelazione”. Nella nuova serie di lavori “Rossi”, china su stampa da scansioni di fotografie, l’artista sceglie ancora l’anonimato di luoghi e persone; nonostante la sua intenzione sia quella di cancellare ulteriormente identità e contesto, dalla carta riemerge il ricordo raschiato. L’immagine viene distorta e cancellata, oltre a essere cromaticamente appiattita dal rosso; attraverso il livellamento il ricordo individuale si sgretola e la memoria diventa collettiva, mediante un meccanismo protettivo l’immagine diventa familiare e consolatoria. Il passato risulta essere confortante, il presente nonè compreso e veramente accolto, in fin dei conti percepito come inaccettabile. L’artista rifugge l’invadenza della forma contemporanea, troppo veloce e violenta, totalitaria e frammentata allo stesso tempo.

Nel 2005, ispirandosi allo stesso corpus dei lavori Rossi, con il regista Daniele Gaglianone e con le elaborazioni sonore di Massimo Miride, è stato realizzato un cortometraggio di trenta minuti in cui gli artisti hanno ripreso una metropoli dipingendola di rosso. Il risultato è un viaggio onirico e visionario, un allontanamento dalla realtà oggettiva. Impossibile non citare Jean-Luc Godard e La Nouvelle Vague, le cui atmosfere spesso ritroviamo nella ricerca di Paolo Leonardo. Questa recente produzione di piccolo formato, il cui allestimento in serie ricorda il montaggio di una pellicola cinematografica, aderisce bene all’idea di Godard, secondo cui il montaggio è un “pensare con le mani”, che garantisce al cinema il ruolo di rifugio dal tempo, grembo del senso storico, in contrapposizione al totalitarismo del presente che inghiotte qualunque distinzione temporale.

Nel 2024 Leonardo si è cimentato con il “Blu”. In mostra tele elavori su carta di grandi e medie dimensioni. Le figure femminili del ciclo “Oro”, anch’esse di recentissima produzione, sono immagini di corpi di donne recuperati dall’associazione per la fotografia storica, e gli originali risalgono al 1870 e al 1880. Rassicuranti e pienamente femminili, l’erotismo è esplicito ma scevro da aggressività; sono lontane dalle figure di modelle, così altere e inavvicinabili, su cui Leonardo ha lavorato in passato. Non vi è traccia del discorso sul genere, sui temi queer o LGTBQ, in totale controtendenza con la contemporaneità. Sono figure analogiche. Le donne “Oro” sono cristallizzate e confortanti; dal latino aurum, il colore rimanda alla preziosità intrinseca, anche se l’oro è il metallo con cui si fabbricano le monete: la mercificazione del corpo e dell’immagine femminile è un tòpos della ricerca di Leonardo.

La memoria, come allucinazione poetica e menzognera, fornisce compattezza, tiene insieme per non andare in pezzi ed è finalizzata all’integrità. Quelle sulle tele e le carte di Paolo Leonardo sono inganni che si intersecano. La memoria, illusoria e fallace, così come la descriveva anche Proust nella sua caratteristica di non rappresentare un evento per ciò che è stato ma per come lo si immagina e ricostruisce, la pittura, il godardiano “pensare con le mani” e la cinematografia, la magnifica illusione.

Paolo Leonardo vive e lavora a Torino.

La mostra rimarrà aperta fino al 31 luglio 2024. Dal 10 al 14 giugno dalle ore 15 alle 19 e gli altri giorni e orari su appuntamento.

 

Mara Martellotta

“Navigando l’ignoto”, la nuova mostra di Ciro Palumbo alla Promotrice delle Belle Arti

 

Torino, dal 7 al 30 giugno 2024

 

“Navigando l’ignoto”, la nuova mostra di Ciro Palumbocurata da Archeion Archivio Ciro Palumbo e promossa da TAIT Gallery, di cui vi è stata oggi venerdì 7 giugnol’inaugurazione presso la Promotrice delle Belle Arti di Torino in viale Crivelli 11, e che sarà visitabile fino al 30 del corrente mese, è un’esposizione di centotrenta opere che raccontano, divise per sezioni, gli anni di pittura e di trasformazione di Palumbo. Le opere non sono disposte cronologicamente, ma vanno a creare un percorso finalizzato a suscitare nel visitatore emozioni e suggestioni intense.

“Navigando l’ignoto” arriva dopo l’uscita del Catalogo Ragionato presentato nel mese di maggio presso il Museo Nazionale del Cinema – Mole Antonelliana che testimonia l’apice della poetica del pittore. L’artista, presente all’odierna inaugurazione, è tornato a Torino, città dove vive, dopo anni trascorsi ad esporre su territorio nazionale ed internazionale. All’interno dell’area di esposizione è possibile godere di piccoli salottini di riflessione e avere modo di sfogliare il catalogo, curato da Alessandra Redaelli, che ha affrontato l’intero “Viaggio del Poeta Visionario”.

La mostra nasce dalla necessità di guardarsi in prospettiva e di fare il punto della situazione. Il suo mondo onirico, metafisico, surrealista; le sue esplorazioni nei meandri della mente e dell’inconscio trovano qui la sintesi di un cammino lungo, variegato, istintivo, fatto con il cuore, la pancia e il cervello in egual misura, lasciandosi trasportare dalle emozioni. Intenso, coerente e selvaggio, il percorso di Ciro Palumbo è diretto verso una meta precisa: scavare nel profondo dell’anima e dell’inconscio umano.

