Dal 6 luglio al 3 settembre 2023
Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto, Torino
Per tutta l’estate, in occasione della mostraVENEZIA NEL SETTECENTO. Una città cosmopolita e il suo mito (a cura di Laura Facchin, Massimiliano Ferrario eLuca Mana | Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto | Fino al 3 settembre 2023), la Fondazione Accorsi-Ometto propone una serie di visite guidate e di incontri per approfondire le vicende più affascinanti e gli aspetti più curiosi della società lagunare, nell’ultimo periodo della sua fulgida storia.
Nelle visite guidate con i curatori, Laura Facchin e Luca Mana parleranno degli artisti e delle opere esposte, approfondendo l’idea del mito di Venezia, come tappa irrinunciabile del Gran Tour, e la storia dei grandi eventi del calendario annuale, come il celeberrimo Carnevale o l’emozionante festa della Sensa(Ascensione), sottolineando, inoltre, il legame tra Venezia e Piemonte, a cominciare dai numerosi artisti veneziani che nel Settecento lavorarono per la corte sabauda.
Durante la visita a tema L’ALTRA VENEZIA, verranno approfondite la vita, le opere e lo stile degli artisti in mostra, con letture tratte da testi scritti dagli stessi pittori o da brani dell’epoca; non mancheranno, poi, insoliti aneddoti sulle usanze e sui costumi dei personaggi noti e meno noti che popolavano la Venezia del Settecento, da Vivaldi a Casanova al cardinale François-Joachim de Pierre de Bernis.
SPEED ART, invece, una visita di mezz’ora circa, sarà dedicata ai mobili e alle principali manifatture veneziane di porcellana che tanta fortuna ebbero nel Settecento, con un rimando alle opere esposte in mostra e nelle collezioni permanenti del Museo Accorsi-Ometto.
In UN POMERIGGIO IN GONDOLA, attività per famiglie con laboratorio, i bambini “saliranno in gondola” per attraversare i canali di Venezia nel Settecento, ammirando i suoi bellissimi palazzi e vivendone la magica atmosfera tra feste in maschera, musiche e passatempi dei ricchi signori dell’epoca. Al termine della visita, i bambini comporranno la propria veduta veneziana.
Per tutta l’estate continueranno anche le visite guidate alla mostra con gli storici dell’arte della Fondazione Accorsi-Ometto (sabato e domenica, alle 11.30 e alle 17.30, e giovedì, alle 18.30) e le visite guidate alla collezione permanente (da martedì a domenica, alle 10.30 e alle 16.30).
Infine, lunedì 14 agosto e martedì 15 agosto il Museo Accorsi-Ometto sarà aperto dalle 10 alle 19, con visite guidate alla mostra e visite guidate alla collezione permanente.
Nel 1983, a Rio de Janeiro, dov’ero arrivato, trasferito d’ufficio per la chiusura dell’Istituto Italiano di Cultura di Brasilia, il direttore, che aveva già lavorato con me all’Istituto di Brasilia, era Salvatore Amedeo Zagone (La Spezia, 13.2.1931 – 25.10.2016), docente di materie letterarie nelle scuole superiori e giornalista che, sul dinamismo vivace della sua professione, aveva impostato tutta la vita, gestendo e promuovendo, anche in Brasile, ogni attività. con quel dire diretto, che era del suo carattere, mi chiese se non volevo scrivere un pezzo, per il centenario della nascita di Modì “naturalmente in portoghese” per la rivista che aveva iniziato a pubblicare proprio in quell’anno. Certamente l’invito era motivato dalla stima, soprattutto, perché sapeva della mia attività artistica, infatti aveva apprezzato le mie tavole a fumetti per la
Una delle ultime volte che incontrai il collega Gheduzzi, forse nel 2007, però, con quello sguardo accattivante che gli era proprio, porgendomi le fotocopie di due dattiloscritti (una lettera, su due facciate dalla quale era stata tolta la firma, e un biglietto affatto anonimo) e di alcune immagini, mi disse: “se vuoi dilettarti, fa un buon uso tu di queste cose!” … Non mi ricordai di avere pensato più a quelle carte, anche se, nel frattempo, c’è stato il centenario della nascita di quell’artista, ma so che finalmente è giunto il momento di prenderle in considerazione (almeno il biglietto e alcune delle immagini a cui esso allude), per ritornare nel tempo ai miei trent’anni, quando, con Modigliani, iniziavo a scrivere il mio primo saggio perché scriverne ancora, mi permette di ricordare alcune vivacità della mia gioventù e due amici che non sono più tra noi.
Iconica l’immagine-guida della mostra. Eccolo, Freddie. Trionfalmente agghindato da regina (i baffi non fanno testo), abito lungo e vistoso – portato con fierezza quasi fosse opera del grande royal designer Norman Hartnel, sarto di fiducia per anni della royal family – la regia corona in testa e, ahinoi (voluta trasgressione?) la stravagante fuoriuscita dall’ingombrante veste a coda di piedi scalzi in libertà. Tutta la regalità e l’ironica stravaganza. Del resto proprio lui diceva:”Amo molto la regina e lo sfarzo. E la amo anche perché è stravagante”. Appare così in uno scatto del 1987 il leggendario Freddie Mercury, al secolo Farrak Bulsara, origini parsi (Stone Town, Zanzibar, 1946 – Londra, 1991), mitico e carismatico frontman dei “Queen”.
di Freddie, Brian, John e Roger.
