ARTE

Inseguendo il Liberty

Oltre Torino: storie miti e leggende del torinese dimenticato

È l’uomo a costruire il tempo e il tempo quando si specchia, si riflette nell’arte

L’espressione artistica si fa portavoce estetica del sentire e degli ideali dei differenti periodi storici, aiutandoci a comprendere le motivazioni, le cause e gli effetti di determinati accadimenti e, soprattutto, di specifiche reazioni o comportamenti. Già agli albori del tempo l’uomo si mise a creare dei graffiti nelle grotte non solo per indicare come si andava a caccia o si partecipava ad un rituale magico, ma perché sentì forte la necessità di esprimersi e di comunicare. Così in età moderna – se mi è consentito questo salto temporale – anche i grandi artisti rinascimentali si apprestarono a realizzare le loro indimenticabili opere, spinti da quella fiamma interiore che si eternò sulla tela o sul marmo. Non furono da meno gli autori delle Avanguardie del Novecento che, con i propri lavori “disperati”, diedero forma visibile al dissidio interiore che li animava nel periodo tanto travagliato del cosiddetto “Secolo Breve”. Negli anni che precedettero il primo conflitto mondiale nacque un movimento seducente ingenuo e ottimista, che sognava di “ricreare” la natura traendo da essa motivi di ispirazione per modellare il ferro e i metalli, nella piena convinzione di dar vita a fiori in vetro e lapislazzuli che non sarebbero mai appassiti: gli elementi decorativi, i “ghirigori” del Liberty, si diramarono in tutta Europa proprio come fa l’edera nei boschi. Le linee rotonde e i dettagli giocosi ed elaborati incarnarono quella leggerezza che caratterizzò i primissimi anni del Novecento, e ad oggi sono ancora visibili anche nella nostra Torino, a testimonianza di un’arte raffinatissima, che ha reso la città sabauda capitale del Liberty, e a prova che l’arte e gli ideali sopravvivono a qualsiasi avversità e al tempo impietoso. (ac)

 

Torino Liberty

Il Liberty: la linea che invase l’Europa
Torino, capitale italiana del Liberty
Il cuore del Liberty nel cuore di Torino: Casa Fenoglio
Liberty misterioso: Villa Scott
Inseguendo il Liberty: consigli “di viaggio” per torinesi amanti del Liberty e curiosi turisti
Inseguendo il Liberty: altri consigli per chi va a spasso per la città
Storia di un cocktail: il Vermouth, dal bicchiere alla pubblicità
La Venaria Reale ospita il Liberty: Mucha e Grasset
La linea che veglia su chi è stato: Il Liberty al Cimitero Monumentale
Quando il Liberty va in vacanza: Villa Grock

Articolo 5. Inseguendo il Liberty: consigli “di viaggio” per torinesi amanti del Liberty e curiosi turisti

Negli articoli precedenti mi sono soffermata su due particolari edifici torinesi assai noti, Villa Fenoglio e Villa Scott, ma, poiché la nostra città è ricca di palazzi e ville in stile Liberty, nei due articoli che seguono vorrei proporre una sorta di “guida turistica” rivolta sia a chi, per caso, si trovi a passare nei dintorni di case e ville Liberty, e sia a chi, per pura curiosità, amerebbe approfondire l’argomento.

Pietro Fenoglio, celebre ingegnere-architetto, figura essenziale per il Liberty torinese, nel 1902 progetta per i fratelli Besozzi il Villino Gardino di corso Francia 12, angolo via Beaumont, dove lo stile floreale si affaccia nelle morbide linee del ferro battuto dei balconi. Nel 1909, sempre per la medesima famiglia, si dedica alla palazzina di via Magenta, e all’ampio isolato situato tra le vie Campana, Saluzzo e Morgari. La Palazzina Ostorero, di via Beaumont 7, del 1900, due piani più sottotetto, è contrassegnata da una raffinata decorazione floreale a graffito, da un tetto a capanna e torrette a tre livelli. La Palazzina Besozzi, di corso Francia 10, ha finestre doppie suddivise da colonne e capitelli, e discrete decorazioni sotto la gronda del tetto in legno. Tra il 1899 e il 1900, l’illuminato costruttore si dedica a Casa Gotteland, di via San Secondo 11. La facciata ha una scansione regolare e simmetrica, le decorazioni si concentrano sul ricco cornicione che corre tra il quarto e quinto piano, sui balconi, sulle finestre, sul portone d’ingresso. Sotto il davanzale, le finestre presentano un motivo decorativo ispirato alle forme di una conchiglia, festoni di fiori ornano i timpani sovrastanti le finestre; un motivo pure a conchiglia si trova nelle ringhiere in ferro battuto dei balconi; il portone d’ingresso in legno e vetri colorati e i fregi dipinti sull’androne ne segnano l’indirizzo apertamente floreale. Nel 1901 l’avvocato Michele Raby commissiona a Fenoglio la propria abitazione privata, da allora conosciuta come Villino Raby, corso Francia 8, vicino a via Beaumont. Una costruzione contrassegnata da un’estrema articolazione degli spazi esterni, a volte arretrati, a volte avanzati, con un originale portico terrazzato utilizzato come ingresso. Di grande rilievo l’originale bovindo angolare decorato da piccole teste di fanciulle. In fondo all’ampio cortile vi è una palazzina di servizio con annesse scuderie, caratterizzata da un tetto conico alla francese. Rimaneggiato nel corso degli anni, il villino nel 2009 è stato acquistato dall’Ordine dei Medici della Provincia di Torino, che si è occupato della sua lunga ristrutturazione. Del 1901 è Casa Boffa Costa, di via Sacchi 28 bis, che doveva necessariamente adeguarsi, per altezza, facciata e dimensioni, agli attigui e omogenei palazzi del tratto del corso porticato. Suggestioni Liberty si evidenziano comunque nelle finestre e nei balconi modellati in pietra artificiale; quattro finte colonne a tutta altezza hanno il compito di snellire il gioco prospettico, armoniosamente ritratto dal tondo dei balconi e il culmine delle finestre. Della vicina Casa Debernardi, via Sacchi 40/42, caratterizzata da due bovindi laterali che si alzano al colmo dei portici, forse Fenoglio ha posto solo la propria firma su di un’opera realizzata da altri. Interessante e aggraziata la facciata che dà sul cortile, con decorazioni Liberty in litocemento. Del 1902 (stesso anno di Palazzo Fenoglio-La Fleur e di Villa Scott) è Casa Pecco, via Cibrario 12, destinata all’affitto di abitazioni e di negozi, che evidenzia un apporto Liberty più modesto e garbato e meno vistoso. Si tratta di un edificio piuttosto imponente, che occupa un isolato trapezoidale nei pressi di via Le Chiuse, contraddistinto al piano terra da un portone in legno, la cui sagoma è ripresa dalle aperture del piano rialzato. Le finestre sono sovrastate da decorazioni geometriche, una cornice con motivi floreali caratterizza il paramento murario del terzo piano. La modellazione del ferro battuto contrasta piacevolmente con i lineari elementi litocementizi dei balconi del primo piano.