All’inizio è la tavola uno degli elementi rappresentati, qui simbolo della monumentalità della Cultura racchiusa nei libri, da sempre fedeli compagni di viaggio nella vita e nell’opera di Palumbo.

Si prosegue con le prospettive urbane intrise di mistero e rigore. Le sue piazze in fuga, le case collocate a imbuto di fronte a un mare privo di nomenclatura, le finestre allineate sotto cieli attraversati da nuvole, gli usci (se aperti o chiusi non è dato sapere). La Natura Morta, il Paesaggio e la Figura in ordine sparso caratterizzano i fondali su cui vengono mappate le storie e i tanti episodi di questo originale e irriverente artista. Una prospettiva, la sua, nutrita di disciplinata geometria, eppure rivolta a un “altrove” di cui non si ha esperienza.

Il sogno e il mito sono i temi principali dell’ultimo periodo. Da sempre appassionato e studioso dei racconti epici, Ciro Palumbo colloca i colori più amati, le barche e i libri di cui si sono consumate le pagine all’interno di un corpus intellettuale che si può definire come “sogno idealizzato”, in cui avviene una ricerca della perfezione mai banale. Ulisse, Prometeo e Ermes sono tra quei personaggi riconducibili al mito presenti nei suoi cicli pittorici, simboli del mare, della libertà e della terra perduta, della ribellione all’autorità e alle imposizioni.

Le aree espositive sono suddivise su queste tematiche: dalla metafisica al surrealismo classico, dal mito al viaggio, dal sogno all’infinito, dalle isole ai Mulini di Dio, dagli animali alle mille lune. Tra i noti personaggi non ancora citati ci sono Dante e Don Chisciotte, oltre agli immancabili libri e alle fantastiche barche che puntano in direzione del cielo, verso un viaggio ignoto e onirico.

Mercoledì 19 giugno, alle ore 18:00, presso la Promotrice delle Belle Arti di Torino, si terrà una Lectio Magistralis sul percorso artistico di Ciro Palumbo a cura della Dott.ssa Anna Caterina Bellati, a partire dal saggio scritto per il Catalogo Ragionato.

La mostra è stata progettata da Matteo Scavetta con i testi critici di Alessandra Redaelli, realizzata anche grazie al supporto di TAIT GROUP, Fondazione ITS Academy per la Mobilità Sostenibile Aerospazio/Meccatronica Piemonte, SpaceVerse, Extralever, Falpa Cornici, Techne Art Service, Agata Home Design, Nicoletti Home, Arazzeria Scassa e Couvage.

Infine, un progetto speciale è stato pensato per la mostra, a cura di Fondazione ITS Academy per la Mobilità Sostenibile Aerospazio/Meccatronica Piemonte, eccellenza a livello nazionale nell’ambito della formazione terziaria. Nell’ambito del Progetto ITS4.0, promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, in collaborazione con l’Università Foscari di Venezia, gli studenti e le studentesse del primo anno del corso “Sistemi Integrati e Testing per lo ‘Spazio’” hanno sviluppato il progetto “AI motional Art – il Viaggio di Spacey, in cui un ologramma “lunare” interagirà con i visitatori della mostra chiedendo loro di rispondere ad alcune domande situazionali legate a sensazioni provate durante un’esperienza immersiva provata poco prima di incontrare Spacey.

Lo scopo del progetto è quello di comprendere appieno il potenziale di Spacey come supporto anche emotivo a tutti quegli astronauti coinvolti in missioni di lunga durata nello spazio porofondo.

 

Gian Giacomo Della Porta

Gli appuntamenti della Fondazione Torino Musei

VENERDI 7 GIUGNO

Venerdì 7 giugno ore 18

PERDIZIONE – prima nazionale

MAO – performance nell’ambito del festival Interplay

Una performance site specific di e con Stefania Tansini adattata appositamente per il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino, realizzata per la prima volta in forma di studio per gli spazi della Fondazione 1563 nel Palazzo Einaudi.

Il corpo si pone come elemento di passaggio in ascolto verso quello che offre l’attimo, il luogo, il suono. Sfugge e lascia una traccia. Un abbandono alla contingenza e al piacere del movimento. Un cambiamento di forme e dinamiche a partire dalla sensibilità della presenza in una costante ricerca di autenticità. La coreografia si sviluppa in parallelo all’andamento sonoro e accoglie le caratteristiche del luogo. Apre possibilità di esistenza inaspettate a partire dall’attenzione minimale del gesto. Corpo e suono sono attivatori di accadimenti effimeri: stanno, agiscono, rimangono, abbandonano.

Ingresso €10.  I biglietti sono disponibili in prevendita su Ticketone e in biglietteria il giorno dell’evento.

