A Palazzo Lascaris una mostra dal titolo “Nel regno dei fiori giganti” porta alla riscoperta dell’artista Romano Gazzera (1906-1995) a centoventi anni dalla nascita.
L’esposizione è promossa dalla Fondazione Gazzera, in collaborazione con il Consiglio regionale del Piemonte e curata da Giulia Caffaro. È in programma dal 30 luglio al 10 ottobre prossimo.
La mostra, che riunisce ventisette opere, ha lo scopo di valorizzare il percorso artistico di Romano Gazzera, caposcuola della pittura Neo Floreale piemontese e autore di una ricerca figurativa che trova nei Fiori Giganti il suo nucleo più riconoscibile.
Tra gli elementi distintivi dell’iniziativa vi è una particolare attenzione all’accessibilità, sviluppata tramite strumenti e linguaggi differenti, contenuti audio e video, installazioni olfattive ispirate ai fiori rappresentati nelle opere, pannelli visivo-tattili realizzati in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e un allestimento privo di barriere architettoniche.
La mostra si estende inoltre al di là degli spazi di palazzo Lascaris, attraverso un percorso urbano diffuso che porterà i Fiori Giganti nel cuore di Torino. Installazioni monumentali ispirate alle opere di Romano Gazzera saranno collocate presso diverse istituzioni culturali della città come invito, per cittadini e visitatori, a dialogare, con l’artista anche nello spazio pubblico.
Mostra “Romano Gazzera. Nel regno dei fiori giganti” a cura di Giulia Cuffaro
Dal 30 luglio al 10 ottobre 2026
Palazzo Lascaris, galleria Spagnuolo, via Alfieri 15, Torino
Mara Martellotta








Passano anche a Chieri, alcuni solo il tempo necessario per rifocillarsi e riprendere il cammino da poveri crociati, altri invece si fermano molto più a lungo e costruiscono, nell’attuale via Roma, una “domus” templare, la chiesa di San Leonardo, l’unico tempio in provincia di Torino posseduto dal potente Ordine medievale di monaci-cavalieri. Un tempo fu precettoria templare e poi divenne un ospedale dei cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, i futuri cavalieri di Malta le cui croci ottagone si stagliano sulla facciata dell’edificio. Non tutto però fila liscia, templari e chieresi non sempre vanno d’accordo. Deve intervenire addirittura Federico II, l’imperatore svevo nato a Jesi, che tanto amava la nostra penisola. Cerca di fare da paciere tra il neonato comune di Chieri e i Templari per contrasti riguardanti la vendita di case e terreni. Risolve tutto e il documento firmato a Torino tra le parti nel 1245 pone fine alla disputa.
Con la caduta di Acri (oggi Akko in Israele) nel 1291, conquistata dai Mamelucchi, i cavalieri di San Giovanni furono costretti a fuggire dalla Terrasanta per riparare prima a Cipro e poi nell’isola di Rodi diventando i Cavalieri di Rodi. Obbligati a lasciare l’isola all’arrivo della flotta ottomana nel 1522 ottennero dall’imperatore Carlo V l’isola di Malta e dal 1530 sono conosciuti come Cavalieri di Malta. Il cavaliere di Rodi Tommaso Ulitoto nei primi anni del Quattrocento fece ricostruire l’ospedale e la chiesa di San Leonardo che però cadde in uno stato di totale abbandono. Nell’Ottocento diventò perfino un’officina e il campanile fu abbattuto. Nei primi anni Trenta chiesa e domus templare furono acquistate dai salesiani e divennero parte integrante dell’attuale Oratorio di San Luigi. Della chiesa di San Leonardo è ancora visibile la piccola navata centrale ma non resta nulla dell’ospedale di Santa Croce dei Cavalieri di San Giovanni. All’interno della precettoria sono tornati alla luce, dopo lunghi restauri, preziosi affreschi del Quattrocento che illustrano la Passione di Cristo.