Del resto, lo stesso Freddie era solito ripetere spesso: “Quality and style will always shine trough– darling /Qualità e stile risplenderanno sempre – tesoro”. E da questo spaccato unico, da questo accesso privilegiato nascono le foto presentate in mostra, dove la carriera dei Queen è documentata anche da un ricco allestimento che include gli oggetti provenienti dalla raccolta personale di Niccolò Chimenti, uno dei maggiori collezionisti europei dell’universo Queen: centinaia di memorabilia, dischi, poster, strumenti musicali, abiti ed accessori, rarità e cimeli originali appartenuti ai membri della band, dall’asta del microfono di Mercury, ai costumi per il video di “Radio Gaga” e molto altro ancora. Ad implementare il percorso espositivo sarà inoltre una sala video in cui verranno proiettati rari spezzoni dei principali concerti internazionali della band.
Il bel tempo quest’anno ci fa aspettare, poco sole, niente bagni e tintarella, almeno nella nostra parte della penisola. In attesa di dare ufficialmente il via alla stagione estiva possiamo passare il tempo libero, soprattutto nel fine settimana, visitando le meraviglie della nostra regione. Tra i tanti stili e architetture l’arte romanica e’ quella che personalmente preferisco, probabilmente per la sua semplicita’ che ha il potere di creare una strada diretta verso il divino, un accesso semplice alla spiritualita’. Gli elementi tipici di questo stile sono gli archi a tutto sesto, le volte a crociera, il matroneo ovvero un loggiato posto sopra le navate laterali, una volta dedicato alle donne, la facciata esterna costruita a capanna o a salienti, il rosone che somiglia ad una grande finestra rotonda che corrisponde alla navata principale interna.
A Staffarda di Revello in provincia di Cuneo si trova l’omonima abbazia, uno dei monumenti medioevali piu’ grandi del Piemonte, incorniciata dai monti soprattutto da sua maesta´il Monviso. Benedettina cistercense fu fondata tra il 1122 e il 1138 e, oltre alla chiesa, comprende un chiostro e una foresteria. In localita´Albugnano spicca l’Abbazia di Vezzolano, magnifico esempio di arte romanica che, secondo la tradizione, fu fondata da Carlo Magno. Una particolarita´ al suo interno e’ data dalla navata centrale che è divisa trasversalmente da un pontile decorato, elemento abbastanza raro se non in qualche altra chiesa oltrealpe. Tra le risaie del novarese si nota certamente l’Abbazia dei Santi Nazario e Celso fondata nel 1040 in un clima sobrio e raccolto e affidata anche questa ai benedettini. Con i suoi affreschi cinquecenteschi e il chiostro quadrangolare e’ un affascinante esempio di architettura gotico-lombarda. Se ci si sposta verso Alessandria, invece, c’e’ il maestoso monastero di Santa Giustina di Sezzadio risalente all’epoca Longobarda. Immerso nelle colline del Monferrato conserva il pavimento in marmo bianco e nero che raffigura immagini floreali stilizzate.
In tutto ventuno opere dell’artista (1917- 2008), che ha iniziato la sua carriera artistica negli anni 30 sotto la guida del fratello Simone, collaboratore di Umberto Mastroianni.
Appuntamento di quelli particolarmente attesi. Sarà il simpaticamente estroso Vittorio Sgarbi a chiudere alla “Reggia di Venaria”, nella “Cappella di Sant’Uberto”, giovedì 22 giugno (ore 21), con una lectio in cui il “Sottosegretario alla Cultura” seguirà la traccia del suo ultimo libro “Scoperte e rivelazioni” raccontando le opere d’arte “scoperte” nella sua carriera – in una sorta di avventurosa e magnifica caccia al tesoro – la giornata inaugurativa delle due mostre in programma per tutta l’estate alla “Reggia”, nell’ambito della XXIV edizione del Festival “La Milanesiana”, ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi, seguendo per questa edizione il tema “Ritorni” ispirato dallo scrittore nigeriano Ben Okri.
emblematiche realizzate dall’artista torinese (nel suo “studio d’artista” alle spalle della Gran Madre, disegnato dall’architetto Andrea Bruno) dagli anni Sessanta ad oggi. Opere in cui potrà perfettamente leggersi “il percorso straordinario del maestro torinese approdato all’età dell’oro con instancabile spirito sperimentale e di avanguardia”. Un viaggio fantastico, fra grafica scultura e pittura, fra sogni fantasie e voli dell’anima, in compagnia dei suoi “logogrifi” (Primo Premio per la “Grafica” alla “XXXIII Biennale di Venezia”, 1966), poi diventati “metallogrifi” e “saccogrifi”, per arrivare ai celeberrimi “flani” fino agli ultimi “Dinosauri”, ancora disegnati poco prima della scomparsa.
attraverso l’uso di tecniche innovative. “Jo Endoro – Sottolinea Vittorio Sgarbi – si esercita in pittura e scultura con l’intenzione di rigenerare teste e torsi antichi, rielaborando le immagini classiche su superfici logorate, nel caso delle pitture, o con articolazioni dell’avambraccio e della mano compressi in parallelepipedi che ne accentuano il valore iconico, nel caso delle sculture. Endoro sa che la dimensione monumentale è preclusa al nostro tempo. La storia degli uomini e della loro immagine sembra conclusa, e noi costretti ad agitarci nel vuoto di un dopo storia”. Ed Elisabetta Sgarbi: “Erede di una grande tradizione di scultori del marmo, Jo Endoro non smette di cercare di rinnovarla. E nella cornice dei giardini della Venaria, le sue opere si segnaleranno per una elegante distonia”. Maschere “strozzate” di umane emozioni. Dalla tristezza alla felicità, alla rabbia, al disgusto, alla paura e alla sorpresa.