STEFANIA TANSINI. Danzatrice e coreografa, è diplomata all’Accademia Paolo Grassi. Ha lavorato per Romeo Castellucci, Cindy Van Acker, Simona Bertozzi, Luca Veggetti, Enzo Cosimi, Ariella Vidach, Motus. Ha intrapreso un percorso di ricerca sul corpo che porta avanti attraverso progetti coreografici e performativi. È vincitrice del premio UBU 2022 nella categoria “miglior performer under 35” ed è artista associata alla Fondazione Teatro Grande di Brescia. I lavori di Stefania Tansini sono stati presentati in numerosi festival, tra cui Romaeuropa Festival, Festival FOG di Milano, Festival di Sant’Arcangelo, Festival Gender Bender di Bologna, Festival La democrazia del corpo di Firenze, Festival Interplay. Stefania è stata vincitrice nel 2023 del Bando Air per L’ombelico dei limbi, nel 2022 Premio UBU miglior attrice/performer under 35 e nel 2021 Premio rete e critica per La grazia del terribile, per citarne alcuni.

SABATO 8 GIUGNO

 

Sabato 8 e domenica 9 giugno ore 10 – 17

LE ROSE

Palazzo Madama – workshop di acquerello botanico con Angela Petrini

Osserveremo la grande varietà di rose presenti nel giardino di Palazzo Madama: la rosa gallica, la rosa alba, la rosa damascena (di Damasco) colpiscono il visitatore con i colori dei petali e le forme delle corolle, a cui si accompagna l’intensità del profumo che da loro sprigiona.

L’osservazione delle caratteristiche botaniche si tradurrà nel disegno, a cui darà vita il colore studiato nelle sue possibili miscele e modalità di applicazione. Ai più esperti si proporranno, tra l’altro, più elaborate costruzioni compositive come la rappresentazione del fiore bianco.

Il corso ha una durata di 12 ore ed è accreditato per l’aggiornamento degli insegnanti (legge 170 del 21/03/2016 art. 1.5).

Angela Petrini, affermata acquerellista botanica, ha ottenuto il Diploma con lode in disegno e acquerello botanico dalla Society of Botanical Artists nel Regno Unito nel 2010, tra i suoi riconoscimenti più significativi la Golden Medal ricevuta dalla eminente Royal Horticultural Society al RHS London Orchid & Botanical Art Show 2018.

Materiale occorrente: acquerelli; pennelli tondi a punta fine numeri 4, 2, 0; matita HB; gomma morbida; carta liscia satinata 300 gr. formato 30×40 circa. A chi non avesse il materiale l’insegnante può fornire carta, pennelli e colori necessari per lo svolgimento del seminario al costo di 5 €. È necessario segnalarlo al servizio prenotazioni.

Costo: € 140 / ogni incontro

Posti disponibili per ogni appuntamento: 8
Prenotazione obbligatoria: tel. 011 4429629; e-mail: madamadidattica@fondazionetorinomusei.it

 

 

Sabato 8 giugno ore 14:30, 15:30 e 16:30

UNA VALIGIA DI SOGNI. STORIE DI VIAGGI E DI GRANDI AVVENTURE

MAO – attività per famiglie in collaborazione con Comune di Torino, Crescere Leggendo e Centro di documentazione e biblioteca pedagogica

Un appuntamento dedicato alle bambine, ai bambini e alle loro famiglie, alla scoperta dell’Asia, della sua storia, all’interno degli spazi espositivi del MAO Museo d’Arte Orientale, accompagnati da letture di storie di viaggi.

Ingresso libero. Prenotazione obbligatoria a: maodidattica@fondazionetorinomusei.it – 0114436928


Theatrum Sabaudiae
 propone visite guidate in museo
alle collezioni e alle mostre di Palazzo Madama, GAM e MAO.
Per informazioni e prenotazioni: 011.52.11.788 – prenotazioniftm@arteintorino.com

https://www.arteintorino.com/visite-guidate/gam.html
https://www.arteintorino.com/visite-guidate/mao.html
https://www.arteintorino.com/visite-guidate/palazzo-madama.html

“Pittura a bocca”. Tutto è possibile

Prosegue a Torino “Oltranza Festival”, l’arte dell’incontro “contro ogni barriera”, per la totale accessibilità ai luoghi della cultura

Domenica 9 giugno, ore 16,30

“Ho capito che per non essere vittima della mia ‘disabilità’ e di una società che categorizza le persone in diversità inesistenti, bastava soltanto che mi guardassi dentro: per comprendere chi fossi davvero, quali erano le mie potenzialità e cosa avrei potuto dare al Mondo”: in queste parole di grande profondità, coraggio e verità, pronunciate da Francesco Canale, artista poliedrico (pittore, scrittore, autore teatrale/musicale nonché performer) ed imprenditore, nato senza braccia e senza gambe e promotore del “Laboratorio di Pittura a Bocca” inserito all’interno di “Oltranza Festival” (progetto delle Associazioni, affiliate Arci, “Indiependence” e “Soundset APS”), c’è tutta l’essenza di un’impresa – concretizzatasi in un vero e proprio “Laboratorio” – nata dall’idea di “focalizzarsi sulla soluzione e non sui problemi” utilizzando per dipingere, nello specifico caso, non le mani, ma la bocca. Impresa non facile. Ma fattibile, ci insegna Canale.

Dopo aver realizzato una “nuova rampa” che rende agibile a tutti lo spazio sotto palco di “Magazzino Sul Po”, “Oltranza” torna dunque domenica 9 giugnoalle 16,30, questa volta nelle “Raffinerie Sociali” di Via Fagnano 30 int. 2, con la nuova iniziativa dedicata, per l’appunto, ad un Laboratorio di Pittura a Bocca” “Usa la testa Experience”. Finalità, quella di fondere l’esperienza laboratoriale con il divertimento per permettere ai partecipanti di prendere parte non solo ad un “Laboratorio di Pittura” ma anche al “primo gioco al mondo” in cui è vietato utilizzare le mani.