Di raffinatissimo stile Liberty è la Palazzina Rossi Galateri di via Passalacqua 14, (una perpendicolare di via Cernaia, alle spalle di piazza XVIII dicembre), segnata da motivi naturali quasi Rococò: tralci di vite, finta corteccia, fiori di grandi dimensioni, bovindi sormontati da terrazzini, e un elegantissimo portone d’ingresso in legno, al di sopra del quale si evidenziano le linee eleganti in ferro battuto del balcone. La costruzione è stata commissionata a Fenoglio dalla contessa Emilia Rossi, figlia del deputato Teofilo Rossi e moglie di Annibale Galatei, conte di Genola e di Suniglia. Squisita la resa armoniosa dei ferri battuti lavoratissimi, i particolari lignei come i telai delle finestre, la luminosa cromia delle vetrate, la morbida decorazione floreale, la bellissima vetrata ovale al piano rialzato e i particolari decorativi della facciata: tutto è studiato nei minimi particolari, ed è reso all’insegna del bello assoluto. Del 1903 è Casa Guelpa, via Colli 4, all’incrocio con corso Vittorio Emanuele 115, in un raffinato Liberty disegnato sui balconi con i motivi a conchiglia (il lato sul corso si richiama, invece, al Neobarocco). Casa Rey, di corso Galileo Ferraris 16/18, risale al 1904. Il palazzo, tra i cinque e i sei piani, ai lati ha due bovindi su tre ordini con vetri colorati e decorazioni floreali; la facciata si distingue per l’alternanza tra intonaco e laterizio in cui qua e là compaiono piccoli mostri su alcune finestre e capitelli su qualche balcone. Le finestre, che più si innalzano e più si alleggeriscono per gioco prospettico e capacità costruttiva, presentano eleganti modanature Liberty. Molto raffinati i quattro portantini in legno scolpito.

Casa Bellia, di corso Matteotti, angolo via Papacino, è caratterizzata da un ampio rosone, con colonnine poste a raggiera nella parte più alta di una simil-torre e cornici a dente di lupo che si alternano a particolari sia orientali che zoomorfi e fitomorfi. Nella parte angolare, un bovindo dalle linee tonde e dalle finestre ad arco, è sormontato da un tetto fatto a cupola piramidale. Particolari i balconi del primo e del terzo piano con finestre a triplice luce. Sempre in via Papacino e ancora con committenza Bellia, nello stesso anno – 1904 – viene edificato un edificio di quattro piani fuori terra, con seminterrati in vista e mansarde laterali a finestre binate. Un bovindo poligonale, chiuso nella parte superiore da un balcone con balaustra in cemento, allaccia due piani. Ornamenti floreali impreziosiscono il portone. Casa Rama, su progetto di Fenoglio, del 1909, in via Cibrario 63, è per noi torinesi del tutto particolare: in questa palazzina Liberty morì Guido Gozzano, il poeta crepuscolare che così ricorda la sua e nostra città: “Come una stampa antica bavarese/ vedo al tramonto il cielo subalpino/da Palazzo Madama al Valentino/ardono l’Alpi tra le nubi accese/È questa l’ora antica torinese,/è questa l’ora vera di Torino”. Cari curiosi e appassionati di Liberty, sarete ormai stanchi e affaticati, allora vi propongo una meritata pausa prima di riprende il tour nel prossimo articolo.

Alessia Cagnotto

Ad Maiora Art inaugura “Visioni Contemporanee”: al via la nuova collettiva estiva

 

Archiviato il successo della bipersonale di Cristiano Sandonà e Lara Valentino, Ad Maiora Art inaugura un nuovo appuntamento dedicato all’arte contemporanea. Dal 10 al 17 luglio (chiusura lunedì 13), la galleria di via Santa Maria 4/C ospiterà “Visioni Contemporanee”, mostra collettiva a ingresso libero che riunisce artisti accomunati da linguaggi e percorsi espressivi diversi, tra sperimentazione e richiami alla tradizione.
L’inaugurazione è in programma venerdì 10 luglio, dalle 17.30 alle 18, con un vernissage aperto al pubblico. L’esposizione segna anche l’introduzione del nuovo orario estivo della galleria, visitabile dal martedì alla domenica dalle 17 alle 20, una scelta pensata per favorire una partecipazione più ampia e rispondere alle esigenze di studenti, lavoratori e appassionati.
«Vogliamo rendere l’arte sempre più accessibile e vicina alle persone», spiegano i fondatori Alessio Torzi e Andrea De Benedictis, ribadendo la volontà di promuovere uno spazio aperto, inclusivo e capace di coinvolgere pubblici sempre più eterogenei.
Tra gli artisti presenti figurano Daniele Bertuglia, Galileo Marino, Emanuele Longo, Chiara Renda, Vania Perale, Susanna Dore, Sam Vikers, Giorgio Patrignani e Nicolette Juhasz. Con questa nuova collettiva, Ad Maiora Art conferma il proprio impegno nella promozione dell’arte contemporanea e del dialogo tra differenti sensibilità creative.