Al termine dell’ “esperienza di gioco e laboratorio”, seguirà un’intervista con aperitivo in compagnia di Francesco Canale intervallata da letture, tratte dal suo libro “Le Corde dell’Anima” (Editore “Scatole Parlanti”) con accompagnamento musicale dal vivo.

Queste nuove iniziative confermano, ancora una volta, la vocazione alla “multidisciplinarietà” propria di “Oltranza Festival” che abbraccia ogni disciplina e che si caratterizza, rispetto agli altri Festival, mantenendo sempre saldo – nell’organizzazione di un evento – l’obiettivo di rendere totalmente accessibili i luoghi della cultura in città. 

Di qui anche il suo impegno nel rendere finalmente accessibile a chiunque, come detto, lo spazio sotto palco ai Murazzi di Torino di “Magazzino Sul Po”, con una nuova rampa da poco installata e ulteriore importante tappa nel lento (ancora troppo lento!) cammino verso una maggiore inclusione sociale da parte della Città.

E questo significa anche – racconta Gigi “Bandini” Cosi, presidente di ‘Indiependence’ – che il Festival non è rivolto solamente alle persone con disabilità, ma a tutte e a tutti, con la convinzione che sia l’incontro l’elemento più potente che sperimentiamo nella vita”.

In piena corsa “Oltranza”, arriverà con il suo ricco palinsesto fino al 15 settembre prossimo e toccherà il culmine nei tre concerti organizzati a “Spazio 211” (ore 19/24), in via Cigna, per domenica 7 luglio.

Il ricavato del Festival è destinato in parte al finanziamento di una “borsa di studio” in “Disability Management & Inclusive Thinking” presso la “SAA” di Torino e in parte alla realizzazione di interventi di abbattimento di barriere architettoniche in circoli culturali non ancora accessibili.

Al progetto di “Oltranza Festival” hanno anche collaborato (insieme a “Indiependence” e a “Soundset APS”) “LISten APS”, “Magazzino sul Po” ed “Anomalia Teatro”, con il sostegno di “Fondazione Time2”, di “Arci Torino” e “Apic” e con la collaborazione di “Si può Fare”, “CPD”, “SAA – School of Management” e “Quattrolinee”.

Per info, programma e biglietti: www.oltranzafestival.it

g.m.

Nelle foto: immagini di repertorio (pittura e giochi) e Francesco Canale

Mai senza l’Holga

In mostra al torinese “Spazio Eventa” le “povere”, ma più che mai suggestive, fotografie di Candido Baldacchino

Fino al 7 giugno

Di sicuro, per i non addetti ai lavori, il titolo della mostra del fotografo torinese Dario Baldacchino“TERRAMARE – Fotografie con Holga” – allestita allo “Spazio Eventa” di Torino (fino a venerdì 7 giugno) può far insorgere un interrogativo o quanto meno una curiosità. “Holga”!?. E chi mai sarà quest’Holga? La moglie, un’amica, la figlia, la Musa Ispiratrice di Baldacchino? L’arcano ci può stare, ma è arcano di facile soluzione. Basta entrare in quegli spazi, al civico 42 di via dei Mille, che ospitano i suoi scatti per dare d’immediato una risposta al quesito.

“Holga”altro non è, infatti, che una semplice, anzi semplicissima che di più non si può, macchina fotografica. La “toy camera” più famosa al mondo, la definisce Tiziana Bonomo, responsabile del progetto “ArtPhotò” e curatrice della mostra. Baldacchino, dopo aver per anni maneggiato “Reflex” e “Kodachrome” sempre alla ricerca della massima qualità, la scopre, scopre la “Holga” ed è amore a prima vista. O meglio a prima “stampa”. Correva l’anno 1996. Quasi trent’anni fa e l’amore continua alla grande con risultati estetici di tutto rispetto. Scatti “sporchi, slabbrati, vignettati, talvolta sovraimpressi e sfocati … ma veri, con un’anima!”. Pare quasi inspiegabile a Baldacchino e a tutti noi che “una fotografia fatta con la ‘Holga’, una macchina di plastica e da pochi soldi – sottolinea ancora la Bonomo – riesca a suscitare atmosfere senza confini se non quelli del nostro io più nascosto”. Fotografie in bianco e nero fuori dal tempo reale, immagini oniriche, cariche di nostalgia, memoria ed emozioni, mai voci d’attimi fuggenti ma di attente osservazioni e lunghe e mirate esposizioni: un semplice pontile che porta i segni del tempo e che avvicina come può la terra al mare, un sentiero alberato che si perde in un’inquietante voragine nebbiosa che annulla suoni voci e confini o una sgangherata finestrucola (o quanto di lei resta) dietro le cui grate s’intravedono pannelli “Kodak” (un vecchio laboratorio fotografico?) e un occhio femminile impresso su stampa che par chiedere attenzione. O aiuto.