Enzo Grassano

Una vetrina di tre giorni, per guardare all’Architettura di domani

Negli spazi dell’ex mercato ittico di Porta Palazzo

Con le immagini che provengono da Italia, Estonia e Svezia, Danimarca e Paesi Bassi e Regno Unito, tre titoli firmati da Raffaello Pacini e dalla coppia Maia Molloy/Louis Jongsma, si è conclusa nello spazio del Bistrot Culturale Il ramo d’oro, nella Galleria Umberto I, la prima giornata del Festival di Architettura Torino, “frutto dell’impegno e delle competenze di un tavolo tecnico-scientifico multidisciplinare, composto da figure con profili diversi e complementari”. Responsabile dell’evento Alessandra Siviero, Presidente della Fondazione per l’Architettura / Torino, affiancata da Roberta Ingaramo, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Torino. Gli altri componenti del tavolo di cui sopra Luca Molinari, critico e curatore di architettura, Emanuele Piccardo, architetto e critico di architettura, Francesca Canfora, architetta libero professionista e curatrice indipendente e Giorgia Barbano, architetta, amministratore delegato e direttore tecnico di IPE Consulting. Tre giornate, dal 7 al 9 luglio, ogni giorno dalle 17,30 alle 22,30, composte di talk – incontri tematici che affrontano alcune questioni che oggi stanno trasformando il progetto dell’abitare, una necessità abitativa sempre maggiore, il rapporto tra architettura, intelligenza artificiale e innovazione digitale, le politiche abitative del territorio messe a confronto con le esigenze poste in campo europeo -, keynote speech – vari protagonisti della scena architettonica internazionale a relazionare il proprio approccio progettuale, la ricerca sempre più approfondita, le esperienze messe a frutto nei tempi più recenti -, installazioni dedicate al tema dell’abitare, non ultima quella “effimera” dovuta a Raffaele Salvoldi (“la fragilità della bellezza genera responsabilità”), una costruzione composta da decine di migliaia di tavolette di legno sovrapposte senza colle né incastri, una costruzione che cresce durante le tre giornate per concludersi alla fine con un crollo a effetto domino, fragile specchio di un’opera (di un’operazione) non da contemplare ma un “processo da attraversare” -, laboratori educativi per bambini e ragazzi, proiezioni cinematografiche, un’occasione per i giovani progettisti under 35, “Future Homes Europe”, tre progetti che attraverso elaborati, immagini e scenari progettuali vogliono dare una risposta a come debba essere ripensato il tema dell’abitare “di fronte alle trasformazioni sociali, ambientali, tecnologiche ed economiche” attuali.

Per il momento siamo qui, a far nostra la domanda di Ettore Sottsass, “chi abiterà le case vuote”, iniziando a considerare “il vuoto delle case non come assenza, ma come spazio di possibilità”, nel luogo perno della manifestazione – il termine festival a chi scrive continua ad apparire piuttosto mastodontico, ci si aspetterebbe una maggiore durata e un più ricco frazionamento delle proposte, nella affettuosa domanda di un prolungamento per le edizioni successive: vogliamo per ora ridurlo a “vetrina”? -, quanto di più afoso si possa immaginare in una giornata afosa, in questo ottocentesco ex mercato ittico di Porta Palazzo che vede una benvenuta nuova inaugurazione, dopo una chiusura che data 2021, dentro questo mare di insegne luminose e no, di piastrelle bianche e azzurre, di angoli che ancora reclamizzano antichi venditori, luogo pronto a intraprendere una futura strada di eventi musicali, artistici e gastronomici che lo riapriranno al pubblico, posto nelle sue forme chiare al centro di questo mercato a cielo aperto che rimane il più vasto d’Europa.

Ci troviamo qui ad applaudire all’appuntamento, a veder tagliare obbligatoriamente il nastro di partenza, a dover sottostare a un sonorissimo chiacchiericcio di giornalisti e architetti e di ospiti che con nessuna fatica quasi nascondono gli interventi, degli odierni padroni di casa e delle autorità, di chi avrebbe il compito di buttare là una spiegazione, con un saluto, di quanto sta per prendere il via. S’avvicendano il sindaco Stefano Lo Russo e il vicepresidente della Regione Maurizio Marrone, prendono con signorilità e qualche fatica la parola le responsabili Siviero e Inghiramo. Ha sottolineato la Presidente della Fondazione per l’architettura: “Ci siamo chiesti come garantire abitazioni accessibili, sostenibili, di qualità e capaci di rispondere ai bisogni della società. Abbiamo creato una piattaforma di confronto e produzione culturale che mette in dialogo progettisti, istituzioni, università centri di ricerca, imprese, operatori culturali, giovani e cittadini per costruire una visione condivisa sul futuro dell’abitare, della città e della transizione ecologica. Questi tre giorni di festival rappresentano un evento straordinario per il nostro territorio, non solo per l’alto profilo degli ospiti coinvolti, ma anche per la rilevanza dei contenuti che guideranno ogni dibattito.” Un’occasione che è un punto di partenza, importante e abbracciata con differenti patrocini da Comune e Regione, da Città Metropolitana e Camera di Commercio, nonché sostenuta da Banca Reale, Dierre, Fresia Alluminio, Idrocentro, Sikkens, Traiano Luce 73 e dott.gallina. Un’occasione che guarda al futuro, tassello che verrà riproposto negli futuri e pronto ad accompagnarci verso quel 2033 che vede per Torino una candidatura a capitale europea della Cultura.

Dice Roberta Ingaramo: “Le trasformazioni che interessano le nostre città richiedono una rinnovata attenzione alla qualità del progetto e al valore pubblico dell’architettura. Temi come l’accesso alla casa, la rigenerazione del patrimonio esistente, la sostenibilità delle operazioni di trasformazione e l’inclusione sociale non possono essere affrontati senza una progettualità capace di mettere in relazione esigenza e di costruire risposte concrete ai bisogni delle comunità.” Sfide della professione, da portare avanti con il tempo, nell’importanza della “cultura del progetto”, nel fine non ultimo “di migliorare la qualità della vita degli abitanti e dei fruitori.” Tutto questo mentre i dati proposti parlano chiaro: quasi una casa su tre, in Italia, non è occupata, mentre l’ultimo Censimento ISTAT afferma che sono 9,58 milioni su 35,3 milioni di case censite, menttre a Torino il paradosso si legge ancor meglio nei numeri elaborati dal CRESME, per i quali tra il 2019 e il 2024 la città ha perso 4714 abitanti (943 l’anno, mentre i calcoli ci fanno sapere che nei prossimi dieci anni la città ne perderà oltre 12.200), ma ha guadagnato 13.590 famiglie, con un conseguente meno persone e più domanda di case. Proprio Lorenzo Bellicini, direttore del CRESME – Centro Ricerche Economiche, Sociologiche e di Mercato per l’Edilizia e il Territorio – nel suo intervento ha lamentato: “In questo momento, quasi d’un tratto, in molti si trovano a parlare di casa: il fabbisogno abitativo è tornato sul tavolo della politica europea e italiana.” Ci si pongono in questi giorni delle domande, anche i numeri delle abitazioni che nei prossimi anni dovranno essere costruite non sono chiari, tra le tante suggestioni sarà necessario guardarsi indietro, all’inizio degli anni duemila e chiedersi l’origine della convinzione della negazione di un problema abitativo, dovrà essere affrontata quella nuova esigenza che sentiamo oggi, lo sguardo alla qualità che è necessario coltivare. Forse le tre giornate del Festival d’Architettura potranno dare anche alcune risposte a quelle tante e sfaccettate domande. Nei pomeriggi e nelle serate di oggi e domani, a rispondere e motivare, Barbara Caputo,Agostino Nikl, Andrea D’Antrassi, Raoul Forsoni, Ezio Micelli, Michael Obrist, Joan Cambronero Fernàndez, Anna Puigjaner e Francesca Canfora.

Elio Rabbione

Le immagini dell’ex mercato ittico sono di Daniele Ratti.

Artigianato sì … ma “che artigianato!”

Una mostra alla “Stampé – Galleria in Circolo” di via Stampatori, a Torino, per raccontare le “meraviglie” dell’artigianato contemporaneo

Da venerdì 10 a venerdì 24 luglio

Titolo: “Wundercraft – Artigianato contemporaneo in mostra”. Titolo che la racconta tutta. Dicono infatti gli organizzatori della “Collettiva”, promossa dalla torinese Associazione “Emporium APS” di via Berthollet 26 (presidente Erika Qualich, parte di “Arci” dal 2018 e nata nel 2013 proprio per “dare visibilità all’universo di maker e artigianɜ che lavorano su creazioni originali, creando eventi spazi e occasioni atti a raggiungere nuovi pubblici”): “Il titolo ‘Wundercraft’ racchiude l’identità stessa del progetto. Il termine ‘Wunder’ richiama le antiche ‘Wunderkammer’, le ‘Stanze delle Meraviglie’ che precedettero i musei moderni, luoghi in cui oggetti rari, curiosità naturali e manufatti straordinari convivevano per sorprendere e affascinare il visitatore. ‘Craft’, invece, afferma la volontà di liberare l’artigianato da una visione esclusivamente funzionale o tradizionale, restituendogli una dimensione contemporanea capace di dialogare con l’arte, il design e la ricerca estetica. Le opere esposte testimoniano il potenziale espressivo della materia e la capacità dell’artigianato contemporaneo di trasformare tecniche e materiali in linguaggi artistici”.

L’appuntamento per l’inaugurazione della mostra è per il prossimo venerdì 10 luglioalle ore 19, negli spazi di “Stampé-Galleria in Circolo” di via Stampatori 5, a Torino (nuovo “Atelier di Comunità” concepito come “laboratorio sociale” in cui arte, impresa e inclusione si incontrano) ed é resa possibile da una collaborazione che nasce dalla sinergia della Rete “Arci-Torino” ed il sostegno della torinese “Camera di Commercio”.

Si tratta della prima esposizione collettiva organizzata da “Emporium APS” e pensata come “restituzione al pubblico” del Progetto “CRAFT-UP” (letteralmente: “elevare l’artigianato”) promosso per aiutare “creativi” e “maker” a trasformare la loro passione in un vero e proprio lavoro, dove per nulla é esclusa la componente, quel “qualcosa in più”, capace di elevare la creativa manualità in autentica opera d’arte. Il passo, in fondo, è breve se all’abilità “di mano”, al “mestiere”, s’intrecciano con un pizzico di “singolare genialità”, originalità, fantasia e creatività.

Osservare e “toccare” (con delicatezza) per credere! Complessivamente sono venti gli operatori aderenti all’iniziativa con opere realizzate dallɜ partecipantɜ ai programmi di tutoring di “CRAFT—UP”, offrendo uno sguardo su un territorio creativo in continua evoluzione, situato al confine tra arte visiva contemporanea e artigianato d’eccellenza. Ognuno offre ai visitatori il “suo” personale modo di intendere la materia e di come semplici o particolarmente complessi “manufatti” possano ispirare, al di là di una loro pratica quotidiana utilità, spiragli fantastici di emozioni, memorie, sogni e poesia.

Si va così, solo per citare alcuni esempi, dai tessuti unici creati nell’intreccio a mano da Flavia Giai Miniet, originaria della Val Sangone, nota per il suo marchio “Sòl&Me” e per le sue celebri “fasce porta bebé”, nate dalla felice unione della storia del territorio ai richiami più innovativi del mercato internazionale, ai lavori creati in “grès” di Giuseppe Amari che, attraverso linguaggi ad un tempo “grezzi e moderni”, fa della “ceramica” un fascinoso banco di prova per esplorare in tutte le loro potenzialità, “talento” e “sperimentazione”. Da segnalare anche la “visual artist” e artigiana torinese Lucia Elefante, nota per il suo brand “Babel” e per quella sua preziosa e rigorosa manualità capace di unire le antiche “tecniche di stampa a mano” con il più moderno “design”, passando così da “illustrazioni vintage” (come antichi disegni di anatomia o enciclopedie) alla creazione di “oggetti unici” che sono “vere e proprie storie da toccare ed esporre”. Creazioni uniche, inconfondibili.

Sottolineano ancora gli organizzatori: “Con ‘Wundercraft’, l’Associazione ‘Emporium APS’ rinnova il proprio impegno nella promozione del talento, della creatività e delle competenze artigianali delle nuove generazioni, contribuendo alla costruzione di una cultura del fare capace di interpretare il presente e immaginare il futuro”. E non da oggi. Da ben da tredici anni, infatti, l’Associazione porta sulla scena torinese una selezione dell’artigianato contemporaneo attraverso l’organizzazione di “market” ed “eventi culturali, tra cui lo storico “San Salvario Emporium” di Piazza Madama Cristina e i recenti “Sponda Fest” a Murazzi del Po e “OGR Pop-up Market”.

La sera dell’inaugurazione di “Wundercraft”venerdì 10 luglioalle 19,30, è anche in programma il talk “Fateci spazio! Una nuova concezione dei luoghi della creatività emergente”, con Sonia Vacca, co-fondatrice di “àprile festival”, Valentina Sacchetto, coordinatrice di “DesTEENazione – Torino” e Vittorio Campanella, curatore della Galleria di “Stampé”.