Pressoché assente la presenza umana, Baldacchino è riuscito a trasformare, attraverso la sua “Holga 120S”, anche le scene della più ordinaria realtà in opere d’arte di intrigante poesia. Maestro della “street photography”, nel vero senso della parola”, Baldacchino è stato inizialmente artista affascinato dal colore, un “puro fotografo”dalla storia affascinante e avvincente, ossessionato perennemente dalla sperimentazione e dalla ricerca, girovago in auto o a piedi fra terre e campagne o lungo le coste d’Italia e Francia ad osservare il mare e le bizzarrie delle onde per trarne i momenti di maggior fascino e vitalità. Nel 2019, è stato insignito dell’onorificenza “IFI” dalla “FIAF”(Federazione Italiana Associazioni Fotografiche), ha inoltre partecipato al “MIA Fair” (Fiera Internazionale dedicata alla fotografia) di Milano, dal 2014 al 2023, e alla mostra “Krappy Camera” alla “Soho Gallery” di New York, nel 2023.

L’amore per la sua “Holga” (macchina fotografica inventata intorno al 1982 dai Russi per i Cinesi, dal costo bassissimo, interamente in plastica, compresa la lente, caratterizzata da innumerevoli imperfezioni che, nel tempo, sono diventate veri e propri punti di forza nel riuscire, se ben usata, a realizzare immagini di potenza retrò e di magiche metafisiche atmosfere) lo accostano di molto all’opera di Yannick Vigouroux che, nel 2005, crea in Francia il Collettivo – poco conosciuto – “Foto Povera” che raccoglie fotografi che come lui provano un incondizionato amore per la “photographie ancienne”, l’antica fotografia. Ma non solo. Molti altri, infatti, sono i fotografi che come lui hanno usato o usano macchine fotografiche “povere”,  come l’inglese Michael Kenna che per creare atmosfere insolite nei suoi paesaggi (realizzati spesso con lunghissime esposizioni) ha iniziato dall’86 ad usare, oltre alla ‘Hasselblad’, proprio la ‘Holga’. Questo spiega, altresì, il formato quadrato delle immagini.

Altro nome di grande ispirazione per molti fotografi di questa “corrente” è quello del famoso Bernard Plossu, fra i più prestigiosi fotografi francesi contemporanei. Tutti artisti, profondamente ispirati alla ricerca del momento semplice, non decisivo, che si pone in netta contrapposizione all’ideale di un grande come Henri Cartier-Bresson. “Ecco allora – conclude Tiziana Bonomo – che parole come ‘metafisica’ ‘insolito’ – che accomunano questi artisti della fotografia – ricorrono sempre più a definire quella sensazione di sogno, malinconia, assenza che percepiamo guardando le opere di Baldacchino”.

Gianni Milani

“TERRAMARE. Candido Baldacchino, fotografie con ‘HOLGA’”, via dei Mille 42, Torino; tel. 011/8138159 o www.eventaweb.it

Fino al 7 giugno

Orari: dal mart. al ven. 15/19

Nelle foto: Candido Baldacchino, alcune delle opere “Senza titolo” in mostra

Ultimi giorni per la mostra sul Liberty a Palazzo Madama

Chiude lunedì 10 giugno 2024 la mostra, LIBERTY. Torino capitale allestita nella Sala Senato di Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica di Torino, che sta raggiungendo il traguardo di 90.000 visitatori in circa 7 mesi di apertura al pubblico, con una media giornaliera di 460 persone.

Per l’occasione, venerdì 7 giugno alle ore 15:45 e alle 17:00 il Direttore di Palazzo MadamaGiovanni Carlo Federico Villa sarà lieto di accompagnare i visitatori in due visite guidate speciali e gratuite.

L’esposizione, a cura di Palazzo Madama e della SIAT – Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino con la collaborazione di MondoMostre racconta con un centinaio di opere il fondamentale ruolo di Torino per l’affermarsi del Liberty, un’arte che nella capitale sabauda diviene il fulcro di una storia che travolge ogni aspetto della vita e della società, definendo un’esperienza architettonica e artistica che dalle suggestioni torinesi si diffonderà in tutto il mondo.

La mostra è articolata in cinque sezioni con un allestimento emozionante e coinvolgente, che affronta ogni aspetto delle manifestazioni artistiche del Liberty, consentendo al visitatore di comprendere i meccanismi della creazione architettonica ed estetica, siano esse di architettura, di design d’interni, pitture, sculture,  lavori grafici o di decorazione, oggetti d’uso, testi letterari, poesia o musica, tutti lavori caratterizzati dalla particolarissima linea strutturale della natura, generatrice eterna di forme.

Chi non avesse ancora avuto l’opportunità di visitare la mostra può farlo in quest’ultima settimana.

Visite guidate speciali a cura del Direttore di Palazzo Madama Giovanni Carlo Federico Villa:

Venerdì 7 giugno ore 15:45 e 17:00

Visita guidata gratuita

Ingresso alla mostra secondo regolamento

Prenotazione obbligatoria: tel. 011 4429629 e-mail:madamadidattica@fondazionetorinomusei.it

 

Open House: il nostro viaggio tra il Centro e zona Lingotto

Grazie ad Open House quello appena passato è stato per Torino un weekend alla scoperta delle più belle case, palazzi e luoghi di interesse culturale della città che per due giorni hanno aperto le porte rendendoci partecipi della loro magia e bellezza. Il format internazionale, che nell’annata precedente ha coinvolto 20730 visitatori per 41170 visite, si riconferma anche per il 2024 come uno degli eventi più apprezzati dai cittadini garantendo, attraverso tour guidati e approfonditi, il vero spirito di questa iniziativa:“un invito alla coperta, una grande festa per la curiosità e il senso di appartenenza”. I luoghi visitabili si estendevano per tutta la città offrendo la possibilità di esplorare  zone meno conosciute e molto diverse per stile e cultura, ai fini di carpire al meglio la versatilità della città.