Per info: “Emporium Aps”, via Bertollet 26, Torino; tel. 3425639551 o www.sansalvarioemporium.com

Gianni Milani

Nelle foto: Flavia Giai Miniet; Locandina mostra; Lucia Elefante e Giuseppe Amari

Caravaggio. Una vita difficile

MUSEI REALI DI TORINO | PALAZZO REALE

Sala da ballo | secondo piano

 

MARTEDÌ 7 LUGLIO 2026, ORE 17.30

 

 

CONFERENZA DI

FRANCESCA CAPPELLETTI

Direttrice Generale della Galleria Borghese di Roma

CARAVAGGIO. UNA VITA DIFFICILE

 

 

Uno degli appuntamenti del public program che accompagna la mostra

La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo

 

 

“La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo”; Musei Reali di Torino, 2026; installation view; ph. Giuliano Berti per Musei Reali di Torino

I Musei Reali di Torino proseguono il percorso di collaborazione con alcune delle più importanti istituzioni culturali italiane, promuovendo un dialogo fondato sullo scambio di capolavori, sulla condivisione di competenze e sulla valorizzazione comune del patrimonio attraverso incontri, conferenze e progetti condivisi.

 

Martedì 7 luglio 2026, alle ore 17.30, la Sala da ballo al secondo piano di Palazzo Reale a Torino ospita la conferenza di Francesca Cappelletti, Direttrice Generale della Galleria Borghese di Roma, dal titolo Caravaggio. Una vita difficile.

 

L’incontro è uno degli eventi collaterali che accompagnano la mostra La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo, in corso fino al 15 settembre 2026 nello Spazio Scoperte dei Musei Reali di Torino, al secondo piano della Galleria Sabauda, che propone un approfondito confronto tra due protagonisti del primo Cinquecento veneto e lombardo: Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556/1557) e Giovanni Girolamo Savoldo (Brescia?, 1480/1485 circa – Venezia, post 1548).

Attraverso il dialogo tra la Sacra Famiglia con santa Caterina d’Alessandria di Lorenzo Lotto, in prestito dall’Accademia Carrara di Bergamo, l’Adorazione dei pastori (1522-1523) e l’Adorazione del Bambino tra san Girolamo e san Francesco d’Assisi (1525-1530) di Savoldo, appartenenti alle collezioni della Galleria Sabauda, l’esposizione indaga le radici di quella “luce del vero” che anticipa la rivoluzione caravaggesca.

 

 

 

Conferenza

Francesca Cappelletti. Caravaggio. Una vita difficile

Torino, Palazzo Reale | Sala da Ballo, secondo piano (Piazzetta Reale, 1)

Martedì 7 luglio 2026, ore 17.30

 

Ingresso compreso nel biglietto dei Musei Reali di Torino, fino a esaurimento dei posti disponibili.

Prenotazioni al link:

https://forms.zohopublic.eu/intranetmuseireali/form/ConferenzelegateallamostradossierLottoeSavoldo/
formperma/ReaEOEegGYgSrK_Bpxk5MW8-dmEg12lrxayHfY98ocg

 

 

Mostra

La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo

Torino, Musei Reali, Galleria Sabauda | Spazio Scoperte (Piazzetta Reale, 1)

30 maggio – 15 settembre 2026

Orari: dal giovedì al martedì, 9.00-19.00 (la biglietteria chiude alle ore 18.00)

Chiuso il mercoledì

 

La mostra dossier è a cura di Annamaria Bava e Alessandro Uccelli

Progetto allestitivo Stefania Dassi e Barbara Vinardi

Progetto grafico Paolo Mamino

Filmato prodotto da Stefano P. Testa per Lab80 Film su un testo di Alessandro Uccelli

 

I Musei Reali di Torino ringraziano

L’Accademia Carrara di Bergamo

La Biblioteca Marciana di Venezia

La Fondazione Roberto Longhi di Firenze

 

Ingresso alla Galleria Sabauda compreso nel biglietto dei Musei Reali

Intero € 15,00; Ridotto: € 2,00 (ragazzi di età dai 18 ai 25 anni). Gratuito: minori di 18 anni; persone con disabilità e un loro accompagnatore; Insegnanti con scolaresche; Guide turistiche con gruppi; Personale del Ministero della Cultura; Possessori di Abbonamento Musei, Torino + Piemonte Card, tessera ICOM; Giornalisti regolarmente iscritti all’Ordine.

 

Web

https://museireali.beniculturali.it/

Chiharu Shiota: The Soul Trembles vince i Touchpoint Awards Engagement

La campagna di comunicazione integrata per la mostra 

Torino, 3 luglio 2026 – La campagna di comunicazione ideata dall’agenzia Melismelis per la mostra Chiharu Shiota: The Soul Trembles al MAO Museo d’Arte Orientale di Torino ha ricevuto il premio Premio Comunicazione integrata on/off nell’ambito dei Touchpoint Awards Engagement, che si sono tenuti il 2 luglio alla Fabbrica delle Lampadine di Milano.

Un riconoscimento che premia la capacità di costruire attorno a un progetto espositivo un racconto che ha saputo raggiungere pubblici diversi utilizzando canali e linguaggi differenti, con coerenza e forza comunicativa, trasformando il contatto tra museo e persone in relazione, partecipazione e valore.

La mostra, la prima grande retrospettiva italiana dell’artista giapponese Chiharu Shiota, nasce dalla volontà di superare la dicotomia mostra temporanea/collezione permanente proponendo invece un progetto trasformativo ed esperienziale che trascende l’idea di esposizione per concentrarsi sulla narrazione del museo come luogo di cura e di emozione, dove la visita diventa un percorso narrativo trasformativo

Il risultato è stato straordinario: oltre 180.000 visitatori in nove mesi di apertura, numeri che collocano The Soul Trembles tra le esposizioni di arte contemporanea più visitate in Italia negli ultimi anni.

Il premio riconosce il lavoro di un’intera squadra che ha saputo tradurre la complessità dell’opera di Shiota rendendolo accessibile al grande pubblico anche attraverso un progetto di comunicazione ambizioso e coerente. Le installazioni dell’artista giapponese, capaci di evocare memoria, perdita e connessione umana, hanno trovato nella campagna ideata da Melismelis in sinergia con le competenze interne della Fondazione Torino Musei – la creatività del videomaker Alessandro Muner, l’ufficio comunicazione e lo staff del museo – una voce visiva e narrativa riconoscibile, emozionante, capace di generare conversazione ben oltre il circuito tradizionale dell’arte.

Questo premio è la conferma che lavorare in sinergia, condividendo un obiettivo e delle modalità comuni, paga“, dichiara Davide Quadrio, direttore del MAO di Torino. “La mostra di Chiharu Shiota ha dimostrato che un museo civico può competere ai massimi livelli, non solo sul piano scientifico, ma anche su quello della comunicazione e i 180.000 visitatori sono la misura più concreta di questo successo.

“Tra autenticità storica e nuova architettura”, ecco lo spazio museale del domani

Presentato il progetto di rigenerazione della GAM

Era il 1959 quando, dopo otto anni di lavori, i giovani architetti Carlo Bassi e Goffredo Boschetti inaugurarono – negli spazi tra corso Galileo Ferraris e le vie Magenta e Vela – la Galleria civica d’arte moderna e contemporanea di Torino, per tutti in seguito più semplicemente e familiarmente quasi “la GAM”: che vide raccolte al suo interno, sui suoi due piani, per volere di Vittorio Viale, le collezioni che racchiudevano i nomi dei pittori e degli scultori più importanti degli ultimi due secoli – da Canova a Fontanesi, da Medardo Rosso a Cremona, da De Chirico a a Morandi, da Picasso a Calder a Pistoletto -, che chiuse negli anni Ottanta per la dichiarazione d’inagibilità e che, dopo una serie di restauri, venne riaperta nel luglio 1993. Si respirava aria di accesa vocazione sperimentale e d’innovazione circa settant’anni fa e la medesima aria la si è respirata pochi giorni fa, mentre tra le mura del teatro Regio è stata presentata la nuova veste, modernissima e sfavillante, quella che la GAM – pur ben ancorata in un passato che la rende la più antica Galleria civica di arte moderna e contemporanea in Italia, grandiosa nella sua collezione di 50.000 opere – sarà negli anni futuri. Grazie al fondamentale sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo – “tra i più importanti investimenti nazionali in ambito museale e più significativi a livello europeo”, è stato sottolineato durante la presentazione: in collaborazione con la Città di Torino e con il supporto della Fondazione per l’Architettura / Torino insieme al gruppo vincitore del Concorso Internazionale di Progettazione, MVRDV di Rotterdam, Balance Architettura ed EP&S Group di Torino -, il medesimo luogo vedrà nascere e svilupparsi il grandioso progetto da 27,5 milioni di euro, tutto questo in un tempo che visto dai più ottimisti dovrebbe concludersi entro un anno o che si prolungherà a quattro nella necessità da parte del Comune di dover reperire un luogo – il dismesso Museo Ettore Fico? la Biblioteca Civica di corso Palestro quando in autunno ci sarà il trasloco nei nuovi spazi di Torino Esposizioni? – pronto a contenere le cinquanta mila opere durante il lungo periodo dei lavori.

Mentre dal primo luglio sono in mostra anche i progetti finalisti che completano la cinquina – sulle 49 proposte di altrettanti studi d’architettura provenienti da tutto il mondo -, specchio della “volontà di cogliere le sfide contemporanee” che porta a “un importante percorso di trasformazione e di nuova partecipazione”, ci poniamo di fronte al vincitore di patria olandese che guarda a “una grande piazza civica, piattaforma culturale e luogo di incontro: la nuova GAM abbraccia un modello di museo contemporaneo e internazionale, pensato per le nuove generazioni, mettendo al centro una visione capace di coniugare innovazione architettonica e tecnologica, sostenibilità, accessibilità e partecipazione per una rinnovata fruizione culturale, nel solco della vocazione sperimentale che da sempre la caratterizza e nel rispetto della sua identità storica e architettonica.” A proporre e a firmare questo nuovissimo quanto efficace balzo verso il futuro, incontro alle prossime generazioni, in una ferma idea di coinvolgimento del pubblico che animerà le ancora inesplorate forme, erano presenti il Sindaco della città Stefano Lo Russo, il Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo e Presidente della giuria Marco Gilli, il Presidente della Fondazione Torino Musei Massimo Broccio, con i rappresentati del team vincitore, Winy Maas e Bertrand Schippan per MVRDV, Alberto Lessan e Jacopo Bracco per Balance Architettura ed Elena Bo per EP&S.

Stefano Lo Russo ha sottolineato come “per la GAM è iniziato un percorso di rinnovamento che, anche attraverso il grande piano di riqualificazione architettonica che l’esito del concorso di progettazione sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo permetterà di mettere in campo, la riporterà all’antico splendore, riprendendo quello spirito avanguardistico che caratterizzò la sua nascita arricchito di elementi nuovi e innovativi, per valorizzarne sempre di più il prestigio al livello nazionale ed internazionale” mentre Marco Gilli ha spiegato: “Come per il Museo Egizio e per la Cavallerizza Reale, crediamo che la valorizzazione del patrimonio debba misurarsi con le esigenze del presente e con le sfide del futuro. È un investimento sulla qualità della città, sulla sua capacità di attrarre talenti, generare conoscenza e offrire nuove opportunità di partecipazione culturale alle generazioni future”. Ha ribadito Massimo Broccio: “Il progetto affronta le principali sfide contemporanee legate alla evoluzione dei musei e dei luoghi di cultura: sostenibilità ambientale, risparmio energetico, innovazione architettonica e tecnologica, ma anche e soprattutto l’attuazione di nuovi modelli di fruizione museale orientati al pubblico di domani”; e Winy Maas, socio fondatore di MVRDV, ha dichiarato: “Per molti aspetti, il nostro progetto riprende le idee e l’ottimismo che hanno ispirato la realizzazione di questo edificio settant’anni fa; il nostro obiettivo è ripulire e rendere il più accessibile possibile questo edificio, creando un dialogo tra passato e futuro. Mi piace pensare che se Carlo Bassi e Goffredo Boschetti potessero vedere oggi la nostra proposta sarebbero colpiti da come le nuove tecnologie, i materiali e i valori contemporanei possano spingere le loro intuizioni progettuali ancora oltre rispetto a quanto fosse possibile negli anni Cinquanta.”