Società Canottieri Caprera- Zona Centro

Affacciato sulla sponda del fiume Po e costeggiato dall’imponente Ponte Umberto I, in una location nascosta e affascinante sorge uno dei circoli di canottaggio più antichi d’Italia e tra le più importanti della città: la Società Canottieri Caprera.

La storia secolare del circolo inizia nel 1883 per volontà dei soci fondatori che già appartenevano alla Società ginnastica, dalla quale decisero di separarsi, dando vita ad una associazione completamente dedicata al canottaggio. Il nome della stessa viene scelto per rendere omaggio all’ isola sarda in cui era spirato Garibaldi. L’uguale richiamo alla tradizione garibaldina vi è anche nella scelta iniziale del colore delle divise sociali completamente rosse. L’affascinante storia di questo posto è anche legata alla sua ubicazione che divenne definitiva solo nel 1914 quando la sede ufficiale venne finalmente inaugurata e definitivamente messa appunto nel 1929 con la costruzione di un ampio laboratorio di rimessaggio e manutenzione delle imbarcazioni. La Società Canottieri Caprera è stata in grado di distinguersi grazie alle eccellenti squadre di atleti che all’interno di questo posto si sono formate e hanno avuto modo di partecipare anche a competizioni olimpioniche. Sarà per questo che l’impressione che si ha entrando è quella di un luogo in cui vi sia un perfetto connubio tra la storia secolare sportiva che risiede al suo interno e la capacità di sapere integrare la modernità del tempo attuale. Questo anche grazie alle numerose attività, sportive e non, che il circolo è stato in grado di offrire rendendolo un vero luogo di socialità torinese: dalla sala di burraco, al ristorante con l’ampio terrazzino, ai campi da tennis, alla piscina e alla terrazza che verrà inaugurata proprio sabato 8 giugno. La caratteristica unica e affascinante di questo posto rimangono le ampie sale che ospitano le barche e i relativi pontili affacciati sul Po dal quale è possibile immergersi nell’atmosfera naturale e meditativa di questo posto, che permette di dimenticarsi di essere in una città.


Casa MOI(TO)– Zona Lingotto
Una casa completamente ripensata come un vero percorso tra arte e architettura e messa a nuovo per dare nuova vita e futura speranza ad un quartiere controverso passato- nel giro di pochi anni- dalla vivacità del periodo delle Olimpiadi del 2006 alle numerose difficoltà sopraggiunte gli anni successivi.

L’idea di Casa MOI(TO) nasce dalla creatività indiscussa delle due Architette Silvia Scalia e Silvia Somma, che già dal nome dell’appartamento hanno convintamente riportato all’interno delle mura la vivacità del quartiere circostante. Il MOI era, infatti, il grande Mercato Ortofrutticolo all’ Ingrosso che per anni è stato il centro nevralgico della zona. Non solo il nome, ma anche le decorazioni della parete della casa- create mediante la tirata ad hoc dalle colla della piastrelle- riprendono le forme e la disposizione del Mercato circostante. Un appartamento su due piani curatissimo per dettagli e giochi di luce, ove ogni angolo trova la sua perfetta funzionalità nell’ambiente complessivo. Il pavimento riprende la tecnica del Kintsugi ovvero delle riparazioni effettuate con il filo d’oro” e diventa così espressione del profondo lavoro che le due architette hanno messo nella realizzazione dello stesso. Il tocco finale della casa è l’utilizzo del pezzo originale di un vecchio modello della ‘500 trasformato in un angolo bar che diventa rievocazione dell’ antica storia del quartiere Lingotto.

Valeria Rombolà

“Collezione dal vivo” a Villa Cerruti

Riprendono a Rivoli gli appuntamenti mensili dedicati alla grande Collezione privata di Francesco Federico Cerruti

Giovedì 6 giugno, dalle 18 alle 19,30

Rivoli (Torino)

L’occasione è davvero ghiotta per chi ancora non l’avesse fatto. Cosa? Visitare, appena fuori porta, una Collezione privata di altissimo livello, qual è la “Collezione Cerruti”, Polo del “Castello di Rivoli” aperto al pubblico dal maggio del 2019 e comprendente quasi 300 opere di pittura e scultura, tappeti preziosi, libri antichi, legature di pregio e mobili dei più celebri ebanisti che spaziano dal Medioevo al Contemporaneo.

Con il nuovo titolo “Collezione dal vivo” sono infatti ripresi gli appuntamenti mensili di approfondimento alla “Collezione” della Villa di Vicolo dei Fiori 5, a Rivoli (Torino). Anche quest’anno, dunque, storici dell’arte e studiosi di altri ambiti disciplinari presenteranno al pubblico, nella “Sala delle Orchidee”, un’opera o un ciclo di opere appartenenti alla “Collezione Cerruti”. Non solo. Da quest’anno, infatti, le conferenze si alterneranno ad appuntamenti dedicati alla musica dal vivo, in forma di “lezioni-concerto”, a cura di Mario Calisi, pianista, compositore e direttore d’orchestra.