Parole che siglano un ulteriore successo dello studio di architettura fondato nel 1993, cresciuto negli anni grazie all’affermazione dei tanti progetti, non ultimi la sede dell’emittente pubblica olandese Dutch Public Broadcaster VPRO e il complesso residenziale per anziani WoZoCo di Amsterdam, che gli hanno permesso di divenire uno studio di fama internazionale, in cui operano oltre trecento persone e che s’avvale di quattro sedi satellite a Shanghai, Parigi, Berlino e New York, dove prevale “un metodo progettuale fortemente collaborativo, basato sulla ricerca e il coinvolgimento di esperti di ogni settore, clienti e stakeholder nella propria rigorosa indagine tecnica e creativa”. Allora, che cosa hanno “inventato” i vincitori? Non soltanto un’eccellenza nel panorama dei luoghi espositivi e di conservazione, ma un luogo di comunicazione e di scambio, di incontri attorno alla Grande Bellezza, che avrà la propria centralità in una nuova piazza civica per la città, in uno dei suoi cuori più elegante e pulsante, destinata a ospitare numerose iniziative all’aperto, uno sguardo ampio approfondito da generazioni e culture, una porzione di quotidianità infiltrata nella grande componente museale. All’eccellente valorizzazione dell’essenza dell’impianto originario, fatta di un occhio tutto contemporaneo, nell’inserimento totale di Storia e nuova architettura, si aggiungeranno aree verdi nuovamente disegnate, pronte ad accogliere opere d’arte poste in permanenza nel paesaggio urbano e oltremodo amplificate nella eliminazione della cancellata esterna, e un nuovo percorso pedonale – definito “Diagonale di luce” – a collegamento del centro del tessuto centrale e dei quartieri più recenti, fatto salvo il vecchio ingresso tra corso Galileo Ferraris e via Magenta.

Per quanto riguarda l’interno, il progetto vedrà il recupero della spazialità dovuta a Bassi e Boschetti, alleggerita delle stratificazioni successive, in una totale restituzione di “chiarezza e continuità”, nella valorizzazione della luce naturale, di una maggiore fluidità nei differenti percorsi, nella più facile delineazione degli spazi. Spazi che s’apriranno maggiormente fruibili al pubblico, ad iniziare dalla riordinata visibilità delle 50.000 opere custodite, non più nascoste nei depositi ma finalmente libere: mentre il piano interrato sarà predisposto alla trasformazione in un “Deposito vivente”, autentico luogo espositivo attivo. Al piano terra, gli spazi dell’accoglienza s’affiancheranno all’area educational, a un’altra per la ristorazione dotata di ingresso indipendente che non escluderà per il visitatore un tempo spaziato durante l’intero arco della giornata, ad un auditorium con foyer aperto, un angolo “pensato come spazio flessibile dedicato alle diverse espressioni formative dell’arte contemporanea”. Tra il primo e il secondo piano verranno distribuite le collezioni permanenti e le aree per le mostre temporanee, nella conclusione piena di suggestioni tra aperture e polifunzionalità. Il occasione dell’evento, è anche stato annunciato un ricco Public Program che accompagnerà la fase di cantierizzazione dell’edificio sino all’estate 2027: a seguire gli inizi e l’intero percorso che ridarà una veste davvero inattesa a quello che nulla vieta a definire il “monumento” torinese per eccellenza del nuovo millennio.

Elio Rabbione

Nelle immagini: GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, Progetto architettonico MVRDV + Balance, Credito fotografico MVRDV: in successione, “La diagonale di luce – Un attraversamento urbano all’interno del quartiere”, “La nuova dimensione dell’arte – Uno spazio pubblico in cui arte, didattica e società si incontrano”, “L’angolo civico – Dei nuovi ingressi al Centro Civico e all’Auditorium”, “”Le mostre temporanee – Un organismo vivente che evolve a seconda del contenuto”.

I reperti etruschi di Veio al centro di una conferenza al Castello di Agliè

Lunedì 6 luglio prossimo, presso il Castello di Agliè, sarà tenuta da Luana Toniolo, direttrice del Museo Nazionale Etrusco di via Giulia di Roma, una conferenza dal titolo “Nuovi scavi nell’antica città etrusca di Veio”, che metterà in relazione le più recenti scoperte emerse nell’antico centro laziale con la collezione raccolta nell’Ottocento da Maria Cristina di Borbone, vedova di re Carlo Felice, e custodita nella residenza sabauda.

Sarà un’occasione per conoscere e approfondire i risultati delle recenti campagne di scavo a Veio, che offriranno al pubblico una chiave di lettura aggiornata per comprendere il contesto storico e culturale da cui provengono i reperti etruschi conservati ad Agliè. I manufatti, oggetto di un recente e accurato restauro, sono attualmente in fase di studio per essere esposti prossimamente nei locali del Castello.
L’appuntamento fa parte del ciclo “L’archeologia si racconta nei Musei Nazionali del Piemonte”, il progetto promosso dalle Residenze Reali Sabaude – Direzione regionale Musei Nazionali Piemonte che porta il pubblico dentro attività e progetti che stanno trasformando musei e aree archeologiche in luoghi di ricerca, sperimentazione e accessibilità. Il ciclo, che coinvolge archeologi, studiosi, direttori di musei e professionisti del settore, è curato da Elisa Lanza, responsabile delle collezioni archeologiche delle Residenze Reali Sabaude – Direzione regionale Musei Nazionali Piemonte.

Info e modalità di accesso: Lunedì 6 luglio 2026 / ore 16.30-18.30
Castello di Agliè, piazza Castello 1, Agliè (TO)
“Nuovi scavi nell’antica città etrusca di Veio”

Al termine della conferenza, verrà proposta una breve visita alle collezioni archeologiche.
Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

Mara Martellotta

The Others annuncia la sede: il Parcheggio Lancia di piazzale Chiribiri

Sosta Temporanea. Forme di permanenza in uno spazio di passaggio’

Dal 29 ottobre al 1° novembre 2026 | Parcheggio Lancia

Piazzale Chiribiri, Torino

Torino, 2 luglio 2026The Others annuncia la sede della sua XV edizione, un appuntamento particolarmente significativo che celebra quindici anni di attività e sperimentazione all’interno della Contemporary Art Week torinese. Dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, la fiera internazionale dedicata alle pratiche artistiche emergenti e indipendenti si svolgerà nel piano terra del Parcheggio Lancia di piazzale Chiribiri, nel quartiere Borgo San Paolo di Torino, grazie alla sinergia con GTT – Gruppo Torinese Trasporti che ha concesso – su indicazione dell’amministrazione comunale – l’utilizzo della struttura.

La scelta interpreta perfettamente il tema di questa edizione, “Sosta Temporanea. Forme di permanenza in uno spazio di passaggio”, trasformando un luogo progettato per l’attesa, la custodia e il transito in una piattaforma dedicata all’incontro, alla produzione culturale e alla costruzione di nuove relazioni. Le caratteristiche dello spazio fondono infatti l’architettura industriale con una straordinaria forza plastica: l’edificio è celebre per la sua splendida rampa elicoidale, che si presenta come una riedizione in scala ridotta di quella monumentale del Lingotto.

Una cornice che ha già dimostrato la sua vocazione culturale con TUTTOLIBERO, progetto inedito al suo secondo anno di attività, ideato da Fondazione Merz e condiviso da MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile, in collaborazione con la CIttà di Torino, Gruppo GTT e IREN. The Others prosegue questo percorso e rilancia la sfida espositiva per la sua XV edizione attraverso un’operazione di valorizzazione che restituisce nuova vitalità a un luogo ordinario, reinterpretandolo come parte integrante del progetto curatoriale.

Il Parcheggio Lancia, infrastruttura urbana per definizione temporanea e funzionale, si trasforma così in uno spazio di possibilità, capace di accogliere gallerie, artist run spaces, spazi indipendenti, progetti interdisciplinari, curatori e pubblico in una riflessione condivisa sul valore della pausa come momento generativo.

L’obiettivo di The Others è sempre stato portare l’arte contemporanea al di fuori dei classici centri culturali cittadini – sottolineano Roberto Casiraghi e Paola Rampini, ideatori e fondatori di The Others – dimostrando come questi spazi metropolitani siano luoghi capaci di ospitare la creatività attivamente, innescando un dialogo tra spazio e contenuto, in cui l’uno contribuisce alla definizione dell’altro e viceversa. Il parcheggio cessa di essere una mera area di transito automobilistico. Si ferma, per diventare un nucleo accessibile di sperimentazione e cultura”. Una scelta che rimanda ad una tradizione artistica ormai consolidata e apprezzata dal pubblico per la sua capacità di rinnovare e sorprendere lo sguardo, in cui l’architettura industriale e funzionale si fa quinta scenografica per esposizioni d’avanguardia, diventando il centro di una riflessione sul rapporto tra mobilità, trasformazione urbana e produzione culturale.

In un presente segnato da accelerazione continua e trasformazioni costanti, il parcheggio diventa dunque metafora di un luogo intermedio tra ciò che è e ciò che può ancora diventare: fin dalla sua nascita, The Others ha infatti costruito la propria identità attraverso l’occupazione temporanea e la riattivazione di spazi non convenzionali, trasformando luoghi in disuso o inattesi in piattaforme dedicate all’arte contemporanea. La scelta del Parcheggio Lancia prosegue questa ricerca e assume un valore particolarmente significativo nella XV edizione: uno spazio sospeso dove immaginare nuove direzioni e nuove forme di indagine interdisciplinari.

Con quindici anni di ricerca alle spalle, The Others riconferma Torino come laboratorio instancabile di sperimentazione urbana, dove il passato industriale si trasforma nel terreno fertile per le idee del futuro.

HAERETICA quando l’arte smette di essere immagine e diventa esperienza

Ci sono mostre che si osservano e mostre che, invece, sembrano osservare chi le attraversa. È proprio da questa suggestione nasce HAERETICA, il progetto espositivo curato da Gianluca Violino presso lo Studio FolLaw Avvocati di Torino, dove larte abbandona la semplice funzione estetica per trasformarsi in uno spazio di dialogo, riflessione e relazione.

Il titolo stesso della mostra richiama unidea di ricerca libera, capace di allontanarsi dai percorsi più prevedibili per interrogare il rapporto profondo tra immagine, identità e trasformazione. Una riflessione quanto mai attuale in unepoca in cui siamo continuamente circondati da immagini, ma raramente ci fermiamo a chiederci quale sia il loro autentico potere.

Attraverso linguaggi differenti pittura, collage, scultura e tecnologie interattive HAERETICA riunisce le sensibilità artistiche di Federica Rodella, Andrea Elvira Lillo e Daniele Accossato, tre percorsi autonomi che trovano una sorprendente armonia grazie alla visione curatoriale di Gianluca Violino.

Le opere di Andrea Elvira Lillo ribaltano il tradizionale rapporto tra osservatore e soggetto: il ritratto sembra restituire lo sguardo, trasformando chi guarda in parte integrante dellopera stessa. Limmagine non è più superficie, ma presenza viva, capace di generare un incontro.

Diversa, ma altrettanto intensa, la ricerca di Federica Rodella, che partendo dalla tecnica del collage apre un confronto con uno dei temi più discussi del nostro tempo: il rapporto tra creatività umana e intelligenza artificiale. Le sue opere invitano il visitatore a interrogarsi sul valore dellimmaginazione, sulle emozioni e su ciò che rende autenticamente umano latto creativo.

La materia diventa invece protagonista nelle sculture di Daniele Accossato, dove la forma fisica si trasforma progressivamente in simbolo. Le sue opere raccontano un equilibrio sottile tra presenza concreta e dimensione interiore, lasciando spazio allimmaginazione dello spettatore.

Ad amplificare ulteriormente il dialogo tra le arti è la performance dellattrice Elisa Macario Ban, autrice di un monologo originale ispirato ai temi della mostra, capace di creare un ponte tra parola, gesto e arti visive.

Il filo conduttore dellintero progetto risiede nella visione curatoriale di Gianluca Violino, che costruisce un percorso in cui le diverse poetiche non vengono uniformate, ma valorizzate nella loro identità. Il suo lavoro sembra nascere dalla convinzione che larte contemporanea non debba fornire risposte, bensì suscitare domande; non limitarsi a rappresentare il mondo, ma contribuire a trasformare il modo in cui lo osserviamo.

In questa prospettiva, il ruolo del curatore diventa quello di un tessitore di relazioni: tra artisti, opere e pubblico. È una scelta che rivela una dedizione autentica verso la cultura e una concezione dellarte come esperienza condivisa, prima ancora che come semplice evento espositivo.

HAERETICA non propone dunque un percorso da contemplare passivamente. Invita il visitatore a mettersi in discussione, a lasciarsi interrogare dalle immagini, a riconoscere come ogni opera trovi il proprio compimento soltanto nello sguardo di chi la incontra.

Perché, forse, la vera trasformazione non avviene sulla tela, nella materia o nella tecnologia, ma dentro chi, uscendo dalla mostra, scopre di guardare il mondo con occhi leggermente diversi.

(Per informazioni : scrivere a Gianluca Violino 335.6766910  o Studio FolLaw  Avvocati: 011.0888312)

Monica Di Maria di Alleri Chiusano