E proprio Calisi sarà protagonista del prossimo appuntamento, in agenda per giovedì 6 giugno(18/19,30), con una lezione-concerto a tema “Gli affetti”. Docente al Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Verdi” a Milano e “pianista dal suono diamantino” (come ebbe a definirlo il musicologo W. Stettler), Mario Calisi, al pianoforte, accompagnato da Lorenzo Fazzini, primo flauto dell’“Orchestra Filarmonica Campana” eseguiranno brani di Franz Benda, Johann Nepomuk Hummel e Raffaele Galli.

Seguirà una visita speciale che condurrà il pubblico alla scoperta di opere, nuclei collezionistici e storie legate al tema prescelto.

L’offerta sarà ampia e particolarmente suggestiva.

La “Collezione”, iniziata a metà degli anni Sessanta, annovera, fra gli altri, capolavori che vanno dalle opere di Bernardo Daddi e Pontormo a quelle di Renoir, Modigliani, Kandinskij, Klee, Boccioni, Balla e Magritte, per arrivare a Bacon, Burri, Warhol, De Dominicis e Paolini, ed è il frutto della passione e della sensibilità artistica di Francesco Federico Cerruti (Genova, 1922 – Torino, 2015), figura esemplare di imprenditore e collezionista scomparso all’età di 93 anni.
Il “Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea”, in virtù di un accordo firmato nel luglio 2017 con la “Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’Arte”, proprietaria delle opere, è il primo “Museo d’arte contemporanea” che grazie alla sua Collezione poliedrica e ricca di sfaccettature getta un “ponte dialogico” tra il presente e il passato. L’intenzione è di creare un “modello nuovo” di Museo, in cui l’arte del passato è osservata da prospettive contemporanee dando vita a un vero e proprio scambio vitale tra Collezioni, artisti d’oggi e capolavori del passato.

Dopo l’incontro con i Maestri Calisi e Fazzini, il prossimo appuntamento a “Villa Cerruti” si terrà giovedì 25 luglio (18/19,30) con lo storico e critico d’arte Claudio Zambianchi, grande esperto dell’opera di Monet, che illustrerà “La Falaise et la Port d’Aval”, 1885, di Claude Monet, dipinto del “Museum Barberini” di Potsdam, ospitato a “Villa Cerruti” fino al 18 agosto, all’interno di un progetto internazionale di “scambi culturali” avviati di recente dal “Castello di Rivoli”.

Per partecipare agli incontri è necessario prenotare e acquistare il biglietto alla pagina https://www.castellodirivoli.org/tickets/# .

Il costo del biglietto è di 10 Euro e l’acquisto è consentito solamente on-line per un massimo di 20 partecipanti. La navetta di collegamentoalla “Collezione Cerruti” parte alle 17,55 dal piazzale antistante al “Castello di Rivoli”.

Per ulteriori info: Villa Cerruti, Vicolo dei Fiori 5, Rivoli (Torino); tel. 011/9565222 o www.castellodirivoli.org

Gianni Milani

Nelle foto: Villa Cerruti, Mario Calisi e Lorenzo Fazzini

Arnaldo Morano, il magnifico sognatore

 

Imitazione libera da ogni vincolo, pensiero d’avanguardia in nome delle leggi autonome dell’arte 
Della vita del maestro liutaio torinese non si apprende granché e questo testo ha lo scopo di tracciare un profilo su genio e strategia della sua passione, o meglio il testamento artistico come visione di se stesso. Le motivazioni che l’hanno avviato a quest’arte hanno contribuito ad un successo tale da essere apprezzato e inserito nel contesto internazionale, perseguendo l’obbiettivo a scopo personale. Con l’esperienza ereditata nella falegnameria del padre e il bisogno di nutrirsi di situazioni nuove e concrete, il giovane Arnaldo (1911-2007) frequentò la scuola violinistica e col desiderio di possedere uno strumento personale costruì il primo violino come autodidatta nel laboratorio di Rosignano Monferrato, luogo d’origine paterna, dove costruì il suo primo quartetto d’archi commissionato dal Conservatorio Statale di Musica Giuseppe Verdi di Torino. Il richiamo alle armi segnò un intervallo al suo progetto, si trasferì a Torino dove riprese l’attività nei suoi laboratori in corso Cairoli e in via Mazzini di fronte al Conservatorio, ritornando al luogo d’adozione monferrino dopo il 1967.
Era attratto unicamente dal passato, seguace e studioso dei grandi italiani che produssero l’eccellenza della liuteria mondiale dal 1600 a metà 1700: Stradivari, Guarneri del Gesù e Guadagnini. Egli ebbe modo di studiare a fondo il proprio ruolo e con l’accurata selezione e preparazione dei materiali è ancora oggi considerato uno dei più grandi costruttori e restauratori internazionali. Ebbe l’intuizione di utilizzare, dopo molti esperimenti, una vernice a base di olio di lino e resine vegetali che permettevano una coloratura molto accurata, flessibilità degli spessori e capacità di conferire un suono originale ed eccellente agli strumenti, elemento indispensabile della liuteria. Le mostre  espositive e i concorsi francesi, americani e italiani di Cremona, Milano e S.Cecilia di Roma gli procurarono diversi riconoscimenti e diplomi, tra i quali il primo premio con medaglia d’oro per un violino e il quarto per una viola da lui costruiti per il concorso internazionale di liuteria contemporanea di Cremona del 1949 durante le celebrazioni dedicate a Stradivari.
Il violino premiato fu iscritto con il n.32 nel registro del Museo Civico di Cremona, rappresentando il suo passaporto artistico. L’ammirazione per la sua intelligenza creativa, prospettiva concreta ed essenziale dei grandi personaggi, ridestò l’attenzione dei suoi colleghi e allievi: Collini di Crema, Gallinotti di Solero, Bondanelli di Novara, Negri di Casale, Bonino di Pinerolo e Volpi di Rosignano. Negli spazi comunali interni al teatro comunale di Rosignano, già intitolati Saloni Morano nel 2012, fu inaugurata nel 2018 una vera e propria bottega di strumenti di lavoro artigianali, ereditati dai nipoti, con soluzioni chimiche e barattoli di vernice creando uno spazio espositivo d’eccellenza sulla storia della liuteria classica mondiale. La qualità ha prevalso sulla poca produzione di Morano che puntava al restauro di strumenti classici di ogni epoca.
Elemento di bravura fu la costruzione ex novo di una viola Maggini (1580-1630) appartenuta al violista romano Sciolla e il restauro dello Stradivari “Van Houten” del 1701, appartenuto al violinista, compositore e direttore d’orchestra francese Rodolphe Kreutzer, conosciuto per la Sonata n.9 in la maggiore per pianoforte e violino opera 47 di Beethoven a lui dedicata. L’opera rappresenta il passaggio tra il classicismo di Mozart e Haydn e l’anticipo del romanticismo di Schubert, uno dei massimi interpreti dell’epoca post illuminista. La Sonata a Kreutzer è famosa per il drammatico e tempestoso “Presto” del primo movimento che ispirò l’omonimo romanzo breve dello scrittore russo Lev Tolstoj, opera pervasa dal fluire delle passioni e dei sensi. Oggi questo strumento è utilizzato dal nostro celebre violinista Uto Ughi che definì Arnaldo Morano “il più grande liutaio del mondo”.
Armano Luigi Gozzano

I piloni della tangenziale diventano opere d’arte

In strada Crosassa nella periferia di Bra il cemento fa da tela all’arte.

L’arte di strada e’ uno strumento molto potente capace di trasformare aree grigie o degradate in musei en plein air. Le opere dipinte, perlopiu’ su muri o su strutture edificate in cemento come in questo caso, non sono solo “tele” colorate che migliorano e valorizzano una parete, ma sono veicoli moderni di diffusione che rivestono una vera e propria funzione sociale. Come abbiamo gia’ visto in precedenza alcuni di questi urlano terribili ingiustizie, riportano alla mente tragedie e affrontano importanti temi che riguardano tutti noi. Non c’ e’ solo la volonta’ , quindi, di rendere piu’ bello un muro di squallido gesso, non e’ solo una vocazione estetica, dietro alla maggior parte delle opere di street art c’e’ un pensiero, un obiettivo e una comunicazione energica che vuole scuotere le coscienze.

In Piemonte e precisamente sulla strada che porta da Bra a Bandito attraversata in un tratto dal cavalcavia dell’autostrada, dei freddissimi e asettici piloni sono stati trasformati in opere d’arte. Giovanni Botta, pittore braidese famoso per i suoi dipinti urbani a cielo aperto, ha voluto donare a quei pilastri un po’ di vita, li ha voluti rendere “parlanti” con le sfumature dell’arte, ma anche con considerazioni e insegnamenti impressi sui colori ; ogni opera, infatti, e’ accompagnata da uno scritto che vuole dare un preciso messaggio e fare di quei sostegni portanti un mezzo divulgativo. Tra i tanti testi spicca quello di Falcone: “Credo che ognuno di noi debba essere giudicato per ciò che ha fatto. Contano le azioni non le parole. Se dovessimo dar credito ai discorsi, saremmo tutti bravi e irreprensibili”.

Questa vivace iniziativa, ancora in progress, vede dipinti diversi personaggi carismatici tra cui Papa Francesco, Borsellino e Falcone, Madre Teresa di Calcutta, Sandro Pertini, Anna Frank, Chiara Lubich, Martin Luther King e Nelson Mandela, ma riproduce anche quadri famosi come la Gioconda o parti della Cappella Sistina dipinte da Michelangelo; tutti i volti ritratti hanno il viso attraversato dalle lacrime e questo crea oltre allo stupore una grande spinta emotiva sul visitatore indotto ulteriormente alla riflessione.

Ancora una volta la street art cambia uno scenario, converte uno spazio impersonale in una creazione piena di significato, spinge a fermarsi, non solo per ammirare l’opera in se’, ma anche per meditare su eventi ed argomenti di interesse collettivo. Questa arte sotto il cielo di tutti e’ un abile strumento per rilanciare intere aree e coinvolgere attivamente le persone, rappresenta un bene comune accessibile, gratuito e generoso.

MARIA LA BARBERA